domenica 8 aprile 2018

Tutto fila liscio, tranne l'inceppo: Spigolo Bianco


Dopo i due Spigoli separati, dopo la giornata di ieri (che mi chiedo come mai non sono caduto a terra ne nel pomeriggio ne alla sera..), oggi andiamo a cercarci qualcosa di tranquillo e da non tornare tardi. Eccome no.. 

Questa via l'avevo già salita a ottobre 2015: ricordavo un avvicinamento e una prima parte di discesa un po' da cercare, ma credevo che col tempo si fosse fatta una bella traccia. E invece no, e poi ci mettiamo pure del nostro, perciò..avvicinamento selvaggio coi camosci, ma almeno uscita più tranquilla. 

Partiamo male, al parcheggio degli impianti non c'è posto, tocca arrangiarsi con una stradina laterale e un piccolo spiazzo (l'unico senza divieto di sosta). La prima parte, quella che segue il sentiero è "facile" e spesso in discesa, una pacchia. Prima della frana trovo questi due bei segni rossi su due alberi vicini, come a indicare una porta: beh facile, si va di qua! 

Si sale, ripidi, debole traccia, altri segni, sempre verticali. Si sbuca sulla frana, coi camosci che ci guardano come a dire "ma voi? Che fate qui?" eh ,manco noi lo sappiamo.. E tra massoni che si muovono e ghiaina che si muove, si continua a traversare verso sud, nella speranza che il terreno migliori. La frana termina, si rientra nel "bosco", e guarda chi c'è laggiù! Un bollo rosso! Siamo usciti troppo presto dal sentiero, dovevamo continuare e uscire coi bolli rossi, non coi quei segni verticali. 

Chissà la Ste quante me ne sta tirando. Ma quale chissà, le sento tutte, "no filter". Che poi non è finita, i bolli salgono una sorta di canalone con passi di I, ripido e scomodo. Scomodo, alpinistico. Avevo letto 1h40 di avvicinamento ma mi ricordavo molto meno e non ci avevo dato peso. Invece no, ci vuole quasi questo tempo. Ecco una sorta di spigolo, che sia qui che parte? Metto il naso dall'altra parte e..no, l'avvicinamento sullo zoccolo continua! 

Ma ecco una serie di bolli su una placca appoggiata, ora si parte. E parto io. Arrampicata tranquilla, serena, piacevole, solitaria. Soste che si fanno quando finisce la corda o quasi, ampia libertà. Si segue lo spigolo, impossibile perdersi, anche se dalla S1 non abbiamo le idee chiarissime e probabilmente qualche metro di deviazione lo compiamo. 

Cordoni in loco si trovano già, ma fidarsi..son belli marci. E poi con l'abbondanza di roccia lavorata è un gioco da ragazzi metter giù qualcosa. Tutto prosegue liscio, come doveva andare in fondo. Avvicinandosi al traverso famoso inizio a preoccuparmi di a chi dei due toccherà, che non vorrei capitasse alla mia compagna di cordata che magari si emoziona. 

Perfetto, eccolo, tocca a me, come l'altra volta con Gianluca. Da lontano vedo uno spit, piacevole vista per la roccia rotta sotto i piedi, una freccia inequivocabile e poi i passi felpati, calmi, a tastare bene tutto. E lo spit, non lo vedo più. Uno più lontano con cordone, ma intanto daje con calma a salire.. Che a dir la verità, non mi sembra una tragedia questa roccia. 

Un altro tiro per la Ste, e poi c'è da fare un mini ravanamento nel bosco per giungere agli ultimi due tiri di corda. Ecco due spit per la sosta, attrezzo e recupero. Bon ragazza, vai te ora.

Beh, come descrivere ciò che accade ora.. Diciamo che il liscio di prima lascia ampio spazio a un ruvido imprevedibile, delle asperità che bloccano neuroni, neuroni che bloccano il resto del corpo. Inceppamenti. Da superare. Che si superano. C'est la vie.


Scelta opportuna della sosta poco distante, altrimenti la corda tirerebbe troppo. Posso ripartire io, a godermi quello che ricordavo un bel tiro finale, esposto in quanto qualche metro sotto i piedi la placca che si risale lascia posto all'aria. Questa è anche la placca che si vede da lontano, proprio sopra la frana. Azz, ma ho finiti i rinvii e sono a metà tiro. E mi fa pure male il ginocchio a spingerci così tanto. Proprio tutto liscio. 

Il panorama sul Lago di Garda è ampio. Nessuna cordata sulla via, soli soletti, noi e la roccia, roccia non addomesticata e ancora ruvida. Il consumo dei polpastrelli che domani si percepirà lavandosi le mani con l'acqua calda, è una di quelle sensazioni che ti fanno dire "ma fanculo le vie unte!". 

Una pausa merenda una volta fuori dalle difficoltà arrampicatorie è doverosa. Intanto per calmare fame e sete, e poi anche per placare vendette che pare si siano paventate in zona.. Meglio che non pensare e non dire che ricordo un'uscita dalla via per andare incontro al sentiero piuttosto tritanervi. 

Sarà migliorata la mia vista? Stavolta riesco a vedere e trovare tutti i bolli rossi sbiaditi sugli alberi, troviamo il passaggio caratteristico nella roccia, e in men che non si dica siamo sul sentiero. Ma che cavolo abbiamo combinato l'altra volta?! Ora basta scendere per carraia e poi forestale, e sperare di riuscire a fare tutti i giri che volevamo fare. Ce la faremo!

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