sabato 1 dicembre 2018

Calduccio poetico: Chi vuol esser lieto sia


C'è da violentarsi a volte, ma ne vale la pena. Tanta strada per andare a salire una via che ho già percorso (ma tanti anni fa, non ricordo nulla tranne i rumori molesti di uno dei nostri), in assoluta pessima forma arrampicatoria e un po' anche fisica. Però, mira o mare quant'è bello.. E che voglia di tepore! partiamo benissimo con Giorgio che prende l'auto ma lasciando il portafoglio con soldi e documenti a casa. 

La Liguria si presenta nel modo col quale l'ho sempre identificata: piccola, caotica, concentrata. Ed eccoci a far colazione in un bar piccolo, su una strada piccola, con tutto concentrato. E in seguito a un parcheggio piccolo, caotico, concentrato. Il sentiero, scosceso, trasandato, a picco sul mare. Tutto perfettamente ligure. 

Ci incamminiamo sulla dorsale, e in breve io e Giorgio scendiamo lasciando proseguire Ivan e Dario che vanno a fare un'altra via. Scendiamo, meglio dire che in certi tratti cerchiamo di evitare di ruzzolare giù: anche se lo ricordavo pure più impervio, il "sentiero" di discesa non è per nulla un T. In breve però la vista del mare appaga la fatica, sperando che poi arrivare al sole ci possa mitigare il freddo. 

Traverso verso l'attacco ed ecco che una cordata ci precede (ma tanto sarà talmente veloce da non essere mai di impedimento). La scomodissima sosta a picco sul mare con l'alberello alle spalle e questo particolare calcare salinizzato. Oggi si caga la romella, lo sò: tr al'esser brocco, esser fuori allenamento, e avere pure un ginocchio che non permette sforzi..Giorgio portami su tu! 

Da tradizione parte il mio amico, e già i primi metri danno il loro filo da torcere: almeno la palla di fuoco ci infuoca quel tanto che basta per fanculizzare la pianura padana e la sua uggiosità, Arco e il suo freddo. Lo sento chiedere a chi è davanti dove si trovi la sosta. Scoprirò che, porco cane, la domanda era ben posta siccome ci si arriva verso la fine un pepato traverso. 

Arzillo e tranquillo posso andare io: alemno il 5a riuscirò ancora a farlo, no? E invece no. Ma sì che ci riesco! Tiro divertente che ti fa godere il posto e il clima: inizia pure a esserci caldo, rimpiango i pantaloni corti e glorifico la maglietta a maniche corte. 

Riparte Giorgio, un inizio su bella roccia lavorata ma poi lassù lo aspetta quel muretto che già lui si ricorda e sul quale ho visto la ragazza prima andare molto ma molto cauta: da seconda. Eh ma anche io da secondo me la sudo e non poco: quel maledetto passaggio per riportarsi sulla destra abbandonando lo spigolo che tanto era caro.. 

E scopro così che anche il quarto tiro è della stessa difficoltà del primo, terzo e quinto (o almeno così dice la relazione), io che speravo fosse un altro 5a (o mi illudevo di ricordare così?). E infatti mi cibo di resting e A0 per poter progredire: non fosse che un passo non è azzerabile, e con la tipica eleganza di un elefante su un pavimento di cristalli guadagno quel terrazino tanto agognato. Poi mi perdo e resto troppo a destra, ma almeno alla sosta vera ci arrivo. 

Il temibile ultimo tiro che mi ha raccontato Stefania. L'unico sul quale tra l'altro sento pure il mio amico sincerarsi di "Oh occhio qui, che potrei volare": invece bravo il ragazzo che sale senza quasi colpo ferire. Mo tocca a me però.. Sul passaggio chiave tribolo e titubo, salgo e scendo, penso e guardo. Il capocordata al nostro fianco mi chiede pure se vada tutto bene, e io gli rispondo "sì sì tranquillo, sono solo un brocco!". 

Fine via, foto di rito, Mars, due battute, ed estraiamo la focaccia ligure che per magia ha reso il sacchetto di carta bianco un sacchetto che pare di plastica e di certo è trasparente: viva l'olio! Giornatone di quelli in qui ti godi di più il paesaggio e il tepore che la via..ma va bene così!

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domenica 18 novembre 2018

Tessari dolce (ma non troppo) Tessari..Per Elisa e Pinamonti

Nonostante bistratto da molti, questo posto si conferma la scelta giusta per quei giorni corti, o incerti, o freddi. Insomma quando non so bene cosa fare, ma voglio fare, vengo qui: e Stefania mi segue volentieri, fiduciosa in avvicinamenti brevi e facili e vie non impegnative. Finchè..
Brighente e soci hanno aperto (o riscoperto) un sacco di vie, anche se su roccia meno buona delle classiche di Cipriani. Ma cerco di starmene ben lontano dalla polemica tra i due, che tra i due litiganti il terzo gode di più se se ne sta alla larga dal litigio. Andiamo a scoprirle, e andiamo nel settore più lontano, a vedere questa Per Elisa com'è, e se troppo dura ripiegare su quella a fianco.
L'accoglienza al parcheggio consiste in un bel vetro ghiacciato di un'auto. Mii che freddo, per fortuna la parete è esposta al sole e in via saremo sotto i suoi raggi. E invece mica tanto. Tanto è invece l'avvicinamento rispetto a quello che si pensava: una buona oretta di cui più della metà a vagare nel boschetto insidioso sotto le pareti.
Ed eccoci all'attacco: "sembra facile" dice lei, tanto sono io a partire. Il primo tiro di Per Elisa non è banale, sarà per il freddo a dita di mani e piedi, e quella clessidrina come la maglietta di Baglioni, fina. Il successivo scivolo merita ancora più attenzione per non far franare roba giù a Stefania.
Tiro chiave, e da vera galantdonna mi lascia andare a me. Non capisco bene dove sia la facile azzerabilità: i chiodi si raggiungono bene ma il passaggio non si può saltare. Dopo qualche pensamento riesco a passare e salire poi più agilmente verso una sosta che con mia sorpresa non è come mi aspettavo. Altro che belle clessidre, caccio giù dei friends come se piovesse.
"Ste vai tu? é IV", guarda la relazione e "No, è IV+, vai tu che quel + mi stizzisce". E in effetti non ha tutti i torti, bello ammanigliato ma verticale e con movimenti strani. E ancora all'ombra, maledetto. Un momento di smarrimento sul proseguo della via, e di nuovo con attenzione data la solidità del terreno, raggiungo un bel clessidrone.
Passa avanti lei ora, cuor di leone! E giù un friends appena sollevata da terra. Poi sparisce alla mia vista ma pedala per più di metà di corda, probabilmente concatenando. Ma va bene così, che con un altro tirello che presenta solo un paio di salti di roccia siamo fuori.
Un bellissimo spiazzo in mezzo al rado bosco e rigorosamente all'ombra. Ci si cambia veloci, si mangia e intanto io e solo io faccio su le corde: avrei la smania di fare un'altra via, devo esser rapido per non sentirmi dire "eh ma ormai sono le..". Trovato il sentiero si scende verso sud. L'idea era di andare alla parete rigata, ma visto il tempo meglio anticipare e stare sul classico trapezio.
Una cordata è sul Cappuccio del Fungo, allora vediamo di fare quella appena prima. La relazione parla di gradi abbordabili e allora saliamo su questa Pinamonti. La partenza mette già sull'attenti, non a caso una sfilarata di spit protegge. Un po' di piedi paiono saltati via di recente.. Superata la parte tosta, scheggio verso l'alto a cercare di far sosta più su possibile in modo da sbrigarci la via in pochi tiri e scappare verso la birra.
Cedo il passo a Stefania, tanto la relazione recita del II. I primi metri non paiono proprio II, però nemmeno V: è più su che la faccenda si fa ostica. Vedere la corda fermarsi, arretrare, risalire, e vedere questa sequenza più e più volte mi lascia intuire cosa stia accadendo. Paziento nel mio tugurio freddo, in sosta su un albero con una cordata che ci ha raggiunto e scalpita. Finalmente i segnali di corda mi fan capire che la sosta è stata raggiunta. E quando mi trovo a metà tiro..altro che II!
Io però credevo che saremmo finiti sulla parte sinistra del fungo, invece siamo metri e metri più a sinistra.. Va beh, andiamo su terreno sconosciuto (o che non ricordo io..) e vediamo com'è. Beh, anche qui c'è da guadagnarsi la pagnotta. Parecchi movimenti strani e combinazioni di diverse tecniche, poi una facile parte finale per uscire dalla via e sostare su quel classico masso con buco e clessidra.
Giornatina che ricorderemo frizzante, e con uno dei più selvaggi avicinamenti di Tessari, oltre che con le sorprese della Pinamonti. E adesso via, verso l'apreitivo godereccio.

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sabato 20 ottobre 2018

Magica Val Canali autunnale: Via del Pilastro alla Cima del Coro

Alla Val Canali sono particolarmente legato. Ci ho passato varie esperienze e in vari ambiti: dall'essere allievo all'essere istruttore, dal trekking all'arrampicata. o dato qui il mio esame da istruttore sezionale e pure una delle tappe dell'esame da regionale. Ho salito quello che probabilmente è stato il primo vione dolomitico, la Castiglioni Detassis alla Pala del Rifugio. Perciò tornare in questa valle equivale ogni volta sentirsi un pelino a casa.

Visto il meteo terribilmente clemente per la stagione e le temperature quasi di fine estate, con Giorgio decidiamo di sparare quella che forse sarà l'ultima cartuccia dolomitica. Ultima perchè si spera che il meteo volga a diventare veramente autunnale e sia per impegni che nelle prossime settimane spero mi assorbano completamente. La Franceschini è entrata nella mia todolist quando sali la Gadenz giusto a fianco, e siccome il mio amico mi aveva detto ce fosse anche nella sua di lista, perché non andarci?

Visto il nostro scarso livello arrampicatorio ci tocca partire presto in modo da sfruttare al massimo le ore di luce del periodo. La via non è lunga, ma noi di solito non siamo certo delle lepri sul verticale. Dopo una lauta colazione al sacco alle 6:45 ci incamminiamo dal parcheggio sotto Malga Canali.

La salita al Rifugio Treviso me la ricordavo molto ma molto più lunga: mi sembra addirittura che i tornanti siano drasticamente diminuiti in numero. Il giorno tarda ad avvolgerci, sembra pigro anche lui. La veste autunnale del bosco invece esplode nei suoi colori e nella quantità di foglie a terra.

Continuiamo per la nostra strada, puntando alla parte alta della Val canali, uscendo ben presto da un bosco pure poco umido ed entrando man mano nei prati brulli delle Dolomiti delle pale di San Martino.

Il sole è lento ad arrivare, Ma questo non è un male visto che siamo già belli sudati nonostante il poco abbigliamento. Il sentiero a tratti si inerpica, ma non sembra mai di salire più di tanto: inizio a chiedermi quanto tempo ci metteremo per arrivare all'attacco se non riusciamo a guadagnare quota come dovremmo

La Cima del Coro è ben visibile fin da valle col suo caratteristico buco da cui prende il nome (si narra che quando tira vento da quel foro esce un suono che sembra la voce di un coro). Man mano che ci si avvicina, la sua parete sud acquista in ampiezza, ma grazie ai dossi erbosi che ne stanno alla base continua sempre rimanere irraggiungibile.

Prendiamo il sentiero per la ferrata Fiamme Gialle chiedendoci quand'è che dovremmo tagliare per andare verso l'attacco della nostra via. Mi aspetterei di trovare una traccia piuttosto chiara e netta, degli ometti: e invece continuiamo a non trovare nulla finché non decidiamo che sia ora di tagliare verso sinistra.

Dopo un po' un ometto ci conferma che dovremmo essere nella direzione giusta, anche se non ne siamo mai sicuri. Data la frequentazione, mi aspettavo invece di trovare qualcosa di molto più marcato, e quindi titubo sull'esito della giornata che invece filerà tutta liscia o quasi.

Raggiunta la caratteristica forcellina dell'attacco (intuiamo che sia questa anche dal fatto che oltre c'è il baratro), siamo ahimé ancora all'ombra: e a star fermi ci si raffredda presto. Soprattutto le mani, che anche se Detassis e sosteneva il contrario, ci serviranno parecchio per arrampicare

Parte Giorgio come nostra consuetudine, e il primo tiro scorre più liscio di ogni più rosea aspettativa. Preludio a una giornata quasi senza problemi e intoppi. Solo le manine belle fredde e dalla sensibilità paragonabile a un tronco secco ci daranno "fastidio" (i ciccioni dolomitici coprono il sole senza farne arrivare i suoi caldi raggi sulla nostra zona di arrampicata.

Vado io e l'arrampicata banale del primo tiro si trasforma subito in qualcosina di un pelino più tecnico, ma proprio un pelino eh. Altro preludio a una giornata di arrampicata divertente e ludica Dalla sosta però osservo già il tiro chiave col suo cordone penzolante..

E niente, a Giorgia toccano i tiri dispari e quello chiave è..dispari. La partenza già non è banale con quella fessura in leggero strapiombo, ma il peggio deve ancora venire. E le mani devono ancora raffreddarsi bene a contatto con questa roccia che continua a rimanere nel congelatore ombreggiato. Il mio amico prova e riprova il passaggio coi due chiodi e cordino, scusandosi del fatto che ci stia mettendo molto tempo: scusa un cavolo, maledetto e io sono qui a congelare. Finché, rassegnato dalla certezza di un volo, lo vedo fare ciò che succede raramente a lui: azzerare. Anche quando toccherà a me un bel resting sarà necessario per cercare di scaldarsi le dita con un po' di fiato caldo punto

Bene dai ora dovrebbe essere quasi tutto in discesa. Mi preoccupa solo il fatto che adesso la via rischia di essere un pochino più di ricerca. E invece no, dopo il passeggino atletico alla partenza, sbuco al sole (orgasmo) e poi si svirgola sulla parete del Pilastro passando due soste intermedie e fermandomi alla mia, goduriosamente al sole

Molto bene, panorami stupendi, soltanto noi nella valle, finalmente un sole tiepido che ci coccola. Possiamo proseguire come in una delle più belle favole, con Giorgio che sale su roccia articolata per poi infilarsi in una sorta di diedro dietro quel naso roccioso.

Tocca a me adesso avventurarmi con entusiasmo su questa roccia articolata è ben proteggibile. E meno male che è ben proteggibile perché lungo tutta la via troveremo sì le soste, ma in mezzo soltanto un chiodo intermedio (e solo sull'ultimo tiro.

Sale ora mio amico il divertente camino appena a destra della sosta. Peccato solo che la sosta (quella dove sono io) è completamente esposta a qualsiasi detrito che possa cadere dall'altro, e nel proseguo dei metri di salita del mio compagno di cordata ne iniziano a cadere, magari non per colpa sua ma per colpa della corda: le mutande si sporcano un po'.

Ora che pensavamo che fosse andato tutto bene e che fosse tutto in discesa, realizziamo che gli ultimi tre tiri presentano tutti del IV+. E quello che ora tocca a me dice pure di avere il passeggino chiave su roccia non proprio ottima. Apriti cielo, la testa si chiude e salgo come se fossi sopra bicchieri di cristallo. Il traverso del passaggio chiave del tiro è veramente esposto ma la roccia non è poi così male fatto salvo per due o tre punti che si vorrebbe tirare o pestare con tutto il mio non leggiadro peso..

Anche il tiro di Giorgio però non scherza in fatto di esposizione: se ne esce dalla sosta con un bel po' di metri di vuoto sotto i piedi, per poi sparire alla mia vista dietro a uno sperone roccioso. Bellissima arrampicata, quella che piace a me, verticale ma appena ammanigliata e molto esposta. Unico tiro in cui a voce non riusciamo a sentirci, ma siamo affiatati a tal punto da riconoscere i movimenti delle corde come dei segnali e regolarsi di conseguenza.

Bene, Gheorghe ha finito e invece a me tocca l'ultimo tiro, che presenta tre possibilità di uscita e noi ovviamente cercheremo di prendere quella più bella..nonche più dura. Nonche sottogradata. Già che ti dicono che è difficilmente proteggibile, in più da sotto ti sembra ben più dura di quello che dovrebbe essere e quando ti trovi in mezzo ne hai la conferma: ghisa fiatone e sbuffi sono assicurati.

Salgo senza ben capire quale sia la migliore tecnica da adottarsi, sarebbe bello poter salire in spaccata ma la fessura è troppo stretta e una parete non è orientata nel modo giusto. Sarebbe bello poter salire issandosi sulle braccia, ma non ci sono prese nette. Tocca più spesso cercare di salire incastrandosi come un nut dentro la fessura appena si può. La fessura poi termina con un piccolo strapiombo anche questo da superare con decisione. Dei bei lunghi minuti interrotti soltanto dalla convinzione che o ci provo adesso o mi do una ghisata che volo di sicuro.

Beh, vedere che anche il mio amico non sale fluido ma tentenna parecchio mi rincuora un po' sul fatto che quest'ultimo tiro fosse veramente duro. Ora siamo su, e c da andare giù: la discesa me la ricordo non banale, perciò  presto per il Mars di vetta, la stretta di mano e le congratulazioni. Non  presto per ammirare il panorama intorno però.

Dubbiosi se calarci da qui o cercare altrove, Giorgio va in avanscoperta in cima e poi verso destra e trova una calata: lo raggiungo, sembra logico scendere da lì. Sempre che sia la stessa calata menzionata nella relazione, dovrebbe essercene una poco pi sotto per spezzare la doppia ed evitare difficili recuperi delle corde. ma non la troviamo, arriviamo fino giù e..le corde non vengono. Prova, tira, spostati, sento già le pale dell'elicottero che ci vengono a prendere. Invece dopo una mezz'ora di tentativi e i tricippiti ghisati, troviamo l'angolazione giusta per farla scendere.

Ora però una sosta nei pressi del buco del coro ce la concediamo Come tempi siamo andati pure bene, il meteo regge, perciò mangiamo e beviamo e con calma contemplando l'ambiente tutto per noi. Un messaggio a casa e poi giù, sbucando sul fresco gelido versante nord della montagna. Mi ricordavo pure una discesa pi lunga, e invece in poco cammino e con una doppia arriviamo alla forcella che riporta sul lato sud (sudest).

Lasciamo il lato nord, ma qui siamo completamente esposti al vento e all'ombra, sopra un budellino freezer e in mezzo a rocce che ti aspirano il calore. Scendere rapidi, che appena 3m sotto si sta già meglio! Due doppie per passare il tratto pi ripido del camino-canale, poi si può tranquillamente camminare e disarrampicare per tagliare a sinistra sulle verticali cenge.

Ora come camosci che cercano l'erba migliore (uh ma ce paragone da innumerevoli sensi), ci avventuriamo in piena parete dove non bisogna mettere il piedi in fallo. Ma di nuovo, mi ricordavo molto peggio: che non fosse per l'ansia e compagnia di quella volta? Ecco il cavo della ferrata, poche decine di metri di metallo e siamo sul sentiero.

Cavolo, e non abbiamo ancora acceso la frontale! Miracolo vero.. Non ci resta che scendere senza fretta godendoci questa giornata autunnale (ce assomiglia di più a una tardo estiva). I prati ce si tingono di luce fioca, il sole ce scompare dietro le cime più alte, le nebbie ce avvolgono la Cima del Coro. Magie della Val Canali che non descrivo a fondo perchè le parole non gli darebbero giustizia. Forse le foto un po' di più.

Belli arzilli e allegri arriviamo all'auto, 12h a zonzo. Fame e sete si risveglieranno al primo boccone, dopo di chè il sonno prenderà il sopravvento. Alternati alla guida, termino io il turno del viaggio mangiando tutto ciò che c nell'abitacolo, per poi sentirmi dire "hai tolto il pane di bocca a mia figlia".

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sabato 13 ottobre 2018

Andrea, Uncajon e Marco (o Tricajon?!): via AUM

"Che trio improbabile" recitava ieri sera l'oracolo. Trio che (da solo) vanta molti anni addietro la roboante salita di Chi vuol esser lieto sia a suon di propulsioni posteriori, e forse anche di Moonbears. Oggi riesco a tornare ad arrampicare col Maestro (che piante dei paletti) grazie alla presenza dell'Eminenza, pardon, Eccellenza (che non vogliamo esser blasfemi). Ovviamente il maestro propone anche due vie con del VI, ma essendo in maggioranza riusciamo a farlo ragionare e scegliere la terza.
Primo paletto: "Partenza non prima delle 6".
Secondo paletto: "Colazione dove dico io". E così si allunga la strada per poter passare per Schio a rendere contento il fanciullo. Poi si può andare a Malga Cornetto dove scopro che han messo i parcheggi a pagamento. (Parentesi: da un escursionista deluso scopriremo al rientro dalla via che il famoso ponte AVIS è chiuso per manutenzione. Ma mica lo hanno scritto sul parcometro, così intanto la gente sgancia.)
Terzo paletto: "Alle 16 voglio esser all'auto per bere la birra con calma e rientrare per cena che se no la F mi fa un c*** così". E partiamo bene perdendo una buona mezzora a cercare il sentiero per l'attacco. D'altronde se questa dice "passare a destra del massone con la croce sopra" e invece i bolli rossi erano a sinistra.. Si parte ravanando in su e in giù, a destra a sinistra, e pure in diagonale.
Una bella scritta rossa all'attacco conferma siamo nel posto giusto. Ma è tutto ancora all'ombra, e calcolando in modo elementare come girerá il sole, resteremo all'ombra. Come mai eravamo convinti che era al sole? Sia io che il Maestro ci affidavamo l'uno all'altro: meno male almeno non fa troppo freddo per essere ottobre (!) e ce la caviamo.. Guardo la scritta e dico a Nicola "ma non potevi chiamarti Ugo? Cosi era perfetto! Andrea Ugo Marco, via AUM! E invece siamo A, M, e U che facciamo?"  "Uncajon" risponde lui. Facciamo tre.
Lascio i primi tiri a Nicola (il Maestro) così si becca i più duri sperando di non sentirlo lamentare in seguito "le altre due vie sarebbero state più belle". Non succederá, anche perchè la roccia di questa è ottima (escluso un temibile lastrone alto 1m e largo 5m sopra la seconda sosta che fa pensare a un cedimento imminente)
L'umiditá e la freschezza rendono i primi metri delicati, ma poi si sale bene. Seppur la relazione farebbe pensare a dover spostarsi verso sinistra, la sosta è invece proprio sopra l'attacco..se solo la talpa (il Maestro) la vedesse al primo colpo prima di ravanare e lanciare sassi alla ricerca della stessa.
Si prosegue più dritto di quel sembra, affondandosi a una sosta bruttina che non vedo l'ora di lasciare. E pure scomoda, si potrebbe stare a sedere ma non ci si sta su questo spuntone e nello stretto spazio per due. Dai Nicola, movet.
Marco si dimostra meno arrugginito di quello che credeva, e pure io me la cavo meglio di quello che credevo. Vediamo col tiro chiave però. Nicola è bravo e sale bene e svelto, superando agilmente ogni difficoltà: la lotta con l'alpe è vinta! E pure noi la vinciamo, anche perchè non vediamo l'ora di lasciare alle nostre spalle quel lastorne di roccia (l'ottimismo di Marco mi sta contagiando..).
Oh che onore, mi lasciano passare avanti a fare da capodordata. Si risale un canale terroso cercando più roccia possibile sulla sinistra. Ignoro la vera sosta e concateno per la gioia di Luca: un camino diedro da salire con passi atletici fino a giungere su terreno più facile ma chiuso da alberi sopra.. Boh, traverso a sinistra, scavalco un mugo ingombrante, sosto. Sarà corretto?
Mentre recupero i miei amici mi chiedo se sia corretta dopo sgusciare sulla destra e salire. Il traverso regala ai miei compagni una foto molto panoramica, non fosse che Marco ha appena rischiato la vita con un appiglio che gli è rimasto in mano. Poco più di una pinzatina,ma tremenda.
Vado a cercare se la via è corretta li dietro e pare lo sia: cordini lo indicano, e altra scelta non c'era visto che altrove la vegetazione sbarra la strada. Facile ma bella esposizione, sotto di me il vuoto.
Ora la strada da prendere pare degna di un giardiniere: divincolarsi in mezzo a mughi e terra alla ricerca di un po' di roccia, per poi uscire al sole (yuppi!) e camminare verso la sosta con la corda che tira da matti in mezzo ai rami e incastrata nelle rocce.
Firmiamo un libro di vetta sconsolati dall'orario: tre schegge! Che poi nemmeno troppo lenti, più che altro abbiamo attaccato tardi perchè ci siamo mezzi persi. L'idea era quella di continuare con la cavalcata del Kora, ma visto il terzo paletto pare improbabile. E pensare che chi ha messo il paletto è li che dice "Ma magari.. Potremmo..".
Nicola inizia a scendere, ma poi trova un salto e allora attrezziamo una doppia. Quando arriva bene sopra il salto vede che è tutto gradinato.. Quando arrivo giù io, il Maestro ha già attrezzato un'altra doppia, ma io vorrei almeno andarlo a vedere l'attacco della prossima guiglia. E così scopro che salendo c'è poi il sentiero che scende: la doppia non serve e tocca tornare indietro a prendere la corda. Chi mai ci andrà? Io.
Torno dai miei compari e li trovo col naso all'insu e Nicola che "Ma magari un tiro potremmo farlo e poi ci caliamo". Nicola, ma porca miseria, ma te ce l'hai nel DNA di metterti nei guai: il primo inconveniente che troviamo finisce che rientri in ritardo! Metti che la prima sosta fa cagare e non è idonea a fare doppie?!
Come due badanti che devono frenare un vecchio che si illude di avere le energie (il tempo dai..) di fare certe cose, placchiamo Nicola e lo obblighiamo a scendere. Voglia ce ne sarebbe, e lo si capisce da quante soste facciamo a guardare le pareti e possibili linee..ma non oggi suvvia.
Un buon terzo tempo a Malga Cornetto (NB: la birra media è da 0,3, un'onta) e con molta calma torniamo a casa. Molta. Troppa. Ma sta a vedere che Nicola nonostante siamo scesi con quasi 2h di anticipo riesce a fare la frittata. "Ragazzi facciamo questa strada per rientrare che è più bella!" e così si perde, sale troppo, vaghiamo. La frittata la vuole proprio fare..

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