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mercoledì 20 giugno 2018

Vacanza Finale Ligure 4,5/4,5 + Val d'Aosta 0,5/3, 5: primo approccio al gnegneiss


Cristina cara, oggi dobbiamo lasciarti. L'ospitalità al tuo B&B Il Pozzo e il Melograno è stata superlativa, e per dimostrarti ciò renderemo omaggio alla tua colazione! Un giretto per Finalborgo per negozi di arrampicata alpinismo trail, e telefonando ai rifugi per capire dove andare oggi, dove far proseguire la nostra vacanza.

Mannaggia alle sistemazioni del rifugio dove volevo andare, finiamo in Val d'Aosta, confine col Piemonte. Trovato il B&B (Chez Annie), via verso nuove avventure! Comprata la guida della zona, ce ne andiamo subito a esplorare Montestrutto, di cui ho sempre sentito parlare ma non ho mai visto. Beh dai, magari stasera potremmo farci un giro quando farà più fresco. Mitico, la Ste ci sta! 

Arrivo pure in tempo per concedermi un'esplorazione a modo mio della zona, ovvero un bel trail. Che ci vuole dopo tante ore di auto per scioglier ei muscoli e le articolazioni. Nonostante la mappa fotografata sul cellulare, è ostico orientarsi nei paesini, poi parte il salitone che punte nella direzione opposta rispetto a dove volevo andare, ma amen.

Discesa lunga e noiosa, tra forestale e asfalto, ma devo spicciarmi che non posso farla aspettare sopratutto oggi che è carica pure lei per andare ad arrampicare al tramonto. Lavato e pulito, pronto per le scarpette. E come non partire col tiro "Cresta del Leone" al "Piccolo Cervino"? Vediamo come partiamo col gneiss, gnegneiss per gli amici. 

Eh, servono i piedi. Roccia strana a cui non siamo abituati, ma son voluto venire a ovest apposta per acquisire confidenza in previsione (speranza) di altri sogni. Qualche altro tirello, difficoltà non scontate con passaggi che o sbagliamo completamente o sono davvero strani per me e leggo di un grado maggiore. E ci sta pure la litigata, evviva.

Pace fatta davanti a una birra e cibo al bar della falesia. Peccato solo l'attacco massiccio e aggressivo delle zanzare, che mi fanno perdere la pazienza e mi fanno schiaffeggiare davanti a tutti. Scappiamo!

Qui altre foto.

martedì 19 giugno 2018

Vacanza Finale Ligure 4/4,5: cose tranquille, esposizione e godimento


Basta, oggi lo faccio. Mi sveglio e vado a correre! Avevo pensato di farlo tutte le mattine della vacanza, ma devo aver troppo sonno accumulato nei mesi scorsi che non mi fa svegliare. Ma stamani, sì. Via di nuovo verso il Bric della Croce: di mattina è tutto più faticoso, e lo sento bene. Di nuovo cima, e giù alla fontana a bere. 

Oggi però non scendo subito verso il paese, penso bene di continuare a fare il solletico a Monterotondo. E faccio bene. Salite e single track nel bosco, fino a ritrovarmi affacciato sulla valle dell Aquila e sul Paretone del Bric di Pianarella. Cavolo sarò mica fuori strada? No no va bene dove sono.

E ora giù, provo pure a dare un'occhiata al castello, ma è tutto transennato.. Va beh, rientro pure presto, di certo in tempo per scafarmi una colazione della madonna all'ottimo B&B dove alloggiamo (Il Pozzo e il Melograno). Ora siam pronti per arrampicare. 

Il caldo ci ha rotto le balle, i gradi ci han rotto le balle. Vogliamo ombra e roba abbordabile, Rocce dell'Orera! Il Borgo di Verezzi non ha nulla a che vedere con Finalborgo, quest'ultimo cento volte più bello. Ci avviamo seguendo l'avvicinamento descritto dalla guida, che ci catapulta nei vecchi ricordi di quando da bambini si faceva la caccia al tesoro. 

Eccoci alla falesia, esploriamo la prima parte, poi scendiamo a provare un diedro di 5a, per poi tornare su a fare Razza Bastarda: tre tiri di 4c che magari chiudiamo anche in un tiro unico. Ma sì dai, non sarà difficile, e poi è all'ombra. 

La via non è difficile, anche se qualche passaggio non è banale. Ma è da urlo. Da orgasmo. Quegli orgasmi legger menti interrotti da pizzicotti dolorosi ma che poi riesplodono di piacere. Non so cosa sto dicendo, ma verticalità, esposizione, roccia, sono fantastiche, di certo da ripetere appena posso. L1 scorre bene e dritto, con una sosta comoda ma esposta che mostra la verticalità della salita. Mi fermo che è meglio. Stefania gode anche lei, ma con qualche imprecazione in più.. 

Riparto io, l'esposizione è tutto. Traverso facile, un terrazzone per il piede, ma un terrazzone con sotto il vuoto. Auuuuuuuuuuuuuuu! Rinvio lungo per poter uscire dalla via, e infatti concateno con altri metri verticali, ben ammanigliati e esposti. L'arrampicata che adoro. Sosta appena prima di uscire sul pianoro boscoso.

Stefania me ne tira "alla faccia della cosa tranquilla oggi!", ma il bello deve ancora venire. Ci imbuchiamo nel bosco a cercare la strada di discesa, o meglio a farci la strada per tornare sul sentiero di poche ore fa, che incredibilmente troviamo prima di quello che credevo. Bon, andiamo a esplorare l'altro settore. 

Partiamo con Chiacchia? Ma si dai, vediamo come ci troviamo su questa, con 80m di intera riusciamo a farla in un sorso unico. Un sorso? Un sorsone! Primo tiro tranquillo, poi tutto si impenna. Si impenna? Strapiomba! Ma che gusto, con queste belle mani che non ti impiccano ma non ti lasciano nemmeno fluire comodo. Spettacolo. 

Troppo su, faccio fatica a comunicare con la Ste, ma in ogni caso si cambia strategia. La recupero qui in modo che possa godersi in sicurezza la sua passione (gli strapiombi) e poi giù in moulinette che di vagare nel bosco di nuovo non ne ho voglia. 

Esposizione, verticalità, grado abbordabile, davvero due chicche queste ultime due vie! E ora spariamoci un paio di monotiri per fare giornata, litigare un pochetto, e farci venire sete per fermarci alla bella terrazza dell'osteria alla Chiesa di San Martino.

Resta pure il tempo per farci un altro giretto al mare, stessa spiaggia pubblica comunale di ieri e con le stesse modalità, con aggiunta di uno dei nostri sogni: l'aperitivo in riva al mare. Beh, il osgno sarebbe poi un po' diverso: ci accontentiamo di un luogo un po' troppo affollato, niente Mojto ma birra e una Caipirinha che sa solo di alcool. Ok..andiamo a consolarci a cena!

Qui altre foto.
Qui la guida.

lunedì 18 giugno 2018

Vacanza Finale Ligure 3/4,5: esplorando e sfalesiando

Mamma mia che bastoni ieri.. Tra questo e la voglia di cambiare zona, optiamo per il Pilastro di Mu: solito parcheggio, comodo per la fontana, ma stavolta direzione diversa. Rocca Carpanea e la smiliardata di falesie che la compongono, e molte delle quali possiamo visitare prima di arrivare in quella dove vorremmo arrampicare. L'unica dove possiamo provarci.
E così si visita la falesia con il fortino, e poi quella col mitico tiro in spigolo esile strapiombante. Ma a colpirci maggiormente è il pezzo di parete che da il nome alla falesia: tanti buchi e buchetti e di colore rosa arancione, che pare compongono un..alveare. Spettacolo. Va beh, settori per bimbi grandi.
Noi proviamo al Pilastro di Mu. Ci sono un po' di viette da 3 tiri con del 5a, 5b, 5c magari.. Ovviamente partiamo con la più facile, e siamo già belli accaldati. Excalibur, eh la madonna. Parto io con l'ottica di concatenar ei primi due tiri, da esser più svelti.
Beh, madonna che tirone ne esce.. Passaggi pepati, secondo tiro in traverso.. Mi sa che anche oggi orecchie basse. Però bello. Tecnico, al limite, magari qualcosa imparo da queste bastonate. E di certo non ci mancano le risate: lei che mi sfotte prima di partire "Vai vai che tocca a te hihi", lei che mi sfotte mentre arranco i primi metri "Hai voluto la bici?" e io che la sfotto quando arriva in sosta dopo averla recuperata "E tu hai pedalato?!".
L'ultimo tiro spetta a lei, e nonostante il grado sia basso, non è banalissimo. Sopratutto dimmi te se si può prendere dritto e di petto quell'ultimo tratto e dichiararlo un 4c?! Bona, accaldati e un tot, c'è d ascendere..in doppia.
La prima è pure facile, una sola corda fino alla sosta sotto. Poi ci spostiamo a destra verso le soste delle altre vie in modo d ascendere dritti e con un'unica calata.. Muoro, vendetta. "Ste vai pure giù prima tu, così sbrogli le corde". La matassa dell'anno da sciogliere più volte, egli accidenti che non mi tira da sotto "Non ti sento gnegne!".
E niente, fa già troppo caldo. E scendendo ho pure notato i tiri delle ipotetiche prossime vie: le parti basse anche salibili, ma le alte..la madonna che lisciume e verticalità! Però siamo qui, proviamoci. Parto col primo tiro: trovo un passaggio più duro su questo 4b che sui 5a di prima. Stefania cotta mi dice di farmi pure anche il secondo.
Bello ed esposto in spigolo, ma la paura per i prossimi tiri ben più duri e un caldo davvero opprimente ci fanno desistere. GIù in doppia, che secondo me ce la facciamo anche con una sola mezza corda: giusti giusti grazie all'elasticità della corda. Però il Mu al Pilastro di Mu (il mou del Mars) ce lo meritiamo.
E adesso andiamocene a cercare uno dei luoghi più caratteristici della zona: la Grottadell'Edera. Ieri in modalità trail ci ho provato ma mi sono lasciato ingannare. Iniziamo con tutto un bel attraversamento un po' ad cazzum a cercare il sentierino che congiunge le varie falesie, e infine eccoci alla Parete Dimenticata.
L'ingresso alla grotta non è evidente. O meglio, è gigante, ma poi tocca salire dentro un grottone, arrampicare, corde fisse, scivolare sulla roccia bagnate, avere occhi di gatto per vedere al buio, e poi uscire da questo cunicolo dove io con lo zaino faccio fatica.
Et voilà, eccoci dentro un tubone di roccia con sopra di noi il cielo aperto.
Minuti ad ammirare il posto, a sedere, a girare alla base delle vie (impensabile provare a salirne una per noi scarsi). Poi di nuovo giù, per il cunicolo, per il toboga speleologico. E poi alle case dell'altro parcheggio: mentre io risalgo fino a Perti Nord, Stefania aspetta giù.
Oggi ci concediamo anche un po' di mare, ben 1h di cui: 5 minuti l'ingresso, 5 minuti il bagno, il resto sdraiati al sole. E via anche stasera per altri mirabolanti avventure culinarie a sfondarci di cibo!

Qui altre foto.
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domenica 17 giugno 2018

Vacanza Finale Ligure 2/4,5: bestie e bastoni, guai e mangioni


Dai, oggi proviamo qualcosa di un po' più impegnativo, ma non troppo eh! Siccome un po' di giorni ne abbiamo, e memori di quanto fu vissuta male l'altra volta la via, rifacciamo Simonetta: parcheggiando sempre a Perti Nord.. In breve siamo all'attacco, non come l'altra volta, e siamo pure all'ombra..ma per poco. 

Ombra e..trilobiti! Urla, schiamazzi, scene di isteria, arriveremo a sera o saremo mangiati da queste bestie?! Parto io per il primo tiro, ma ben presto smetto di far notare a Stefania la presenza di questi esseri lungo la via se no non sale più. Salirà, e continuerà arrampicando solo coi polpastrelli per non infilare le mani nei buconi o nelle prese che chissà quali sorprese insettivore potrebbero celare.. 

Già sul secondo tiro parte male a complicarsi la vita per andare in placca dove le bestie non ci sono, per poi convincersi che lo spigolo canale era meglio.. Poi si ferma presto, perchè dietro l'angolo, sotto la placca, c'è il cimitero di trilobiti. Ah ma allora muoiono anche loro! 

Riparto, a faticare, su quella placca ostica che ricordavo ostica anche l'altra volta. Sticazzi. E più su quella fessura e quel traverso, per arrivare alla sosta giusto dopo una bella zona di buchi..con una pelle di serpente penzolante.. ah però! 

Alè Stefania, sempre e solo coi polpastrelli! E mi sosta giusto alla base di quel maledetto spigolo unto. E ora fa pure caldo, il sole ci prende in pieno e il sudore è tanto.. 

Vado, sgugno, rantolo, ma un rinvio lo devo azzerare per forza, nessuna voglia di rischiare di farmi male per la lucidatura di questo pezzo. E come l'altra volta, una volta uscito da questi tiratissimi 10m, la passeggiata nella sospesa vallata delle capre mi regala la visione di una di esse. 

Forza Ste, per il tiro più bello della via, esposto, in leggero traverso a con dei lamoni da prendere, per poi terminare all'ombra su una sosta esposta da raggiungere quasi a carponi.. Sosta perchè carinamente non concatena e mi lascia l'uscita. 

Oh però, questo strapiombo non me lo ricordavo così duro: mamma cara quanto sono fuori forma.. Infine il sole, il caldo, e quella voglia di andarcene all'ombra.. Foto di via, foto di vetta, e di nuovo verso il Grottino del Bric della Croce a cercare una via. 

Via con la Pioggia è la nostra. Peccato che non la troviamo. Scendiamo a destra della falesia, a quello che pare l'attacco: Stefania sale ma è dubbiosa. Avanza 25m, ma non trova nulla e decide di scendere e amen. Discesa facile all'inizio, poi meno banale alla fine, tantochè toccherò recuperare a me il rinvio da qui si cala.. 

Va bene, amen, andiamo a cercare l'unica via fattibile rimasta su questa parete: Aprosdoketon. Che bella grotta, e guarda quegli spit sopra essa, ma a che diavolo servono?! Poraccio chi gli tocca usarli.. Poracci noi, sono nostri.. Ma dimmi te se si può partire a sinistra della grotta, traversare sopra e poi salire a destra. Va beh, vado, ci saranno bene delle belle mani.

Primi metri a sinistra, inizio a traversare, ma mani non ce ne sono. Ziocca se è dura! No no, lasciamo stare, che qui se uno vola (anche il secondo) si fa molto male. Disarrampico a mia volta, e poi mi chiedo se si possa salire a destra della grotta. E si sale, molto più facile! 

Il difficile viene dopo. Movimenti strani, arrampicata poco logica: oppure è la mia mente a essere annebbiata dopo le ore e gli avvenimenti precedenti. Ho già deciso che dalla prima sosta ci caliamo, il primo tiro che è il più facile ci mette già in affanno! E probabilmente mi calo pure prima visto che arrivo a una sosta "sospeso". Scomodamente recupero la Ste, e si scende.

Però, che bastoni oggi! Certo che siamo messi così, a Finale possiamo smettere di venire finchè non si mette su un grado in più! Rientrati al B&B mi concedo un'oretta di corsa trail per ringalluzzirmi un pochetto. Salita al Bric della Croce e poi discesa a cercare la Grotta dell'Edera, che non trovo. O meglio, trovo il grottone d'ingresso ma non mi fido sia lui.. E niente, si lavora e si fatica, ma non per questa grotta. 

Consoliamoci a cena, nell'ottimo posto appena varcata Porta testa di Finalborgo, ma di cui non ricordo il nome.. E poi, altre birre, aperitivi, e si rotola a letto.

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sabato 16 giugno 2018

Vacanza Finale Ligure 1/4,5: partiamo male ma ci riprendiamo

Pronti, partenza..via! E quanto siam pronti: con 3h di sonno tra giovedì e venerdì per il concertone dei Foo Fighters a Firenze.. Ma chi c'ammazza?! Venerdì sera passato a preparare tutto, dopo un pomeriggio di lavoro frenetico per sistemare un po' tutto il sistemabile. Colazione da Dondi, e via che si va verso nuove avventure! 

Partiamo malissimo. In coda nell'immissione sull'A10, sento uno strano odore "Ste, supera questo camion, senti che puzza che fa". Dopo un po' però vedo dal vano motore uscire un bruttissimo fumo..porcaputtana.. Per fortuna siamo alla fine del tunnel, con sulla destra la corsia di emergenza che ricomincia e dove posso parcheggiare un attimo. Dio mio no. Ho già visto una guarnizione della testata andare a put.

Vacanza finita prima di iniziare? Auto da rottamare?

Calma, nessuna spia accesa, nessun comportamento strano, però.. Chiamo il mio meccanico, speriamo che risponda che è sabato mattina "Pronto?". Dio ti benedica. "Vai tranquillo" è la sentenza dopo uno scambio di informazioni e foto. Riparto: siamo in discesa e ancora in coda, vado in folle. Teso come su un 6b lungo 60m, sosta in autogrill a prendere fiato. Stefania che mi consola. 

A Finale Ligure è meglio cercare un meccanico e sentire un suo parere dal vivo per valutare come siamo messi. L'impatto con la popolazione ligure è positivo: gentilissimo, nonostante imballato di lavoro viene a vedere e spara la sua sentenza "Ma questo è odore di frizione! Sì vede che l'avete usata male, non sono più robuste come una volta". 

Ormai è mezzogiorno, sono stanco come dopo il concatenamento di 12 4mila, vediamo di andare a fare qualcosa di molto facile. Spigolo Nord alla Rocca di Perti. Solito parcheggio che già conosciamo e ci incamminiamo: Perti Nord, col cavolo che parcheggiamo a Perti Ovest

Facile. Più che facile, camminabile. Ok, che sia una via con del 2b (che sembra una classe delle medie, non un grado), ma dovrebbe esserci anche del 4c. Un paio di passaggi me li complico alla grande per darmi un po' di pepe al culo, ma altrimenti davvero easy. Tipo l'ultimo, ben 5m di muro.  In ogni modo, quello che ci vuole dopo una mattinata del genere: a quest'ora potevamo essere a uno sperduto casello autostradale abbandonati dal carro attrezzi alla nostra mercé. 

Facile ma con alcuni tratti estetici, tanto che Stefania mi chiede addirittura di farle delle foto. In vetta troviamo un'altra cordata appena uscita dalla Via Nadia: piuttosto provati ci dicono che è davvero dura e sostenuta, con quel traverso di 5c senza nulla! In realtà mi sa che hanno mischiato due vie, ma rimaniamo piuttosto intimoriti da una via che pensavamo di fare domani.. 

Scendiamo e ci fermiamo alla falesia del Grottino del Bric della Croce per fare un paio di tiri, o meglio concatenare due tiri: quelli più a destra, i due 5a. Parto, salgo, esco, mi faccio calare. Va Stefania da prima, e sulla seconda parte scatta uno dei tormentoni della vacanza. Non ritornello canzereccio ma un "Oddio che schifo no no io qui non passo cala subito che schifo che bestia mi mangia". 

Stefania ha il terrore dei "trilobiti" (suo termine coniato per indicare gli Armadillidium Vulgare) che brutti son brutti, ma porco cane son grossi un'unghia! Ma lei, quel passaggio non vuole salirlo, con "la mamma di tutti i trilobiti" che le viene incontro. Dopo minuti di attesa, la bestia feroce se ne va indifferente lasciando il proseguo del tiro libero da pericoli. 

Possiamo rifugiarci a quello che sarà il nostro campo base qui a Finale, il "B&B il Pozzo e il Melograno", che consigliamo vivamente: le sue colazioni ci hanno riempito facendoci sempre arrivare fino a sera praticamente senza pranzare! C'è da dire che poi la sera..si mangiava come se non ci fosse un domani. Come oggi: una focacceria e due aperitivi. E si rotola a letto..

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domenica 3 settembre 2017

Figatissima e...macarena sul ribollire del mare: In Scio Bolesomme

Ci sono le belle salite, quelle vie di arrampicata varie, con ottima roccia, tutto bello saldo e dove l'aderenza regala sospiri di sollievo dopo il passo col cuore in gola. Quelle vie in begli ambienti, con un bel panorama, suggestivo. Quelle vie che sai sono delle classiche, che le temi affollate e invece in una giornata con delle belle condizioni meteo ti ritrovi comunque da solo. Quelle vie che decollano di piacevolezza se salite, se vissute, in ottima compagnia. Quelle vie strane, lontane, in posti che reputi esotici perchè lontani dai tuoi canoni e che sono in quella cartella del PC visitata di rado, ma che ben conosci. Ecco, quella di oggi raccoglie tutto ciò. 
"Guarda questa via, si potrebbe farla domenica", e dopo qualche ora "dipende quanto bevo domenica mattina" "te bevi sabato sera, non domenica mattina" "caffè corretto". Questa è pazza. Ma forse son pazzo anche io a lanciarmi su un 6a: va beh dai, è un 5b obbligatorio, dovremmo riuscire ad azzerare se va male. Anche perchè di calarsi in corda doppia..non si può. Vie di fuga..forse un paio. Beh certo, escluso il tuffo in mare!
Sveglia presto che non voglio trovare traffico, alla ricerca di un bar aperto per la colazione: ne troviamo uno, e dubbiosi e titubanti beviamo e mangiamo. Poi si va alla ricerca dell'attacco, che non è facile: parcheggi esigui, nessuna scritta, falesie sparse in zona che non bisogna sbagliarsi. Parcheggio qui, ci prepariamo, e ci si incammina sulla strada alla ricerca della calata.
Beh dai, deve esser qui, eccola! Ma sarà davvero lei? Stiamo facendo la volpe che per non arrivare all'uva si sdraia? Un'occhiata in giù, dove dovrebbe passare il traverso: vacca boia se sembra liscia la roccia! Boh, ma. Ecco il chiodino nel labbro di cui parla un'altra relazione. E niente, è giusto qui, è giusto la.
Titubiamo. C'è da calarsi, e una volta calati (e recuperata la corda) tocca arrampicare, non si scappa. Il sole scalda, il mare ribolle sotto di noi. Daimo, 5b obbligatorio, intanto scendo a vedere. Mi calo, doppia di una decina di metri, ma prima di staccare tutto cerco, guardo, scruto. Ma possibile ci sia da passare la?
Oh, non c'è tanta libertà di interpretazione. Deve esser lì. Ah, ecco la placchetta sulla cengia. "Ste, libera!". SI cala anche la mia amica, facciamo sosta, ci leghiamo, ci autoassicuriamo e lei mi assicura. Parto io, ovvio, dei due sono quello che forse arrampica un po' meglio. Oppure sono quello sacrificabile, chissà.
Si parte.
Dopo alcuni metri finalmente vedo degli spit, e altri dopo: meno male, siamo nel posto giusto. Peccato, siamo nel posto giù e dobbiamo andare. Prima difficoltà, il passaggio in spaccata alla fenditura: prova, riprova, testardo nel non pensare ad altri modi per passare. Poi mi smusso di mentalità, scendo un poco e passo facilmente: apri le tue vedute!
Passata l'insenatura vedo un'altra cordata che si appresta a calarsi, lui e lei. Lui per primo, lancia le corde, gli diamo qualche dritta. Io proseguo nel mio traverso, entusiasta di riuscire a progredire: ricordo che questo sia il tiro più duro, se passiamo questo è fatta. (e invece non è il più duro). Vedo però lui che tentenna, gesticola, e lei che resta lontana. Dopo poco non vedo più nessuno dei due, hanno cambiato idea. Mmmm
Di solito non si guarda giù, ma oggi è impossibile non farlo. Il fragore del mare è come una sirena che chiama Ulisse: ok, guardo la sirena, ma poi la corda mi indica che devo proseguire, traversare, salire, scendere. Arrampicata strana in questo modo, anche perchè disarrampicare è molto più dura..
Ma che razza di figata che è! Sui passi duri per arrivare in sosta c'è pure un cordone per aiutare ad azzerare: evvai, che ci aiutano pure. (solo qui ci sono i cordoni). Un passo strano sotto uno strapiombo, un flessione di gambe e il tentativo di abbracciare il nasone nelle narici. Uff, fatta, ecco la sosta. Dai il primo tiro è andato!
Bellissimo. Sosta comoda questa, visuale eccezionale, vedo la mia amica e le faccio cenno di mollare tutto. Il sole scalda ma il vento placa. Il mare sotto di noi urla ma non assorda. La luce della palla di fuoco indica dove proseguire: mamma che placca liscia!
La mia amica arriva a fatica: capisco che per lei non deve essere tanto facile.. Io sono contentissimo di non aver azzerato, inizio a credere che potrei chiudere la via pulita: dopo l'azzero sul camino di ieri, e la fuga da quel 5b che poi ho scoperto essere un 6a, è una bella dose di autostima!
Riparto io, finchè stiamo su tiri che possono avere del 6a,lei non ci pensa proprio ad andare da prima. Che poi, un traverso fato da secondo, è poi delle stesse difficoltà. Madonna che placca liscia subito: c'è da pensarci bene , fidarsi della roccia, lavorare di ditini, e dopo il secondo rinvio..bam! Una fessurona provvidenziale, di quelle che fanno godere.
Si prosegue su terreno più facile, sempre ben protetto. Altra comoda sosta, il mare, il sole, che non ci si stanca di vedere, di sentire, di abbracciare. Stefania dopo i primi metri duri prosegue contenta, ride ora, ride ancora per poco. Concorda sulla bellezza del posto, della via, ma "cazzo se è dura!".
Riparto, tocca disarrampicare, passare sotto quel nasone. La roccia inizia a variare: non più solo capillari di quarzo, ma delle belle venone e un corno da afferrare saldamente e amabilmente. Vacca boia che si mi diverto. Toh, una sosta! Ma non sono passati 50m, forse 20. Comunico con la mia amica, decido di proseguire. Ora mi diverto meno.
Dopo la sosta saltata, subito qualche metro impegnativo per superare uno spigolo: sono sempre spigoli poco accentuati e arrotondati, ma sufficienti per non vedere cosa c'è dietro. E cosa c'è dietro questo? La placca unta sotto il tetto giallo. Ma porco cane, un tiro che la relazione da di 60m: stiamo arrampicando con una corda da 80m, speriamo di farcela.
A vederla dalla sosta dopo, la placconata di tutto questo tiro è impressionante. Scendo, risalgo nettamente con un arrampicata stile pancette e saponette della Pietra di Bismantova, ed eccomi sotto il tetto giallo. Dai, ohm, concentrazione e andare. Spit ravvicinati, facile azzerare, ma non voglio. Mi sudano le mani, e su queste manine non è bello: dopo tanto tempo, cerco la magnesite per un motivo serio.

Tanto o poco tempo ci impiego non lo so, ma riesco a passare. Pochi metri di traverso in discesa ed ecco un altra sosta: meno male, senza nemmeno avere la corda che tira troppo sono salvo su un punto sicuro. Ma accidenti se è scomodo.. Speriamo solo la Ste arrivi presto così mi tolgo da qui. 
E invece.. eeeee macarena! Non ci vediamo, ma i nostri segnali li capiamo. recupero delicato, quel che riesco, poi finalmente eccola, possiamo sentirci. Posso distinta udire le madonne, le imprecazioni, le offese rivolte alla mia sensibile persona.
Eccola lì, sul passaggio delicato dopo la sosta passata. Avanti un piede, avanti l'altro, poi indietro. Uno sguardo giù, uno sguardo su, e ripete. Di nuovo. Di nuovo. Eeeee macarena, oh ma non c'è da ballare, c'è da venire avanti! La tensione inizia a tagliarsi col coltello.. Fortuna oggi è il mio compleanno, se no credo che di offese ne avrei fatta una scorta annuale.
Dopo parecchio, prende fiducia, supera il passaggio, ma non sto a dirle che sotto al tetto è peggio. Meglio dire "sarebbe" peggio: lei ha deciso che azzera l'azzerabile su "sta cazzo di bella ma dura via maledetta lei e te!". Ma guarda che bello il mare, che acqua chiara, che voglia di fare il bagno.. Ma no, noi siamo qua, "beata quella tipa che ha piantato la grana al suo compagno di cordata ed è tornata indietro!".
Altro passo di 6a sul prossimo tiro, non c'è dubbio: proseguo io. Ma ancora di più non capisco bene la lunghezza dei tiri delle relazioni che abbiamo. Forse le soste sono spostate rispetto ad esse. Qualche metro ostico renderà piuttosto ilare il passaggio della mia amica, che ormai sono più le volte che si porta le mani sul casco come a dire "ma che cazzo ci faccio qui" piuttosto che portarle sulla roccia per proseguire.
Un voletto, prove di artificiale estrema per recuperare un rinvio lasciato per fare l'AS (Artificiale Stefania), e ritrova un po' di sorriso sul proseguo più facile dell'arrampicata. Sorriso, sorriso insomma, nuovi rosari e offese vanno a ledere la mia sensibilità.
Bene, riparto. Ziopover che razza di passaggio questa placca liscia. Liscia liscissima! Si scende un po, sotto un altro nasone, e poi come si va di la? Presona incredibilmente bella sopra, ma che poi non permette di proseguire. Scendi con passo felino, prova più giù, ma anche qui non riesco a passare.

Se mi vede la Ste prende paura: "ah ciao Ste! Tranquilla eh, sono io che non sono buono" "ma vaffanculo". Qui ci resto davvero parecchio tempo ad interpretare questa maledetta placca. Poi capisco che la verità sta nel mezzo. Prendo fiducia, afferro saldamente la roccia a saponetta o a leggere ditine dove solo un pelo di polpastrello fa da equilibrio. Bon, andata. 
Trovo una sosta, visto lo scherzo di prima sai cosa? La faccio e amen, tanto qui il tempo vola, ci mettiamo il tempo che serve e amen. Stefania forse si è rimessa a posto con la testa, a fatica supera il passaggio, poi si riconcilia col mondo dell'arrampicata sui successi metri più facili, divertenti. Io mi tolgo zaino e maglietta nel tentativo di ustionarmi.


Proseguo io, la difficoltà dei passaggi previsti non lascia dubbio alla mia amica "vai e muoviti che voglio uscire!". Ma ora ancor di più mi confermo che le soste devono esser piazzate diverse da chi ha fatto la relazione che seguiamo: non trovo passaggi ostici, e presto una sosta che faccio. Anche perchè la comodità di questa sosta è disarmante, ci si potrebbe sdraiare e prendere il sole! 
Ora la mia amica torna a ridere, ha già dimenticato i tiri di prima. Meno male, forse usciamo senza offese.. Riparto, ed ecco i passaggi esposti ma non difficili. Anche se un po' di delicatezza serve, suggerisco alla mia amica come affrontarli, visto che poi sparisco dietro lo spigolo e verso l'insenatura che da lontano pareva impossibile. La vista inizia a spaziare sul traverso percorso, che fa quasi impressione da qui. Giro l'angolo, ed ecco una sosta. Va beh, la faccio.
Anche perchè guarda e riguarda il proseguo dopo l'insenatura..mah! Da qui è possibile fuggire sulla strada, si sale facilmente sopra la sosta. Ma dai, siamo qui, finiamo la via.. Lascio questa sosta dove ci si siede su spuntoni che "massaggiano" le chiappe, ed ecco uno spit, ok la strada è giusta.
Nell'insenatura una sosta, porco cane era meglio se venivo qui. Va beh, 80m, siate con me. intanto a breve dovrei trovare il passaggio duro con la provvidenziale lama. Ma la lama è talmente buona che boh, passo. La roccia è diventata completamente rosa-arancio, bellissima. Sembra liscia ma è ruvida (lo sentiranno bene i miei polpastrelli domani!).
Figatissima, e ora che la via volge al termine, le difficoltà dovrebbero abbattersi, la mia amica è comoda, "Ste fammi una foto!". Vomito di roccia in alcuni buchi, la geologia qui ha giocato un tot. Finisco i rinvii, anche qui, mi tocca usare cordini e moschettoni, poi ecco la sosta. Anche perchè la corda iniziava a tirare parecchio.
La relazione ormai non la leggiamo quasi più. Guardo il proseguo, c'è da scendere parecchio.
La mia amica mi raggiunge invocando della verticalità: almeno ora non si trova più impiccata su passaggi duri, sta smaltendo la fatica e ritrovando il sorriso. Si sta riappacificando con l'arrampicata. 
Ormai mi lascia finire la via a me. Strani conglomerati di roccia, non si capisce se sia sabbia schiacciata con ghiaia, o colate di cemento di ghiaia dall'alto. Fatto sta che tiene, e meno male, perchè c'è da scendere parecchi delicati metri per poi passare sotto quella specie di sperone. Un'altra sosta, ma la salto e amen, voglio uscire che c'ho sete. Non siamo stati proprio veloci..
Passo, saluto la mia amica che non vedrò più per un po', uno spit poi il nulla. Ma dove andare, ma prova di la, azz, il chiodino e le placche lisce e verticali "da qui si prosegue su 7b e non è protetta", gli spit salgono. Finito il giochino. Uno sguardo al mare sotto mi me. Una pisciatina che mi scappa parecchio e se sopra c'è la strada non potrò fare.
Sali sali, cerca il difficile perchè voglio assaporare fino alla fine. Sono ultracontento, non ho azzerato manco un passaggio anche se spesso ci ho pensato. Toh, vedo la mia amica in sosta, la saluto. Una sosta in mezzo alle sterpaglie, faccio il giardiniere e proseguo. sperone passato a destra, e ormai si cammina verso il guard rail. Saluti ancora alla Ste, e poi per farle venire paura le simulo che provo a salire quello strapiombo davanti a me.
Ma no, la sosta su acciaio umano mi aspetta. Il sole, il vento e il mare ci sono ancora, ma ora il traffico e l'uomo fanno sentire la loro presenza: erano così vicini ma così lontani. Vabbeh, fine dei giochi. Recupero la mia amica, un'occhiata all'orologio e "ok dai, spiaggiamoci un po' che tanto non si fa altro oggi. Solo rifocillamento e rientro!".
Che carina la Ste, come l'anno scorso mi becco la candelina di buon compleanno sul Mars!
Rientriamo verso l'auto, si ripercorre all'indietro la strada sopra il traverso. Qualche occhiata in giù fa apprezzare la verticalità della parete e il "oh ma da qui fa paura!". Però che figata di via.. Il tempo di sistemare la macchina, il disordine degli scappati di casa, e a Noli ci aspettano i nostri amici di ieri sera: il Vinaio e Irene e Paola.

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