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domenica 20 maggio 2018

Feeling, velocità, serenità: Cresta del Gaino (corso A1)


Una tensione palpabile aleggia nell'aria. Lezione saltata mercoledì, e quindi suspense fino alla fine e nessuna parola di conforto. Sguardi tesi, facce preoccupate, "cosa ci aspetterà oggi?!" "ce la faremo?" "arriverò a domani?". Ma non parlo solo degli allievi, anche degli istruttori!
Con la preoccupazione dei temporali pomeridiani e dell'affollamento consueto su questo facile, panoramico e didattico itinerario, e con già 15 minuti abbondanti di ritardo, prendiamo la solita A22 in direzione nord. Prima meta la classica colazione al Cafe Centrale di Toscolano Maderno, con il mitico croissant al pistacchio: mitico che stavolta perde la "ic" e diventa solo "mito". Non ce ne sono. La giornata parte in salita.
Già un gruppo ci precede (uno dei nostri arrivato al bar prima di noi li ha sentiti), un altro è arrivato al bar poco dopo di noi: trovare posto al parcheggio per tutti è già una gran conquista! Il gruppone del Corso A1 2018 del CAI di Carpi può ora dividersi nei vari gruppetti identificati dalle cordate: oggi, purtroppo per loro, in cordata con me ci sono Alice (la Zaffi, per distinguerla dall'altra Alice) e Simone (il Brevvo, da non confondersi col bravo. Parlo di quelli di Manzoni, suvvia!). Ma poteva andargli peggio. O no?
Una volta pronti, salutiamo tutti e ci lanciamo verso la parte bassa della cresta del Monte Castello di Gaino. Cospicua chiacchierata d'obbligo durante l'avvicinamento: un bel ripasso sui segnali vocali, su eventuali messaggi di corda, sulla progressione a tiri, su quella in conserva,.. "ok ragazzi, avete capito tutto o avete domande? che non mi parlate molto" "eh per forza, te c'hai più fiato!"
Giunti all'attacco la ressa è anche meno di quella che temevo, ma ce ne è e ce ne sarà, perciò meglio darsi una mossa e partire. Impartito qualche latro rudimento, visto colleghi avventurarsi ancora più a sinistra a cercare un po' di roccia libera, prelevato il materiale dai miei compagni, apparecchiato "nuzialmente" il mio imbraco, me ne vo verso il cielo.
Ah la Cresta del Gaino, credo sia l'ottava volta che la salgo, ma è sempre un piacere. Spero riuscire a salirla tutta fino in cima, ma dubito starci coi tempi che er director Nicola ha imposto. Giorgio ci spera più di me, lui che non l'ha mai salita tutta, che oggi riuscirà nella sua impresa, e che alla fine sosterrà che "La salita più dura della mia vita".
Allo scopo di lasciarci dietro più gente possibile, ho già in mente un bel tiro lungo. Non è una corsa, non è una competizione, ci mancherebbe: è una questione di sicurezza. Più gente sopra c'è, più sassi possono smuovere e far cadere. Più resti imbottigliato, più tempo passi in parete, più è probabile prenderlo il temporale. Andale andale arriba arriba!
Giunto ormai con la corda che tira troppo per i miei gusti (e anche perchè insomma, il primo tiro è quello forse più duro, non voglio abbandonare i miei troppo giù) due spit alla mia sinistra mi chiamano come le sirene di Ulisse: in questa odissea mi ancoro con le mie corde a una di queste sirene. Ma anche alla clessidra a fianco, che basta fare il finto acculturato lanciando a caso metafore dell'Odissea.
Non ci sentiamo, o ci sentiamo male, passo ai messaggi "via corda". E da subito si evidenzia un inaspettato e grande feeling nella cordata. Tutto fila liscio, nessuna attesa di "ma cosa faccio, salgo?", recupero tranquillamente i miei mentre pare di essere in via Ceccarini a Riccione: Alfredo arriva sotto di me, Giorgio sale lassù, altri voci si odono come al mercato rionale. Gente che passa sopra, sotto, attraverso corde, come nella miglior tradizione del Gaino.
Riparto, di nuovo l'ottica di un lunghissimo tiro. Frena puledro, non fare l'asino, evita le varianti difficili e sali sul facile che se no li vai ad impiccare sulle difficoltà e non si godono la salita. Ok, troviamo un compromesso: salgo qualche muretto ma non ci piazzo protezioni così sceglieranno loro cosa fare. D'altronde sul primo tiro sono saliti bene..
Tiro lungo, lungo praticamente come tutta la corda. In mezzo a un muretto, con gli occhi che hanno già adocchiato quella zona rocciosa lavorata do ve sostare..la corda finisce. Giù un paio di metri e "god bless clessidres", ma che belle che siete! La vista è sempre bella: un bel cielo azzurro sgombro, il verde delle montagne e il blu del cielo. Un sole cocente ma ogni tanto un po' di venticello..
Di nuovo non ci sentiamo, ma o son bravo a spiegare, o qualche istruttore in basso sta dando qualche dritta ai miei, o i miei sono svegli. Tolta la prima, le altre due sono molto probabili! Li recupero, con questi due tiri lunghi che ci hanno concesso un po' di margine su chi ci segue o su chi abbiamo superato. Velocità: in montagna a volte fa rima con sicurezza (e Omero si rivolta nella tomba con questo ossimoro poetico).
Lassù il muretto col dulferino "Bene ora facciamo così: ci saranno 30m da camminare, poi si arrampica di nuovo. Quando la corda finisce partite, io però vedrò di far sosta prima che voi ricominciate ad arrampicare". Calcoli perfetti, tratto di bosco in cui passo Giorgio, e arrampicata che ricomincia più seriamente. Cerco di capire quanto salire per non esagerare, esagero in qualche passo non proprio di III (mollate le briglie, ma non troppo) e guarda un po' che bell'alberello dove sostare all'ombra!
"Ma cosa volete di più, vi faccio pure le soste all'ombra!". Ora però, memore delle volte passate, siccome non voglio ritrovarmi stasera con quattro maroni al posto di due, passiamo a una conserva media per continuare la progressione. Un po' di bambola per uno ai miei, e posso ripartire.

Altri corsi, altre cordate, il marasma. Un'occhiata giù e mamma mia che ingolfamento laggiù. Passo la cordata di Fabio. Ma anche su c'è traffico! Sceso alla sella della metà ufficiale vedo Federico, e poco dopo pure Nicola: ma come? Ancora qua? Eh no, come il classico Gaino impone, qualcuno si perde in discesa, e stavolta in salita: hanno attaccato più in basso del dovuto.
Evito la placca dei cancheri dell'altra volta, ma non la placcosa balena bianca, supero queste due nostre cordate. La Zaffi e il Brevvo viaggiano, raramente mi fan sentire la corda tirare, insomma mi lasciano una serenità che mi fa andare avanti bene. E sfruttiamo allora tutto ciò, che l'integrale riusciamo a farla e magari non prendere temporali!
I tratti di arrampicata sono intervallati da parecchi tratti facili o da camminare. Fuori dal bosco mi giro a guardare giù ed ecco l'arancione di Stefania e pure tanta altra gente. Un bel pilastrino non banale, il materiale ormai finito, la necessità di fare una sosta per riaverlo dai miei compagni: ma sì, saliamo a sinistra che vediamo com'è, poi a loro li recupero col gigi! "Alice, non salire questo tratto, vi metto prima in sicura appena posso!".
Un albero fa al caso mio, ciò che ne resta almeno: zero rami alti, solo radici, tutto sole. Andiamo bene dai, come orario siamo messi bene, come sicurezza siamo messi bene, voi vedo salite senza problemi. E con questi presupposti, fino in cima non ci saranno più soste.
Sì è vero, ci saranno anche poche protezioni, ma il terreno si confà: alberi e spuntoni a cui girare attorno, pendenze poco marcate, pochi tratti da arrampicare davvero. Mamma mia d ali non sono mai salito, e non salirò nemmeno oggi che è troppo duro per una cordata da corso. Non riesco a comunicare coi miei, ma ogni tanto li vedo. Ogni volta che mi hanno raggiunto in sosta avevano il sorriso, e questa è un'ottima ricompensa per un istruttore.
Raggiungo Dario e la sua cordata, "vedo la croce!" ma in realtà è ancora lontana. Adesso sento che un po' la corda me li sega i gioielli e me li sta separando ognuno in due.. Cala la velocità e tira la corda con la mano. Traversone con leggera discesa, e poi si punta dritta alla vetta, dove Davide e Gianluca sono già arrivati.
Si cammina un po', qualche passo di arrampicata, e la piramide finale che indica che manca davvero poco: alè! "Andrea manca molto, che le scarpette ormai ci stanno uccidendo!" "10 in a dir tanto, resistete!", maledetti commessi e il vostro "le scarpette vanno strette". W le mie ciabathos (ciabatte mythos), e così oltre al V+ non salgo..
Mettendo giù poche protezioni (ma quelle che servivano c'erano) riesco a giungere alla classica sosta sulla croce in breve e con pochi tiri di corda complessivi. Ma con una fame e una sete degne delle migliori sgobbate in montagna. Compattatatici in cima, lo svacco è d'obbligo, il topless pure: che caldo! Il rito del Mars di vetta/via da condividere coi mie compagni di cordata acquisisce nuovi adepti.
Gianluca è già alla birra (la sua miglior carota) quando arriva Nicola, ma anche noi vediamo di scendere alla svelta che dall'altra parte del Lago di Garda non splende il sole. E tra poco pure sopra il lago non splenderà il sole. Spiegata la bambola e fatti su gli zaini, si scende, parlottando dei motivi che hanno spinto Alice e Simone a iscriversi al corso A1, della loro passione per la montagna, delle loro esperienze. E capisco e rinnovo il feeling creato fin dall'inizio.
Il terzo tempo, il nostro terzo tempo, ha una sola parola d'ordine. Un grido, un eco, una regola, un amore: birraaaaaa! All'agriturismo terminano le nostre fatiche, gambe sotto il tavolo, bottiglia di luppolo fermentato e piatto di pasta, condito da grasse risate in compagnia delle cordate già scese e di quelle che scenderanno.

Qui altre foto.
Qui report.

domenica 8 aprile 2018

Tutto fila liscio, tranne l'inceppo: Spigolo Bianco


Dopo i due Spigoli separati, dopo la giornata di ieri (che mi chiedo come mai non sono caduto a terra ne nel pomeriggio ne alla sera..), oggi andiamo a cercarci qualcosa di tranquillo e da non tornare tardi. Eccome no.. 

Questa via l'avevo già salita a ottobre 2015: ricordavo un avvicinamento e una prima parte di discesa un po' da cercare, ma credevo che col tempo si fosse fatta una bella traccia. E invece no, e poi ci mettiamo pure del nostro, perciò..avvicinamento selvaggio coi camosci, ma almeno uscita più tranquilla. 

Partiamo male, al parcheggio degli impianti non c'è posto, tocca arrangiarsi con una stradina laterale e un piccolo spiazzo (l'unico senza divieto di sosta). La prima parte, quella che segue il sentiero è "facile" e spesso in discesa, una pacchia. Prima della frana trovo questi due bei segni rossi su due alberi vicini, come a indicare una porta: beh facile, si va di qua! 

Si sale, ripidi, debole traccia, altri segni, sempre verticali. Si sbuca sulla frana, coi camosci che ci guardano come a dire "ma voi? Che fate qui?" eh ,manco noi lo sappiamo.. E tra massoni che si muovono e ghiaina che si muove, si continua a traversare verso sud, nella speranza che il terreno migliori. La frana termina, si rientra nel "bosco", e guarda chi c'è laggiù! Un bollo rosso! Siamo usciti troppo presto dal sentiero, dovevamo continuare e uscire coi bolli rossi, non coi quei segni verticali. 

Chissà la Ste quante me ne sta tirando. Ma quale chissà, le sento tutte, "no filter". Che poi non è finita, i bolli salgono una sorta di canalone con passi di I, ripido e scomodo. Scomodo, alpinistico. Avevo letto 1h40 di avvicinamento ma mi ricordavo molto meno e non ci avevo dato peso. Invece no, ci vuole quasi questo tempo. Ecco una sorta di spigolo, che sia qui che parte? Metto il naso dall'altra parte e..no, l'avvicinamento sullo zoccolo continua! 

Ma ecco una serie di bolli su una placca appoggiata, ora si parte. E parto io. Arrampicata tranquilla, serena, piacevole, solitaria. Soste che si fanno quando finisce la corda o quasi, ampia libertà. Si segue lo spigolo, impossibile perdersi, anche se dalla S1 non abbiamo le idee chiarissime e probabilmente qualche metro di deviazione lo compiamo. 

Cordoni in loco si trovano già, ma fidarsi..son belli marci. E poi con l'abbondanza di roccia lavorata è un gioco da ragazzi metter giù qualcosa. Tutto prosegue liscio, come doveva andare in fondo. Avvicinandosi al traverso famoso inizio a preoccuparmi di a chi dei due toccherà, che non vorrei capitasse alla mia compagna di cordata che magari si emoziona. 

Perfetto, eccolo, tocca a me, come l'altra volta con Gianluca. Da lontano vedo uno spit, piacevole vista per la roccia rotta sotto i piedi, una freccia inequivocabile e poi i passi felpati, calmi, a tastare bene tutto. E lo spit, non lo vedo più. Uno più lontano con cordone, ma intanto daje con calma a salire.. Che a dir la verità, non mi sembra una tragedia questa roccia. 

Un altro tiro per la Ste, e poi c'è da fare un mini ravanamento nel bosco per giungere agli ultimi due tiri di corda. Ecco due spit per la sosta, attrezzo e recupero. Bon ragazza, vai te ora.

Beh, come descrivere ciò che accade ora.. Diciamo che il liscio di prima lascia ampio spazio a un ruvido imprevedibile, delle asperità che bloccano neuroni, neuroni che bloccano il resto del corpo. Inceppamenti. Da superare. Che si superano. C'est la vie.


Scelta opportuna della sosta poco distante, altrimenti la corda tirerebbe troppo. Posso ripartire io, a godermi quello che ricordavo un bel tiro finale, esposto in quanto qualche metro sotto i piedi la placca che si risale lascia posto all'aria. Questa è anche la placca che si vede da lontano, proprio sopra la frana. Azz, ma ho finiti i rinvii e sono a metà tiro. E mi fa pure male il ginocchio a spingerci così tanto. Proprio tutto liscio. 

Il panorama sul Lago di Garda è ampio. Nessuna cordata sulla via, soli soletti, noi e la roccia, roccia non addomesticata e ancora ruvida. Il consumo dei polpastrelli che domani si percepirà lavandosi le mani con l'acqua calda, è una di quelle sensazioni che ti fanno dire "ma fanculo le vie unte!". 

Una pausa merenda una volta fuori dalle difficoltà arrampicatorie è doverosa. Intanto per calmare fame e sete, e poi anche per placare vendette che pare si siano paventate in zona.. Meglio che non pensare e non dire che ricordo un'uscita dalla via per andare incontro al sentiero piuttosto tritanervi. 

Sarà migliorata la mia vista? Stavolta riesco a vedere e trovare tutti i bolli rossi sbiaditi sugli alberi, troviamo il passaggio caratteristico nella roccia, e in men che non si dica siamo sul sentiero. Ma che cavolo abbiamo combinato l'altra volta?! Ora basta scendere per carraia e poi forestale, e sperare di riuscire a fare tutti i giri che volevamo fare. Ce la faremo!

Qui altre foto.
Qui relazione schematica.
Qui relazione con foto.
Qui report (e integrazione alle relazioni).

sabato 20 maggio 2017

Arrampicando interrogato vista Lago: Cresta del Gaino (A1 2017)

Salvando capra e cavoli. Le previsioni meteo mi avevano fatto preoccupare parecchio: gran temporali venerdì pomeriggio e notte, e strascichi di pioggia debole sabato mattina. Per fortuna poi la perturbazione è passata prima, più veloce, e meno intensa del previsto, con previsioni meteo che al venerdì a pranzo mi hanno di molto confortato. Stare da questa parte del fosso, e con questa responsabilità.. cambi i modi di vedere le cose.

Gatti che odiano l'acqua, malati e dormiglioni. Dura opera di convincimento per spiegare a due gatti (un gattone e una gattina) che ciò che hanno salito o provato a salire a Marciaga è nettamente più duro di quello che faremo questo weekend. Il malato che il giorno prima ci conferma non venire perchè febbricitante, e così può venire Stefania. Il dormiglione che invece che dalla sveglia viene destato dalla chiamata di Stefania.

La sveglia. Le scontate lamentele sull'orario di partenza (che poi nel 2014 partimmo appena mezz'ora dopo, e solo perchè il bar alla domenica apre un'ora dopo), ma non voglio rischiare di beccare gente davanti o altri corsi (infatti nel 2014 avevamo 18 cordate davanti a noi), vorrei evitare i temporali pomeridiani (vedi 2016), e vorrei arrivare al Platano per ora di cena senza correre.

Ed eccoci alla terza uscita del Corso A1 2017 del CAI di Carpi. Soccia che impegno!

Alle 5 partiamo dal parcheggio, carichi a molla grazie al miglioramento del meteo e curiosi di vedere come potrà essere cenare e dormire in un posto dove finora abbiamo solo fatto spuntini ma..di qualità. Peccato solo AndreaGu sia rimasto a letto..ci raggiungerà al bar. Colazione da re, 2 paste, la veneziana ("ma cosa fai?! si mangia con le posate!"), latte macchiato e caffe.
Qualcuno che erroneamente mi "accusa" di conoscerle tutte le pasticcerie, senza sapere che non è certo farina del mio sacco e che io anche la colazione la farei al sacco. Ma dov'è Andrea?! Ci tocca aspettarlo a lungo, e le birre da offrire lievitano di numero. Poi eccolo che arriva, possiamo andare, affrontando quella curva stretta che "ogni anno mi dico che voglio salirla senza manovre, ma non ci riesco".
Al parcheggio solo noi, meno male. Temperatura ideale, cielo velato, condizioni ottime per affrontare una salita che di solito o ti cuoce come una zucchina alla griglia, o ti bagna come una palma nella foresta equatoriale nella stagione delle piogge.
Inizia la salita, prendo "sotto braccio" Francesca e Gioele, miei compagni di cordata di oggi per ripassare un po' ciò che ci servirà per affrontare la giornata di oggi. I segnali da scambiarsi verbalmente o in altro modo al momento della sosta e del recupero, come si progredisce, ripassare la conserva, ribattezzata "la condensa" da Ilaria. E parlando in salita, i primi fiatoni iniziano a sentirsi: li mettiamo già alla prova.
Al ghiaione ci si separa tra chi attacca la parte bassa e chi attacca la parte alta. Io, Federico, Gianluca, Roberto e Stefania si scende coi nostri, mentre Alfredo, Dario, Davide e Luca salgono. All'attacco un veloce scambio di informazioni, di materiale, le ultime cose dette mentre già arrampico, e parto per primo. Non frettoloso, ma ottimizzatore: temo la folla in parete, gli immancabili miscugli di corda di Gaino.
Salgo il più possibile per far sosta, saltando quella ufficiale e tirando verso l'alto finchè la lunghezza della corda lo consente. Ho già avvisato i miei che devono urlare come matti per farsi sentire da me! Certo che però me lo ricordavo più ruvido il Gaino: mi sa che inizia a essere un posto un po' troppo sfruttato. Ma d'altronde più didattico di questo..
Non sono un gran fan del Lago di Garda, ma devo ammettere che arrampicare su buona roccia, plaisir, vista lago, ha il suo fascino. Chiamo i miei dopo aver fatto sosta, essendo in altre cordate di amici in parete, il passaggio dei segnali verbali può esser fatto anche da loro, e così sarà.

Recupero i miei compagni, salgono svelti, ma il "duro" arriverà al momento eseguire le adeguate manovre in sosta. E infatti riesco a cogliere le facce perplesse dei due con un paio di scatti: ma in realtà sono bravi i miei, temevo solo che l'esposizione e l'ambiente potessero metterli in soggezione, e invece li vedrò abbastanza a loro agio durante l'ascesa e la discesa.
Riparto, tirello con difficoltà nettamente inferiori rispetto al primo tiro, cerco di stendere tutta la corda e così sarà. O almeno mi sembrerà dalle urla che mi arrivano, un paio di alberi per attrezzare una sosta su due punti, anche se esagerata con questi tronchi. Inizia a venirci del fisso, Gianluca mi raggiunge e Federico è appena sotto.
Tutto fila liscio, poche protezioni viste le esigue difficoltà, e ben presto giungo a fare la terza sosta: avevo avvisato i miei che sarebbero dovuti partire se finiva la corda, ma sopra di me vedo un pezzo di parete di una decina di metri che forse è meglio affrontare in modo più..prudente. Una bella sosta tra le fratte a cercare un tronco solido.
Un po' di didattica non si nega a nessuno, chiedere è lecito e rispondere è cortesia, mentre faccio ciò Gianluca ci supera e le sue corde iniziano a svolazzare al nostro fianco, così come quelle di Federico. Riparto, e allora sai che c'è? Me ne vado tutto a sinistra a esplorare l'altro lato dello spigolo della cresta. Cavolo che roccia affilata e ruvida che trovo!
Un traversino, difficoltà comparabili, e sento il mio amico Gianluca dietro una roccia chiedermi "ma dove cavolo sei finito?". Arrampico con a sinistra un bel vuoto di parecchie decine di metri, tipo Spigolo Piaz alla Torre Delago (va beh, forse un po' esagerato), poi mi tocca rientrare "in via" per forza di cose. Affrontare un bel passaggio in dulfer, e poi fare una sosta li dove sono perchè la corda è finita.
Meno male quella clessidra poco visibile e quello spuntone che posso controventare alla bruta con un nut incastrato! Chiamo i miei, che tanto tutt'oggi non mi sentiranno, vitaccia. Meno male gli amici sparsi per la parete possono fare il passaparola. Giunto il loro momento del dulfer, li vedo pure divertirsi e affrontarlo bene e disinvolti. O no?!
Si riparte, ora direi che la conserva non si scappa. Peccato solo che finita la corda, questa non viene. Aspetta, tira, il gluteo destro che inizia a patire, ma perchè non smontano e non salgono? Avevo dimenticato di dirgli che il nut in sosta..era già li, non era da recuperare!! E invece ci provano finche non mi urlano che non riescono "scusate, lasciatelo li, non è mio!".
Finalmente posso ripartire, mi aspetta il tratto di cresta che con sali scendi porta alla sella della metà, dalla quale si può scendere e dalla quale siamo scesi l'anno scorso. Era meglio fare conserva media qui, accidenti se tira la corta, mi calo quasi a peso morto nei tratti di discesa, sia io che Federico. Cerco di evitare sovrapposizioni di corda, ma riuscirci mettendo giu qualche protezione non è facile, e infatti..
Supero la sella, proseguo (il cielo pare tranquillo, dai che possiamo tentare l'integrale se anche il tempo dell'orologio lo consente) e vengo avvisato da Federico che non c'è piu quello spit tanto utile visto il tratto delicato. Ma ormai son salito, e non trovo modo di fare sosta. Il passo in effetti è delicato: facciamo che io passo, ma loro passeranno solo se assicurati!
Avanti tutta, verso la placcona bianca su cui camminare senza nemmeno una mano, e poi sotto alla variante di V. La guardo, mi garberebbe, ma non credo i miei compagni sarebbero d'accordo, perciò sgattaiola a destra verso il camminamento. Camminamento duro alla morte, vacca quanto tira la corda. Appena dopo la svolta osservo altra roccia invitante a sinistra ma..andiamo a fare sosta su quella pianta, così i miei salgono tranquilli il passo delicato.

Famona, mangio panino mentre li aspetto. Sento che il passaggino, sopratutto per le gambe non lunghissime di Francesca, li impegna, e sento che pure sulla placca si fanno dare consigli da chi è li. Avanti, eccoli arrivare e "ora però ci fai mangiare" "ma certo! mangio anche io", mentre rispondo a mille domande..
Si riparte, dopo aver osservato che comunque alla mia destra pare esserci tanto bosco per poter scendere verso il sentiero. Ma dopo poco, la corda è troppo dura da tirare.. Basta, se andiamo avanti facciamo conserva media, se no qui muoio di fatica. Sosto su un alberello a una mini sella con veduta sui nuvoloni che si stano formando a nord ovest.. No buono..
Recupero ed eccoli. Facciamo due conti: Gianluca e Roberto sono sicuro scenderanno, Federico lo sento che ostia perchè i suoi due non riescono a salire la variante. Noi in conserva siamo o lenti. Sono le 13 e tra un paio d'ore sarebbero previsti i possibili temporali. "Ragazzi, io scenderei, perchè beccarmi un altro temporale anche quest'anno non mi va". Non ho bisogno di convincerli, sono già d'accordo.

Peccato, mi spiace, ma d'altronde non possiamo nemmeno far aspettare gli altri che han fatto una metà al parcheggio. Ne approfittiamo magari per fare della didattica qui, e domani arrampichiamo come se non ci fosse un domani. E infatti le domande partono a fiotti, per fortuna in un qualche modo riesco a cavarmela. Anche quando mi chiedono "Ma siccome siamo in piastrina, se ci fosse necessità di calarci, come fai?".

Oh però, devo pensarci.. Prusik con cordino sulle corde di cordata, moschettone, cordino alla sosta con mezzo barcaiolo con asola e controasola (cordino di alleggerimento mi pare si dica), perno sul gigi per allentare le corde, corde in mezzo barcaiolo con asola e controasola, sciolgo il cordino di alleggerimento, sciolgo asola e controasola sulle corde di cordata, e ora vi calo sul mezzo. Moc fadiga!

Due ragazzi in slego ci superano e mi dicono che poco piu su c'è una via di fuga, altrimenti da qui dovremmo scendere scomodamente.. Ok allora, ripartiamo! O meglio riparto. Altra arrampicata, sali sali, roccia bella e vedo Gianluca e Roberto laggiu. Sento una cordata lassu. 45m saliti, ma non vedo vie di fuga, e a vedere come continua la montagna..non mi pare ce ne siano vicine.
Che cazz, questo cielo non mi piace, si alza il vento. Amen. Disarrampico. Ecco, tra fare free solo o scendere disarrampicando senza sapere come si comporteranno i miei due compagni, non so cosa sia peggio. Per fortuna capiscono che devono recuperare senza tirarmi giù. Qualche bel passaggio e inizio a vederli, fiuuuu.
Li calo un tratto, poi camminiamo fino alla piazzola della sosta precedente dove abbiamo picnicato, ma anche qui non vedo chiare e sicure vie di fuga. Federico ci passa a fianco e prosegue verso la cima. Abbiamo ancora le scarpette, torno indietro per vedere se si riesce a scendere bene ma dopo un po' ritrovo una paretina che "ho fatto sosta, venite da me che poi vi calo che è meglio", e io disarrampicherò.
Bon dai, da qui si scende direi. Cambio pneumatici, e con calma si può andare, ora che il cielo pare pure meno cattivo ma..verso il lago non è limpido. Bosco un po' scosceso, ma non mi aspettavo diverso. Certo, non siamo sulla traccia della sella di metà ma più in alto, perciò ci si inventa dove andare e si va a naso. A naso e lingua viste le chiacchiere che si fanno e gli interrogatori che subisco: povero me! (Scherzo Francesca).
La quantità di sassi e pietre aumenta ora che ci avviciniamo al ghiaione, ed ecco il sentiero chiaro. Chiaro, si fa per dire. Ma le scivolate sono già tante, i sassi smossi, Francesca che "io muoio adesso" e Gioele che scivola e si rialza orgoglioso "no no niente". Finchè lei cerca pure di attentare alla vita del "Capo Supremo", che deve saltare prima con la gamba a monte e poi quella a valle per evitare l'amputazione di entrambe le caviglie da parte di un massone smosso da lei!

Ma quanto siamo saliti?! Ghiaione infinito, ma finalmente ecco la traccia di stamani, e poi con più tranquillità andiamo verso l'agriturismo, assetati e affamati. Il cielo si è pure sistemato, ma il Pizzocollo ha sempre il cappello.
Spaparazzati al tavolo a bere e cercare di mangiare qualcosa, con due cagnoloni che giocano allegramente, noi che si ride e si scherza e si aspettano Alfredo e Federico. Spiaggiati e polleggiati come non mai, spostandosi lentamente verso il sole dove qualcuno schiaccia pure un pisolino: dura la vita dell'alpinista eh?!
Come noi che dopo la salita ora ci riposiamo, pure i cagnoloni dopo i giochi si accasciano al suolo. Arrivati gli ultimi, un'altra mezzoretta e poi meglio partire, che quei matti del Platano ci aspettano. Doccia, pisolino tentato e poi noccioline, frizzantino, e il matto del paese che ci intrattiene, ma ben presto arriviamo quasi alla molestia..

Una cenetta buona anche se non abbondante (va beh, non faccio testo, io che ho sempre fame e sono un pozzo senza fondo), la tavolata ben divisa con la "zona del disagio" (vegetariani e celiaci), e i due gatti che si rivelano tigri. Ma d'altronde al paragone "io e l'arrampicata siamo come un gatto e l'acqua" già gli avevo risposto "le tigri sono ottime nuotatrici!".

Qui altre foto.
Qui domani.