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sabato 1 aprile 2017

Il pesce d'Aprile alla fine: Artemis a Padaro

Oggi è il primo aprile, la giornata degli scherzi, e accidenti a lui se non ci fa lo scherzo alla fine. Voglia di arrampicare tanta, di prendere sole pure, di divertirsi e appagarsi sempre: dopo una serie di proposte forse troppo esagerate, di opta per Padaro, col quale ho avuto un solo incontro nella mia vita, e piuttosto traumatico.


Partiamo presto che tanto viste le temperature si sta bene, e così minimizziamo il pericolo di avere gente sulla testa o presto attaccato al retro. Già dal "parcheggio" la vista su questa parete è angosciante: strapiombi e giallo in ogni dove, che intuizione e fortuna aver trovato delle linee salibili dagli umani. Alle 8:30 possiamo già attaccare. Oggi saliamo pure con uno zaino solo, e seppur ciò mi faccia sentire meno protetto (la schiena è scoperta), di certo ti fa sentire più libero! Altro che Lines..
Parte Giorgio ovviamente, ultimamente spetta a lui il primo tiro: oggi ancor di più siccome con una veloce occhiata alla relazione mi pare aver capito che i tiri più belli sono quelli pari, hihi. Piazza subito un confortante nut, siccome la partenza gli pare mica tanto easy: un bel V di simil placca, che a metà finisce al sole e..goduria.
Sostiamo, con sopra di noi dei maestosi tetti che ti fan sentire piccino piccino. Parto io, per una facile arrampicata, ma delicata dati i sassi smossi, che poi passa su una pancia placcosa che un po' sudare mi fa: ma è una placca parecchio lavorata dallo stilicidio dei mostri sopra, le scarpe fanno grip. Una bella sosta sotto un corridoio longitudinale scavato per metri, dal quale immagino debba ammirarsi una bell'alba.
Riparte il mio amico, intanto sentiamo voci sotto di gente alle calcagna. Un facile ma esposto traverso a scorrere questo corridoio, che però poi si chiude e obbliga a passi esposti e poco protetti in leggera discesa. Ma la sosta è poco lontana. Prima di ripartire ammiro i colori e verticalità che stanno alla mia destra.
Quarto tiro, forse il più bello. Dalla sosta ti guardi intorno e dici "mah, e dove si va?", ma si sa che c'è da salire dritto per dritto. Un bel passo atletico per infilarsi in un camino, ma non è finita, la "lotta" alla ricerca delle buone prese e dell'aderenza di piede non finisce presto. Ma finisce vittoriosa, per me e per la roccia, che non si squassa certo al mio passaggio (speriamo!).
Esco dal camino, ed ecco la lama: accidenti che lama! Uno scudo di metri, staccato dalla parete e piuttosto affilato nella parte sommitale, dove dovrò sostare. Discesa delicata, traversino, e si risale questo lamone che vorrei spigolare per centinaia di metri: che figata e che esposizione, altro che placche!
Giorgio mi raggiunge, anche il prossimo tiro non è per nulla male, peccato che il mio amico cincischi nell'andare troppo a sinistra, per poi tornare indietro per proteggersi su un laccio da scarpe infilato in una clessidrina "mi ricorda qualcosa dibrutto questo veh" "Gio taci va la, e vai su!". Un bel fessurone da prendere a due mani e che porta a muoversi in dulfer, arrampicata che mi piace (finchè riesco a salire..). Intanto mi raggiunge in sosta Flavio, ragazzo conosciuto alla Tour Ronde e rivisto al primo tentativo al Pisgana, e amico su Facebook.
Ritocca a me, per il secondo tiro più bello della via, champagne! Roccia delicata e verticale, nessuna presa netta quanto piuttosto delle canne rettangolari, segno che questo tratto di parete non gode di solidità estrema. Canticchio a sprazzi, quando non stringo le chiappe posso dare sfogo all'allegria tramite l'ugola. Un bel passo per traversare, e poi la roccia torna compatta, il che vuol dire aderenza e mani forti. Un'altra bella sosta esposta, e la vista di un bel tiro a seguire.
Infatti anche il mio amico si becca un bel traverso su placca, per fortuna ben ammanigliato, con quell'orecchia che si vede fin da basso e risulta preziosa per potersi muovere verso destra. Beh, con un passaggino al pepe.. Si torna a salire ben dritti, su terreno ben più facile, fino alla penultima sosta. E madonna che tetto.

E tocca a me. Mi ricorda la partenza di Lacrime di Madonna (nemmeno tentata in quanto Stefania domenica scorsa è stata piuttosto chiara sulla sua educata e poco volgare espressione nel comunicarmi che lei di lì non sarebbe salita). La relazione di Grill lo dà di VI: finora mi sono toccati solo dei VI- oggi, ma son salito bene, questa differenza non sarà abissale. E invece..
Flavio e Mauro ci seguono ormai a ruota, ma educatamente senza accavallarci sulle corde: dei signori sempre più rari in parete. Parto, salgo sul gradino naturale, e cerco con le mani della roba buona, siccome i piedi sono poi nel vuoto. Ma non trovo nulla. Una bella mano per la sinistra, ma un piede sx troppo aperto, e un destro molto basso. La mano destra? Bah: per andare vicino alla sx mi sbilancio e piego troppo, forse in presa rovescia (e infatti Flavio la fa così) ma boh.

Provo e riprovo, sali e scendi, con tutti e tre che mi incitano. Io che ero così contento di non aver fatto tutto pulito fino ad adesso, che potesse esser la giornata buona per la purezza, e invece.. Dopo vani tentativi, dopo aver provato pure ad azzerare, Mauro tira fuori una staffa e me la passa: oggi non solo A0, addirittura A1. Sigh.
Certo che oh, anche in A1, in strapiombo e col prossimo anello lontano, mica banale! Vorrei vedermi, prono in posizione angelo con la gamba all'indietro e spalmato col busto sulla roccia, a cercare delle buone mano che non trovo. Ma VI un cavalo, e anche in A0 e A1 non ti semplifichi molto la vita! Riesco a issarmi, scomodo, sbilanciato verso l'esterno "lasciala lì la staffa mi raccomando!".
Il traverso ascendente successivo è tutta un altra storia: non facile di certo, esposto e non poco, fisico (che cotta mi son dato sul primo passo, ma mi son ripreso), ma fattibile. Solo delicato verso l'uscita, dove anche la relazione avvisa di "attenzione al blocco!", io avrei usato il plurale. E arrivo in sosta, attrezzando un secondo punto. E in riserva di parolacce con tutte quelle che ho tirato la sotto.

Parte Giorgio, brillante, tiro la corda come un matto, metto pure su il paranchino veloce per aiutare. Supera le difficoltà anche lui con la staffa, poi il resto più agevole lo fa giungere da me. E ovviamente mi dice "Flavio l'ha superato in libera, e dice che il VI ci sta" e te pareva: son scarso, altra conferma. Flavio poi l'ha superato con la mano destra in presa rovescia, tirando poi su il piede oltre la mano: insomma un passo che non mi viene manco in palestra!
Aspettiamo i due bergamaschi che non tardano ad arrivare, il bello dell'andare in montagna e condividere la stessa passione è anche quello che in parete si fa amicizia presto. Si parla della via di oggi, di quella di ieri, di quella di domani: sognare non costa nulla ne in Emilia, ne in Lombardia. Mars di via comunque meritato.
Via per le calate in doppia, quelle spettacolari, Che Giorgio e Flavio conoscono, io e Mauro no, e ovviamente ci lasciano per ultimi a scendere. La prima di 20m poco nel vuoto. Una passeggiata in traverso e poi in discesa alpinistica (no place for falesisti), un altra doppia dove il pericolo è la roba che si muove, e poi la famosa doppia di Padaro.
Quasi 50m, di cui i primi verticali e poi i seguenti nel vuoto, con la parete distante non poche decine di centimetri, ma qualche metro. Si rotea, la sensazione di vomito, quel giro in più al Machard davvero prezioso, il freno rovente e..adrenalina che dopo la salita si è sfamata anche in discesa. Un salto per arrivare sull'avancorpo ( e con tutta questa corda fuori, serve davvero poca spinta), ed è fatta. Video. Solo tocca scappare presto vista la sassaiola che cade dall'alto, dalla discesa di altri arrampicatori.

La giornata termina come si deve: con un buon terzo tempo a mangiare e bere, in compagnia dei nuovi amici (ri)trovati in parete, ancora a parlare delle vie di oggi, ieri e domani, e a rendersi conto che per certe dinamiche tutto il mondo è paese. Peccato solo la giornata mi sia funestata dalla morte di un "professore di vita": ma d'altronde se c'è una cosa certa nella vita, quella è proprio la morte.

Qui altre foto.
Qui report.
Video della doppia.

mercoledì 25 aprile 2012

Gradi Grilliani (Via della Rampa) e Gradi Ledriani (Sol Minore)


Ok, che non sono un buon arrampicatore lo ammetto senza problemi, d'altronde non godo di un gran allenamento, ma comunque la roccia mi piace (mai come il ghiaccio però!). E quindi oggi si dedica la giornata a scalare, con via consigliata e voluta da Nicola, che con permesso speciale è pure dei nostri (ma non ci vuole svelare cosa ha dovuto fare o promettere per avere questo permesso..). Sono due weekend che non vedo montagne e non mi dedico all'alpinismo, mi manca, e son carico come una molla.
Ma un cattivo presagio aleggia sulla giornata..tananana.. Nicola riferisce della telefonata della sera prima di Davide a Nicola stesso, in cui gli dice “ah, andate a fare la Via della Rampa? Uhm, ha dei passaggini un po' così”. Michia, se lo dice lui che è una bestia..siamo spacciati.
Va beh, partiamo, prima cordata Mirko e il suo compagno, poi FilippoGianluca, poi Nicola e io. Ma il socio di Mirko già sgugna, inizia a seminare pessimismo, e con qualche fatica le prime due cordate arrivano alla prima sosta, strettina. Gianluca trazionandosi con violenza su un nuts messo giù da Filippo, che poi io toglierò come fosse burro. Poi Nicola parte, mette giù 6-7 protezioni in altrettanti metri (“Oh Nicola, proteggi qualcosa se vuoi!?!”), e inizia a esser chiaro quale sarà il prossimo importante passo. Arrivo anche io in sosta, e ci si cala.
Alla faccia del VI-, in più si vede che su è bagnato, siamo tre cordate, poco tempo a causa di due che devono essere a casa presto, perciò meglio lasciar li. Solo Mirko e socio continuano e finiranno la via, riferendoci che poi su c’erano passaggi più duri!
Noi quattro si va a recuperare con una vietta corta ma divertente alla Regina del Lago, zona sconosciuta fino a qualche tempo fa, ora ben più frequentata. Parto per primo su un dichiarato 5b, che dovrebbe essere un IV, ovvero tra questo primo tiro di Sol Minore e il primo della Via della Rampa non dovrebbe esserci differenza (a parte la chiodatura). E invece sembra un grado di differenza! Gradi Grilliani e Ledriani.. o Ladriani come li definisce qualcuno.
Ma va benissimo, l’importante è divertirsi, e qui su questa parete ci riusciamo bene: vista lago di Garda e Altissimo di Nago, al sole in maglietta seppur il vento allegro ci sferza e raffredda alquanto, tantochè qualcuno dall’ultimo tiro uscirà col cappottino da anziano.
Due orette per finire Sol Minore, viviamo nella speranza di riuscire a fare anche La Regina del Lago prima di fuggire via, ma usciti da Sol Minore.. a destra il sentiero è cieco, porta a un'altra sosta che sarà di un’altra via parallela a quella appena percorsa. A sinistra idem. Dritto a noi una placchettina da arrampicare. Nessun problema, ma mi ero appena tolto le scarpe e fatto su la corda!
Superiamo la placchina e arriviamo al pianoro delle altre vie. Ma è tardino, la mezzora persa prima si fa sentire, La Regina del lago è occupata, perciò ciccia. Ma il tempo per il primo tiro di Zio Genio c’è, e parto. Idea malsana..proviamo le Miura! Che sono in palestra non le reggo, mi son fatto intortare dalla commessa che mi ha venduto un 43,5 (“ma dai che van bene, ci sei entrato subito!”), vediamo se su roccia van meglio.
E invece..mi muovo con una delicatezza ai piedi come se danzassi su bicchieri di cristallo.. Appena carico un po’..oh che dolor! Finisco il tiro e me le slaccio subito, fanculo! Queste mi sa che le metterò in vendita, avranno scalato si e no 50m, praticamente nuove.
Sotto un cielo minaccioso rientriamo di corsa all’auto, poi ad Arco per il consueto gelato, e faccio pure in tempo a comprarmi i miei tre nuovi giocattoli..e non vedo l’ora di usarli! Poi, come non aspettarselo, i km di A22 sono ravvivati da spensierati (qualche volta seri) discorsi sul mondo femminile, essendoci praticamente 4 generazioni a discuterne (19, 29, 39 e 48 anni, se non erro). Aspettando la grigliata con la mamma di qualcuno e le amiche di un altro, ci si lascia al parcheggio con un “Allora sabato dove si va?”. Che bella questa passione.

Qui  altre foto.
Relazione della Via della Rampa
Relazione di Sol Minore.