Nottata e giornata strepitosa. Non ci sono altre parole. Da incorniciare. Resterà nelle nostre memorie.
Ore 22, si fa colazione. Colazione alle 22? Avrai messo un “2” in più! Anche così suona strano, ma non sarebbe la prima volta. Invece no, proprio le 22. Siamo partiti alle 20 da casa, e siamo all’ultimo autogrill prima dell’uscita dal casello: perciò, visto che una volta arrivati il programma è vestirsi e partire subito, tocca fare colazione. Primo segno degli squilibri che riserveremo al nostro corpo e al suo ritmo biologico. Ma il nostro fisico reggerà! Speriamo..
gh
Entriamo in auto nella valle, e la luna, come da copione, è splendida. Ci spaventa un po’ il caldo, a Bolzano 20°, ma sappiamo che dobbiamo correre contro lo scioglimento della neve durante le ore di sole. Non sappiamo ancora che ci toccherà tremare di freddo però! A Maso Corto la luna è alta, la nostra voglia tanta. A volte penso di non essere a posto, ma quando poi trovo persone che sostengono la mia pazzia, mi sento più normale. E Riccardo e Marco ci sono.
Visto che devo salire con gli scarponi nuovi, mi svasellino bene a modo le dita dei piedi, scotch miracolo e cerotto sul tallone. Non vorrei finisse come l’altra volta: Riccardo con gli scarponi nuovi a 3400m, prima dell’Hintereisjoch disse basta, non ce la faceva più coi piedi. Spero stavolta non essere io a frenare. Oddio, l’altra volta era anche estate, neve solo sul ghiacciaio. Oggi..neve dalla partenza, è una scialpinistica. Ma noi siamo fatti così, le sci alpinistiche con le ciaspole.
Un vento gelido ci spazza i capelli. Non è che ci sia così caldo in realtà.. oltre all’intimo e una maglietta, aggiungo una maglia leggera. Valle delle frane o piste, andiamo sulle piste, almeno la neve terrà meglio il nostro peso. Tenere meglio?! È marmo! Due passi e tocca mettere subito i ramponi! E la scarpa nuova inizia già a solleticare le caviglie.. Partiam bene! Partiamo è da poco passata la mezzanotte.
Risaliamo la pista che parte da Maso Corto, qualche tratto bello ripido che fa dimenticare il fresco. La luna è alta e possente nel cielo, illumina tutte le cime, crea la nostra ombra sulla neve. È fantastico. La lunata la sogniamo da novembre, passeggiata con luna piena su neve: solo che a dicembre ero malato, gli altri mesi il meteo era contro. Ora ci siamo. Fantastico. Proviamo qualche foto a tempi lunghi, ma la qualità è scarsa, ci vorrebbe il tre piede. Pazienza.
Ok, finita la prima pista, e ora? Il rifugio Bellavista è lassù, ma forse meglio andare di qua. Via verso sinistra, sull’altra pista. Di cui prenderemo le varianti meno ripide, la seconda picca mica l’ho presa! Ma che spettacolo. Lo so, sono ripetitivo, ma questa luna è eccezionale. Il contesto. Un luogo tipicamente affollato, e ci siamo solo noi. La montagna di solito depredata di questi luoghi, si lascia assaporare nel suo intimo.
E i primi mille metri di salita son fatti. Giungiamo all’arrivo degli impianti, pausa per mangiare qualcosa, ci sta. Ma che sonno.. Finora abbiamo approfittato del marmo battuto dai gatti delle nevi sulla pista, ma adesso temo che la musica cambierà.. Speravo in una forte traccia di sci alpinisti, ma non la vedo.. Beh, proviamo, siam qui. Tanto da quando siamo partiti il pensiero fisso è alla Forst, alla birra che ci faremo e a cosa mangeremo.
Ma la prima parte risalendo fino alla selletta a est del Teufelsegg non si va neanche male. E da qui si apre lo scenario sull’Austria, sul ghiacciaio del dell’Hintereisferner. La luna la fa ancora da padrone. Anche il vento, che sferza ancora più forte le nostre facce e corpi. Tocca mettere la giacca e i guanti seri. In realtà io le muffole in lana cotta le ho già da un po’: mi tocca mettere i copri muffola impermeabili. Non li avevo mai messi. Non voglio immaginare che freddo c’è. Ma siamo sempre carichi, un cielo limpido da urlo.
Adesso le frontali le accendiamo, occorre cercare le tracce per sperare di non sprofondare troppo nella neve non trasformata. Via sulla cresta che fa da spartiacque tra i due stati, Italia e Austria. Cerco ancora di fare qualche foto, ma è dura. Peccato. Spero le mie parole riescano a lasciare immaginare lo spettacolo nel quale siamo immersi.
Continuiamo bastoncini e ramponi, si sprofonda ogni tanto, ma si riesce. Il fatto di stare molto su cresta ci fa trovare neve a tratti molto trasformata. Poi scendi un po’ e trovi l’accumulo ventoso di 1m.. Ormai vediamo la palla Bianca, la nostra meta: laggiù, possente, alta, ti avremo stavolta? Ho i miei dubbi. Ma questo giro a luna piena vale già la giornata.
Una traccia scende sul ghiacciaio, un’altra continua sulla cresta: andiamo di cresta dai! E così, sorpresa, ci becchiamo anche una parte tecnica! Crestina affilata, a destra e sinistra un bel vuoto, sento Marco accennare al Lyskamm. Io veramente trovo più affilata questa.. E a metà meglio tirare fuori la picca. Le nostre frontali sono stagliate verso il cielo. Allo spettacolo della natura si aggiunge l’adrenali e il pepe di tratti tecnici non previsti.
Poi la bella cresta finisce, peccato. È ora di scendere sul ghiacciaio. È ora di legarsi. È ora di pareggiare i conti, bella mia! Il freddo è pungente, e cerchiamo di essere veloci a legarci per stare fermi il meno possibile. Da poco la potenza della luna non è più necessaria: all’orizzonte un filo giallo sta man mano diventando arancione, e il cielo da blu scuro sta trasformandosi in azzurrino: è l’alba.
Quante albe ci siamo goduti in montagna? Tante, ma mai troppe. Non saranno mai troppe.
Continuiamo a seguire le tracce dello sciaplinista che si è fatto la cresta incazzata, ma è una minoranza rispetto a quelli che si fanno la cima: eccomi quindi la davanti alla ricerca del “pistone”, certo che chi ieri e gli altri giorni ci ha preceduto non si sia fatto ognuno la sua traccia di salita, ma tutti siano stati sulla stessa per fare meno fatica. Dopo un po’, lo trovo: ma prima di trovarlo il nostro viaggetto col piede che affonda ce lo siamo fatto.
Il sole sale lentamente, e noi ci avviciniamo al punto dove l’anno scorso io e Riccardo fecimo dietrofront: non so lui, ma io ci penso da quando siamo partiti. Oggi stiamo facendo una bella faticata, e pensare di non arrivare in cima nemmeno oggi farebbe cancellare la Val Senales dalle mie cartine. Spero solo i miei piedi resistano alle scarpe (che un po’ duolono) e che tutti e tre rimaniamo abbastanza svegli, lucidi e in forma per salire.
A dispetto di quanto avrei pensato, solo noi a vista d’occhio. Nemmeno uno scialpinista. Strano. Ma forse della luna sono innamorato solo io.. In realtà i puntini sul ghiacciaio compariranno più tardi, quando noi ci troveremo a pochi metri dalla cima, e ancor di più quando l’apertura degli impianti consentirà di salire in cima dimezzando e più il dislivello della salita.
Ma la stanchezza inizia a farsi sentire. Abbiamo anche mangiato e bevuto poco, grave errore. Passiamo sotto il seracco per giungere all Hintereisjoch: abbiamo superato il dietrofront dell’anno scorso, credo che Riccardo, come me, sia abbastanza determinato alla vetta. Di tempo davanti a noi ne abbiamo in fondo. E davanti a noi, anzi intorno, abbiamo anche uno spettacolo di cime innevate bellissimo: la nord del Gran Zebru a dominare questa vista.
Il vento sferza ancora di più, da desso saremo belli esposti alla sua furia visto che ci troviamo sempre più in alto e in cresta. Sento la faccia bella martoriata, ma fermarmi a cercare il passamontagna mi fa venire ancora più freddo. I miei due amici scorgono la prossima salita, e Marco “spero che sia l’ultima, perché io son cotto!”, lo spero anche io, perché io voglio arrivare in cima.
Forza, si sale, cerco la traccia buona ma qui è dura: le discese degli sci hanno coperto la traccia ghiacciata, quindi giù di piede! Poi quando la pendenza si accentua, riesco a ritrovarla. Ma ormai siamo allo stato di una pausa per riprendere fiato dopo poche decine di metri di salita. Quando poi, oltre che sentire Marco che mi chiede una pausa, mi volto e vedo Riccardo in ginocchio a mo’ di cavaliere che aspetta che la spada del re gli si posi sulla spalla per ottenere ufficialmente la carica, capisco che siamo alla frutta. E questo mi carica e da forze per continuare.
Continuiamo con queste frequenti pause fino a spianare su una zona più pari. Guardo l’altimetro, che mi fa capire che ne manca ancora, ma non posso dirglielo. Marco mi chiede che ore sono, e mento spudoratamente dicendogli una mezzora in meno. Si prosegue, vedo un punto bianco alto, sarà la cima quella, no?! Spero di sì, ma l’altimetro mi dice di no.. mi illudo da solo, è follemente bello. Altra pausa, Riccardo si sdraia per terra, oddio! Ma è solo per essere più comodo a rovistare nello zaino alla ricerca di cibo.
Ed ecco che vedo la cima, manca ancora un po’. Ma c’è una bella cresta di misto per arrivarci! Che figata! Un po’ meno per gli altri due che son stanchi. Son stanco anche io, ma sono pure eccitato. “Vedo la croce!” grido a entrambi. È solo la Palla Bianca, un misero 3738, targato PD (che con la cresta fatta stanotte upgrade rei a AD), ma per noi è molto di più. Fatto in giornata e in ambiente invernale è molto più vissuto.
Bella cresta, nulla di difficile, ma divertente. Ed ecco, la tocco, la croce. Cima. Arrivano marco e Riccardo, che in modo incomprensibile girano attorno alla croce a cercare il posto migliore dove sedersi e rovistare nello zaino per cercare da mangiare. Cielo limpido, vento gelido che ormai ci tiene compagnia da ore, sole alto (sono le 8), e siamo da soli. Noi e la montagna, nel senso più grande del termine. Sono quasi commosso, sento le lacrime lì lì per uscire, ma forse si rifiutano di scendere per paure di congelarsi.
Come si temeva, la vetta non ce la godremo molto, troppo freddo. Ma il KitKat (appena finisco la scorta che ho a casa, abbandono la Nestlè) di vetta ci vuole stavolta, cazzo se ci vuole! E anche un bel video ci sta. Marco e Riccardo sono a pezzi, anche io non sono una rosa, mal’adrenalina mi tiene pimpante per quel che si può. È la solita storia: a vedere gli altri in difficoltà, io mi responsabilizzo e carico. Andiamo giù, orde di sci alpinisti compaiono sul ghiacciaio. Ah ah! Ma noi la salita ce la siamo goduta ben più di voi!
Scruto costantemente nella direzione del Teufelsegg: prima di tutto per capire quale sia, e poi per vedere la traccia degli sci alpinisti che stanno arrivando. Non voglio ripetere l’arguta cresta di stanotte, che col sole che ci picchia da qualche ora temo non essere più così in forma.
E della serie “noi il nostro fisico sì che lo massacriamo”, in un’ora passiamo dal tremare di freddo in cima allo schiattare di caldo sul ghiacciaio. Subito in intimo e manica corta, braccia scoperte e occhiali da sole! Solo che questo sole e caldo è pure sinonimo di neve che si sfalda.. Calziamo le ciaspole, ora servono. Siamo gli unici senza sci, e chi ce li ha ci guarda male. Cazzo volete?! Noi intanto ce l’abbiamo fatta, e ci siamo fatti svariate ore in solitudine.
Non sarà tutta discesa, per tornare al Teufelsegg serve salire un po’, e nessuno di noi ne è contento, ma fatto 30, facciamo31. Nelle ciaspole le scarpe martoriano ancora di più il piede. Ma ormai siamo tutti d’accordo sul prendere gli impianti per scendere. Stanchezza, voglia di trovarsi davanti un boccale di birra e qualcosa di fumante da mettere sotto i denti, il non volersi spaccare i piedi con le scarpe nuove, hanno portato a questa scelta unanime.
Ultima salita, avanti signori! Con calma, ma facciamo anche questa, e prima di scendere alla selletta a est del Teufelsegg, una foto tutti e tre, e lei, la Palla Bianca, che ora deve sopportare l’interminabile fila di calca verso la sua cima. Noi la montagna la preferiamo in intimità.
Ed eccoci, ore 12, all’impianto. Marco va a comprare i biglietti per scendere, Riccardo svaccato per terra a riposare, io filo la corda. Marco torna “ho una brutta notizia, non si può scendere” no no, non scherziamo. Di forze ne ho ancora per scendere, ma ho voglia di birra, canederli, e di preservare i miei piedi. E Riccardo è stanco. Finisco di litigare con la corda e vado a chiedere. Dopo un po’ riesco a convincere il tizio a sentire il suo capo a valle per dargli il permesso di farci scendere. Meno male.
E siamo all’auto, yahoo! Cazzo se son contento, ce l’abbiamo fatta! E scopro con piacere che i miei piedi non hanno subito le ire delle scarpe nuove. Siamo delle bestie. L’idea folle è stata compiuta, realizzata. È più di un giorno che non dormiamo, e si sente.. Ma adesso vogliamo solo una cosa: andare a Lagundo alla Forst, a rifocillarsi.
Qui altre foto.
Qui relazione.
Qui video di vetta.
Racconti, avventure o semplici considerazioni di un malato di montagna, ma con la sofferenza di starsene nel bel mezzo della pianura padana.
giovedì 25 aprile 2013
Dalla mezzanotte al mezzogiorno: Palla Bianca
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Ubicazione:
39020 Maso Corto BZ, Italia
sabato 13 aprile 2013
Via di corsa da qui: Vajo Stretto di San Paolo
Con tutta la neve che ha fatto gli amati vaji devono essere
belli pieni. Con quello che ha slavinato, devono essere belli duri. Con la
temperatura e lo zero termico che c'è..mamma paura! Ma andiamo, se no che
facciamo questo weekend? E poi il Vajo Stretto di San Paolo lo punto da un po',
e se l'uscita è bella colma deve esser da godere..
Alle 4e30 siamo già in marcia (beh, già, potevamo partire
anche prima, sarebbe stato più suggestivo). Subito ciaspole che non voglio
spendere energie inutili, anche perchè uscito dal Vajo vorrei salire lo Zevola,
traversare fino al Tre Croci e scendere per Passo, e la neve sappiamo la
troveremo squaccuera!
Saliamo per la strada verso il Rifugio Battisti, e la in fondo vediamo delle frontali: che sia Bellò verso Canna d'Argento? Alla partenza il
gruppetto di Facebook è partito prima di noi alla volta della Ruga dello
Zalica, due ragazzi dietro di noi verso il Fratta Piccola. A ognuno il suo
oggi! E il sole è ancora bello basso, e all'orizzonte i colori sono sottili
sottili, mentre sopra di noi tanti puntini luccicanti.
E si vedono già tutti gli slavinamenti.. Dai c'andom, è già
tardi, è sempre tardi. Dal Battisti traversiamo passando alla base di tutti i
vaji, scoprendo valanghe consistenti, che da attraversare ciaspole ai piedi non
sono comode. Mi pare che due ragazzi che andavano vero la Ruga tornino
indietro, spero niente di grave! Ma se son due, vuol dire che gli altri due
stanno salendo.. E infatti ecco le frontali.
I due del fratta Piccola ci seguono che gli indico l'attacco
(sono un esperto dopo questa e questa), noi continuiamo, arrivo fino a uno
slavinamento immenso che mi pare il Ristele, perciò, indietro, ed ecco i muri
di roccia verticali che sormontano il nostro vajo di oggi, e ci accompagneranno
per mano.. Cambio gomme e si parte. Si parte in CCCC, poi si vedrà, tanto siamo
armarti fino ai denti come al solito.
Marco sale, sarà slavina ma non regge molto questa neve,
come temevo, sarà da ravanare! Me lo scriverò sul casco, “the ravanator”. Ma
non ce l'ha ordinato il medico, perciò vuol dire che ci piace. Il sole è lì lì
per sbucare da dietro una nube, ma meglio che resti la finché non ci
incassiamo, così l'irraggiamento lascia stare la neve che pestiamo. Toh, un
camoscio vajista, di cui seguivo le tracce..
Bello bello, adesso si vede bene dritto dritto tutto il vajo
che si incassa, e parto spedito smanioso. Abbiamo attaccato alle 6e30, speravo
prima, temo il caldo. Troviamo certi tratti di neve dura da punta di ramponi,
ma sono pochi. Mi maledico, dovevo prendere la picca classica anche.. Per
l'inconsistenza della neve tocca progredire in piolet traction..a 50° di
pendenza!
Ma saliamo allegri e spensierati, come sempre. Il vajo si
incassa sempre più, con pareti alte ai nostri lati. Pareti che scaricano un po'
di roba, perciò a costo di farmi odiare dal compagno “dai Marco, su. Si vede
che ho smania?” “si vede sì, sei sempre 50m avanti a me!”. Pesta qui, vai giù
fino all'inguine, cambia di la, ok sembra tenere, e si va avanti così.
In vista dell'uscita un divertente muretto opzionale a
sinistra, più facile a destra. E dove salgo? A sinistra ovviamente! Insomma, un
po' di pepe! Saranno 75°, ma non da punta di ramponi e punta di picca.. Aspetto
Marco sopra, e scrutiamo l'uscita. Il tempo è volato! In realtà siamo volati
anche noi, nonostante il fondo, in 1h15 siamo a 30m dall'uscita. Peccato che
l'uscita di un vajo, come al solito, è un'avventura a se stante.
Davanti a noi un'uscita ampia, con rampetta sotto rocce a
destra. Però un po' al sole. A sinistra goulottina stretta all'ombra: proviamo!
Salgo fiducioso, corda macché (e il pensiero vola all'uscita del Fratta Piccola): la neve fa cagare,
farina pesante, ma con delicatezza e sforzo si sale. Arrivo a 5m dall'uscita,
nella sezione più stretta, 1m, ma niente da fare, non si va. Ho imparato la
lezione, giù.
Marco dietro di me scende e traversa, lui prova tutto a
destra. Io testardo come un mulo, o come un basco (euskadi!), sto più a
sinistra, sui 75°. Sarà migliore la neve? Mah, vedremo. L'importante è
accorgersene quando ancora puoi tornare indietro.. Vado, pian piano si impenna,
con Marco ci scambiamo battute, un po' meno ilari ora che siamo sul filo del
rasoio, ognuno sulla sua uscita. Onestamente, inizio ad avere smania e fretta
di uscire per poi calare una corda a marco, che mi sento responsabile..
Ma la neve, tiene poco. Calcia coi piedi a pressare o a
cercare la terra (ti prego, la roccia friabile no), vai di picca (di puntale,
non di punta!) a schiacciare e poi anche col guanto. Fatica e ravana, spera non
ceda, arrivo all'ultimo metro, al sole, e porca vacca non tiene. Dai tira, e
riesco a uscire. Sempre al cardiopalma le uscite da un vajo.. “Marco tutto ok?
Vuoi la corda?” “Mah, se me la lanci non mi fa schifo”. Mi ricorda la Marmolada, la sua nord.
Giù corda ed esce anche lui. 45min per la sola uscita.
Mangiamo qualcosa che ce lo meritiamo, contenti di aver messo nel sacco anche
questo vajo. Anche se quest'anno la loro grassezza li rende forse più facili
tecnicamente, anche se meno fisicamente.
Dai, proviamo a realizzare il progetto originale. Ciaspole e
verso nord, dove troviamo i due ragazzi che escono dal Fratta Piccola. In
lontananza avevamo visto i due uscire dal Ruga Zalica e scendere veloci verso
il Fratta Grande. Andiamo, passiamo l'uscita del Fratta Grande, ma dopo un
centinaio di metri desistiamo. Neve troppo pesante e bagnata da salire con le
ciaspole, si rischia. E se è così adesso, col sole che batte tra un'ora sarà
peggio.
Dietrofront, sul crinale ventato, saluti a due ragazzi,
scrutiamo quattro persone dentro al Fratta Piccola, e via verso il Passo
Ristele. Che contrariamente a quanto sembrava dalla base qualche ora fa, non ha
scaricato proprio tutto tutto.. Infatti mentre scendo per primo, due valanghine
a debole coesione dal lato sinistro scendono dopo che la roccia si è scaldata
dal sole. “Marco, giù di corsa” ma lui è cotto, dopo due giorni a bere solo
birra..
Intanto tutto si annuvola. Ma non da perturbazione, sono classiche
nuvole che avvolgono il Carega d'estate quando fa caldo. E si sente ovunque
rocce che scaricano.. Ho sol voglia di arrivare all'auto! Con la calma dovuta
alla stanchezza dell'ubriacone,
arriviamo alla macchina, felici di esser giù perché oggi di rischio ce ne è se
non si fanno le cose fatte bene.
Ultimo vajo della stagione? Mah, forse quelli a nord se si
trasformano.. Ma per il momento meglio lasciar riposare! Intanto ci concediamo un gelato caro ma massiccio osservando il passeggio sulla strada principale come due vecchi.
Qui altre foto.
Qui report.
domenica 7 aprile 2013
Cercando creste, trovando nubi: Rifugio Battisti
Giornata perfetta per cercare un camminatone lungo,
faticoso, ma appagante. Peccato che le previsioni diano brutto a nord del Po,
un po meno brutto nel pomeriggio a sud. Vada per l'Appennino. Per fortuna ieri è stata una giornata
lunga, e ciò mi ha permesso di dare già una sfogata alla mia voglia: quindi
posso andare più rilassato.
Infatti tra la prima sveglia e la partenza passano 2h30, tra
fare lo zaino, guardare le webcam e tornare a letto, riguarda re webcam e
tornare a letto, altre volte, fino a sveglia se no non parto più. E così mi
incammino dal parcheggio alle 10. Tardissimo per i miei standard! Ma oggi va
così, anche nella speranza il meteo migliori come annunciato: favole.
Giro classico, che avrò ripetuto (contando le varianti)
almeno dieci volte: ma è una bella zona. E voglio vedere quanta neve ha fatto
su. In realtà parto con tre idee. Uno: salire al Passo delle Radici, crinale
fino al Prado e discesa. Due: salita della cresta nord del Cipolla. Tre: cresta
di Vallestrina e Ravino con rientro lungo sulla carrozzabile.
Appena vedo il crinale capisco che la uno non si può fare,
solo nebbia lassù. Inizio già a capire che anche le altre due non avranno un
esito positivo. Continuo a salire, testa bassa per cercare la neve migliore (mi
tira mettere ciaspole e ghette ma non voglio bagnare i pantaloni).
Tutto tracciato, si vede che c’è una carovana di gente che
sale in questi giorni, ma con l’ora a cui son partito di gente ne trovo poca.
Al Segheria tiro dritto per il Battisti, abbandonando definitivamente l’opzione
uno. Dopo poco metto le ciaspole perché si inizia ad affondare troppo, e così
vado poi alla ricerca della neve fresca, che con le ciaspole è una goduria.
Detto fatto, uscito dal bosco la traccia va decisa verso
destra, ma io pam, dritto verso il Passo di Lama Lite restando nella conca.
Brutta scelta. Ogni pendio che vedo in giro ha scaricato, compreso il Cipolla
dove sto passando sotto e pestando vecchie valanghe già ricoperte da altra neve
fresca. Ma ci sono molte crepe lassù. E sento di pestare almeno 50cm di neve morbida,
soprattutto lo sentono le mie gambe.
Via via verso destra,a
cercare il crinalino, ma mi sento un po’ troppo minacciato e cerco di
filare dritto verso il passo al più presto! Ma in questo bianco non ci vedo
niente, non capsico le profondità, è impressionante! E non c’è nemmeno il
sole.. E al passo vedo già gli sbuffi di neve alzati dal vento..
Eccomi al passo, fiu, son salvo. Osservo la cresta del
Cipolla, osservo verso Vallestrina e Ravino: tutto coperto, le nubi sono 30m
più alte di me, per ora. Osservo il cartello al passo, si vede appena la fine
dello stesso: che bello constatare quanta neve ci sia! Parto allora verso il
Passone, almeno la potrei arrivare, tutto crinale e poi sarà tracciato vedrai.
Ciccia, non è tracciato nulla, ma provo a partire. Alla
prima salita decisa però, un tot di neve e le nubi che si abbassano di colpo mi
fan capire che non è giornata, dietrofront e andiamo a fare visita al Battisti.
Che trovo piacevolmente coperto di neve fino al primo piano! Che figata, ci sta
che i canali appenninici vengano buoni a breve.. Speriamo solo che lo scirocco
non sciolga tutto e ci faccia annegare dal Secchia..
Tutto d’un fiato, torno giù che ho già meditato il piano b,
scendo e vado a fare un giro in Pietra. Stavolta però seguo la traccia “sicura”
che se ne sta ben lontana dall’avvallamento dove son passato. Ma sempre a
cercare neve fresca, non nella traccia. Trovo una coppia che guarda la cartina,
guarda la traccia ben battuta e la mia che tira dritto verso il passo, e gli
dico subito “no no, andate di qui, non seguite la mia traccia”.
Poi giù di corsa assetato a cercare la fontana, non voglio fermarmi,
tutto d’un fiato, anche perché son bello sudato e non voglio prendere freddo,
ne vestirmi. Arrivo alla macchina con una certa fame, dopo sole 4 ore di
escursione. Mi cambio con calma, osservo di nuovo il crinale che non si è mai
scoperto. Anche il Cusna non si mostrerà mai oggi.
In Pietra, dopo un’indigestione di Gran Cereale, mi piazzo
in cima a scrivere della giornata di ieri per il blog. Molto meglio qui, nonostante vento e freddo,
che sulla mia scrivania!
sabato 6 aprile 2013
Ultima cartuccia su ghiaccio (forse): Ursprung
Aprile, si può ancora andare a salire
cascate di ghiaccio senza trovarle già mezzi torrenti? Che ne so io,
le salgo da un anno, e pure poche. Ma se l'esperto
dice che si può andare, andiamo. Peccato che poi l'esperto si
ricordi a metà settimana che è già impegnato (finirà a masticare
della resina) e tutto si complica. Le riserve vengono sciolte venerdì
sera alle 21e30: alle 2e30 si parte.
La giornata inizia pure bene: appena
entrati a Campo Tures troviamo un bar con luci accese, la tizia fuori
che pulisce, “scusi, è aperto” “no apre alle 6 (erano le 5e30)
ma se volete entrate pure che vi serviamo”, il tutto detto con uno
spiccato accento tetesco che avremmo ripetuto tutto il giorno. E la
colazione, con paste al plutonio, inaspettata si fa. E non è una
cosa ovvia, molte volte con questi orari, tranne in autogrill, non
trovi nulla.
Ci incamminiamo che nevischia: beh, che
ce frega, sabato scorso
pioveva! Mi preoccupa solo che se le nubi si abbassano non troveremo
la cascata a vista..ma sarà tracciata la neve! 'Ste palle! Siamo
belli carichi, le cordate saranno io
con Riccardo e Mirko
con Roberto:
io e Mirko dobbiamo fare gli esperti oggi, e questa è una parola
grossa. Ma va bene, la cascata è data con possibilità di trovare sempre del facile, ce la facciamo! 'Ste ripalle! Andremo a cercare le varianti migliori..
Seguiamo
gli sciatori, Rifugio Roma, un strada, ma dopo un po' di salita
capiamo che stiamo andando dalla parte errata. E torna giù in mezzo
al bosco. Dopo aver saggiato la neve al parcheggio e nella sicurezza
che vista la classicità di questa cascata, ci sarà una trincea che
ci porta alla sua base, abbiamo deciso di lasciare le ciaspole in
macchina. 'Ste palle!
Finiamo
su un sentiero che pare già migliore come direzione, continua a
nevischiare, ma non ci preoccupiamo. Ci preoccupa il caldo che fa, ma
la guida dice che è una cascata che si mantiene fino a stagione
inoltrata. Stavolta niente “'Ste palle”, sarà così. E fino
quasi alla malga Furth,
basta non uscire dalla traccia e riesci a galleggiare: se esci di
5cm, brum giù. Ma dalla malga, dalla quale i bimbi che aspetto
smaniosi il cioccolato vedono già la cascata (che pare pure grassa e
di un bel colore, anche se un po' coperta di neve), niente tracce.
Va
beh, se vedi la meta, non ti resta che fare tu strada! Cerco dopo la
malga ma non vedo nulla, Roberto dice di girare a destra prima del
ponte che abbiamo superato per arrivare alla malga. Parte per
saggiare la neve, quattro passi con lo stesso esito: giù fino
all'inguine. Poi va meglio e lo seguiamo. D'altronde che dobbiamo
fare? La montagna da Maometto non ci va di sicuro, occorre sudarsela!
E così sarà.
Ci
scambiamo, passo davanti io. Come diremo alla fine “l'80% dei passi
riesci a rimanere su e affondare poco (ma solo se adotti il passo
dell'usignolo), il 20% delle volte giù fino a metà coscia”. Già,
ma quel 20% pesa enormemente di più del 80! Dove sono le
ciaspole..ah già, 'ste palle. Ma la vogliamo questa cascata, perciò
avanti. Si fatica a tirare su il peso di tutto il corpo con un
quadricipite solo che tra l'altro si trova in posizione leggermente
scomoda (ovvero piede alla stessa altezza del culo, visto che l'altra
gamba è affondata), ma c'est la vie, e l'abbiamo scelta noi.
Dopo
un po' trovo una debole traccia nascosta dalla neve fresca fatta, la
seguo: permette di galleggiare un po' di più, diciamo che ha
permesso di arrivare alla media 20-80, altrimenti eravamo a 40-60. E
solo grazie al passo dell'usignolo, ovvero lento e delicato. Usciamo
dal bosco, finiamo l'argine del ruscello, e voilà, siamo alla base.
Sì, alla base del conoide nevoso da risalire. Questa cascata è
vicina, ma si allontana sempre..
E
via su per il ripido su neve fresca, e qui non c'è debole traccia
che tenga, occorre gattonare a volte. Ma sapete cosa vi dico?
Alleluja! Finalmente una cascata con dell'ingaggio! Così si che mi
sento davvero alpinista, altrimenti sabato scorso mi pareva di essere
quasi un falesista. Nulla da togliere ai falesisti, ci vado anche io,
ma oggi ho voglia di qualcosa di lungo e completo. E così sarà.
Con
una certa fatica (avremo ancora forze per la bestia di ghiaccio?)
arriviamo alla base. Nevischia ancora, ho lasciato il coprizaino a
casa, perciò opto per recarmi verso la nicchia sotto la roccia per
lasciare al riparo i nostri zaini. Ma questi ultimi metri di salita
sono in realtà con già il ghiaccio sotto..delicati! Sotto sì, ma
sotto un metro di neve da spostare! E tira calci, e scollina sulla
cornice, arrivo sotto, oh leh! Arriviamo tutti, l'avvicinamento ci ha
fatto spendere due ore e mezzo: un'ora fino alla malga, il resto
nella neve da tracciare. E siamo solo noi. Cosa abbastanza
abitudinaria, e che ogni volta mi lascia pensare.
Ci
prepariamo con calma e attacchiamo. Parte Mirko, e in 4 pieno. Forse se invece che dalla nicchia avessimo attaccato ben più
a sinistra, ma ormai siam qui. Il ghiaccio sembra buono, ma non è
tutto buchi come a Sottoguda,
qui la picca va lanciata e estratta! Dai Mirko, che poi tocca a me,
fremo ma non so ancora cosa mi aspetta. Fatico non poco, ma supero il
tiro e giungo alla sosta, attrezzata, altro motivo per il quale
abbiamo scelto questa cascata.
E
il secondo tiro sarebbe quello? Mah, ok che sembra che ci siano vari
punti per riposarsi, ma ci sono dei bei tratti verticali pare. E
tocca agli altri due tirare, ed è la prima volta che tirano da
primi.. Vedremo. Roberto arriva maledicendo le sue dragonne, un po'
provato, ma decide comunque di provare ad affrontare la lunghezza
successiva. Riccardo anche. Bene, che Dio sia con voi.
Parte
Roberto e sale dritto, Riccardo dopo un po' lo raggiunge e prende più
a sinistra, “perchè non voglio intrecciare troppo le corde” “ok,
ma guarda che li mi sembra più difficile” “beh vedo quando
arrivo li sotto”. Roberto con qualche resting prosegue e sale e
sale e arriva in sosta. Riccardo lo sento maledire la sua scelta, e
guardo un po' sbigottito.. Poi tocca a me.. Intanto di fianco a noi,
nella parte più a sinistra della cascata, vengono giù le prime
scariche di neve..
Mirko
parte, poi vado io. Accidenti a Riccardo, guarda te che cazzo di tiro
è andato a fare! Ok, che stare molto più a sinistra era facile
facile, però.. Verticale, alcune leggere pance, e pure un traverso
(per tornare sulla linea di Roberto)! In sosta mi dirà “ti ho
pensato mentre eri sul traverso, che mi tiravi degli accidenti”.
Però, che pelo. O che incoscienza. In ogni modo, chapeau. Il
ghiaccio almeno era buono per i piedi, anche se per le picche un po'
esplosivo. Adrenalina.
Bene,
siamo alla seconda sosta, quasi coperta dalla neve, fiuu. Mi conferma
il fatto che la cascata è bella imbiancata dalla neve fresca! Mirko
è già partito quando arrivo in sosta, lo vedo che va verso destra
su ghiaccio un po' esile. Andiamo e vediamo se seguirlo o stare più
a destra. Quando arrivo al bivio tentenno un po', ma poi opto per una
strada diversa, per mantenere il trand dato dal secondo tiro.
Sembrava
facile, e invece.. In traverso sbilenco, perchè io dovrei andare
dritto, ma il ghiaccio sale e piega verso la mia sinistra ma storto,
cioè alla mia sinistra va in basso. E col mezzo metro di neve fresca
sopra..è tutto un'emozione! Arrivo vicino a una serie di candele
alla mia destra, cerco per mettere un chiodo o fettuccia nella
candela, quando sento la corda tirare verso il basso, strizza nei
pantaloni, afferro la candela e mi tengo su. Era Roberto che è
scivolato sulla parte più facile..che caga! Poi salirà senza troppi
problemi.
Bene
riparti, sali ancora un po su questa linea che spinge verso sinistra
basso e poi su verso destra verso Mirko. Qualche altro passo e mi
ritrovo a piantare la picca con estrema forza per trovare un po' di
ghiaccio sotto il metro di neve. Poi non c'è più nemmeno quello,
fidati dei piedi.. Pino, sosta, evviva! Finita, spetacol. Poco più
di 3 ore e mezza per vederci tutti fuori. Il tempo è volato.
Aspettiamo
con le congratulazioni, meglio calarsi prima, che di scariche se ne
continuano a vedere, e non ti lascia tranquilla la cosa. Anche se
tutto il nostro itinerario pare al riparo, vedere intorno cosa accade
ha sempre il suo perchè. Prima doppia, poi alla seconda io e
Riccardo finiamo fino alla nicchia, Roberto e Mirko faranno doppia
anche dalla prima sosta. Non sto a spiegare i tecnicismi della cosa.
Una
sete e una fame, che tutti e quattro la prima cosa che facciamo è
rifocillarsi agli zaini. Poi con calma il resto, tra cui partire per
tornare indietro. Il tempo è volato si, ma è comunque trascorso. Io
la frontale non la vorrei usare.. Ok, se eravamo alla Funicolare,
davo per certo il suo uso, ma qui no..
Scendiamo,
e ora la neve fresca (su pendenza) di prima diventa divertente invece
che una fatica. Oddio, si fatica anche ora, ma meno. Trovo un pezzo
di ghiaccio, voglio fare un gioco.. Lo lancio giù sperando che
raccolga neve, diventi una palla e rotoli fino al ruscello. Il pezzo
di ghiaccio di partenza sarà stato 20 kg. Dopo qualche decina di
metri si ferma, inciccionito. Farlo ripartire adesso è un bello
sforzo.. Uh! Uh! (che imbecille che sono, quando sono nella neve
fresca) Uh! E riparte! Stavolta fa più strada, cresce, fa una bella
traccia che sfrutteremo a scendere, ma poi si ferma. Sarà un metro
cubo adesso. Dai che voglio che riparta! Uh! Uh! Ma stavolta nulla da
fare. Nemmeno con l'aiuto di Riccardo.
E
tornando sui nostri passi, comunque qualcuno finisce col culo a
contatto con la neve, e la gamba sempre distesa. Invece che le nostre
tracce, a un certo punto seguo l'esile traccia che avevamo trovato
dopo il totale ravanamento iniziale. Ci conduce dietro la malga: ma
non l avevo vista prima?! Va beh, pace, ci siam divertiti uguale.
Adesso poi il cielo si apre un po' e mostra sopra la nostra cascata
una cima maestosa, triangolare, con un bel paretone. Acquolina in
bocca.
Anche
il rientro dalla malga, che sembrava sicuro, ci porta a vari dubbi
sulla strada da prendere. All'andata abbiam fatto della strada in
più, vogliamo capire dove abbiamo sbagliato. Ma ciò ci porta a
sbagliare ancora! Ma poi riprenderci.. Speriamo che nessuno segua le
nostre tracce o gli parrà di girare un po' in tondo. E intanto si riceve la telefonata dell'invidia..
Arriviamo
alla macchina che sono le 17: che giornata piena! Mi ci voleva! Messa
in ordine l'attrezzatura, cambiati e puliti (circa) ci infiliamo nel
bar ristornate di fronte per una mezza pizza a testa e una birra.
Questa è vita.
Qui altre foto.
Qui report su on ice.
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39032 Riva di Tures BZ, Italia
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