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sabato 10 giugno 2017

Sogni e follie: 00 (crinale) dal Passo del Cerreto al Corno alle Scale

Come mi vengono in mente certe cose? Cosa mi passa per la testa?
Mi sdraio sul lettino dello psicologo, e vi racconto. 
Di solito ne faccio una all'anno di queste minchiate: ad aprile ho già fatto la Via degli Dei in29h non stop, perciò sarei a posto per il 2017, ma.. Ma c'è un weekend della madonna dal punto di vista meteo, tanta voglia di alta quota ma nessuno disponibile per andarci. Tento di proporre una due giorni in Dolomiti, ma anche lì picche. Ci spero fino alla fine, infatti mercoledì sera spingo i miei allenamenti di corsa percorrendo 18,5km: avessi saputo che pochi giorni facevo questa cosa, non l'avrei fatto.

E niente, c'è pure Luna Piena. Uffa, devo approfittarne! Un bel trail autogestito allora, ma quelli che trovo sono "economicamente dispendiosi" (andare fino in trentino da solo, ha un certo costo che adesso non voglio affrontare). Ehi, ma l'Appennino che dice? Cinque anni fa, dopo aver corteggiato questa sgambata a lungo, percorsi lo 00 dal Corno alle Scale al Passo del Cerreto: potrei ripetere quel giro.

Cinque anni fa partii al sabato mattina verso le 5 da casa, quindi dopo aver dormito. Auto, treno, bus, e alle 10 in cammino dal Corno alle Scale, per arrivare verso le 10 in zona Passo del Cerreto dove mi veniva incontro Marco, per poi arrivare al Passo del Cerreto quasi alle 13 e tornare con Marco. 27h, 73km. Spulcio gli orari dei mezzi pubblici, mi metto d'accordo per arrampicare domenica, quindi se voglio far sta cosa devo starci in meno tempo.

Scuole finite, orari bus cambiati. L'unica possibilità è prendere alle 15e35 il bus a Reggio Emilia che mi porta alle 18e15 al Passo del Cerreto, e per rientrare dal Corno alle Scale alla stazione di Bologna c'è un bus alle 12 e uno alle 18. Dai, quello delle 18 ce la faccio di certo, spero anche quello delle 12 magari! Bon, si fa, giovedì sera preparo tutto, carico la macchina, e vediamo se venerdì mattina ho ancora voglia di questa piccola follia.

Volevo fare lo zaino piccolo, esser leggero, sgaggio, per poter "volare". Impossibile. Senza ristori, viaggiando di notte quando rifugi e negozi ai passi sono chiusi, rare fonti d'acqua, mi tocca partire con 3,5l di acqua, cibo, un minimo di vestiti. Zaino da 20l, quasi bombato. Pace. Tanto vale mi compro anche il pane. Dai, ho ancora voglia.

Esco da lavoro, fatico a parcheggiare in stazione a Modena, finirò di cambiarmi poi al Passo del Cerreto, volo a prendere il biglietto. Si parte. Ma posso ancora tornare indietro. Posso, ma voglio? Ziocca, non sono Braveheart, c'ho paura comunque a camminare e correre di notte da solo per boschi e crinali: cinghiali, scivoloni, cadute, .. Paura ma anche gioia, ricerca di pace, "meditazione fisica", allenamento mentale. Dai, vai.

Ecco il bus, salgo, cerco di dormire che stanotte non lo farò (o come cinque anni fa mi accascerò "come corpo morto cadde" sul crinale a dormire una mezzora, completamente distrutto e in preda ai colpi di sonno?). Dormo poco, dormo male. Arrivo a Castelnuovo: il bus dovrebbe continuare fino al Passo del Cerreto, ma scendono tutti, che strano. Io sono nel sedile dietro il conducente, impossibile che non mi veda.

Alza il volume della radio. Vabbeh, si rilassa, avrà visto siamo solo in due, chissene. Ma che strada strana, ma..l'autorimessa?! "Ehi, ma non prosegue per il Passo del Cerreto?" "Ma che ci fai ancora su? Castelnuovo era il capolinea, dovevi prendere la coincidenza" ma porcaputtana, che faccio ora? Mentre sta per entrare nell'autorimessa, l'autista scorge il collega che sta per uscire, gli suona e lo ferma, mi dice "sali con quello la va la!", e quello la che dice "che fai, ti porti il lavoro a casa?"

Tutto stava per andare a ramengo per un banale fraintendimento. Tutto però si è aggiustato nel migliore dei modi: allora è giusto che continuo. Non li ricordavo così scomodi gli autobus, e tutte le buche per strada si sentono in doulby surround fisico. Cielo nuvoloso, ma meglio, basta che poi si rassereni quando sorgerà la Luna.

Ore 18e15 eccomi al Passo del Cerreto. Approfitto del bar aperto (il prossimo locale sarà all'Abetone, tra 15h..) per un caffè, facciamo due. Ormai da qui non torno più indietro, devo andare (a meno di riprendere il bus domattina e stanotte dormire chissà dove e chissà come). Mi avvio sulla strada, mi fermo su un muretto per cambiarmi, ungermi (fondamentale per evitare vesciche), bere, mangiare, e..go!

Le preoccupazioni, i vari "ma ce la farò?", "ma perchè?", e le bestie selvatiche al buio?", "il freddo?", "il caldo?", "la fame?", "la sete?", "i muscoli?", "il ginocchio?", si zittiscono. Ora c'è solo da andare. Sì, ci sono vie di fuga, ma..non ci si guarda indietro. Andare, spegnere la mente e lasciarsi guidare dal flusso, dal flusso che cerco di crearmi attorno.
 18:26 Passo delCerreto 1261 mslm:
0 D+; 0 km; 0h.

Dopo pochi minuti sono in mezzo a delle case, senza segni che mi indichino dove andare: provo di la, e una ragazza arriva provvidenzialmente in auto e mi indica di andare da un'altra parte. Partiamo bene! Ma può essere un altro segno che sto facendo la cosa giusta e che andrà bene. Poi il sentiero diventa piacevole, anche un po' di sali scendi su cui correre, sassi da saltare, salite da sudare. 
Sudare, vacca bestia che caldo, sono già fradicio: ok la maglietta di ricambio ce l'ho, ma pantaloncini e mutande no. Sentiero poco chiaro e mi perdo, ma 50m, perchè qui lo so che di segni ce ne devono essere spesso, e se non ci sono vuol dire che stai sbagliando, e uno sbaglio così presto ti ammazza il morale.
Gli scorci fuori dal bosco mostrano le ruvide montagne dell'Appennino Reggiano, il Gendarme della Nuda e l'altra "roccia" attorno a se. Verde brillante e cielo che si è schiarito e mostra le sue tonalità azzurre. Passo per il Bivacco Rosario, testone che si possa fare, ma poi devo tornare indietro e salire verso il Passo sotto il Monte la Nuda.
Bello, bellissimo, il paesaggio, la solitudine, il silenzio. Troppe mosche che rompono le scatole. Mi maledico: ma perchè arrivare a fare queste cose senza la "settimana di scarico"? Perchè quei 18,5km mercoledì sera? Perchè partire senza dormire prima? Perchè certe idee nascono e sbocciano improvvisamente, e non puoi frenarle quando sono così dirompenti. Perchè tanto non gareggio con nessuno: più è dura, più sarò soddisfatto di me stesso.
Salgo fino in cima al Monte la Nuda, col paesaggio che si apre a 360°: e tra questi gradi ci sono pure i prossimi km che mi attendono. I prossimi, non tutti: vedo fino al Monte Prado, ma li non sarò nemmeno a metà. Minchia.
Cerco di bere spesso, di scorta ne ho, mangiucchio, non voglio bruciarmi, voglio preservarmi. Comincio a scendere, mi aspetta un tratto bellissimo:dopo una sassaia, il sentiero sta leggermente sotto il crinale geografico e taglia di traverso un pendio verde, tutto in single track ed anche sposto. Non si può mettere il piede in fallo, ma la voglia di lasciarsi guidare dalla gravità (e dalla forza nelle piccole risalite) vince sulla paura. Estasi. Libidine. Libertà.
Pezzi all'ombra mi segnalano che il sole inizia ad abbassarsi, ma voglio arrivare al Passo di Pradarena prima di buio. Risparmio di energie a ramengo, troppo bello correre qui, corri! Eccomi al Passo Belfiore, si entra nel bosco ma si continua a correre spensierato e frivolo in mezzo a faggi bitorzoluti. Poi il sentiero diventa forestale, e la magia svanisce: mi calmo e cammino.
20:30 Passo della Pradarena 1579 mslm:
2h totali. 
Cerco invano una fontana, una fonte. Il prossimo approvvigionamento d'acqua sicuro è solo al Passo Radici, lontanuccio. Non c'è un cazz. Amen, in marcia, i cartelli dicono 4h30 al Monte Prado. Dopo poco bosco, esco di nuovo, ancora forestale (me la ricordo questa, lungaaaaaa), luce solare che se ne va, nuvole che ne offuscano il tramonto e luce tenue, quasi non luce sulle Apuane. Su questo terreno senza pendenza cammino, e dietro l'angolo (uno dei tanti) ecco che sorge la Luna. Dietro un altro, una fonte. Due fari nell'avventura.
Ci sarebbe da avere paura. Da soli, in mezzo al nulla, dove magari anche il telefono non prende. Il buio che sta per arrivare, quel silenzio assordante interrotto solo dal vento che quando muove gli alberi ti fa paura pensare "oddio chi c'è?!". Invece mi sento a mio agio, a casa, non certo padrone del luogo ma padrone di me. Libero.
Un auto ferma e un signore che mi vede passare correndo, chissà cosa penserà. Poi si torna in single track, erba alta dentro la quale scommetto pullulano le zecche (e infatti tra un po' di ore me ne toglierò parecchie), paesaggi quasi sterminati e senza apparente meta. Si passa di qua e di la dal vero crinale, ormai è buio davvero, ormai posso fermarmi a mangiare qualcosa e mettermi la frontale.

Ma porco cane che freddo! Vento e bagnato, mix perfetto per non farmi rimpiangere lo zaino grande dentro il quale ho potuto mettere scaldabraccia e guanti! Riparto, tratti esposti e qualche inciampo che mi fa pensare "oh nano, dai concentrati su". Peccato, il cielo si è velato e la Luna sta dietro.

Al buio mi tocca l'Appennino Reggiano che conosco, bella storia. Passo nella zona dove cinque anni fa un colpo di sonno mentre camminavo mi fece capire che era meglio sdraiarsi e dormire un po' li dov'ero. Coi cinghiali, come le bestie. Stavolta no, proseguo: che cazzo, alla Via degli Dei ho tirato dritto per 29h (diciamo che in 49h ne ho dormite..0,5), ce la farò bene oggi.

Tratti di crinale puro, aereo, spazioso. Passo di Romecchio, e ora la salita fino al frequentato Prado, una salita che ho fatto tante volte, ma non con questi km sulle gambe e nella testa: fatti, e da fare. Bastoncini e salire, bere spesso e camminare. Il profilo del Cusna mi affianca, quello del Prado appare dopo il Castellaccio. 
23:09 Monte Prado 2054 mslm:
4h40min totali.

Il Monte Prado è la massima elevazione sul crinale emiliano, ma ben più basso del Cusna che gli sta di fronte. Cercando riparo dal vento, è ora di fermarsi a sedere un altro po', ma non troppo che si gela. Non pensavo avrei avuto tanto freddo. Mi guardo dietro e guardo avanti, la Luna debolmente mi mostra la strada. 
Ora ci sarebbe quel bellissimo tratto da correre come fatto altre volte: ma a buio ho un po' paura, sono restio. Ma ho pure paura di esser lungo, di non fare in tempo per il bus delle 12; e prendere quello delle 18 vuol dire arrivare a casa davvero tardi.. Mi faccio coraggio, o meglio tiro fuori il bambino che è in me e uccido l'adulto: corri!
Altri tagli di pendii, verde che non si vede ma c'è, sentieri stretti dove il concetto di "mettere un piede davanti all'altro" è proprio perchè di fianco non ci starebbero. Entro nel bosco che preannuncia l'ultimo tratto per il Passo delle Forbici, non riesco a non correre anche qui, nonostante tema parecchio di spaventare in modo troppo brusco qualche animale. Che poi si sà: a volte per loro la miglior difesa è l'attacco! Un riccio lo trovo, ma di lui non ho paura.
Passo delle Forbici, ultimo baluardo dell'Appennino conosciuto e quindi non temuto. Pausa con mezza RedBull (meglio giocare d'anticipo), cibarie varie, e ripartire prima che il freddo mi ripigli. E in tutto questo, la tosse. Già, forma fisica al top con un raffreddore e una tosse che mi sa siano nate in Marmolada e non vogliano morire. Gola in fiamme fin dalla partenza, e ora che inspiro aria fredda e via orale (ebbeh, si sa che quando manca fiato per via nasale, si passa alla bocca), è proprio un inferno.

Mi aspetta il tratto che temo di più. Perchè? Perchè ho paura di perdermi nella zona prima del Passo delle Radici, perchè anni e anni fa successe con un'uscita degli Alternattivi, quando conobbi Marco. No, non quella dei 28 escursionisti disperi la notte del 14/02/2008 (o 2009?) nella zona del Lago Santo Modenese, ma un'altra, ben più innocua ma che mi ha lasciato questo ricordo di questo posto. 
Passo del Giovarello con comoda sterrata, poi riparte il sentiero. O meglio, torno a cavalcare il crinale (a destra prati e a sinistra faggi piccini) piuttosto che stare sulla carareccia bassa. E qui incontro un rospo, per un pelo non lo pesto con la luce debole della mia frontale scarica: a casa riguardo la foto che gli ho fatto, e la didascalia mi viene automatica "che ti guardi, pezzo di matto?".

Bellissimo questo pezzo di cavalcata, riprendo anche a correre. Ricordo di esserci già passato, solo dopo mi verrà in mente quando: Apicella Trail. Anche un po' di roccia a usurare le mie scarpe e a ricordarmi la voglia che ho di arrampicare. Il vento soffia, mi accarezza e ormai quel suo vociare sulle foglie non mi fa più paura. Anche se temo i maremmani dei greggi, come successe cinque anni fa..

Continuo su questo splendido pezzo di schiena dell'Appennino, e dietro un cespuglio, a due metri da me, un tasso! Che non mi sente, non mi vede (eppure lo sto illuminando) intento com'è col naso nella terra. Sto per tirare fuori la macchina fotografica, poi penso a che razza di artigli ha un tasso e..opto per fargli paura e mandarlo via, che non si sà mai..

Non mi perdo invece, gironzolo nel bosco prendendo direzioni che vanno contro il senso dell'orientamento,  incontro cartelli che mi fanno un po' incazzare, e poi questo "Alta Via dei Parchi" che ho sempre a vista. Bevo, sorseggio dal cammel back, avidamente, tanto a breve trovo una fonte: non ti azzardare a non esserci, se no muio di sete! 
01:41 Passo delle Radici 1261 mslm:
1905 D+ totali
33,87 km totali.
7h10min totali.

Sosta un po' più lunga del solito, il tempo di rifornirmi di acqua, mangiare, mandare un messaggio all'amica che da casa "segue" queste scorribande e che sopratutto conosce le mie ultime volontà: nel caso che.. Disfa lo zaino, rifallo, mangia, cambia frontale e metti la più potente. Ed è ora di bilanci.

Cinque anni fa qui ci arrivai alle 22, e mi pare fossi a metà. Ero partito alle 10 (o alle 11?) dal Corno alle Scale, 22-10 fa 12, quindi allo stesso passo dovrei arrivare alla mia meta alle..14e40. Azz, sconforto, niente bus delle 12! A meno che ci metto più birra, magari quest'anno sono più in forma, chissà. Se no pace, inizierò a scrivere su tutte le chat e su facebook se qualcuno è in zona e mi possa dare un passaggio a una stazione, o farò l'autostop, oppure morirò sotto un albero con tre birre medie ad aspettare il bus delle 19 e amen.

Riparto, asfalto per un bel tratto coi bastoncini che stridono per spaventare le belve feroci. Poi, si torna su sentiero, con la Luna che appare e scompare dal bosco. Boh, dai, cerchiamo di spingere che non voglio arrivare a casa tardi ed esser stanco domenica. 
Poi arriva il cartello che ti ammazza. Alle 3e30, il cartello dice "Abetone 12h"! Che poi, perchè tanto sconforto? I tempi indicati li dimezzi tutti no?! E invece un pochetto mi demoralizzo. Sarà forse anche l'oscurità, il non vedere lontano, il non fidarsi del corricchiare, o la stanchezza che avanza. Va beh ciccio, sei qui, vai. Che scelta hai?
Si riparte a macinare km, canticchio qualcosa (purtroppo anche Despacito, volente o nolente è un ritmo che penetra in testa), ma parlo poco da solo, o meglio parlo poco a voce alta. Sono nella zona dove l'altra volta qualche maremmano mi fece ben paura. Ora sono al buio, col mio frontalone voglio vedere lontano per vedere prima la bestia che considero più pericolosa.

Invece scorgo vari caprioli. Salgo, scendo, traverso sul lato toscano, nessuna traccia di greggi: ma ogni tanto sento odore di bestiame, mi prende un colpo, mi guardo intorno, poi realizzo che potrei pure essere io a emanare questo odore! Tratti esposti e sconnessi, devo riprendere lucidità e guardare bene dove andare, e nel mentre approfittare delle discese per prendere un po' di spinta e guadagnare tempo. 
Raggiungo il Colle della Bruciata, o Passo della Porticciola, che le prime luci si fanno spazio nel cielo. Dai dai spingi che magari ti godi l'alba dalla vetta del Monte Giovo! Spingi..son stanco, non riesco a spingere: non siamo piante, ma di certo il nostro organismo funziona meglio alla luce del sole. La notte uccide la testa. E se mi muore la testa, il fisico collasserà.
Il cielo si infuoca dietro il Monte Cimone, ma l'alba è anonima, o meglio, la palla di fuoco non si vede, resta nascosta da nuvolaglia che si tinge di rosso. Pur sempre uno spettacolo. Pur sempre un "risorgere" che ti fa venire voglia di rinascere anche te, sfatto come sei da 11h di cammino e corsa. Pause ripetute, poi ecco la croce laggiù.

Monte Giovo, teatro di meravigliose giornate di alpinismo invernale quest'anno. Teatro anche di passeggiate estive, di pianti di ex morose, insomma un sacco di ricordi. E quando sei solo, i ricordi affiorano, sembra i tuoi cassetti della memoria stiano subendo un trasloco brusco e confusionario: o forse sono entrati i ladri in casa e stanno rovistando ovunque? Ladri o disperazione? 
5:30 Monte Giovo 1991 mslm:
919 D+ parziali, 2824 D+ totali.
13,97 km parziali, 47,84 km totali.
3h40min parziali, 10h50min totali.

Al riparo sul lato nord, sotto la croce, mangio e bevo, e faccio due conti. Posso in 6h30 arrivare al parcheggio? Fai che dall'Abetone al parcheggio ci metto 4h, vuol dire che all'Abetone devo arrivarci per le 8: son sempre più scettico. Ma sono anche fiducioso di farcela però: non in x ore, ma in x+n. Speriamo quelle n non siano da forno sotto il sole! 
Chissà se il Tex laggiù è sveglio e osserva questo pirla che a quest'ora pasteggia in cima. Dai mo, partire, con le gambe durette, gambe fatevi vedere..cosa vedo?! Una zecca. Toglila. Un'altra. Toglila. Un'altra. Insomma quell'erba alta ha regalato parassiti! 5-6 bestiacce su una bestiaccia più grossa. Grazie però, così sto a sedere un altro po'.
Monte Rondinaio, laggiù, più bello se innevato, ma ora che è scoperto noto delle cenge per raggiungerlo e dei passaggi mica tanto T! Iniziano le salite in cui "guarda solo per terra, non su, per non vedere quanto manca!", pause, e finalmente cima. Uno sguardo tutt'intorno, alla strada da percorrere, e a quella percorsa. Allora dai, adesso correre in discesa, se no il tempo non lo guadagni!
Non ce la faccio. A parte che scendere dal Rondinaio non è proprio agevole, e poi son stanco. Devo risparmiarmi o rischio di bruciarmi. Correrò dopo. Mi gusto i profili rocciosi della bella est del monte, e del caratteristico pinnacolo a Il Passetto. Nessun umano in giro: bel mondo questo.
Pausa cacca, ne approfitto per togliere i pantaloni corti da mtb (utili per le tasche, ma da cui ho tolto il fondello che non mi serve) che ho sopra quelli "attillati" corti da corsa, cambio maglietta, e un po' mi sento rinato. Osservo lontano, faccio due più due dei cartelli: no eh, Femmina Morta e Alpe Tre Potenze saranno mica da salire!
E invece i cartelli di Foce Giovo sono inconfutabili: devo salire anche quelle. Avanti! Trovo la fonte dove ricordo cinque anni fa ricevetti una quasi proposta indecente (e chi legge chissà che viaggi si farà adesso), m'abbeverò e avanzo. Ho voluto la bici? Cazzi miei.
Le foto iniziano a scarseggiare. Il sole inizia a scaldare. Non posso permettermi distrazioni, di perdere la concentrazione,la stanchezza non può insinuarsi nelle fessure dei movimenti e gesti non necessari. Salgo La Femmina, salgo le Potenze. E in cima ad esse mi prendo due pasticche di Enervit, rigorosamente scadute da 9 mesi. Vediamo se funzionano lo stesso, che ne ho bisogno.
Mi forzo di correre la discesa, capisco che il Monte Gomito è più lontano di quello che credevo. Ma sento che sto riprendendo fiducia, mi sto ricaricando, lo sconforto e la stanchezza non sono più alleati contro la forza di volontà. Che poi, ora ho capito. Il buio non ti permette di vedere, di vedere in che bei posti ti trovi, di spaziare con l'immaginazione verso l'orizzonte, verso altri progetti. Il buio ti tiene imprigionato in pochi metri quadri, come correre sul tapis roulant. Ora basta tapis, libertè!
Perdo il sentiero, torna su, rieccolo. si passa a destra dei Denti della Vecchia, non vado a complicarmi la vita lassù, lo 00 passa giù, e io lo seguo. Che poi anche qui un piede in fallo vuol dire un bel ruzzolone. La rete delle piste, il passaggio tra esse, ed eccomi di fianco agli impianti. Ora posso vedere piuttosto nitidamente Libro Aperto e Corno alle Scale. Vedo la fine.
Mi sento meglio, ma non ancora ripreso. Discesa di agonia verso l'Abetone, prima su pezzi di pista, poi per sentiero ricco di fottuti sali scendi: perchè salire?! Il bosco di abeti sempre più afoso, meglio i freschi faggi, e guarda quel faggio com'è ricurvo! Sarebbe perfetto per sdraiarsi sopra. Riposare un po', ci vorrebbe.
9:25 Abetone 1388 mslm:
598 D+ parziali, 3422 D+ totali.
12,18 km parziali, 60,02 km totali.
3h45min parziali, 14h35min totali.

Quelle 12h sono state dimezzate, ma in 2h30 impossibile arrivare al bus. Sai che c'è? Vado al bar e mi siedo! La civiltà non è piacevolissima da ritrovare quando essa significa una manifestazione e gara di moto da trial.. Ma due caffè, un succo, due paste e una coca cola e una mezzora di tavolino, fanno bene, eccome!

Mentre la barista mi parla capisco che tosse e raffreddore devono aver intaccato anche le orecchie: che cacchio, non la sento mentre parla! Che tappata ragazzi! Intanto messaggio a Stefania e a mia sorella "Sorella tutto bene, sto facendo una delle mie minchiate".

Diventa tempo di alzarsi, di raccogliere le forse, di risvegliare gambe e spalle (lo zaino!) dal torpore e da quel "ma ziocca ora che stavamo bene ci rimetti a faticare?!". Forza, che manca poco e ce la facciamo! A caccia della fontana, 1km regalato alle mie gambe. E ripartire con 3,5 kg d'acqua sul groppone, si sente. 
Imbocco il sentiero per il Libro Aperto, un sali scendi che mette a dura prova la testa: sembra giri verso direzioni errate, ma c'è solo questo. Seguo, seguo, altra pausa wc: il corpo deve star bene per reggere. Il caldo non è ancora opprimente in questo bosco ombreggiato, e un debole vento mi fa ben sperare per il dopo. La tosse va meglio: stanotte ho penato, forse ora la mia gola si è calmata.
Il Monte Majore non me lo ricordavo, ma ora che sono fuori dal bosco la strada è chiara: su di la! Altri cartelli che ammazzano: 6h30 al Duca degli Abruzzi. Sono le 11, se ci metto questo tempo sono spacciato. Invece no, il ristoro e la pausa sono serviti, sono tornato a dimezzare i tempi dei cartelli!

Sulla salita al Libro Aperto, l'ultimo salitone (non l'ultima salita) incontro Edoardo della Val di Nure. Buon passo anche lui, in compagnia di un cane scuro a pelo lungo (poraccio), con cui parlo mentre saliamo insieme (anche lui vuole arrivare al Duca degli Abruzzi e poi scendere in toscana e rientrare in bus). Naturale che venga fuori cosa stia facendo ("Ma te da dove sei partito?"), e naturale che quindi si vada sul discorso "il fisico segue poi quello che gli dice la mente a un certo punto". 
Si finisce a filosofeggiare, a quell'esempio del nuotatore che haattraversato l'adriatico senza fermarsi, quando i medici sostenevano che le articolazioni delle spalle possono regge al massimo x rotazioni di fila: lui ne fece tipo il quintuplo. E nuota ancora.. Finchè il ragazzo mi fa "vedi anche io nel mio piccolo, mi manca una mano ma arrampico lo stesso, e da secondo il 6a lo faccio".

"Ti manca una mano?!" Non me ne ero accorto, e gli dico proprio così! Quando sento certe cose, o ripenso ad amici che hanno problemi di salute gravi ma fanno quello che fanno, mi sale una forza d'animo che "ma io di che cazzo mi lamento?! Dacci dentro coglione!". 
E ci do dentro. La salita al Libro Aperto sarebbe evitabile. Ma sto facendo lo 00, tutto, voglio farlo pulito, senza scorciatoie. Su dritto mentre saluto Edoardo sperando di rivederlo più avanti. Questo strappo quasi me lo bevo, rinvigorito dalla sosta e dal traguardo ormai vicino. Da quel tratto di crinale della Marcia dei Tori che me lo fa sentire amico.
Cima del Libro Aperto, bevo e ribevo, il cammel back è santo in queste traversate. Mangio, mi guardo intorno a 360°: non si vede più da dove sono partito, ma si vede dove voglio arrivare. Dove arriverò! La vicinanza della meta, della vetta, è il viagra migliore che c'è. Caldo, tanto, metto il cappello, ci manca solo che mi stenda un colpo di sole. Mosche di merda.
E ora, si torna a divertirsi. La sofferenza c'è ancora, ci sarà ancora nei tratti di salita o nelle discese dove sento le temute vesciche affiorare ai piedi (falso allarme, solo sensazioni). Ma sono di nuovo in single track, sul crinale, toccando il cielo con un dito, ogni balzo mi allontana dal suolo e avvicina alle nuvole. Vabbeh, nuvole, cielo ultralimpido in realtà.

Sali scendi numerosi, tratti tecnici in discesa e in salita. Trovo per terra l'Acchiappasogni che era appeso allo zaino di Edoardo, lo raccolgo nella speranza di ridarglielo. E ci riesco, perchè lui sta tornando indietro dopo essersi accorto di aver perso il telefono.. Lo risaluto, purtroppo non posso aiutarlo.

Discese, e salite. Un tratto l'ho percorso tempo fa con un trail autogestito che ricalcava il Cima TauffiTrail. Vengono un altro paio di dossi, poi ritrovo il terreno della Marcia dei Tori: lo conosco, le risalite da compiere sono solo due. Solo. E invece no, dietro ogni discesa (corricchiata spensierato) si nasconde una salita (breve, ma tra fatica e caldo..). 
Dopo tutte queste ore da solo, ora la popolazione umana si fa largo. Biker ed escursionisti di ogni specie, che quando vedono arrivare questo cinghiale imbizzarrito si spostano quasi subito per lasciarmi strada: bravissimi, non fatemi fermare che ripartire potrebbe essere dura!
13:13 Passo di Croce Arcana 1669 mslm:
977 D+ parziali, 4399 D+ totali.
12,73 km parziali, 72,75 km totali.
3h10min parziali, 17h45min totali.

Eccomi al passo finalmente. Mi siedo e mangio e bevo: potrei strafogarmi, ma meglio non tirare i remi in barca subito! Nuovo messaggio, ma non prende. Arriva anceh Edoardo, al quale offro due biscotti mentre Buck si è rifugiato sotto un 4x4 al riparo dal sole cocente (non lo so ancora, ma mi sto ustionando collo, braccia e cosce). 
"Ragazzo ti saluto, devo andare che se mi fermo troppo, addio" e vado. Salita alle antenne, e poi la vista dello Spigolino: ziobo lo scoglio della Marcia dei Tori, devo salirlo? Lo 00 ci va? Se sì, devo. E per l'appunto, devo. Testa china, lo sguardo non deve alzarsi per non mostrare alla mente quanto manca.
Cima, anche questa, l'ultima? No. Per esser coerente fino alla fine devo salire anche il Cupolino ed arrivare al Passo dei Tre Termini, confine tra Bologna, Modena e Toscana. Mi siedo con le gambe a penzoloni, Dio come stanno bene i piedi sospesi in aria senza dover sostenere del peso!

Andare o fermarsi ancora' Dai forza che manca poco! Discesa dalla vetta, in vista di una nuova salita per arrivare al pianoro del Lago Scaffaiolo. Supero di nuovo una coppia che avrà pensato "che due palle questo", e quasi nei pressi del lago (ma perchè non mi sono portato il costume?), tiro dritto sullo 00. 
Popopo popo po, ormai il morale è alto, l'obiettivo a portata di mano, la birra vicina. Ecco la cima del Monte Cupolino: questa è davvero l'ultima salita. L'ultima: parola che può essere dolce o amara a seconda dei contesti. Quello che sto facendo è dolce o amaro? Nel durante direi che dipenda, ma nel dopo..è meglio del miele.
Monte Cupolino, di nuovo sguardo intorno a me, ma fugace, perchè voglio scendere al più presto ormai, abbracciare la fine. Eccomi al Passo dei Tre Termini, di nuovo senza pausa, voglio scendere. Voglio andare a morire sotto un albero con tre birre medie, sperando magari di trovare una faccia amica, o un'amica che mi venga a prendere. Bella è la solitudine, ma anche la compagnia fa mica schifo!
Lo 00 è finito, lo abbandono, devo chiudere la traversata. Discesa su terreno spesso brutto, incorribile, ma non voglio correre. Basta. Riposo. Treni da prendere ne ho, ma tardi. Ho tutto il tempo del mondo adesso. Vorrei solo un bar, una piscina fredda, dei vestiti puliti, mangiare, dormire.
Arrivo all'asfalto, mi guardo intorno, porca puttana sta a vedere che non c'è nulla di aperto! Ma che ti venga.. Cerca la fermata del bus, almeno quello, poi valuterò. Cammina, asfalto, gambe sporche, ecco la fermata. Ma.. gli orari.. non sono quelli che ho scaricato.. in base a questi, NON ci sono più bus per tornare giù!

15:07 Parcheggio impianti 1471 mslm:
299 D+ parziali, 4698 D+ totali.
7,24 km parziali, 79,99 km totali.
1h45min parziali, 19h30min totali.

Mi svacco per terra, fottiti. Scrivi a Stefania va la, che almeno le dico che non sono stato divorato da cinghiali o non sono caduto nei dirupi. Il Rifugio Cavone dista 1km (anche lì fermata dei bus), andiamo la a sentire e farci una birra almeno. Altra camminata, eccomi, chiedo e mi confermano che quelli affissi cono probabilmente gli orari vecchi.

Vado alla fontana, mi cambio, lavo piedi e gambe (come vorrei una vasca d'acqua gelida per immergerle), verifico l'assenza di vesciche, l'usura delle scarpe, e poi torno al Rifugio Cavone, scelgo il tavolo e.. Karen! Una faccia amica, due chiacchiere da poter scambiare, e forse.. un passaggio verso valle.

Entro, ordino birra, solo 33cc (uehhhhhhhhhhh) esco e al tavolo con lei mi conferma la sua disponibilità a darmi uno strappo all'auto (ti devo un favore e due birre). Lei si è fatta il percorso della LizzanoExtreme oggi. Io..lo sapete. E di cosa parliamo? Dei prossimi progetti: Corda Molla, Tiefenmatten, .. insaziabili sognatori.

Ma senza sogni, che vita sarebbe?
Senza sogni che si avverano, senza progetti che si realizzano, che appagamento avremmo da essa?
W la vita, w i sogni, quelli realizzati e quelli ancora, per poco si spera, nel cassetto.

Qui altre foto.
Qui report.
Qui e qui file kml e gpx del tratto da Passo del Cerreto a Passo Radici.
Qui e qui file kml e gpx del tratto da Passo Radici al Monte Giovo.
Qui e qui file kml e gpx del tratto da Monte Giovo all Abetone.
Qui e qui file kml e gpx del tratto dall'Abetone al Passo di Croce Arcana.
Qui e qui file kml e gpx del tratto dal Passo di Croce Arcana al parcheggio degli impianti del Corno alle Scale.

domenica 5 agosto 2012

Appennino alla goccia: che sbronzata di crinale!

Tutto il crinale modenese e reggiano in un colpo solo, senza soste se non per mangiare, bere, …, al massimo dormire 15minuti. Tutto, ma proprio tutto eh! Ce la farò?
Chi mi conosce lo sa che non sono normale: a chiacchiere ne sparo tante, come dico sempre “sognare non costa nulla”. Chi mi conosce ancora di più, sa che però se alle chiacchiere faccio seguire un certo studio del progetto e continuo a parlarne..allora prima o poi ci proverò. È giunta l'ora di questo momento.
Dopo un primo tentativo andato male per il meteo stavolta potrei avere le buone carte: i trasporti pubblici sincronizzati, il sole, la luna piena, vento debole, Marco alla domenica a darmi supporto morale e automobilistico. Manca solo l'ultimo asso: la forma fisica e mentale, ma quella si scopre nel mentre!
E così parto. Sono tre settimane che lavoro 10-11-12 ore al giorno, che ne dormo 5-6, ma tutte le altre carte ci sono, è l'occasione buona. Certo avrei fatto meglio a stare a casa venerdì sera, ma un'uscita con gli amici non si nega: e così vado a letto che è l'1e20, per svegliarmi alle 3e30.. Su treni e bus riuscirò a dormire un oretta. Sarà dura stare svegli, ma finché cammino non dovrei addormentarmi..almeno spero.
La paura delle vesciche mi porta a cospargere i piedi di vaselina, come ogni maratoneta che si rispetti, e questo funzionerà, alla fine nemmeno una veschica piccina piccina! Nello zaino un po di magliette di ricambio, giacca impermeabile, giacca antivento, varie cosine di vestiario, barrette su barrette, 2,5l di acqua (ho contato che tra fonti e bar, farò fuori più di 12litri di liquidi..), scarpe da ginnastica che non si sa mai, accessori e elettronica, e il copri sacco a pelo per bivacco di emergenza. Non prendo i guanti, e me ne pentirò. Uno zaino che comunque i suoi 7-8kg li fa: sono maggiorato di almeno il 10% del mio peso corporeo.
La mia questione più grande è se reggerà la testa. 24H da soli, sotto la fatica, la paura del buio (perché il bosco al buio da soli fa paura, provare per credere), sperduto sull'appennino, che certo non è il deserto o la Patagonia, ma se ti perdi ti perdi, e il cellulare non prende. Niente leoni, ma lupi e cinghiali. Non mi interessa, voglio provarci.
Perché lo fai? Me lo chiederebbero in tanti. Cosa gli rispondo? Hillary quando gli chiesero perché voleva salire sull'Everest rispose semplicemente “perché è la”, e in effetti è così. Una prova di forza? Si, sono onesto, anche quello (ma per sfida contro me stesso, non contro gli altri), un mettermi alla prova fisicamente, ma sopratutto mentalmente. Fin dove posso spingermi?

Parto. Fa un caldo fottuto. Meno male sul crinale tira vento, più di quello previsto, ma non si vola via almeno. Che Appennino sarebbe senza vento.. Al Passo dei Tre Termini l'avventura inizia ufficialmente, è questo il confine tra modenese e bolognese. Fino al Libro Aperto conosco il tracciato, e comunque è giorno, quindi non mi preoccupo. Spero solo che quando il buio arriverà riuscirò ad esser in zone che ho già battuto. Per fortuna qualche weekend fa ho fatto un giretto intorno al Passo Radici, la zona che mi mancava e che rischia di cadere nell'oscurità.
Sono carico, penso di potercela fare. Scambio due chiacchiere con tre ragazzi armati di tenda che supero: fanno la traversata anche loro, da Cantagallo a Pradarena, ma in tre giorni. Non mi chiedono dove vado, tre persone in meno dalle quali sentirsi dire “ma te non sei normale”. Soste brevi e fugaci, mi fermo, bevo qualcosa, tiro fuori la barretta e riparto, mangiandola in cammino: non voglio perdere tempo, e son troppo gasato.
Non crediate che marcio a testa bassa: mi guardo intorno, apprezzo e mi inebrio dell'Appennino. Ma se dovessi raccontare tutti gli squarci di paesaggio, di questi 70 e passa km di paesaggio, non finirei più..
Abetone, prima tappa cruciale, prima possibilità di fuga con mezzi pubblici. Compro dell'acqua e riparto. Rifugio Selletta chiuso, sognavo già una birra cazzo! Ma al rifugio della funivia del gomito, una birra, una Redbull e una pasta me le faccio. Poi si riparte per il tratto più divertente, fino al Giovo: un po di I grado sparso. Un minimo di tecnica oltre che di fisico.
Alla Foce Giovo mi fermo a parlare con due ragazze mentre aspettiamo che la fonte riempia le nostre borracce e le nostre arse gole. A loro dico da dove son partito, ma non dove voglio arrivare e come, alla domanda “ma te dove dormi?” rispondo “sotto le stelle”: non sarebbe male. Da adesso diventa solitaria, non incontrerò più nessuno fino al Passo di Pradarena, più di 12 ore dopo.
Sul Giovo respiro odore di selvaggio, un odore strano in Appennino, insolito. Sento sempre più che posso farcela, assaporo già la vittoria, ma non devo, troppo presto. Secondo i calcoli forniti da materiale su web, il Passo Radici è a metà strada, con 50km percorsi e 50km da percorrere: il passo è li dietro l'angolo (circa..) ma ancora non raggiunto.
Un gregge di pecore, un maremmano che mi abbaia contro. Non gli sto simpatico..mica verrà giù ancora per cercare il sapore del mio sangue?! Mica potrà finire così quest'avventura?! Per fortuna no..proseguo. Il sentiero scende sul versante toscano, ciò mi fa sentire ancor più lontano da casa. Temo la solitudine, sopratutto di notte. Per questo ho pensato di portare l'auricolare per telefonare a qualcuno e approfittare per fare due chicchere e ascoltare la radio, ma alla fine non farò nulla di tutto ciò, il tempo passerà anche troppo veloce.
Il tramonto lo perdo perché nel bosco, peccato. Ancor più peccato pensare che mi toccherà fare da Passo Radici al Passo Forbici al buio, in quel tratto di bosco non facile come orientamento, e dove infatti molte volte tornerò sui miei passi alla ricerca del giusto sentiero. Ma eccoci al Passo Radici, cazzo, il rifugio chiude giusto quando arrivo, niente coca cola ne pasta di lamponi, uffa. Mi sento con Marco, concordiamo per il giorno dopo. Forse lui non lo sa, ma la sua presenza garantita è per me un grosso sollievo e quindi fonte di tranquillità. Gli dico per gli orari e altre questioni logistiche “Marco, fai quello e come vuoi, basta che non mi inculi!”.
Al Passo faccio una bella sosta. Il gps segna 43km, meno del previsto, e sono le 21e30: sono 12h scarse che sono in giro. È già buio fondo, ma la luna è sorta e illumina un sacco: beh, illumina le praterie, non certo il bosco, che a tratti è abbastanza buio anche di giorno.. Ma quando metto piede sulle forestali, mi giro per controllare che non arrivi un'auto talmente la luce della luna è forte. Arrivare al Passo Forbici per la mente e il fisico è uno scherzo, ma li commetto un errore. Mi fermo.
Mi cambio, sosto un attimo, mi accascio dentro il santuario. Oh che sonno. Il vento tira e senza sole fa freddo, qui sono al riparo, si sta bene.. Dai, dormo un po, punto la sveglia, mi concedo 15 minuti. Ci metto un'ora a schiodarmi da questa nicchia, finalmente riparto, ma dopo 100m torno indietro per mettermi le prolunghe ai pantaloni. La salita al Prado si rivela un'agonia. Non so cosa mi prende, c'è la luna, ci sono le stelle, cosa voglio di più?! Ma la fatica, forse più il sonno, mi fanno barcollare. Ho voglia di mandare un sms a Marco per dirgli di venire a prendermi a Febbio, non ce la farò mai ad arrivare al Cerreto. Mi pare di metterci ore e ore per arrivare in cima, e invece impiego 1h40. Ma allora ce la posso fare!
Le gambe iniziano a dolere, ma non nelle salite, no, in discesa. Il tibiale è alle stelle, la pianta dei piedi mi dice “aho!” a ogni appoggio. Non sembra, ma il crinale di dislivello ne fa con tutti i suoi saliscendi. Arrivi su una cima, scendi, e poi ti tocca risalire subito su un'altra: dietro l'angolo c'è sempre una nuova salita.
In cima al Prado scatto comunque una foto che rappresenta la mia sofferenza, ma per fortuna sarà l'unico momento “buio” dell'impresa. Scendo, e osservo delle frontali che partono dal battisti per dirigersi al Cusna, dal quale osserveranno l'alba: è un momento in cui mi sento un attimo un po' meno fuori dal mondo. Le pause si fanno più frequenti, sia gambe che schiena iniziano a essere stanche, ma la testa regge.
Dopo il passo di Romecchio mi aspetta una cresta verso il Sillano. Il vento tira, il sonno si sente, e così mentre cammino non so perché, ma all'improvviso decido che basta, mi fermo qui dove sono e dormo 15minuti: e così faccio, mi metto sulla cresta sottovento con lo zaino che mi ripari un po' e punto la sveglia. Che non suonerà, ma io per fortuna mi sveglio prima. Sono circa le 4. già da un po' ho deciso che mi fermerò al Cerreto, niente Lagastrello. Quel tratto presenta tratti un po' delicati, oltre a uno che non conosco ma che mi hanno sconsigliato se tira vento. Non sarebbe bello arrivare in tratti difficili non lucidi. Il Cerreto basterà, e avanzerà! Quindi decido anche di prendermela più con calma, oltra alla stanchezza non ho più quella frenesia che in un batti baleno mi ha portato dal Corno alle Scale al Giovo.
Riparto, e dopo una mezzora mi riaccascio. Sono in un punto panoramico sul Cusna, mi son perso il tramonto, non vorrei perdermi l'alba mentre giro sulla sud del Sillano. Ma non considero i tempi.. Sì, si vedono le prima luci, ma l'alba è lunga. Aspetterò un'ora, in cui spigozzerò un po', ma patirò anche freddo in quanto non riesco a ripararmi dal vento e mi tira il culo tirare fuori la giacca, e nonostante aspetti, poi mi rompo le palle e riparto senza aver visto il sole spuntare dietro al gigante. Lo vedrò più avanti.
La solitudine con la luce del sole si placa. Non ho acceso la radio, non ne ho sentito il bisogno, la marcia mi ha tenuto concentrato. Adesso col sole mi sembra quasi un'escursione normale: non fosse che ho 60km sulle gambe. Mi stupisco di non vedere nemmeno all'alba un animale: anche durante la notte nessun avvistamento, solo una lepre. Ciò mi ha dato un senso di desolazione. Ma con la luce de sole passa.
Dal Sillano, Pradarena è la prossima importante tappa, il passaggio obbligato attraverso l'umanità dopo il Passo delle Radici. Ma non arriva mai.. Praterie e forestale e poi finalmente eccolo. Intanto ho avvisato marco di venire al Cerreto, non al Lagastrello, e qui a Pradarena sono accolto dal trambusto..del mercato! Sosta al bar per una coca cola che sogno da ieri sera e una pasta, poi si riparte.
Ultimo tratto, ultima salita importante, ultima cima, La Nuda. Ormai è fatta, mi manca solo questa decina di km, poi ce l'ho fatta, e negli ultimi potrò scherzare e parlare con un volto amico. Arrivo al Passo Belfiore come pattuito, e aspetto come pattuito. Ma aspetto facendo cosa? Tanto vale che mi sdraio e dorma..detto fatto. Niente sveglia, perché tanto sono in mezzo al sentiero e quando marco arriverà non potrà fare altro che calpestarmi. Mi sveglio dopo un'ora e mezza..ma dove sei Marco?
Ha sbagliato la salita, mi dice che è già sotto la nuda, che mi viene incontro. Riparto e dopo un po' ci troviamo. In salita sono stanco, ma le mie gambe vanno ancora affamate di dislivello: è in discesa che implorano pietà. Chi dice che in discesa tutti i santi aiutano, in vita sua non deve aver sceso più di 100m. In discesa si fa fatica, a meno che tu non ti spacchi le articolazioni sbattendo i piedi senza testa.
La Nuda, eccola, ci siamo, poma. Inizio ad assaporare il sapore della vittoria sempre più vicina, nonché della birra. Da ieri sera sogno una media fresca e un panino con la salsiccia. Poche ore e saranno miei entrambi! Sosta sulla cima, due chiacchiere, un panino. Nel mio zaino ho messo solo dolci e barrette per un rapporto peso/energia al massimo, ma ho una voglia di salato..e Marco ha il salato. Poi giù, e in discesa come fanno i bimbi piccoli chiederò a Marco “quanto manca?”. Manca poco, ma è un'eternità. Poi il bosco finisce, sbuchiamo su una strada. Marco a destra verso Cerreto laghi dove ha messo l'auto, io a sinistra verso il Passo:è fatta.
Ore 12e53: arrivo al Passo del Cerreto, dopo esser partito dal parcheggio degli impianti del Corno alle Scale alle 9e38 del giorno prima, aver percorso 73km (dice il gps) per quasi 5000m di dislivello (conti con cartina alla mano, potrebbero essere di più, ma se uno sale tutte le cime diventano molti di più), aver dormito (spigozzato) un paio d'ore scarse. L'ultimo terzo l'ho preso molto con calma, si poteva tirare di più e metterci meno tempo, a spanne togliendo le pause lunghe (quelle da più di 15minuti) ho camminato poco meno di 24h. Mi sento forte, nella testa e nel fisico. Stanco, assonnato, affamato, assetato.
Sono arrivato, sono contento. E penso già alla prossima. Insaziabile. Sono sbronzo di Appennino, voglio sbronzarmi di Alpi.

In questa immagine i tempi.
Qui le foto.
Qui relazione.

Per chi volesse essere più normale di me, consiglio di spezzare in due tre giorni e godersi lo spettacolo, io alla fine tutti i posti o quasi già li conoscevo. Possibilità di rientro con mezzi pubblici (a seconda della stagione e dei giorni feriali e festivi) da Abetone, Passo Radici, Passo del Cerreto, Passo del Lagastrello (Rigoso-Parma).