sabato 16 settembre 2017

"Cose" liguri e molestie su roccia: Via Lunga al Palp..Pianarella

A distanza di due settimane, (qui e qui) rieccoci a Finale Ligure: il meteo non concede altro scampo, ma mica è un dispiacere. Stavolta con me e Stefania, abbiamo i neodiplomati Francesca e Marco: più che ad arrampicare, saranno pronti alla vita da scappati di casa?! Sembrano cavarsela bene.. 

Ma tutto non può che andare con grasse risate: ragazzi giovani, alla mano, anime che si compensano. Io che rompo le palle per orari e smania di fare. Stefania che mi frena, blocca, smorza, spingendo tutti alla parte più godereccia coi piedi sotto un tavolo. Francesca pignola, precisa, curiosa, domandosa, a metà via tra il facciamo altro o basta così. Marco che sopporta Francesca e un po' tutti in generale, assorbe, incassa, aiuta, e motiva. Siam perfetti. 

Destinazione Bric di Pianarella, che poi mi piacerebbe pure andare a fare una foto su quegli obelischi laggiù. Stefania ha scovato la via: Via Lunga, senza varianti per Dio, stiamo sul 4c. Ma lei ha guardato la guida Finale 8.0, mentre una relazione parla di 6a anche sul penultimo tiro: ahia, qui sta per succedere qualcosa.. 

Con l'aroma di frizione che ci inebria, ci si cambia nel più tipico dei parcheggi liguri: il bordo strada. Lanciati diretti verso le nostra via, con una bella salita nella giungla ligure (solo un assaggio rispetto a domani), fino a trovare la roccia, e che roccia. 

Poi alla ricerca dei missili, del canale di II da risalire: Stefania guida la ciurma, si avventura per un impervia roccia, una mano su un tronco, si gira e "oh raga', ma sarà di qua?": aguzzo lo sguardo, mi pare che..sì sì "Ste, sul tronco c'è inciso <Lunga>!": indicazioni liguri. 

Salgo in mezza arrampicata su terra, esco su un pianoro, dubbioso però sull'essere nel punto giusto. Un bel cartello "Divieto di arrampicata, area non controllata" acuisce i miei dubbi. Guarda di qua, guarda di la, provo a salire lì che forse, mi sporgo, ah ecco un chiodo. Dai, ci stà che sia giusto. Dubbi liguri.

Decise le cordate, parto io all'esplorazione, a verificare che siamo davvero sulla strada giusta. Alle mie mezze è legata Francesca, seguono con l'intera da 80m Stefania e Marco: nel caso serva qualche manovra strana, siamo attrezzati e in fila (beh, questo non è detto). Fare sosta? No, continuo, voglio concatenare: 240m in 12 tiri mi pare esagerato.. vado per il passo atletico di 4c della partenza di quello che sarebbe L2. Ma vigliacc, cazz, che strapiombetto senza mani! Partiamo bene! Ci metto tre tentativi prima di passare. Va beneeeeee. Passi atletici liguri. 

A quella che sarebbe S2 trovo quattro persone dubbiose sul dove si trovano: cercavano l'attacco della via lunga, sono saliti fino a S2 per boscaglie.. Ok, il tappo è fatto, mi sa che i concatenamenti sono finiti. Arrivano gli amici, con quella sicura frase "ma se il 4c è così, figurati il 6a!". Gradi liguri. 

Parte Francesca, per la placca del nostro secondo tiro. Non pare banale da giù, e dal davanti lo diventa! Ma agile e concentrata, passa e sosta appena sopra. È la mia volta: provvidenziali alcuni biditi per avere quell'equilibrio necessario per sculettare di qua e di la e salire su. E guardo su, e vedo roccia spettacolare: grigia rosa rossa arancione, erosa. 

Mi aspetta un tiro di mezzo camminamento alla ricerca di un camino che salo in placca a complicarmi la vita: vorrei proseguire, ma è impossibile, le corde tirano già. Sosta in mezzo a un boschetto, che tanto la ragazza dell'altra cordata è qui.. 

Va Francesca, un bel traversino su lama, un po' d'erba che non guasta mia (no, guasta sempre mentre arrampichi), e intanto sento che quelli davanti a noi hanno sbagliato strada: si sta formando un tappo, l'ideale per la mia sempre "ansia"! La Fre sosta su alberello prima della grotta, la corda tira troppo. 

La raggiungo e riparto subito, ma tanto alla catena all'uscita della grotta mi fermo ad aspettare chi ci precede. E di nuovo che roccia spettacolare e lavorata, scolpita, in modo divino e fantasioso. Un bel tiro con una placchetta finale che deposita su una piccola cengia dalla quale si arriva anche per una variante (vedasi corda fissa sotto di noi su cui issarsi sulla terra verticale). 

Marco e Stefania ci seguono a ruota: in sosta è d'obbligo farsi due risate in compagnia! Stupendo diedro per Francesca, uffa si becca i tiri più belli (l'erba del vicino è sempre più verde)! Poi scompare alla nostra vista e al nostro udito. Quando tocca a me partire, è d'obbligo la foto dello yogino nella grotta a gambe incrociate (che però ho perso). 

Il diedro non è per nulla banale, anzi. E in questa via esser lunghi aiuta parecchio: mi fermo quindi ad aspettare la mia amica Stefania e allungarle qualche rinvio. Che poi lei è già partita prevenuta, e si sà che se di testa già ti condizioni, quando poi arrivi sulla roccia..è un casino. E parte un po' di.."circo". Ma va tutto alla grandissima, per ora. Sorprese liguri. 

Alla nostra S6 (da dove partono le varianti) la roccia che ci sovrasta fa impressione: pance strapiombanti lisce. No no, andiamo per la normale, non ci penso nemmeno! Cammino sulla cengia fino a trovare la placca che..prendo troppo presto, trovandomi su dei gradi che non sono certo 4b: e infatti ci sono gli spit, non i resinati. Non contento, mi invento di traversare verso destra, fuori via (che saliva dritto) e per cercare di concatenare un pochetto. 

Roccia mica bella, ed ecco gli anelli di sosta lassù a sinistra: pace, ormai sono qui, proseguo. Proseguo sotto questo magnifico anfiteatro di roccia rossa , un grottone pauroso, una figata. Roccia ligure. Tira la corda, ma è normale, tira la corda, ma ecco gli alberelli su cui far sosta, ma..la corda finisce a 2m. E tira come un bue che traina il carro (no, come l'asino), lancia il cordino e costruisci una prolunga di 3m per sostare "comodamente". 

Chissà se siamo nel posto giusto. Ma sì dai, se leggo quella li sopra deve essere il grottino. Recupero la Fre, urlo però a Marco di fare sosta li sopra che è meglio, tanto noi li aspettiamo. Poco prima che arrivino, faccio ripartire la mia compagna di cordata: bellissimo grottino, ci si può entrare dentro o uscirne a destra. Lei gentilmente capendo che io dentro non passerei data la stazza, prima ci entra, poi ne esce e traversa. 

Grazie. grazie, perchè quando tocca a me..me la godo. Il grottino comunica con la placca di destra con una serie di fori dentro i quali infilare le mani, per intere. Un emmenthal di roccia che non può che farmi esclamare "come  i piacicono i buchi!" e Marco a seguire, da brav'uomo no può che confermare: campione del mondo nell'infilare mani nei buchi! Marco si mostra già..molestatore di roccia. Buchi liguri. 

Grazie Fre che hai pure concatenato e sei arrivata a fare sosta sotto al passaggio chiave della via: che così, tocca a me. Non voglio fare il grosso, ma sapendo di arrampicare meglio (attenzione ho detto "meglio", non "bene") da primo, vorrei salire io questo tiro. Merda però che partenza. Merda però che panorama. Panorami liguri. 

Bando alle ciance, salire! Prova una volta, vacca bestia questi piedi mi terranno? Torna giù con la coda tra le gambe. Dai prendiamo coraggio: piede sul niente, latro su placca inclinata unta, mani nella fessura poco accennata, un simil dulfer, su i piedi, cambia piede (non scivolate), su la mano, ziocca non c'è nulla per la mano, sali di più coi piedi, mano piatta, meglio che nulla, palpitazioni, altri movimenti, bon son fuori. Che boulder! 

Proseguo la salita per bellissima roccia lavorata a pianerottoli, mani discrete ma tutto verticale. Bel traverso delicato ed esposto come piace a me, qualche foto (si vede che non sono troppo scomodo!), ma prima di poter arrivare in sosta un'altra placca dalle gambe lunghe: le ho, le anche un po' meno mobili di quello che servirebbe, ma oh issà. Sosta su cengione ma..allungo il barcaiolo per vedere giù. 

Un veloce e intenso scambio di opinioni sulla difficoltà del tiro e sul come affrontarlo da parte dei miei partecipanti. Fino ad optare alla manovra d'emergenza del grappolo: ma solo perchè così i neo diplomati imparano qualcosa! No vabbeh, il tiro è duro, io son passato per il rotto della cuffia, e col traverso finale non sarebbe possibile calare corde. Grappoli liguri. 

Francesca con non poche difficoltà sale: resta però un po' attorcigliata nelle corde, lei che ceduta una mezza a Stefania. Stefania che odia gli strapiombi, non può che odiare la prima parte del tiro: parte bene, ma la poca fiducia nei piedi (e la capisco!) la fa ghisare troppo sulle braccia. Qualche altro tentativo, e la ghisa negli avambracci si sedimenta e non se ne va. 

Ci pensa il buon Marco a motivarla, le mie incitazioni sono inutili e controproducenti ("ma basta tenere le mani alte se non sali!"). marco la motiva pure "a mano". "A manone". A.. palp.. diciamo che le luci hanno imitato la roccia rossa, gulp. La mia amica arrivando alla seconda parte del tiro riferirà "Volevo morire, il traverso m'è parso una passeggiata in confronto". 

Arrivato anche Marco possiamo ridere e deridere di lui e delle sue molestie (dai si scherza ragazzo!) per poi finalmente convincersi a uscire con questi ultimi 15m di corda. E una volta fuori, iniziare a fare i conti con l'orario: della foto sul siluro ormai ho capito ne farò a meno, ma di bere e mangiare no. Il Vinaio con a fianco Irene e Paola fa per noi! 

Scendiamo più alla svelta che possiamo, districandoci sul pianoro sommitale e nelle tracce di sentiero che pensiamo ci conducano verso l'auto. E funziona, ben presto siamo sul sentiero abbandonato all'andata e con la luce che fatica a penetrare in questa boscaglia (il cielo poi non è stato proprio limpido oggi), filiamo verso l'auto facendo i conti con l'orologio. 

Meno male google maps ci da solo 18 minuti per arrivare alla nostra fonte di gioia serale, e si scheggia verso! Solo che, troviamo tutti i tavoli pieni e chiusa la gastronomia delle nostre angele di conforto. Lacrime. Ci "accontenteremo" del baretto a fianco e di una pizza, prima di andarcene a dormire alla selvaggia. 

E questa va raccontata, va ricordata. Auto della Francesca, una multipla piuttosto agée con ancora le musicassette, uno stecco di legno a reggere il baule quando lo si apre, e tante altre piccole cosucce da vecchia fiat. Una frizione che ci ha già inebriato dei suoi profumi, ma non basta. Alla ricerca di una piazzola per parcheggiare, dopo alcuni tentativi infausti, mi viene ceduto il volante del vecchio ronzino per manovrare e parcheggiare. Al secondo tentativo di manovra, mi resta in mano il cambio: ecco, io avrei voluto vedere la mia faccia, cosa che hanno visto i miei amici, un mix di disperazione stupore incredulità del tipo "ma come diavolo può succedere questo ma adesso rimaniamo con l auto in mezzo alla strada ma domani come facciamo a tornare a casa oh mio Dio siamo spacciati". Ma è tutto normale, per una vecchia fiat, due pugni e torna a posto.

Qui altre foto.
Qui e qui report.
Qui la guida, ma con gradi mica troppo corretti, infatti qui sono ben diversi

sabato 9 settembre 2017

Benedetti alberi: Pietra di Bismantova

Figli del meteo, figli di questa madre che non ama molto i suoi figli, o almeno non quelli scarsi ad arrampicare sulle sue pareti. Grandi progetti di grandi concatenamenti, distrutti dai cartelli al nostro arrivo che dichiarano divieto d'accesso e di sosta su tutta la via dalle 14 alle 21. La giornata parte maluccio.
Siamo io e Giorgio, e lui mi propone  Italia 90 con uscita per il Diedro dei Bolognesi, unione che avevo già salito parecchi anni fa con Nicola e che ricordo dura. Vabbeh, di maglie rapide ne abbiamo. Svelti verso l'attacco della Pincelli, disturbati da questa notizia della riapertura dell'eremo che ci frega mezza giornata.
Parte il mio amico, ben visibile un pezzo bagnato proprio sul duro. Primi metri tranquilli, poi..eh, poi diventano lamette! Con calma e pazienza e qualche barbatrucco, supera le difficoltà e arriva in sosta. Tocca a me, che Dio me la mandi buona.. Plachetta iniziale croccante, e sul bagnato..tocca stare più a sinistra. Si sente che le dita e gli avambracci sono fuori allenamento, già belli duri e sodi!
Arrivo in sosta, pronto a ripartire e determinato a concatenare i prossimi due tiri per cavarci il dente il prima possibile. Che poi ricordo tutta una bella placconata a saponette, pancette, cengette, movimenti di equilibrio, spalmati. E mi ricordo benissimo!
Alla cengia sopra la sosta saltata, ecco lo strapiombetto: seguo la variante Iori, che dovrebbe essere la più facile (e invece la più facile era tutta a destra). Mo' vacca che passo boulderoso: prova di qua, prova di la, mani buone non ne trovo..ma c'è l'alberello! Sol che mi alzo un po', mano lì e tac, il tronchetto della felicità! Come dirà Giorgio "quell'alberello va innaffiato e concimato!", benedetto lui.
Dai ragazzo, portami fuori ora. Qualcuno sale sulla Pincelli classica, ma la verità è che in questa giornata di divieti la Pietra sarà piuttosto vuota. Occasione rara, ma di cui stupidamente non approfittiamo. Ricordo un diedro ostico, più che altro ricordo che a Nicola crollò un piede..cosa mica bella, e infatti ho fatto sosta più a sinistra, tiè.
Bon, tocca a me, con questo vento forte che raffredda e non mi fa sentire nulla. Ma li dentro sarò al riparo.. A noi che ci piace "stare a gambe aperte" ci piace anche "infilarci nella fessura": battute che vanno sempre a parare lì, siamo fuori e ci guardiamo in faccia: "e mo che famo?". Ecco, ora realizziamo che potevamo lasciare la macchina giù al bivio, salire a piedi, e avere il tempo che volevamo. Vabbeh.
Scendiamo verso la Oppio: "ma te ce li hai i firends per il primo tiro?" "Sì, in macchina" "vabbeh, facciamo senza, parto io". Speriamo non ci sia nessuno alla base, se no i tempi si allungano e temo non ce la facciamo.. Scorrendo sotto la parete appena salita, ci troviamo Ivan con MarcoBo e Dario con la Francesca alla prima sosta di Itali90: un saluto e si sguscia verso la nostra che..è libera.
Svelti svelti, vado io "Oh ma aspetta che ti metto in sicura!" "Ma tanto finchè non metto giù il primo rinvio, non serve", dov'è il primo resinato? Ah già, a 10m.. Contento della salita veloce che sto compiendo, mi sento in forma: più in forma del solito, ma son comunque uno scarso.. Qualche incertezza verso la fine, e poi quella scomodissima sosta nel camino.
Giorgio vai, e ovviamente concatena i prossimi due così facciamo prima (e così facciamo anche 3 tiri a testa e nessuno litiga!). Ma, come.. Io che questo tiro l'ho sempre salita in placca violenta, te me lo sali in diedro camino?! E in effetti è ben più facile.. Più facile, non facile e basta! Con questa roccia che suona vuota..
L'abbracciatona alla quercia è d'obbligo, santo albero che sei lì. Il resto del tiro è pure più pulito del solito, in genere è il wc di tanti uccelli.. Ma la via è un po' vegetata, e se non è il guano sono le spine a dare fastidio, a punzecchiare noi poveretti..
Riparto, una bella partenza che credo faccio ogni volta in modo diverso: e oggi la faccio nel peggiore dei modi, finendo incastrato e faticando a uscirne..uff, fatto. Bel tiro esposto nel vuoto, in piena parete: sembra quasi di essere in montagna, senza schiamazzi, senza casino al parcheggio e senza casino sulla sommità. Vorrei il machete ma non ce l'ho (da mettere nell'nda), stavolta mi ricordo di uscire a destra verso la sosta, e non a sx verso l'albero.
Una fame della madonna, il Mars, e..ah niente, andom a ca': io fino alle 21 non ci resto e la multa non la voglio. Noi che ci facciamo lo scrupolo di rispettare le regole, i cartelli, per poi scoprire che i vigili faranno altro. Vabbeh, amen. Un saluto a Ivan e MarcoBo, Nicola con Tommaso al tavolo del rifugio (il posto più classico dove trovare Nicola), e rientro.
Alberi benedetti, non ci foste voi la vita sarebbe meno ossigenata, e a volte l'arrampicata meno..possibile!

Qui altre foto.

domenica 3 settembre 2017

Figatissima e...macarena sul ribollire del mare: In Scio Bolesomme

Ci sono le belle salite, quelle vie di arrampicata varie, con ottima roccia, tutto bello saldo e dove l'aderenza regala sospiri di sollievo dopo il passo col cuore in gola. Quelle vie in begli ambienti, con un bel panorama, suggestivo. Quelle vie che sai sono delle classiche, che le temi affollate e invece in una giornata con delle belle condizioni meteo ti ritrovi comunque da solo. Quelle vie che decollano di piacevolezza se salite, se vissute, in ottima compagnia. Quelle vie strane, lontane, in posti che reputi esotici perchè lontani dai tuoi canoni e che sono in quella cartella del PC visitata di rado, ma che ben conosci. Ecco, quella di oggi raccoglie tutto ciò. 
"Guarda questa via, si potrebbe farla domenica", e dopo qualche ora "dipende quanto bevo domenica mattina" "te bevi sabato sera, non domenica mattina" "caffè corretto". Questa è pazza. Ma forse son pazzo anche io a lanciarmi su un 6a: va beh dai, è un 5b obbligatorio, dovremmo riuscire ad azzerare se va male. Anche perchè di calarsi in corda doppia..non si può. Vie di fuga..forse un paio. Beh certo, escluso il tuffo in mare!
Sveglia presto che non voglio trovare traffico, alla ricerca di un bar aperto per la colazione: ne troviamo uno, e dubbiosi e titubanti beviamo e mangiamo. Poi si va alla ricerca dell'attacco, che non è facile: parcheggi esigui, nessuna scritta, falesie sparse in zona che non bisogna sbagliarsi. Parcheggio qui, ci prepariamo, e ci si incammina sulla strada alla ricerca della calata.
Beh dai, deve esser qui, eccola! Ma sarà davvero lei? Stiamo facendo la volpe che per non arrivare all'uva si sdraia? Un'occhiata in giù, dove dovrebbe passare il traverso: vacca boia se sembra liscia la roccia! Boh, ma. Ecco il chiodino nel labbro di cui parla un'altra relazione. E niente, è giusto qui, è giusto la.
Titubiamo. C'è da calarsi, e una volta calati (e recuperata la corda) tocca arrampicare, non si scappa. Il sole scalda, il mare ribolle sotto di noi. Daimo, 5b obbligatorio, intanto scendo a vedere. Mi calo, doppia di una decina di metri, ma prima di staccare tutto cerco, guardo, scruto. Ma possibile ci sia da passare la?
Oh, non c'è tanta libertà di interpretazione. Deve esser lì. Ah, ecco la placchetta sulla cengia. "Ste, libera!". SI cala anche la mia amica, facciamo sosta, ci leghiamo, ci autoassicuriamo e lei mi assicura. Parto io, ovvio, dei due sono quello che forse arrampica un po' meglio. Oppure sono quello sacrificabile, chissà.
Si parte.
Dopo alcuni metri finalmente vedo degli spit, e altri dopo: meno male, siamo nel posto giusto. Peccato, siamo nel posto giù e dobbiamo andare. Prima difficoltà, il passaggio in spaccata alla fenditura: prova, riprova, testardo nel non pensare ad altri modi per passare. Poi mi smusso di mentalità, scendo un poco e passo facilmente: apri le tue vedute!
Passata l'insenatura vedo un'altra cordata che si appresta a calarsi, lui e lei. Lui per primo, lancia le corde, gli diamo qualche dritta. Io proseguo nel mio traverso, entusiasta di riuscire a progredire: ricordo che questo sia il tiro più duro, se passiamo questo è fatta. (e invece non è il più duro). Vedo però lui che tentenna, gesticola, e lei che resta lontana. Dopo poco non vedo più nessuno dei due, hanno cambiato idea. Mmmm
Di solito non si guarda giù, ma oggi è impossibile non farlo. Il fragore del mare è come una sirena che chiama Ulisse: ok, guardo la sirena, ma poi la corda mi indica che devo proseguire, traversare, salire, scendere. Arrampicata strana in questo modo, anche perchè disarrampicare è molto più dura..
Ma che razza di figata che è! Sui passi duri per arrivare in sosta c'è pure un cordone per aiutare ad azzerare: evvai, che ci aiutano pure. (solo qui ci sono i cordoni). Un passo strano sotto uno strapiombo, un flessione di gambe e il tentativo di abbracciare il nasone nelle narici. Uff, fatta, ecco la sosta. Dai il primo tiro è andato!
Bellissimo. Sosta comoda questa, visuale eccezionale, vedo la mia amica e le faccio cenno di mollare tutto. Il sole scalda ma il vento placa. Il mare sotto di noi urla ma non assorda. La luce della palla di fuoco indica dove proseguire: mamma che placca liscia!
La mia amica arriva a fatica: capisco che per lei non deve essere tanto facile.. Io sono contentissimo di non aver azzerato, inizio a credere che potrei chiudere la via pulita: dopo l'azzero sul camino di ieri, e la fuga da quel 5b che poi ho scoperto essere un 6a, è una bella dose di autostima!
Riparto io, finchè stiamo su tiri che possono avere del 6a,lei non ci pensa proprio ad andare da prima. Che poi, un traverso fato da secondo, è poi delle stesse difficoltà. Madonna che placca liscia subito: c'è da pensarci bene , fidarsi della roccia, lavorare di ditini, e dopo il secondo rinvio..bam! Una fessurona provvidenziale, di quelle che fanno godere.
Si prosegue su terreno più facile, sempre ben protetto. Altra comoda sosta, il mare, il sole, che non ci si stanca di vedere, di sentire, di abbracciare. Stefania dopo i primi metri duri prosegue contenta, ride ora, ride ancora per poco. Concorda sulla bellezza del posto, della via, ma "cazzo se è dura!".
Riparto, tocca disarrampicare, passare sotto quel nasone. La roccia inizia a variare: non più solo capillari di quarzo, ma delle belle venone e un corno da afferrare saldamente e amabilmente. Vacca boia che si mi diverto. Toh, una sosta! Ma non sono passati 50m, forse 20. Comunico con la mia amica, decido di proseguire. Ora mi diverto meno.
Dopo la sosta saltata, subito qualche metro impegnativo per superare uno spigolo: sono sempre spigoli poco accentuati e arrotondati, ma sufficienti per non vedere cosa c'è dietro. E cosa c'è dietro questo? La placca unta sotto il tetto giallo. Ma porco cane, un tiro che la relazione da di 60m: stiamo arrampicando con una corda da 80m, speriamo di farcela.
A vederla dalla sosta dopo, la placconata di tutto questo tiro è impressionante. Scendo, risalgo nettamente con un arrampicata stile pancette e saponette della Pietra di Bismantova, ed eccomi sotto il tetto giallo. Dai, ohm, concentrazione e andare. Spit ravvicinati, facile azzerare, ma non voglio. Mi sudano le mani, e su queste manine non è bello: dopo tanto tempo, cerco la magnesite per un motivo serio.

Tanto o poco tempo ci impiego non lo so, ma riesco a passare. Pochi metri di traverso in discesa ed ecco un altra sosta: meno male, senza nemmeno avere la corda che tira troppo sono salvo su un punto sicuro. Ma accidenti se è scomodo.. Speriamo solo la Ste arrivi presto così mi tolgo da qui. 
E invece.. eeeee macarena! Non ci vediamo, ma i nostri segnali li capiamo. recupero delicato, quel che riesco, poi finalmente eccola, possiamo sentirci. Posso distinta udire le madonne, le imprecazioni, le offese rivolte alla mia sensibile persona.
Eccola lì, sul passaggio delicato dopo la sosta passata. Avanti un piede, avanti l'altro, poi indietro. Uno sguardo giù, uno sguardo su, e ripete. Di nuovo. Di nuovo. Eeeee macarena, oh ma non c'è da ballare, c'è da venire avanti! La tensione inizia a tagliarsi col coltello.. Fortuna oggi è il mio compleanno, se no credo che di offese ne avrei fatta una scorta annuale.
Dopo parecchio, prende fiducia, supera il passaggio, ma non sto a dirle che sotto al tetto è peggio. Meglio dire "sarebbe" peggio: lei ha deciso che azzera l'azzerabile su "sta cazzo di bella ma dura via maledetta lei e te!". Ma guarda che bello il mare, che acqua chiara, che voglia di fare il bagno.. Ma no, noi siamo qua, "beata quella tipa che ha piantato la grana al suo compagno di cordata ed è tornata indietro!".
Altro passo di 6a sul prossimo tiro, non c'è dubbio: proseguo io. Ma ancora di più non capisco bene la lunghezza dei tiri delle relazioni che abbiamo. Forse le soste sono spostate rispetto ad esse. Qualche metro ostico renderà piuttosto ilare il passaggio della mia amica, che ormai sono più le volte che si porta le mani sul casco come a dire "ma che cazzo ci faccio qui" piuttosto che portarle sulla roccia per proseguire.
Un voletto, prove di artificiale estrema per recuperare un rinvio lasciato per fare l'AS (Artificiale Stefania), e ritrova un po' di sorriso sul proseguo più facile dell'arrampicata. Sorriso, sorriso insomma, nuovi rosari e offese vanno a ledere la mia sensibilità.
Bene, riparto. Ziopover che razza di passaggio questa placca liscia. Liscia liscissima! Si scende un po, sotto un altro nasone, e poi come si va di la? Presona incredibilmente bella sopra, ma che poi non permette di proseguire. Scendi con passo felino, prova più giù, ma anche qui non riesco a passare.

Se mi vede la Ste prende paura: "ah ciao Ste! Tranquilla eh, sono io che non sono buono" "ma vaffanculo". Qui ci resto davvero parecchio tempo ad interpretare questa maledetta placca. Poi capisco che la verità sta nel mezzo. Prendo fiducia, afferro saldamente la roccia a saponetta o a leggere ditine dove solo un pelo di polpastrello fa da equilibrio. Bon, andata. 
Trovo una sosta, visto lo scherzo di prima sai cosa? La faccio e amen, tanto qui il tempo vola, ci mettiamo il tempo che serve e amen. Stefania forse si è rimessa a posto con la testa, a fatica supera il passaggio, poi si riconcilia col mondo dell'arrampicata sui successi metri più facili, divertenti. Io mi tolgo zaino e maglietta nel tentativo di ustionarmi.


Proseguo io, la difficoltà dei passaggi previsti non lascia dubbio alla mia amica "vai e muoviti che voglio uscire!". Ma ora ancor di più mi confermo che le soste devono esser piazzate diverse da chi ha fatto la relazione che seguiamo: non trovo passaggi ostici, e presto una sosta che faccio. Anche perchè la comodità di questa sosta è disarmante, ci si potrebbe sdraiare e prendere il sole! 
Ora la mia amica torna a ridere, ha già dimenticato i tiri di prima. Meno male, forse usciamo senza offese.. Riparto, ed ecco i passaggi esposti ma non difficili. Anche se un po' di delicatezza serve, suggerisco alla mia amica come affrontarli, visto che poi sparisco dietro lo spigolo e verso l'insenatura che da lontano pareva impossibile. La vista inizia a spaziare sul traverso percorso, che fa quasi impressione da qui. Giro l'angolo, ed ecco una sosta. Va beh, la faccio.
Anche perchè guarda e riguarda il proseguo dopo l'insenatura..mah! Da qui è possibile fuggire sulla strada, si sale facilmente sopra la sosta. Ma dai, siamo qui, finiamo la via.. Lascio questa sosta dove ci si siede su spuntoni che "massaggiano" le chiappe, ed ecco uno spit, ok la strada è giusta.
Nell'insenatura una sosta, porco cane era meglio se venivo qui. Va beh, 80m, siate con me. intanto a breve dovrei trovare il passaggio duro con la provvidenziale lama. Ma la lama è talmente buona che boh, passo. La roccia è diventata completamente rosa-arancio, bellissima. Sembra liscia ma è ruvida (lo sentiranno bene i miei polpastrelli domani!).
Figatissima, e ora che la via volge al termine, le difficoltà dovrebbero abbattersi, la mia amica è comoda, "Ste fammi una foto!". Vomito di roccia in alcuni buchi, la geologia qui ha giocato un tot. Finisco i rinvii, anche qui, mi tocca usare cordini e moschettoni, poi ecco la sosta. Anche perchè la corda iniziava a tirare parecchio.
La relazione ormai non la leggiamo quasi più. Guardo il proseguo, c'è da scendere parecchio.
La mia amica mi raggiunge invocando della verticalità: almeno ora non si trova più impiccata su passaggi duri, sta smaltendo la fatica e ritrovando il sorriso. Si sta riappacificando con l'arrampicata. 
Ormai mi lascia finire la via a me. Strani conglomerati di roccia, non si capisce se sia sabbia schiacciata con ghiaia, o colate di cemento di ghiaia dall'alto. Fatto sta che tiene, e meno male, perchè c'è da scendere parecchi delicati metri per poi passare sotto quella specie di sperone. Un'altra sosta, ma la salto e amen, voglio uscire che c'ho sete. Non siamo stati proprio veloci..
Passo, saluto la mia amica che non vedrò più per un po', uno spit poi il nulla. Ma dove andare, ma prova di la, azz, il chiodino e le placche lisce e verticali "da qui si prosegue su 7b e non è protetta", gli spit salgono. Finito il giochino. Uno sguardo al mare sotto mi me. Una pisciatina che mi scappa parecchio e se sopra c'è la strada non potrò fare.
Sali sali, cerca il difficile perchè voglio assaporare fino alla fine. Sono ultracontento, non ho azzerato manco un passaggio anche se spesso ci ho pensato. Toh, vedo la mia amica in sosta, la saluto. Una sosta in mezzo alle sterpaglie, faccio il giardiniere e proseguo. sperone passato a destra, e ormai si cammina verso il guard rail. Saluti ancora alla Ste, e poi per farle venire paura le simulo che provo a salire quello strapiombo davanti a me.
Ma no, la sosta su acciaio umano mi aspetta. Il sole, il vento e il mare ci sono ancora, ma ora il traffico e l'uomo fanno sentire la loro presenza: erano così vicini ma così lontani. Vabbeh, fine dei giochi. Recupero la mia amica, un'occhiata all'orologio e "ok dai, spiaggiamoci un po' che tanto non si fa altro oggi. Solo rifocillamento e rientro!".
Che carina la Ste, come l'anno scorso mi becco la candelina di buon compleanno sul Mars!
Rientriamo verso l'auto, si ripercorre all'indietro la strada sopra il traverso. Qualche occhiata in giù fa apprezzare la verticalità della parete e il "oh ma da qui fa paura!". Però che figata di via.. Il tempo di sistemare la macchina, il disordine degli scappati di casa, e a Noli ci aspettano i nostri amici di ieri sera: il Vinaio e Irene e Paola.

Qui altre foto.
Qui e qui report.