sabato 17 ottobre 2015

Cercando l'asciutto: I Due Spigoli

Abbandonata l'idea delle Piccole Dolomiti causa meteo, si opta per Arco che dovrebbe assicurare condizioni migliori. Partiamo comunque presto, anche se durante tutto il viaggio sarà un continuo "Ma perchè siamo partiti così presto?" "Nicola, l'hai deciso te l'orario". Ancora è buio, e si esce dall'autostrada. 

E già prima di iniziare ad arrampicare, la scena che rende la giornata riuscita: arriviamo davanti alla pasticceria "La Bologna" per fare colazione, condizione necessaria per far alzare dal letto e certa gentaglia, ed è chiusa per ferie. Come nei migliori film romantico-drammatici, in cui dopo mille litigi, peripezie, sacrifici, l'innamorato sa di aver riconquistato la sua amata, di poterla riabbracciare, e la trova morta: in ginocchio davanti a lei, gridando un "noooooooooooooo" udibile fino alla capitale del Madagascar. 

Si ripiega su un bar a lato e ci dirigiamo verso Dro, puntando la via "Il profondo rispetto per l'Indria". Avevamo già notato un bagnato ben maggiore delle attese in giro, ma non credevamo così tanto. Parcheggiamo e optiamo per aspettare una mezzoretta, a vedere se esce il sole ad asciugare: pisolino in macchina. La sveglia suona, nulla è cambiato. 

Proviamo lo stesso a partire, avvicinamento breve, siamo all'attacco della via, niente sole, cielo coperto e parete bagnata. Anche la scritta della via combatte con l'acqua che la ricopre. Mi preparo a partire, a me spetta il primo tiro. Già, perchè il secondo ha già del VI, riservato a Nicola, unico che può salirlo. Io lo eviterei anche da secondo, ma con questa testa calda non c'è democrazia. 

Secondo passo e si sgretola la roccia sotto il mio piede. Ottima partenza. I prossimi passi senza mani su placca bagnata, banale se asciutta, insidiosa e da striscia marrone nelle mutande se bagnata. Oggi lo è. Eccome se lo è. Indeciso sui passi, provo la strada del cospargere di magnesite dove metterò il piede. Un tratto più asciutto lassù (dove infatti sarò veloce). In un tempo infinito raggiungo la sosta. 

Recupero Nicola, mentre osservo il secondo tiro. La parete dove corre il secondo tiro. La roccia dovrebbe essere calcare, ma dal colore sembra granito: il colore è dato dall'acqua che vi scorre sopra. Gocce continue, e infatti quando arriva il mio amico "Nico, a me non sembra igenico proseguire". Sopra poi ci aspettano diedri e fessure, il sole non accenna ad uscire, e qui non è solo la roccia bagnata, c'è quasi un ruscello. Ci si cala. 

Si torna all'auto, puntiamo alla zona dei Due Laghi, mal che vada si farà lo Spigolo Nascosto: sarebbe la seconda arrampicata di fila dove il "campione" (le virgolette nascondono un sacco di significati) si abbassa di grado! Infatti non lo farà, arrivati al parcheggio sfodera a mo' di spada la relazione de "I Due Spigoli". Ma va bene, oggi ero disposto a tirare delle madonne in Gianluca style. La salita nel bosco è resa rassicurante dalla presenza di funi e reti metalliche dimensionate per reggere la caduta di autoarticolati. Autoarticolati dalla parete.. Autoarticolati di calcare.. Autoarticolati, state dove siete. 

Eccoci all'attacco, e parto sempre io visto che dopo il VI di placca abbonda e io deficito. Ma la partenza non è che sia tanto banale, un bel passo in strapiombo con sopra delle gran prese svase. Inizio a temere che si farà notte se su uno dei tiri più facili ci metto tanto tempo. Che poi è molto da proteggere come via, è alpinistica (infatti incastro un paio di nut, e meno male che non li volevo!). Arrivo a quella che sembra una sosta, guardo il canale a sinistra, che schifo, sto qui. 

Nicola anche lui sbuffa un po sul passetto sotto, ma una volta in sosta sarà nel suo regno: la placca. I prossimi tre tiri infatti giacciono su una lavagna continua interrotta qua e la da qualche punto di debolezza della roccia, forse meglio definibili come "caccoline". Anche lui ha il suo bel da fare per salire, ma senza voli e senza resting supererà tutti i metri della lavagna. 

La via passa vicino allo spigolo, sotto il quale si finisce in strapiombo, e ciò rende la placca anche esposta, un tripudio di paure per me che sulle cose lisce (neve esclusa) non mi sento proprio a mio agio. Però..sì, bella è bella, ma qualche A0 non resisto a non farlo, anche perchè le temperature non sono per nulla confortevoli: si sente che questo angolo di valle è a nord. 

Al nostro fianco sale un'altra cordata, ragazzi dell'est immagino, sulla Via del Diedro che pare bella anche lei, ma un po' sporca visto quanto scaricano questi qui: meno male le nostre soste non sono in comune e siamo sufficientemente lontani dalla loro verticale. Il paesaggio, per chi ha il tempo e la disinvoltura di poterlo osservare, è suggestivo: lago sotto, roccia sopra, lo spigolo che cade nella valle a destra e il diedro che si alza colorandosi a sinistra. 

Eccoci a S4, ora posso salire io, alè! Il tiro si incrocia con quello degli altri due, devo stare attento a trovare il chiodo che indica che devo andare a sinistra, e quando lo trovo e vado lo slavo mi chiede "where you go?" e ci vuole un po' per spiegarsi che sta andando lui sulla sua via e io sulla mia. Traverso infimo ed eccomi alla sosta sotto il diedro. 

Dai che ne ho, posso tirare anche il prossimo! Il diedro da sotto pare poco propenso a essere salito con la tecnica giusta, lo temo molto placcoso. E invece sarà divertente, con friend che quando possono sono dei veri amici, appiglini che mi permettono di alzarmi e fessura che mi permette quasi una dulfer. Un albero da superare a sinistra, e poi di nuovo un po' di placca verso una sosta che mi fa vedere cosa ci aspetta sul prossimo tiro.. 

Il proseguo della via si presenta con un traverso verso sinistra con belle manette ma senza piedi, poi chissà. Si presenta anche con la vista di una corda lassù che mi fa temere ci sia una cordata bloccata. Nicola arriva e per prima cosa piscia, poi va, carico come una molla con un "oh, io provo a farla in libera", accidenti a lui. 

Il traverso visibile lo supera anche agevolmente, tutto di braccia, ma è dopo che viene il bello che non posso vedere. Armeggia con la corda, mi chiede di tirarlo su una e non sull'altra, mi dice che prova a passare, stai attento, no dai azzero, si capisce niente. Sol che ti muovi che ho freddo ed è tardi. 

Finalmente posso andare, e tutto mi è più chiaro. Il traverso è un boulder bianco, poi si sale con più difficoltà visti i pochi appigli, ma è quando tocca fare un altro traverso verso destra che sono dolori! La corda è fissa, ma dinamica e lunga una 20ina di metri. Nicola appollaiato in sosta che se la ride mentre io armeggio con moschettoni lunghi e corti cercando di azzerare e di vincolarmi agli spit. 

Una faticaccia! Con Nicola che mi incita e io che gli faccio cenno con la mano "stai chieto". Pare di essere un salame quando mi ritrovo vincolato con un rinvio in vita alla corda fissa, e con altri due lungi a due spit, uno a destra e uno a sinistra. Insomma, una roba che non centra nulla col grado della via, a mo' della cinque stagioni

Finalmente in sosta! E le imprecazioni (bonarie) abbondano. Ma son carico, vado a scalare il prossimo tiro, che chiaramente seguendo le indicazioni di Nicola, sbaglio. Salgo dritto, noto come è fissata la corda fissa di cui sotto, e proseguo a salire su rocce non tanto sane e sempre più verticali. Avrei pensato andare a destra, ma lui sotto "no vai dritto, traversi dopo".  E così mi trovo nelle sterpaglie e ghiaione. Fortuna che vedo per un soffio la sosta ben più a destra, e con passo delicato, tac, sei mia. 

Finalmente, ultimo tiro, ultimo spigolo, che Nicola sale svelto e che ben presto raggiungo anche io. Via finita con ancora imprecazioni bonarie sul tiro di A0. Ma vacca se è tardi, meglio sbrigarsi: il mio amico ricorda una discesa non tanto comoda e poco segnata, quindi sbrighiamoci. 

La realtà è che lui l'ha effettuata anni fa scendendo dal Diedro, ora invece si vede bene salvo qualche breve tratto. Si sale, si scende, si sale ed ecco il mitico tunnel naturale, quello che scommetto mi farà sognare, regalandomi i guaiti di Nicola! Ma mentre lo attraverso mi rendo conto che non è nulla di che.. 

Video. E invece, nonostante sia "facile" i gemiti riecheggiano nella Valle del Sarca. 

Un tratto attrezzato e ancora traccia di sentiero ci deposita poi su un sentiero più marcato, e dopo aver sbagliato un bivio, torniamo sui nostri passi alla ricerca di quello giusto, che infiliamo e ci riporta con un po' di corricchiamento al paese, e infine all'auto, tardissimo. Però una birra ci vuole, 5 minuti di reidratazione e poi a casa.

Qui altre foto.
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Qui relazione. 

domenica 11 ottobre 2015

Una pacata autunnale domenica: Trekking ai Lagoni

Una bella giornata di sole, il bosco che dovrebbe colorarsi di autunno, l'assenza di vento, una dolce compagnia e un posto inesplorato, l'arrampicata già "sfogata" ieri: un cocktail perfetto per pianificare la giornata di oggi. 
In viaggio verso il Rifugio Lagoni, una passeggiata prima sul 711 verso Capanna Lagoscuro, nella faggeta e districandosi sul sentiero diventato un ruscelletto. Da lì ci si complica la vita su un ombroso e gradonato 713A, fino finalmente a sbucare sui pratoni sotto il crinale.
Salgo a passo svelto sul Monte Matto, per vedere il mondo dal punto più alto della zona, e poi ridiscendere di nuovo in compagnia di nuovo a Capanna Lagoscuro ma stavolta per il più tranquillo, soleggiato, e meno roccioso, 713.
Per chiudere l'anello, rientriamo si per il 711, ma che gira verso la destra orografica dei Lagoni, all'Indiana Jones nel guado del ruscello, e poi per la ben più lunga discesa (con tratti di salita) sul 711A. Una giornata tranquilla, senza pretese, per soddisfare lo spirito e i cinque sensi. 
La vista accecata dal sole riflesso sulle acque del lago che d'estate inciterebbe al costume da bagno.
I profumi e i colori dei suoi faggi filiformi verso il cielo o arricciati verso terra, ma tutti tinti di giallo e rosso.
Il tatto che si accontenta di accarezzare l'arenaria dei massi erratici lato sentiero, ma bramando quella più verticale delle vie di arrampicata.
Il silenzio dei prati sotto il crinale.
Il gusto della polenta al cinghiale o ai funghi, e della birra che la cameriera voleva portarmi non ancora finita!
E così questo weekend ho passato più ore sul seggiolino di un auto che sul materasso del letto.

Qui altre foto.

sabato 10 ottobre 2015

Poche aspettative e poi gran giornata: Torre Juac, Via Victoria

Il tepore autunnale mantiene alta la voglia di arrampicare in dolomiti, le previsioni meteo buone fino a pochi giorni prima alimentano questa voglia, le previsioni che man mano peggiorano avvicinandosi al sabato fanno calare la libido. Senza nessuna pretesa e aspettativa, consci di partire per la Val Gardena e poi magari tornare indietro a Brentino o Arco, alle 4 ci troviamo a casa di Nicola
Finalmente dopo tanto tempo riesco a tornare ad arrampicare con questo uccel di bosco che ormai per robe sotto al TD non punta manco la sveglia. Invece oggi incredibilmente la punta anche per vie di III/IV. Già, perchè oggi date le temperature basse e il sole che potrebbe fregarci e non comparire, arrischiare su vie di una certa difficoltà con le dita gelate, o discese complicate, o vie lunghe, non sa da fare. La combricola è completata da Fiorella e G.
Lunga colazione (in perfetto stile Nicoliano) e poi su verso la Val Gardena, la via decisa in auto (eh beh, tre dei quattro non han studiato ieri!) su una serie di proposte, e la Via Victoria alla Torre Juac. Saliamo verso il parcheggio, Nicola pesta una merda esplorando un papabile parcheggio non però ancora quello giusto, ed eccoci al fresco dell'alba dolomitica ottombrina. La neve ha dato una bella sploverata al Sella, e il Sassolungo resta nelle nubi.
Ci incamminiamo che sono le 8, cielo a tratti sereno a tratti nuvoloso, ma comunque non è sereno sulla linea che congiunge noi e il sole, ergo siamo al freddo. Partiamo male. Ma la vista del Sassolungo versione pandoro con una spruzzatina di zucchero a velo, è un bell incentivo all'arrampicata. I piacevoli prati che conducono al RIfugio Juac sono un momento di relax che smorza ogni tensione.
Tante foto e la convinzione che il sole arriverà, basta aspettare, ci fanno salire con calma e osservare il gran ambiente che ci circonda: gruppi dolomitici maestosi, la valle laggiu, i prati versi e gli alberi a tratti verdi a tratti gialli. Le Dolomiti: "sassi in mezzo ai prati", la definizione di qualcuno. La nostra meta spunta tra gli alberi.
Si segue il sentiero verso il Rifugio Stevia, e una volta usciti dal bosco ecco il ghiaione da risalire per l'attacco. La parete non è al sole, sembra più un ovest che un sud-ovest, ma proviamoci. La salita sui sassolini che una volta stavano lassu ci scalda, e una volta all'attacco vediamo che il sole inizia a illuminare i prati alla nostra sinistra. Arriverà.
In cordata con Nicola, questo è davvero un molestatore nel continuare a dire "dai sbrigati, fila la corda, prepara la roba" e mamma mia, manco fosse una via da 30 tiri! Alle 9 parte, iniziando a insultare la via dopo pochi metri, per finire di farlo..non credo abbia già finito. Eh ma lui, poverino, è abituato al VI. Parte lui per primo, G seguirà me in cordata con Fiorella. 
La via risulterà essere già attrezzata: spit qua e la, soste con anello cementato, cordini in clessidre più o meno naturali (alcune sono trapanate). Avevo visto gli spit sullo schizzo, visto che Bernardi come materiale dava "6 rinvii", ma non credevo che non avremmo giù nulla a parte robe che ci si porta anche in falesia.
La prima parte è di roccia buona alternata a qualche tratto in cui sembra sbriciolarsi ma non lo fa. Grado facile con qualche passo divertente, ma proprio qualche passo. Una via alla ricerca della roccia in mezzo ai pratini delle cengie, ma va dato atto di un bel lavoro di fiuto da parte dell'apritore. Finalmente al secondo tiro mi ritrovo al sole, e meno male, le dita sul primo iniziavano a ricordarmi il tiro del grappolo della Sorarù. 
Ci si gode il panorama, ci si gode il sole che adesso permette di stare in maglietta (evviva!), ci si godono le risate. Si cerca di complicarsi la vita nei tratti di roccia che lo permettono, si arriva al ceppo del trasferimento alla seconda parte nella speranza che quel bel paretone presenti novità strabilianti, orca che le temperature e il cielo sereno ci permetterebbero di osare di più. 
Una conserva corta su terreno friabilmente franoso ci porta all'attacco della seconda parte. Fiorella e Paolo ci raggiungeranno presto. Dal ceppo osservavo quella bella fessura che in alto finisce in un diedro giallo strapiombante lato sinistro, ma con possibilità anche a destra. Chissà se e quante vie possibili su quella parete. Chissà, chissà..
Non troviamo il chiodo alla base del quinto tiro, ma una clessidra in alto ci rende fiduciosi sulla correttezza del proseguo della via, riparte di Nicola che ha sbofonchiato sul fatto che sia toccata a lui la conserva. Sale e lo vedo divertirsi di più, vuol dire che la bellezza della via sta aumentando, ottimo! 
Anche il sesto tiro si rivela essere divertente, più continuo dei precedenti ma sempre ben ammanigliato, un'arrampicata tranquilla e senza patemi. Il settimo torna invece a essere più facile, ma almeno ciò ci permette di iniziare a intuire che il ritorno a casa sarà a un orario tale da consentire una piacevole sorpresa a mogli e morose.
All'ottavo tiro mi "tocca" il passo forse più duro della via, ma capiamoci, niente strisce marroni nelle mutande. Peccato solo che la sosta sia su un cordone in clessidra di dubbia identificazione di bontà, non è integrabile. Alla veloce aggiungo un friend, Fiorella aggiungerà anche lei qualcosa suscitando le ire del suo compagno di cordata che aspetta giù.
Nicola riparte per un esposto nono tiro, la via dopo aver regalato il tratto più interessante di arrampicata, passa a regalare il tratto più estetico visto che oltre proseguirà in spigolo. La corda sta finendo, lo urlo al mio amico che scoprirò non essersi fermato alla sosta ufficiale ma aver proseguito per risparmiare tempo.
Lo raggiungo sullo spigolo finale per la cima, paolo invece fa sosta sul piannacolo caratteristico che dall'alto è davvero..pisano. Veloce scambio di materiale: in realtà siamo super attrezzati rispetto a quello che era necessario in questa via. Nicola fa il brillante dicendomi di prendere tutto, anche i friend: la realtà è che vuole essere alleggerito.
Ah sì? Ok prendo tutto..e metto gìù tutto! Friend in posti inutili, il blu del 3 che non riesco a metter giù e quindi lascio appeso al rinvio nello spuntone: "ci sono proprio delle brutte persone su questa via". Alle 12e30 siamo entrambi in cima, abbiam fatto presto rispetto ai soliti canoni (almeno, ai miei..), ma il non dover cercar la via, il trovare già tutto pronto (soste e protezioni) facilita non poco sui tempi.
Il sole c'è ancora, ma le nuvole lo stanno mangiando: sono ancora stratificazioni alte, ma si vede che qualcosa di più cospicuo arriverà. D'altronde davano pioggia alle 15. Siamo stati fortunati, abbiamo beccato una delle poche zone che tutto il tempo è rimasta al sole, e ciò ci ha permesso di passare una bella giornata.
Proseguiamo verso un punto poco più alto sulla via di discesa, ci si rifocilla, ci si sistema il materiale aspettando gli altri due, Kitkat tarocco di vetta, ci si svacca a terra. Ci piazziamo tutti comodi sul pratino al sole. Si ride e si scherza ammirando l'ambiente che ci circonda, sognado vie sul Sella, Sassolungo, sulle Odle, maledetti e numerosi sogni! Immancabile un massaggio che poi evolve a massaggio "cinese", ovviamente il massaggiato è quell artritico di Nicola e il massaggiatore quel ninfomane di G. 
Scendiamo per pendio a tratti erboso a tratti ghiaioso (ma almeno con sotto qualcosa di non paragonabile a lastre di roccia compatta), alzando gli occhi alle pareti che ci sovrastano. Discesa ancor più comoda una volta sul sentiero che ci porta rapidi alla macchina.
Via senza lode e senza infamia, facile ma divertente, estetica a tratti, ben protetta, ottimo ambiente. Va data lode all'apritore. Oggi non si poteva osare di più, e nel nostro osare dal punto di vista metereologico,  andata di lusso!
All'auto immancabile terzo tempo con le birre di Nicola e i panini del bar da datare col C14. Ma questa sosta non basta, bisogna fermarsi anche prima di entrare in A22 per dare sfogo alla fame ma sopratutto alla gola. SI sa che le arrampicate con Nicola finiscono per essere una giornata di degustazione.

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