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domenica 25 marzo 2018

Tetti e placche: via Selene a San Paolo


È giunto il tempo di tornare ad arrampicare. Porco cane, ma fosse in condizione qualche salita su neve e ghiaccio, e non esposta a pericolo valanghe! E vabbeh, andiamo su roccia, andiamo all'ipermarket di Arco. Ma a fare cosa? Parliamoci chiaro, sono (siamo?) scarsi, dei brocchi, e ormai le vie fattibili iniziano a scarseggiare. Diventa dura trovare una via.. 
Selene: bellissimo nome (una "e" in meno e sarebbe ancor più gradito a Giorgio), nome delicato, non quanto la nostra arrampicata però. Colazione lunga, vestizione lunga: le previsioni sono mutate, e il sole promesso è in ritardo. Fa freddo, porco cane, non sono venuto a far roccia per patire freddo! Ma quando altre macchine iniziano ad arrivare alla Lanterna non si può più cincischiare, è tempo di andare.
In breve all'attacco: le membra si sono scaldate, le mani no. Parte Giorgio. Il grado scelto della via mi fa titubare alquanto, ma vedere da terra due bei anelloni ravvicinati nel tratto chiave del tiro, mi fa sperare che poi il grado obbligatorio sia ben minore: mica sempre. Va il mio amico, e sul traverso suda, ma suda di più dopo, quando non c'è nulla per azzerare: lui mica azzera, io vorrei!
Madonna se partiamo male.. Che fatica e che azzerate per superare questo tiro. Non voglio sapere cosa mi aspetta, ma la relazione devo guardarla per capirci qualcosa, e quel "VI" appare. va beh, al massimo mungerò. E invece, guarda te, cercando di pensare il meno possibile, supero di slancio (sbuffando eh) le varie difficoltà. Riacquisisco fiducia in me stesso, forse riusciamo a chiuderla la via! Anello fuori dal diedro, ma mi pare strana la sosta con un punto solo. Continuo, salgo, verso destra come indica la freccia, ma..boh, forse la sosta è davvero quella. Disarrampico, azz.
Finora eravamo solo noi (e te credo, con sto freddo!), ma ora un'altra cordata ci segue e un'altra sembra alla base. Parte Giorgio, non segue a destra ma va a sinistra come lo schizzo della guida. E invece Grill era meglio, dovevo proseguire dov'ero e avrei trovato la sosta poco più su. Il mio amico si complica la vita a voler percorrere un traverso su placca quando bastava stare più bassi mezzo metro. Poi quando non lo vedo più..non si muove più. Ma che fa? Sbuffa però.. Oh madonna, che cavolo c'è la dietro?! Un altro placcone duro, non azzerabile: bisognerebbe essere alti 2m oppure dare una spallata sx esagerata per uscirne senza "cagare la romella".
Madonna se abbiamo ripreso ad andare male.. Va beh, vediamo questo diedro come si comporta. Inizio a traversare e poi salire: non banale ma salgo disinvolto, dai che è fatta! Poi la sorpresa, non presenta sullo schizzo della guida (ma su Grill si): un bel placcone in traverso. Beh quel cordone servirà ad azzerare dai. No. Ti permette di mettere il rinvio, poi son cazzi tuoi. Mi metto in "longe", ci penso, ci provo, vacca se è dura. Provo basso, poi capisco c'è da stare alti. Metto due rinvii contrapposti che qui ci caccio il volo di sicuro.
Dico due stronzate al mio amico, per smorzare la tensione, poi una voce da sotto "Vai Andrea!!!" "Ma chi è?! "Natalia", ecco li, esco per lo scarso che sono "Tu non stai vedendo nulla!". Bon devo prendere coraggio e superare questo passaggio, o stiamo qui. Finalmente leggo bene dove andare con mani e piedi, caricando quello sputacchio di concrezione bene col piede. Due passi al cardiopalma, la mano va la, il piede sul terrazzino, fatta. Alè! "Giorgio! Ce l'hai il pannolone di ricambio, che mi son cacato sotto!"
Riparte Giorgio, prova la fessura direttamente, ma poi si dice "ma a destra è più facile, che sono scemo? vado di la!". Spettacolare il traverso successivo, sopra le nostre teste, bello esposto e di aderenza, ed infine la sosta, su una panda di roccia arancione che sembra solo appoggiata li: meno male i piedi sono su essa ma gli ancoraggi sulla parete. Poco bello quel manettone che è tutto crepato alla base..
E ora tre tette! Come in Atto diForza! Ma che tette, sono tetti. Dai, in strapiombo non me la cavo male, dai che ce la faccio. traversone esposto, senza protezioni, una breve risalita, e poi il boulder. Strapiombone inclinato, una bella fessura su cui tirarsi un po su, ma poi le mani dove vanno? C'è solo placca! Come tirare su i piedi fino all'altezza del mio petto mi resta un mistero. Tallonare? Se se, azzerare e via su. (C'era da passare tutto a destra..). Solo che non è finita. Seguono tetti e movimenti di aggiramento di uno spigolo tutti belli fisici, che mi fanno arrivare in sosta con le braccia che tremano..urca! E son scarso anche in strapiombo..uehhhhh!
Coi VI abbiamo finito però! Ormai si scambiano battute con Andrea, in cordata con Natalia, di quelle che si fanno solo tra maschi.. E Giorgio sale sul settimo tiro, un simil Tessari per tutti i buconi, fessure, orecchie della parete. Non che sia un III grado, ma è un divertimento questo. Distende la mente dopo le cacate sotto precedenti.
Ultimo tiro, tocca a me. Vacca boia quanto è in alto quel cordone e quanto penzola nel vuoto.. Tutta un'illusione. Sono appena 30m di tiro. Vado spedito, difficoltà blande ma roba mica troppo solida e poche protezioni. Ultimo strapiombo ed infine fuori.
Beh dai, come prima uscita nemmeno malissimo su. Da metà in poi è pure uscito il sole a scaldarci! Ora però scendo a cambiarmi il pannolone che ho sporcato per superare la placca finale del quarto tiro..

Qui altre foto
Qui e qui report
Qui al guida
Qui la relazione.

domenica 11 febbraio 2018

Weekend di gelidi ripieghi: Sabina

Quei weekend che iniziano male: tante aspettative, e poi la telefonata a poche ore dalla partenza "non ci sono le condizioni, si rimanda". Rimedio il sabato con un "giretto" in bici da corsa, prendendo un freddo bestia. Arriva così la domenica plaisir, su roccia, si spera al calduccio. Invece fa freddo, e la testa per altre preoccupazioni non c'è.
Ho lasciato tutto nelle mani di Stefania e Francesca (oddio, quasi come qui): visto il sabato che mi doveva aspettare, era giusto gli accordi fossero questi. Destinazione Arco, Cado Inverno. Breve storia triste: metto il primo rinvio, e poi mi calo. Eh niente, partenza nel bosco, fredda, duretta pure, non mi fido, la testa non va. Bastoni sui denti e sul morale.
Slittiamo verso Sabina, che io e Stefania abbiamo già salito in momenti diversi, ma Francesca no, ed è a due passi. Cambio della cordata, parte la Ste: arrampicata meno sportiva, ma più plaisir, e con un sole che inizia a scaldare. Va beh, il morale non proprio altissimo, ma si sale.
Sul secondo tiro la capocordata ha qualche tentennamento: con 10-15cm in più non avrebbe problemi ad arrivare alla manetta e passerebbe senza colpo ferire. Il suo titubare mi risconforta, poi passa, sale agile fino alla seconda sosta. Si torna a ridere e scherzare (in realtà non si è mai smesso del tutto).
Tocca a Francesca ora, così in sosta posso starmene più tranquillo senza il Boeing B-52 Stratofortress a bombardarmi di domande sul perchè la malga si chiama malga o cose simili. Pace, serenità, silenzio, e le cazziate di Stefania. Via originale ovviamente, niente varianti di VI.
Dal freddo cengione ombreggiato, si riparte ma tenendo al sinistra dove la roccia sembra ben più sana: e così la nostra piccola amica scompare presto alla nostra vista per poi riapparire lassù e dopo poco l'invitante e confortante "molla tutto!". E ancora non ha cacciato il nuovo friend in qualche fessura..
Ultimi due tiri, e tocca a me. Vediamo il bastone della partenza di Caldo Inverno se si è messo un po' a posto o se invece mi farà penare e dubitare della mia carriera arrampicatoria. Una bela placconata varia, da leggere, ma nemmeno tanto visto che qua e la dei cordini ci sono già (speriamo ancora buoni, perchè alcuni non sono assolutamente integrabili). Un bel traversone su roccia colorata ma debole, e l'anello di sosta è servito.
Bon, siamo al passo chiave, la partenza con lo strapiombo: ora si vede se un po' di testa è tornata sul collo o se è ancora tra le nuvole. Cerca di qua, prova di la, daimo la manetta giusta è questa, c'è solo da fare un passo un po' boulderoso..eccomi fuori: gioie. Meno gioie e più caga la distanza della prossima protezione, un po' lunghetta (ma non critico, cacchi miei se non metto giù altro). Ultimi metri verticali ma ben ammanigliati, divertenti, e l'arrivo sulla cengia rossa.
All'ombra, di nuovo, ziocca che freddo. Tra ieri e oggi mica tanto bello: osservo il tiro aggiuntivo sulla sinistra, non ci penso nemmeno a provarci, freddo come deve essere tutto in ombra. Arrivano le mie compagne, tampinate da un'altra cordata.
Messe le scarpe, si corre verso destra (faccia a monte) su un'esposta cengia, ancora legati per l'occasione, io trascinato come un sacco di patate da chi sta avanti ed evidentemente è già comodo, comoda, comode. Discesa alpinistica, ripida, ben attrezzata dove serve ma..che placche scivolose!
E ora che tutto sembra essersi risollevato, il messaggio che mi aspettavo ma al quale non sarei comunque stato preparato. Triste conclusione di un weekend non troppo allegro.

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sabato 1 aprile 2017

Il pesce d'Aprile alla fine: Artemis a Padaro

Oggi è il primo aprile, la giornata degli scherzi, e accidenti a lui se non ci fa lo scherzo alla fine. Voglia di arrampicare tanta, di prendere sole pure, di divertirsi e appagarsi sempre: dopo una serie di proposte forse troppo esagerate, di opta per Padaro, col quale ho avuto un solo incontro nella mia vita, e piuttosto traumatico.


Partiamo presto che tanto viste le temperature si sta bene, e così minimizziamo il pericolo di avere gente sulla testa o presto attaccato al retro. Già dal "parcheggio" la vista su questa parete è angosciante: strapiombi e giallo in ogni dove, che intuizione e fortuna aver trovato delle linee salibili dagli umani. Alle 8:30 possiamo già attaccare. Oggi saliamo pure con uno zaino solo, e seppur ciò mi faccia sentire meno protetto (la schiena è scoperta), di certo ti fa sentire più libero! Altro che Lines..
Parte Giorgio ovviamente, ultimamente spetta a lui il primo tiro: oggi ancor di più siccome con una veloce occhiata alla relazione mi pare aver capito che i tiri più belli sono quelli pari, hihi. Piazza subito un confortante nut, siccome la partenza gli pare mica tanto easy: un bel V di simil placca, che a metà finisce al sole e..goduria.
Sostiamo, con sopra di noi dei maestosi tetti che ti fan sentire piccino piccino. Parto io, per una facile arrampicata, ma delicata dati i sassi smossi, che poi passa su una pancia placcosa che un po' sudare mi fa: ma è una placca parecchio lavorata dallo stilicidio dei mostri sopra, le scarpe fanno grip. Una bella sosta sotto un corridoio longitudinale scavato per metri, dal quale immagino debba ammirarsi una bell'alba.
Riparte il mio amico, intanto sentiamo voci sotto di gente alle calcagna. Un facile ma esposto traverso a scorrere questo corridoio, che però poi si chiude e obbliga a passi esposti e poco protetti in leggera discesa. Ma la sosta è poco lontana. Prima di ripartire ammiro i colori e verticalità che stanno alla mia destra.
Quarto tiro, forse il più bello. Dalla sosta ti guardi intorno e dici "mah, e dove si va?", ma si sa che c'è da salire dritto per dritto. Un bel passo atletico per infilarsi in un camino, ma non è finita, la "lotta" alla ricerca delle buone prese e dell'aderenza di piede non finisce presto. Ma finisce vittoriosa, per me e per la roccia, che non si squassa certo al mio passaggio (speriamo!).
Esco dal camino, ed ecco la lama: accidenti che lama! Uno scudo di metri, staccato dalla parete e piuttosto affilato nella parte sommitale, dove dovrò sostare. Discesa delicata, traversino, e si risale questo lamone che vorrei spigolare per centinaia di metri: che figata e che esposizione, altro che placche!
Giorgio mi raggiunge, anche il prossimo tiro non è per nulla male, peccato che il mio amico cincischi nell'andare troppo a sinistra, per poi tornare indietro per proteggersi su un laccio da scarpe infilato in una clessidrina "mi ricorda qualcosa dibrutto questo veh" "Gio taci va la, e vai su!". Un bel fessurone da prendere a due mani e che porta a muoversi in dulfer, arrampicata che mi piace (finchè riesco a salire..). Intanto mi raggiunge in sosta Flavio, ragazzo conosciuto alla Tour Ronde e rivisto al primo tentativo al Pisgana, e amico su Facebook.
Ritocca a me, per il secondo tiro più bello della via, champagne! Roccia delicata e verticale, nessuna presa netta quanto piuttosto delle canne rettangolari, segno che questo tratto di parete non gode di solidità estrema. Canticchio a sprazzi, quando non stringo le chiappe posso dare sfogo all'allegria tramite l'ugola. Un bel passo per traversare, e poi la roccia torna compatta, il che vuol dire aderenza e mani forti. Un'altra bella sosta esposta, e la vista di un bel tiro a seguire.
Infatti anche il mio amico si becca un bel traverso su placca, per fortuna ben ammanigliato, con quell'orecchia che si vede fin da basso e risulta preziosa per potersi muovere verso destra. Beh, con un passaggino al pepe.. Si torna a salire ben dritti, su terreno ben più facile, fino alla penultima sosta. E madonna che tetto.

E tocca a me. Mi ricorda la partenza di Lacrime di Madonna (nemmeno tentata in quanto Stefania domenica scorsa è stata piuttosto chiara sulla sua educata e poco volgare espressione nel comunicarmi che lei di lì non sarebbe salita). La relazione di Grill lo dà di VI: finora mi sono toccati solo dei VI- oggi, ma son salito bene, questa differenza non sarà abissale. E invece..
Flavio e Mauro ci seguono ormai a ruota, ma educatamente senza accavallarci sulle corde: dei signori sempre più rari in parete. Parto, salgo sul gradino naturale, e cerco con le mani della roba buona, siccome i piedi sono poi nel vuoto. Ma non trovo nulla. Una bella mano per la sinistra, ma un piede sx troppo aperto, e un destro molto basso. La mano destra? Bah: per andare vicino alla sx mi sbilancio e piego troppo, forse in presa rovescia (e infatti Flavio la fa così) ma boh.

Provo e riprovo, sali e scendi, con tutti e tre che mi incitano. Io che ero così contento di non aver fatto tutto pulito fino ad adesso, che potesse esser la giornata buona per la purezza, e invece.. Dopo vani tentativi, dopo aver provato pure ad azzerare, Mauro tira fuori una staffa e me la passa: oggi non solo A0, addirittura A1. Sigh.
Certo che oh, anche in A1, in strapiombo e col prossimo anello lontano, mica banale! Vorrei vedermi, prono in posizione angelo con la gamba all'indietro e spalmato col busto sulla roccia, a cercare delle buone mano che non trovo. Ma VI un cavalo, e anche in A0 e A1 non ti semplifichi molto la vita! Riesco a issarmi, scomodo, sbilanciato verso l'esterno "lasciala lì la staffa mi raccomando!".
Il traverso ascendente successivo è tutta un altra storia: non facile di certo, esposto e non poco, fisico (che cotta mi son dato sul primo passo, ma mi son ripreso), ma fattibile. Solo delicato verso l'uscita, dove anche la relazione avvisa di "attenzione al blocco!", io avrei usato il plurale. E arrivo in sosta, attrezzando un secondo punto. E in riserva di parolacce con tutte quelle che ho tirato la sotto.

Parte Giorgio, brillante, tiro la corda come un matto, metto pure su il paranchino veloce per aiutare. Supera le difficoltà anche lui con la staffa, poi il resto più agevole lo fa giungere da me. E ovviamente mi dice "Flavio l'ha superato in libera, e dice che il VI ci sta" e te pareva: son scarso, altra conferma. Flavio poi l'ha superato con la mano destra in presa rovescia, tirando poi su il piede oltre la mano: insomma un passo che non mi viene manco in palestra!
Aspettiamo i due bergamaschi che non tardano ad arrivare, il bello dell'andare in montagna e condividere la stessa passione è anche quello che in parete si fa amicizia presto. Si parla della via di oggi, di quella di ieri, di quella di domani: sognare non costa nulla ne in Emilia, ne in Lombardia. Mars di via comunque meritato.
Via per le calate in doppia, quelle spettacolari, Che Giorgio e Flavio conoscono, io e Mauro no, e ovviamente ci lasciano per ultimi a scendere. La prima di 20m poco nel vuoto. Una passeggiata in traverso e poi in discesa alpinistica (no place for falesisti), un altra doppia dove il pericolo è la roba che si muove, e poi la famosa doppia di Padaro.
Quasi 50m, di cui i primi verticali e poi i seguenti nel vuoto, con la parete distante non poche decine di centimetri, ma qualche metro. Si rotea, la sensazione di vomito, quel giro in più al Machard davvero prezioso, il freno rovente e..adrenalina che dopo la salita si è sfamata anche in discesa. Un salto per arrivare sull'avancorpo ( e con tutta questa corda fuori, serve davvero poca spinta), ed è fatta. Video. Solo tocca scappare presto vista la sassaiola che cade dall'alto, dalla discesa di altri arrampicatori.

La giornata termina come si deve: con un buon terzo tempo a mangiare e bere, in compagnia dei nuovi amici (ri)trovati in parete, ancora a parlare delle vie di oggi, ieri e domani, e a rendersi conto che per certe dinamiche tutto il mondo è paese. Peccato solo la giornata mi sia funestata dalla morte di un "professore di vita": ma d'altronde se c'è una cosa certa nella vita, quella è proprio la morte.

Qui altre foto.
Qui report.
Video della doppia.

sabato 25 marzo 2017

Placche a Bastoni, Strapiombi da Leoni: via Helena

Dopo tante gioie su neve e ghiaccio in Appennino, questo giorno doveva arrivare: tornare su roccia. A dir la verità ne avevo anche voglia: zaino leggero, sveglie più tardi, protezioni meno aleatorie, temperature ben più gradevoli. Già domenica scorsa avrei rimesso le scarpette volentieri, ma Stefania aveva fame di neve, e come non accontentarla con pure l'apertura diuna (breve) variante di uscita a un itinerario classico?
Oggi invece, roccia sia: tra l'altro che nuova acquolina me l'ha messa Manolo ieri sera, che con le sue immagini e parole mi ha richiamato a una visione della vita che in parte condivido a pieno. Sono con Giorgio, che consiglia il buon vecchio Arco: zona che io continuo a conoscere molto meno di quello che dovrei. Una serie di vie papabili a San Paolo (sole e vie corte, visto che abbiamo il coprifuoco), e dopo anche il consiglio di Nicola, si parte per la via Helena.
Via ben al di sopra del mio grado: quel VI, ma anche già V+ lo vedo un miraggio. Speriamo solo che sia azzerabile e protetta bene, se no temo già un nuovo bis stile Piccola Piramide. Si parte presto visto il coprifuoco, e date le gradevoli temperature fin dalla prima mattina, questa si rivela una scelta azzeccata. Alle 7:45 il mio amico ha già le scarpette sulla roccia.
E già i primi passi lasciano presagire che non sarà una passeggiata. Un po' di unto, una prima protezione lontana, po' di strapiombo. Almeno al momento siamo soli: non lo resteremo a lungo, ma riusciremo sempre a esser quelli davanti: e la cosa è un vero sollievo, nessuno che ti tira in testa roba, e te che puoi salire con tranquillità. Esce pure il sole a illuminare questa roccia variopinta. Giorgio sale, lo vedo tentennare su passaggi che da sotto non paiono così duri: oggi mi sa che usciamo a orecchie basse! Sol che usciamo.
Secondo tiro, e tocca a me. E c'è della placca. E di V+. VdM. Devo imparare a partire senza guardare il grado che mi aspetta, farmi informare solo su lunghezza del tiro e sosta che mi aspetta. La relazione testuale che abbiamo unisce due tiri di quelli descritti sugli schizzi, ne vengono fuori 45m di patimenti e godimenti. Un'azzerata brutale nella prima parte, poi basta: ma quel passo in traverso dove tocca scendere leggermente mi impegna non poco.. Chiappe strette, vari tentativi, poi la chiave di volta: ma se spostassi prima il piede sinistro? E le difficoltà si risolvono subito.
Terzo tiro, il chiave: sulla carta come difficoltà coincide con altri due che farò io, ma quelli saranno in strapiombo, tutt'altra minestra. Parte Giorgio, sereno, da basso non sembra nemmeno ripida quella placca spaventosa. E invece, seppur non ripida, è levigata come una lavagna: una volta che vedo anche lui azzerare, mi dico "oh cacchio". Finita la placca, il resto della salita è ben più serena. Mentre stò per arrivargli in sosta, lo sento distintamente dirmi "Oh però il prossimo tiro, non ti invidio per un cazzo. Oppure sì".

Mentre il mio amico saliva, arriva un elicottero del soccorso. Poco prima un'ambulanza a sirene spiegate. Cala due persone vicino alla strada di accesso alle pareti, se ne va, torna poco dopo e cala un operatore con la barella. Torna via, rimanendo poco distante in hovering. Poi però si allontana, atterra in un campo piuttosto lontano. Spegne le pale. Non si sentono ambulanze ripartire a sirene spiegate. Un film già visto. O è andata benissimo (ma difficile che non trasportino lo stesso via il ferito visto che tanto ormai l'elicottero è già qui) o malissimo. Sono situazioni che ti riportano alla realtà, ti aprono davanti agli occhi quello che comunque già sapevi: che è un'attività pericolosa. Mi si "inumidiscono" gli occhi. Forse un sesto senso su un altro incidente che sta accadendo in questi stessi istanti.
Arrivo dal mio amico, mi tocca il traverso strapiombante che è piaciuto pure a Nicola: il fatto che gli sia piaciuto, lui che ha il grado, mi fa paura. "Gio, dimmi lunghezza ma non voglio sapere il grado" "Tanto quello lo sai già, comunque sono 20m". Mi spoglio, mi tolgo la maglietta intima a maniche lunghe rimanendo solo in maglietta leggera: ci sarà da sudare.
Parto, traverso inizialmente facile, non si vedono molte protezioni ma in realtà ci sono. Si vede bene quanto spancia però. Come si dice? Chiuso flash a vista: e son soddisfazioni! Non son certo bravo ad arrampicare e quindi non mi vanto e non posso farlo, ma qui godo come un riccio. Belle prese per le mani, piedi che spingono e addominali che lavorano: chiappe strette ma non per la paura, quanto per necessità motorie. Piegato a rana per stendere le braccia mentre rinvio, continuo il traverso, ringrazio i boulder della Totem, abbraccio la lama di un vascone e mi isso sulla sosta. Beh, già fatto?!
Sosta espostissima, mi sbilancio per vedere il mio amico mentre sale e fargli qualche foto. Riparte lui ora, per la stupenda placconata a clessidre, sale comodamente come una lucertola al sole: mi mancava il tepore della palla infuocata sulla roccia, anche se..che sudate su certi passaggi oggi!
Ora mi si presenta davanti un bel diedro stretto stretto, e poi il muro bianco duro. No, il muro bianco è sul tiro dopo, ho visto male. Del mio tiro, solo il diedro offre qualche difficoltà, ma il resto è un traverso facile facile per portarsi sotto la direttiva del tiro finale. Diedro divertente, dove "danzo" dentro la fessura con un piede sopra l'altro in alternanza, veloce per fare poca fatica.
Ed eccoci all'ultimo tiro, e la mente vola alla Piccola Piramide: no eh, da qui calarsi sarebbe davvero dura! Parte il Giorgio, tranquillo ma armato fino ai denti: la classica diatriba "ah a te sono toccati i tiri più belli" viene utilizzata da entrambi, gelosi e lusinghieri l'uno verso l'altro. Ma uffa, speravo farlo io questo tiro, non so perchè. E infatti.
Il mio amico arrivato al tratto duro, dopo metà tiro, incespica un po': qualche resting, un paio di voli (avvisati eh, non improvvisi), il tentativo fallito di una staffa sullo spit. Rivedo la Piccola Piramide, sento il rumore dei moschettoni degli imbraghi delle cordate che ci seguono. No eh.. Il mio amico ormai si è cotto le braccia, rien ne va plus. "Andre, vieni a provare te?" "E certo, non c'è scelta", mi faccio coraggio stavolta.
Giorgio lo reputo bravo come me ad arrampicare, se non di più (e infatti sul terzo tiro è stato molto più bravo di me): se non passa lui, la vedo dura farcela io. Lo raggiungo, rinforziamo la sosta, e parto per questo passo strapiombante. Un po' meno flash del quarto tiro, ma salgo che è una bellezza: probabilmente meno cotto e ghisato del mio amico, e con la "fortuna" di trovare meglio le prese buone, riesco a portarci fuori dalla via, non dopo qualche altro passo interessante.
Ed eccoci alla fine della via, ognuno bastonato a suo modo, chi dalla placca, chi dallo strapiombo. E vabbeh, chissene frega, l'importante è divertirsi e portare a casa la pelle! E le articolazioni, e i muscoli, ecc ecc. Ci spiaggiamo in "cima", prima di mettere a posto il materiale e toglierci le scarpette cui non eravamo abituati da un po'. Via divertente, e che apre la stagione in ottimo modo!
Discesa a chiacchiere su già i prossimi sogni, con una sete e una fame che La Lanterna placherà in modo ottimale: oddio, mi mangerei una forma intera di formaggio e berrei un fusto intero di birra, ma meglio che mi tengo un po' per stasera suvvia! Che poi, il rientro, non sarà per nulla piacevole..sigh.

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