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lunedì 2 aprile 2018

Due Spigoli, ma separati: Spigolo del Vento e Spigolo Nascosto

Si cerca una giornata plaisir, si avrà una giornata..imprevista. Cosa certa è il voler evitare la bolgia che le vacanze di Pasqua avranno portato in zona Arco, perciò San Paolo assolutamente no! Santa Massenza è distante, ci sono quei due spigoli che io non ancora salito (Stefania quello nascosto sì), e allora andiamo. No la via "Due Spigoli" eh!

Freddino al parcheggio, ma migliorerà: suderemo di caldo, per poi tornare ad avere freddo. Intanto partiamo maluccio: chissà che ho mangiato ieri sera, che mi rende "difficoltosa" l'espulsione delle scorie. Difficoltosa nel senso "troppo facile". Una bella sudata in avvicinamento, un errore che ci porta troppo avanti, e dopo aver risalito la scalinata eccoci all'attacco. 

Bestia quanto fango per terra, non evitabile. Parto io, e i primi passi sono un po' da studiare: pensavo più facile! Superato il boulderino iniziale, il proseguo in placca è quasi tutto davanti a me. 

Dalla sosta osservo il secondo tiro: mo vacca che placca! E il primo chiodino è ad almeno 5m, senza possibilità di friends o altro in mezzo.. Stefania che aveva esordito con un "a me le placche non fanno paura" si rimangia tutto con un "ma vai pure te". Beh la capisco, non è proprio una via plaisir con queste difficoltà e protezioni (R2?). 

Il terzo tiro era già mio date le difficoltà previste. Però boh, entrambi lo troviamo più facile del secondo. Il sole ormai scalda bene, una goduria. Un po di vento che ti fa sentire in parete davvero, il Lago di Santa Massenza..dai bel posto! Peccato la quantità di gente che abbiamo sotto e di fianco.. 

Si riprende anche lei, e si mangia il quarto tiro: decisamente felice di esserci portati dietro un po' di friends (anche se per un'incomprensione il mitico rosso taglia 1 è rimasto in auto..). Che soddisfazione mettere dentro il blu numero 3! Una timida foto di via, e si scende per andare a fare anche lo Spigolo Nascosto. 

Si scende..si prova. Segui la traccia, trova mille tracce, scendi perchè sembra logico. Ometti sparsi.. Ometti che finiscono, di la sembra troppo ripido e non pestato, di la è la giungla. E torna su, tanto su, sudore in queste braghe lunghe che vorrebbero esser corte. Ecco un bel sentiero, lo seguiamo. Sì ma quanto ci allontaniamo, quanto stiamo puntando a nord?! Ma alla fine ecco il cavo, ecco la scala, è corretto. 

Assetati grazie al fatto che abbiamo solo una bottiglia in due (inutile dire chi ha lo zaino leggero) tocca scendere fino in paese, quasi fino all'auto, e poi risalire di nuovo dove siamo passati stamani. Almeno non si sbaglia.. All'attacco del pilastro nel bosco dello Spigolo Nascosto. 

Faccio partire Stefania che deve recuperare. Dopo un muretto non la vedo più, ma la corda scorre, scorre.. Beh ma che placcone dopo il muretto! Però voglio muovermi, esser svelto, che se no stasera per il traffico si arriva  a casa a mezzanotte. 

Trasferimento nel bosco, di nuovo alla base dello spigolo, e con questa bella scusa de "le tue corde ormai sono sopra, vai tu" la faccio ripartire. Patatrac. La smemorella (ok, non abbiamo la relazione a dirla tutta) sale troppo senza deviare a destra dall'altra parte dello spigolo quando serve e così si ritrova su del marciotto non disarrampicabile. Sosta su albero. 

Salgo verso di lei, ma prima di raggiugnerla vado sulla via giusta fino alla vera S2. Ricongiungersi non è semplicissimo ma siamo ganzi e ce la facciamo. Esser finita a cacarsi sotto su del marcio l'ha un po' destabilizzata, normale. Tocca spronarla abbondantemente per farla ripartire per il terzo tiro. E lei di vendetta, mi farà poi finire tutta la via a me. 

Ormai siamo all'ombra da un po' e si sente. Lassù varie cordate che paiono pure lente, ma forse abbiamo ancora una quantità di metri da salire tale per non intralciarci. I tiri successivi scorrono, sogno quel placcone esposto che vedo al sole, invidio chi ci sta arrampicando, io che qui ho freddo! 

Arrivo alla penultima sosta rattristato dal fatto che ormai il sole me lo scordo: anche il placcone è all'ombra.. Discreta esposizione in questi metri, e anche nei prossimi, fino a uscire comodamente sul bosco che si riprende la proprietà della parete. 

Soli soletti ce la polleggiamo in tranquillità, a bere quel poco che è rimasto e a sbranare la torta che mi ha dato la mia sorellina. Ora almeno la discesa è più chiara, oltre che conosciuta. Partiti per primi sullo Spigolo del Vento, e usciti per primi. Partiti per ultimi per lo Spigolo Nascosto e usciti per ultimi. Perfetti. Sosta al bar e si riparte per casa con un "beh quando troviamo traffico cerchiamo una piazzola, dormiamo un po' e aspettiamo passi". Ci fermeremo molto presto..

Qui altre foto.
Qui relazione dello Spigolo del Vento.
Qui report dello Spigolo del Vento.
Qui relazione dello Spigolo Nascosto.
Qui report dello Spigolo Nascosto.

sabato 30 settembre 2017

I'm not like a bird: Baldo Groaz al Pian della Paia..volando

Dove va esser una spensierata giornata di arrampicata con due amici conosciuti da poco, e invece..

Dopo la bella giornata passata insieme allo Spigolo del Pollice delSassolungo, finalmente riusciamo a combinare una nuova giornata insieme io, Cristina e Flavio. Archiviati i sogni di una dolomitca, il meteo ci consente "solo" una visitina ad Arco, ma visto che è più importante la compagnia della meta, va benissimo. 

Ci infiliamo direttamente nel parcheggio del crossodromo (speriamo non ci siano gare oggi..) e il cielo è piuttosto cupo, ma che ce frega, la temperatura è ottima e la parete già la di fronte. Beh, circa, dobbiamo prima scorrere verso sud per un po', e una volta in prossimità di un frutteto, eccola bene in vista. Ben in vista gli strapiombi di Big Bang, e di conseguenza facilmente individuabile il diedro Manolo. La nostra via invece corre un po' in mezzo all'erba a cercare i punti più deboli. Speriamo non troppa erba! 

Porco cane questi orobici se pedalano, faccio quasi fatica a stargli dietro! Dentro il bosco, con il paretone che ogni tanto riappare per darci qualche punto di riferimento. Già, perchè trovare l'attacco non sarebbe semplice, con tutti questi ometti e sentierini, e col fatto che tante vie corrono una vicina all'altra. 

E infatti arriviamo contro alla base della parete, circa dove dovrebbe essere l'attacco (in realtà ci dovrebbe essere una rampetta sfasciumosa da rislaire), e troviamo degli spit che salgono. Va beh, non sembra impossibile come difficoltà, proviamo. Alla morra cinese vinco io, la mia forbice sulla carta di Flavio dice che parto io. Maledetta morra cinese. 

Letto da varie parti che la roccia non è proprio eccezionale, ogni passo viene dosato con delicatezza, ogni appoggio valutato e gli appigli si cerca di non tirarli. Alla ricerca degli spit e della roccia più sana, ondeggio a destra e sinistra, interrogandomi su dove stia salendo. Ma va beh, la troveremo più su la via vera.

Recupero i miei due compagni di oggi, e riparto, seguendo ancora gli spit. E qui si inizia con tratti di sentiero e fogliame, ma me l'aspettavo. Salto una sosta per cercare di salire il più possibile, e la roccia si fa sempre più delicata, ma nulla di preoccupante: pare di essere in montagna. Azz, mi si urla che mancano pochi metri.. Dai ancora un pochetto, ed ecco una radice con vecchio cordino: beh, integriamo con un friend va la! 

Riparto di nuovo, la continuità del tiro iniziale è un lontano ricordo. Roccia delicata ma salibile, sporco sparso e tratti da camminare: insomma uno zoccolo, dopo migliorerà! Un bel cordone su un albero mi fa pensare che forse osa sì che siamo sulla Baldo Groaz, che abbiamo cannato avvicinamento salendo i primi tiri di qualcos'altro, ma meglio così. 

Mi raggiungono Flavio e Cristina, non proprio entusiasti di come sia diventata la via, e per far prima vanno avanti loro: tanto il prossimo tiro è quasi un trasferimento alla base del camino col pilastro staccato. Beh, quasi, un po' di arrampicata alla fine per poter giungere ai chiodi di sosta alla base del camino c'è, eccome se c'è. 

Salgo io: già prima ero rimasto "stregato" dalle linee di vie che si diramavano verso sinistra, e ora alla base del camino è impossibile non notare tutto il giallone arancione a sinistra. Roba da bimbi grandi, e io sono un pupetto.

Bon dai, ora le cose si fanno serie, il camino offre difficoltà e passi atletici: ancora qualche tiro per me, poi lascerò passare avanti Flavio. Salgo i primi facili metri, ed ecco lassù un chiodo: parte la salita in spaccata, rinvio nel chiodo. Flavio mi suggerisce di metterne uno lungo, e c'ha ragione: sostituisco e riparto. Qualche metro in spaccata..ma ora? 

Devo passare tutto a sinistra, blocchi in leggero strapiombo ma sulla sinistra una parete quasi liscia. Prova, cerca mani, ma c'è poco. Torna a spaccare, ma non si sale. Provo e riprovo qualche volta, ma nulla. Va beh dai, c'è da farsi coraggio, il passo deve esser questo. cerca il meglio che si può per le mani, il piede sinistro su un accenno di appoggio, stacca il destro dalla parete e inizia a spostare il peso tutto a sinistra per portare il piede destro lì.

Sposta, sposta il baricentro, ma il piede sinistro diminuisce la superficie di contatto con la roccia, l'aderenza.. Il piede scivola, le mani non tengono, e..volo.

A differenza della caduta sulla Verte, non c'è tempo di pensare. Tutto troppo veloce, tutto troppo doloroso e adrenalinico. Riprendo possesso della realtà solo una volta fermo, un metro sopra la sosta. Ho capito che stavo volando all'inizio, ma poi il buio: ora ritrovo la luce, ma..che luce sarà?

Cosa mi son rotto?! Mi muovo?! Merda che male.. Fa vedere, riesco ad "alzarmi", a ricompormi, ma che male la gamba destra, e la mano destra. Oddio, la mano destra, che cazzo ci fa la base del medio fuori dalla sua sede?! E le altre due falangi all'insu tirate in modo innaturale da tendini spaesati?! In un impeto d'istinto, di adrenalina, ma anche di senno (ragiono sul fato che se lo tengo così, patisco le pene dell'inferno a ogni soffio di vento), avvicino la mano sinistra alla destra, indice e medio della sinistra sul palmo della destra, e il pollice sinistro a spingere la base del dito medio destro. Insomma me lo rimetto a posto da solo, spingo dentro la sua base naturale il dito che era "scappato". Se ci ripenso mi viene il vomito.

Sistemato questo: la gamba, che male. Sento voci preoccupate intorno a me, quel "no, ancora no, no" che mi fa subito dispiacere enormemente per Cristina, che a distanza di un mese rivive una brutta esperienza. Cazzo questa non volevo fargliela. Calma e gesso (come continuerà a ripetere Flavio nelle prossime ore) adesso, cosa fare. Calma e gesso.

Devo riprendere fiato. Il cuore non lo sento a mille, ma una certa nausea aleggia in me. "Ragazzi, fatemi venire in sosta che voglio sedermi, zioccan che male!". Una volta appurato che riesco a muovermi, la decisione è già chiara: ci si cala. Mi si conferma ciò che ho avuto l'occasione di osservare in altre situazioni di pericolo o di difficile gestione: ho un bel po' di sangue freddo. Oppure sono parecchio sciocco, chissà.

Seguiranno ore di manovre, di ritrovo delle soste precedenti, di attenti controlli di ogni nodo che viene eseguito. Il mars rotola rovinosamente verso basso quando mi svuotano lo zaino alla ricerca dei cordini d'abbandono: il mars che si perde nel vuoto, oggi ci sta. Io vengo calato, gli altri due scendono in corda doppia. L'umore, la lucidità, saranno però sempre buone, come si addice a ritirate del genere.

Abbandonare la prima sosta richiede già un districarsi tra corde e cordini e moschettoni per abbandonare meno materiale possibile e recuperare la sosta, non far casino con tutto quello che gira, slegarsi, rigelarsi, ecc. Calma e gesso, il mood del bergamasco. Si cala prima Cristina, poi vengo calato io: peccato ci sia da camminare un pezzettino. La gamba destra non si piega, ma almeno mi regge. Ziobo che male.. La mano destra non la uso, troppo male.

Verifica la sosta, sistema qualcosina, poi Flavio ci raggiunge. Altro giro altro regalo. "Flavio calami piano mi raccomando!" e tengo ben stretta con la mano buona la corda che tesa parte verso l'alto.. Cristina la vedo calma, per fortuna, non posso far altro che scusarmi con lei quando mi chiede come sto. I tempi sono lunghi, ma nemmeno lunghissimi. Alla sosta a spit è però ora di avvisare a casa con un messaggio vocale, visto che poi c'è da capire come tornare a casa io e la macchina: non posso guidare così..

"Dai, un altra doppia a siamo alla base" "Esatto, poi inizia la parte divertente: devo scendere in questo stato in mezzo a quel ghiaione a blocchi anche giganti!" vabbeh oh, siamo qua, già è bello poterlo raccontare e scendere sulle proprie gambe. Eccoci alla base, vorrei sdraiarmi ma accidenti alla pendenza: comodità zero!

Mi faccio pochi problemi a chiedere "ragazzi, lo zaino me lo potete portare giù voi che vorrei scendere il più leggero possibile per non affaticare le botte?", gli eroi poi si sa che fine fanno se no.. E loro gentilissimi si fanno subito carico del fagotto. Intanto mettersi calzini e scarpe non è comodo per un cazzo. Tantochè devo farmi aiutare. Madonna, quanto mi toccherà star fermo? E la mano che danni avrà subito? Non sono un medico, non penso di essermela rimessa in sede correttamente da solo..

Tocca alla chiamata a casa per far sentire la mia voce, e sdrammatizzare con una risata. No no, il pantalone non voglio toglierlo, non voglio vedere la botta sulla coscia che poi prendo impressione. Via, in cammino, in modalità culo a terra e slittino sul fogliame all'inizio. Per fortuna le cose vanno meglio del previsto, del temuto. Sostituendo quando possibile la gamba destra col braccio sinistro, e sbilanciandomi tutto a sinistra, riesco a superare i gradini più alti.

Qualche pausa a riprendere fiato. Merda la mano, se ripenso alla lussazione mi viene il vomito. Ma una cosa del genere l'ho già vista in qualche film.. Non ricordo bene quale però.. Domani sera mi verrà in mente, Arma Letale, Mel Gibson e la spalla lussata per togliersi la camicia di forza: che poi si rimette a posto da solo..

E quando le cose possono andar male.. A scendere sbagliamo traccia, scendiamo troppo, tocca risalire e traversare verso sinistra faccia a monte. Finalmente sulla strada, Flavio corre a prendere la macchina. Ma finchè si tratta di camminare sul pari con una gamba immobilizzata, riesco senza impazzire. Flavio ci viene incontro, si sale al volo e si scheggi verso il bar. 

Al parcheggio del bar delle Placche Zebrate, è giunto il momento di vedere il danno alla zampa. Madonna che botta, e quanto è gonfia già.. La grattata è poca, ma che botta. E mi sa che devo pure ringraziare le scarpe da avvicinamento attaccate dietro il culo e non infilate nello zaino, se no l'osso sacro ne avrebbe presa una anche lei. Bar, birra, panino, ghiaccio, e..riflessioni.

Poteva andare peggio. Ok, poteva anche non andare, ma poteva andare peggio. Son caduto su un tratto verticale, ma subito sotto era pieno di spuntoni, blocchi di roccia, ottimi posti per rimbalzare come in un flipper dove però la pallina è ben più molle e offendibile che gli ostacoli. Ora vediamo i controlli, le visite, la convalescenza, il riposo, il recupero come andranno.

Primo volo personale, spero l'ultimo. Grazie ai compagni di scalata per l'assistenza e il conforto. E da qui in avanti, zaino sempre sulla schiena e scarpe legate dietro al culo! Segno che, se mi riprendo, penso di tornarci ad arrampicare.. Cristina e Flavio, vi devo una salita!

Qui altre foto.

sabato 25 marzo 2017

Placche a Bastoni, Strapiombi da Leoni: via Helena

Dopo tante gioie su neve e ghiaccio in Appennino, questo giorno doveva arrivare: tornare su roccia. A dir la verità ne avevo anche voglia: zaino leggero, sveglie più tardi, protezioni meno aleatorie, temperature ben più gradevoli. Già domenica scorsa avrei rimesso le scarpette volentieri, ma Stefania aveva fame di neve, e come non accontentarla con pure l'apertura diuna (breve) variante di uscita a un itinerario classico?
Oggi invece, roccia sia: tra l'altro che nuova acquolina me l'ha messa Manolo ieri sera, che con le sue immagini e parole mi ha richiamato a una visione della vita che in parte condivido a pieno. Sono con Giorgio, che consiglia il buon vecchio Arco: zona che io continuo a conoscere molto meno di quello che dovrei. Una serie di vie papabili a San Paolo (sole e vie corte, visto che abbiamo il coprifuoco), e dopo anche il consiglio di Nicola, si parte per la via Helena.
Via ben al di sopra del mio grado: quel VI, ma anche già V+ lo vedo un miraggio. Speriamo solo che sia azzerabile e protetta bene, se no temo già un nuovo bis stile Piccola Piramide. Si parte presto visto il coprifuoco, e date le gradevoli temperature fin dalla prima mattina, questa si rivela una scelta azzeccata. Alle 7:45 il mio amico ha già le scarpette sulla roccia.
E già i primi passi lasciano presagire che non sarà una passeggiata. Un po' di unto, una prima protezione lontana, po' di strapiombo. Almeno al momento siamo soli: non lo resteremo a lungo, ma riusciremo sempre a esser quelli davanti: e la cosa è un vero sollievo, nessuno che ti tira in testa roba, e te che puoi salire con tranquillità. Esce pure il sole a illuminare questa roccia variopinta. Giorgio sale, lo vedo tentennare su passaggi che da sotto non paiono così duri: oggi mi sa che usciamo a orecchie basse! Sol che usciamo.
Secondo tiro, e tocca a me. E c'è della placca. E di V+. VdM. Devo imparare a partire senza guardare il grado che mi aspetta, farmi informare solo su lunghezza del tiro e sosta che mi aspetta. La relazione testuale che abbiamo unisce due tiri di quelli descritti sugli schizzi, ne vengono fuori 45m di patimenti e godimenti. Un'azzerata brutale nella prima parte, poi basta: ma quel passo in traverso dove tocca scendere leggermente mi impegna non poco.. Chiappe strette, vari tentativi, poi la chiave di volta: ma se spostassi prima il piede sinistro? E le difficoltà si risolvono subito.
Terzo tiro, il chiave: sulla carta come difficoltà coincide con altri due che farò io, ma quelli saranno in strapiombo, tutt'altra minestra. Parte Giorgio, sereno, da basso non sembra nemmeno ripida quella placca spaventosa. E invece, seppur non ripida, è levigata come una lavagna: una volta che vedo anche lui azzerare, mi dico "oh cacchio". Finita la placca, il resto della salita è ben più serena. Mentre stò per arrivargli in sosta, lo sento distintamente dirmi "Oh però il prossimo tiro, non ti invidio per un cazzo. Oppure sì".

Mentre il mio amico saliva, arriva un elicottero del soccorso. Poco prima un'ambulanza a sirene spiegate. Cala due persone vicino alla strada di accesso alle pareti, se ne va, torna poco dopo e cala un operatore con la barella. Torna via, rimanendo poco distante in hovering. Poi però si allontana, atterra in un campo piuttosto lontano. Spegne le pale. Non si sentono ambulanze ripartire a sirene spiegate. Un film già visto. O è andata benissimo (ma difficile che non trasportino lo stesso via il ferito visto che tanto ormai l'elicottero è già qui) o malissimo. Sono situazioni che ti riportano alla realtà, ti aprono davanti agli occhi quello che comunque già sapevi: che è un'attività pericolosa. Mi si "inumidiscono" gli occhi. Forse un sesto senso su un altro incidente che sta accadendo in questi stessi istanti.
Arrivo dal mio amico, mi tocca il traverso strapiombante che è piaciuto pure a Nicola: il fatto che gli sia piaciuto, lui che ha il grado, mi fa paura. "Gio, dimmi lunghezza ma non voglio sapere il grado" "Tanto quello lo sai già, comunque sono 20m". Mi spoglio, mi tolgo la maglietta intima a maniche lunghe rimanendo solo in maglietta leggera: ci sarà da sudare.
Parto, traverso inizialmente facile, non si vedono molte protezioni ma in realtà ci sono. Si vede bene quanto spancia però. Come si dice? Chiuso flash a vista: e son soddisfazioni! Non son certo bravo ad arrampicare e quindi non mi vanto e non posso farlo, ma qui godo come un riccio. Belle prese per le mani, piedi che spingono e addominali che lavorano: chiappe strette ma non per la paura, quanto per necessità motorie. Piegato a rana per stendere le braccia mentre rinvio, continuo il traverso, ringrazio i boulder della Totem, abbraccio la lama di un vascone e mi isso sulla sosta. Beh, già fatto?!
Sosta espostissima, mi sbilancio per vedere il mio amico mentre sale e fargli qualche foto. Riparte lui ora, per la stupenda placconata a clessidre, sale comodamente come una lucertola al sole: mi mancava il tepore della palla infuocata sulla roccia, anche se..che sudate su certi passaggi oggi!
Ora mi si presenta davanti un bel diedro stretto stretto, e poi il muro bianco duro. No, il muro bianco è sul tiro dopo, ho visto male. Del mio tiro, solo il diedro offre qualche difficoltà, ma il resto è un traverso facile facile per portarsi sotto la direttiva del tiro finale. Diedro divertente, dove "danzo" dentro la fessura con un piede sopra l'altro in alternanza, veloce per fare poca fatica.
Ed eccoci all'ultimo tiro, e la mente vola alla Piccola Piramide: no eh, da qui calarsi sarebbe davvero dura! Parte il Giorgio, tranquillo ma armato fino ai denti: la classica diatriba "ah a te sono toccati i tiri più belli" viene utilizzata da entrambi, gelosi e lusinghieri l'uno verso l'altro. Ma uffa, speravo farlo io questo tiro, non so perchè. E infatti.
Il mio amico arrivato al tratto duro, dopo metà tiro, incespica un po': qualche resting, un paio di voli (avvisati eh, non improvvisi), il tentativo fallito di una staffa sullo spit. Rivedo la Piccola Piramide, sento il rumore dei moschettoni degli imbraghi delle cordate che ci seguono. No eh.. Il mio amico ormai si è cotto le braccia, rien ne va plus. "Andre, vieni a provare te?" "E certo, non c'è scelta", mi faccio coraggio stavolta.
Giorgio lo reputo bravo come me ad arrampicare, se non di più (e infatti sul terzo tiro è stato molto più bravo di me): se non passa lui, la vedo dura farcela io. Lo raggiungo, rinforziamo la sosta, e parto per questo passo strapiombante. Un po' meno flash del quarto tiro, ma salgo che è una bellezza: probabilmente meno cotto e ghisato del mio amico, e con la "fortuna" di trovare meglio le prese buone, riesco a portarci fuori dalla via, non dopo qualche altro passo interessante.
Ed eccoci alla fine della via, ognuno bastonato a suo modo, chi dalla placca, chi dallo strapiombo. E vabbeh, chissene frega, l'importante è divertirsi e portare a casa la pelle! E le articolazioni, e i muscoli, ecc ecc. Ci spiaggiamo in "cima", prima di mettere a posto il materiale e toglierci le scarpette cui non eravamo abituati da un po'. Via divertente, e che apre la stagione in ottimo modo!
Discesa a chiacchiere su già i prossimi sogni, con una sete e una fame che La Lanterna placherà in modo ottimale: oddio, mi mangerei una forma intera di formaggio e berrei un fusto intero di birra, ma meglio che mi tengo un po' per stasera suvvia! Che poi, il rientro, non sarà per nulla piacevole..sigh.

Qui altre foto.
Qui e qui report.
Relazioni a bizzeffe su web.

domenica 16 ottobre 2016

Lasciamo il buio alla notte: La Bellezza della Venere

“Ragazzi mi raccomando, la sera prima di uscita a letto presto per esser freschi eh?!” e chi avrà il coraggio di dirlo ai prossimi corsi? Ok che mia mamma mi ha sempre detto “Fate quel che dico, non fate quel che faccio”, però.. Il sabato di riposo si è trasformato in un triathlon dei poverini, ieri sera il concerto di Morgan canta Bowie e poi fino alle 3 a ballare, sudato da matti prendo pure freddo, a letto alle 4e30 e sveglia alle 6: guidato fino ad Arco e..ora se rampega!

Siccome siamo freschi, scegliamo una via facile dal punto di vista tecnico, ma per Stefania molto difficile dal punto di vista psicologico: La Bellezza della Venere, una delle creazioni più facili di Grill, e per questo anche affollata, come oggi. Ma almeno al sole e quindi probabilmente asciutta dopo gli acquazzoni di venerdì e le pioggerelle di ieri.
Al parcheggio si pensava di essere nei tempi giusti, e invece già lo si trova affollato, con un corso del CAI di Padova che parte diretto verso la nostra stessa parete: fino all’ultimo speriamo non vadano sulla nostra stessa via e invece..vabbeh. Alla base di Mercurio Serpeggiante troviamo Dario e Eros, e sulla via da noi prescelta sta salendo Federico con sotto Mattia e Tommaso: com’è piccolo il mondo!
Esaurita la fila delle tre cordate davanti a noi, parto io con altre due cordate che aspettano. Salgo abbastanza svelto, poche foto che oggi è meglio pedalare per una serie di motivi: non trovarsi nel traffico, evitare i sassi di chi hai sopra (più gente sopra = più sassi che fanno base jump), voglia di finire presto per svaccarsi al sole a dormire.
Già a S1 mi spoglio rimanendo in maglietta: i pantaloni ahimè non si possono cambiare, mi ci scioglierò all’interno. Oggi purtroppo si canta poco per via del mal di gola (fai fai il giovane la notte!), Stefania viaggia su L2 e cerco comunque di rallegrarle la salita con le mie dote canore, seguito dal simpatico Davide che poi si alleerà con la mia amica contro di me. Come al solito.
Su L3, da S3, mi rendo conto di quanta gente ci segua: ci saranno 15 persone sotto di noi, e contando le 8 sopra..scappiamo! Ma L4 per Stefania ha un certo significato, e non posso certo metterle pressione proprio qui. Con Federico in sosta, Mattia e Tommaso che salgono, Davide davanti, anche Stefania parte arrampicandosi sul povero Paolo.
Provo a dare sfogo alla mia ugola di piombo, ma dopo due perentori “Taci!” desisto e anche la mia gola ringrazia. Ecco la mia amica che sale, traversa, e poi nella zona clou. Non tentenna più del “solito”, qualche passo da correggere, io ben attento, e lei che sale. Sale. Sale. Sale. Sosta. Giornata di successo! Scogli che si superano, e invidia personale (il mio scoglio..chissà quando verrà).
Raggiungo Stefania in sosta mentre Davide continua a dirmi “beh Andrea perché non canti ora?!” e preso dalla sfida inizio col mio repertorio migliore. Peggiore per chi mi ascolta. Ora la via è tutta in discesa, nonostante sulla carta non lo sia. Su L5 un bel fessurone dopo una blanda passeggiata, almeno siamo riusciti a “seminare” chi ci stà dietro.
Per Stefania ultimo tiro, con un sole accecante e un bel traverso in leggera salita a raggiungere i nostri amici in sosta. Ora lei viaggia in sicurezza, col sorriso e con tensioni ben più basse della partenza: oddio, in realtà in macchina all’andata se l’è dormita tutto il tempo..non pareva così tesa!
Ultimo tiro per me, una partenza da mettersi bene se no sbandieri e ti butti in fuori come uno sciocco, poi si sale bene fino a una sosta che non si vede: da essa, vedrò spuntare la mia amica all’improvviso come se “ma da dove arrivi?!”.
Eccoci fuori, relativamente presto pure, ma meglio così. Il Mars oggi è meritatissimo, e ce lo dividiamo di gusto mentre ormai si scherza e ride, nervi stesi e sonno che ancora è soppresso dall’adrenalina. Una discesa a parlare delle sensazioni provate, complimenti a Stefania. Complimenti che poi devo ritrattare quando sbaglia sentiero di discesa, finendo in direzione Dro invece che parcheggio..

Sistemata la mia piccola casa ambulante, tentiamo l’attesa di Dario e Eros, ma fatta una certa ora io e la mia amica partiamo per birra e panino e insalata al bar Placche Zebrate. Un gelato e un caffe (ma ne servirebbero 10), e si torna in pianura con la voglia di ritornare già ad arrampica il prossimo weekend.

Qui altre foto.
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