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sabato 30 marzo 2019

Noi sì che Vajos: Vajo dei Colori (AG1 2019)

Ci sono quelle giornate che partono male, magari con preoccupazioni fin da casa; ma che poi filano lisce come l'olio e diventano belle giornate. Questa è una di esse.
Dopo due uscite in Appennino (qui e qui), è ora di cambiare destinazione per la terza uscita del Corso AG1 2019 del CAI di Carpi. Le mete esotiche che bramavo però sono tutte non in condizioni, mentre in Piccole Dolomiti qualcosa si può riuscire a fare. E in un bell'ambiente anche! Approfittando della strada prematuramente aperta (non può esserci rischio valanghe se non c'è neve) arriviamo fino a parcheggiare al Rifugio Campogrosso: Ci incamminiamo che è già giorno.
La cosa che mi preoccupa di più oggi, sono le scariche di sassi, che nelle scorse settimane hanno mietuto parecchie vittime (non nel vero senso del termine!) nei post di facebook. Sì certo, partire senza usare la frontale aumenta il rischio di questo pericolo, ma confido nell'essere veloci e agili. Se poi ci fosse da tornare indietro, si girano i tacchi e amen.
(Ri)partiamo male: nella fretta di fare lo zaino e mille altre cose ieri sera, ho dimenticato bandana e macchina fotografica. E niente, mi toccherà aspettare le foto degli altri per rivivere meglio la giornata: una giornata la cui salita è stata fatta quasi in apnea per uscire presto.
Dal traversone che passa sotto il Giaron della scala e il Pra degli Angeli, notiamo un elicottero giallo che gira nella zona. Mentre narro ai miei compagni di cordata, FrancescoL e AnnaM, come non abbia mai trovato il Vajo dei Colori nelle stesse condizioni nonostante le quattro, cinque o sei volte (alcune qui, qui e qui) che l'ho percorso, l'avvicinamento scorre senza intoppi: non fosse per quell'elicottero giallo che sembra proprio girare e cercare nei pressi della parte bassa del Vajo dei Colori.
Quelle che erano preoccupazioni iniziano a diventare qualcosa di più solido. Dal passo appena dopo il Boale dei Fondi inizio a scendere più rapidamente per vedere più da vicino cosa stia accadendo, e a pochi metri dall'attacco del Vajo dei Colori vedo che l'elicottero recupera qualcuno in barella per poi andar via e tornare a recuperare qualcun altro col verricello. Tutto ciò proprio nella parte bassa del vajo.
Non è proprio un bellissimo. Dico subito ai miei che il primo sasso che vedo scendere torniamo indietro. Però ormai che siamo qua tanto vale andare all'attacco per vedere com'è e magari salire qualche metro per sondare il terreno.
Il gruppo si ricompatta, e anche gli altri istruttori dopo aver sentito dell'elicottero sono ben d'accordo che prima di tutto non è un bell'inizio di giornata, e secondo al primo sasso che scende torniamo indietro.
Al di là di preoccupazione di elicotteri e rolling stone, l'ambiente è come sempre spettacolare. Se quello che abbiamo visto in Appennino erano più che altro pareti con canali poco marcati, il Vajo dei Colori è delimitato da alte e verticali pareti rocciose, che lo rendono un impluvio ben scavato dal tempo. A volte guardandosi indietro sembra quasi vertiginoso, nonostante le pendenze siano scarse.
Incrociando mi inizialmente con la cordata di Fabio con AnnaT e Marco, iniziamo la salita. Tutti quanti ci siamo banalmente legati facendo della bambola e mettendoci a una distanza di una decina di metri. Una legatura quasi inutile, forse addirittura deleteria se non ci si protegge: ma anche questo fa parte della didattica, del vedere diverse situazioni e diverse soluzioni.
Va bene averlo fatto ogni volta in condizioni diverse, ma non credevo di aggiungerne una anche oggi. I tratti che l'ultima volta con Stefania rendevano il vajo tendente a un D piuttosto che a un PD, oggi sono palesemente addolciti dalla neve, e tutta la traccia è ben pestata a gradini che permettono di fare riposare i polpacci.
Se devo essere sincero, il vajo non me lo godo molto. Sono in apnea e non vedo l'ora di uscirne, di essere fuori dai pericoli di questo pazzo clima e di questa roccia marcia. Nonostante ciò, un pochino chiacchieriamo, ma ai primi accenni di stanchezza dei miei compagni di cordata gli rendo noto che (forse un po' troppo brutalmente) se hanno fiato per parlare vuol dire che avrebbero fiato anche per camminare, e quindi di conservarlo per la funzione motoria. Cit. "Io non ho tato, ma non sono cattivo".
Il groviglio iniziale si è sciolto e le cordate sono sparpagliate a distanza di qualche decina di metri una dall'altra. Nel vajo ci siamo solo noi, anche se vedo delle peste recenti: qualcuno deve aver attaccato a orari più consoni dei nostri.
Superato il tratto di ferrata, che di solito è quello che dà più problemi, inizio a sentirmi più tranquillo, anche se la strada è ancora lunga. A destra e sinistra si diramano i mille altri vaji dalle mille altre difficoltà, ma tutti belli (brutti) secchi. Chissà se il prossimo anno qualcuno di questi riuscirò a salirlo..
Ed eccola su ti appare l'uscita. Cerco di consolare Francesco indicandogliela, non manca molto. A sinistra la deviazione per l'intramosca, mentre noi proseguiamo a destra. Non guardo l'ora ma credo che non stiamo andando così male come tempi.
A poche decine di metri dalla bocchetta posso quasi tirare un sospiro di sollievo e tornare un pochino più amabile ai miei compagni di cordata, raccontare qualche aneddoto e far notare in che bell' ambiente siamo immersi. E con quale roccia marcia intorno.
Proprio gli ultimi metri si impennano, ma con tutto grandinato come se fosse una scala, anche le mani lavorano in appoggio. Una volta fuori a farla da padrone è un caldo afoso estivo. Recupero FrancescoL e AnnaM e dopo un'ora e mezza possiamo stringerci la mano e congratularci per la salita: sono solo le 10:00, ottimo lavoro!
Attendiamo tutte le altre cordate, quella di FabioSca con AnnaT e Marco, quella di Ivan con AndreaG, quella di FedericoR con Soana e Luciano, quella di Tommaso con Emanuela e FabioSe. Man mano colonizziamo Bocchetta Mosca apparecchiandola come alle migliori feste. Solo Ivan poveretto si sdraia moribondo: il ragazzo oggi non ha una salute da pesce.
Si vede che il sole e il tepore piacciono a tutti: rimaniamo a cincischiare più di mezz'ora. A un certo punto mi tocca richiamare tutti sull'attenti e fagli presente che magari potremmo anche avviarci. AndreaG e FabioSe in disparte che se la chiacchierano vengono quindi avvicinati da tutto il resto della ciurma, in un chiaro assetto da pressing della serie "Oh ragazzi, se non l'avete capito stiamo aspettando voi".
Un lungo serpentone sì dirige verso Bocchetta dei Fondi, traversando totalmente tutto il versante sud di Cima Mosca, per poi intraprendere la salita finale che suona di piccola mazzata. E mentre tutti noi rimettiamo i ramponi, il pesce malaticcio scende verso la sua salvezza: il Rifugio Campogrosso dove poter stare al sole a mangiare e banchettare nella speranza che forze e salute tornino a lui.
Noi altri invece scendiamo con calma, forse troppa calma, distratti anche da un gruppo di camosci che ci attraversano la strada e poi fuggono in direzione del canalino est di Cima Mosca: scommetto riusciranno a salire anche senza piccozza e ramponi. Loro sì che hanno il 4x4 e l'assetto invernale inside!
Tornati sul sentiero percorso stamattina, posiamo armi e bagagli per la fase didattica della giornata, ovvero la ricerca in valanga da parte di un gruppo numeroso. Armati di ARTVA, o di pala, o di sonda, o di parole, si tenta di salvare i poveri ARTVA seppelliti da FedericoR. Tutti vengono estratti, con qualche diatriba tra leader e ricercatori. Psicologicamente non è un'esercitazione facile, ed è solo un'esercitazione!
Tornando sui nostri passi, tra una chiacchiera e l'altra, contro ogni previsione siamo alla macchina piuttosto presto, e senza aver visto nemmeno un masso venirci dolcemente incontro: che successo! Ma soprattutto, che fortuna! Non resta che festeggiare ampiamente al Rifugio Campogrosso, dove il caldo è tale che più che fine marzo sembra a fine giugno. E meno male che Emanuela mi presta gli occhiali da sole altrimenti avrei dovuto pranzare ad occhi chiusi.

Qui altre foto.
Qui report.
Qui la guida del guru dei Vaji del Carega.

sabato 13 gennaio 2018

Cambiare idea, la vendetta: Vajo Intramosca, mo' c'hai provocato..

Dopo la stesura del post sul mio blog e del report su on-ice, ho cercato di fare chiarezza sull'itinerario, visto che se ne trovano relazioni discordanti, pareri discordanti, informazioni discordanti. Il tutto cercando di incrociare il materiale citato precedentemente, e le persone coinvolte.
Vista la "lunaticità" delle condizioni di questo tipo di percorsi invernali, questi sono sempre papabili di varianti, e quindi poi ognuno è libero di salire ciò che vuole.
La via "originale" in apertura invernale (relazione intraisass http://www.intraisass.it/scheda_intra4.htm) percorse le opzioni A e C, anche se nello schizzo della foto di via (e non nelle foto singole) è riportata l'uscita alta (opzione D), salita nelle successive ripetizioni dagli stessi apritori, opzione che ritennero tecnicamente più bella, se in condizioni, tanto da indicarla nel primo schizzo reso pubblico della via.

La relazione del Vajo Intramosca può quindi diventare la seguente:
Si imbocca il Vajo dei Colori.
Si imbocca la diramazione per Vajo Intramosca-Vajo Interrotto (leggermente a sinistra, mentre il Vajo dei Colori prosegue leggermente a destra).
Si imbocca la diramazione per Vajo Intramosca (si lascia leggermente a destra il Vajo Interrotto e si sale a sinistra su rampone di 50m).
Si giunge a una selletta dalla quale si vede bene la parte alta del Vajo Supermosca, e pure il tiro duro dello stesso Vajo più in basso.
Da qui sono possibili due opzioni a seconda delle condizioni:
A) se il canale di B è secco, è sconsigliabile imboccarlo: dalla selletta salire leggermente a dx e poi affrontare la parete rocciosa. Vi si trova un chiodo, dal quale noi ci siamo calati e quindi non sappiamo come prosegua dopo, ma ci dicono si ricongiunga con l'uscita del canale di B. Probabilmente il IV+ ci sta stretto come grado. (questa è la via presente nella relazione sul sito http://www.intraisass.it/scheda_intra4.htm )
B) in caso di buon innevamento/ghiaccio: si scende di poco verso sx, si traversa verso sx (in tutto circa 15m) e si imbocca il canale nascosto. Se scoperto, si trova uno spit (si narra ce ne sia un secondo): noi abbiamo trovato neve alla base, ghiaccio dopo (in tutto altri 20m). Si esce poi su canale nevoso più appoggiato fino a sostare. In caso di scarso innevamento, la qualità della roccia mi riferiscono sia poco amichevole. (Questa è la via presente sulla guida di Tarcisio Bellò, "PERCORSI INVERNALI ZEVOLA TRE CROCI PLISCHE – CAREGA" https://www.tarcisiobello.it/prodotto/percorsi-invernali-zevola-tre-croci-plische-carega/ )
Una volta nel canale nevoso si prosegue verso l'alto:
C) salire sempre dritto, e in 80-100m (a seconda di dove si è sostato) si giunge all'uscita (questa è la versione scritta sia sulla guida e che sulla relazione, e da noi percorsa)
D) circa 30m prima di uscire, si sale sulla parete di sinistra e si esce quindi più in alto: questa è la versione che sulla guida è consigliata in caso di grosse cornici all'uscita precedente, ed è quella evidenziata nell'immagine del tracciato della relazione (le foto dell itinerario sono quelle dell'uscita precedente, ma a una ripetizione successiva, chi ha scritto la relazione è uscito a sinistra e ha caricato come tracciato quello).

Nell'immagine il percorso: l'immagine è presa dal sito http://www.intraisass.it/scheda_intra4.htm e modificata come meglio ho potuto: ABCD sono in diversi colori, il nero è il percorso comune, il bianco sarebbe la cancellazione di un altro percorso. Inoltre, il tratto C) tratteggiato nella realtà ha la stessa pendenza del nero tratteggiato (ma il nero in foto è troppo ripido, e per rispettare l uscita del C) ho dovuto appianare parecchio).

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Lunedì. "Gio troni per il weekend?" "Sì, venerdì mattina". Venerdì mattina, aeroporto di Francoforte "Ok Gio, ma che facciamo? Appennino meteo mica bello, Alpi buone ma nevicate recenti, cascate boh, Carega sembra messo bene. C'è anche un Vajo Report di Tarcisio Bellò "Intramosca!" "ok!". Tutto deciso troppo liscio.
Non è passato molto tempo dal primo tentativo: manco lo abbiamo attaccato, nella prima parte del Vajo dei Colori avevamo trovato condizioni deteriorate rispetto alla settimana prima (quella perfetta), e quel sabato c'era un rialzo termico stile Maldive. Tre persone diverse che già sul sentiero ci esprimono i loro dubbi. Bon, manco lo abbiamo attaccato, "scappati" verso il Vajo Nascosto e poi di nuovo scappati verso il Vajo Bianco.
Va beh, meglio avere altre chance di riprovare, che non avere più chance per fare nulla. Poi vedi i post su facebook di chi invece c'è andato, "condizioni eccezionali" "bellissimo" "da non perdere" "da premio oscar" e un po' ti sale l'amarezza. Ma presto torna giù, che te frega, sei a casa, sano, e la montagna resta lì per riprovarci.
E riproviamoci! CD, materiale, colazione, e via! Vabbeh, c'è da parcheggiare al Rifugio la Guardia, qualche centinaio di metri di dislivello in più, ma se c'è divieto..c'è divieto. Non per tutti evidentemente, visto che fiotte di auto ci passano davanti e continuano a salire sulle quattro ruote.. E il cielo? Nuvoloso. Ma che cazz, doveva esserci sole oggi! Speriamo abbia rigelato stanotte..
Colazione al sacco e si parte a lume di frontale. Salita per il sentiero delle Mole, neve solo nella parte finale ma gran sudata in quella iniziale: tola dolsa.. Al Passo delle Buse Scure ci fermiamo per il cambio outifit da escursionista a alpinista, e ci stupiamo di vedere così poca gente in giro: stiamo sbagliando qualcosa?
Dal sentiero di avvicinamento possiamo goderci la vista sul gruppo dell'Adamello Brenta come se fosse dentro un quadretto: a fare da cornice il Carega a sinistra, la valle in basso, il Pasubio a destra, e sopra una linea ben definita e scura di nuvole che ci accompagnerà per tutta la giornata. Il sole lentamente illumina quelle vette lontane, e lascia noi allo scuro.
La neve, le piogge, il vento, hanno levigato tutti i pendii a tavolo da biliardo, smussando il materiale delle vecchie valanghe. Tagliamo il solito pendio sul solito sentiero, fino a risalire alla base del Boale dei Fondi, dove invece un resto di valanga c'è (meno male, se no ci poteva essere con noi dentro). Però noto tanta neve pallottolare (polistirolo) che non è mai di buon auspicio.
Siamo carichi, e ammetto pure piuttosto sereni. Non ci sono tensioni, non ci sono "stavolta dobbiamo farcela", non ci sono "oddio cosa andiamo a fare", ma proprio sereni: e questo è davvero bello. In men che non si dica siamo all'attacco del Vajo dei Colori. Finora ho notato pareti pulite e non incrostate, canali più carichi ma pareti laterali no. Vediamo..
 Alle 9 partiamo per il Vajo dei Colori, con qualche cordata davanti a noi nel Vajo Bianco, e una che ci segue e che viene ance lei all'Intramosca. La parte comune a poche settimane fa è pure più piacevole, meno movimentata: arrivati però a quella piccola paretina che avevo preso come variante sulla sx, non capisco se sia la prima o la seconda.
Cosa cambia? Fosse la prima, è completamente nuda: e allora mi sa che troveremo condizioni difficili. Fosse la seconda, è completamente abbattuta: e allora mi sa che troveremo condizioni facili. Cresta che sovrasta l'impluvio principale in buone condizioni di neve, e questa mi fa pensare bene.
Siamo al bivio col Vajo Nascosto, dove volta scorsa "scappammo": stavolta si continua, se proprio scappiamo più tardi, ma almeno alla base ci arriviamo. Il tratto attrezzato ha scoperti solo i fittoni, il cavo no, ma più avanti quella che un mesetto fa era una colata di ghiaccio di 4m di 2+/3, ora è quasi tutta in neve a 60°. E questo mi fa pensare bene. Dai che magari..
Continuiamo la nostra marcia, scorrendo a lato dell'inconfondibile paretone del Magic Couloir, roba da bimbi grandi, sogni di bimbi piccoli. Ma quanto è vario questo "corridoio del parco giochi" che è il Vajo dei Colori! Ancora un po' di passi e arriviamo al bivio: sotto un roccione sostiamo a a mangiar qualcosa e tirare fuori le relazioni. Maledette relazioni.
Siamo soli, nessuno in giro, quelli dietro rimasti indietro e davanti nessuna traccia. Di certo c'è da girare a sinistra (non troppo o finisci nel Supermosca), poi vedremo: quel salto iniziale che la volta scorsa avevo visto bello scoperto, pare abbastanza pieno da richiedere solo un paio di passi adrenalinici, e basta. E così è, ma è già quel metro che in discesa non disarrampicherei, servirebbe una doppia.
Molto bello, ma salendo non trovo rocce dove poter piantare chiodi per farne di doppie.. In breve, su pendenze divertenti ma non eccessive, si arriva a un nuovo bivio. Dritto, leggermente a destra, prosegue il Vajo Interrotto, di cui forse si vede pure già l'uscita. A sinistra un bel rampone ripido, che osservando le foto, è il nostro.
50m di godimento su pendenze e neve che richiedono sì l'uso di tutti gli arti, ma anche di muovere un braccio e una gamba insieme: ritmo ritmo! Ed eccoci alla selletta malefica, dalla quale saltano subito all'occhio in successione:
1. la parte finale del Vajo Supermosca: acquolina in bocca
2. il muro duro del Vajo Supermosca sotto: cacca nelle mutande
3. il proseguo del Vajo Intramosca: dubbi nella testa. Sinistra o destra? E qui la giornata prende una piega..diversa.
Leggiamo la relazione che abbiamo, cerchiamo di incrociare dati e memoria, e anche un po' di logica: tracce non ce ne sono. Dopo lungo discutere, saliamo leggermente a destra. Forse si potrebbe scendere per prendere quello che vediamo a sinistra, ma sembra messo peggio: in realtà, nascosto dietro, c'è il paradiso.
Saliamo finchè c'è neve, nella speranza di riuscire a fare una sosta su roccia; ma gli ultimi metri di neve si impennano e non sono di certo saldi. Salgo sulla destra nella specie di grotta a cercare del buono per dei friend o nuts: un friend tirandolo fa cadere della polvere, un nuts viene via. Un bel po' di minuti per riuscire ad attrezzare qualcosa che dia una fiducia più che psicologica. Giorgio, vaimo, puoi partire.
Parte il mio amico, con dei passi delicati a cercare la poca neve ghiacciata che si trova su queste prime cengette scarne, poi eccolo in punta di piedi a mettere il rinvio nel chiodo. E mo' so' cazzi, c'è da arrampicare seriamente: via i guanti, cerca di metterti a diedro coi piedi (e si muove della roccia), prova di qua, sostituzione. "oh, io non passo".

Bon a posto, io non ci provo nemmeno che non mi piace e non so come possa esser dopo. Maglia rapida e lo calo fin giù alla selletta (speriamo regga tutto!): Giorgio attrezza una sosta a fittoni, disattrezzo l'impalcatura che ho realizzato e poi scendo anche io, pensando che la ritirata non sarà agevole..

Arriva la cordata che avevamo superato, che prova a salire dove eravamo andati noi: ben presto torna giù senza nemmeno provare. ne arriva un'altra che inizia a insinuare il dubbio che ci sia da andare a sinistra.. Non sono convinto, sembra pure peggio e la relazione che abbiano dice che è così. Scendo dal rampone risalito, assicurato dall'alto, fino al bivio con  Vajo Interrotto.
Nuova sosta a fittoni, e dico al mio amico che può scendere: a lui però tocca disarrampicare protetto solo dal basso, 50m sotto. "Ma aspetta, che stanno a guardare a sinistra" e vabbeh, aspetto. Aspetto. Aspetto. Quanto aspetto? Un non breve scambio di comunicazioni tra lui e loro, tra me e lui, e alla fine mi convince: cambiamo idea, saliamo e andiamo anche noi di la. Come orario deve esser tardissimo, ma tanto le nuvole dal cielo non se ne vanno, e ciò ci consente di evitare il rialzo termico del sole.
Ed è una scelta giusta. Torno su correndo, di nuovo alla selletta, lascio comunque al mio amico il tiro visto che gli è rimasto in sospeso quello di prima. Una cordata è già fuori, ma non si riesce a parlare per sapere come sia: ma uno spit lo han trovato nel tiro.. L'altra cordata sta salendo, e Giorgio parte.
Pochi metri in discesa, traverso, e poi salita su neve, fino alla grotta, e poi non lo vedo più: ma allora dietro c'era qualcosa.. La corda scorre lenta, lenta, deve esserci del duro. Poi va veloce, segno che probabilmente è fuori. "10m!" "Gio finita!". E passano minuti e minuti senza che capisca che cavolo sta facendo.. Smartella come un fabbro, poi finalmente sento che posso partire.
Tira poco in traverso porco cane, ecco la grotta, ok, e ora cosa vedo davanti a mie occhi? Ghiaccio. Goduria. CD. Ma che cazzo tutto sto ben di Dio nascosto! Pure una vite da ghiaccio come protezione! Uehhhhhhhh ma perchè non siamo venuti prima?! Oggi mi tocca ringraziare la cocciutaggine di Gio. Gli devo una salita in meno, tiè.
Con una picca classica e i ramponi a punte classiche, non godo così tanto a dire il vero, un passaggio me lo sudo sodo o sodo sudo. Ecco, questa leccornia mi ha fatto perdere la testa. Finito il ghiaccio, si esce su neve commovente, vedo il mio amico, e vedo uno dei più bei posti che occhio alpinistico possa vedere: siamo dentro una profonda ruga della montagna, un corridoio di neve sovrastato da alte pareti di roccia verticale.
Tocca a me. Ok, il tiro duro se l'è preso lui, ma il tiro estetico me lo pappo io. Pendenze mai eccessive, un piccolo saltino a lato del masso incastrato, l'uscita che si imbudella ancora di più della parte prima, ma per il resto tutto piacevole. Gamba destra e braccio sinistro che si alzano insieme, la lama della picca che si conficca nella neve mentre le punte dei ramponi mordono la stessa sostanza. Poesia.
Qualche protezione, un paio di friends, un fittone, giusto per mettere qualcosa in questi 80m in un'altra dimensione: racchiusi, nascosti dentro al montagna, a farle il solletico. Speriamo non rida troppo, che se si squassa son dolori! Un'occhiata a sinistra (la variante in caso di cornici), sticazzi.
Giorgio è già partito da un po'. Guardo su, vedo il cielo, la fine. Evvai! Ma al tempo stesso, peccato. Già finito il giochino?! Ora che ci iniziava a divertire?! A quando il prossimo?! Già dimenticate le paure e i timori, la discesa dalla parete sbagliata, l'inizio della ritirata, la risalita dubbiosa. Come si chiama quell'ormone che secernono le donne dopo il parto, per dimenticare il dolore e aver voglia di fare altri figli?
Sono fuori, siamo soli. Sicura a spalla per recuperare il mio amico, e una volta fuori diamo un'occhiata dall'alto a questo magnifico budello. Cima Carega in versione scottish, il cielo ancora nuvolo (e meno male, temperature che si sono mantenute stazionarie), fame, sete e silenzio. Montagna.
Si è fatto tardino, fatta su la corda schizziamo verso la cima (che bello, altro dislivello), e finalmente possiamo piazzarci a rifocillarci con calma e mandare qualche messaggio ai nostri cari. Non c'è vento, si sta pure bene. Cosa vuoi di più dalla vita? Beh, non si ha mai abbastanza..
Scendere, rapidi! Ma il solito sentiero laggiù e completamente sepolto dalla neve e senza trace. Seguiamo quelle di chi ci ha preceduto, ma poi "gio, tagliamo come loro o faccio tutta cresta?" "Bah, come vuoi" tutta la crestaaaa, facciamo tutta la cretsaaaaa!
E cavolo, non mancano i passagini pepati, sopratutto che ci troviamo in completa esposizione.. Mugaglia sparsa che ha le sembianze delle tagliole, roccia che affiora dalla neve sotto la quale chissà se c'è placca o si fa grip. Sotto di noi centinaia di metri di verticalità. Esposizione che suona di godimento.
Troviamo il modo di proseguire, scendere e poi risalire sulla cimetta sopra la Bocchetta dei Fondi, che ahimè è troppo giù, e mi sa che ci sono dei salti troppo alti.. Torniamo un po' indietro scendendo, poi ritroviamo le tracce e le seguiamo.
Siamo su una di quelle cengette che d'estate sono alternative ai sentieri classici, ma d inverno con la neve che ne le ricopre e nasconde, rende tutto un pendio a 55-60° da fare in traverso. Daje de punta daje de becca, e fino alla fine non molla, fino a un metro della Bocchetta dei Fondi siamo sulle spine.
Ora che siamo alla Bocchetta dei Fondi però è fatta! E ste palle! A parte che il Fumante..fuma, e ciò spaventa alquanto, che perdermi oggi non ho voglia (non che di solito la abbia..). Il Boale sembra una tavola da biliardo, bello liscio, uniforme, zero valanghe che potrebbero dare un minimo di agio alle caviglie. E invece no, caviglie, malleoli, dolori!
Continui sguardi al parco giochi, a sognare altri itinerari, ma intanto ci accontenteremmo di birra e panino.. Arrivare alla base del boale è una gioia, poi mi viene in mente che la macchina non è Passo Campogrosso.. Va beh, festa rinviata. In discesa troviamo Tarcisio Bellò con compagno e compagna di cordata, e siccome già io e Giorgio stavamo disquisendo su "ma che diavolo di relazioni e indicazioni", lo coinvolgiamo.
Il percorso seguito è corretto, la sua guida è corretta, questa relazione è sbagliata , e coi commenti trovati su facebook ho fatto del casino. "Eh ma ci abbiam trovato un chiodo sulla parete di destra" "Eh no, da quel chiodo si sono calati" Anche noi, e ora c'è pure una maglia rapida!". Essendo le 16, azzardo a chiedere "Ma voi dove andate?" "Ma, a fare una passeggiata" "Essè come no, con corda e casco! Va la, buon divertimento!".
E niente ormai mi tocca dirglielo "Gio, per una volta la tua cocciutaggine ha fatto bene" "Ma più che quello, scendere in disarrampicata qui pendii mica mi piaceva". Arriviamo alla macchina dopo 10 ore in mezza a zonzo, un tempo infinito ma giustificato da tutto il tempo perso a cercare la strada,salire, scendere, salire. E ora..avanti il prossimo Vajo

Qui altre foto.
Qui report.
Qui guida.
Qui relazione SBAGLIATA (o meglio, che si complica la vita in caso di buon innevamento).