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sabato 23 dicembre 2017

Cambiare idea: Vajo Nascosto poi Vajo Bianco e Vajo Cima

Weekend scorso le condizioni in Piccole Dolomiti erano davvero eccezionali: poca neve che rendeva i vaji pi facili ricchi di saltini imprevisti, ma quella che c'era era talmente dura da rendere i pi difficili pi abbordabili. Maledetto rialzo termico che già venerdì si fa sentire.. Però, speriamo che.. Magari potremmo..
Giorgio butta l'idea dell'Intramosca: duretto, ma magari se la neve è come il weekend scorso, potremmo farcela. Partiamo, poi al massimo ripieghiamo uscendo su roba pi facile. Anche il Nascosto ci stuzzicava, ma forse val la pena approfittare della bontà delle condizioni e osare.
Partenza molesta, ma nemmeno troppo: ma entrambi abbiamo dormito poco, e il viaggio d'andata richiede due cambi alla guida. Arriviamo al parcheggio del Rifugio Campogrosso già ben popolato: colazione al sacco e una stanchezza già vistosa sulle nostre facce vogliose ma non convinte. Ci incamminiamo che la frontale serve ancora per poco.
Il cielo sereno rende l'alba magica, colorata di tenue sulle cime che vorremmo solcare, su quel parco giochi che tanto amiamo. Le piccozze fremono, i polpacci dormono sapendo che presto dovranno svegliarsi di soprassalto. Una lama di luce taglia l'orizzonte verso la pianura e il mare. Tante frontali sparse a diversi livelli degli avvicinamenti. Fa caldo.
Bestia se fa caldo, non mi piace. Incontriamo Tarcisio Bello e amici, si scambiano due chiacchiere e lo scontato "Che andate a fare" "Pensavamo l'Intramosca" "Oh però, avete alzato il tiro", mannaggia se suona male questa frase! Certo, lo dice in senso buono, ma io che sono fifone di natura.. Va beh, vediamo le altre persone che troviamo che dicono.
Incontriamo varie persone, e tra queste due che esprimono perplessità sulle condizioni del vajo oggi. E non è che ci possa scappare tanto facilmente dopo.. E se all'attacco non dovesse piacerci, non possiamo nemmeno scendere per andare a prendere il Nascosto. Ecco, giusto alla partenza parlavamo di "rinunce", sta a vedere che ce la siamo tirata.
Siamo all'imbocco del Vajo dei Colori: inizia la partita. Si parte dolci, lo sò, me lo ricordo. Ben presto però arriva quella possibilità di un tratto pi ripido su poca neve su roccia, divertente e che lascia sbucare sul dossone che porta verso gli attacchi del Valdagno. La neve non come lo scorso weekend, cede spesso. Non brutta, ma nemmeno bellissima.
Finito il dossone, ci si ributta nel Vajo dei Colori, e siamo giusto giusto sotto il paretone che se traversato verso destra porta all'imbocco del Vajo Nascosto. Tastata la neve, non sono molto convinto dell'Intramosca, due parole col mio amico e decidiamo di spostarci sul Nascosto che "schifo non mi fa!". Speriamo non ci sia rimasto male..
Traversone ed eccoci sotto uno scivolo più ripido. Ci si diverte di più adesso! Modalità trazione e salire, più stretti. Dai che forse abbiamo fatto bene e troviamo qualcosa di bello lo stesso. Guarda anche che bello incassato quello scivolo a sinistra, ma chissà dove porta..non rischiamo dai. Proseguiamo nel relazionato.
Ma il prossimo bivio invoglia troppo "andare a scoprire".. Per nulla titubante all'inizio mi infilo nel budellino a sinistra dell'originale, chissà dove porta. Pochi metri dopo, un tratto verticale e poi chissà.. Ora titubo, ma fremo, il ragazzo dietro tifa, e allora andiamo a vedere, al massimo torneremo indietro a gambero. Un gambero dritto.
Bello bello, neve buona che cigola di sano! Poi ancora ignoto, e nessun raccordo visibile col vero tracciato sulla nostra destra, dietro a un crinale. Vabbeh, ormai saliamo e speriamo! Si sale ancora un pochetto, poi meglio dare un'occhiata a destra per vedere se si possa tornare dentro al Nascosto.. Delle tracce laggiù ci confermano che siamo su una variante, il cielo e l'ignoto sulle nostre teste ci confermano che sia meglio tornare al mondo conosciuto.
Scavallando un gioco di vento, e traversando su del soffice poco rassicurante, rieccoci dentro il vero Vajo Nascosto. Dai dai che andiamo bene! Ma ben presto cambiamo parere: sulla sinistra parte evidente il canalino camino tratto chiave del vaio (che a casa vedrò in foto essere uno scivolo nevoso. Tutto in ghiaccio, o quasi, visto che nei primi metri ne manca un pezzo..
Ci sono pure due che stanno venendo via. Ottimo auspicio! Metti anche che riusciamo a passare, poi sopra come sarà?! Che palle esser fifone.. Scambi di opinione coi due ragazzi e andiamo a vedere. Un vecchio chiodo per far sosta sotto al tiro, poi un passo su metro su quasi niente e forse leggermente strapiombante. Come spesso accade, tiro indietro io: magari anche Giorgio era molto poco convinto, di certo accetta i miei timori.
E via sul terzo vaio allora, ci infila nel Vajo Bianco. Estetico, ma molto pi facile. Gran parte dei timori che ho avuto sono per il riscaldamento, e quelle pareti sopra le nostre teste che già si stanno ben abbronzando lasciando cadere i primi lembi di pelle. Pelle piuttosto rocciosa e dalle masse non importanti ma fastidiose.. E anche il Vajo Bianco non è da meno..
Cerchiamo di esser svelti, ma la neve qui non è come prima: molto pi sfondosa, tanta riportata dal vento che ha cancellato tracce e coperto il duro che c'era. Ma ora l'importante è darsi una mossa e uscire! Si sale in appoggio sulle picche, e un bel masso al centro del vajo ci concede riposo e ristoro. Un masso grande come un ducato, caduto da qualche parte lassù..
Dopo aver studiato le possibilità di uscita (la guida sempre nello zaino!) continuiamo la nostra salita, cercando la neve migliore e schivando i detriti. Ambiente spettacolare, maestoso, grande: è impossibile non sentirsi piccoli dentro queste profonde viscere della montagna.
Ecco l'uscita classica, di sinistra. Banale dai, poi tocca finire in mezzo a dei pendii non molto rassicuranti: non dovrebbero esserci grossi pericoli oggi, ma se si può evitare.. Continuiamo a salire e vediamo com'è l'altra di uscita, che ci risulta nascosta alla vista al momento.
Eccola! Beh molto più bella, con una serie di possibili canalini tra le rocce: nulla di complicato, ma ben più estetico di un uniforme pendio.. Mi infilo dove delle vecchie tracce fanno capire che da qualche parte si va. Un bel tratto che rinvigorisce gambe e braccia. Si sale, si ride e si scherza ora che si vede la fine.
Amareggiati (forse) per le due salite che si voleva compiere, ma quelle volte che senti che non il caso, ascoltale le vocine. Già rischiamo tanto quando non lo sappiamo, almeno quando lo temiamo..non facciamolo. Lo so, non diventerò mai un grande alpinista di questo passo, ma chissene. Io devo divertirmi, non dimostrare niente a nessuno.
Guarda che sole! Senti che fame! Senti che sete! Ci svacchiamo un attimino, e poi la decisione: si va in cima! Anche oggi, la seconda per lui, la terza per me in una settimana.. Speriamo solo il traverso non sia così maledetto come l'altra volta. Ma siamo astuti, prendiamo quello che passa sopra..
Saliamo fin sopra la Sfinge, e ancora di più. Il sole è caldissimo, il riverbero aumenta l'afa, e le rocce non sono più incrostate come settimana scorsa. Scorrerci sotto non è comunque una passeggiata, qualche tratto ripido c'è e la sassaiola pure.
Giunti nei pressi del Vajo Cima, tracciato, "Giorgio ci finiamo i polpacci su quello?!" ma sì dai, e via su per gli ultimi 40m in piolet leggera, con la neve che regge ancora bene, ma le pareti laterali che scaricano: velocità, o come diceva il mitico, "ritmo ritmo!".
E sbuchiamo sulla cresta di Cima Carega, che sul versante all'ombra ha un bel plateau luccicante di ghiaccio.. Piccola esplorazione verso nord, per vedere i vaji duri del versante nordovest, e poi basta che il sole caldo, noi sudati, e il vento dispettoso. Cima, di nuovo. Foto di rito, e discesa verso il passo tra cima e rifugio e svaccata a bere e mangiare. Bere, ho pi di due litri con me, e non mi bastano..
Sta per cominciare la parte più straziante della giornata: la discesa. La discesa straziante?! Ma sei matto?! Porca putt, mettete voi questi bellissimi Blade Runner su questa neve papposa! Ramponi top per salire, ma che per quanto riguardano l'antizzoccolo peccano più di tutte le maremme del mondo! Tratti dove ogni passo bisogna colpire il piede con la picca sperando di togliere quella palla di neve che pi volte rischia di farci scivolare. Maledetta e maledetti.
Bocchetta Mosca raggiunta tra mille imprecazioni, ma non finita. C il sentiero fino alla Bocchetta Fondi, assolato, papposo, acquoso, merdoso. E colpisci il piede, una danza sembra, quelli che si picchiano le mani su caviglie e ginocchia mentre col loro bel naso rosso intonano canzoni da Octoberfest.
Per fortuna il Boale dei Fondi all'ombra, e li la neve bella e regge. Si scende ripidi, ma senza doversi picchiare da soli i piedi.. I passaggi sempre pi numerosi, lo hanno addomesticato maggiormente rispetto a sabato scorso, ma qualche tratto ripido che richiede attenzione c'è..
Praticamente da quando siamo partiti, sogniamo il rientro all'auto al sole, caldo, potersi svaccare con calma a mangiare, bere le birre che ho in auto e dormire al tepore della palla di fuoco Invece il cielo è velato, tira vento, fa freddo. Tocca mangiare col piumino sui tavoli del Rifugio Campogrosso (chiuso), e poi scappare di corsa verso valle, dove moriamo in un parcheggio tra le braccia di morfeo.

Qui altre foto.
Qui report.
Qui la guida.

sabato 16 dicembre 2017

Una giornata ricca di sorprese: Vajo dei Colori e Cima carega

Si vede che anche la ragazza ha voglia di spiccozzare, e nonostante le poche ore di sonno che si prevedono, non c'è da convincerla per farla saltare sul carro. E questa potrebbe essere la S0, la Sorpresa numero zero.. Non è invece una gran sorpresa che tutto il viaggio se lo dorma, ma è la sorpresa che vale come mille sorprese il fato che non scenda nemmeno per fare colazione! La giornata pare davvero iniziare all'insegna degli Ovetti Kinder.. 

La sgraditissima sorpresa uno, S1, è la patina bianca che dopo Merendaore copre la strada: e quest'anno ho deciso di NON montare le gomme da neve. Sì, ho le catene, ma per questo mezzo centimetro sarebbe un'agonia; d'altronde però nei tornanti non si sale, perciò parcheggiamo al tornante sotto il Rifugio La Guardia, aggiungendo così 350m di dislivello al nostro giro. Ed è già tardi. 

Ci issiamo sul Sentiero delle Mole che ormai la frontale non serve più. Ci godiamo la fredda alba mentre saliamo sul tratto ripido, cercando un sentiero non sempre ben visibile, e leggermente coperto da una scivolosa neve. Ma la vista sullo Zevola Tre Croci e tutte le sue rughe bianche ci fa ben sperare di sudare per qualcosa. 

Arriviamo al Passo delle Buse Scure, sosta e si riparte sul traversone che scorre sotto Giaron della Scala, Pra degli Angeli, Boale dei Fondi, Boale Mosca. Siamo al parco giochi del Carega, salite di Vaji a più a non posso, e in infatti di persone a zonzo ce ne sono parecchie.. Mare di nuvole sopra Recoaro Terme, e le Guglie del fumante che viste di profilo sono davvero..beh, sono. 

Riconosco il passo che occorre scollinare per raggiungere il Vajo dei Colori, con quel caratteristico torrione. "Ste tranquilla, l'attacco è lì dietro", ma ci aspetta S2: sorpresa, mi ricordo male, c'è da camminare ancora, e sopratutto perdere parecchia quota. Meno male la vista di un camoscio ci distrae. Solo che sto notando che siamo davvero pochi in giro.. 

L'ingresso del Vajo dei Colori, voilà! Ci armiamo e si parte! Solo che vedo già che la parte bassa non è proprio ben coperta. Le rocce circostanti invece sono spesso coperte da un bel strato di ghiaccio: bello da vedere, non da salire (troppo esile). Valangoni ovunque ci fanno capire che ha già ben scaricato. Seguiamo le tracce, che qui ogni volta c'è da sbagliarsi e prendere le varianti. 

Si sale tranquilli, picche in appoggio, poi però vedo una paretina sulla sinistra e..dai mettiamo un po' di pepe! "Ste, però non è obbligato questo eh, puoi aggirare di la e fare il percorso classico", d'altronde siamo partiti per fare una cosa facile. Come al solito mi porto dietro mille attrezzature, ma non penso di usarle. E invece.. 

Una facile crestina prosegue mentre lei è ancora giù nel "letto del vajo": davanti a me quasi tutte le tracce si infilano nel Vajo Valdagno, ma noi proseguiamo per il nostro facile Vajo dei Colori. Che finalmente si incassa un pochetto tra le rocce, riconsoco esserci per di la il pezzo di ferrata che anni fa mi fece sudare non poco. 

Tracce sì, una cordata lassù (Te lo do io il Ben Nevis), ma poi le tracce muoiono e del cavo nemmeno l'ombra. Mmmm, proseguiamo a sinistra e andiamo a vedere cosa c'è: le tracce salgono una cascatella di ghiaccio di 4-5m non proprio semplice. Ma son troppo carico! Soccia però che caga, e in effetti vedo che non gli ho fatto nemmeno una foto: si vede che la temevo.. è servita S3! 

In libera, con ramponi classici e con una picca tecnica e una classica, mi tiro su, ma bisogna che penso a assicurare la Ste: lei non sale in libera, e c'ha ragione. God bless fittoni, non trovo nulla di roccia, ma questi con codesta neve paiono tenere ottimamente! Giù la corda e la recupero: se ne esce con un gelone alle mani da lacrime. 

Ripartiamo, la parte dura è fatta, dopo non ricordo nulla di tragico nemmeno quando venimmo anni fa che non erain condizioni. Quella cordata a sinistra però mi fa dubitare: loro la ci sono, davanti a noi invece zero tracce. Ma il mio fiuto e ricordi mi dicono che si debba andare di qua: tracciamo noi!!! Cioè "noi" senza "n" e girando le lettere rimanenti. 

Un breve saltino, e poi si prosegue, ma ormai c' è sempre di più salire in trazione, non in appoggio. Ziobo S4, strapiombetto di neve, qualche metro a 65°-70° e un fittone da ferrata che affiora: il sentiero è giusto, ma le difficoltà insomma.. Neve dura e polpacci on fire, mi fermo per una sorta di sosta e per lanciarle una catena di cordini cui assicurarsi o issarsi. 

Con manovre da temere la perforazione metallica (ramponi) della carne (cosce), mi passa sopra e prosegue: ma la ripasso presto visto che si ferma a riposare. La maestosità dell'ambiente non è indifferente, mette in soggezione. Ma ormai vedo l'uscita, e non mi pare di vedere altre sorprese.. 

Davanti a cotanta scelta (sinistra, centro e destra) mi viene impartito di "Prendi l'uscita più facile!": faccio una media, e prendo la centrale. Neve fotonica per un nuovo tratto a 65°-70°, e finisco al sole. S5, uah! Ma lei è ancora giù, le lancio la corda va che è meglio: meno male l'ho portata! Spettacolare la scena di uscita dal Vajo, in cui Stefania lancia entrambe le picche per piantarle sul pari dell'uscita e poi si svacca su essa! 

Ho già capito che lei col cavolo che viene su Cima Carega: ma guardala com'è incrostata di Scozia! "Tu vai, t'aspetto qua, ma lascia il cibo e il bere", e senza zaino mi avvio verso le prossime sorprese.. Pensavo salire svelto, senza zaino, con due picche, ma la neve è marmo, oppure farina con sotto il ghiaccio. 

Tantochè, mega traversone sopra quello che d'estate sarebbe il 157, uno stradone: e invece oggi è un pendio di neve a volte a 50° da fare tutto sulle punte con faccia a monte ed entrambe le picche piantate (a volte da lanciare con forza per poterle conficcare), in traverso. Polpacci on fire e mutande sporche. S6. 

Tratto di riposo e di nuovo in traverso ascendente, fino a guadagnare il valico verso il Vallon della Teleferica. Camminata e salita alla vetta, con croce incrostata e panorama mozzafiato. Solo che ci ho messo mezzora per arrivare fino qui, a quest'ora speravo esser già di nuovo da lei.. S7. 

Scendo, ma cambio strada sperando trovare neve meno marmorea e pendenze più dolci. Mica tanto, ma va meglio. Raggiungo la ragazza che voleva dormire a Bocchetta Mosca, e ci avviamo verso la discesa da Bocchetta dei Fondi: nuovo traverso a volte della stessa difficoltà del precedente! Occhio alla penna, e vai di nuovo sulle punte! S8! 

Senza tracce davanti, arrivano pure non simpatiche nuvole a non farci vedere una fava. Sgraditissima S9. Per fortuna un po' la so, e per ancora più fortuna ecco delle tracce e addio nuvole! Con calma avanziamo, ammirando giochi di luce tra nuvole, neve e sole a volte pallido. 

Tocca di nuovo tracciare per salire alla Bocchetta dei Fondi, e di la vedere di nuovo l'ombra, il freddo e il marmo. Infatti i primi metri li scendiamo a gambero, faccia a monte e giù! Discesa lunga e dove di nuovo sbaglio la valutazione "si vai tra, laggiù si vede già la traccia!" e invece no, c'è da scendere e scender ancora, su valangoni e neve ghiacciata. 

Una volta rimesso piede sul 157, possiamo scattare la foto di vajo/vetta/discesa, visto che sapevo non essere banale manco lei.. è tardi, e ho lasciato la frontale in auto. Vediamo di non arrivare a S10 con le sorprese! Per fortuna no, ma ci manca poco. Agogniate discesa per il sentiero delle Mole, accidenti a S1! 

Ma col senno di poi, le sorprese sono sempre belle..

Qui altre foto.
Qui report.
Qui relazione di quando sta bene.
Qui la guida del guru dei Vaji.

sabato 11 gennaio 2014

Di nome e di fatto: Vajo Invisibile

Pensavo ci fosse più neve, o lo speravo. Pensavo ci fosse più sole, o ci speravo. Pensavo fare prima, o ci speravo. L'importante è poter pensare e sperare anche oggi.
Stabilito il ritrovo per le 3e30 al parcheggio, riempiamo la macchina a più non posso destinazione Carega, zona Campogrosso. Non mi sono preparato correttamente per l'uscita, non ho studiato, ma Nicola è una garanzia, o forse è solo questione che non voglio rischiare di dirgli “ma te sei fuori, io quella roba li non vengo a farla”. Oggi lo accontentiamo, così poi verrà il turno di accontentare me! Non che sia questo gran sforzo accontentare lui, mentre il viceversa..
Arrivati al nuovissimo e scintillante parcheggio del Rifugiola Guardia, è tempo di colazione. Già col giro di mail di ieri sembrava di partire per un tour gastronomico piuttosto che per una giornata di alpinismo, ma ora che imbandiamo ogni spazio del vano automobile con muffin, torte, thermos, pane..ma che alpinisti siamo?!
Pronti e carichi ci insinuiamo nel caldo (!) buio del sentiero delle Mole. Lo ricordo per l'anno scorso, la ravanata finale del corso AG1: oggi non finirà certo uguale! Saliamo saliamo, con calma visto che il caldo: sono solo con l'intimo, mi sono fatto il risvolto ai pantaloni per far respirare lo stinco, ma grondo di sudore. Mi si incita a rallentare il passo, ma sto già andando con calma.
Al Passo delle Buse Scure decidiamo che portarci con noi le ciaspole ancora a lungo non è il caso, e le mettiamo a nanna sotto un pino, sperando di ritrovarle al ritorno. Intanto le preghiere che ho fatto durante tutta la salita non sono state esaudite: il tempo è una merda. Fa caldo e non si vede una cippa, cielo coperto e nuvole basse. Salvo qualche secondo di miracolo, sarà così tutt'oggi, delusione..
Iniziamo la traversata per dirigerci al Boale dei Fondi, accidenti, ho studiato bene! Credevo ci fosse da salire verso il Pra degli Angeli! Inizia a fare giorno, anche se l'impressione è che il tempo si sia fermato in quegli istanti in cui la prime luce arriva, ma non si capisce da quale fonte: tutto uniformemente illuminato, tutto uniformemente grigio nebbia. Un colore cui noi di pianura siamo abituati, e da cui in genere cerchiamo di scappare proprio innalzandoci di quota!
Il versante è solcato dalle valanghe, neve dura e compatta, questo è di buon auspicio! Ma iniziamo a pensare che trovare l'attacco sarà una bella gatta da pelare. Si chiama Invisibile per un motivo, oggi il motivo è facilitato. Ma vediamo altre persone che stanno salendo dalla strada, magari loro hanno qualche idea.
Sicuro che quello al di la di questa base rocciosa sia il Boale dei Fondi, andiamo e saliamo, sentiamo le parole di quei tre sopra di noi ma non li vediamo. Ci scambiamo due battute, anche loro cercano l'Invisibile. E finalmente, in un secondo in cui la visibilità passa da 40 a 60m, intuiamo l'attacco, confermato dalle peste di chi ci precede.
Si doppia la mezza corda, casco, imbraco, picche e via andare. Ma..io ho l'alpenstok: in realtà volevo salire con entrambe le picche tecniche e la picca classica, sicuro che la classica sarebbe servita nei tratti facili per piantarla di puntale, ma le derisioni sull'armadio che mi porto sulle spalle dei miei compagni mi han fatto desistere. Li maledirò nei passaggi duri.
Parte Nicola, Ivan gli fa sicura, ma tanto il primo tratto è semplice. Ma le picche fanno già un bel suono. Io seguo Nicola, Giorgio fresco di ramponi nuovi mi fa sicura. Con poca corda che avanza arriviamo a un chiodo e osserviamo la cordata sopra di noi procedere. Aspettiamo finiscano il tiro, perché la prossima sosta sembra strettina..
Intanto Nicola decide di trovare qualche minuto per se, e spavaldo decido di partire. Alla faccia, c'è da incastrarsi in un camino di neve dove non riesco a passare, non ci vuole lo zaino! Va beh, passo a destra per poi riportarmi a sinistra, tutto delicato sulle punte, ma il bello ha da venire. Da sinistra occorre riportarsi a destra, primo passaggio tosto, dove ringrazio l'alpenstock che, incastrato in una fessura a sinistra, mi tiene mentre scivola il piede. Che palpitazioni questi due tre passi, poi si torna sul facile raggiungendo la sosta.
Sì ma dalla sosta vedo che non sarà facile il dopo. Procediamo con calma, aspettandoci, anche perchè non stiamo facendo una passeggiata (relativamente al nostro livello alpinistico..). Nicola fa sosta poco sotto dove c'è un chiodo, e ne aggiunge un altro. Giorgio arriva e lo faccio accomodare nella nicchia sotto il salto di roccia che occorre affrontare per uscire dalla sosta. Ma quanto siamo incassati?! Che ficata.
Quasi pronto a partire, arriva una bella scarica di neve, non guardo verso l'alto, sento Nicola che la chiama, mi butto verso la nicchia, sento il peso sullo zaino, e la mente corre a quella brutta giornata. “Ragazzi non mi piace questa cosa”, ma prima che la paura folle prenda il sopravento, parto. Azzero spudoratamente sulla fettuccia in loco, ma non me la sento di rischiare. La scarica di neve, la mente non libera perché so che devo essere a casa presto, sapere che se scivolo allargo il sorriso di Giorgio..no non mi va.
Poi magari per come mi son tirato su, ho fatto più fatica che se l'avessi fatto pulito, anzi ne sono quasi convinto. In posizione quasi orizzontale ho dovuto fidarmi della presa delle picche e tirare su un piede ad altezza cintura. Ma è andata, voglio solo arrivare alla sosta prima che una scarica arrivi su di me. Chiodo sulla destra bello alto, e poi da quei sassi incastrati mezzi coperti di neve. Scavo un po' e nel buco trovo una fettuccia di sosta, ma ci metto il cordino di Giorgio, mentre uno dei suoi, ahimè, scivola nel buco buio.. Sorry.
“Giorgio puoi partire, e in bocca al lupo”. Arriva anche lui, dopo aver aspettato che Nicola superasse il passaggio, e gli propongo di tirare lui il prossimo tiro, tanto resta solo questo saltino di misto della sosta e poi il canale spiana. Accetta ben volentieri, e supera con apparente tranquillità il passaggio. Io invece che ho spento il cervello faccio più fatica che se fossi da primo, misteri della psicologia umana.
Ora le difficoltà sono finite, si può procedere in conserva, un fittone ogni tanto (ma considerando che ne ho solo due.. più ogni che tanto), e con piacevole pendenza si risale verso le torri di roccia che indicano che l'uscita non è così lontana. La credevo anche più vicina, ma di pendenza di neve in queste condizioni ne posso fare dei km (sborone).
Purtroppo non sempre riesco a vedere Giorgio per la sinuosità del vaio, e nemmeno a sentirlo, ma procediamo bene. Sto per mettere il naso fuori quando il vento che arriva dall'altro versante mi fa capire che il tempo è peggio di quello che credo! Un'occhiata fugace verso l'Obante, che bella cresta.
Arriva anche Giorgio, nessuna notizia di Nicola e Ivan, ma arriveranno anche loro a prendersi questa dose di freschezza di vento. Io con la mia giacca/maglia/pile nuova di on-ice sto bene. Ma non così tanto da aspettare a lungo! E il tempo per me stringe..
Una stretta di mano, complimenti reciproci, il trenino per sistemare la piccozza sullo zaino del compagno, e via giù, sempre immersi nella nebbia. Tra il mio passo e la mia fretta, prendo il largo, ma quando il traverso per tornare al passo inizia, non resisto a spogliarmi, troppo caldo, e così Giorgio mi raggiunge.
Al Passo delle Buse Scure molto gentilmente prendo le ciaspole anche di Nicola, e inizio a scendere. Poco dopo un bivio, che stamattina al buio non avevo notato: ma mi pare logico ci sia da andare giù, non a sinistra. Aspetto un po' per vedere se Giorgio arriva per far vedere la mia scelta, ma nulla.
Mentre scendo inizia una serie di spari, numerosi, assordanti, non credo siano spari, ma non capisco cosa siano. Boh. Fatto sta che arrivo all'auto, mi spoglio che non ne posso più, ma almeno resto coi pantaloncini. Meno male, perché di tempo davanti a me ne ho visto che i tre hanno sbagliato sentiero e dopo mezzora li vedo che scendono per la strada! Intanto mi sono mangiato i miei panini vista gruppo Zevola-Tre Croci. Vista scarsa, date le nubi basse.
Per la birra non c'è tempo, vado a comprarne dentro al rifugio, ce la berremo in auto o mentre sistemiamo il baule. Baule che incredibilmente si riempie meglio dell'andata: semplicemente incredibile, qualcosa che la scienza non può spiegare.

Qui altre foto.
Qui report e relazione.