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sabato 13 giugno 2015

MOLH: MOdena Lowest to Highest

Perchè lo fai?

Pensavo a questa domanda mentre salivo gli ultimi km verso Fanano, domanda di un'ipotetica “intervista” di un amico o di un conoscente. Domanda filosofica. Che rispondere.. Perchè metto a prova me stesso, perchè mi piace, perchè mi diverto. Ma sono risposte che hanno senso? (lasciamo perdere i “perchè devo fare il figo” e surrogati visto che proprio non mi si addicono).

In realtà la miglior risposta potrebbe essere che “non tutte le domande devono avere una risposta. È giusto che restino domande”. Ecco, questa suona bene, mi rispecchia anche forse. Troppe domande nella vita, domande che portano a pensare troppo, a volte meglio fare, agire, anche senza che alle spalle ci siano motivazioni; o senza cercare di capirle, ci sono, sono li, non riesco a leggerle, ma va bene.
Un progetto che avevo in mente da un annetto (no, anche meno), una modenasizzazione di altre che avevo letto (quello che aveva salito la Presanella partendo da Riva del Garda, dal punto più basso al più alto del Trentino), una roba simile che posso fare, senza tanti soldi, tempo, organizzazione, aiuti (circa). Mi metto allora a cercare quale sia il punto più basso della provincia di Modena. Dai sarà Concordia!

No. Paolo e Luca mi dicono entrambi sia la campagna a sud di San Martino Spino, 9 mslm, uno dei paesi più lontani.. Va beh, hai voluto la bici.. Il punto più alto di certo il Monte Cimone, 2165mslm. Lo metti su google maps e il percorso risulta essere 126km. Sì ma passando per provinciali e strade trafficate. No, io voglio evitarle.

Mezzo. Bici da corsa? No, non ce l'ho. E poi nell'ottica di fare argine o ciclabili sterrate, serve una mtb. Ce l'ho! Ha quasi 10 anni, scassatina, 17kg di metallo. Ma quante ne ho passate con lei (una tra tante). Prendo te, pazienza se il cambio va male, un pedale è storto. Non cerco la performance.

Questo sembra essere il weekend giusto per tentare. Pochi o nessun amico alpinista disponibile per la montagna (escluso Nicola che però va solo sul 6b), la morosa via, la sorella che mi aiuta a casa. Meteo: fa caldo, urca se fa caldo, ma spero essere in collina presto. E spero non scoppino temporali. I prossimi weekend fino a metà luglio sono pieni, quindi o è questo o è l'anno prossimo.

Da martedì questo pensiero, questa idea mi gira per la testa. Quatto quatto compro freni di ricambio per la discesa, al giovedì sera apparecchio il tappetto di materiale. Faccio due conti speranzosi, partendo alle 5 essere in cima per le 16? E poi? Torno giù? Sto su? Beh prendo con me un po di materiale da bivacco (dove capita capita), ma sento anche un paio di amici con domande vaghe "ma se avessi bisogno di un passaggio..".

Zaino minimale. Certo, nel mio stile. Tra liquidi, cibo, cambi, officina, vestiti e roba da bivacco, mi serve il 30l. Peso? Spero non più di 10kg, ma non lo misuro, meglio. Macchina fotografica anche se già so che le foto saranno poche o nulla, GPS, batterie di scorta ecc.

Riposo. Dai vado a letto presto. Ma no, c'è la serata con Luca Montanari, doveroso partecipare. E tra due chiacchiere, una birra, gli amici, vado a letto all'1 per avere una sveglia alle 3:15. Come la volta del crinale, non mi smentisco. Ma anche col Baldo. Che disastro che sono.

Sveglia, in piedi, dormito poco ma mi carico subito quando mi rimembro del perchè mi sveglio. Caffe veloce e zero cibo perchè o sono ancora pieno da ieri sera (ma non credo) oppure l'aver dormito poco non piace nemmeno al mio apparato digerente. Carico la bici e parto alla volta di San Martino Spino.
Un'afa e un'umidità senza paragoni, mangio controvoglia il cibo del buon augurio e guido per le campagne della bassa verso il basso. Dopo un buon 45minuti varco le porte del paese, cerco di trovare la via giusta che avevo cercato su google maps, eccola! C'è anche l'indicazione "Barchessone". Parcheggio.
Sono già in ritardo. Parto che sono le 5e30. Attraverso una zona naturale piacevole, ricca di lepri e fagiani, silenziosa, cupa per l'umidità che copre il sole già sorto, bagnata. Era questa la zona che mi spaventava di più per quanto riguarda l'orientamento e trovare la strada giusta invece tutto fila liscio.
Cerco di cogliere qualche bella sfumatura in cielo, ma il grigio umido non lascia scampo. Mi defilo sull'asfalto verso Massa Finalese. Qui invece sbaglio, in centro prendo per San Felice sul Panaro invece che per il Polo Industriale! Non ci voleva, pochi km di troppo, ma per la testa non fa bene sbagliare.
Torno sulla retta via, fermarsi è una tragedia, il vento che ti scorre in faccia mentre vai a 22 km/h rinfresca, ma se ti fermi il sudore la fa da padroni. Al Polo Industriale ancora un po di indecisione, ma poi intuisco la strada corretta e vedo l'argine, dai che si sale sopra e diventa più piacevole!
Ecco, altro errore. Salgo sul lato sinistro orografico ma non è battuto. No eh! Forature e dimezzamento della velocità di crociera no! Scioccamente non guardo la cartina (quella della provincia) dove potrei vedere dove sia il prossimo ponte per saltare sull'altra sponda. Già, mi pare di vedere che dall'altra parte sia battuto.
Vado verso nord, ovvero allungo, ma immagino e spero che Finale Emilia sia vicino e ci sia un ponte. Vicino relativamente, allungo di km e mi innervosisco, male. Finalmente vedo il ponte, dai che si passa di la.

Passo, un km e sono punto e a capo. Argine non battuto. Ormai sono qui.. Fortuna che poi la ghiaia c'è, anche se non è scorrevole come mi aspettavo (come mi avevano detto). Ora bando alle cancie, sono palesemente in ritardo devo pedalare. Mi ero imposto di partire senza tirarmi il collo, ma ora. Ogni tanto verifico sull orologio di mantenere un buon passo.

Un altro ponte, vediamo se di la c'è la ciclabile superveloce di cui mi han parlato. Non c'è. Mangio qualcosa che è meglio. Continuo lato destro. Il sole riesce a uscire dall'afa, così ne ho due di forze contro, ma sapevo ci sarebbero state. Meglio il sole che il vento contro: quello più avanti.
Verso Camposanto (scoprirò a casa che era Camposanto) sull argine torna l'erba, ovvero fatica, un passaggio sotto il ponte del treno ed ecco un nuovo ponte e la possibilità di passare dall'altra parte. Ciclabile asfaltata! Velocità! E siamo già a 42km (direi 10 più del previsto visto il passaggio per Finale Emilia).

Anche qui l'asfalto dura poco. La scorrevolezza che credevo avere in tutto il primo tratto non c'è. Brutto colpo per la mente che si ritrova a dover affrontare difficoltà non insormontabile, ma che non si aspettava. Ostacoli.
Testa china e avanti, il tempo ce l'ho, vie di fuga anche. Tiro dritto fino a Bomporto, dove abbandono il Panaro e seguo il Navicello. Mi avevano detto che da qui la ciclabile sul Panaro non c'è più, su web ho visto che si poteva prendere la Modena-Ferrara, la cerco.
Non ci metto molto a trovarla, ma l'attesa e la paura di non farcela sono ancora cazzotti per la testa. Testa accaldata, sono sudato da matti, bevo ma ho sete. Poi a Bastiglia trovo un bel cartello che mi indica la ciclabile per Modena, manna dal cielo, asfaltata. Daje, e inizio a vedere la Ghirlandina in lontananza.
Senza accorgermene entro a Modena, passo sotto la tangenziale per dei cancelli che di notte sono chiusi, ma ora come andare a rendere il percorso natura per Vignola? Il mio naso correttamente mi fa seguire la ciclabile finchè c'è, mi aiuto con la cartina, via Divisione Acqui verso est e poi un cartello mal messo mi indica di svoltare.
E sono sul percorso Natura, 72km nelle gambe, 30 mi aspettano per Marano. Almeno sono piacevoli, in mezzo alla natura, poca gente, ma caldo e caldo. qualche strappettino che stupidamente faccio in sella e che mi sega un po' i quadricipiti. Una tartaruga che mi attraversa la strada: un sorriso che rinfresca la mente.
Il passaggio lato fiume è traumatico, avrei voglia di buttarmi dentro. "Al ritorno" mi dico, conscio che sto mentendo a me stesso. Altri sali scendi nello sterrato, un caldo che non se ne va, la mia maglietta deve essere inaffrontabile come odore. Il senso dello spazio se ne va, poi vedo una rocca, sarò a Vignola. Passo a lato della piscina: mi fermo come fa un affamato davanti a una pasticceria chiusa.
Ponte di Marano e ora è asfalto. Fino a sotto il Cimone. Sono stanco, ma so bene di non essere nemmeno a metà. Arrivo a Casona e mi fermo in sosta al bar, devo rifocillarmi. Coca media, brioche, qualche cosa dallo zaino, un altro gatorade (il mio finito), un altro litro e mezzo di acqua, torno a fare il pieno con 3l di liquidi.
106km in poco meno di 6h, mi valuto in ritardo su una tabella di marcia che ho solo abbozzato senza pensarci più di tanto. E so bene di non essere nemmeno a metà. Metà solo della salita eh, perchè se conto anche di scendere, quanto ce ne è ancora! Avviso gli amici che ora viene il mio di 6b.
Riparto, al sole, a breve anche al vento che spesso mi soffia contro. La fatica si fa sentire, sotto la coscia destra tira tutto, bevo e bevo per combattere il rischio crampi. Numerose pause accompagneranno questa che sarà la tratta più dura: l'inizio delle salite, blande anche, ma che spesso sono seguite da discese e quindi salite.
Cerco di farmi forza. Vedo il Cimone dietro una curva, vacca se è lontano. Se riesco ad arrivare a Fanano poi è fatta, a costo di salire tutto a piedi, tanto sono sui 13km (eh no, sono 20 invece!) a piedi li faccio in 3h. Se anche arrivo in cima alle 21 non me ne frega un cazzo, ormai la porto a termine sta giornata.

Ma perchè sono qui? Perchè lo faccio? Non perdere tempo a cercare risposte a domande che non le meritano e non le necessitano.

Basta, scendo dalla bici e proseguo a piedi, stanchezza tanta, paura di crampi e di spomparmi quando la meta è ancora lontana, meglio tenersi un po' di energie. Energie..quali?? L'orologio si ricarica nello zaino, quindi non seguo l'orario, ma ho paura che si dilati tremendamente. Questa strada l'ho fatta spesso, ma in auto hai una concezione diversa dello spazio, molto più "compressa".
I temibili tornanti di Fanano, che annunciano almeno che il paese è vicino. Fatti quelli decido che magari potrei mettere il rapporto più piccolo: cambio manuale, nel senso del con le dita devo andare sulla catena e cambiare. Ultime pedalate, la fontana sacra.
Fermo, pausa. Mi abbevero alla fontana e mi siedo al bar. Fetta di torta, coca cola, pane e dolci che ho nello zaino (ma anche prima mi fermavo a mangiare!). 32.5km da Casona a qui, 2h12min. Riposo. Vento, quanto vento. Messaggino agli amici, e goloso prendo un'altra fetta di torta. quanto si sta bene qui, ma quanto è vicina la meta. Non mollo, fuori le unghie e i denti, che servono.

Riparto in direzione Fellicarolo e poi risalgo per andare sulla strada che porta a Canevare. Parecchio a piedi a spingere la bici, son cotto. La fetta di torta aggiuntiva fa sentire il suo peso specifico alla digestione. Il cielo si carica, accidenti, ma non mi importa, salo anche con l'uragano! Ma sono solo due gocce, un albero è sufficiente a ripararmi, nuvola presa di striscio.

A un bivio mi fermo, cartina alla mano. A sinistra per Canevare, ma il Lago della Ninfa me lo indica a destra: so che a sinistra è piu corta, andrei di li, ma un ragazzo si ferma a darmi indicazioni e mi consiglia a destra. Nel parlare mi chiede "ma dove hai la macchina" "lascia stare, non vuoi saperlo davvero" "ah vieni da lontano allora". Mi convince, vado a destra, magari riesco a pedalare qualche tratto.

E dei bei pezzi riesco a pedalarli. La solitudine si fa sentire, ma ancora mi sono ritrovato in poche occasioni a parlare da solo. Poche, non nessuna. In salita il ragazzo di prima mi viene di fianco, due battute e gli dico "cmq vengo da San Martino Spino, se vuoi vedere su google dov'è" "ma lo so dov'è! Dai ci vediamo al Lago", ma lo vedrò scendere che io non sarò ancora a Cervarola.
Il tempo adesso non mi interessa, so che è dalla mia, anche a piedi faccio in tempo. Già quando spunto a Cervarola, dove la vista sul Cimone è in primo piano, i primi segni di commozione: ma calmati, non è ancora il momento. Una rapida discesa, che maledico perchè al ritorno so già sarà salita, mi porta al caotico Lago della Ninfa, non me curo e vado avanti alla sbarra della strada che porta a Pian Cavallaro. Intermedio 13,5km in 2h20min.
Me la fischietto ormai, ce la farò. Fontana Bedini è sempre un bel vedere, ma quante zanzare! Mi allontano dopo aver fatto il pieno, pedalando quanto possibile sui tornanti che portano a Pian Cavallaro. Sembrano in falso piano ma salgono. Si sente, e dall'alto si vede. Ultimi metri per poi posare la bici e continuare a piedi.18.10km in 3h10 da Fanano.
Avrei voluto portare la mia bici in cima, ma l'ho già fatto una volta anni fa, una fatica allucinante. No oggi no. Son già qui che bramo un panino con salsiccia e birra. Lego la bici al gatto delle nevi e parto per salire: gambe stanche. Con questo zaino questa salita me la farei volando in una giornata normale, invece oggi è dura. Mi fermo qualche volta a gustarmi il raggiungimento prossimo della meta.
Alla fin fine questo 1 km di cresta con 300m di dislivello me lo mangio in mezzora: allora ne ho ancora! Tutta testa. E sono in cima. Sono le 18, 2600m D+ (circa, forse piu), 157km, e la provincia di Modena è sotto i miei piedi. In cima sono da solo, come lo sono stato per tutte le 12h30 di fatica fin qui trascorse. Vacca che soddisfazione.
Non mi godo tanto la cima perchè tira un vento che fa davvero freddo, ma mangio e bevo quel che posso e inizio a scrivere qualche messaggio. Messaggi vocali su whatapp a Nicola e Gianluca per avvisarli che ce l'ho fatta, e se per caso han voglia di venirmi incontro a prendere. Tralascio tutte le cazzate, risate, prese in giro a vicenda che ci saranno da qui fino a quando Nicola mi prenderà in macchina: parecchie soste ad ascoltare e registrare.

Ci sta anche un messaggio a Cristian (anche ad altri amici), che poi evolve con un suo "vuoi del bravo?" e io che gli rispondo "no, vorrei una birra fresca, un panino con la salsiccia, la morosa, e un letto" e lui stronzissimo "io ce li ho tutti, tie!".

E così, senza quasi accorgermene, dalla toscana si caricano nuvoloni. Scendo di corsa, ma queste scarpe da ginnastica versione slick richiedono attenzione: no eh, scivolare e cadere adesso no! Alle 18:45 sono in sella, pronto a lanciarmi in discesa folle verso Fanano: ora mollo le briglie, che la fatica dell'andata sia ripagata! Ma il vento e qualche goccia mi fa paura, preferisco non fermarmi e telare giu!
Le marmotte ai lati ella strada mi fanno sorridere, cercano di scappare nella tana appena mi vedono, ma ora sono ben piu veloce di loro. Certo che però con questo mezzo dalla ruota posteriore traballante è da nervi saldi e sangue freddo scendere ai 50 km/h: mia bella resisti ancora oggi, che poi posso mandarti in pensione!
Sosta ancora a Fontana Bedini per altra acqua, finchè c'è meglio prenderla, poi giù di nuovo con occhiali anti zanzara nell'occhio e guanti, un po' per il freddo e un po' per protezione in caso di eventuale caduta. L'euforia dell'obiettivo raggiunto si mischia con l'adrenalina della velocità, un mix folle! Non penso ad altro, concentrazione.
Quella maledetta risalita dolo il Lago della Ninfa, poi di nuovo giù, a uovo aerodinamico quando la pendenza non è sufficiente, poi qualche pedalata anche, ma il tratto che all'andata mi impiegò 3h10 adesso lo faccio in un 1h10 (soste messaggi compresi).. Ho comunque il tempo di gustarmi una bella luce sul verde del Corno alle Scale.
Fanano, ho fatto presto, dai direi che a Casona prima di buio ci arrivo, avviso Nicola che sta prendendo accordi con Federica, all'andata non ridevo, ma ora posso farlo e ho occasione per farlo. Mi lancio giù di nuovo, ma adesso so che non è tutta discesa, anzi! Mettersi a uovo per cercare di sfruttare la pendenza il più possibile inizia a essere faticoso per i muscoli delle gambe.
Riesco ad arrivare a Casona proprio alle ultime luci, 21:30, faccio in tempo a fermarmi che ecco il mio amico (salvatore) con sua moglie che arriva. Ho ancora sufficienti forze per smontare il mezzo, caricarlo (il signorino è vestito bene e non vuole sporcarsi, io andrò a cena puzzolente ma con maglietta di ricambio).
A cena stranamente ho poca fame, si vede che lo sforzo mi ha chiuso un po' lo stomaco. Ma maccheroni al cinghiale, tortelloni all'ortica, filetto e grasparossa vanno giù con gusto! Poi a nanna, domani è un altro di giorno, ma di riposo.
E adesso la domanda, perchè lo "pubblicizzi"?! Devi vantarti? Chi ti credi di essere?

Nessuno, c'è chi è più forte di me, chi è più debole, chi è più furbo e chi è più scemo. Siamo 6 miliardi e oltre, ci sarà sempre di meglio e di peggio. Io non devo fare il ganzo con nessuno tranne che con me stesso: le soddisfazioni le prendo da me, non dagli altri. Però come capita a me di emozionarmi con le (vere) imprese degli altri, magari qualcuno può sorridere nel leggere le (mediocri) mie. Se posso regalare un sorriso, perchè non farlo? E se magari qualcuno stava pensando di fare una cosa simile, può prendere spunto!

Un po' di numeri (più per mia memoria che vostra):
- mezzo: schockblaze yosemite, ferro di 10 anni, 17kg di metallo pieno, cambio manuale nel senso che spesso è a mano
- zaino per ogni evenienza, materiale da bivacco, officina, cambio, cibo e bere: crca 10kg (ma ho sempre paura a pesare i miei zaini)
- partenza ore 5:30
- San Martino Spino - Casona : 106 km, poco meno di 6h, 200m D+
- Casona - Fanano: 32,5 km, 2:15, 700m D+
- Fanano - Cimone: 19,2 km, 3h40, 1677m D+ (di cui 1km, 30min, 300m D+ a piedi)
- ore 18 cima
- Cimone - Fanano: 19,2 km, 1h20, 150m D+
- Fanano - Casona; 32,5 km, 1h45, 200m D+
- ore 21:30 Nicola
- Totale: 209 km, 16h (pause comprese), quasi 3000m D+
- NB: non tutta pedalata
- 2 banane, 3 fette di pane primus, 2 fette di torta, una pasta, 3-4 barrette, 3-4 pacchettini piccoli di biscotti (cena esclusa)
- circa 10 e passa litri di liquidi ingurgitati (a seguito della loro espulsione sudata), tra cui 2 coca cole medie, 2 gatorade, resto acqua (cena esclusa)

Qui altre foto, ma sono poche. Oggi era concentrazione.

domenica 2 dicembre 2012

Un appenninica simpatica: Monte Cimone da Sestola

Gli ultimi giorni sono passati a guardare le webcam: che bello, finalmente della neve! Ma in certe zone fin troppa per poterla andare a pestare in sicurezza.. In altre zone meteo troppo incerto per bruciarsi una gita che dovrebbe essere superpanoramica rimanendo invece immersi nelle nubi. Allora tanto vale andare in Appennino, poca spesa, ore di macchina umane, difficile perdersi, e quel che viene viene. Destinazione Monte Cimone! Che tra l’altro Riccardo non ha mai salito..
Partiamo con calma, strano svegliarsi così tardi (e infatti la mia testa mi sveglia alle 4 super allarmata che la sveglia non sia suonata! E invece era puntata per le 5..), ma d’altronde hanno previsto schiarite per il pomeriggio, e possiamo permetterci di rientrare a buio visto che c’è la possibilità della strada asfaltata invece che del sentiero. E così ci incamminiamo non prima delle 8e45.
Al parcheggio gli alberi sono già carichi di neve, un bel paesaggio. Sembra quasi che si apra pure il cielo, ma ho imparato che meteorologicamente l’Appennino è imprevedibile: soprattutto la parte vento, nonostante le previsioni annuncino debole, ce ne è poi sempre.
Ci si addentra nella prima parte di bosco, senza nessuno in giro, e la neve accentua questa solitudine che oggi diventa sinonimo di pace. Ci si ferma ogni tre per due per fare foto: una nevicata così ci mancava, e oggi devo sfoderare la mia nuova macchina fotografica, così forse finalmente non mi sentirò più denigrare da Nicola. Prova l’effetto monocromatico, cambia colore, miniatura, poster, neve, a casa ci sarà un gran lavoro di selezione foto.
Il cielo non lo vediamo, siamo in mezzo alla foschia, ma ce l’aspettavamo. Poi al Pian del Falco, dove ci spogliamo perché la salita scalda bene, iniziamo a sperare in una giornata soleggiata: si inizia a vedere un po di azzurro, il sole illumina le piante piegate dal peso della neve, non c’è vento. Gli impianti sono fermi, per fortuna: anche questo è stato un motivo per la scelta del giro di oggi, “finchè gli impianti sono chiusi, meglio approfittarne di questa non-confusione!”.
Dopo qualche ripetuto “ma no, è presto” calziamo le ciaspole, perché la quantità di neve fresca ci fa affondare fino a mezzo polpaccio. In realtà anche con l’assetto da neve non migliora troppo, una spanna si va sempre giù, e mentre la ciaspola scende, essa raccoglie la neve ai lati, cosicché quando rialzi il piede devi tirare su anche questo peso bianco: altro che cavigliere! Ma ci diverte come bimbi..
I passaggi nel bosco (largamente predominanti in questo itinerario) sono caratterizzati da un campo minato aereo, da una serie di bombardamenti mai annunciati che ci colpiscono all’improvviso. Eh?! Sto parlando delle scariche di neve che cadono dagli alberi, certe slavine che ti entrano nel coppetto e raffreddano ben bene! Senza parlare dello slalom che occorre fare tra le frasche piegate, e abbassati qui, e scivola la, se tocchi la frasca ti scarica addosso la sua mitragliata!
In cima al Monte Ardicello vista panoramica favolosa: il cielo è ben aperto, il sole splende e il Cimone è la in fondo che ci guarda. Forza forza, non c’è tempo da perdere, via avanti. Incredibilmente continuiamo a non trovare gente, strano vista la giornata, ma forse tutti vanno in macchina al lago della Ninfa. E il non trovare nessuno per i boschi, vuole poi dire che TUTTO è da tracciare. Alla fine oggi saremo sui 1250m di dislivello, ma in queste condizioni direi che si possa dire che diventano 50% in più!
L’attraversamento dei ruscelli nella zona dell’agriturismo Cervarola rende le ciaspole una spugna cui la neve si aggrappa con estrema forza, e il peso da sollevare..si impenna! Ma non importa, immersi in questo paesaggio statico, calmo, ma dall’enorme energia potenziale, la fatica non si sente (più o meno..). Sbuchiamo sulla strada che condurrebbe al Lago della Ninfa, che però non vediamo.. Mangiamo qualcosa qui e poi proseguiamo va la. Ma osservo l’orologio, azzo se è tardi, 12e02. Mi sa che non ce la facciamo.
Il successivo tratto nel bosco sarà il più bombardato, complice il vento che si solleva, il sole che scioglie i legami dei cristalli di neve, ma sono più le risate che le maledizioni. Le mie fantastiche bacchette con la rondella piccola contano come il due di briscola nel fare presa nella neve per potersi aiutare nella progressione.
Usciamo dal bosco, e purtroppo ci ritroviamo in mezzo alle nuvole: uffa, però in effetti siamo già stati abbastanza graziati. Troviamo finalmente delle tracce di passaggio, uno scialpinista è venuto a godersi la giornata: seguiamo queste tracce, visto che la visibilità è scarsa, e al momento (finché non troveremo i tralicci degli impianti) orientarsi è problematico. Toh, ecco due snowboarder armati di ciaspole: li raggiungiamo, ma loro non proseguiranno, e ritorneremo di nuovo da soli con la montagna e il suo mantello bianco.
Il vento inizia a farsi sentire ora che siamo fuori dal bosco. Capelli e peli fanno l’effetto spaghetti di soia, ovvero l’umidità nell’aria si attacca e congela, creando un bel rivestimento bianco sugli stessi. Saremo qualche grado sotto lo zero, poi ci sarebbe da contare l’effetto wind chill, ma entrambi siamo in maglietta: è l’effetto Warm Effort! Guardo l’orologio per capire a quota siamo: 1159?! Impossibile! Guardo meglio.. quello è l’orario! Quindi quel 12e02 visto in basso era la data! Ma allora ne abbiamo del tempo..ce la famo!
In prossimità dell’arrivo degli impianti a Pian Cavallaro riusciamo ad approfittare qualche metro della battitura della pista, ma durerà poco. E il vento inizia a farsi sentire bene! Per me la giornata si sta rivelando meglio delle aspettative “dai ricky, alla fine sta venendo una bella giornata, abbiam fatto la scelta giusta. Anche l’Appennino è bello” “no, non è bello, se mai è simpatico”
Osserviamo la cresta di salita alla cima: è veramente spazzata dal vento, si vedono metri di neve alzata e sparata in giro, in più le nubi avvolgono a intermittenza la salita. Ma ormai siam qui, proviamo: dopo aver messo la giacca almeno.. Mi pentirò di non aver messo il passamontagna e la maschera però.. Si parte, ammazza che accumulo, c’è da farsi strada a forza!
E così, finiamo nell’Appennino patagonico. Tutti i quasi 300m che ci separano dalla vetta saranno sferzati da questo vento che oltre ad aumentare l’effetto freddo, trasforma i granelli di neve in piccoli coltelli che ti colpiscono la faccia: la mia guancia destra non sarà troppo felice. A posteriori osservando la foto che mi sono fatto al viso, noto che non ero conciato troppo bene.. E a posteriori Scopro che la temperatura era di -4°C, un vento sui 46km/h, ovvero -14°C di percepita. Percepisco..
Anche cercare la strada, il sentiero, in mezzo a questi accumuli non è facile, e sotto le pietre lisce creano qualche difficoltà all’equilibrio: sembra di salire chissà quale monte, e invece è solo il Cimone. Ma l’Appennino d’inverno è una brutta bestia! Faccio qualche foto a Riccardo che mi segue, sembra che stia scalando un 4000!
Poi finalmente in cima, dove inspiegabilmente il vento si sente un po’ meno, il sole c’è, ma in ogni caso non ci resteremo a lungo. La galaverna rivesta tutto, tralicci, edifici, cappella, staccionata, la mia barba: spettacolare. Il Cusna si fa osservare per un attimo, la Pietra di Bismantova è piccola vista da quassù. La pianura è avvolta da un cappello di nubi.
La discesa sarà ben più goduriosa della salita: la guancia sinistra non potrà patire quanto la destra prima visto che ci metteremo un terzo del tempo a scendere. E continuiamo a esser da soli, in questo luogo che tra pochi weekend si animerà del turismo invernale.
Accidenti a me quando ho scelto di scendere per Fontana Bedini, non credevo che avremo allungato così tanto, e speravo che tutti i tornanti si potessero tagliare. Ormai sono rassegnato a rientrare a buio pesto. Al Lago della Ninfa l’antropizzazione torna a farsi sentire, snowboarder provano trick, famiglie portano i figli a vedere la neve. Noi si guarda e passa veloce, questo non fa per noi.
Fa freddo, ma freddo davvero, se l’asfalto è ricoperto da un velo di ghiaccio estremamente  scivoloso! Porca vacca, sarei curioso di sapere quanti gradi ci sono. D’altronde adesso quando urti una frasca, si sente quel cigolio che sta a sottolineare quanto il ghiaccio abbia rinforzato i legami tra i cristalli: le picche fremono..
A Passo Serre godiamo uno spettacolo di luci sulle nubi che troneggiano sopra il crinale: si sta facendo buio pian piano, e si sente che sta arrivando il vento da nord annunciato per il drastico calo delle temperature per i prossimi giorni. Forza, che la voglia di birra inizia a farsi sentire!
Al Pian del Falco smontiamo l’assetto ciaspolatorio, ritorniamo a camminare come degli uomini normali. Scendiamo con la luce che cala sempre più, titubando ogni tanto sulle tracce da seguire (le nostre di stamattina), scrutando con gli occhi di gatto i segnavia CAI. E quando il sole è ormai tramontato da un’ora scarsa, siamo alla macchina.
Che dire, un bosco incantato, bombardatorio ma incantato. Una staticità potente che ci ha inebriato tutto il giorno, regalandoci una giornata di pace e serenità; oltre che di fatica, perché siamo abbastanza cotti all’arrivo, complice anche il freddo preso sulla salita al Cimone. Si ringrazia l’Appennino per questa giornata, nella speranza che ce ne possa regalare un’altra prossimamente.

Qui altre foto (la selezione è stata durissima!).
Qui report.