Prologo e Epilogo.
Considerando la meta prescelta con la
quale iniziare le nostre vacanze montane 2014, era inutile partire
presto, ma visto dove poi siamo arrivati sarebbe stato opportuno. E
così, nell’indecisione su cosa fare, dettata più dalla speranza e
da sentimenti irrazionali, alla fine razionalmente optiamo per la Val
di Fassa, con Riccardo che
propone un’arrampicata facile e breve ma un po’ incagnata:
perfetto.
Al parcheggio si stravolgono tutti gli
zaini: erano pronti quelli grandi con piccozza e ramponi, ora tocca
preparare quelli piccoli con friends e scarpette. Con la navetta
arriviamo al Gardeccia verso
le 11, con calma subliminale possibile solo in vacanza (stasera non
c’è da sbrigarsi per fare 3 ore di auto per riportarci in
pianura!). E ora, verso la Guglia Margherita.
La conoscevo già in quanto vista in un
pdf del Nicola, oggi ci sta
perfetta visto l’orario e un meteo che pare variabile ma non
minaccioso (per ora). Poi ero in zona poco tempo fa, mi sento quasi a casa, e nei prossimi giorni
lo diventerà quasi, e il Passo delle Scalette lo abbiamo battuto tre
anni fa quanto fecimo il giro del Catinaccio d’Antermoia (cima
panoramicissima).
È bello essere qui, risalire il
sentiero che porta al Passo delle Scalette, essere lontani dal
lavoro, e sapere che davanti si hanno parecchi giorni di pace e
tranquillità. E poi, c’è pochissima gente, in parete saremo soli
(ma immagino che non sia una via tanto ripetuta e ambita). Poi il
luogo è magnifico, un dedalo di guglie rocciose con alla base
tranquilli boschi e prati. E in lontananza altre Dolomiti.
Non fa caldo, anzi, toccherà
arrampicare con la giacca o la maglia, ma la salita a piedi è a
maniche corte sudate. Lasciamo il “bosco” di mughi e ci
addentriamo in quello di pini, scorgendo roccia qua e la, e svoltando
l angolo ecco la nostra meta. Il sentiero deve essere franato un po
verso valle, noi ovviamente seguiamo quello vecchio con i piedi che
fanno scivolare altra ghiaia a valle.
Abbandoniamo il sentiero saltando il
ruscello, fresca l’acqua, ora si fa sul serio avvicinandosi allo
zoccolo. E passando sotto la ovest della Pala della Ghiaccia, che
bella e ardita parete, e dall’alto vedremo pure una discesa dalla
vetta mica facile ed espostissima. Chissà, prossimo anno forse..
Maledetti ghiaioni friabili, poi siamo
alla base, ma trovare l’attacco su questa uniforme parete non è
facilissimo. Imbraco, casco, armati, via che si va. Sono le 12e30: se
c’è una cosa che ho apprezzato di questi giorni è il non aver mai
disfatto lo zaino, e il sapere di non avere orari di fine arrampicata
(se non quelli imposti dal meteo..).
Lascio posto a Riccardo, parte lui,
maniche corte e giacca addosso, perché non fa un gran caldo e non
c’è molto sole. Arriva in sosta e lo seguo: la relazione parla di
roccia buona, e io in versione scimmia afferro e tiro tutto quel che
trovo, finchè la testa di un bambino non mi resta in mano! Brivido,
sangue freddo e andiamo oltre.
La mancanza di chiodi lungo la via, i
rari cordini, il fatto che sia una parete e non uno spigolo, rendono
l’orientamento (per noi pippe) mica tanto semplice. E infatti sul
secondo tiro giro un po’ a destra e sinistra, soprattutto quando si
tratta di trovare la sosta. Ma dov’è sto chiodo?! Non lo trovo.
Azzo, non trovo nemmeno belle clessidre su cui sostare. Eppure deve
essere di qua, le nicchie gialle ci sono, e pure bagnate. Ah ecco una
clessidra, mm quanto mi ispira poco, ma meglio di nulla. E dopo aver
attrezzato tutto, noto il chiodo molto più a sinistra e in mezzo a
della terra..
Riccardo parte per il terzo traversando
decisamente a destra, permettendomi di ammirare la parete della Pala
della Ghiaccia, mentre lo osservo muoversi con circospezione alla
ricerca della via. Mi guardo un po’ in giro, il Passo delle
Scalette ci incassa in una sorte di vallettina che non permette un
gran panorama, almeno per ora.
L’arrampicata è divertente, proseguo
sul quarto tiro ma controllando meglio gli appigli visto come è
andata sotto.. Iniziamo a notare che saliamo, la parete si
assottiglia sempre di più, ancora non lo so ma all’ultimo tiro mi
aspetta un bello spigolo!
Ricky ha fatto l’abbonamento alle
partenze in traverso, stavolta su roccia mica tanto buona, e stavolta
permettendomi di scrutare la discesa dal Passo delle Scalette e le
pareti che la sovrastano, queste però sono articolate e in “3D”.
Girato l’angolo, risalita facile su roba instabile, e la corda
scorre veloce nel Reverso.
Il sesto tiro è uno spettacolo, si
parte su placca divertente su cui si può anche spaccare un po’, e
poi ecco il chiodo esposto (non lo è poi così tanto in realtà) e
il finale sullo spigolo aereo, con il vuoto da entrambi i lati.
Godurioso.. Ma abbandonato lo spigolo per salire sulla cima alla
ricerca di uno spuntone su cui sostare, la corda si fa dura.
Ce la faccio, tirando da soma, poi urlo
un po’ a Riccardo, ma mi sa che non mi sente.. Vento, distanza e
morfologia rocciosa che disperde il fiato. Ma che spettacolo da
quassù! Cielo tormentato ma con sprazzi di gioia (azzurro). E arriva
anche Riccardo.
Foto di vetta, il twix (meno male che
io da mangiare ce l’ho, visto che i panini di lui sono rimasti in
macchina!), e lo sguardo che si perde tutto intorno, verso la
Marmolada (con un cielo che si sempre più cupo sopra di lei), il
Lagorai (con ancora canali innevati), e il cuore del Catinaccio.
Con calma sbrighiamo le nostre
faccende, il cielo non è così minaccioso e siamo in vacanza per
Dio! Calma e relax dopo la salita. Curioso osservare come la Guglia
margherita sia insignificante rispetto alla Pala della Ghiaccia, man
mano che ci allontaniamo da esse. Intuiamo la discesa, ecco il Lago
Secco, che non è così secco quest’anno. La cima del Catinaccio
d’Antermoia laggiù, e al centro della vallata un ciccione di
roccia di cui non riesco a capire il nome con la guida, ma bello!
In discesa ridiamo e scherziamo,
contenti per la prima giornata e ricordando la prima volta che siamo
scesi dal Passo delle Scalette. Torniamo al ruscello, sempre fresca
l’acqua, e come due bimbi facciamo a gara a risalire la roccia nera
vulcanica: arrivati sopra questi 10m di salita, ansimiamo come dopo
una maratona. Fantastici i dirupi del Larsech, profili strani verso
il cielo, e labirinti all’interno.
Percorriamo il sentiero “nuovo”
adesso, con tutte le nuove scalette, e si prosegue pensando già al
domani. Toh, la est del catinaccio a osservarci, ma non per adesso,
meteo troppo ballerino, non si può rischiare su quella parete e su
quella discesa. Verso le 18e30, siamo al parcheggio della navetta.
Ora via verso la doccia e il Camping Soal, che conosciamo per
altre frequentazioni, e la cena dei campioni: che in realtà sono
avanzi di ieri sera, la cena da Nicol, pizza, gnocco e focaccia alla
cipolla. E birra! Ma andiamo a letto senza chiare idee sul domani,
vedremo quando ci svegliamo com’è il cielo. Tanto il bacino
Gardeccia ha ancora qualche via da offrire.
Qui altre foto.
Qui report.
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