domenica 10 giugno 2018

Viaggione sulla Nord Apuana: Via Oppio al Pizzo d'Uccello


Il paretone simbolo delle Apuane, ma forse non solo. Quello scudo tetro d'inverno e luccicante d'estate che ho visto mille volte nelle mia scorribande in Appennino. Grosso anche da km di distanza, un ambiente che ti incute un timore reverenziale solo a sentirlo nominare, figurarsi a vederlo. Figurarsi a esserci di fronte. A esserci sotto. A esserci dentro. 

Nella lista dei desideri da tanto tempo, ma mai preso davvero in considerazione: troppo per me. Tante volte ne avevo parlato anche con Giorgio, ma senza mai pianificarlo davvero, senza porlo negli obiettivi di una stagione. E all'improvviso, messaggio dopo messaggio, l'amico insinua questa possibilità. Gli do retta: una veloce letta alla relazione e un "ok, la potremmo fare un giorno". Cavolo, io ero rimasto sul vago, e invece quel generico giorno arriva molto prima di quello che pensassi! 

Sabato sera si parte. Amici ci hanno avvisato che si tratta di una via da fare senza nessuno davanti: la domenica ipotizzo ci sia più traffico del sabato, ma tra meteo e impossibilità di arrivarci riposati, meglio fare domenica. Tanto a noi alzarci presto non ci disturba, attaccheremo per primi! 

La stampa delle relazioni, lo studio (scarso a dir la verità) delle stesse, pareri chiesti a Luca, Barba, Enrico: il viaggio inizia prima di arrivare sotto la parete. La logistica col mio amico è invece rapida, veloce e snella: sappiamo già chi deve prendere cosa, o comunque con pochi messaggi siamo già d'accordo. Si scollina attraverso il Passo di Pradarena: pochi minuti in più rispetto all'autostrada, ma tanti euro in meno. Tante curve in più ma panorami migliori. 

A Sillano sosta cena: osteria? Macchè, una panchina in paese col nostro pasto di asporto da casa! Dritti al Rifugio Donegani dove si dorme: in macchina. E maledetta quella coppia di maleducati e incivili che parcheggia di fianco a noi e fa un casino della madonna, arrivando perfino a gonfiare il materasso con un motorino elettrico. Mentre Giorgio se la ronfa (e a momenti affoga pure) mi tocca aprire la porta e dirgli "ma fare meno casino no?! Che magari vorremmo dormire noi!" 

Ore 3:15, suona la sveglia. Cielo stellato. Ho una paura fottuta di essere in parete allo scoppio di un temporale. Scendere mi sa impossibile, salire pure, toccherebbe bivaccare. Ma farlo al riparo dalle scariche di sassi. Madonna, non voglio pensarci, spero solo non capiti! La tradizionale colazione a crostatine, e via in cammino. Silenziosi, per essere in primi. 

Quante paure. Ci han detto che i primi tiri sono un po' da cercare, poi diventa logica la via. Ma non è così vero. I chiodi sono rari e si vedono solo quando ci sbatti il grugno; spesso sono brutti, o meglio, non sono bai bellissimi. La parete è grande, se ci si perde è un casino. Quei passi di V+ ci han detto sono azzerabili (se ti fidi di un chiodo arrugginito), ma ci han detto che il II sembra più un IV. 

Il buio crea alcune paure, ma ne nasconde altre. Ad esempio arrivare a Foce Siggioli e non vedere il paretone in tutto il suo luccicare, è stato un bene. Già in penombra, alle 4e45 del mattino, spaventa. Con quel cappello di nuvole in cima poi.. Scendiamo per la ferrata, tranquilli. col tappeto di nuvole sulle valli. 

"Tranquilli" dura poco. La ferrata l'avevo percorsa anni fa, in salita. La ricordavo molto più breve e molto più facile. Scenderla è lunga, faticosa (sta a vedere che ci ghisiamo già le braccia) e pericolosa: spesso verticale ed esposta. Perchè non ci siamo legati nemmeno un cordino in vita? Madonna quanto è lunga?! Due vesciche sul palmo della mano destra,una già scoppiata. partiamo bene. 

Abbiamo perso un sacco di quota, fatto che può demoralizzare. Tocca risalire una pietraia, puntare al tetto a freccia e spostarsi 100m verso sinistra. Ora però che le luci naturali donano tono alla parete, mi pare bagnata nella parte bassa. Nella centrale e alta chissà, ma li sono camini nascosti: e i camini sono bagnati anche quando la parete è asciutta. 

Siamo all'attacco, e sono titubante. Tutto questo bagnato.. Giorgio armeggia col suo imbraco non trovando il modo di rimetterlo dritto, e intanto altre due persone scendono dalla ferrata, velocissime. Ci raggiungono che stiamo ultimando la preparazione (proviamo almeno a salire il primo tiro, poi vediamo che fare): è Omar

La cosa mi rinfranca, mi sento più al sicuro con lui vicino e possiamo "usufruire" dei suoi consigli lungo la via. Ne saliremo tanta insieme, praticamente tutta tranne il tratto per giungere in cima al Primo Pilastro dove loro affronteranno la variante dei Fiorentini. Stare vicino ci concede di far prendere meno rincorsa ai sassi che inevitabilmente si fanno cadere.. 

I miei post a questo punto racconterebbero tiro per tiro. Ma non per questa via, non per questa parete. Questo è un Vione, non obbligato, con soste sparse e tiri lunghi a piacimento. Una via da cercare molto spesso, solo quando sei dentro a un camino capisci bene che va seguito. I chiodi sono rari e concentrati solo nei punti difficili (meno male lì ci sono!). 

Noi abbiamo fatto 17 tiri in totale (o almeno credo, si perde il conto qui..), tanti da 55m, alcuni da 30. Abbiamo trovato del III che assomigliava molto più a un IV: certo il bagnato dei camini ha reso certi passaggi e tratti molto più duri, con le scarpette sporche di fango o che non facevano aderenza sulla placca liscia bagnata. Ma questa via non molla mai: su ogni tiro si trova almeno un passaggino rognoso. Poi certo, magari spesso ci siamo complicati la vita. 

Serve della testa, non solo del fisico e armeggiare bene il grado arrampicatorio e le manovre. Sei immerso in un oceano roccioso, con scarsi punti di riferimento, che anche quando ci sono non sono dei fari che vedi da lontano, piuttosto dei segni che vedi solo quando ci arrivi di fronte. La ritirata è quasi impossibile. Le protezioni? Runout di decine di metri sono da tenere in conto: se sei a tuo agio solo su S1 o S2..lascia stare. 

Serve il casco. Il mio è da buttare. Il sasso preso sulla Carlesso lo aveva ammaccato, e già ero dubbioso se cambiarlo. Quello preso alla sosta sotto il Secondo Pilastro lo ha rotto: non tranciato a metà, ma scalfito la copertura ed esposto il poliuretano sotto. Un danno visivo che di certo ne evidenzia uno funzionale ben maggiore. 

Trovarsi non da soli aiuta, e sopratutto se sei con qualcuno che conosce la via. Qualcuno di simpatico magari: Omar e Carbo. Con Carbo a una sosta scambio due chiacchiere sul quanto sono stati rapidi a scendere la ferrata "Siamo stati veloci? Quando Omar ha visto che c'era gente davanti a noi, è partito in tromba bofonchiando un <ma chi diavolo c'è già così avanti?!" finchè non gli ho detto "tanto non li recuperiamo!". Queste sono soddisfazioni, arrivare prima di quello che pensava arrivare prima. 

Ho azzerato due passaggi. E sticazzi! Che poi spesso azzerare ti porta a non pensare bene cosa far, muoverti strano, sbilenco, e quel V+ in A0 diventa un V, mica un III. Su una via del genere, di questa lunghezza, con questi pericoli oggettivi, bisogna essere efficaci e non cultori della purezza. Ci provi una volta, magari due, poi amen. Il V+ del camino da primo. Il V+ della fessure diedrica, vero tiro chiave della via: e nel mettermi sbilenco, sentirmi impiccato, non sapere se la sosta sopra era buona, sono poi salito troppo e il rinvio è rimasto lì: Giorgio te lo ripagherò. 

Va beh dai, qualche accenno ai tiri. Sono tanti e lunghi. Prevalentemente camino, ne esci che se ti danno la barba bianca sei pronto a rimpiazzare babbo natale per la prossima stagione. Occorre sapersi muovere su queste strutture e non avere paura di stare "fuori", ma nemmeno di chiudersi dentro all'occorrenza. Il mio zaino l'ho schiacciato a volte. Con tutta la sostituzione fatta, al lunedì ho un male ai muscoli delle braccia.. 

Anche i tiri che sulla carta dovevano esser facili, nascondevano dei passaggi singoli particolari. Il vero tiro chiave è la fessura diedrica per continuità, ma singoli passaggi si trovano anche altrove. Anche sull'ultimo tiro e sul penultimo, ci sono passi in leggero strapiombo. 

Certi passaggi mi resteranno impressi nella memoria. Certe tirate di braccia ma anche il male ai piedi. Quelle spaccate apparentemente senza ritorno e che invece con quale passettino piccino su tacchette invisibili ti portano poi a trovare qualcosa. Quella stupenda roccia due tiri prima della fessura diedrica: roba da non invidiare alle Pale di San Martino. 

Il freddo, il caldo, il vento. L'avvicinamento ci ha fatto sudare parecchio. All'attacco ho optato per rimanere in maglietta e basta. Certe soste ho quasi tremato di freddo, certi tiri ho sudato come se stessi correndo. Il vento in certi tratti ci spazzava impetuoso. tante condizioni climatiche in..tanti metri. 

La qualità della roccia non è sempre ottima o buona, e questo merita attenzione. Piedi e mani vanno tastati con cura prima di usarli. I camini sono slavati, quando sono lisci sono di certo compatti, ma quando trovi scaglie.. Disseminati ci sono comodini e frigoriferi pronti a venire giù: posizioni rinvii in fessure che non sai se le molle del friend saranno schiacciate dalla coesione della struttura o..vinceranno le molle. 

Feeling. Devo ringraziare Giorgio. Oltre per aver salito il tiro chiave (il fato lo ha fatto capitare a lui, meno male) per avermi proposta una via che come detto era nei desideri, ma la in fondo al cassetto proprio (alla stregue di Beyond God and Evil, per dire). Un amico e un compagno do cordata come pochi, uno dei rarissimi con cui potrei fare ascensioni del genere: ci si capisce al volo, abbiamo gli stessi gusti, la stessa logistica "notturna/mattutina". Un feeling che si trova dopo parecchie avventure insieme, ma che forse qualcosa di innato ha. 

Non c'è che dire, questa via, questa parete, questo alpinismo è un viaggio. E di un viaggio si raccontano le emozioni, non le caratteristiche tecniche. Sopratutto quando sei cosciente che ogni persona che intraprende questo viaggio ne può trovare e affrontare delle diverse. 

A caldo, la classica via da fare, ma anche quella che "fatta una volta è già troppo". Pensare alle conseguenze che potrebbe avere una caduta con queste protezioni (qualità e quantità), ai sassi, alla qualità della roccia in certi tratti, al rischio temporale sempre dietro l'angolo (montagne affacciate sul mare).. no no, a caldo dico "Mai più qui". ma dicevo così anche del Canale dei Bolognesi.

Qui altre foto.
Qui e qui report.
Relazioni..non mi sento di consigliarne. Noi ci siamo affidati a quella dei Sass Baloss, ma trovando tiri di differente lunghezza, soste diverse, gradi diversi. Spesso siamo andati a naso e saliti grazie alle indicazioni di una cordata di amici trovata per caso. Tra l'altro quello che per i Sass Baloss è il tiro chiave, non è il tiro chiave. Questa via è un viaggione da interpretare, punto. Qui in ogni caso qualche nostro appunto (non abbiamo modificato gradi, anche se..).

domenica 3 giugno 2018

Giornate lunghe: alba sul Carega e Le Do More


Suona la sveglia. Non posso tirarmi indietro. Ieri sera è stata spassosa la faccia del rifugista del Rifugio Campogrosso di fronte alla mia domanda sulle porte aperte di notte e del perchè glielo chiedessi. Alla fine viene fuori che una porta d'emergenza c'è: da li posso uscire, poi..rientro quando apre il rifugio. Ma quando mi ricapita una situazione del genere con tutte queste cose allineate? Tutte tranne il riposo, quello "riposeremo quando saremo morti".

Braghe corte, scarpe da trail, maglietta termica, maglietta, smanicato antivento con guanti senza dita, bastoncini e un marsupio con giacchina a maniche lunghe, due gel e fazzoletti. Frontale e si parte per l'alba sul Carega!

Che poi chissà se ci arrivo. Alle 6e30 devo esser di rientro al rifugio, per poter fare una doccia, colazione, e poi esser operativo per il corso A1 2018 del CAI di Carpi. Operativo e in forma e sveglio e pimpante! Lo sarò, il problema sarà piuttosto domani.. 3:30: apro la porta e la richiudo.

Silenzio e pace, buio: la luna non riesce a illuminare, è già troppo bassa dietro il Gruppo del Fumante. Un po' di vento, qualche camoscio che si fa sentire o che mostra gli occhi. Io, il mio ansimare in salita, i bastoncini sulla roccia e la ghiaia che scivola a valle sotto i miei piedi. 

La paura iniziale, la titubanza reverenziale, lascia posto alla felicità della libertà. Certo il giorno che man mano si avvicina e la luce naturale che aumenta, rinfranca. Risalgo un Boale dei Fondi dalle mille tracce, faticando più del dovuto quando prendo quella errata. Un po' di neve mi da' quell'aggiunta di adrenalina che non cercavo, ma in meno di 1h arrivo alla Boccheta Fondi. 

Ziobono, dai che riesco a vederla davvero l'alba! 5:30 è l'ora di non ritorno, sforato quella, in qualunque posto io sia, devo rientrare. Corricchio poco in discesa, finchè non ci si vede bene rischio le caviglie. Ma sul piano che costeggia Cima Mosca mi lascio andare e trotto. Dalla Bocchetta Mosca un bel quadretto: Dolomiti scure, cielo chiaro, una linea netta che li divide. Le cime. 

Macino strada, e inizio a temere che..cazzo, arrivo in cima troppo presto, sono le 5. Mi vesto che vedi tra un po' che freddo arriva! Altre persone arrivano per vedere l'alba, ma loro han dormito al Rifugio Fraccaroli. Inizio a fare su e giù per scaldarmi, poi finalmente la palla di fuoco sale, svelta. Non mi meraviglierò mai abbastanza di quanto sia veloce un momento che aspetti da tanto: è vero che a volte l'attesa è più goduriosa dell'arrivo 

Bene, tempo di tornare giù prima che sia tardi, che poi il capo Nicola  mi cazzia, gli allievi li deludo, e tutto ciò non mi va. 5:30: slaccio (strappo) le briglie ai cavalli, e mi corro quasi tutta la discesa, prendendola più dolce della salita per evitare tratti scivolosi. Beh, i traversi su neve li faccio piano e delicato, poi il ghiaione..giù! Incrocio Roberto, anche lui sveglio per fare gamba e fiato prima di rientrare a casa.

Ultimi metri in leggera salita, ma non mollo, voglio correrli. E li corro, arrivo al rifugio con Davide e Fabio e altri che se la chiacchierano fuori dal rifugio: perfetto, sono le 6:30 e la porta del rifugio è aperta. Raccolgo tutto, stendo tutto, e via in doccia! Preparo zaino e via a colazione! Che mentre sudavo a scendere pensavo se prendermi una birra..ma vado di the che è meglio. 

Pronti partenza via: archiviato il trail, viene l'ora del climb. Federico si fa desiderare e non partiamo certo tra i primi. Gianluca mi ha già abbandonato e costretto a lasciare la mia roba in rifugio.. Però recuperiamo strada e raggiungiamo Nicola, Giorgio e i loro compari creando un' unica allegra brigata verso Le Do More. Troppo allegra, risaliamo il prato nel verso sbagliato e ci tocca poi tornare indietro. 

In questo modo ci troviamo due cordate davanti, e quindi non resta che spogliarsi a prendere il sole e asciugarsi mentre chi ci precede sale. La giornata è limpida e soleggiata, le previsioni non danno temporali, ma..siamo in Piccole. Meglio non solleticarle troppo e darsi una mossa, anche perchè non vorrei rientrare a casa alle 20.. 

Finalmente posso partire, con Giosue che mi fa sicura assistito da Federico (aspirante istruttore). Leggermente umido il primo tiro, ma si sale bene mettendo giù un po' di protezioni e giungendo a una bella sosta esposta sopra un pilastrino. Occorre procedere senza fretta, per scremarsi sulla via. 

Sul secondo tiro un paio di passi (sbagliati) alzano l'asticella delle palpitazioni da emozione arrampicatoria. Sotto di me anche Giorgio giunge in sosta, Ivan è un po' più giù. Ma la seconda sosta è poco lontana e crea pochi problemi rispetto alla prossima. 

Leggere la relazione sarebbe utile per capire dove andare e quanto. Invece, un po' per la fretta del meteo e la velocità per non creare tappi in via, si segue chi ci precede. Un saltino sull'altro pilastro e poi di nuovo in verticale. Un altro saltino e via su. Su, su, traverso, ma quanto è lungo questo tiro? Ecco l'altra cordata in sosta, vado da loro. Toh, una protezione, mettiamola prima di arrivarci. 

Accidenti a me. Quella protezione sarà l'ottava fatica di Ercole: le corde si incastrano nella fessura dell'oblio e tirarle su sarà peggio che il tiro alla fune con due buoi in pubertà che vogliono andare verso la mucca in calore. Già la sosta è quel che è, una clessidra non grande e un friend. I miei due li sento urlare "recupera" ma la corda viene a fatica. Mado! 

Ora viene il bello della via, un muretto di continuità con un passaggino strapiombante. Avendo già visto chi mi precedeva, la strada è sicura come direzione, e adesso mi torna anche la relazione che sto guardando. Meno male l'esposizione è tale da non seccarci come lucertole al sole, e oppala esco alla penultima sosta. 

Un ragazzo sale in free solo e prosegue. Mi ribolle un po' il sangue: non sono contrario al free solo, anzi, vai pure. Ma non se hai gente sotto che puoi uccidere con una tua possibile caduta. Recuperati i miei, posso andare per il tiro finale. Pochi metri, ma con un passaggio iniziale che mi lascia interdetto e che devo studiare in 3-4 mosse prima di passare. Poi eccomi sul cucuzzulo. 

Nuvoloni sparsi, ma ancora tutto tranquillo. Arrivano i miei, c'è da prepararsi per la doppia da 27m: arriva anche Nicola e concordo di imbastire una calata comune separando i due rami così possiamo scendere più svelti. Claudia e Anna son quasi arrivate, quindi fermo Giosue e gli faccio la longe io che è meglio non perdere tempo e creare tappi su questo ristretto spazio e con l'orario che inizia a esser stretto. 

Bella calata, corda al limite ma ci siamo. Possono scender ei mia due, ma prima magio ciò che trovo nello zaino che ho una fame della Madonna! Ricomposta la cordata, ora possiamo stringerci la mano. Aspettiamoci tutti, così scendiamo insieme e anche perchè una delle nostre corde è ancora lassù. Anna e Claudia arrivano presto, Nicola scende addosso ad Alice, ed ecco anche Giorgio. 

Il cielo si è fatto piuttosto cupo, non vedo l'ora di andarmene. Ma lassù ancora tre persone. Chi ha scattato una foto col flsh?! Un tuono risponde "io".. Maremma, "Dai muovetevi lassu!". Ci vestiamo per precauzione, e quando iniziano i goccioloni (i tuoni non hanno mai smesso) alcuni dei nostri iniziano a scendere. Io e Nicola si resta li ad aspettare Ivan, Cristina eLaura

Chissà cosa stanno combinando, intanto la lavata ce la prendiamo. Scende Crisitina, Laura, si avviano a scendere la corda fissa ma..Cristina scivola e si fa maluccio: nuoooo. Nulla di che, ma roba che sotto la pioggia, acquazzone, temporale, col resto della discesa già bello bagnato, fangoso e scivoloso, complica non poco il resto della giornata.

Fasciato il ginocchio, riposato un pochetto, al riparo di una cassa da morto non in cima, si scende con calma. Appena il telefono prende chiamo Luca (grazie alla ragazza del Rifugio Campogrosso che mi risponde al telefono e trova il nostro gruppo in mezzo a mille persone), concordiamo una strategia per le auto per far sì che l'infortunata, Nicola e Ivan trovino un'auto a Malga Cornetto, e io e Laura filiamo verso Campogrosso dove ci aspettano gli altri. 

Detta così, poche righe, ma tanti minuti. Troppi. Il temporalone finisce quando mettiamo piede sulla strada asfaltata. Filosofeggiando con Laura, spingiamo un po' per arrivare presto al rifugio, dove ad accoglierci troviamo il sole, la ciambella di Silvia, e sì, anche i nostri amici. Una birra fresca la bramo da stamane, me la scolo prima di ripartire presto valle.

Che dire, un weekend decisamente intenso. L'ambiente è alpino, non sono le comode falesie di Tessari, dove le voci dei tuoi compagni di cordata vengono offuscate dal rumore dell'A22. Qui il vento può farla da padroni, la foschia di valle, il temporale che arriva in pochi minuti e crea veri torrenti effimeri. La roccia non sempre ottima. Questo è Alpinismo. L'aver dormito 4h e averci infilato un trail. Questa è passione.

Poi magari se non si fosse fatta male la ragazza..era meglio. Forza Cri!

Qui altre foto.
Qui report.
Qui guida, varie relazioni su web.

sabato 2 giugno 2018

Bottino umido: Giardino Incantato e Una Placca per Achille

Il grande capo Nicola è riuscito a sdoganare le Piccole Dolomiti per un corso A1. Chi l'avrebbe mai detto. Dopo l'aggiornamento istruttori del maggio 2014 tutti noi seguaci di questo gruppo montuoso dalla fama più selvaggia e friabile delle Crolloniti ci eravamo rassegnati a non poterle mostrare alle nostre ragazze e ragazzi. E invece, siamo qui.
Siamo qui, e in tanti, ma potendoci sparpagliare (almeno oggi) su 4 vie possiamo diluirci bene: non benissimo domani, e manco oggi pomeriggio, ma vabbeh. Siamo qui, a scaglioni: al Passo di Campogrosso arriviamo frammentati  e quindi la composizione di alcune cordate deve aspettare la macchina giusta per potersi avviare. Ma meglio così, la diluizione è ancora maggiore. Speriamo non trovare altre cordate però..
Pronti via, con Alice e Tommaso (che non è allievo, ma aspirante istruttore) mi avvio per il Giardino Incantato, la nostra meta dell'uscita di oggi del corso A1 2018 del CAI di Carpi. Questa strada mi riporta a vecchi e brutti ricordi, quando il ponte AVIS non c'era e con Francesca fu tutto piuttosto "rocambolesco". Cacciamo via i brutti presagi e filiamo accaldati verso la Falesia Piccole Dolomiti.
Caldo, e foschia: gli avvertimenti di un probabile temporale ci sono tutti, speriamo solo ci faccia fare la nostra via in pace, per la seconda amen! E invece.. Primi all'attacco, bella storia, non perdiamo la Pole Position e vediamo di esser sgaggi: ovviamente senza lesinare sulla didattica e sull'espletazione generale di bisogni primari.
Si attacca. Abbastanza sereno sul grado della via, ma non della bontà della roccia: che invece è davvero buona, quasi ottima, e iper didattica per proteggersi. Non tanto sereno nemmeno per il cambio di roccia, più "scivolosa" di ciò che ho arrampicato finora. Tirone lungo, con un chiodo sopra uno strapiombo che potrebbe fregare, ma io passo a sinistra tiè! Un bel traverso esposto porta poi a salire verso una sosta..esposta.
Esposta.. molto bene, quando arriva Alice la faccio appendere proprio con la schiena nel vuoto: terapia d'urto, con lei si può. Al massimo mi alza (di nuovo) il dito medio. Rullo di tamburi...alzato! Riparto col sole che ci ha lasciato, le nuvole arrivate, la nebbia che ci accarezza e il vento che si spazza: ah le Piccole! Terminato il tratto inclinato, si prosegue quasi passeggiando fino a sostare alla bene e meglio su spuntoni. Recuperando i miei compagni, è divertente vedere come Alice arrampichi e Tommaso paia quasi passeggiare.
L'arrampicata è piacevole essendo in spigolo e su roccia lavoratissima. L'ambiente è reso tetro dalle condizioni meteo, siamo davvero in ambiente,e non in una falesia di pianura.. Di certo una bella esperienza per gli allievi. Un albero dai mille tronchi concede l'imbarazzo della scelta su quale usare per fare sosta.
Davide coi suoi e Roberto con la sua ci seguono, e ogni tanto riesco a vederli. Beh, la lepre Davide lo vedo anche in sosta.. Il quarto tiro sembra duretto, ma in realtà sulla sinistra presenta un punto debole da sfruttare. Non banale, anzi, ma ben fattibile. In pochi metri arrampicata abbastanza varia.
Il libro di via è qui, ma la via non è finita. Anche se sarebbe opportuno non continuarla fino a dove arriverò io: uno scotto da pagare nell'essere davanti, il fare la cavia. Infatti salgo l'ultima rampetta, facile e con roccia migliore di quello che sembra da lontano, ma finita quella..sono su un dosso pratoso senza uscita. M'aveva detto la Ste che c'era da disarrampicare un pezzettino, ah eccolo! Ma dove fare sosta? Lo spuntone! Si muove. Azz.
Scendo disarrampicando un paio di metri, un chiodo in loco e un friend mio fanno da sosta, però..scomodina. Arrivano i miei che non vedendomi subito restano un po' basiti, me l aspettavo, hihi. "Tommaso sta li, Alice ti metto in mezzo barcaiolo e disarrampichi in sicurezza. Non toccare questo frigorifero che rimbomba".
Prima una poi l'altro, infine io, siamo alla selletta. Rituale del Mars, ma anche dei due panini che ho una fame della madonna! Davide e Roberto arrivano anche loro, saggiamente evitando la seconda parte dell'ultimo tiro. Si scende! Nelle ortiche! Che gioia per i miei stinchi sotto le braghe corte!
Si ripassa sotto l'attacco e poi di nuovo sulla Strada del Re. Destinazione? Vediamo il meteo e la voglia, intanto andiamoci a vedere l'attacco delle Due Sorelle tanto è quasi di strada per il rientro. Davide e Roberto sono rimasti un po' indietro, risaliamo da soli verso la nostra prossima meta visto che il meteo è pure migliorato ma..Nicola, Luca e Ivan sono appena scesi: stupore.
5h per fare due tiri e una doppia "Bella via, ma i primi 7-8m sono bagnati, io mi sono tirato su sul primo spit" le parole di Nicola non sono ben auguranti. Ci prepariamo, ma una volta visto che faccia umida ha il camino.. ma anche no! Torniamo giù: Nicola col suo gruppo ha detto che andava a fare della didattica alla Sisilla, noi valutiamo se andare o vedere se Una Placca per Achille sia libera.
E invece mentre andiamo in la troviamo Federico e Silvia, e dopo 2 minuti di chiacchiere ci raggiunge il gruppone di Nicola. Tutti all'arrembaggio del ferro da stiro di Achille! Almeno ci si può calare da qualsiasi sosta.. Anche perchè il meteo è tornato un po' minaccioso.
Partiamo su tre linee differenti, io al centro, Nicola a sinistra e Luca a destra. Salgo svelto per non fare da tappo a nessuno: il ferro da stiro sta per esser preso letteralmente d'assalto da mezzo corso, e man mano che si sale la linea diventa obbligata. Andale! Sosto a quella ufficiale, che Luca mi ha già canzonato alla base sul fatto che "concateno" i tiri quando legge i miei report.. Ma la vendetta è un piatto che si gusta freddo..
Recupero i miei, Alice è un po' acciaccata ma si decide di continuare e vedere come va. D'altronde calarsi sulla testa di quelli sotto non sarebbe elegante.. E poi si lamenta tanto, ma sale lo stesso.. Luca ha sostato alla mia destra, Nicola a farfalle a sinistra torna verso di me dove di soste ce ne sono.
Riparto presto prima di trovarci in tre cordate sulla sosta e..ops, dopo averla superata vedo la sosta sotto. va beh amen, ormai che ci sono continuo, non sto a disarrampicare. Il terzo tiro presenta pure qualche tratto non banale, e con chili di corda sotto soggiogati dalla gravità e dagli attriti..si sente. E Luca? Che mi canzonava tanto sul "concatenare", salta la sosta anche lui, buahahahahah.
Il meteo si è tornato a chiudere, meglio sbrigarsi. Sotto di me la parete brulica di persone e cordate, puntini colorati su una lavagna grigia. Recupero un po' a forza Alice, che spenta la testa spegne anche un fisico che invece dovrebbe averne di resistenza. Via verso l'ultimo tiro, per cercare di snellire la situazione sotto e iniziare ad allestire le doppie prima che scoppi il temporale.
Recupero i miei dalla sosta finale mentre Luca già si cala. Sta per partire l'operazione "Abbandoniamo la nave!". Corde doppie attrezzate a ogni sosta, alcune su corda singola, altre su due, una allestita per le calate di gruppi numerosi su corde indipendenti.  Una bella avventura, ma si piglia l'acqua, che non è mai positivissimo. Il bottino della giornata è sostanzioso, ma il temporale tanto atteso è poi arrivato. Era meglio mai che tardi comunque..
Man mano che arrivano alla base, gruppetti si formano e partono verso il rifugio, io mi apro l'ombrellino e aspetto che scendan tutti. Fischia, le 18?! Rientriamo al rifugio giusto in tempo per un cambio veloce, una birra alla goccia e via a mangiare, ridere e scherzare a tavola! Ziobomba che fame! Ma bevi poco, che stanotte..

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