sabato 19 agosto 2017

Supporter attivo per un giorno: forza Ilaria!

Ilaria è una ragazza con dei sogni. Beh oddio, farne io il biografo lo vedo alquanto fuori luogo: la realtà è che la conosco da giugno e solo tramite social. Su Facebook mi sono imbattuto nella sua pagina del "Longest Triathlon", ed è stato inevitabile che mi si creasse questa empatia, questo feeling tra la sua super impresona, e le mie impresine piccine. Impresone, impresine, si tratta pur sempre di sogni.

E i sogni sono quelli che ci tengono vivi, che ci fanno andare avanti. Che ci danno la forza di andare a lavoro nelle giornate grigie, perchè questo ci permette di avere i soldi (non raccontiamocela) per poter avere il materiale per realizzarli. Che ci danno lo stimolo ad allenarci anche quando piove, anche quando siamo stanchi, per avere la preparazione fisica per poterli portare a termine.

I sogni, come la risata, sono l'essenza della vita. O meglio, di una vita con una certa felicità: sì certo, se non si riesce a realizzarli non è che si sia proprio felici, ma già il solo concepirli è tanto. Un po' come un viaggio, già nel pianificarlo si prova un immenso piacere. E poi, se un sogno va storto, l'importante è averne subito pronto un altro!

In questo, forse un po' presuntuosamente, mi sento vicino a lei. E altrettanto presuntuosamente capisco (meglio dire immagino) quanto possa esser dura non tanto fisicamente, quanto psicologicamente. Gli uomini di scienza ti verranno sempre a dire che esistono dei limiti fisici, materiali, oltre i quali il corpo umano non può andare: sarà la mente umana personale a sfatare tutto ciò.

Per questo, nel mio piccolo, ho sempre riempito di like ogni suo post (e qualche commento, per non sembrare troppo molesto..), un piccolo gesto che però la sera sul cuscino, o la mattina davanti al caffè, può dare quel brio in più alla prossima giornata di fatiche. Un altro piccolo contributo l'ho fatto nella speranza di esse ancora di maggior supporto. Quando poi ho letto che era non troppo lontana da dove ero io, letto che se qualcuno voleva farle compagnia negli ultimi giorni era ben accetto.. colgo la palla al balzo per un supporto maggiore!

Salutati Flavio e Fabio, fatta spesa, scendo verso Ponte Gardena inghiottito dal traffico della valle e dei rientri. Pranzo al solito formaggio e insalata, formaggio e pere, e poi in cammino verso Chiusa per andarle incontro. Sentiti per messaggio, in un'ora arrivo dove Ilaria si trova con Checca e Checco al ristorante, a rimpinzarsi di cibo e buon umore.

Siamo tutti ragazze/i giovani, dal buon umore e dall'autoironia accentuata: ci vuol poco a mettersi a fare due chiacchiere come se ci conoscesse da tempo. Al ristornate Orso Grigio di Chiusa, c'è poi un simpaticissimo cameriere, che con l'umorismo che ha non può certo essere altoatesino: infatti è albanese.

Bevuta la grappa si riparte, 6km in compagnia, spensieratezza: usuale per me in questi giorni che sono stato in compagni di Giorgio, Riccardo, Lorenzo, Erica, Manuel, Claudia, Roberto, Flavio, Fabio, Cristina, Luca, Ermes. Inusuale quando ero da solo, ma sono stati pochi giorni rispetto a quelli che ha passato lei: forza psicologica, non fisica!

Arriviamo a Ponte Gardena sotto l'acqua, io col mio fedele ombrello che non mi fa sudare sette camicie come l'impermeabile: Ilaria e Christel continuano a piedi verso l'albergo di Colma, noi prendiamo le auto e le raggiungiamo. Una birra in compagnia, altre due chiacchiere: porgo a Ilaria due sacchetti di paste che ho preso per la colazione, facendole scegliere quale dei due preferisce che uno me lo tengo per la mia di colazione. Mannaggia, sceglie il mio preferito. E vabbeh.

Riparto per il mio di viaggio, spero che le poche ore passate insieme le abbiano fatto piacere e le diano un po' di forza. Io quando faccio le mie "minchiate" da solo, arrivo ad apprezzare qualche contatto umano.

Forza Ilaria, w i sogni!
W le/i sognatrici/ori!

venerdì 18 agosto 2017

Mo' va che (ri)bello: Spigolo del Pollice alle Cinque Dita del Sassolungo

Ci sono quelle giornate in cui arrampicare non è il fine principale, ma nelle quali lo scopo è divertirsi in compagnia. Cioè, aspetta, non che ad arrampicare non ci si diverta. E insomma, non è che vado ad arrampicare con chiunque: meglio una brutta cima con una bella compagnia che viceversa. Ridere, scherzare, condividere, col proprio compagno di cordata è fondamentale per poter dire che un'ascensione è riuscita. 

Oggi con Flavio e Fabio, ci raggiungono Ermes, Cristina e Luca, amici del bergamasco dalla folta chioma. Cristina e Luca hanno questa punta verso la traversata delle cinque dita passando per lo Spigolo del Pollice, che ho già salito. Ma la ricordo una bella via, perciò la torno a ripetere volentieri: anche perchè è stata in assoluto la mia prima via in Dolomiti. 

Il caffè di Luca e Cristina ci da una mano a svegliarsi: per evitare il traffico su una delle vie più ripetute della zona, si parte a "orario bergamasco". Alle 5e30 in cammino. Fantastico, adoro queste cose, e adoro NON salire coi mezzi meccanici quando è possibile. Solo che..questi oltre che esser simpatici ne hanno di birra nelle gambe. Sarà che non è che sia rimasto sul divano i giorni scorsi, però..che passo. 

L'orario ci permette di gustarci l'alba. Fa un freddo cane, di nuovo. Mai che abbia arrampicato in maglietta tutto il giorno stando bene di temperatura! Va beh, lamentiamoci del brodo grasso..  La sorpresa del cursore uscito dalla cerniera, lasciandola chiusa, col suo tesoro dentro: burrocacao (preziosissimo questi giorni) e coltellino (ecco, questo speriamo non serva). 

Arriviamo al Rifugio Demetz, e sbirciando dentro vedo le tavole imbandite per la colazione, ma nessuno che la stia facendo: molto bene, dai che partiamo per primi, pochi patemi di gente alle spalle. Mi dirigo verso l'attacco per cambiarmi e apparecchiarmi lì, i ragazzi si sono fermati al rifugio ma vorrei sfruttare la maglietta asciutta a pieno. 

Di nuovo in cordata con Flavio e Fabio, seguono Ermes con Cristina e Luca. Si parte, con la nebbiolina che sale già da valle a far presagire che anche oggi il cielo limpido e il tepore ce lo sogniamo. Parte Flavio per noi, e dopo pochi metri già si "lamenta" delle mani fredde.. Annamo bene! Sia io che lui ci siamo tenuti le scarpe visto che il tiro successivo cono 100m di trasferimento verso li spigolo.. 

Inizio già a intuire che la traversata non la facciamo oggi: tra le nuvole in cielo che fanno capire che tanto tranquilli non saremo mai, le relazioni non dettagliattissime, e il fatto che due cordate da tre che si aspettano e parlottano non sono proprio il massimo della velocità.. Eh mi sà di no. Ma vediamo. 

Continua Flavio: anche in questo tiro ci intrecciamo le corde tra noi sei (ma almeno non c'è da passarci sotto sul verticale), e dopo poco dobbiamo seguirlo per una conserva protetta. Gli ultimi metri si riprende ad arrampicare, col sole che torna a farsi largo. Col Sassolungo che mostra tutto il suo labirinto di guglie e torri. Spettacolare.. 

Finalmente si inizia a salire di spigolo. A differenza di altre vie di "spigolo" che poi si svolgono su esso solo per un 10%, questa è davvero su questo affilato ma facile ed esposto crinale verticale. Goduria. E non solo mia, tutti quanti iniziano ad essere entusiasti dell'arrampicata, mentre la bidonvia ha portato orde di arrampicatori alla base della parete del Pollice. 

Flavio fa strada, noi le seguiamo e subito dietro Ermes, al quale lasciamo giù le protezioni per potersi assicurare più rapidamente: una delle orge di materiali più grandi della storia, peggio anche che ai corsi. Alla fine della discesa dovremmo occupare metri quadri di terreno per spartire correttamente ferraglia e cordame. 

Il nostro capocordata fa sosta troppo presto, inizio a temere che qui ci sorpasseranno altre cordate e sarà la fine. Invece, dopo averlo costretto a salire un diedro più duro di quello che doveva essere il tiro, noi sei riusciamo a essere ancora quelli davanti a tutti. Solo le nebbie ci raggiungono e superano. 

Sesto e ultimo tiro per Flavio, che come ieri..mi evita lo spigolo standosene un po' in parete. Suggerisco allora a Fabio di partire prima di me e togliere entrambe le corde dai rinvii, così posso andarmene a cavalcioni sul crinale inclinato! Sguardo a sinistra, giù per centinaia di metri. Sguardo a destra, giù per centinaia di metri. Sguardo in alto, sù verso i sogni. 

Passo in testa, famelico. Madonna che voglia di arrampicare che mi è venuta! Non che non lo stessi già facendo, ma da primo è un'altra cosa.. Il (nostro) settimo tiro presenta poi la possibilità di "passeggiare" su una passerella larga 30cm sospesa sul vuoto. Passeggiare o strisciare, o deviare in parete a destra, a seconda dei gusti. 

Sul prossimo tiro, mi faccio tentare. Spigolo è, spigolo sia! Un chiodo nuovo di zecca consente di andare dritto a superare quel naso, ma è pur vero che quel vecchio chiodo a destra suggerisce si possa passare senza aumentare le difficoltà.. E vabbeh, c'ho l'ormone alto, vado dritto! Speriamo non mi maledicano quelli dietro.. 

Pregusto la fine della via. Gusto, insomma, farei km così! Vado ancora qualche metro in spigolo, poi il terreno spiana, o meglio, l'affilato spigolo si accascia ma resta affilato. Si aggira un torrioncino, ed ecco dei cordini con maglia rapida. Dopo aver fatto tutto, mi accorgo che qualche metro più avanti mi attende un bell'anellone cementato: smonta e vai la! 

Mi raggiungono in vetta i miei compagni di cordata. Arrivano anche quelli dell'altra cordata. Un bouquet di moschettoni avvolge l'anello, non c'è più posto per nessuno. Avanzo timidamente un "ma..voi siete soddisfatti così? O volete fare la traversata.. no perchè..". Il buon senso suggerisce che meglio non impelagarsi su una via lunga, con tante doppie, sconosciuta: c'è a chi resta un po' lì, chi per tutta la discesa la "menerà" con un "però la traversata..", chi probabilmente tedierà suo marito per qualche giorno.. Sempre la stessa persona eh.. Ma scendiamo. 

Scendiamo pure, che anche la discesa non la ricordo una passeggiata. Una prima calata per andare a prendere una sosta molto spostata verso destra (faccia a monte), sfruttando la guida che ho visto dirigersi là. Lascio tutto apparecchiato per una doppia a rami indipendenti, ma nessuno ahime sfrutterà la cosa.. 

Confidando sul fatto che la guida con una sola corda da qui si è calata e sta già salendo l'anulare, molto tranquillo scendo. Ma passati i 20m mi sembra che non ci si arrivi fino giù.. Chiedo lumi alla guida che cortesemente mi risponde "c'è un ancoraggio più su ma ormai non ci arrivi. Quando arrivi alla fine delle corde bisogna che fai un saltino sullo spuntone, ci arrivi per un pelo". 

Mi mancava la doppia con sbalzo finale. Anche agli altri mancava, infatti me ne sto lì pronto ad arpionarli appena arrivano a tiro e trascinarli sullo spuntone. "Cri, non stare qua, vai al riparo la sotto dai sassi che arrivano da su" "ok", ma mi si ferma a metà strada. "Cri sei riparata lì?" "Certo" "Prova a guardare verso l'alto, vedi il cielo o della roccia?" "Il cielo!" "E allora vai sotto le rocce porca miseria che quel tetto ti fa da riparo!", rotolo dal ridere.. Questa me la devo segnare. 

E ora che sono tutti giù, e al riparo, ricordo bene che..c'è un traverso unto, esposto e di III. "Flavio, fammi sicura che mi lego e attrezzo quel tratto", ma non ce ne è bisogno, ci sono dei chiodi..cementati. Il ragazzo che in discesa ci ha superato si ferma a metà e aspetta che tiro la corda.. Ecco l'anellone, fisso la corda e i miei amici possono arrivare qui in relativa sicurezza. 

Bon, due doppie sul palmo, a fare il solletico a queste facili placche, ma facili in salita: lisce come l'olio, da scendere non devono essere piacevoli, e se cadi ti accendi come un cerino e fai la stella cometa a valle. Anche no grazie. 

Camminatone verso le ultime doppie, ed è fatta. Tanti e tanti ancoraggi a disposizione, attrezziamo calate parallele su soste indipendenti. Solo che io alla mia ci arrivo per un pelo. Ma che dico pelo, a momenti non ci arrivo proprio! corde troppo tese, meglio che da qui non si cali nessuno.. "ragazzi, passate su quella di Flavio va la!". 
Riusciamo a finire le doppie prima che l'orda di arrampicatori ci raggiunga. Anche perchè in troppi fanno calate da 60m, non va bene. Anche l'orobico ci ha provato a convincermi, ma in Dolomiti meglio evitare l calate lunghe quando si può! Qui ci sono poi mille soste cementate..

Eccoci alla base, a ridere e scherzare, e ad ammirare lo spigolone. A smistare l'orgia di materiale compiuta durante l'ascesa (peccato, nessun friends ha figliato..), ma sopratutto a bramare del cibo e del bere.. Giù di corsa verso l'auto, e poi verso la Malga Sella che non delude mai.. 

"Oh, però la traversata..", coraggio Luca.

Qui altre foto.
Qui report.
Qui e qui la guida.

giovedì 17 agosto 2017

Klein aber lang: viaggione sullo Spigolo Sud-Est alla Piccola Fermeda

Oggi cordata inedita. La montagna, la passione per la montagna, ha il potere di unire le persone, di creare dei feeling che potrebbero richiedere parecchi giorni in un contesto "normale". Flavio l'ho conosciuto la prima volta sulla Tour Ronde, con quella sosta orobica che non dimenticherò mai: come nemmeno quella salita..un'epopea. L'ho rivisto ad Arco, e ci si era promessi di fare qualcosa insieme un giorno. 
È arrivato quel giorno, complici le ferie e il nostro vagabondare, ci si sente nei giorni scorsi e..andiamo in Dolomiti che ci sono anche degli altri suoi amici in giro che beccheremo domani. Noo, in dolomiti, non ero pronto a questo! Non ho guide ne cartine.. Però un'idea su che via fare, fuori dalla folla, in ambiente grandioso, selvaggia al punto giusto..ce l'ho.
Con Flavio c'è Fabio, altro bergamasco, e sono in minoranza. Non a caso passerò due giorni a mezzo a sentirmi dire "mo la piadina con lo squaqquerone" "mo va che bello" e tutte altre cantilene in romagnolo a deridere il mio accento. Che poi, io non sono romagnolo. Flavio ha un pelino accentuato l'accento. Un pelino..
Colazione e si parte da Daunei, luogo che quest'anno mi ha visto gran frequentatore del suo parcheggio e delle vie intorno: Torre Juac, Torre Firenze le più vicine, Sass de Mesdi, Gran Fermeda, Odla daCisles. Oggi con la Piccola Fermeda spero "chiudere" il poker delle salite delle Odle. Ma la via è lunga, e solo ora scopro che per Fabio si tratta della prima via in Dolomiti. In Dolomiti, non della prima via in assoluto..
Solita foto al lago dove si specchiano le quattro sorelle, "qui ci porti una ragazza e va in brodo di giuggiole", sosta al Rifugio Firenze per un caffè, e via per i prati verso l'attacco. L'orario presto fa sì che i sentieri non siano ancora invasi dalla gente..
Certo che da sotto fa un po' paura la via. Lo Spigolo Sud Est della Piccola Fermeda parte con dei netti gialloni, un nasone di strapiombo. Infatti la prima parte di salita si svolge sulla sorella maggiore, la Gran Fermeda.
Cordata da tre, meglio dividersi la salita in blocchi, e non alternarsi. Che poi Fabio ci deve pensare se ha voglia di tirare, oggi come dice lui è "giornata di apprendimento per me". Parto io allora, con l'idea di salire in conserva i primi quattro tiri, fino alla sosta prima del tiro chiave. E di salire con le scarpe, che sull'erba vanno meglio delle scarpette, e sul II grado sono passabili.
Scarpe, povere scarpe, il Brenta ha distrutto le mie Dolomite e mi tocca fare con le NewBalance che usavo a fare i trail.. Vediamo come se la cavano. Su roccia non mi ispirano molta fiducia, troppo morbide, e anche la discesa darà da prestare attenzione scendendo sul III.
Partiamo male, non trovo il chiodo cementato di sosta, ma il prossimo tiro non può che esser quello. Recupero i miei due compagni: siamo all'ombra e fa fresco. Anche oggi fa fresco, la costante di questa settimana di vacanza. Ma siamo carichi come delle molle.
Riparto per il tiro chiave della via: bello da vedersi, tutto questo giallo, questa netta fessura inclinata che non si capisce bene se salirla a destra, a sinistra, in mezzo, dentro, fuori.. Facciamo un po' di tutto va! E oltre all'accento, vengo canzonato per il mio mantello rosso da Superman: ho steso la maglietta di avvicinamento sopra lo zaino, e svulazza..
Bel tiro dove c'è da pensarci un po', dove evitare il bagnato.. Sosta scomoda e non molto rassicurante, traversino estetico finale dove fotografo bene i miei due amici. Riparto per un altro comodo tiro di traverso, esposto e poco proteggibile, a far sosta dentro il primo canale.
Segue un bel diedro camino dove occorre muoversi bene, ma ben ammanigliato o appiedato. La giornata scorre liscia, la salita si trova abbastanza bene per il momento, anche se di spigolo..non se ne vede ancora. Sarà meglio che le vie chiamate "spigolo" vengano attentamente vagliate per capire quanto spigolo c'è davvero.
Il tiro di trasferimento di I grado lo fanno Fabio e Flavio: ecco, manovra inedita per me, ma sensata. Le corde loro sono sopra, il tiro è facile, col secchiello posso gestirli separati. Vedi che ad arrampicare con gente "lontana" se ne imparano di nuove?

Dubbiosi se siamo nel posto giusto ora.. Almeno siamo al sole, a scaldarci. Due tironi strani, salita, traverso, sotto strapiombi: davanti (a fianco) a noi una placconata omogenea, indecifrabile. Parto dubbioso, non capendo se sarà facile o difficle. Un tiro strano ma bello, esposto e dalla salita diagonale. Trovo un chiodo cementato ben prima dei 50m: che faccio? Sono a 25m ma sosto lo stesso. Fabio veggente dice "sta a vedere che hanno invertito le lunghezze di questi due tiri".
Ha ragione! Infatti parto il tiro successivo, di nuovo bello, ma strano, traversi a cercare i pieid migliori su questa placconata che pare inaccessibile e invece cercando bene ha dei punti deboli netti. Lo strapiombo sulla testa e la corda che continua a scorrere.. Poche protezioni piazzabile.. La corda che scorre.. Ma accidenti, dov'è la sosta?! Intravedo un cengetta a fine del traverso, e infatti eccola. Fiuu..
Anche i miei due compagni si godono il tiro, e Flavio decide che sia ora di passare in testa lui: e si piglia tutto lo spigolo! Intanto osservo le montagne intorno con un bel cappello di nuvole: niente da fare, troppa energia nell'aria, previsioni che non riescono ad azzeccarci, ogni giorno si rischia la lavata.
Ben presto scompare alla nostra vista, e rapido sale. Da ora fino alla forcella sotto l'anticima non si troverà quasi più nemmeno un chiodo, ma il terreno facile e lavorato offre un sacco di bei buchi e spuntoni dove piazzare le nostre chincaglierie.
Tiri estetici sul filo dello spigolo i primi, qualche goccia ci mette il pepe al culo. Verso Corvara si nota distintamente un muro d'acqua che se fosse da noi.. Madonna, son quasi rassegnato. Prego un pochetto. Flavio prosegue svelto che anche lui ha capito l'andazzo.
Nella seconda metà della sua salita, mannaggia, mi abbandona lo spigolo, se ne sta più in parete. Io che invece amo gli spigoli, cerco di prenderlo di petto il più possibile, ma le protezioni piazzate non sempre lo permettono.
Flavio va su terreno libero in mezzo a torrioni e gugliette sulla sinistra dello spigolo, per poi tornarci in seguito. Lo raggiungiamo alla sosta sotto l'anticima, urca se è lontana ancor ala cima! E queste nuvole..invogliano velocità!
Molto gentilmente, il bergamasco lascia a me il tratto finale per arrivare in cima. Dai, provo a concatenare tutto così arriviamo prima in vetta. La roccia si fa nettamente meno buona, occorre stare attenti e muoversi bene. Proteggersi poco per poter esser tranquilli sullo scorrimento della corda: i miei amici mi tireranno degli accidenti per questo..
Ma la corda si incastra, loro son già partiti, ci vediamo, gli chiedo di disincastrarla. Due volte succede tutto ciò, poi mi rompo le balle e dopo il traversino delicato ed esposto, alla seconda forcella sosto sulla ferla e amen. Non ho mica cagato in chiesa per dover fare questo tiro alla fune!

Belle foto da ceramica ai due, e riparto come un gatto svelto verso la cima, eccola! A no, è di fianco, dove giace il libro di via. Ed eccoci tutti quanti sulla Piccola Fermeda ad ammirare il panorama e considerare che..oh ma sono 720m di sviluppo! Vione! Piccola ma lunga!
Meglio non sostare troppo in vetta, l'orario e il meteo ballerino propendono per scendere alla svelta. La stretta di mano una volta che saremo sul sentiero, si fa su un po' di roba, cambio scarpe, e via andare. Ma che panorama..
Ridendo e scherzando come fatto in tutte le ore precedenti (sketch di Fantozzi e Pozzetto che loro sanno a memoria!), la discesa si svolge senza perdersi come temevo: quella dalla Gran Fermeda la ricordo molto più labirintica, questa si segue abbastanza bene, e con qualche breve calata si evitano i passi di disarrampicata più duri (III).
Da questo lato la Piccola Fermeda ha un'impressionate versante nord, profili aguzzi che non si notavano. Ultima doppia e siamo alla forcella dalla quale tutto dovrebbe essere su sentiero ora.. E invece no! Saliamo a ignoranza sul crinalone, per poi scendere sul lato nord. E per tornare sul sud c'è un breve tratto su placche rocciose erbose.
Fabio resta un po' indietro, stanco della salita, e ci sta benissimo. Lo aspettiamo, corricchiamo verso valle affamati e assetati. Tracce meno nette obbligano a tagli nei prati in direzione del sentiero di stamane, marmotte fischianti mi strappano un sorriso ogni volta che le vedo goffe goffe correre verso le tane.
Eccoci sul sentiero, stretta di mano, una pausetta, qualche foto, e la soddisfazione della salita! Siamo d'accordo sul fermarci al Rifugio Juac a mangiare qualcosa, a valle non faremo in tempo ad arrivarci.. Io sono abbastanza sicuro che sia aperto e chi ci daranno da cena, e invece quando arriviamo "Scusi si può mangiare qualcosa?" "Ma la cucina ha chiuso mezz'ora fa" (sono le 19e30).
Tragedia. Usciamo sconfortati, il gestore a sedere su una sedia ci chiede cosa abbiamo fatto "lo spigolo alla piccola Fermeda" "No no, dopo una scalata si deve mangiare, vado a sentire in cucina cosa possono farvi". Dio ti benedica! Doppia razione di uova speck e patate (io senza speck, ovviamente) e siamo in pace col mondo.
Si fa sera, si fa notte. Che giornatone anche questo, e in piacevole compagnia!

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