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venerdì 18 agosto 2017

Mo' va che (ri)bello: Spigolo del Pollice alle Cinque Dita del Sassolungo

Ci sono quelle giornate in cui arrampicare non è il fine principale, ma nelle quali lo scopo è divertirsi in compagnia. Cioè, aspetta, non che ad arrampicare non ci si diverta. E insomma, non è che vado ad arrampicare con chiunque: meglio una brutta cima con una bella compagnia che viceversa. Ridere, scherzare, condividere, col proprio compagno di cordata è fondamentale per poter dire che un'ascensione è riuscita. 

Oggi con Flavio e Fabio, ci raggiungono Ermes, Cristina e Luca, amici del bergamasco dalla folta chioma. Cristina e Luca hanno questa punta verso la traversata delle cinque dita passando per lo Spigolo del Pollice, che ho già salito. Ma la ricordo una bella via, perciò la torno a ripetere volentieri: anche perchè è stata in assoluto la mia prima via in Dolomiti. 

Il caffè di Luca e Cristina ci da una mano a svegliarsi: per evitare il traffico su una delle vie più ripetute della zona, si parte a "orario bergamasco". Alle 5e30 in cammino. Fantastico, adoro queste cose, e adoro NON salire coi mezzi meccanici quando è possibile. Solo che..questi oltre che esser simpatici ne hanno di birra nelle gambe. Sarà che non è che sia rimasto sul divano i giorni scorsi, però..che passo. 

L'orario ci permette di gustarci l'alba. Fa un freddo cane, di nuovo. Mai che abbia arrampicato in maglietta tutto il giorno stando bene di temperatura! Va beh, lamentiamoci del brodo grasso..  La sorpresa del cursore uscito dalla cerniera, lasciandola chiusa, col suo tesoro dentro: burrocacao (preziosissimo questi giorni) e coltellino (ecco, questo speriamo non serva). 

Arriviamo al Rifugio Demetz, e sbirciando dentro vedo le tavole imbandite per la colazione, ma nessuno che la stia facendo: molto bene, dai che partiamo per primi, pochi patemi di gente alle spalle. Mi dirigo verso l'attacco per cambiarmi e apparecchiarmi lì, i ragazzi si sono fermati al rifugio ma vorrei sfruttare la maglietta asciutta a pieno. 

Di nuovo in cordata con Flavio e Fabio, seguono Ermes con Cristina e Luca. Si parte, con la nebbiolina che sale già da valle a far presagire che anche oggi il cielo limpido e il tepore ce lo sogniamo. Parte Flavio per noi, e dopo pochi metri già si "lamenta" delle mani fredde.. Annamo bene! Sia io che lui ci siamo tenuti le scarpe visto che il tiro successivo cono 100m di trasferimento verso li spigolo.. 

Inizio già a intuire che la traversata non la facciamo oggi: tra le nuvole in cielo che fanno capire che tanto tranquilli non saremo mai, le relazioni non dettagliattissime, e il fatto che due cordate da tre che si aspettano e parlottano non sono proprio il massimo della velocità.. Eh mi sà di no. Ma vediamo. 

Continua Flavio: anche in questo tiro ci intrecciamo le corde tra noi sei (ma almeno non c'è da passarci sotto sul verticale), e dopo poco dobbiamo seguirlo per una conserva protetta. Gli ultimi metri si riprende ad arrampicare, col sole che torna a farsi largo. Col Sassolungo che mostra tutto il suo labirinto di guglie e torri. Spettacolare.. 

Finalmente si inizia a salire di spigolo. A differenza di altre vie di "spigolo" che poi si svolgono su esso solo per un 10%, questa è davvero su questo affilato ma facile ed esposto crinale verticale. Goduria. E non solo mia, tutti quanti iniziano ad essere entusiasti dell'arrampicata, mentre la bidonvia ha portato orde di arrampicatori alla base della parete del Pollice. 

Flavio fa strada, noi le seguiamo e subito dietro Ermes, al quale lasciamo giù le protezioni per potersi assicurare più rapidamente: una delle orge di materiali più grandi della storia, peggio anche che ai corsi. Alla fine della discesa dovremmo occupare metri quadri di terreno per spartire correttamente ferraglia e cordame. 

Il nostro capocordata fa sosta troppo presto, inizio a temere che qui ci sorpasseranno altre cordate e sarà la fine. Invece, dopo averlo costretto a salire un diedro più duro di quello che doveva essere il tiro, noi sei riusciamo a essere ancora quelli davanti a tutti. Solo le nebbie ci raggiungono e superano. 

Sesto e ultimo tiro per Flavio, che come ieri..mi evita lo spigolo standosene un po' in parete. Suggerisco allora a Fabio di partire prima di me e togliere entrambe le corde dai rinvii, così posso andarmene a cavalcioni sul crinale inclinato! Sguardo a sinistra, giù per centinaia di metri. Sguardo a destra, giù per centinaia di metri. Sguardo in alto, sù verso i sogni. 

Passo in testa, famelico. Madonna che voglia di arrampicare che mi è venuta! Non che non lo stessi già facendo, ma da primo è un'altra cosa.. Il (nostro) settimo tiro presenta poi la possibilità di "passeggiare" su una passerella larga 30cm sospesa sul vuoto. Passeggiare o strisciare, o deviare in parete a destra, a seconda dei gusti. 

Sul prossimo tiro, mi faccio tentare. Spigolo è, spigolo sia! Un chiodo nuovo di zecca consente di andare dritto a superare quel naso, ma è pur vero che quel vecchio chiodo a destra suggerisce si possa passare senza aumentare le difficoltà.. E vabbeh, c'ho l'ormone alto, vado dritto! Speriamo non mi maledicano quelli dietro.. 

Pregusto la fine della via. Gusto, insomma, farei km così! Vado ancora qualche metro in spigolo, poi il terreno spiana, o meglio, l'affilato spigolo si accascia ma resta affilato. Si aggira un torrioncino, ed ecco dei cordini con maglia rapida. Dopo aver fatto tutto, mi accorgo che qualche metro più avanti mi attende un bell'anellone cementato: smonta e vai la! 

Mi raggiungono in vetta i miei compagni di cordata. Arrivano anche quelli dell'altra cordata. Un bouquet di moschettoni avvolge l'anello, non c'è più posto per nessuno. Avanzo timidamente un "ma..voi siete soddisfatti così? O volete fare la traversata.. no perchè..". Il buon senso suggerisce che meglio non impelagarsi su una via lunga, con tante doppie, sconosciuta: c'è a chi resta un po' lì, chi per tutta la discesa la "menerà" con un "però la traversata..", chi probabilmente tedierà suo marito per qualche giorno.. Sempre la stessa persona eh.. Ma scendiamo. 

Scendiamo pure, che anche la discesa non la ricordo una passeggiata. Una prima calata per andare a prendere una sosta molto spostata verso destra (faccia a monte), sfruttando la guida che ho visto dirigersi là. Lascio tutto apparecchiato per una doppia a rami indipendenti, ma nessuno ahime sfrutterà la cosa.. 

Confidando sul fatto che la guida con una sola corda da qui si è calata e sta già salendo l'anulare, molto tranquillo scendo. Ma passati i 20m mi sembra che non ci si arrivi fino giù.. Chiedo lumi alla guida che cortesemente mi risponde "c'è un ancoraggio più su ma ormai non ci arrivi. Quando arrivi alla fine delle corde bisogna che fai un saltino sullo spuntone, ci arrivi per un pelo". 

Mi mancava la doppia con sbalzo finale. Anche agli altri mancava, infatti me ne sto lì pronto ad arpionarli appena arrivano a tiro e trascinarli sullo spuntone. "Cri, non stare qua, vai al riparo la sotto dai sassi che arrivano da su" "ok", ma mi si ferma a metà strada. "Cri sei riparata lì?" "Certo" "Prova a guardare verso l'alto, vedi il cielo o della roccia?" "Il cielo!" "E allora vai sotto le rocce porca miseria che quel tetto ti fa da riparo!", rotolo dal ridere.. Questa me la devo segnare. 

E ora che sono tutti giù, e al riparo, ricordo bene che..c'è un traverso unto, esposto e di III. "Flavio, fammi sicura che mi lego e attrezzo quel tratto", ma non ce ne è bisogno, ci sono dei chiodi..cementati. Il ragazzo che in discesa ci ha superato si ferma a metà e aspetta che tiro la corda.. Ecco l'anellone, fisso la corda e i miei amici possono arrivare qui in relativa sicurezza. 

Bon, due doppie sul palmo, a fare il solletico a queste facili placche, ma facili in salita: lisce come l'olio, da scendere non devono essere piacevoli, e se cadi ti accendi come un cerino e fai la stella cometa a valle. Anche no grazie. 

Camminatone verso le ultime doppie, ed è fatta. Tanti e tanti ancoraggi a disposizione, attrezziamo calate parallele su soste indipendenti. Solo che io alla mia ci arrivo per un pelo. Ma che dico pelo, a momenti non ci arrivo proprio! corde troppo tese, meglio che da qui non si cali nessuno.. "ragazzi, passate su quella di Flavio va la!". 
Riusciamo a finire le doppie prima che l'orda di arrampicatori ci raggiunga. Anche perchè in troppi fanno calate da 60m, non va bene. Anche l'orobico ci ha provato a convincermi, ma in Dolomiti meglio evitare l calate lunghe quando si può! Qui ci sono poi mille soste cementate..

Eccoci alla base, a ridere e scherzare, e ad ammirare lo spigolone. A smistare l'orgia di materiale compiuta durante l'ascesa (peccato, nessun friends ha figliato..), ma sopratutto a bramare del cibo e del bere.. Giù di corsa verso l'auto, e poi verso la Malga Sella che non delude mai.. 

"Oh, però la traversata..", coraggio Luca.

Qui altre foto.
Qui report.
Qui e qui la guida.

giovedì 13 agosto 2015

VD2015, day 8: Torre Demetz - Spigolo Est

Ci risiamo, il Sassolungo ci ha stregato. Se l'anno scorso era l'annata del gruppo del Catinaccio, quest'anno la playmate dell'estate è senz'altro lui. Oggi eravamo indecisi tra questa e un'altra via, ma il meteo consiglia oggi questa, e l'altra domani. Di nuovo verso il parcheggio della cabinovia, al quale arriviamo talmente presto che il tizio che ci defrauda dei 5€ del parcheggio non c'è. Ma mentre ci cambiamo arriva il parcheggiatore che ci invita ad andare a pagare il conto. Arghh. 
Di nuovo in cabina, di nuovo lanciati, ma questa volta sono preparato, sò cosa mi aspetta. E mentre saliamo notiamo che sotto di noi passa un volpacchiotto che pare pure giovane, ma che mangia come un grande: in bocca avrà una marmotta anch'essa giovane, ma delle dimensioni di tutto rispetto. Lei sì che mangia bene oggi (la volpe). La nostra sfida odierna non è tanto quella di finire la via, quanto quella di prendere la funivia anche al ritorno!
Usciti dalla funivia (l'avevo notato anche l'altro giorno, ma il post era già corposo) dopo pochi passi ci si imbatte in due cartelloni che pubblicizzano questa zona come la "Sassolungo Climbing Arena". E si potrebbe aprire un dibattito infinito, dove la verità sta nel mezzo. Lodevole il lavoro di chi ha sistemato, attrezzato, relazionato le vie, però metterle in vetrina così, sembra una mercificazione della montagna un po' troppo spinta e che fa dimenticare che serve dell'esperienza e del sapere per fare certe cose (e a volte non basta nemmeno quella).
Cerchiamo di esser svelti anche nell'avvicinamento quindi, che oggi è minore dell'altra volta (e avvicinando ce la riguardiamo bene la Punta Rosmarie), così come la via che è poco più di metà, ma sopratutto ha tutta la discesa in corda doppia, che Riccardo ha già percorso. Sull'imbocco della Cengia dei Fassani si trova un sacchetto di biscotti che boh.
Ma noi andiamo dritti, non c'è tempo da perdere (inizio a fare due conti, 10 tiri 5h, 10 doppie 2h, 0.5+0.5 di cammino, 0.5 tempi morti, 8,5, +8:30=17, ma siamo a pelo funivia!), si risale un disagevole piano inclianto di I/II e siamo all'attacco pronti a vestirci.
Parte Riccardo, che come al solito si beve il passaggio di V+ (un passaggio strapiombante che mi impegnerà un po' fincheè non si trova la mano buona) e la placca che gli ruota intorno, e deve invece pensare a dove andare a cercare la sosta. Già perchè la via si chiama "Spigolo", ma per buona di spigolo non se ne vede. Prima sosta su anello cementato (di calata) e siamo sereni.
Vado io, un tiro che parte in traverso con pure della discesa (sempre un'emozione scendere del III in traverso) e poi sale per rocce quasi verticali ma piuttosto lavorate, non sempre affidabilissime, ma tanto il mio amico è ben lontano dalla linea di caduta di pietre. Sullo Spigolo del Pollice le solite formichine, e intorno a noi il solito rumore di caduta sassi.
Terzo tiro, potrebbe metterci in difficoltà su dove gira la via, ma oggi ci sono più chiodi e ogni tanto in qualche clessidra si trova già il cordino, segno che si tratta di una via più frequentata. E infatti districandosi in canali, diedri e pareti, eccolo che arriva alla sosta ufficiale. Sarò io invece che..
Bene, ritocca a me. Tiro facile, un tratto di IV- e basta. 40m. Nicchia gialla, fessura, due clessidre. Dai, ce la posso fare. Invece, porca vacca, sembra tutta uguale questa parete, dovrei salire circa dritto e cerco di farlo, spinto da chissà quale forza mi cerco difficoltà che non dovevo trovare (che divertimento però..), finchè non sento "metà!" e allora mi metto a cercare in lungo e in largo la sosta che non dovrebbe essere distante.
Niente. Saliamo un altro po', sempre verticale, spostati a dx a cercare ma nulla, a sx niente, guarda la foto della relazione ma niente. Va beh salgo ancora. Oh, niente, e nemmeno qualcosa di comodo per far sosta. "10m!" ok devo cercare qualcosa per sostare. Lassu delle specie di spuntoni, andiamo, sono vicini. Invece Riccardo poi mi confesserà di essere partito e aver fatto qualche metro prima che io sostassi.
"Ehm Ricky, io la sosta non l'ho trovata, però dai la via non deve essere lontana, secondo me siamo qui", infatti secondo me sono a metà del suo tiro. E lui è contentissimo, infatti gli tocca arrampicare della roba un po' schifosa, facile, marcia, detritica (beh forse ha sbagliato il canale da risalire), ma anche io mi sono tirato una mezza zappa sui piedi!
"Vai Pelle, grazie che mi hai fatto fare dei canali di merda e adesso ti becchi il diedro di IV e V", slurp! Ma non mi tiro indietro, son carico oggi! Una clessidra là sotto (segno che la nostra quinta sosta è la sesta ufficiale) permette di rinviare, ma tocca allungare a più non posso, se no chi sale dopo con quell'attrito. E già la paretina non è male.
Ma eccolo il diedrone in tutto il suo splendore, che parte con un pezzo di IV da farsi anche bene fino ad arrivare su un terrazzino dove il friendone giallo viene posizionato il più in alo possibile! And now..saliamo. Si parte con le pagine del libro ben lavorate, ma poi per i piedi si liscia tutto, e il diedro è ben aperto.. Mani solo a sinistra, allora mi sà che devo passare a placca, e hop sù! Un altro po' di sudore freddo ed è finito sto diedro.
Traverso a sinistra, più lungo ed esposto di quello che sembrava, ma la sosta la vedo, è la.. Passi brevi, passi lunghi, dita solo per equilibrio, e suono il campanaccio (l'anellone) come la campana della domenica!
Si riparte, e anche il nostro settimo tiro è entusiasmante, Riccardo nel suo regno, parete con bei buchi ma da cercare e con qualche passo atletico. E sopratutto la roccia che migliora nettamente, ora è davvero ottima, ti permette di concentrati sul gesto e non sul dove fare il gesto..
Una profonda fessura taglia tuta la parete alla nostra sinistra, e una clessidra invoglierebbe a salire di la, ma vedo già un pezzo che non rispecchia il limite del V grado della via. No no, vade retro! Verso di lei, ma poi lontano da lei. La linea è ben in piedi, ma non piegata al contrario almeno! Sono alla nostra ottava sosta, alla mia sinistra qualcuno salito per la via Sonia.
Arriva Ricky, fa andare in vetta solo me (lui c'è già stato), quindi traversino a sinistra delicato e poi ci si può inventare dove meglio salire, sopratutto perchè poi devi scendere disarrampicando! Padre e figlia sono su, scavallamento di persone, firma sul libro e poi si scende, brivido il III+/IV in discesa.
Una panoramica e una foto di via.
E ora vai di doppie a più non posso! Che sono già le 15! Alcune di queste doppie sono da cercare, mai più lunghe di 30m quindi scendiamo con una sola mezza, la rossa, nuova, che deve addolcirsi. E invece si incastra ben due volte! Alla seconda doppia e alla penultima! Meno male che sopra di noi l'altra cordata ce la sbroglia. E fortuna per loro che ci siamo noi, perchè a un ancoraggio mi vedo la loro corda scendere, senza nodini e..a 4m dalla sosta nel vuoto! Fortuna riesco ad avvisarli.
Via via, l'ultimo incastro non ci voleva, abbiamo dovuto pure aspettare che quelli sopra scendessero che erano un paio di doppie indietro. "Ricky te vai, io faccio su corda e cambio scarpe, almeno che te la prendi!" abbiamo solo mezzora per risalire.
Correndo e ansimando inizio la risalita, poi guardo l'orario, vedo persone intorno a me che se la polleggiano, vedo quasi il tetto del rifugio, ma allora vado con calma! Anche oggi niente birra al Demetz a vedere la bionda, ma almeno la discesa è comoda! Chissà se rivedremo la volpe con zampe e panza all'aria mentre si massaggia il pancino dopo l'abbuffata..

Indicazioni serie a chi volesse ripetere la via:
- la funivia fa lo sconto soci CAI
- quarta sosta non trovata, sono salito troppo, probabilmente fino a metà del quinto tiro (occhio però, tratto in conserva, non voluto), infatti abbiamo fatto un tiro in meno della relazione
- se si raggiunge la cima, tocca disarrampicarla per tornare all anello di calata
-  la discesa è in doppia, e ho notato che nelle guide di Bernardi l'NDA indica solo UNA corda da 50m, UNA non DUE. Questa, mi perdoni l'autore che comunque ringrazio per il lavoro svolto, mi pare un errore. Noi giriamo sempre con due da 60. Nelle doppie correttamente è segnalata una doppia da 28m, che dovrebbe mettere bene in guardia che una sola da 50 non è sufficiente. Ma sopra di noi avevamo padre e figlia dell'est che han buttato SOLO una mezza da 50 e SENZA nodini di sicurezza giù: fortuna che noi eravamo li e gli abbiamo urlato (con difficoltà linguistiche) di calarsi con due mezze.
- come indicato sulla guida, gli ancoraggi delle doppie sono un po' da cercare.
- a noi si è incastrata la seconda e l'ultima doppia, ma probabilmente perchè la nostra corda è posseduta dal demone dell'arricciarsi

Qui altre foto.
Qui report.
Qui indice Vacanza Dolomitica 2015.

martedì 11 agosto 2015

VD2015, day 6: nel cuore del Sassolungo, Punta Rosmarie - Spigolo Sud

Beh, questa è di certo la salita con la S maiuscola della vacanza, anche se pensando a ieri sarebbe meglio dire con la S più maiuscola! 
Ma perchè finiamo qui? E sopratutto, perchè sottovalutiamo tanto questa salita? Beata giovinezza (insomma): il tutto nasce da un precedente "beh nel Sassolungo non ho mai arrampicato, te sì, deve esser bello" "ok allora ci andiamo, almeno vedi un posto nuovo in mezzo a quelle guglie e all'ormai spacciato ghiacciaio del Sassolungo". Il meteo è previsto stabile tutto il giorno, perciò possiamo permetterci di far tardi.
E così, siamo al parcheggio della folle cabinovia del Sassolungo, che apre alle 8e15. Se consideriamo 15min la salita meccanica, 30min avvicinamento, 14 tiri=7h, 2h di discesa, già così senza gli inevitabili tempi morti di vestizione e svestizione, saremmo fuori tempo massimo per riprende la cabinovia: ma si vede che oggi siamo molto "carefree", facciamo il biglietto andata/ritorno! Cabinovia, mda, ma oggi meglio tenere energie per la salita e per la discesa.
La salita sulla cabinovia è già di per se un bell'inizio di avventura, chi ha provato può capire: non frena la cabina, non rallenta, un operatore ti spinge letteralmente dentro e in due si sta davvero compressi. Poi lunga lunga la salita meccanica, ci si avvicina alle pareti (a volte imbrigliate) e ci si addentra verso il passo sul quale giace il Rifugio Demetz.
Anche la discesa dalla scorciatoia meccanica è sentita (si passa dalla velocità della cabinovia all'esser fermi sulla Terra). Poi siamo lì a contemplare questo sistema di guglie varie, ricche di vie di arrampicata ma incredibilmente vuote di arrampicatori. Beh circa, visto che lo Spigolo del Pollice sarà affollato tutto il giorno, forse siamo noi che ci andiamo a infilare in una via poco battuta.
Si scende verso il Rifugio Vicenza, mi chiedo quanti escursionisti si faccian male su questa terribile pietraia che funge da sentiero, vien giù di tutto e verrà giù di tutto, ma la gente è ancora poca e noi cerchiamo di esser spicci, andiamo a prendere la famosa Cengia dei Fassani, ma sbagliando come scendere dalla prima difficoltà (ci complichiamo la vita).
Passaggio sotto la cascata (il cui rumore ci accompagnerà per buona parte della salita come un'amica instancabile che segue i suoi cari) e risalita verso l'attacco della via, e infatti ecco il chiodo. Posticino pure scomodo per fermarsi a imbragarsi, era meglio farlo giù, ma pace e amen. Ecco anche la roccia discreta menzionata nella relazione, brutta solo a vederla.
Riccardo parte, circospetto, guardingo, tra questi grossi blocchi instabili dove giace il passaggio più duro della via. Non lo vedo molto tribolare sul V, quanto piuttosto nel tastare tutto ciò che gli capita sul suo raggio d'azione, poi capirò il perchè. Impiega anche un po' di tempo a trovare la sosta, visto che si trova su un avancorpo staccato dalla parete, ma parecchio staccato.
Sufficientemente staccato che io per tornare a riprendere la via devo disarrampicare un pochino e poi saltare, a prendere di petto la parete e poi entrare in un bel diedro camino largo, per poi uscirne (ma senza tunnel!) e ricominciare a salire su verticale. Ecco un terrazzino, cerca i chiodi, i metri di tiro li ho fatti, ma dove sono? Salgo ancora? Ah eccone uno. E l'altro? Mah, boh. Sta a vedere che.. Eccolo! Dietro l'angolo un po' nascosto.
Riparte Riccardo per il nostro tiro, e iniziano a venire fuori un po' i nostri limiti. O meglio, il diverso approccio che si deve prendere su queste vie "ampie", senza o con pochissimi chiodi, e quindi da cercare. Sale lui, un po' preoccupato dalla qualità della roccia che non è certo ottima, e volente o nolente è praticamente inevitabile finire fuori via qui: e infatti.
Lo raggiungo che ha fatto una sosta fantasiosa, ci stà, ma sopratutto è un po' infastidito e indispettito, e questo fatto invece a me mi carica come una molla: quando qualcuno con me si trova in difficoltà, per la legge della compensazione crea in me sempre grande forza. Riparto alla ricerca della via, ma evidentemente anche io non sono una volpe e non la ritrovo. Salgo salgo, ma evidentemente troppo, sostando poi su due spuntoni che assomigliano più a due sassi (grandi) appoggiati.
Va beh dai Ricky, quella nicchia gialla forse corrisponde a quella sullo schizzo, comunque li sopra c'è un pulpito, un bel balcone, ci sarà da andare per di li. Non è mica tanto allegro il mio amico! Forse ci stiamo rendendo conto che non ci siamo resi conto della lunghezza e dell'impegno di questa via: non che non sia alla nostra portata, ma non avevamo calcolato fosse così. "Andrea, ce l'hai la frontale?"
Lo raggiungo alla nostra quinta sosta, che forse pare tornare con la quarta ufficiale. Eppure non mi pare aver fatto dei tiri così corti.. Finchè si sale verso una cima, c'è da puntare a quella, a un punto unico, non si può "mancare". Fosse una parete aperta, una via che finisce su una cengia, allora ok, ma qui.. Vado io, e infatti trovo quella di sicuro è la quinta sosta ufficiale, e per noi la sesta. Sospiro di sollievo.
Ma quando il mio amico mi raggiunge mi dice che vado avanti io, che lui si è rotto i maroni di questa via da cercare, dalla roccia non ottima, ecc ecc. Gli dico ok, ma che poi il tiro dopo se lo fa lui, che c'è del V di placca che a me non gusta tanto, di star tranquillo che poi la via spiana. Insomma lo conforto un po', e mi carico io.
Fischietto per tranquillizzarci, l'arrampicata è pure piacevole su questo tratto, si esce poi su spigolo davvero affilato con la corda che tira per i giri fatti, per raggiungere poi una punta, ma davvero in punta, con vecchio cordone e moschettone senza ghiera ("se le doppie sono come nelle altre vie che ho fatto, c'è un bell'anello di calata", cit.). Quanto si sta scomodi e appesi al nulla.
Recupero il mio amico, ho già dato un'occhiata alla parete alle nostre spalle, il proseguo della via, sembra dritta ma ben ammanigliata, e qualche cordino si vede ad indicare la via. Non resta che calarci e proseguire. Sono solo le 14.. Lo calo in moulinette, cosa che farà anche lui, ma vista la giornata e il cordone di ieri di cui ci siamo fidati, preferisco non osare e abbandono sulla cima il mio buon vecchio caro cordino da sosta giallo del corso A1 2010. Ciao fratello.
Riccardo calato va a trovare (risalendo qualche metro verso la forcella) i due chiodi di sosta. Mangiamo qualcosa al volo giusto per, lo vedo ricaricato, vai amico. E il tiro se lo beve, cerca un po' la miglior strada di passaggio, ma quella placca, il diedro, la fessura, il traverso, quasi se li beve. Oh son contento, una piccola sbandata ma si è ripreso. Inizio a pensare che forse riusciamo a schivarci la bivaccata.
Anche il tiro successivo non è banale, osservo dall'alto il Rifugio Demetz, con la gente che passeggia allegramente: il "mondo" a pochi metri da noi, ma noi in mezzo quasi al nulla, addentrandoci nel cuore del Sassolungo, luogo di guglie e gugliette e non finire, marce, sane, chissà. Un bel fettuccione intorno al massone, ci siamo, sullo spigolo, dai che adesso si va fino in cima ai 200 all'ora senza indugiare.
Riccardo si becca un altro bel tiro: discesa iniziale con quasi saltino per andare a prendere la parete verticale, salita calma ma costante, poi mi scompare alla vista, ma..vedo la sua ombra muoversi sulla montagna alla mia destra. Figata. Figata anche il tiro, che troverò più ostico sulla placca di IV- che su quella di V, misteri del grado.
Il nostro undicesimo tiro, che sarebbe il decimo, è davvero qualcosa di..indefinibile. Questo traversone esposto in leggera salita sgusciando verso sinistra, sotto uno strapiombo a cercare il modo più semplice per superarlo: zona di roccia pure mica tanto buona, non un ammasso di piattini, un ammasso di lavandini! Trovo il passaggio forse, mi tiro sulle braccia che non vedo altro modo, sopra metto un cordone su uno spuntone. Spuntone, ma quale spuntone, è un sasso appoggiato! Ma almeno a Riccardo servirà come direzionalità della corda. E poi, cavalcata di II su roba friabile con la corda che tira.. Sosta agoniata, e ancora corretta.
Riccardo riparte, ma lo spigolo finisce, si viaggia in parete, ci si perde in parete. Elementare watson. Forse ci basiamo troppo sulla lunghezza dichiarata dei tiri di corda, chissà, forse è proprio questione che il percorso non obbligato permette un sacco di variante involontarie. Diciamo che oggi supero la mi reverenziale paura di "non trovare la via", spesso inventiamo la nostra!
Probabilmente il mio amico ha traversato troppo e salito poco, d'altronde sullo schizzo non ci sono (e non ci potrebbero essere) chiari segni distintivi che possano indirizzarci verso la salita di Bernardi. Lo raggiungo e riparto bello carico (lui si è scaricato) per il nostro tredicesimo tiro, alla ricerca della via perduta, districandomi in canali canalini canaloni, detritino detriti detritoni, trovando difficoltà forse un po' superiori a quelle che dovremmo e proteggendo davvero poco (ma la corda tirerebbe troppo!). Raggiungo così qualcosa che sembra essere la forcella del dodicesimo tiro della guida, ma chissà: questo spuntone mi ispira poco.
Arriva Ricky, che come sulla prima parte mi dice "sai cosa c'è? vai avanti ancora te, io per oggi basta.", non replico, ormai i gradi che ci aspettano sono contenuti, e sopratutto confido in lui per la discesa! Lui che ha salito il Campanile di Venere e l'ha sceso al buio, la via la sa, o almeno spero. Riparto, cercando di stare sul filo dello spigolo quando si può (raramente) e tirando più metri possibile. L'ora è tarda, ma dovremmo avere sufficiente luce per fare buona parte della discesa. Dai che non si bivacca.
Mi appollaio su una mandria di massi instabili, la roccia degli ultimi tiri è davvero abrasiva e tagliente, speriamo che il mio cordino sullo spuntone non la pensi uguale. Arriva Ricky, ormai la cima deve essere li dietro, non ci si può perdere, "veh, finisci la via, andale". E lui va, anche se mi pare faccia più metri del dovuto, ma dalla velocità della corda sembra che cammini. 
Mi chiama alla partenza, salgo, lo vedo finalmente, ma spostato rispetto a quella che pare essere la cima, già quasi sulla vi di discesa lui. "Ricky, aspetta che vado a vedere se c'è il libro di via li" e infatti c'è, lo apro. Scoppio a ridere. "Andrea guarda l'ultima ripetizione di quand'è". 09/09/2014, Edy Rabanser e Mauro Bernardi! "Ricky è meglio che non te lo dico!" Però che emozione sapere di ripetere vie così poco frequentate, così alpinistiche.
E che emozione questa vista.
Meno quella dell'ormai ex ghiacciaio del Sassolungo.
Bellissima quella della bastionata rocciosa che si innalza dall'altro versante, e porterebbe sulla cima più alta. 
Bon, sono le 19, giusto quasi 10h che siamo in via. Il sole tramonta alle 20:15 mi pare, fino alle 21 un po' di luce l'avremo, meglio telare e non perdere tempo. Cambio scarpe e si mangia qualcosa al volo tra un laccio e l'altro. Discesa con del disarrampicare, speriamo roccia migliore che in certi tratti in via. In breve alla forcella col Campanile di Venere, da qui in poi Riccardo è una certezza! O almeno una speranza..
Prima doppia, col mio amico che mi dice che quando era sceso lui questo canalone era tutto ghiaccio abbestia. Camminatina e seconda doppia (un po' da cercare). Adesso quella che dall'alto sembrava una comoda cengia piana da camminare, si rivela invece essere storta e tendente al baratro verso la conca del ghiacciaio e ricca di ghiaino scivoloso.
Il sole inizia ad abbandonarci.
Cercando ometti, capiamo che una volta arrivati alla fine occorre scendere per prendere le tracce della normale, e laggiù il pistone si vede e anche un ometto stile buddha ciccio appoggiato, solo che raggiungerlo sarà un'emozione. Di certo non troviamo la strada più agevole e finiamo a disarrampicare gli ultimi metri (saltiamo se no?) sulle placche del ghiacciaio.
Oh bene, siamo sulla normale, ora resta "solo" la Cengia dei Fassani". Non ho mai studiato questa salita, quindi non so cosa mi aspetta, ma chiamandosi cengia.. Cengia 'sti maroni! Si sale, si scende, si cercano i bolli rossi, ci si sbaglia, si torna indietro, si arrampica, si passa sull'altro versante, doppia, un'altra, quante ce ne saranno ancora, cavo (che spremiamo come dei matti), si corre con l'ultima luce che resta, si passa sul versante ovest, la forcella, e adesso meglio calzare la frontale.
Cengia, circa, altre doppie, cengia un po' esposta, quanti insetti e millepiedi sulle rocce! Il buio, ci aspetteranno al rifugio? Che due palle la discesa fino all'auto. Oh la cascata benedetta, è finita! Ultimo pezzo da usare le mani e si risale verso il Demetz, su sentiero, circa (al buio si sbaglia). Alle 22 siamo ai tavoli, tutto chiuso, nessuno fuori che si sia preoccupato per noi..saranno abituati.
Diamo fondo alle riserve di cibo in nostro possesso (in mio possesso) e poi..tocca scendere. Fortuna è buio e non vediamo la stracciata di balle, ma ci armiamo di pazienza visto che sappiamo sarà lunga, sperando di trovare qualcosa di aperto per una bella birra (meritata!) e magari un bel panino. Finalmente alle 23 siamo all'auto, piuttosto provati.
Vacca che salita e che giornata piena! Ora ci starebbe una ricompensa al palato, ma ahimè tutto chiuso. Riccardo cotto si infila nel sacco a pelo diretto, io una doccia me la voglio fare (e trovo pure la fila?!) ma anche mangiare se no domattina mi sveglio che mangio il braccio del mio amico. E così do fondo alla scamorza e ai grissini: mai pasto fu più prelibato.

Indicazioni serie a chi volesse ripetere la via:
- la funivia fa lo sconto soci CAI
- noi non abbiamo trovato la terza sosta, e alla fine per raggiungere la prima "cima" abbiamo fatto sette tiri invece che sei, ritrovando come sesta sosta nostra quella che per lo schizzo sarebbe la quinta (ma i tiri non ci sembra averlo così corti, anzi).
- anche l'11° ufficiale e quelle dopo le abbiamo "cambiate": su queste lunghezze il percorso è facilmente varibile.
- lasciato cordino giallo di rinforzo alla calata intermedia alla via
- le due doppie di discesa sono un po da cercare, e in anni normali il canale in cui scendono è ghiacciato (quest'anno è secco)
- forse il tempo indicato di discesa nella guida è un po' pochino.. Chi non sa a menadito la normale del Sassolungo ci mette di certo di più.
- via poco ripetuta: prima di noi..quella per la stesura della guida!

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Qui report.
Qui indice Vacanza Dolomitica 2015.