domenica 11 febbraio 2018

Weekend di gelidi ripieghi: Sabina

Quei weekend che iniziano male: tante aspettative, e poi la telefonata a poche ore dalla partenza "non ci sono le condizioni, si rimanda". Rimedio il sabato con un "giretto" in bici da corsa, prendendo un freddo bestia. Arriva così la domenica plaisir, su roccia, si spera al calduccio. Invece fa freddo, e la testa per altre preoccupazioni non c'è.
Ho lasciato tutto nelle mani di Stefania e Francesca (oddio, quasi come qui): visto il sabato che mi doveva aspettare, era giusto gli accordi fossero questi. Destinazione Arco, Cado Inverno. Breve storia triste: metto il primo rinvio, e poi mi calo. Eh niente, partenza nel bosco, fredda, duretta pure, non mi fido, la testa non va. Bastoni sui denti e sul morale.
Slittiamo verso Sabina, che io e Stefania abbiamo già salito in momenti diversi, ma Francesca no, ed è a due passi. Cambio della cordata, parte la Ste: arrampicata meno sportiva, ma più plaisir, e con un sole che inizia a scaldare. Va beh, il morale non proprio altissimo, ma si sale.
Sul secondo tiro la capocordata ha qualche tentennamento: con 10-15cm in più non avrebbe problemi ad arrivare alla manetta e passerebbe senza colpo ferire. Il suo titubare mi risconforta, poi passa, sale agile fino alla seconda sosta. Si torna a ridere e scherzare (in realtà non si è mai smesso del tutto).
Tocca a Francesca ora, così in sosta posso starmene più tranquillo senza il Boeing B-52 Stratofortress a bombardarmi di domande sul perchè la malga si chiama malga o cose simili. Pace, serenità, silenzio, e le cazziate di Stefania. Via originale ovviamente, niente varianti di VI.
Dal freddo cengione ombreggiato, si riparte ma tenendo al sinistra dove la roccia sembra ben più sana: e così la nostra piccola amica scompare presto alla nostra vista per poi riapparire lassù e dopo poco l'invitante e confortante "molla tutto!". E ancora non ha cacciato il nuovo friend in qualche fessura..
Ultimi due tiri, e tocca a me. Vediamo il bastone della partenza di Caldo Inverno se si è messo un po' a posto o se invece mi farà penare e dubitare della mia carriera arrampicatoria. Una bela placconata varia, da leggere, ma nemmeno tanto visto che qua e la dei cordini ci sono già (speriamo ancora buoni, perchè alcuni non sono assolutamente integrabili). Un bel traversone su roccia colorata ma debole, e l'anello di sosta è servito.
Bon, siamo al passo chiave, la partenza con lo strapiombo: ora si vede se un po' di testa è tornata sul collo o se è ancora tra le nuvole. Cerca di qua, prova di la, daimo la manetta giusta è questa, c'è solo da fare un passo un po' boulderoso..eccomi fuori: gioie. Meno gioie e più caga la distanza della prossima protezione, un po' lunghetta (ma non critico, cacchi miei se non metto giù altro). Ultimi metri verticali ma ben ammanigliati, divertenti, e l'arrivo sulla cengia rossa.
All'ombra, di nuovo, ziocca che freddo. Tra ieri e oggi mica tanto bello: osservo il tiro aggiuntivo sulla sinistra, non ci penso nemmeno a provarci, freddo come deve essere tutto in ombra. Arrivano le mie compagne, tampinate da un'altra cordata.
Messe le scarpe, si corre verso destra (faccia a monte) su un'esposta cengia, ancora legati per l'occasione, io trascinato come un sacco di patate da chi sta avanti ed evidentemente è già comodo, comoda, comode. Discesa alpinistica, ripida, ben attrezzata dove serve ma..che placche scivolose!
E ora che tutto sembra essersi risollevato, il messaggio che mi aspettavo ma al quale non sarei comunque stato preparato. Triste conclusione di un weekend non troppo allegro.

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domenica 4 febbraio 2018

Chi la studia la vince: Canalone ovest alla Grigna Settentrionale

Le abbondanti e generali nevicate hanno strozzato i sogni di ieri, portandomi a correre come un bambino felice in mezzo a 40cm di neve fresca ai Sassi di Roccamalatina. E a farmi mordere da un cane.. ma oggi si spererebbe riuscire a fare qualcosa, ma cosa?! Neve, pericolo valanghe, affollamento, che fare? Andiamo a ovest!
Zona che ci resta un po' lontana ma che vorrei esplorare abbondantemente. Oddio qualche uscita c'è stata: la mia prima arrampicata post corso con Riccardo (grandinata epica in parete, a tremare di freddo a luglio), traversata alta e bassa in autunno, un paio (qui e qui) di salite per la via normale invernale da Balisio, però quanta roba ci sarebbe ancora da scoprire..
Levataccia, fortunatamente troviamo un bar a Esino-Lario dove rifocillarci e..perder tempo. Ci incamminiamo quando ormai le frontali non servono più. Frescotto! Bene, così non c'è da salire col patema delle temperature in aumento che peggiorano le condizioni e rendono più pericolosa l'ascensione. Da subito su neve, verso il parcheggio estivo e poi sul sentiero.
La brigata è allegra: ieri Stefania alla mia proposta di "Andiamo in Grigne" sfogliando la guida m'aveva indicato il canalone ovest. proposta fatta a Federico e Tommaso che accettano. Beh, uomo avvisato mezzo salvato, uomo studiato salvato per l'altra metà. Ma perchè ci credo al fatto che hanno studiato questi tre?!
Il paesaggio è brullo e selvaggio: poco bianco, e questo è un bene, visto che siamo fuggiti dai nostri parchi giochi di casa per pericolo slavine. Si scorre in traverso ascendente sul costone di un vallone al ritorno ci obbligherà ad ampio giro: tanti km a piedi per farne pochi in linea d aria. Ma se lo sò, lo sapranno anche loro che han studiato..
Altre persone con circa la nostra stessa meta mi fanno capire che come orario non siamo lunghi, abbiamo valutato bene. Dalla Bocca di Prada si passa in un'altra valle: sognando la Cresta Piancaformia, noto i miei compagni sbigottiti sul "ma quante valli c'è da attraversare per l'attacco?" "ma non avete studiato?". E ancora ce ne è da camminare!
Traversone sul fianco del cicicone Grignone, l'inconfondibile Porta Prada, e poi pure pezzi in discesa che lasciano un po' spaesato l'animo "ma non dovremmo salire?". Tanti angoli, tante svolte, dai la dietr4o ci sarà il rifugio, "oh ecco la parete!" "ma non credo, non assomiglia alle foto, ce ne è ancora da fare.." "Ziocca, ma i tuoi non sono avvicinamenti, sono allontanamenti!", e anche oggi prendo la mia dose di offese.
Peccato però Stefania non sia in formissima: quando mia madre mi diceva "ingordo, mangi con gli occhi!", santa donna! Stamane, al bar qualcuno ha mangiato con gli occhi.. "Daimo, tieni duro, mangia qualcosa se non ti senti energie, bevi!" ma lei nulla, testona. Va beh, vediamo, torniamo poi indietro se non se la sente.
Gira e briga, ecco laggiù il Rifugio Bietti. Iper testona, complice anche una ripresa, fa pure la brillante "ma andiamo su di la, sembra bello!", no no, non mi avventuro quando non mi sento a casa.. Arriviamo al rifugio e prendiamo il pistone che ancora per poco scorre in traverso. Poi a un tratto, in mezzo ai mughi, boom, si sale!
Il paretone ovest del Grignone è sopra di noi, con tutti quegli affioramenti rocciosi che non rendono facile la vita a chi cerca la via. E infatti.. Estasiati da questa vista (o almeno io) saliamo fiduciosi, anche se già mi pare che quelli lassù è strano siano passati quaggiù così a destra.. Mah, sarà.
E inizia a nevicare: debole, ma siccome nel pomeriggio han previsto peggioramento, e non siamo proprio nelle tempistiche che speravo, inizio a preoccuparmi. Il posto è magnifico, le linee che lassù invogliano sono tante, ma tornare a casa è sempre la conquista migliore.
Ancora verso destra, mmm, mi puzza sta cosa. E infatti, girato l'angolo, scorgo un caminetto stretto in cui sta salendo una cordata davanti a noi, seguita da un'altra e un'altra ancora che si sta legando. Eh ma mica un AD quello! E non li vedo proprio disinvolti quelli dentro. E nevica bene adesso, anche se il cielo non è plumbeo. "Va beh ragass, ho qualche dubbio", e dopo poche discussioni, torniamo sui nostri passi.
Con ormai la speranza persa, dopo poche decine di metri dei passi che invece che scendere (tornare sui nostri passi) tagliano verso destra (nel senso di marcia di adesso), proviamo a prenderli, vediamo come va. E va bene, in parecchi devono aver fatto come noi, altri invece saliti per la parte bassa della Magic Line, quella della quale siamo arrivati all'attacco prima.
Molto labirintico lo zoccolo della parete, speriamo non ci riservi sorprese! Seguo delle tracce, e un altro vicolo cieco, dieci passi indietro, e si sale. Beh, nonostante la classicità dell'itinerario scelto, per noi è bella avventura! Ma Stefania ha riavuto un down, accidenti.
Sol che ormai siamo in mezzo alla parete, abbiamo pure salito qualche tratto dalla discreta pendenza: scendere potrebbe essere più lunga che continuare a salire, sopratutto psicologicamente. E pure più difficile. "mangia qualcosa, bevi", testona. "ma quanto è lungo questo giro?!" "ma non avete studiato?".
Salire puntando verso destra, il canalone deve esser la dentro, dove d'altronde vanno tutte le tracce che stiamo seguendo. Sante tracce, santi gradini, se no con questa neve c'era da sudarsela tutta: mica come la neve al viagra dell'Appennino dei weekend scorsi!
Il primo tratto di misto mi sconforta. Facile eh, ma non per chi sta male: me ne sto dietro a dare supporto e se serve, spinte.. Ma non servono! Che roccia! Un'occhiata giù, e la parete appare piuttosto vertigionosa: un paretone questo, vario, solcato da diverse irregolarità che lo rendono parecchio variabile. Ma ora vediamo di cavarcela e uscire.
Qualche altro passo, e diventa ben visibile l'uscita: con dei bei cornicioni sulla testa la salita diventa scenografica, purchè i cornicioni stiano lassù. Entrati dentro il (quasi) rettilineo finale, tutto diventa più estetico: in mezzo a torrioni di roccia e con in alto il canale che si apre per sbucare sulla cresta. Sotto di noi una distesa di neve che sfida la gravità. Un altro tratto di misto, tanto per gradire.
Comincia a esserci traffico: una cordata che è partita sulla Magic Line ci segue, altri arrivano a spron battuto e ci superano ben presto. Noi d'altronde mica abbiamo fretta, e sopratutto meglio salire con calma senza forzare eventuali malesseri.
Un altro piccolo tratto di misto, e l'uscita si avvicina. E come sempre, questo è al tempo stesso un sollievo e uno sconforto: sollievo perchè le fatiche stanno per finire, l'esposizione ai pericoli per cessare; sconforto perchè le fatiche stanno per finire, la parte bella per cessare. Vabbeh, domani è un altro giorno, domani un altro canale (domani, circa).
Ed eccoci fuori: ha smesso di nevicare già da quando eravamo a metà parete, ma di gran sole mica l'ombra. Peccato non poter vedere tutto il panorama sulle Alpi, da ovest a nord a est: toccherà tornarci! Intanto Stefania si è svaccata sul pendio a tirare mille sospiri di sollievo, "Ora però bevi e mangi o ti imbocco stile anatra da fois gras!"
Rifugio Brioschi affollato: un'apparecchiata di picche e ramponi da far invidia al miglior negozio di articoli sportivi. Noi però intanto ci rifocilliamo che c'abbiam una fame.. Un'occhiata ala croce di vetta ci permette di dare un'occhiata alla via di discesa, poi si va sulle panchine a mangiare, bere, cazzeggiare. Finchè non viene un freddo porco, andiamo giù che ancora un pochetto ce ne è.
Una relazione dice che in 1h30 saremo all'auto: follia, nemmeno correndo. Ma i miei compagni un po' provati devo confortarli in qualche modo. "Oh Pelle, fanculo a te e le tue salite!", sempre bello vedere che la gente studia gli itinerari che li propongo.
La via della Ganda consente una continua vista della Cresta di Piancaformia, che spero riuscire a fare presto. Inoltre attraversa questo vallone ricco di cune, conche, buconi: un misto di tranquillità e terrore, la candida dama bianca che smussa asperità ma nasconde pericoli.
E scendendo, con una Stefania che ormai si è ripresa, in grande spolvero tiriamo avanti una decina di minuti abbondanti di battibecco sul "devi mangiare" "ma che vuoi" "te meno" "prossima volta ti costringo" "non ci sarà una prossima volta!". Federico e Tommaso esterrefatti, non san che fare: Sandra e Raimondo ci fanno un baffo.
Quando si trova un bel pendio di neve fresca che taglia verso il traccione più basso, non ho dubbio: mi ci lancio. Gran bel posto, pace, serenità, un bianco che inebria ma non ubriaca (manca il sole, quello sì che darebbe alla testa!), peccato solo che lo stiamo per lasciare..
Finalmente arriviamo al Rifugio Bogani, e finalmente la Ste esordisce con un "Ho fame". Aspetto un attimo prima di segnalare ai miei compagni dove dobbiamo andare e che giro dobbiamo fare: me ne ero già accorto dal mattino che sarebbe stata lunghetta la discesa, ma mica potevo dirlo. Che poi, lo sapranno, avranno studiato! La discesa è sempre lunga, perchè non è divertente.
Lasciamo la Ste avanti, costringendola a farci strada al suo passo, se no ne approfitterebbe per sgusciare nelle retrovie e non scendere più. Una bella discesa fa presagire che ci vorrà della risalita per tornare alla Bocca di Prada, e così è. E così si entra in trans, con le gambe che vanno avanti, la bocca muta, la testa vuota.
Tento qualche accenno di micro discorso, ma la ragazza davanti non reagisce. O se reagisce, non abbastanza da sentirla. Va beh, non svegliare can che dorme. Però dai, che giornatina! La vista dell'auto è confortante, presagio di due cose: mangerò i panini, si avvinca la birra da bere!
Gran bella trottata aggirando e salendo il Grignone, e..quante altre vie da salire!

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domenica 28 gennaio 2018

Sembra bella linea..andiamo là: Canale della Vela con Variante Diretta sulla Vela

"Ma perchè non andiamo all'Alpe di Succiso?" non c'avevo pensato, ma Giorgio ha avuto una bella idea. Ok, più avvicinamento rispetto ad altri itinerari, ma di certo meno bolgia umana, condizioni più sicure data l'esposizione e la minor quantità di roccia, e un parco giochi dalle difficoltà ampie. Peccato sia un po' a casa di Dio, ma pace. 

La combricola di oggi è variegata, l'alzataccia notevole: 2e30 per me, ma ben prima per altri/e.. La guida sportiva del pilota ci fa arrivare ben presto a Succiso Nuovo, pronti per una colazione al sacco senza patire freddo. Speriamo ce ne sia abbastanza per avere un terreno di gioco idoneo: ice ice baby. Alle 5e40 siamo in marcia per un avvicinamento piuttosto noioso, ma che il buio rende meno.."visibile" anche su questo aspetto. 

Solo noi in zona, e c'era da aspettarselo. Al Rifugio Rio Pascolo ci cambiamo d'abito e ripartiamo allegramente verso la valle del parco giochi. Parecchio allegramente. "Guardate l'Appennino che si tinge di rosa!" e via di perculate.. Perle ai porci.. 

I ramponi mordono con ingordigia la neve ghiacciata: non credevo che le condizioni fossero ancora così buone nonostante il rialzo termico, ma d'altronde il weekend scorso (qui e qui) avevo visto e assaggiato un ghiaccio che..mamma mia prima di scioglierlo ce ne vuole! 

I miei amici salgono nel vallone, io scavalco sopra a seguir eil sentiero (tutto innevato, ma so che è qui) per avere una visuale migliore da un'angolazione leggermente più spostata. E piano piano la parete nord schiude i suoi segreti ai miei occhi, lasciandomi il tempo di sognare quale linea salire. 

Le linee papabili da provare a salire oggi sono il Canale della Vela o il Canale della Placca, scorriamo sotto la parete Nord dell'Alpe di Succiso e iniziamo la consultazione per capire dove possano girare questi itinerari. Scorgiamo una possibile via di salita, e in base alla guida potrebbe essere il Canale della Vela, ma non siamo sicuri. 

La vela sarà quella? O quella più in basso? Ma nella foto della guida c'è talmente tanta neve che chissà.. Però questo nome lo avevo in testa da ieri sera.. la linea che scorgo e condivido coi miei compagni sembra logica: strettoia iniziale e uscita su canalino di neve in piena parete: bella, andiamo la! 

Dritto di fronte a noi, un pendio iniziale di quelli bastardi con queste condizioni: entrano quasi solo le punte, e se non si vuole progredire in frontale tocca scavigliare bene a modo. Le picche d'altronde non possono trazionare per la scarsa pendenza. Insomma, i polpacci iniziano già a godere, e la corsa verso la fascia rocciosa basale serve per raggiungere un punto di riposo. 

Avrei l'acquolina in bocca per il ghiaccio a sinistra..ma oggi non è il caso, si va verso destra, ma comunque a infilarsi nella strettoia di neve e ghiaccio tra le rocce. Avrei proposto, pattuito, imposto che le cordate siano io con Roberta e Tommaso e Giorgio con Mattia e Stefania ("No, io con quei due cavalli da corsa non ci sto!"), e mi avvio per valutare le condizioni e la salita di quel tratto ("Dai che magari manco ci leghiamo"). 

Daje de picca daje de punta quanto è bona la neve raggiunta! Son partito troppo spanizzo ("Avevo già rivisto il solito film!") ma comunque sereno di cavarmela. Io. Su questo tratto il ghiaccio è spaccoso, e quella che sembra neve è in realtà quasi ghiaccio: insomma, mica banale, e dalle buone pendenze, e col misto Appenninico di terra, erba, roccia, ghiaccio, neve. Superato il tratto "Ragazzi faccio sosta e vi lancio la corda". 

Continuo a salire su buone pendenze e con condizioni che necessitano un discreto impegno di forza per lanciare le piccozze, sferrare calci coi ramponi, e poi faticare da matti per l'estrazione degli attrezzi. Che spettacolo.. Sol che raggiungo quel poco di roccia che affiora per far sosta, se finisce davvero come il film già visto weekend scorso

God bless the padellone: fortuna mi sono preso con me il friend blu del 3.. Lui, suo fratello minore, e un bel fittone per assicurarmi e recuperare i miei due compagni di cord..ma Tommaso che fai qui? Ormai è quasi in sosta.. E Mattia laggiù che sale fuori dal tratto chiave. va beh, faccio scendere la corda per Roberta. 

E ci si lega Mattia perchè Roberta e Stefania sono già legate con Giorgio che sta seguendo Mattia. Qualche allegro e simpatico sbraito verso il basso, e Giorgio che mi dice la frase riferita dalle due innocue fanciulle  "Ma sì, ma tanto va sempre così. Te lasciali fare, che poi le cose vanno come diciamo noi". Sale di 10m, e poi la sua voce si trasforma in quella di un formidabile e talentuoso Eunuco "Datemi corda che mi segate i maroni!" 

Giorgio sale a fare sosta oltre, io mi appresto a ripartire per puntare quella riga di neve che si vedeva bene da basso e che ci ha ispirato la salita. Neve..ghiaccio travestito: sembra tutta bella bianca, ma appena mezzo cm sotto è dura come..è dura. Ma che figata. 

Raggiungo la base rocciosa con all'attivo una vite e un fittone di protezione: un po' pochino per far partire i miei in conserva, che già mi avvisano "5m!". Sol che qui non ci va una mazza su "roccia": sgaggio il ghiaccio dalle fessure, ma son troppo svase, in quella il chiodo non entra, il fittone trova roccia a metà infissione, che palle! Evvabeh, "Ragazzi smontate che salgo più su!", magari la qualcosa riesco. 

E invece questa scarsa e poca roccia è solo scenografica. ma quanto è scenografica.. Chissà cosa stiamo salendo.. Il bello di questo tipo di attività è che a seconda delle condizioni tutto può cambiare, possono apparire salite fantasma o scomparire salite classiche: è il top della fantasia e dell'avventura (in formato mignon, lo ammetto). 

Qualcosa metto giù, ma nulla che mi soddisfi a tal punto da dire faccio sosta. Intanto tutti e sei siamo a portata di voce, schiamazzi, perculate: tanta tantissima allegria. Sopratutto quando i secondi di cordata arrivano in sosta a riposare i polpacci.. Sosta, ecco un bello spuntone che fa la caso mio! 

Spuntone, parolone: anche Giorgio quando passerà tra poco mi dirà "ma è uno spuntone o un sasso appoggiato?", meglio non saperlo, sembra reggere. E comunque il fittone che ho messo giù potrebbe reggere un tir! Non esageriamo, e non cadiamo. 

Arrivano i miei, ormai con questo lungo tratto di conserva mi sa che è rimasto poco da salire. Riparto arzillo e contento, mamma mia se mi sto divertendo, altro che alpinismo inflazionato sotto il quale prendere il numerino e poi mettersi in fila per poter salire: siamo solo noi, in tutta la valle (forse, per ora). 

Ultimo tiro, sempre scenografico, sempre su neve ghiacciata con le braccia che faticano di più a estrarre che a infiggere: con che potenza stiamo lanciando queste picche, per la paura che non ci reggano bene i piedi! Ben presto il pendio spiana, il sole mi prende, un grido di gioia verso il basso e quasi la corsa verso la cresta (divento quasi Eunuco io). 

Sostone da manuale, ma scomodissimo a terra: e allora mi sdraio a terra pure io mentre recupero i miei, che ben presto arrivano tutti festanti soddisfatti della salita e del sole che ci scalda le membra (non che ci sia freddo, anzi, ma sempre piacere). 

Arriva  pure Giorgio, che nel tratto finale lascia fluire verso l'esterno tutta la sua bimbesca felicità: contento come un bimbo affamato davanti alla tetta! Per la nostra cordata inizia lo svacco (dopo delle buone strette di mano), ma non prima di aver ripreso e diviso tutta la promiscuità di materiale, implicita nel legarsi in cordata, ma che non deve protrarsi per i giorni a venire. 

Ecco le due fanciulle in dirittura d'arrivo, Roberta poverina con dei problemi a un dito, Stefania che a fronte dei nostri "Daje che è fatta" ci risponde con un "Perdindirindina che fatica di cacca!". Beh, non proprio usando questi termini, ma mica voglio farmi bannare il blog.. 

Si spiaggia pure la cordata di Giorgio, ma in modo molto più plateale ed esilarante; e nemmeno tutta la cordata a dire la verità, ma non diciamo la verità. Va bene dai, ora però basta cincischiare, c'è da raggiungere la cima "Se volete lasciate pure zaino o corda qui, tanto ci ripassiamo. Però se lo fate non è che siete arrivati davvero in cima eh..", e tutti sei prendono tutto con se. 

Fantastica la visuale dall'Alpe di Succiso: si vedono le Alpi Marittime, il Monviso, la Est del Monte Rosa, forse il Bernina, Adamello, Carega, e più facilmente le Apuane. Cima dove torno sempre volentieri, io che sono un figlio del Secchia, sono quasi figlio suo.. 

Com'è che si dice? L'appetito vien mangiando? Mado' che appetito che ho.. Corricchio sulla cresta nord per andare su quel pulpito a trottare, sperando di rientrare per qualche pendenza. Ma intanto per farmi fare una bella foto. Un'occhiata alla secca parete ovest (meno male non ci siamo andati) e al canalone Nord Ovest

Torniamo dai miei amici a fare la foto di vetta, tentando pure una foto artistica con tutte le piccozze piantate davanti a noi. I miei amici sono allibiti che la mia già notoria stupidità possa spingersi in composizioni artistiche strampalate. Ma mi lasciano fare, che cari.. 

Basta con le ciance, si torna sui nostri passi, ripercorriamo la cresta est, ci spogliamo: che caldo assurdo.. Non avrei creduto di trovare queste condizioni con questo caldo! Un solitario sale la parte finale di Anni Settanta, e porcocane che appetito! 

Arriviamo alla sella, Mattia già scende, le due signorine si avviano, io, Giorgio e Tommaso ci si guarda in faccia "Io se ci state ci salirei al Casarola!", e allora via che si va, così possiamo avere una vista migliore sulla parete nord dell'Alpe di Succiso. 

In cima troviamo pure un simpatico signore (ragazzo non posso dire, con la barba grigia che ha) col quale scambiamo parecchie chiacchiere "Ah io alla vostra età se ero in voi, con queste condizioni, ne facevo un altro di canale!", e allora uccidimi! 

Scendiamo per la cresta nord del Casarola, per poter ammirare ancora di più questa parete magnifica e sognare altre salite, altre linee, chiedendoci ancora cosa abbiamo salito oggi "secondo me la vela è quella" "a me sembra quella" "io ne vedo tre, pensa te!" 

Discesa per canalone fin dentro il vallone principale, verso il Rio Pascolo dove troviamo gli altri nostri amici. E ora la terribile discesa su pietraia, lunga, lunga, sempre lunga la discesa. Quando sali sai che vai a divertirti, la digerisci meglio; magari la fai pure a buio, così non la vedi. Ma quando scendi, sai che vai a casa, sai che è finita, la vedi tutta. 

Vedi bene anche l'arrivo all'auto, il lambrusco, la torta avanzata dalla colazione, il gnocco, la fontana fredda dove immergere i piedi. E l'auto che si accende e ti porta verso il ristoro, meritato, alla Foresteria: tocca, perchè a qualcuno (a) si è stato menzionato un tiramisù ieri, leva potentissima per farle dire "va bene qualsiasi cosa, basta che mi date il tiramisu!". 

Gran giornata di Appeninismo, con nuovi Appeninisti?

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