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domenica 26 giugno 2016

Nelle rughe solari del Pizzo d'Uccello: Diedro Sud + Tiziana

Ed eccoci al momento clou del weekend. Il tentativo di concatenare Diedro Sud e Tiziana, cosa già tentata ma fallita per ritardi, meteo incerto e primo tiro di Tiziana bello bagnato. Ero con Claudio a quei tempi, e ricordo comunque una via mica facile, ma non la ricordo bene visto che il tratto più duro lo supero bene, uno di quelli che non ricordavo mi fa penare..
Facciamo colazione come se dovessimo andare a fare la nord, ma tra il caldo patito ieri, la nostra non velocità e la voglia di non tornare a casa domani, preferiamo così: tanto il gestore deve svegliarsi per quelli che fanno il trail , sicchè.. Il Pisanino fa più ombra di ieri..

E meno male, così saliamo un bel pezzo all'ombra, in più oggi c'è un bel venticello che regala sensazioni di benessere senza sudare come nel deserto. Stessa salita di ieri, ma sotto consiglio di Omar non saliamo fino alla Foce di Giovo, per poi scendere, traversare nell'erba e risalire un canalone, ma ci dirigiamo al Giovetto.

Da qui ci ha detto di traversare, senza avvicinarsi troppo alle rocce. In un qualche modo troviamo la nostra strada, un avvicinamento a naso e sensazione, coi piedi che affondano nell'erba senza vedere cosa ci sia sotto, mani sulle pietre traballanti: i love Apuane! E comunque il panorama regala ancora e ancora.

In un'ora e mezza siamo alla base del Diedro Sud, che nonostante il nome, resta in ombra per parecchio, e per fortuna! Di nuovo qui sotto, ma stavolta me la devo cavare io coi tiri duri..

I nostri amici sono più veloci di noi, parte Federico quindi, seguito poi da Dario, e da Stefania. Si inizia a salire nell'erba, non certo rassicurante, un accenno di diedro e poi via in placca a cercare qualche fessurina e un chiodo che non si dovrebbe vedere bene..e infatti non vediamo. Poi ci si infila in un camino canale tenebroso, sbucando su una scomoda sosta su terrazza.

Dario segue una linea che zigzaga nel secondo tiro, io lo ricordo invece un bel sistema di lame esposte che l'altra volta mi sono proprio goduto, e che mi godrò anche oggi! Sempre in vista della sosta, bei passaggi su spigolo, un po' placcosi e lame in tutte le direzioni. Occorre infilarsi in un diedro per poi uscirne subito verso la sosta, e anche qui un passo che si fa sentire prima di raggiungere Dario.

A mia memoria, ora ci sarebbe il tiro col passaggio più duro della via. Recupero Stefania, e riparto io come pattuito (speriamo anche che Stefania si sia ripresa rispetto a come ha finito ieri!). Ci si infila nel camino, occorre poi uscire e affrontare di nuovo uno spigolo placcoso..ma senza lame stavolta. C'è un po' da pensarci e fidarsi dei piedi, poi si sale. Verso destra, e di nuovo un piccolo camino col passaggio chiave, che contro ogni mia previsione, supero al primo colpo. Forse mi ricordo male la via!

Arrivo in sosta, ma la ricordavo diversa la partenza del tiro successivo. Di nuovo, mi ricordo stramale! Decido di continuare a salire visto che sento Dario dire che ha trovato una sosta 15m dopo, e parto. Invece no, era la sosta giusta! Mi ritrovo infatti ben presto al bivio: camino stretto o placca esposta? E come fatto l'altra volta, vai di placca esposta, esposta e dura accidenti! Fatico a tornare sullo spigolo e infine in sosta, ma entusiasmante!

Addirittura freddino in sosta, all'ombra e col vento. Sosta, in realtà sono a metà del quarto tiro ufficiale.. Ma va bene, mi sono sparato anche la placchettina esposta, yeppa! Dario sbadiglia attendendo il suo turno, mi sa che Federico sta concatenando qualcosa anche lui..

Arriva e riparte Stefania, Dario è già andato. Dopo poco non la vedo più, un tiro da stare attenti alla roccia un po' meno compatta che prima, in parete e sempre all'ombra. Meglio per il mio coppetto ustionato, ma vorrei gli scaldamuscoli sulle braccia (i miei amici sono in maniche lunghe..).

Beh dai, la via me la ricordo difficile su L2 e L3, e sulla variante di uscita che prese il compagno l'altra volta, e che oggi non faremo, quindi sono tranquillo. Invece dovrei mangiare qualcosa che mi aumenti la memoria, perchè funziona davvero male. Ben presto infatti mi ritrovo in un bel caminone..

Mo vacca che roba croccante! Qui si che ti devi sapere muovere in spaccata e in opposizione! Sento la mi amica giù che dice “che bella foto verrebbe!” ma tanto lei non le fa e comunque “lascia stare, pensa al mezzo barcaiolo”. Un tiro davvero da strizzo, col vuoto sotto e sopra..chissà. Sopra l'erba, e mi tocca uscire a sinistra su placche lisce per tentare un improbabile traverso per andare sul terrazzino di sosta. Fiuuu, sarà fatta ora?!

Ecco, ora sono al sole, al vento, e il coppetto strilla pietà. Stefania parte, la relazione parla di IV, passo V-, ma penso si possa fare anche più facile. Con la coda dell'occhio ho visto gli altri due prima, ma sono già andati. E invece.. La vedo muoversi lentamente su, e c'ha ragione! Qualche metro facile, ma poi altri belli tosti prima di uscire su prati pietrosi e vederla in sosta su uno spuntone.

Bene! Diedro Sud andato! Sono titubante che si riesca a fare Tiziana vista la nostra non velocità..ma siamo qui, e non ho orari di rientro, proviamo! Pausa acqua e cibo, su la roba, e si parte per un trasferimento su erba, cenge, esposte, fino a svoltare l'angolo e vedere Dario su S1 e Federico sotto che aspetta, si sono messi avanti!

Riparto io, il temuto tiro di Tiziana, sempre bagnato, ma non oggi (mi aveva rincuorato il Pappa che l'ha salito ieri) e ci sono due spit ad aiutare. Ho visto che Dario ha mezzo giu un bel po di protezioni pure! Vacca se è duro! Diedro che parte appoggiato ma con insidiose prue di roccia, bisogna che “mi metto bene”. Lentamente ma costantemente vinco la gravità.

Poi il diedro dalle mille prue diventa strapiombante. Vacca. Poi da uscire in placca sul niente. Poi da rientrare a strapiombare. Dario è vicino, ma non abbastanza. Friend blu ficcato dentro, l'ho quasi comprato apposta per lei, per Tiziana (un anno fa..), e finalmente raggiungo la sosta (scomodissima anche da soli!). Beh dopo sarà ben più facile! Circa..

Stefania, con calma, sale il tiro anche lei arrancando ma senza “aiuti” dall'alto, brava! Ghisata anche nel.. ma va bene. Ho sentito Federico cercare a lungo la sosta, visto Dario faticare.. Riparto io così lei riposa i muscoli. Incassato nel diedro camino, passo non facile per uscire, poi ci si ritrova su un bel paretone espostissimo dove salire, traversare, salire, traversare, spaccare sul vuoto, salire in sosta. Bello!

Stefania invece quando c'è da spaccare sul vuoto sembra che balli il tiptap per provare a come mettere i piedi per partire “dai Ste, c'è riuscito Dario a spaccare!”, ed eccola che passa. Che bella esposizione questo tiro. Davvero belle vie oggi!

Riparte la mi amica, c'è da seguire un fessurone di 40m. Che fessurone godurioso, ormai mi rilasso e inizio (riprendo) a canticchiare. Lame, placche, incastri, davvero fantastico! E le temperature sono mitigate da un discreto vento che nel tiro prima mi rendeva sfuggevole il rinvio dove passare la mia corda.

La sosta si trova su una salle a manger di marmo liscio bianco. Cosa deve essersi staccato da qui e rotolato giù.. Gasato salgo dritto a rendere difficile un tiro che parte facile, canticchio di nuovo, tra l'altro canticchio il coro di “Altrimenti ci arrabbiamo” (ciao Bud), per raggiungere poi i due strapiombetti con spit, e quella che dovrebbe essere l'ultima vera sosta.

Stefania sbuca dall'orizzonte. Va avanti lei, ora cresta facile ma credo lunghetta ben più della corda. E invece quando è circa a metà, si vede Federico spuntare sopra di lei: ma allora era cortissima! Si poteva fare conserva corta, vabbeh.

Siamo fuori, Ma la cima è ancora da raggiungere. Ma che bel concatenamento di vie, nessun tiro davvero banale, e tanti al limite delle mie capacità, ma nessun resting o A0, davvero soddisfatto!

Tutti e quattro saliamo verso la panoramica vetta del Pizzo d'Uccello. Ne parole ne foto possono descrivere la vista, cielo limpido e montagne intorno. Bisogna andarci.

La discesa dalla normale del Pizzo non è certo un EE. E i miei compagni se ne accorgono presto, tra saltelli di roccia, ghiaia, tratti ripidi, passaggi di I e II da disarrampicare, il che rende la giornata davvero alpinistica, davvero completa, davvero appagante.

La discesa sul sentiero è invece solo un conto alla rovescia per la birra. La sbarra chiusa della cava decreta la fine di un bel weekend.

Sistemata l'auto e cambiatici infatti, finiremo nelle grinfie di un astuto cuoco, quello della mela come dessert. Ordiniamo i nostri piatti, poi se ne esce con un “vi faccio anche questo?” e fallo dai, e mangia. “vi faccio anche questo?” no dai, basta se no stiamo qui fino a domani a ingrassare “volete una fetta di torta fatta con le mie manone?” Ah beh allora si “il caffe alla garfagnina” un mix di caffe, rhum e cherosene, e vai anche quello “e il mi liquore?” ok, ma poi basta!

Qui altre foto.
Qui report
Qui e qui relazione.
Qui e qui (io però ho la versione 1998!) guide, ma..lascio a voi giudicare.
Qui la giornata di ieri.

venerdì 25 luglio 2014

Apuane Rocks: Diedro Sud al Pizzo d'Uccello

La ditta obbliga giorni di ferie per smaltimento delle stesse, meglio colgiere il lato positivo della cosa e cercare di approfittarne per una giornata di arrampicata: ma come ormai da un po’ di tempo, il meteo rema contro, e pagaia forte! Si aspirava alle Dolomiti, ci adattammo alle Piccole Dolomiti, tememmo la Valle del Sarca, finiamo sulle Alpi Apuane.
E meno male! Partiamo in quattro, io, Claudio, Nicola e Giorgio(il bandito), e dopo una rocambolesca ricerca di parcheggio al casello di Reggio Emilia, si imbocca la salata Parma-La Spezia. Affamati alla ricerca di un bar, assetati alla ricerca di una fontana (ricca di calcio, si vede), e di nuovo affamati alla ricerca di gnocco per pranzo al sacco (io ho già la mia scorta di gnocco alla cipolla..).
E già trovare il parcheggio in queste selvatiche montagne non è facile, una stradina mezza asfaltata mezza rovinata dal tempo, non si sa per quanto salirla, sembra finisca poi prosegue, in tre scendiamo alla ricerca di qualche segno per poi confermare al guidatore di proseguire nel rally. Eccoci finalmente! Ci armiamo come al solito, ovvero più di quello che serve, e finalmente alle 8e45 inizia la giornata.
Il sentiero sale in mezzo a un bosco dove il nostro sguardo si impala di alla possenza della natura, due castagni di cui uno con un diametro di almeno due metri e mezzo. Sti ca. Proseguiamo descrizione alla mano, il nostro lettore ha una voce suadente e chiara, è un piacere fargli ripetere la frase cento volte! Poi si esce dal bosco ecco il Pizzo d’Uccello davanti a noi. La frenesia sale, le gambe friggono, le dita prudono.
Inizia la penosa traversata verso la nostra meta: erba alta fino alle ginocchia che copre la debole traccia di sentiero, e..bagnata. Fradicia. Così come saranno i nostri piedi, splash splash, che schifo, che fastidio. Avanti, non ci scoraggiamo! Anzi, c’è chi inizia la scorpacciata di lamponi, tanti ne troviamo a lato del sentiero, a meno che..non siamo più sul sentiero. Belle le Apuane, selvatiche, erte, mai banali.
Si rientra nel bosco, nel passaggio più probabile per vincere questo impluvio, e poi di nuovo nell’erba alta, rigogliosa, e acquosa. Passiamo in mezzo a dei ruderi senza ormai seguire più il sentiero, ma solo puntando a vista d’occhio al Diedro Sud. Come torneremo indietro? Mah. Ah aspetta, prendiamo questo rudere come riferimento (dall’altro vedremo che ce ne erano altri quattro sotto di noi, e altri sopra di noi).
Il gruppo si stacca, ma sempre mangiando lamponi, si abbandonano i sentieri e si punta la parete. Come capre ci districhiamo tra i massi, i ghiaioni, gli erti pendii erbosi, e finalmente, eccoci all’attacco! La nebbia (nuvole basse) rende più suggestivo il tutto, anche se rompe le palle per la mancata visibilità. Scalzo cerco e spero di far asciugare i piedi prima di mettere le scarpette.
Parte Claudio, il fuoriclasse odierno (ma direi anche di una cerchia più ampia) che in scioltezza sale la parte bassa, per poi scomparire dietro lo sperone. Vai vai, parto io, delicato e psicologicamente poco tranquillo vista l’ultima esperienza di arrampicata in toscana (Torri di Monzone). Invece oggi i gradi sembrano consoni ai canoni, oppure sono in forma, chissà. Camino umidiccio e con passaggio strapiombante, e poi ecco Claudio in sosta. Nicola segue con Giorgio.
Tocca a me adesso, per forse il tiro più bello della via, almeno secondo il mio pare e quello di Giorgio, che lo saliamo da primi. Dopo un breve trasferimento (nella nebbia) verso la base del proseguo della parete, un sistema di fessure e spigoli ci aspetta per un’arrampicata esposta, atletica, armoniosa. Mi sembra quasi di saper arrampicare! Con passaggio pepato prima di arrivare in sosta. Urlo agli amici di godersi questi 35m.
In sosta Claudio, da buon istruttore, aspetta Giorgio per vedere come se la cava e per dargli qualche utile indicazione, poi parte per il tiro chiave, che manco a dirlo, supera con tranquillità. Intanto le nubi basse ogni tanto diradano e ci fanno osservare quanto siamo già in alto e quanto sia verticale ciò che ci sta sotto. Oppure tornano e oscurano tutto, come nel migliore dei film horror.
Il quarto tiro è per bellezza secondo solo al secondo. Ma in realtà me la cerco, dopo aver deciso che sia evitabile il camino (che poi non ci si vedono nemmeno protezione, ne possibilità di metterne giù, decido per la placca, ma poi invece che proseguire in spigolo, mi sposto a sinistra, massima esposizione e passaggi pepati. Poi tutto più tranquillo fino alla sosta, con la mia maglietta verde e calzini che appesi allo zaino svolazzanti tentano in modo improbabile di asciugarsi.
La roccia si è già fatta più brutta, occorre prestare attenzione a cosa si prende in mano, e che non ti resti in mano. Ma anche coi piedi..meglio guardare da sotto dove ci si appoggerà! Claudio parte, lo vedo più “titubante” del solito, chissà, in teoria il duro è passato. Alla sosta con qualche urlo comunichiamo che lui decide di concatenare, prendendo verso sinistra quella che reputo essere una variante.
Già, perché quando tocca a me, azzarola non mi pare tanto easy! E lui dall’alto “hai detto che ti piace l’esposizione?” “si Claudio, ma non mi piace la placca!”. Tratto tosto, vado cauto, soprattutto quando vedo che rischio di scaricare su Giorgio sotto che fa sicura a Nicola. Poi ecco la sosta, non certo quella ufficiale ma efficace. Il panorama si è aperto vero sud, Grondolice, Sagro, nuvole e..cava 27.
Che fame, sbrano un po’ di roba mentre aspettiamo Nicola. Sarebbe bello andare a salire anche Tiziana e uscire in vetta al Pizzo d’Uccello, ma esprimo già le mie titubanze. Vediamo. Intanto Claudio va in esplorazione a cercare l’attacco, io aspetto gli altri due e poi si sale anche noi su erti pendi con l’erba che nasconde buche e sassi. Ah le Apuane!
Alle 14e15 ero fuori dalla via, ma solo alle 15e30 siamo all’attacco di Tiziana, dove il primo tiro incute già un certo timore, il bagnato lo rende più spaventoso, l’orario lo rende tardo, e quelle nubi laggiù lo precludono più bagnato in serata. “Ragazzi, non credo sia il caso di salire. Viene tardi, usciamo alle 18e30 e scendiamo a cercare il sentiero dell’andata col buio. Rischio temporali. Scendere col temporale c’è da scivolare con niente sui quest’erba, se ci infiliamo sulla via poi non si torna indietro in caso di temporale perché qui se scivoli ti ritrovano a Vinca.”
Fine, preso in giro in quanto il più giovano sulla carta risulta essere il più saggio (il più vecchio) sui fatti, si scende, disarrampicando quella placchetta di III grado che non è proprio da sentiero EE. E difatti poi anche la ricerca di come andare a ricongiungersi sulla normale non è così banale, ometti sparsi qua e la, ma continua a essere un signor “sentiero”. Ah le Apuane.
Eccoci sulla normale, meno male la conosco, altrimenti si sarebbero già persi questi tre.. Ed è come la ricordavo, del divertente I grado che obbliga a usare le mani (i piedi sono tornati bagnati, le scarpe non si sono asciugate, ahimè), il panorama che ora si apre anche sul Pisanino. Vi guido io al sentiero corretto, non si scende di qui, e così un po’ di risalita per arrivare a Foce Giovo, dove un ultimo sguardo saluta il Pisanino (dove sul suo fianco nord ovest gioca una nuvola di vapore).
Foto di rito con la maglietta del corso A1 2014 del CAI di Carpi, e poi giù che è già tardi, fagocitando tutti i lamponi che troviamo, in mezzo a erba più asciutta (in realtà seguiamo il sentiero che indica Rifugio Garnerone, solo più tardi scenderemo a cercare la traccia della salita di stamane) ma sempre piena di insidie, buche e fianchi scoscesi. Meno male all’auto troviamo pure un piccolo ruscello dove raffreddare i piedi!
Ah le Apuane, nei due weekend di trekking e ferrate che ci avevo passato anni addietro mi erano già piaciute, ora ancora di più. E questa via è da tornare a fare per poi farsi anche Tiziana. Intanto abbiamo salvato un giorno di ferie!

Qui altre foto.
Qui report.