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sabato 4 maggio 2019

Minima spesa massima resa: Tessari climbing

Quando hai poco tempo d'orologio, quando il tempo meteo è incerto, quando hai comunque voglia di arrampicare fuori all'aperto, Tessari resta ancora il miglior compromesso. Scrutato il radar piogge prima di partire da casa, abbiamo lo stesso il timore di finire su resina al King rock, ma al casello di Verona nord ci armiamo di fiducia e continuiamo dritti.
L'azzardo ci dà ragione. A Tessari non piove anche se non splende certo il sole. Ci avviamo per il vigneto verso la parete rigata: questa maledetta lacrime di Madonna continua a sfuggirmi con quei primi metri davvero ardui, e ci spostiamo per qualcosa di molto più easy verso la via delle formiche.
Siccome le difficoltà sono concentrate nella parte centrale della via, concordiamo che sia meglio che parta la Ste. In realtà le difficoltà maggiori di questa via sono dovute alla poco raccomandabile consistenza della roccia: nulla a che vedere con la Tessari classica con le vie che corrono sul trapezio, dove la roccia sembra essere un tutt'uno con la montagna. Qui la roccia sembra sia stata appoggiata sulla montagna in vari blocchi blocchetti blocchetti.
Il secondo tiro è comunque carino, con un diedro che strapiomba pian piano e qualche altro bel passaggio. Ma mi muovo piuttosto lento e guardingo a mo' di bradipo, a tastare ogni singolo appoggio e ogni singolo appiglio. In questa maniacale ricerca della solidità, o meglio in questa costante maniacale voglia di evitare ciò che si muove, salto pure parecchi chiodi senza vederli.
Anche sul sul terzo tiro proseguo io per non rischiare che alla mia compagna di cordata passi la voglia di arrampicare per il resto dei suoi giorni sì. Nonostante gli 80 metri di corda singola (da casa eravamo sicuri che saremmo finiti in palestra) ci fermiamo a tutte le soste dichiarate, anche se c'è più corda da recuperare di quella che abbiamo issato da una sosta all'altra.
L'ultimo tiro dovrebbe essere un facile spigolo: ci alterniamo senza passarci il materiale. Prima di partire le ho ben chiesto se volesse qualcosa ma mi aveva risposto in modo negativo visto lunghezza del tiro e difficoltà. Poi però, dopo 10m, me la vedo tornare indietro e lanciarmi una catena di cordini annodati tra loro a bocca di lupo (ma come si fa il bocca di lupo?) sulla quale agganciare tutti friend e nut che ho.
Altro giro altro regalo: raggiunto il sentiero si scende più o meno rapidi per andare ad affrontare un'altra via. La zona oggi non sembra nemmeno essere particolarmente affollata, oppure la maggior parte della gente si è spostata verso altri settori. Dopo la roccia mediocre della via delle formiche, meglio rifarsi gli occhi con una via del trapezio. Indecisi su quale fare, o meglio visto che una vale l'altra, ci fermiamo su Noi ragazzi di ieri.
Ora invece sì che vista la linearità della progressione e la qualità della roccia possiamo sfruttare tutti gli 80 metri di corda e salire come se non ci fosse un domani. Parto io, e quel IV+ del primo tiro mi sembra un pochino avaro. Passi delicati e spostamenti a destra e sinistra per vincere la verticalità con non sempre ottime mani: ma almeno quando c'è da tirare puoi farlo senza patemi.
È tutto il giorno che ci guardiamo attorno osservando le nuvole come le sentinelle dei fortini controllano che il nemico non si presenti all'orizzonte, e siamo sempre lì lì per chiamare rinforzi, o meglio per affrontare la ritirata. E invece non ce n'è bisogno. Riparte Stefania per la seconda metà della via: dovrebbe farcela a uscire con tutta la corda che abbiamo..
Ah! Per quanto riguarda la lunghezza della corda non ci sono problemi, ma per la fatica che ne scaturisce nel portarsela su tutta e gli attriti che tutte le protezioni comportano.. quando finalmente la raggiungo in sosta ha una delle facce più stanche che io abbia mai visto: gli ultimi metri di arrampicata son stati vinti tirando su con le mani qualche metro di corda per poi fare qualche passo di arrampicata, e così per varie volte. Poi il mio recupero è stato eseguito.. va là lasciamo perdere che sarebbe da arresto!

Giornata incerta riempita certa, non ci si può lamentare!

Qui altre foto.

domenica 18 novembre 2018

Tessari dolce (ma non troppo) Tessari..Per Elisa e Pinamonti

Nonostante bistratto da molti, questo posto si conferma la scelta giusta per quei giorni corti, o incerti, o freddi. Insomma quando non so bene cosa fare, ma voglio fare, vengo qui: e Stefania mi segue volentieri, fiduciosa in avvicinamenti brevi e facili e vie non impegnative. Finchè..
Brighente e soci hanno aperto (o riscoperto) un sacco di vie, anche se su roccia meno buona delle classiche di Cipriani. Ma cerco di starmene ben lontano dalla polemica tra i due, che tra i due litiganti il terzo gode di più se se ne sta alla larga dal litigio. Andiamo a scoprirle, e andiamo nel settore più lontano, a vedere questa Per Elisa com'è, e se troppo dura ripiegare su quella a fianco.
L'accoglienza al parcheggio consiste in un bel vetro ghiacciato di un'auto. Mii che freddo, per fortuna la parete è esposta al sole e in via saremo sotto i suoi raggi. E invece mica tanto. Tanto è invece l'avvicinamento rispetto a quello che si pensava: una buona oretta di cui più della metà a vagare nel boschetto insidioso sotto le pareti.
Ed eccoci all'attacco: "sembra facile" dice lei, tanto sono io a partire. Il primo tiro di Per Elisa non è banale, sarà per il freddo a dita di mani e piedi, e quella clessidrina come la maglietta di Baglioni, fina. Il successivo scivolo merita ancora più attenzione per non far franare roba giù a Stefania.
Tiro chiave, e da vera galantdonna mi lascia andare a me. Non capisco bene dove sia la facile azzerabilità: i chiodi si raggiungono bene ma il passaggio non si può saltare. Dopo qualche pensamento riesco a passare e salire poi più agilmente verso una sosta che con mia sorpresa non è come mi aspettavo. Altro che belle clessidre, caccio giù dei friends come se piovesse.
"Ste vai tu? é IV", guarda la relazione e "No, è IV+, vai tu che quel + mi stizzisce". E in effetti non ha tutti i torti, bello ammanigliato ma verticale e con movimenti strani. E ancora all'ombra, maledetto. Un momento di smarrimento sul proseguo della via, e di nuovo con attenzione data la solidità del terreno, raggiungo un bel clessidrone.
Passa avanti lei ora, cuor di leone! E giù un friends appena sollevata da terra. Poi sparisce alla mia vista ma pedala per più di metà di corda, probabilmente concatenando. Ma va bene così, che con un altro tirello che presenta solo un paio di salti di roccia siamo fuori.
Un bellissimo spiazzo in mezzo al rado bosco e rigorosamente all'ombra. Ci si cambia veloci, si mangia e intanto io e solo io faccio su le corde: avrei la smania di fare un'altra via, devo esser rapido per non sentirmi dire "eh ma ormai sono le..". Trovato il sentiero si scende verso sud. L'idea era di andare alla parete rigata, ma visto il tempo meglio anticipare e stare sul classico trapezio.
Una cordata è sul Cappuccio del Fungo, allora vediamo di fare quella appena prima. La relazione parla di gradi abbordabili e allora saliamo su questa Pinamonti. La partenza mette già sull'attenti, non a caso una sfilarata di spit protegge. Un po' di piedi paiono saltati via di recente.. Superata la parte tosta, scheggio verso l'alto a cercare di far sosta più su possibile in modo da sbrigarci la via in pochi tiri e scappare verso la birra.
Cedo il passo a Stefania, tanto la relazione recita del II. I primi metri non paiono proprio II, però nemmeno V: è più su che la faccenda si fa ostica. Vedere la corda fermarsi, arretrare, risalire, e vedere questa sequenza più e più volte mi lascia intuire cosa stia accadendo. Paziento nel mio tugurio freddo, in sosta su un albero con una cordata che ci ha raggiunto e scalpita. Finalmente i segnali di corda mi fan capire che la sosta è stata raggiunta. E quando mi trovo a metà tiro..altro che II!
Io però credevo che saremmo finiti sulla parte sinistra del fungo, invece siamo metri e metri più a sinistra.. Va beh, andiamo su terreno sconosciuto (o che non ricordo io..) e vediamo com'è. Beh, anche qui c'è da guadagnarsi la pagnotta. Parecchi movimenti strani e combinazioni di diverse tecniche, poi una facile parte finale per uscire dalla via e sostare su quel classico masso con buco e clessidra.
Giornatina che ricorderemo frizzante, e con uno dei più selvaggi avicinamenti di Tessari, oltre che con le sorprese della Pinamonti. E adesso via, verso l'apreitivo godereccio.

Qui altre foto.
Qui e qui report.

sabato 6 ottobre 2018

Se lo faceva Comici..possiamo anche noi: Lungo il fiume sull'acqua

Se dopo un lungo periodo di digiuno le torna la voglia, bisogna cogliere la palla al balzo. È un un po' come investire dei soldi in borsa su un titolo di certo futuro interesse, non lo si può lasciare andare. Io però non ho mai investito in borsa..

Le previsioni meteo però non assecondano le nostre speranze di un arrampicata pseudo dolomitica sulle Piccole: viste le temperature e il cielo previsto nuvoloso non si può che ripiegare sulla Val d'Adige e sulla cara e classica zona di Tessari, ora che tante vie nuove sono state aperte o riscoperte. Lascio scegliere a Stefania e come spesso accade quando sceglie lei..
Ci incamminiamo verso La Roda del Canal sotto un cielo più chiaro del previsto, ma con un'aria comunque frizzantina. L'attacco e poi all'ombra, e la prima parte umidiccia: parto io, dubbioso del fatto che il primo spit sia davvero così lontano.
Infatti probabilmente mi complico la vita, salendo troppo a sinistra e finendo su un vecchio chiodo della via a fianco, quella che prende il tetto di petto. Tornare sul tracciato giusto non è facile, ma grazie alla mia apertura alare riesco a cavarmela: chi ha un'apertura alare inferiore farà un po' più fatica..
Ma anche nel proseguo me la cavo piuttosto male, e comincia così la sagra dell' A0: in formissima oggi! Direi che di concatenare con secondo tiro non se ne parla proprio, sosto e aspetto la mia compagna di cordata.
Visto quanto sei impegnato al primo tiro sto anche già pensando di buttarla in vacca e calarsi in doppia. Ma siccome la donzella non ha perso il buonumore, e nemmeno la voglia di provare a continuare allora mi lancio sul tiro chiave della via. L'avessi mai fatto.
I primi metri sono anche superabili, ma la parte centrale è più impegnativa di quello che pensassimo. Porca miseria ho fatto meno fatica sulla Fessura Kiki! E così dopo la sagra dell' A0 un piccolo passo di A1.. è davvero sudata questa via, e ora un sole cocente ci sta pure cuocendo alla brace: e noi che temevamo il freddo..
Anche Stefania fatica parecchio, finché non la sento dire una delle frasi più epiche della storia: lei che per l'appunto sta studiando storia dell'alpinismo, mi guarda negli occhi e se esce con un "Ma f****** se l'ha fatto comici posso farlo anche io!", e sfodera raggiante la sua tecnica.
Almeno adesso dovrebbe essere finita.. Riparto per il terzo tiro, pauroso di eventuali altre sorprese, che non ci sono. Sono dubbioso di aver preso la stradina giusta nel bosco soprastante e aver trovato la parete giusta sulla quale la via prosegue.
Lascio il passo a Stefania, per nulla scoraggiata dalle nostre performance precedenti (io a dir la verità, un po' depresso lo sono, che pippa!). Sale, lei che mi cazzia sempre perchè trovo il difficile nel facile, si infila in un camino marcio nel seguire dei cordoni, finchè non è costretta a fare il gambero e tornare indietro (ma a velocità minore del gambero).
Proseguo quindi io, per uscire sulla sommità della bastionata rocciosa. Accaldato e con un cielo limpido che fa impressione. Impressiona che porco cane potevamo andare a fare altro.. O no? Da est il cielo si sta incupendo.. Beh, intanto diamoci al godereccio, se magna e beve.
Per ripristinare un po' di morale, nello scendere deviamo verso la zona storica del trapezio per salire una delle prime vie che si incontrano. O meglio, per infilarci in quella zona, da dove dallo stesso alberello partono tre vie: e noi manco sappiamo alla fine cosa abbiamo preso..
Parte Stefania finchè ha corda, o quasi. La raggiungo in sosta e riparto io: davano 100m di sviluppo, se la mia compagna ne ha fatti più di 40 allora io riesco matematicamente a finire la via. I primi metri non sono proprio di III, ma poi spiana. La corda tira. La corda finisce, lo capisco bene: ma qui non c'è modo di far sosta. E parte la conserve (protetta eh!) con la Ste che di certo pensa "Quel maledetto, se cado nei primi metri faccio fuori entrambi! Fosse solo lui, potrei anche pensarci..".
Un altro tirello e siamo fuori. Non resta che dedicarci a ciò che ci viene meglio: bere una birra.

Qui altre foto. 

sabato 26 maggio 2018

Climbers alla brace: Fessura Kiki e Fiori di Maggio+Epanagoghe

Quando Claudio al bar ti dice "Quella via mi interessa anche a me" allora c'è da preoccuparsi.

La pigrizia e la Marcia dei Tori di domani ci suggerisce di evitare mete esotiche: la meteo conferma ciò, e quindi Tessari resta la meta prediletta per questi casi. Ci sono pure vie nuove, e la meteo non sembra male: nuvoloso, 26° e temporali dalle 15. Invece sarà sole, 48°, e temporali manco l'ombra. Climber alla brace! 
La giornata parte male. Al bar della colazione troviamo nostri conterranei e concaiannei, tra cui Nicola che mi sbeffeggia con un "Eh ma non ci credo, sono a far colazione prima di te? Stai invecchiando!". Guardo Stefania, trattenendo una lacrima. E c'è anche Claudio che quando sente che penso tentare la Fessura Kiki mi dice "deve esser bella, interessa anche a me!" mi fa preoccupare. Per fortuna Stefania è mezza addormentata, altrimenti sarebbe lei a guardarmi con una lacrimuccia.
Siamo al parcheggio, poche auto, pronti presto e via andare. Ben presto all'attacco, l'dea è di far partire la mia compagna di cordata, in modo da smazzarmi io i tiri duri (concatenando L2 e L3). Lei poco convinta ma fiduciosa, sale un pilastrino per ultimare l'ultima fase della preparazione: le scarpette. Non ha notato che oggi ho quelle da palestra e non quelle da via..
Parte. La spittatura è generosa, la roccia non è quell'eccellenza del Trapezio ma andiamo bene. Sale guardinga, dosando bene i movimenti. Arrivata però a un certo punto, "Blocca!": sa benissimo come muoversi, cosa fare, ma non è molto in bolla. La cena di ieri sera ha lasciato strascichi che il caldo amplifica. "Cala va la".
Metti la profezia di Claudio, metti lei che si cala, "Ste, cambiamo via? Recupero i rinvii, spero, e poi lasciamo?". Inizio a esser timoroso. Salgo in moulinette fino all'ultimo rinvio. Resta un traversino delicato con mani piccole, ma riesco a passare e a giungere in sosta. La recupero e decidiamo di provare a continuare. Riparto.
Beh, mi sento bene. Probabilmente il grado della guida è un po' generoso, ma voglio godermi questa performance (oh, non sono su un 7b comunque). Questa fessura storta verso destra che incide la parete, a volte crea un diedro aperto, a volte uno più chiuso con un accenno di camino in mezzo (ricco di "roccia" conglomerata, come una sassaiola tenuta insieme dal cemento). Spesso si passa anche in placca.
Salto la sosta e proseguo. Le mani ci sono, spesso piccole ma bastano per l'equilibrio. Qualche passo delicato, uno molto aperto, uno molto chiuso, tutti ben dosati. La magnesite diventa d'obbligo visto il caldo che fa sudare le mani come un forno. Dietro l'angolo una delle soste più scomode della storia, ma c'è. Attrezzo e chiamo: un occhiata giù e "ahpperò se è verticale!"
Nella progressione alternata toccherebbe a lei, ma vuoi per la scomodità della sosta che non permette un sorpasso a destra tranquillo, vuoi perchè non sembra così facile, riparto io. E in effetti non è proprio banale questo traverso e il successivo camino, sopratutto per la qualità della roccia.
Uscito e trovato la sosta, penso bene di saltare e concatenare L4 a L5 per uscire prima. Pessima idea. Il muretto successivo parte facile (beh, meglio dire più facile di prima, ma non certo banale), poi quando inizia ad apparire lo spit si capisce che la musica sta per cambiare. Strapiombo senza piedi e con una buona mano, poi il nulla. E la corda, i 30-35m di corda che gironzolano su un traverso e un cambio deciso di pendenza, tira.
Fuck, esco più a sinistra che sembra meglio. E lo è, non facile ma è meglio: con questa corda di certo è peggio però. Ecco la catena di sosta del monotiro annesso, ma non basta, devo continuare. Fortunatamente trovo la mano buona dentro un cespuglio e posso così uscire. Recupero Stefania ben contenta di avermi ceduto il camino delicato, ma ben scontenta del caldo che c'è! Ce la svacchiamo un po'.
Non la vedo in formissima: finchè si scherza ok, ma seriamente "che dici ne facciamo un'altra o basta?" "ne facciamo un'altra sì, se no mi rompi le palle fino al prossimo weekend!". Almeno ne scegliamo una facile, quel Fiori di Maggio a fianco di quella dell'altra volta. Ripassiamo sotto la parete della Roda del Canal cercando l'attacco "Ste cosa c'è scritto la in fondo sulla roccia?" "E che ne so, mica ci vedo fin la" "Ma allora a cosa ti servono gli occhiali?" "Perchè così quando li tolgo non ti vedo".
Eccoci all'attacco, e mentre leggo la relazione della via sulla guida di Cipriani, vado a leggere quella della fessura Kiki. "L1 V+ ..." "Cosa?!?!?!? Mi hai fatto partire da prima su un V+?! Ma io t'ammazzo!" "Oh bimba, il V+ è 5a, t'avevo detto era un 5a" "Ma mi mo t'ammazzo". Proseguo la lettura "L2 VII-... L3 VII- ..." "Cosa?! Ma io ti resuscito per riammazzarti!" "Ste, però dovresti sapere la correlazione tra la scala tra numeri romani e arabi.." "T'ammazzo e poi la studio!"
Parto io. Beh, III+ mi sembra ottimistico suvvia. Si sale abbastanza verticali anche se ben ammanigliati. Alcuni spit cavati.. Raggiungo la prima sosta con un caldo pauroso, proseguo perchè vogliamo finirla presto. Sulla roccia restano le impronte sudate dei miei avambracci. Ecco il fittone di S2, sosto che è meglio, se no poi tira troppo la corda.
Incurante del dramma che si consuma a terra, decido di rinforzare il fittone con l'albero a destra. Sento urlare ma non capisco. "Parto!" "No ma cosa parti, aspetta!" non l'ho ancora messa in sicura. Stefania  è in preda a un attacco di ofidiofobia dopo aver visto un rettile uscire dalla terra e venirle incontro. Salita senza assicurazione qualche metro per sfuggire all'attacco della temibile belva, si è salvata la vita dall'essere strisciante.
La via salirebbe a sinistra, Epanagoghe sta a destra. Ma dopo pochi metri Stefania decide che di la è troppo brutta la roccia, torna giù e decidiamo di uscire per Epanagoghe. "Vai Ste, finchè puoi vai avanti!" l'avessi mai detto.. Due tiri da concatenare li ha fatti anche l'altra volta, ma dopo che è passata noto che quel rinvio è rinviato corto.. Ahia, tiro alla fune in arrivo!
Lei sale, prosegue, la corda scorre fluida. Meno fluida. Sempre meno fluida. Mi sa che sta tirando dei cancheri.. a pochi metri dalla fine, con una corda che sale con agonia, decido di partire per forse alleviarle le sue sofferenze se tolgo quel rinvio. Dopo poco capisco che mi sta recuperando, a fatica. Oddio quando la trovo me ne dice quattro! La trovo, pronto a scattare una foto ilare..ma di ilare c'è poco. Stravolta, accaldata, e probabilmente con un attacco di sole in atto.
Calma e gesso, aspettiamo a ripartire. Bevi, mangia qualcosa, vieni all'ombra. Togli il casco. Riparto preoccupato, metto giù 4 protezioni in 50m per semplificarle i compiti (anche per tirarmi poco la corda e perchè 20m sono in piano). Ovviamente evito l'uscita da ZigZag e esco "facile". L'aspetto impaziente adesso, sotto questo sole estivo..
Bon eccola, sta meglio ma non benissimo. Buttati all'ombra che qui ci penso io: mentre sono a metà del compito di "mettere tutto a posto e nello zaino (il mio) per scendere" lei inizia a insultarmi, e da lì capisco che si sta riprendendo. È tornata Stefania! Meno male, sono più sereno adesso. Ma che abbrustolita di climber!

Qui altre foto.
Qui e qui report.
Qui e qui la guida.

domenica 29 aprile 2018

Si torna col sorriso: Tessari Chiodi Rossi e Via del Porce


Dopo le traumatiche e rocambolesche avventure su Luna Argentea, vediamo se riusciamo a fare qualche salita un po' più tranquilla. Che in realtà come grado (massimo, non certo sostenuto) non ci siamo così distanti, ma "sentirsi a casa" in un certo luogo, abbassa il grado mentale. 

Stiamo vicino, andiamo a Tessari, e spulciando la guida abbiamo qualche via ancora mai salita. Il parcheggio si affolla velocemente, meglio partire. E sbagliamo pure la ricerca della traccia, sbagliando il primo vigneto, il secondo, ed ecco che il terzo è quello buono. "Ste quale facciamo tra le due che abbiamo in mente?" "La prima che troviamo", ed eccoci a Chiodi Rossi. 

Siccome l'idea è poi di scendere in doppia da Formiche Rosse e poi salire quella, lascio alla base una delle due bottiglie di acqua che mi sono preso. Eh già, oggi farà caldo e io non voglio morire di sete! 3l bastano allo scopo.. 

E sul primo tiro c'è già stare attenti. Si sa che la qualità della roccia di questa parete non è proprio ottima, quindi non ci si meraviglia di doversi muovere con circospezione e tastando bene tutto. Bellissima la prima sosta: un clessidrone sotto degli strapiombi lavorati lisci ma anche ricchi di bubboni, e il vento che allieta la calura.. 

Parte la Ste, traverso strambo sotto gli strapiomboni e poi rampa verso la sosta su due chiodi. La gente che avevamo alle calcagna in avvicinamento si è sparpagliata sulle altre vie, tra cui Formiche Rosse. Forse meglio scendere per sentiero via.. 

Il terzo tiro presenta un bel muretto con un bel frigorifero che pare in bilico su cui salire, e poi delle manette non così manette. Ci devo pensare un pochetto, anche perchè sosta e protezioni non sono mica da via sportiva.. Raggiungo la sosta ufficiale, ma questo leccio che cresce orizzontale sul verticale mi pare una cosa scomodissima! Salgo verso quegli alberelli. 

"Eh Ste scusa se ti ho rubato un pezzo di tiro, ma almeno qui siamo più comodi!" Riparte tranquilla, verso l'alto, verso l'uscita. Dove me la trovo comodamente spaparazzata a terra a farmi sicura da seduta. Comoda lei! 

Una vietta in un luogo dove ci sentiamo a nostro agio e dalla quale usciamo sereni. Ora però dai che è tardi e minimo un'altra via dobbiamo farla! Scendiamo parlottando di cose che prendiamo troppo sul serio, ma anche ridendo, un clima disteso. Giunti alla traccia che porta alla zona del trapezio "Ste, se no vuoi che ne facciamo una qui di via?" "si dai che facciamo prima, siamo gia qua". 

E la bottiglia d'acqua lasciata poche ora fa alla base dell'altra parete? Dai che magari ci scatta la terza via! E invece no, ci scatterà la corsa in solitaria per andarla a recuperare. Un po' di indecisione se attaccare subito qui o andare al Cappuccio del Fungo: dai attacchiamo qui, poi magari si riesce a traversare per uscire dallo scudo del Cappuccio del Fungo! 

Conoscendo la parete, sò che possiamo saltare le soste ufficiali e tirare finchè c'è corda. Parto sulla Via del Porce, che non ha un attacco proprio di III grado; e ora che noto che ci mancano pure delle prese..si parte carichi! Per me l'arrampicata a Tessari è sempre di soddisfazione: tranquilli, sereni, ci si può complicare la vita, si può salire finchè c'è corda. 

Poche protezioni per evitare che la corda tiri da matti. Grazie alla A2 che scorre poco distante, non ci si sente. Un po come a Passo Sella per via delle moto, argh. Capisco che la corda è finita visto che ne sto sfruttando l'elasticità per arrivare all'albero dove sostare. "Visto Ste, ti ho fatto pure la sosta all'ombra!". 

Riparte lei, sogni di uscita sul Cappuccio del Fungo addio, siamo già troppo a sinistra. Il cielo si annuvola, qualche goccia cade. Chissà se riusciamo a fare un'altra via.. La corda finisce, io parto, tanto se non è già in sosta le mancheranno pochi metri. La raggiungo, eccola! Un'altra via? "Ho fame e sete e non voglio tornare tardi" 

Mentre facciamo su le corde (faccio su le corde) inizia a piovere bene, e la scelta di desistere da altre vie diventa obbligata anche dal meteo. Che poi dai, è andata da Dio oggi, lasciamo così. Solo che giunti all'auto mi tocca correre per andare a recuperare la bottiglia d'acqua alla base della Parete Rigata.. Voglia di trail saltami addosso..

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