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domenica 8 dicembre 2019

Ma perché ogni volta che ci vengo con te.. : Cresta del Gaino

Dopo la giornata di ieri mi sembra giusto equilibrare andando a fare qualcosa su roccia: Stefania è già carica e mi propone la buona cara e vecchia salita della Cresta del Gaino, che ormai ho salito numerose volte, e in parecchie forme (anche quelle che non si direbbe). Con lei ormai svegliarsi presto non se ne parla, ma questa volta è ragionevole prevedere un orario di attacco dove le temperature siano un po' salite e la partenza abbia concesso un po' di sonno.
Arriviamo all'attacco che siamo solo noi, uno degli avvenimenti più inusuali su itinerari così classici e facili. Facili finché non si prendono varianti.. La leggenda della cordata SGN narra che la salita integrale della cresta del Monte Gaino possa essere compiuta in 3 ore. Ma è una leggenda, che ogni volta che vengo qui continua a essere tale. Tuttavia, per dare una carota alla mia compagna, le dico che se riusciamo a salire in 3 ore e mezza le pago una cena.
E cosa non si farà per non perdere una scommessa? Dopo qualche scaramuccia con la parete prendo io il comando, cercando di salire il più possibile: dai che voglio proprio vedere se questa leggenda ha dei fondi di verità e se riesco a offrire una cena a Stefania! Ogni volta che ho salito il Gaino (almeno a memoria), non mi sono mai ritrovato al 100% su un percorso già salito: e anche oggi sarà così, magari complice il mio precoce Alzheimer.
Al terzo tiro tengo la sinistra in vista di un bel chiodone in parete, che così mi obbliga a qualche passo non proprio di III. Stefania infatti una volta che mi raggiunge in sosta mi cazzia con un "Sul gaino vedere un chiodo vuol dire che lì non si va, è una variante difficile! Cosa sei disposto a fare per non pagarmi la cena?!". Ma anche quando lei prende il comando non mi sembra che abbia tutto questo fiuto nel trovare i tratti più facili e sbrigativi.
Almeno stavolta sulla maledetta placca prima della balena bianca (dove l'altra volta presi una pettinata che non la auguro a nessuno) evito di andare a sinistra sul difficile, sgusciando a destra sul più facile: ma la balena bianca va salita, e al termine di essa sosto osservando tre signori che stanno salendo con le scarpe da avvicinamento in free solo, legandosi solo due o tre volte per 15 m per salire varianti piuttosto difficili.
È ora di iniziare a salire in conserva per minimizzare i tempi e non usare la frontale, così mi imbambolo un po' di corda a tracolla: esatto soltanto io, il mulo da soma, mentre la gattina indifesa invece nulla. Memore della cazziata di pochi minuti fa, in vista di un chiodo su un pilastro me ne guardo bene dall'andargli incontro, e passo nettamente alla sua destra su quello che pare essere una parvenza di sentiero.
Peccato che ben presto finisca nelle sterpaglie e ciò mi obblighi a dover salire su terreno ben più duro di quello dove c'era il chiodo, fino a trovare un friends incastrato (che tra l'altro Stefania toglierà con un sacco di facilità). Il tempo stringe, ma la scommessa ormai è andata: niente cena. Lascio passare avanti Stefania per poter andare esclusivamente in conserva: va bene la conserva, ma anche un po' di protezione ogni tanto..
E invece no, lei stizzita e spazientita prosegue verso l'alto approfittando solamente di spuntoni rocciosi che diventano ancoraggi naturali. Finché non siamo sulla parte di cresta finale dove mentre io all'ombra patisco freddo, lei finalmente inizia a metter giù qualcosina. La croce sembra non arrivare mai, ma almeno la raggiungiamo prima che il sole tramonti.
Ci mangiamo qualcosa alla svelta e ci cambiamo, e poi giù di corsa per raggiungere la macchina fortunatamente senza nemmeno usare luci artificiali. Certo che anche oggi come l'ultima volta "Ma perché quando vengo qua con te succede sempre qualcosa? Non va mai tutto liscio come l'olio?". Chissà, direi che per scoprirlo dobbiamo riprovarci.

Qui altre foto.

domenica 20 maggio 2018

Feeling, velocità, serenità: Cresta del Gaino (corso A1)


Una tensione palpabile aleggia nell'aria. Lezione saltata mercoledì, e quindi suspense fino alla fine e nessuna parola di conforto. Sguardi tesi, facce preoccupate, "cosa ci aspetterà oggi?!" "ce la faremo?" "arriverò a domani?". Ma non parlo solo degli allievi, anche degli istruttori!
Con la preoccupazione dei temporali pomeridiani e dell'affollamento consueto su questo facile, panoramico e didattico itinerario, e con già 15 minuti abbondanti di ritardo, prendiamo la solita A22 in direzione nord. Prima meta la classica colazione al Cafe Centrale di Toscolano Maderno, con il mitico croissant al pistacchio: mitico che stavolta perde la "ic" e diventa solo "mito". Non ce ne sono. La giornata parte in salita.
Già un gruppo ci precede (uno dei nostri arrivato al bar prima di noi li ha sentiti), un altro è arrivato al bar poco dopo di noi: trovare posto al parcheggio per tutti è già una gran conquista! Il gruppone del Corso A1 2018 del CAI di Carpi può ora dividersi nei vari gruppetti identificati dalle cordate: oggi, purtroppo per loro, in cordata con me ci sono Alice (la Zaffi, per distinguerla dall'altra Alice) e Simone (il Brevvo, da non confondersi col bravo. Parlo di quelli di Manzoni, suvvia!). Ma poteva andargli peggio. O no?
Una volta pronti, salutiamo tutti e ci lanciamo verso la parte bassa della cresta del Monte Castello di Gaino. Cospicua chiacchierata d'obbligo durante l'avvicinamento: un bel ripasso sui segnali vocali, su eventuali messaggi di corda, sulla progressione a tiri, su quella in conserva,.. "ok ragazzi, avete capito tutto o avete domande? che non mi parlate molto" "eh per forza, te c'hai più fiato!"
Giunti all'attacco la ressa è anche meno di quella che temevo, ma ce ne è e ce ne sarà, perciò meglio darsi una mossa e partire. Impartito qualche latro rudimento, visto colleghi avventurarsi ancora più a sinistra a cercare un po' di roccia libera, prelevato il materiale dai miei compagni, apparecchiato "nuzialmente" il mio imbraco, me ne vo verso il cielo.
Ah la Cresta del Gaino, credo sia l'ottava volta che la salgo, ma è sempre un piacere. Spero riuscire a salirla tutta fino in cima, ma dubito starci coi tempi che er director Nicola ha imposto. Giorgio ci spera più di me, lui che non l'ha mai salita tutta, che oggi riuscirà nella sua impresa, e che alla fine sosterrà che "La salita più dura della mia vita".
Allo scopo di lasciarci dietro più gente possibile, ho già in mente un bel tiro lungo. Non è una corsa, non è una competizione, ci mancherebbe: è una questione di sicurezza. Più gente sopra c'è, più sassi possono smuovere e far cadere. Più resti imbottigliato, più tempo passi in parete, più è probabile prenderlo il temporale. Andale andale arriba arriba!
Giunto ormai con la corda che tira troppo per i miei gusti (e anche perchè insomma, il primo tiro è quello forse più duro, non voglio abbandonare i miei troppo giù) due spit alla mia sinistra mi chiamano come le sirene di Ulisse: in questa odissea mi ancoro con le mie corde a una di queste sirene. Ma anche alla clessidra a fianco, che basta fare il finto acculturato lanciando a caso metafore dell'Odissea.
Non ci sentiamo, o ci sentiamo male, passo ai messaggi "via corda". E da subito si evidenzia un inaspettato e grande feeling nella cordata. Tutto fila liscio, nessuna attesa di "ma cosa faccio, salgo?", recupero tranquillamente i miei mentre pare di essere in via Ceccarini a Riccione: Alfredo arriva sotto di me, Giorgio sale lassù, altri voci si odono come al mercato rionale. Gente che passa sopra, sotto, attraverso corde, come nella miglior tradizione del Gaino.
Riparto, di nuovo l'ottica di un lunghissimo tiro. Frena puledro, non fare l'asino, evita le varianti difficili e sali sul facile che se no li vai ad impiccare sulle difficoltà e non si godono la salita. Ok, troviamo un compromesso: salgo qualche muretto ma non ci piazzo protezioni così sceglieranno loro cosa fare. D'altronde sul primo tiro sono saliti bene..
Tiro lungo, lungo praticamente come tutta la corda. In mezzo a un muretto, con gli occhi che hanno già adocchiato quella zona rocciosa lavorata do ve sostare..la corda finisce. Giù un paio di metri e "god bless clessidres", ma che belle che siete! La vista è sempre bella: un bel cielo azzurro sgombro, il verde delle montagne e il blu del cielo. Un sole cocente ma ogni tanto un po' di venticello..
Di nuovo non ci sentiamo, ma o son bravo a spiegare, o qualche istruttore in basso sta dando qualche dritta ai miei, o i miei sono svegli. Tolta la prima, le altre due sono molto probabili! Li recupero, con questi due tiri lunghi che ci hanno concesso un po' di margine su chi ci segue o su chi abbiamo superato. Velocità: in montagna a volte fa rima con sicurezza (e Omero si rivolta nella tomba con questo ossimoro poetico).
Lassù il muretto col dulferino "Bene ora facciamo così: ci saranno 30m da camminare, poi si arrampica di nuovo. Quando la corda finisce partite, io però vedrò di far sosta prima che voi ricominciate ad arrampicare". Calcoli perfetti, tratto di bosco in cui passo Giorgio, e arrampicata che ricomincia più seriamente. Cerco di capire quanto salire per non esagerare, esagero in qualche passo non proprio di III (mollate le briglie, ma non troppo) e guarda un po' che bell'alberello dove sostare all'ombra!
"Ma cosa volete di più, vi faccio pure le soste all'ombra!". Ora però, memore delle volte passate, siccome non voglio ritrovarmi stasera con quattro maroni al posto di due, passiamo a una conserva media per continuare la progressione. Un po' di bambola per uno ai miei, e posso ripartire.

Altri corsi, altre cordate, il marasma. Un'occhiata giù e mamma mia che ingolfamento laggiù. Passo la cordata di Fabio. Ma anche su c'è traffico! Sceso alla sella della metà ufficiale vedo Federico, e poco dopo pure Nicola: ma come? Ancora qua? Eh no, come il classico Gaino impone, qualcuno si perde in discesa, e stavolta in salita: hanno attaccato più in basso del dovuto.
Evito la placca dei cancheri dell'altra volta, ma non la placcosa balena bianca, supero queste due nostre cordate. La Zaffi e il Brevvo viaggiano, raramente mi fan sentire la corda tirare, insomma mi lasciano una serenità che mi fa andare avanti bene. E sfruttiamo allora tutto ciò, che l'integrale riusciamo a farla e magari non prendere temporali!
I tratti di arrampicata sono intervallati da parecchi tratti facili o da camminare. Fuori dal bosco mi giro a guardare giù ed ecco l'arancione di Stefania e pure tanta altra gente. Un bel pilastrino non banale, il materiale ormai finito, la necessità di fare una sosta per riaverlo dai miei compagni: ma sì, saliamo a sinistra che vediamo com'è, poi a loro li recupero col gigi! "Alice, non salire questo tratto, vi metto prima in sicura appena posso!".
Un albero fa al caso mio, ciò che ne resta almeno: zero rami alti, solo radici, tutto sole. Andiamo bene dai, come orario siamo messi bene, come sicurezza siamo messi bene, voi vedo salite senza problemi. E con questi presupposti, fino in cima non ci saranno più soste.
Sì è vero, ci saranno anche poche protezioni, ma il terreno si confà: alberi e spuntoni a cui girare attorno, pendenze poco marcate, pochi tratti da arrampicare davvero. Mamma mia d ali non sono mai salito, e non salirò nemmeno oggi che è troppo duro per una cordata da corso. Non riesco a comunicare coi miei, ma ogni tanto li vedo. Ogni volta che mi hanno raggiunto in sosta avevano il sorriso, e questa è un'ottima ricompensa per un istruttore.
Raggiungo Dario e la sua cordata, "vedo la croce!" ma in realtà è ancora lontana. Adesso sento che un po' la corda me li sega i gioielli e me li sta separando ognuno in due.. Cala la velocità e tira la corda con la mano. Traversone con leggera discesa, e poi si punta dritta alla vetta, dove Davide e Gianluca sono già arrivati.
Si cammina un po', qualche passo di arrampicata, e la piramide finale che indica che manca davvero poco: alè! "Andrea manca molto, che le scarpette ormai ci stanno uccidendo!" "10 in a dir tanto, resistete!", maledetti commessi e il vostro "le scarpette vanno strette". W le mie ciabathos (ciabatte mythos), e così oltre al V+ non salgo..
Mettendo giù poche protezioni (ma quelle che servivano c'erano) riesco a giungere alla classica sosta sulla croce in breve e con pochi tiri di corda complessivi. Ma con una fame e una sete degne delle migliori sgobbate in montagna. Compattatatici in cima, lo svacco è d'obbligo, il topless pure: che caldo! Il rito del Mars di vetta/via da condividere coi mie compagni di cordata acquisisce nuovi adepti.
Gianluca è già alla birra (la sua miglior carota) quando arriva Nicola, ma anche noi vediamo di scendere alla svelta che dall'altra parte del Lago di Garda non splende il sole. E tra poco pure sopra il lago non splenderà il sole. Spiegata la bambola e fatti su gli zaini, si scende, parlottando dei motivi che hanno spinto Alice e Simone a iscriversi al corso A1, della loro passione per la montagna, delle loro esperienze. E capisco e rinnovo il feeling creato fin dall'inizio.
Il terzo tempo, il nostro terzo tempo, ha una sola parola d'ordine. Un grido, un eco, una regola, un amore: birraaaaaa! All'agriturismo terminano le nostre fatiche, gambe sotto il tavolo, bottiglia di luppolo fermentato e piatto di pasta, condito da grasse risate in compagnia delle cordate già scese e di quelle che scenderanno.

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martedì 1 maggio 2018

Un'insolita cresta del Gaino, ma altrettanto "equina"

Quante volte ho già salito questa cresta? Una da allievo, 3 da istruttore, un altro paio di volte, ma si sale sempre volentieri. E chissà coi corsi del CAI di Carpi quante altre volte la salirò! Oggi l'inusuale occasione di salirla fuori dai corsi, anche se in preparazione alla prossima uscita del corso A1 2018! Insomma, un corso in mezzo c'è sempre..

Logistica a cura di Stefania, Roberto che a mezzanotte ci avvisa "Ci sono anch'io!", colazione al solito bar di Toscolano Maderno, quello che non fa delle paste al pistacchio, ma delle bombe al pistacchio. Con mia sorpresa al parcheggio siamo quasi da soli, io che temevo la folla! 

Dal parcheggio la cresta è già evidente, la Maestra Stefania conduce me e Roberto verso l'attacco. Carichi come muli per una big wall, in modo da poter fare il più possibile in conserva. All'attacco si odono altre voci, arriva dopo poco un solitario che gentilmente chiede se può passare e gentilmente gli rispondo "aspetta almeno che Stefania arrivi in sosta.." 

Meteo clementemente nuvoloso: si temeva la pioggia e invece saremo tranquilli e sereni tutt'oggi. La ragazza sale tranquilla procedendo a tiri, io e Roberto seguiamo facendo gli asini. Altre cordate salgono, e allora le risate diventano contagiose, così come le prese in giro "ah ma vi fate portare su da una ragazza, vita comoda la vostra" "ma trattela bene quella ragazza". Il circo in via.. 

Superati da un paio di cordate, e dopo un po' di conserva, Stefania mi lascia passare davanti. Chissà, deve avermi visto scalpitare come un cavallo ai box di partenza dell'ippodromo.. Vado! Prendo tutto il materiale possibile, conserva lunga, e..eh accidenti a me e la golosità, prendo forse dei tratti un po' impegnativi del normale, ma almeno non mettendoci protezioni per lasciarli liberi di passare dove vogliono. 

Giunto nei pressi dell'anticima prima della possibile discesa prima di affrontare la seconda metà, tocca far sosta, la corda tira troppo. Discesa (e qui avrebbe tirato da matti), e si riprende la cresta verso quella che amo chiamare la "balena bianca". E qui, casca l'asino (quello che prima era un cavallo): ohi, io mi ricordo di esser sempre passato di qua, ma in effetti III non è. Nemmeno IV. Salgo la balena, ma poi sosto sotto la variante. 

Gli accidenti che non sento arrivare dai mie due compagni di cordata.. Frasi indicibili, sarei bannato da google. Meno male quando mi raggiungono il clima si smorza e stempera e si torna a ridere allegramente tutti insieme. Stefi, ripassa avanti! 

La cresta ora diventa meno continua, con parecchio tratti da camminare. Conserva lunga che frega, nuova sosta della ragazza e ripasso davanti, visto che non capiamo bene dove siamo. Fatta tante volte, ma ammetto che in questa "zona" deve esser cambiato qualcosa. Forse un po' di vegetazione in più che non ci ha fatto trovare la strada, chissà.

Mi faccio furbo, da asino torno cavallo. Accorcio la conserva facendomi addosso un buon 20-25m di corda (comodo!). Spengo il cervello e vado avanti a testa bassa. Questa infinita cresta del Gaino.. La paura della pioggia annunciata ma che non verrà, la voglia di tornare a casa presto, traino il gruppo mettendo poche protezioni nella speranza di arrivare in cima senza fare soste.

Praticamente divento un mulo da soma. Le corde tirano (mica han colpa i miei compagni, è abbastanza normale) e segano i..quelli. E fan male a..quello. La fatica non esiste, e devo andare avanti. Evito le varianti, ci manca solo quello, e qualche barlume di memoria "tra poco dovresti trovare quel passaggio, poi quello" mi assistono nella fatica.

Ecco la vetta, ed ecco ancora la cresta da percorrere. Piegato in pausa ad aspettare che le corde smettano di tirare (magari mentre io cammino, loro arrampicano..), sospiri, ohmmm, ripartire, con calma (qualche urlaccio lo sento adesso). Poche protezioni rimaste, me le farò bastare.

In vista dell'ultimo "muro" appoggiato, butto a terra la bambola per salire qualche metro in libertà: che goduria. Che finisce presto. Ziobono che sfacchinata! In realtà ci eravamo forse illusi che non lo sarebbe stato, la mente non se lo aspettava e..patatrac. 

Croce, vetta, sosta. Recupero i due, arrivano. Poca gioia, prima c'è da riprendersi. Bere e mangiare e sdraiarsi. Ci vuole un pochetto prima di ricominciare a parlare e quasi scherzare. Eh no, non ce l'aspettavamo così! 

Uno sguardo al panorama, qualche foto di gruppo forzata, e poi discesa. Cagnetti che ci seguono, e finalmente alla macchina. Una riga di testo, ma ben più minuti di cammino. Si scende verso valle, primo bar preso d'assalto per una birra e..una pizza: vista l'ora e la fame, ci sta! tanto il traffico..siamo al Lago di Garda, l'ultimo giorno festivo diun ponte di 4..è scontato il traffico. Tola dolsa.

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sabato 20 maggio 2017

Arrampicando interrogato vista Lago: Cresta del Gaino (A1 2017)

Salvando capra e cavoli. Le previsioni meteo mi avevano fatto preoccupare parecchio: gran temporali venerdì pomeriggio e notte, e strascichi di pioggia debole sabato mattina. Per fortuna poi la perturbazione è passata prima, più veloce, e meno intensa del previsto, con previsioni meteo che al venerdì a pranzo mi hanno di molto confortato. Stare da questa parte del fosso, e con questa responsabilità.. cambi i modi di vedere le cose.

Gatti che odiano l'acqua, malati e dormiglioni. Dura opera di convincimento per spiegare a due gatti (un gattone e una gattina) che ciò che hanno salito o provato a salire a Marciaga è nettamente più duro di quello che faremo questo weekend. Il malato che il giorno prima ci conferma non venire perchè febbricitante, e così può venire Stefania. Il dormiglione che invece che dalla sveglia viene destato dalla chiamata di Stefania.

La sveglia. Le scontate lamentele sull'orario di partenza (che poi nel 2014 partimmo appena mezz'ora dopo, e solo perchè il bar alla domenica apre un'ora dopo), ma non voglio rischiare di beccare gente davanti o altri corsi (infatti nel 2014 avevamo 18 cordate davanti a noi), vorrei evitare i temporali pomeridiani (vedi 2016), e vorrei arrivare al Platano per ora di cena senza correre.

Ed eccoci alla terza uscita del Corso A1 2017 del CAI di Carpi. Soccia che impegno!

Alle 5 partiamo dal parcheggio, carichi a molla grazie al miglioramento del meteo e curiosi di vedere come potrà essere cenare e dormire in un posto dove finora abbiamo solo fatto spuntini ma..di qualità. Peccato solo AndreaGu sia rimasto a letto..ci raggiungerà al bar. Colazione da re, 2 paste, la veneziana ("ma cosa fai?! si mangia con le posate!"), latte macchiato e caffe.
Qualcuno che erroneamente mi "accusa" di conoscerle tutte le pasticcerie, senza sapere che non è certo farina del mio sacco e che io anche la colazione la farei al sacco. Ma dov'è Andrea?! Ci tocca aspettarlo a lungo, e le birre da offrire lievitano di numero. Poi eccolo che arriva, possiamo andare, affrontando quella curva stretta che "ogni anno mi dico che voglio salirla senza manovre, ma non ci riesco".
Al parcheggio solo noi, meno male. Temperatura ideale, cielo velato, condizioni ottime per affrontare una salita che di solito o ti cuoce come una zucchina alla griglia, o ti bagna come una palma nella foresta equatoriale nella stagione delle piogge.
Inizia la salita, prendo "sotto braccio" Francesca e Gioele, miei compagni di cordata di oggi per ripassare un po' ciò che ci servirà per affrontare la giornata di oggi. I segnali da scambiarsi verbalmente o in altro modo al momento della sosta e del recupero, come si progredisce, ripassare la conserva, ribattezzata "la condensa" da Ilaria. E parlando in salita, i primi fiatoni iniziano a sentirsi: li mettiamo già alla prova.
Al ghiaione ci si separa tra chi attacca la parte bassa e chi attacca la parte alta. Io, Federico, Gianluca, Roberto e Stefania si scende coi nostri, mentre Alfredo, Dario, Davide e Luca salgono. All'attacco un veloce scambio di informazioni, di materiale, le ultime cose dette mentre già arrampico, e parto per primo. Non frettoloso, ma ottimizzatore: temo la folla in parete, gli immancabili miscugli di corda di Gaino.
Salgo il più possibile per far sosta, saltando quella ufficiale e tirando verso l'alto finchè la lunghezza della corda lo consente. Ho già avvisato i miei che devono urlare come matti per farsi sentire da me! Certo che però me lo ricordavo più ruvido il Gaino: mi sa che inizia a essere un posto un po' troppo sfruttato. Ma d'altronde più didattico di questo..
Non sono un gran fan del Lago di Garda, ma devo ammettere che arrampicare su buona roccia, plaisir, vista lago, ha il suo fascino. Chiamo i miei dopo aver fatto sosta, essendo in altre cordate di amici in parete, il passaggio dei segnali verbali può esser fatto anche da loro, e così sarà.

Recupero i miei compagni, salgono svelti, ma il "duro" arriverà al momento eseguire le adeguate manovre in sosta. E infatti riesco a cogliere le facce perplesse dei due con un paio di scatti: ma in realtà sono bravi i miei, temevo solo che l'esposizione e l'ambiente potessero metterli in soggezione, e invece li vedrò abbastanza a loro agio durante l'ascesa e la discesa.
Riparto, tirello con difficoltà nettamente inferiori rispetto al primo tiro, cerco di stendere tutta la corda e così sarà. O almeno mi sembrerà dalle urla che mi arrivano, un paio di alberi per attrezzare una sosta su due punti, anche se esagerata con questi tronchi. Inizia a venirci del fisso, Gianluca mi raggiunge e Federico è appena sotto.
Tutto fila liscio, poche protezioni viste le esigue difficoltà, e ben presto giungo a fare la terza sosta: avevo avvisato i miei che sarebbero dovuti partire se finiva la corda, ma sopra di me vedo un pezzo di parete di una decina di metri che forse è meglio affrontare in modo più..prudente. Una bella sosta tra le fratte a cercare un tronco solido.
Un po' di didattica non si nega a nessuno, chiedere è lecito e rispondere è cortesia, mentre faccio ciò Gianluca ci supera e le sue corde iniziano a svolazzare al nostro fianco, così come quelle di Federico. Riparto, e allora sai che c'è? Me ne vado tutto a sinistra a esplorare l'altro lato dello spigolo della cresta. Cavolo che roccia affilata e ruvida che trovo!
Un traversino, difficoltà comparabili, e sento il mio amico Gianluca dietro una roccia chiedermi "ma dove cavolo sei finito?". Arrampico con a sinistra un bel vuoto di parecchie decine di metri, tipo Spigolo Piaz alla Torre Delago (va beh, forse un po' esagerato), poi mi tocca rientrare "in via" per forza di cose. Affrontare un bel passaggio in dulfer, e poi fare una sosta li dove sono perchè la corda è finita.
Meno male quella clessidra poco visibile e quello spuntone che posso controventare alla bruta con un nut incastrato! Chiamo i miei, che tanto tutt'oggi non mi sentiranno, vitaccia. Meno male gli amici sparsi per la parete possono fare il passaparola. Giunto il loro momento del dulfer, li vedo pure divertirsi e affrontarlo bene e disinvolti. O no?!
Si riparte, ora direi che la conserva non si scappa. Peccato solo che finita la corda, questa non viene. Aspetta, tira, il gluteo destro che inizia a patire, ma perchè non smontano e non salgono? Avevo dimenticato di dirgli che il nut in sosta..era già li, non era da recuperare!! E invece ci provano finche non mi urlano che non riescono "scusate, lasciatelo li, non è mio!".
Finalmente posso ripartire, mi aspetta il tratto di cresta che con sali scendi porta alla sella della metà, dalla quale si può scendere e dalla quale siamo scesi l'anno scorso. Era meglio fare conserva media qui, accidenti se tira la corta, mi calo quasi a peso morto nei tratti di discesa, sia io che Federico. Cerco di evitare sovrapposizioni di corda, ma riuscirci mettendo giu qualche protezione non è facile, e infatti..
Supero la sella, proseguo (il cielo pare tranquillo, dai che possiamo tentare l'integrale se anche il tempo dell'orologio lo consente) e vengo avvisato da Federico che non c'è piu quello spit tanto utile visto il tratto delicato. Ma ormai son salito, e non trovo modo di fare sosta. Il passo in effetti è delicato: facciamo che io passo, ma loro passeranno solo se assicurati!
Avanti tutta, verso la placcona bianca su cui camminare senza nemmeno una mano, e poi sotto alla variante di V. La guardo, mi garberebbe, ma non credo i miei compagni sarebbero d'accordo, perciò sgattaiola a destra verso il camminamento. Camminamento duro alla morte, vacca quanto tira la corda. Appena dopo la svolta osservo altra roccia invitante a sinistra ma..andiamo a fare sosta su quella pianta, così i miei salgono tranquilli il passo delicato.

Famona, mangio panino mentre li aspetto. Sento che il passaggino, sopratutto per le gambe non lunghissime di Francesca, li impegna, e sento che pure sulla placca si fanno dare consigli da chi è li. Avanti, eccoli arrivare e "ora però ci fai mangiare" "ma certo! mangio anche io", mentre rispondo a mille domande..
Si riparte, dopo aver osservato che comunque alla mia destra pare esserci tanto bosco per poter scendere verso il sentiero. Ma dopo poco, la corda è troppo dura da tirare.. Basta, se andiamo avanti facciamo conserva media, se no qui muoio di fatica. Sosto su un alberello a una mini sella con veduta sui nuvoloni che si stano formando a nord ovest.. No buono..
Recupero ed eccoli. Facciamo due conti: Gianluca e Roberto sono sicuro scenderanno, Federico lo sento che ostia perchè i suoi due non riescono a salire la variante. Noi in conserva siamo o lenti. Sono le 13 e tra un paio d'ore sarebbero previsti i possibili temporali. "Ragazzi, io scenderei, perchè beccarmi un altro temporale anche quest'anno non mi va". Non ho bisogno di convincerli, sono già d'accordo.

Peccato, mi spiace, ma d'altronde non possiamo nemmeno far aspettare gli altri che han fatto una metà al parcheggio. Ne approfittiamo magari per fare della didattica qui, e domani arrampichiamo come se non ci fosse un domani. E infatti le domande partono a fiotti, per fortuna in un qualche modo riesco a cavarmela. Anche quando mi chiedono "Ma siccome siamo in piastrina, se ci fosse necessità di calarci, come fai?".

Oh però, devo pensarci.. Prusik con cordino sulle corde di cordata, moschettone, cordino alla sosta con mezzo barcaiolo con asola e controasola (cordino di alleggerimento mi pare si dica), perno sul gigi per allentare le corde, corde in mezzo barcaiolo con asola e controasola, sciolgo il cordino di alleggerimento, sciolgo asola e controasola sulle corde di cordata, e ora vi calo sul mezzo. Moc fadiga!

Due ragazzi in slego ci superano e mi dicono che poco piu su c'è una via di fuga, altrimenti da qui dovremmo scendere scomodamente.. Ok allora, ripartiamo! O meglio riparto. Altra arrampicata, sali sali, roccia bella e vedo Gianluca e Roberto laggiu. Sento una cordata lassu. 45m saliti, ma non vedo vie di fuga, e a vedere come continua la montagna..non mi pare ce ne siano vicine.
Che cazz, questo cielo non mi piace, si alza il vento. Amen. Disarrampico. Ecco, tra fare free solo o scendere disarrampicando senza sapere come si comporteranno i miei due compagni, non so cosa sia peggio. Per fortuna capiscono che devono recuperare senza tirarmi giù. Qualche bel passaggio e inizio a vederli, fiuuuu.
Li calo un tratto, poi camminiamo fino alla piazzola della sosta precedente dove abbiamo picnicato, ma anche qui non vedo chiare e sicure vie di fuga. Federico ci passa a fianco e prosegue verso la cima. Abbiamo ancora le scarpette, torno indietro per vedere se si riesce a scendere bene ma dopo un po' ritrovo una paretina che "ho fatto sosta, venite da me che poi vi calo che è meglio", e io disarrampicherò.
Bon dai, da qui si scende direi. Cambio pneumatici, e con calma si può andare, ora che il cielo pare pure meno cattivo ma..verso il lago non è limpido. Bosco un po' scosceso, ma non mi aspettavo diverso. Certo, non siamo sulla traccia della sella di metà ma più in alto, perciò ci si inventa dove andare e si va a naso. A naso e lingua viste le chiacchiere che si fanno e gli interrogatori che subisco: povero me! (Scherzo Francesca).
La quantità di sassi e pietre aumenta ora che ci avviciniamo al ghiaione, ed ecco il sentiero chiaro. Chiaro, si fa per dire. Ma le scivolate sono già tante, i sassi smossi, Francesca che "io muoio adesso" e Gioele che scivola e si rialza orgoglioso "no no niente". Finchè lei cerca pure di attentare alla vita del "Capo Supremo", che deve saltare prima con la gamba a monte e poi quella a valle per evitare l'amputazione di entrambe le caviglie da parte di un massone smosso da lei!

Ma quanto siamo saliti?! Ghiaione infinito, ma finalmente ecco la traccia di stamani, e poi con più tranquillità andiamo verso l'agriturismo, assetati e affamati. Il cielo si è pure sistemato, ma il Pizzocollo ha sempre il cappello.
Spaparazzati al tavolo a bere e cercare di mangiare qualcosa, con due cagnoloni che giocano allegramente, noi che si ride e si scherza e si aspettano Alfredo e Federico. Spiaggiati e polleggiati come non mai, spostandosi lentamente verso il sole dove qualcuno schiaccia pure un pisolino: dura la vita dell'alpinista eh?!
Come noi che dopo la salita ora ci riposiamo, pure i cagnoloni dopo i giochi si accasciano al suolo. Arrivati gli ultimi, un'altra mezzoretta e poi meglio partire, che quei matti del Platano ci aspettano. Doccia, pisolino tentato e poi noccioline, frizzantino, e il matto del paese che ci intrattiene, ma ben presto arriviamo quasi alla molestia..

Una cenetta buona anche se non abbondante (va beh, non faccio testo, io che ho sempre fame e sono un pozzo senza fondo), la tavolata ben divisa con la "zona del disagio" (vegetariani e celiaci), e i due gatti che si rivelano tigri. Ma d'altronde al paragone "io e l'arrampicata siamo come un gatto e l'acqua" già gli avevo risposto "le tigri sono ottime nuotatrici!".

Qui altre foto.
Qui domani.