domenica 8 luglio 2018

Siluri, Spigoli e discese: Via Dulfer alla Cima Orientale di Valbona

Assecondare le bizzarre idee degli amici e compagni di cordata. Se già l'anno scorso gli dissi di sì (per poi arrivare al parcheggio e trovare un inaspettato tempo uggioso, piovoso, novembrino), allora vuol dire che come via non era così folle. Non mi preoccupo di studiare troppo la "cosa", e non mi viene il dubbio che forse anche l'altra volta non avevo studiato bene bene il tutto.
Ritrovo alle 2:30. 2, non 14, orari da cascata da ghiaccio, ma non volendo rischiare cordate davanti e volendo del margine sui tempi per finire la giornata in un tempo decente..che le 2:30 siano. Ci si alterna a dormire, e almeno stavolta niente pioggerella in A2, ne a Lavina bianca dove parcheggiamo. Lauta colazione al sacco e via verso nuove avventure.
La tosse che mi frusta da ieri non mi da tregua, e questo può essere un bel problema. Se mi viene un attacco come ieri sono cazzi. E già in avvicinamento noto che non sto mica bene: lento, affaticato, col fiatone. Fiatone da limitare perchè mi irrita la gola, che poi mi fa tossire e addio. Due palle.
Il posto è fantastico. Dolomiti, Catinaccio, Val Ciamin. Si parte bassi, in un ambiente boscoso sovrastato da pareti "sporche" di erba. Il torrente scorre impetuoso in basso, il sentiero parte stretto e poi sfocia su una comoda forestale. Tratti in piano che lasciano respirare dopo le tirate in pendenza. La frontale resta nello zaino, la luce man mano sale e illumina tutto.
Tutto. Salendo la stretta valle curva e si apre, mostrando un paesaggio da cartolina sulle prime torri rocciose illuminate in alto dai raggi del sole. Punta Sella cattura lo sguardo di chi alza il naso: un affusolata guglia che salendo mostra il suo lato C, nettamente diverso dalla sottile prua frontale.
Mannaggia a questa tosse "Giorgio parlo poco per via della gola, sta sereno", io sono un po' meno sereno, son mica sicuro che siamo nei tempi e che riuscirò a salire in questo stato. Il Rifugio Bergamo che si vedeva da valle sembra non arrivare mai. Anche una volta raggiunta la bandiera, l'edificio non è qui dietro ma ancora più in la.
Ora lo Spigolo Nordovest della Cima Orientale di Valbona si vede bene. Già da basso si vedeva, ma la sua possanza era sminuita da altre "cose" intorno che adesso da vicino acquisiscono la giusta prospettiva. Questo siluro invece si staglia verso l'alto: uno zoccolo debole è solo la base d'appoggio a uno spigolone verticale. Come fa a esserci "solo" del V?!
In 2h secche siamo invece arrivati al rifugio, contro ogni mio pronostico vista la mia lentezza e malessere. Malessere che era stato soffocato dall'entusiasmo dell'ambiente che mi circondava, ma che ora torna prepotente coadiuvato dalla paura per questa via. Mommerda se è dritta.
Abbandoniamo le bacchette, scendiamo a cercare il passaggio per superare il torrente e non pestare neve. Chissà il vero attacco dov'è: ma questo è uno zoccolo dalla libera interpretazione. Primo e secondo grado, certo, ma se e solo se prendi la strada "giusta", è un attimo finire su gradi più difficili (non duri, ma nemmeno camminabili). Freddo, accidenti che freddo.
"Chi parte?!" "Gio parti tu, come al solito, tanto i tiri poi sono tutti duri e belli uguale dopo". Tutto lo zoccolo ce lo facciamo in conserva lunga protetta, per risparmiare tempo e perchè le difficoltà lo consentono. Certo è un tipo di progressione rischioso, ma almeno psicologicamente ti mette un pelo più a tuo agio rispetto a quanto fecimo io e Riccardo sullo Spigolo del Velo.. Il sole viene a scaldarci, ma dura poco: la sella a cui puntare per la sosta è evidente, e da quella siamo in completa esposizione nordovest. Buio, aria raffreddata dalla neve nel canalone a fianco ci investe.
Tocca a me. Leggermente a sinistra, trovo il chiodo. Chiamare camino la struttura rocciosa seguente mi pare un po' tanto, ma direi sia qui che bisogna andare. E l'esposizione è già marcata, come pure la tanta corda tra me e l'ultima (unica) protezione che mi separa da Giorgio. Ohpperò, e nemmeno il grado è banale. Sangue freddo e calma, la rampa facile è vicina. La sosta! "Chiodi da controllare" dice la relazione. Dio fa che le prossime soste siano belle va la..
Riparte il mio amico. Questa sarebbe una bella foto, ma preferisco tenere le mani sulla corda: Agata sta serena che alla salute del tuo papino ci tengo pure io. La verticalità dei primi tiri è notevole, meno male spesso le mani sono buone, altrimenti sarebbe un grado nettamente superiore. Altrimenti non saremmo qui, noi brocchi. "Gran tironi sta via", urlerò al mio amico.
Dalla sosta si vede chiaramente il chiodo lassu con cordino: il cordino marcio si dimostrerà irrinunciabile, visto che nel chiodo passa solo lui. Eh se avessi studiato la relazione, e se non ascoltassi Giorgio: da questo chiodo si dovrebbe traversare tutto a sinistra e non salire dritto. E io? Salgo dritto! E sticazzi la ghisa nelle braccia e il marrone nelle mutande. Cercando di andare a riprendere la via almeno la roccia si dimostra sempre bella e solida: godo. Lassu vedo cordini in una bella clessidra (quella che sarebbe su L5 di IV grado): beh, io salgo a fare sosta la, che è ben più bella e comoda!
Tirone e tironi di roccia, ora riparte Giorgio, alla ricerca di una sosta lassù prima di uno dei tiri con passaggi più duri della via. Il percorso non nettamente obbligato lo porta a vagare un po' per la parete, fino a trovare una bella sosta servita pure da uno spit. Nulla a che vedere con la mia prima sosta alla quale avevo paura di appendere anche lo zaino!
E ora, si balla! Salgo pochi metri e poi si traversa a sinistra, esposizione che aumenta sempre di più, un tratto di roccia poco raccomandabile su cui i piedi non possono che finire. E poi il traversone nel nicchione: e mi torna in mente la Ste su Insciobolesomme. Un passo avanti, un passo indietro. Un due, un due, tre no, due uno.
Ziocaro che passaggio. Manco si può azzerare. Ma dov'è la manina buona? E il piede buono? Prova giù, prova su, "Andre tutto bene?" "eccerto, sto prendendo il the con Hans!". Coraggio, c'è da andare. Passaggio disagevole di sti maroni. Ghisata di braccia.. Via, passa di la, il rinvio ormai lontano e..peggiora. Ma non puoi tornare indietro, non puoi volare. Devi andare. Devi. E quando devo, vado. Con fatica e batti cuore, prima le braccia cedano per la stanchezza accumulata. Ancora qualche metro di braccia, manco trovo la sosta brutta, ma la lama di Bernardi (che per me è uno spuntone) è chiara. Sopra trovo la clessidra e una fessura per friends. Sticazzi!
La relazione di IV grado spinge il mio amico su dritto fin sotto la fascia strapiombante, dove amici spit ci attendono per poi andare a cercare la via verso l'alto. Roccia sempre buona anche sul facile, anche se un po' di detrito viene mosso dalla corda..
Facile traverso sotto l'impressionante e continua fascia di strapiombi, invalicabili e friabili, che in periodi di pioggia devono pure pisciare tanta acqua sotto di loro. Questo chiodo e clessidra sono un po' meno belli della sosta precedente ma in fondo..è alpinismo no?!
Giorgio mo son cazzi tuoi. Anche se da sotto non sembra nemmeno così duro: peccato che invece lo sia, questo "boulderaccio". Anche lui fa un po' di balletto, poi parte deciso, e io già mi preparo in modalità Buffon, pronto a parare una sua caduta (visto che finirebbe in sosta, in braccio a me). Teso come una corda di violino riesce a salire e rinviare, andata. Traversino poi diventa tutto più facile e..friabile. Piovono sassi ziocca.
Vado io. Merda se è dura. Quelle mani fan cagare, il piede sinistro c'è, ma il destro in aderenza fa paura. Riprovo in altro modo: il balletto dura poco, c'è da andare che il cielo mi fa paura. "Vinco" il passaggio in modo diverso dal mio amico, in modalità ancora più boulderosa, ma quando lo vedo..afferro il rinvio e buonanotte: se volo qua mi schianto sulla cengia, e chissà che sosta ha attrezzato il mio amico visto il tempo che ci ha messo e la corda che salive e scendeva.

Dai mo, verso la cresta che poi è fatta! Fatta una fava, quello che deve venire.. Salgo sul cristallo e verso sinistra per evitare la sassaiola a Giorgio. Trovata la cresta proseguo, al vento e con qualche nube in cielo che mi preoccupa. Corda finita, tempo di sosta: spuntone mio, tieni duro eh!
Finita la via, ma è presto per stringersi la mano: non commettiamo questo errore. Cambio scarpe per il mio amico (io sto comodo così), mi faccio 30m di due mezze corde di bambola addosso (e non sto comodo così), e si riparte in conserva media protetta. Accidenti se è lunga questa cresta! E pure senza scampo in caso di caduta..
Un tratto camminabile conduce alla sella dove partono le doppie. Saliamo in cima? Se non c'è da camminare mezzora ok.. Se guardassimo la relazione di Iacopelli vedremmo già che sono 20m, per fortuna ci adiamo a mettere il naso e lo scopriamo da soli. Che vista, in uno dei cuori del Catinaccio. Ma ancora presto per stringere la mano.
Giù vero i vecchi chiodi della doppia. Cambiamo un cordino, Giorgio si cala. Si sposta subito ad attrezzare l'altra doppia, recupero la corda che scende senza colpo ferire ma portandosi dietro sassi..era scontato. La seconda doppia data 25m è invece 30 buoni, e siamo alla sella.
E il canale è ancora bello innevato. Porco cane, la cosa si complica e non poco. E infatti ci mettiamo una vita a scendere, scivolando, portandoci dietro massi, sperando di poter piantare dei chiodi per attrezzare una doppia ma nulla. Tocca scendere a piedi, insinuandosi tra fianco roccioso e striscia di neve, ma a volte tocca anche tallonare o scendere faccia a monte con le punte dei piedi che calciano la neve a cercare solchi. La salita era nulla.
Si cerca di evitare di mandare sassi in testa a chi sta giù. L'ora si fa tarda, ma il cielo e i nuvoloni si sono calmati. Almeno questo mi calma la possibile agitazione.. Dove minchia è il sentiero?! Interminabili e poco goduriosi minuti e finalmente ci ricompattiamo e ritroviamo su terreno più addomesticato. Operazione "togli i sassi dalle scarpe" e si riparte.
Con calma, tanto ormai è tardi, arrivare a casa alle 22 o alle 23 cambia poco. E invece sulla scia dei trail e sulla maratona del catinaccio corsa ieri qui, scendiamo trottando. Riappare la parete, poi lo spigolo e il rifugio. Che bello anche da questa angolazione. Calma per calma, anche al rifugio ci fermiamo poco, giusto il tempo di riassettare lo zaino: non certo per svaccarsi sulle amache che sognavo stamani..
Ora sì che possiamo stringerci la mano. Via davvero d'ambiente, pochi e a volte brutti chiodi (anche in sosta), passaggi atletici e ricerca dei punti di debolezza in una parete e spigolo aggettanti: ma Dulfer, che due coglioni aveva?! E la discesa..altro che doppie comode o sentiero camminabile. Diciamo che se c'eravamo solo noi in via..c'è anche un motivo.
Ma dopo le tensioni, le maledizioni per i tratti duri, le braccia ghisate e i polpacci ballerini, gli scivoloni nella neve e il cuore che palpitava sperando la neve reggesse, mi giro verso il mio amico e "Bene, la prossima volta cosa andiamo a fare?!" " Eh, la lista è lunga!", perfetto.
Si corricchia verso valle, le chiappe, pardon, i glutei, che frenando la discesa si subiscono un bel'allenamento! Fame e sete regnano sovrane, Giorgio chiama casa e annuncia "Non torno in tempo per cena" e dall'altra parte "Per forza, è adesso l'ora di cena", touche. Si conclude una giornata piena..senza birra. questa va recuperata!

Qui altre foto.
Qui report.
Qui la relazione migliore.

sabato 7 luglio 2018

I (poverissimi) Lunger e Moro dell'Appennino: via Garibaldi a Monte Scala

Poca voglia di sbattimenti autostradali, voglia di relax, calma, pace, e magari un posto nuovo. Nonostante le 2h buone di auto, la zona del Rifugio Lagoni può fare al caso nostro. Non ho fatto in tempo a studiare nulla, ma ho stampato un po' di materiale. Al nostro arrivo al parcheggio, mi accoglie il Pappani, che dopo i classici "Come va?", al mio "è la prima volta che vengo qui ad arrampicare "Ma allora vieni anche tu su al Monte Scala e fai Garibaldi e Spigolo Sud". Ok.
Ci incamminiamo per il sentiero che costeggia il lago. Bel posto, per fortuna oggi non fa troppo caldo e ce lo fa godere. In mezzo agli alberi spuntano placconate rocciose appoggiate della serie "se scivoli ti accendi come un cerino". Ma noi si va più su, più su, ma quanto su? Credevo fosse quella là la montagna (invece è il Pumacioletto), ma una volta svoltato fuori dal bosco..eccola!
Arriviamo al Passo Fugicchia, e siccome mi ricordavo (male) che Davide m'aveva detto di scendere, scendiamo. Il buon pastore di pecorelle (quello del "ma c'avete del coraggio voi ad arrampicare e fare quelle robe lì) ci indica la via giusta, e dopo la savana ai piedi (ottima scelta le braghe corte oggi, vero Ste?), eccoci all'attacco.
Oh però, che roccia strana.. Dai donzella parti tu! Il cielo da ben soleggiato si è già incupito, e fa pure un po' fresco. Combinalo alle noci che ingurgito avido, sta per succedere il patatrack. Sale lei, guardinga su questa roccia da capire, inusuale per noi. Intorno altre cordate sparpagliate su altre vie. Mi recupera ma i nizio a tossire..
Bene dai, vado io. Spavaldo. Fesso. Dopo poco trovo già un bel passaggio impegnativo, su queste maledette svase e piedi che scivolano. E gola che ruggisce, ma nel modo errato. Un bell'attacco di tosse in crescere. Altro passaggio duro con uscita su pianoro d'erba: meno male in mezzo a essa trovo una radice di un mugo, volante però, non nella terra. Speriamo tenga. Davide sul primo tiro dello spigolo mi chiede come va..
Ultimo passo duro e sono fuori dalla via, con la tosse che adesso è costante. Attrezzo la sosta alla base dello spigolo e chiamo Stefania, mentre cerco di bere e magiare qualcosa che addolcisca una situazione tale che anche da su "Pellegro, stai morendo?". No, ma ci manca poco..
Arriva e le intimo di partire subito, che il cielo è cupo e io sono alla frutta. non parlo che stimolo la tosse che vorrei sparisse. Ma dopo 3-4 rinvii uno strapiombo le blocca la strada, e sento che tra se e se "dai, è da fare così, si fa, su", ma intanto tuoni arrivano dalla Toscana. Pochi minuti e "Ste, vieni giù che andiamo via prima di trovarci su uno spigolo col temporale!"
Scende con qualche difficoltà (disarrampicare ha sempre il suo perchè) e alla svelta cerchiamo di fare su le cose e cercare la strada. Tra i tuoni della mia gola e quelli del cielo, non è giornata! SI fila verso il passo, e una volta più in basso si può scherzare sul "Sono mesi che aspettavo di dirti la stessa cosa che ha detto la Lunger a Moro: stavolta almeno scendiamo per colpa tua!".
Un bel trekking con la corda. Il sole torna fuori, ma intorno tuona ancora: faremo appena in tempo ad arrivare al parcheggio e cambiarci che..scoppia l'acquazzone.

Qui altre foto.
Qui report.
Qui una guida.

domenica 1 luglio 2018

Da Pan di Stalle a Pan di Stelle: Punta Parrot e Ludwigshohe (Corso A1)

Stanchezza. Freddo. Cottura. Ustioni. Ma risveglio interiore. Tornare stanco ma non vedere l'ora di ripartire (magari non subito). Per dimenticare quanto stavo male domenica mattina ci vuole un po' più di tempo, ma ora che anche questo ricordo è svanito (abile il cervello a far dimenticare ciò che gli da fastidio, che gli mette i bastoni tra le ruote), ripartirei. Ora che ho risvegliato il mio impeto..
Mamma mia da quanto tempo manco all'alta quota, la mia prima passione in alpinismo: quel grande sogno che chissà se si realizzerà.. Che sia tra amici, o con un corso, o col Corso A1 2018 del CAI di Carpi (nel quale, come ci contraddistingue, le due cose si mischiano), ritornare a quota 4000 mi eccita. Mi invoglia, mi gasa, mi freme, mi prude.
Partenza al sabato mattina e subito sosta "Nicolata": uscire dall'autostrada per andare a cercare quella pasticceria dove è stato una volta sola perchè "ah quella pasta al pistacchio quant'era buona!". Una volta ricompattato il gruppo, siamo già belli carichi e allegri: le scenette in funivia si sprecano, compreso il mio "ehi ma guardate quello stambecco!" "wow" "bello" "ma pensa" "fico" finchè non gli svelo "è una statua".
Rieccoci all'uscita della funivia di Punta Indren: piano terra. L'ultima volta non fu una trasferta felice nonostante dovesse esserlo: chissà stavolta.. Divisi già in cordate, con Anna e Stefano mi dirigo su ciò che resta del ghiacciaio, che però è ancora bello innevato. Meglio. Io non sono mai passato per il Rifugio Mantova, perciò seguo la debole traccia alta che va verso i canaponi..
Già..sol che per di qua deve esserci passata una cordata sola e parecchi giorni fa! Ci ritroviamo ad aprire la via di accesso al plateau superiore, in mezzo a nevai e rocce bagnate: i canaponi sono una bella vista! Eccoci la primo piano. Piano piccolo ma ci fa già assaporare l'alta montagna, parecchie cose interessanti già si vedono.
Rampa nevosa verso il secondo piano: il Rifugio Gnifetti. Pausa cibo e ricompattamento, poi destinazione prime propaggini del Ghiacciaio del Lys, appena sotto di noi, per la fase di esercitazione. Er Director Nicola spiega il recupero da crepaccio, mentre il Presidente Marco lo redarguisce a ogni utilizzo di linguaggio scurrile. E dire che oggi è pure soft..
Il sole scalda bene, ma alcuni istruttori non sono proprio in forma: "beati" loro che si rintanano un po' a dormire e così saranno bene in forma per domani! Noi qui si resta a mostrare alle singole cordate le manovre del caso, finchè guigne ora di andarcene verso rifugio e cena. A domani, bella distesa di ghiaccio!
Cenone signorile dove me magno anche il tavolo: tre primi, il secondo vegetariano, il formaggio di Stefania, polenta, broccoli, il mio tiramisù e pure quello di Alice. Un ingordo, e la pagherò. Almeno non bevo vino, tanto per ridere e scherzare non serve.. Peccato le nuvole che arrivano a coprire quello che sarebbe stato un bellissimo tramonto!
Bruttissima notte. Mi sveglio 20 volte, fatico a riaddormentarmi, una sete esagerata. Ma come? Stavo bene oggi.. Suona la sveglia, la mia prima degli altri, e mi meraviglio nel vedere tanti allievi già indaffarati a prepararsi. Prude anche a voi la voglia eh.. Me ne esco a fare qualche foto al Ghiacciaio del Lys illuminato dalla luna: sarebbe stato bellissimo essere già a metà salita con questa luce, con questa poesia..
Mi riempio il mio piattino di pan di stelle, pane, fette biscottate, nutella, marmellata. Tazza di the. Ziobo ho il vomito, inappetenza, nausea. un cesso. io che a colazione mangio solo un pan di stelle e a fatica..sto proprio da culo. Altro che Pan di stelle..pan di stalle! Speriamo bene, ma la vedo grigia. Inutile sforzarmi a mangiare, farò con le energie che ho.

Piede su ghiacciaio e va un po' meglio. Un po', diciamo che la vista di tutto questo ben di Dio, di questo parco giochi che spero a breve mi faccia giocare, mi tira su il morale. Non mi abbassa il malessere. Ci si lega, e si avanza. Con me ho una maratoneta con dei tempi che non mi sogno neanche lontanamente, e il suo compagno che non se la cava male nemmeno lui. Meglio che stia davanti o questi mi tirano il collo. Messo così poi..

Piano ma costanti. Testa bassa, tanto c'è poca luce, poco da vedere intorno. E vedere grandi spazi mi aumenta la nausea. Calmo. Calmo ma senza frenare, se loro dietro reggono, io supero. Prendo la traccia che segue la linea di massima pendenza (20°? Poco più) per non avere le pause, i cambi di ritmo delle curve. Se perturbo l'equilibrio fisico raggiunto se lo perturbo, sto peggio.
Anna e Stefano li sento entusiasti. E come non esserlo? Si scorre sotto la Piramide Vincent e le sue serraccate, che paiono notevolmente ridote rispetto a due anni fa, ma sempre imponenti e pericolose. Albeggia. La frontale quasi non serviva più nemmeno dalla partenza, ma ora ci sono proprio i primi raggi di sole che illuminano..e chi se non lui? Il Monte Bianco.
Qualche pausa a scattar foto ora che non abbiamo la pressione di chi ci segue, ora che forse sto un pelino meglio. Ma ancora niente fame, e poca sete. Il sole che si alza sempre più, tante cime illuminate e l'ombra del Monte Rosa a fianco del Gran Paradiso. Che spettacolo.. Ma che freddo. Il vento ci frusta ancora, sempre. Ok che mi sono vestito poco, ma anche i miei due con la giacca soffrono. Moffole benedette, ma le mani non sono calde..
Il Balmenhorn mi ricorda la mia dormita ad alta quota, "l'sperimento per la scienza" e la veloce ritirata la mattina dopo. Poi ecco il Corno Nero e il Ludwigshohe: sì beh, non può essere la Parrot. Cazz, quanto è lontana la Parrot?! Un'occhiata alle spalle e vedo quante formichine salgono. Le 10 sono il tempo limite del capo, a quell'ora dove si è si torna indietro, ma direi dovremo farcela. Nonostante stia da bestia e non abbia ancora ne mangiato ne bevuto.
Tocca solcare il terzo piano, il Colle del Lys per essere finalmente al sole! Ma ancora sotto il vento, quindi niente caldo, giusto un pelo di tepore, sopratutto alle gambe grazie ai pantaloni scuri. Alla nostra sinistra si staglia la cresta del Lyskamm Orientale, una sinuosa linea bianca che sale vertiginosa verso l'alto, per poi continuare dove non vediamo, fino al fratello occidentale. Ma noi, puntiamo alla Parrot laggiù. E in mezzo a questi, smitragliate di 4000, e di 1000 sogni (la bestia nera Dufour!).
Avanti marche, e ben presto risiamo all'ombra, ma almeno senza vento. Ziocaro ma il giorno porterà del caldo no?! Si avanza verso la cresta sud ovest della Parrot, evito la traversata partendo da nord est per evitare il traffico a scendere: siamo quelli davanti, ma tanti seguono.
Si risale il pendio a destra del roccione caratteristico, anche se ricordo che la prima volta che la salii rimanemmo molto più vicino a esso. Che me frega, c'è la traccia, la si segue. Finita la "parete", sbam la cresta, sbam il sole, ma sbam anche il vento! Mi sa che la vetta ce la si gode poco oggi, sento anche che Anna ha una mano gelata..
Estetica cresta verso il cielo, con quel cambio di pendenza che inganna, che pare che il punto più alto sia lì, e invece è ancora più in la, ma per poco. Vetta, eccoci al quarto e ultimo piano (di oggi): 4400 e passa metri. Quanto mi mancava.. Non mi mancava di certo stare male.
Bella cima, bel panorama, vento di merda, freddo maledetto, una foto e si scende. Anna guarda l'orologio "2h20min": what?! E già un po' di traffico c'è e tocca aspettare il proprio turno agli incroci dei sensi unici alternati. Non contento dell'ingordigia di ieri, io già penso di proporre ai mie la salita al Ludwigshohe, naturale prosecuzione della "discesa", ma Stefano mi precede chiedendomelo lui.
Anna combatte col gelone alle mani mentre in una breve pausa riesco a mangiare un altro Pan di Stelle. Lusso.. Saliamo verso il secondo 4000 di oggi, incontrando la cordata di Alfredo Alice Simone che sbuca dall'altro versante: la loro meta è l'Alfredospitze, ribattezzato K35.
Seconda cima della giornata, e direi anche l'ultima. La pala del Corno Nero mi sa troppo ripida per i miei. Scendiamo nella folla di una sgangherata cordata di spagnoli. Sul Viale Ceccarini del Lys si vede di tutto, ma questi proprio..
Scorriamo vicini al Corno Nero, notando una cordata che scende dove tutto è tracciato, e una che sale tutto a sinistra, vicino alle rocce, su terreno vergine. Chi sarà mai.. Ma Nicola of course, che apre una nuova via insieme a Silvia! Guardo tutti e tre in affanno e mi rivolgo ai miei "Si poteva salire anche quello, ma mi sembra un po' troppo ripida e vedo quella gente in difficoltà" "No no ma vai tranquillo che nemmeno noi ci vogliamo andare!"
Scendiamo a cercare un posto bello al sole (beh, ora lo è quasi tutto) me senza vento (questo ancora è dura). Il meritato Mars va giù, segno che un po' di appetito mi sta tornando. Torniamo al rifugio allora, staremo meglio e mi riempio la pancia mentre aspettiamo gli altri. E magari dormo pure un po'..
I miei compagni di cordata sembrano belli felici. Entusiasti, appagati. E allora sono appagato pure io. Cime già salite, panorami già visti (che non stancano mai comunque), ma compagnie diverse portano a emozioni diverse. Anche stati fisici diversi però! Ziocagnone..
Mentre scendiamo tanti salgono. Scorrendo a fianco della cordata di Alfredo, Anna confessa ad Alice un parere, facendo scoppiare noi maschietti a ridere a crepapelle. Dai che di ore di riposo ne guadagniamo! Giunti al rifugio, siamo pure in anticipo sul tempo limite. E..sbam, spiaggiati!
Oh se sto meglio adesso. Anche se un po' di mal di testa c'è ancora. Cambio d'abito, torno in spiaggia con ciabatte e braghe corte, poi al sole al riparo dal vento, schiena sul muro del rifugio, il buon Stefano prende una birra per ogni componente della cordata, e man mano che gli altri arrivano le chiacchiere e le risate si sprecano.
Già finita.. Peccato. Lunghe ore ad aspettare il ritorno di tutti, e poi che la funivia apra. Discesa per il Rifugio Mantova, non di molto più agevole dell'altra e più lunga. Ultima uscita della Autrostrda del Lys, uscita indren, e siamo già tutti in coda. In coda per altri sogni, almeno io. Impeto sveglio, troppo.

Qui altre foto.
Qui e qui report.