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sabato 26 settembre 2015

Si sperava meglio: Pala del Belia, Spigolo Sorarù

La voglia di un'altra bella via dolomitica è forte, il tempo c'è, la disponibilità pure, il compagno anche, il meteo sembra pure, quindi forza, sfruttiamo l'occasione che siamo agli sgoccioli! Ma la nevicata in mezzo alla settimana guasta un po' i piani, le papabili mete si sgretolano come neve..sulla neve. Ma il jolly Moiazza per queste giornate c'è!
Memore dell'anno scorso (qui e qui) so' che sulle quelle pareti si può star bene anche quando a valle c'è quasi freddo, purchè il sole le illumini. Si va, con un'altra via che ci gira da parecchio nella testa, Spigolo Sorarù alla Pala del Belia: Riccardo me la racconta un po' che lui l'ha salita a giugno, il gestore del Rifugio San Sebastiano mi dice che li di neve ne ha fatta poco e più in alto, Nicola e  Gianluca fanno i gufi, il gestore del Rifugio Carestiato mi dice che da metà estate non c'è più neve nel canalone, andiamo!
Sfruttando la libertà concessaci da morsa e moglie, io e Giorgio riusciamo pure a partire venerdì sera per esser già li al mattino: cosa vuoi di più dalla vita? Un bel panino formaggio e bresaola, con quel pecorino che mischiato al pane arabo impoma come cemento, ma sazia. A mezzanotte siamo al Passo Duran, Giorgio ripassa le relazioni e si corica nel mio sacco a pelo (fortuna prendo sempre roba in più..).
Suona la sveglia che fuori è ancora buio: abbiamo quasi un'ora di avvicinamento, da fare colazione, vestirci e gli ultimi ritocchi allo zaino. Ma voltiamo gallone altri 5 minuti.. Giorgino poi ha patito freddo stanotte.. Poi dai, è ora, abbiamo la speranza di una bella giornata davanti e magari senza tornare a ora tarda (troppo tarda). Spremuta e crostatine come se piovesse, e poi fuori non fa così freddo, daje!
Altre macchine arrivano, uffa. Ripartono, boh, vanno a funghi, mah. Ci incamminiamo con Pelmo e Antelao che se ne stanno sornioni in attesa del sole, e noi con le mani in tasca nella speranza di scaldarle. Conosco un po' questa zona, anni fa ci salimmo la Torre Jolanda, e l'anno scorso passai un bel weekend con Riccardo (qui e qui), quindi sono parecchio fiducioso che il freddo di adesso, al sole sarà un tepore piacevole.
Senza farsi pregare troppo, la Pala del Belia appare nel suo splendore tra il verde del bosco che avvolge la forestale verso il rifugio. Il sole ancora non è riuscita ad abbracciarla, e la mancanza di ombre ci rende i suoi tetti meno vistosi. Ma per poco. Si prosegue verso il Rifugio Carestiato, evitiamo tagli improvvisati tra i mughi, e al ricovero troviamo anche le caprette.
Qualche foto verso valle, e ripartiamo famelici ora che il sole colora la roccia della nostra via. Però non sono troppo tranquillo: c'è sempre un certo timore revenrenziale quando inizia una giornata come questa, ma oggi c'è di più. Saranno le considerazioni di quei gufi di Nicola e Gianluca, non so, ma oggi non parte come vorrei. Il cielo è limpido.
Eccoci all'attacco, senza dubbio è lui, ancora non siamo al sole e per questo facciamo con molta calma. Relazioni in tasca, imbraco, ferraglia, .. Poi quando arriva la palla di fuoco l'eccitazione esplode: "Chi parte?" parte Giorgio.
Lo vedo guardingo, non ce lo siamo detti ma un po' entrambi siamo non al 100% di testa e morale. Ma siamo qui, con relativa calma, una discesa tranquilla (niente canalone di neve), senza orari e senza gente dietro che ci pressa. Solo che ci mettiamo 50min in tutto per il primo tiro.. Speriamo migliorare.
Parto per il secondo tiro, dubbioso su dove andare, credevo fosse molto meno da cercare questa via, e invece no! Sopratutto la parte iniziale, ricca di vegetazione, dove sovente occorre mettere la scarpetta (che fa grip sulla roccia, non certo sull'erba umida) su zolle verdi. Salgo, cerco, brigo, ma non trovo la sosta. Probabilmente sono troppo a sinistra, ma traversare non è possibile. E così salgo fino a un mugo, con Giorgio obbligato a fare qualche metro in conserva.
E così va via un'altra ora. Sono molto infastidito da questa scocciatura di non aver trovato la sosta, della constatazione che questa via va cercata. Giorgio riparte, almeno ora pare abbastanza chiaro dove ci sia da andare. Ma con tutti i metri del terzo tiro che mi sono mangiato, anche lui sale troppo lasciando indietro la sosta ufficiale (che si vede poco), e si piazza a metà del quarto tiro ufficiale.
Riparto, nella speranza che l'erba ci abbandoni: la relazione parla di "diedro con qualche zolla erbosa" a noi pare "diedro con qualche zolla rocciosa". Anche questi due chiodi si vedono poco, e infatti ci manca poco che salto la sosta: abbiam fatto pochi metri, ma non rischiamo, il secondo tiro ha lasciato il segno. Intanto si sentono e vedono altre persone salire..
Va Giorgio per il quinto tiro, le difficoltà iniziano a salire, e infatti lo vedo che un po' cerca, si sposta di qua, di la, mentre in sosta sono ormai in compagnia di un ragazzo di rovigo con cui scambio qualche parola. Più che altro anche per distrarlo dalla nostra lentezza. Quando toccherà a me, ammetto che capisco il perchè ci ha messo un po'! Almeno i tempi non sono come quelli dei primi tiri..
Ed eccoci al tiro del passo chiave, con però già l'irritazione dell'affollamento della via, di gente che ti arrampica a troppa poca distanza, non mi piace. Cerco di partire subito per mantenere la "testa della salita". Provo la rampetta a destra, ma poi è troppo duro il passo per alzarsi, riscendo e salgo, fin sotto allo strapiombetto, rinvio i due chiodi vicini, e dopo un paio di tentativi azzero brutalmente per la troppa pressione che mi arriva da chi sta dietro.
Vedo chiodo verso sinistra, ricordo dalla relazione che c'è da tornare quasi sopra la sosta e quindi traverso qualche metro per poi risalire, su bella roccia verticale ma ammanigliata, finalmente! Chi stava dietro invece è rimasto a destra, e lo vedo incasellare una bella serie di chiodi. Non ho ancora ben chiaro chi dei due sia finito fuori via. Forse nessuno.
Sosto dopo 30m nel timore di aver sbagliato qualcosa e di non trovare nulla su cui far sosta su (il secondo tiro insegna) mentre invece qui due chiodi ci sono. Recupero Giorgio e gli dico di andare verso l'alto, anche se lui mi dice che Carlo (un'altra cordata) gli ha detto che siamo sulla strada giusta, e infatti anche lui ci segue. Roccia ancora bella, le zolle erbose sono un lontano ricordo.
E sul nostro ottavo tiro le zolle erbose tornano alla ribalta! Vedo lassu il pilastrino, la cordata che ci ha sorpassato sulla destra me lo conferma, e salgo verso destra, ma dopo i gradoni di erba incappo in una paretina strapiombante che mi lascia perplesso. Provo a destra dove passano le corde dell'altro ma nulla; vado a sinistra, metto giu un friends ma mi pare poi di essere in palestra a fare del boulder. Torno a destra (tolto il friends) e sprotetto mi tocca fare un bel passo che direi che il V+ ci sta tutto: poi se c'era un modo più facile di passare,  non lo so. Salgo il diedro del pilastrino, e voilà.
Arriva Giorgio, ma nel mentre ci siamo popolati. Arrivo in sosta col ragazzo di Rovigo che recupera ben presto Valentina. Mentre recupero Giorgio arriva Stefano (in cordata con Carlo). La sosta viene lasciata dal ragazzo di Rovigo, a Giorgio dico di seguirlo di corsa che lui sa la strada (e il cielo si sta annuvolando..), ma Valentina è già partita (un loro moschettone incastrato nel chiodo dal mio, è stato rimpiazzato da un mio rosso, ce lo ridaremo dopo). Mentre io e Stefano prendiamo freddo in sosta, anche Carlo va.
Non ci sentiamo, meno male che c'è Stefano qui con me, se no patirei davvero solitudine. Il sole ci ha abbandonato, il freddo e l'umidità sono pungenti adesso, meglio vestirsi. Giorgio non sale, anche le corde dell'altra cordata sono ferme. Dopo un bel po' iniziamo a vedere movimenti strani, deduco che ci sono delle difficoltà: e infatti sta scattando un nuovo grappolo.
Partiamo anche noi secondi, e dopo il mugo (che offre una bella vista sul paretone giallo a destra) capisco il perchè di tanto patire: vacca che pezzo duro! Altro che V+! A giorni di distanza siamo ancora nel dubbio se eravamo nel posto giusto, ma mi sa che c'era da stare più a sinistra per fare il V da relazione. Con le mani ghiacciate poi, non è per nulla comodo. Coi denti arrivo in sosta che non mi sento le dita.
"Giorgio, anche noi giù per la ferrata?", mi sono rotto le balle di questa salita, partita male, continuato meglio, adesso però fa un freddo cane e non si vede una mazza, abbiamo trovato difficoltà maggiori delle aspettative (e la Decima alle Mesenade la ricordavo ben più fattibile!). Valentina col ragazzo mi sa che sono già scesi per la ferrata, adesso Carlo e Stefano optano per la stessa scelta:Giorgio mi guarda con quello sguardo che hanno solo i labrador dopo che ti hanno disfatto i cuscini in casa. "ok, andiamo in cima". (NB: non che sia stato un sacrificio e nemmeno una cosa rischiosa!)
Riparto per il tiro, che non è altro che un traverso in leggera salita per andare sotto al diedro aperto del prossimo. Le corde di Stefano e Carlo invece continuano a tagliare sulla cengia verso sinistra verso la Costantini. Recupero Giorgio in uno scenario spettrale.
Riparte Giorgio, lo guardo come per dire "diamoci una mossa però", ho il timore di quanto possa esser tari (invece tutto sommato nemmeno tanto). Lo vedo che armeggia, spacca, almeno qui è piuttosto chiaro dove ci sia da andare, di strada ce ne è una sola. Leggo la relazione del prossimo tiro, chi da del III e chi del V+, mah.
Raggiungo il mio amico passando sotto le sue gambe, oddio che brutta visione, mi sposto di lato su questa scomoda sosta, e preso un po' di materiale riparto alla svelta. Qualche metro di esposto traverso verso destra, e finalmente qualche metro di spigolo! Un clessidrone gigante alla mia destra, ma non credo sia questa la sosta, continuo e una volta uscito dalla via un cordino infilato in due clessidrine mi rivela la giusta fine di questa salita.
Recupero Giorgio e alleluja, è fatta. Guardo l'orologio, nemmeno le 16e15, dai non siamo stati nemmeno troppo lenti considerando quanto sono durati i primi due tiri e quello del grappolo. Fame e sete ma anche voglia di scendere visto che temo non sarà facile vista la non vista di cui possiamo godere Il cielo ci illude di aprirsi, ma appunto è un illusione. Un selfie per il gruppo di whattapp, non credevo che avremmo finito la via.
Si inizia con dell'erbetta ripida, una paretina di 2m di buon III, e poi a seguire deboli tracce e qualche ometto verso il basso, passeggiata su quell'infido ghiaino che copre lastre di roccia levigata, un passaggio in un colatoio d'acqua che in caso di neve e ghiaccio non voglio nemmeno pensare quanto sia pericoloso, e poi eccoci nel famoso traverso che per fortuna da qualche settimana ha esaurito la sua temibile coltre nevoso. Si risale, sempre nella nebbia, e siamo nei pressi della Pala del Bo.
Ricordo questa discesa come un pochino infida, ma almeno verso la metà usciamo dall'oscurità e dal grigiore dal quale si voleva fuggire ieri per fare le lucertole al sole. Il passaggio nel mugo che ci deflora lo ricordavo bene, e oggi il mugo si è pure depilato per essere più dolce! Scorriamo verso valle, ripassiamo sotto l'attacco, e filiamo verso il rifocillamento.
Eccoci al Rifugio Carestiato, dove eravamo d'accordo di incontrare Carlo e Stefano per pagargli la birra, e magari trovare Valentina per scambiarci i moschettoni che ci siamo prestati. Ordiniamo birra e panino, ma dei quattro manco l'ombra.. Forse abbiam fatto tardi, ma non mi sembrava così tanto.
La giornata arrampicatoria finisce. Ironia della sorte scendendo incrociamo un cacciatore con la sua canna scintillante a tracolla, e poche centinaia di metri dopo tre caprioli che pascolano allegramente sulla forestale. Il Gruppo del San Sebastiano tra luci e ombre ci invoglia ad altre salite, ma intanto c'è da digerire quella di oggi. Sì, alla fine è andata bene, ma mi ha beccato male, sono quelle cose che non si controllano.
E ormai alla macchina la Vale mi viene incontro, erano preoccupati, avevano chiamato anche il Carestiato poco fa. Gli altri tre sono ripartiti ma lei ci ha aspettato, meno male, cosi le ridò il loro moschettone e lei il mio. Senza vedere ne Pelmo ne Antelao, ce ne andiamo. Stagione dolomitica finita? Speriamo di no. Insomma oggi non si era in bolla, finire così non sarebbe "bello" e degno della stagione che è stata invece. E poi, gli devo due salite, sob.

Qui altre foto.
Qui e qui report.
Non linko relazioni perchè ci sono troppe (anche se piccole) varianti..a ognuno la sua!

domenica 26 ottobre 2014

Sole autunnale dolomitico 2di2: Via Decima Cimpellin Pala del Bo

Ieri qui.

Suona la sveglia, 5e35, voglio andare fuori a vedere il cielo e fare qualche foto aspettando l'alba. No no, si sta troppo bene qui al caldo, rimando un po' la sveglia. Dopo una mezzoretta esco dal comodo e caldo sacco a pelo, se non altro perchè la vescica preme. Il cielo presenta qualche nube alta e velatura, ma nulla di che.
Resto fuori un po', rientro e trovo anche Riccardo sveglio, esce anche lui e fotografiamo lo spettacolo dell'alba, le nubi che da grigio notte dormiente si colorano di rosso acceso, quella luce laggiu che nasce dietro il Tamer, e l'Agner che si desta lentamente ma prepotentemente.
La fame chiama, e anche la voglia di arrampicare, quindi ci spostiamo all'ingresso del Rifugio Carestiato con fornello, pentolino, latte, caffe solubile e torta, a scaldarci che adesso il freddo punge, anche se pare essere ben inferiore a ieri. E mentre ci colazioniamo, la mascotte del rifugio viene a farci visita, guardinga, si avvicina piano piano, cerca briciole, finchè arriva ben vicino a cercare di impietosirci, ma ormai la torta è già nelle nostre pance.
Escono anche i quattro ragazzi romagnoli arrivati stanotte, al sole si sta proprio bene, ma noi abbiamo fame di roccia adesso e iniziamo quindi a prepararci, lasciamo uno zaino coi sacchi a pelo e le cose inutili al locale invernale, e ci avviamo di nuovo verso le pareti, inizialmente verso la ferrata e poi verso destra.
Sarebbe stato bello attaccare la Pala del Belia, magari non sullo Spigolo Soraru ma sulla Penasa, ma il meteo un po' incerto, la lunghezza della via, le temperature ok finchè c'è il sole ma dopo chissà, il coprifuoco e la soddisfazione di ieri, ci fanno optare per la più corta Pala del Bo, via Decima Cimpellin.
Già che ieri sera ne abbiamo viste delle belle. Tornati al rifugio dopo la nostra via, vedevamo una cordata impegnata sulle ultime due lunghezze, quindi verso le 16, e quando siamo risaliti al rifugio dopo la nostra lauta cena, le frontali illuminavano la cima della Pala del Bo, ben tre ore dopo. Chissà che han combinato. Siamo rimasti un po' a far vedere le nostre di frontali per far capire che c'era qualcuno se avevano bisogno di aiuto, ma poi sono scesi con le loro gambe.
Sotto la Pala del Belia che tetti, nulla in confronto a qualche decina di metri più su, ma già questi.. Si sale si sale, che caldo, anche oggi staremo bene assolati, intanto però questa parete ci affascina e anche se non siamo ancora andati via, ho già voglia di ritornare!
Alle 8e30 siamo pronti per attaccare, forti delle 5h di ieri come da relazione, siamo fiduciosi delle 3 di oggi, e invece.. Intanto ci gustiamo il panorama, verso sud, qualche monte, la valle, le nuvole basse in pianura e la palla di fuoco sopra di noi.
Parto io oggi, così pareggiamo i conti, risalgo il camino cercando di caminare il più possibile, almeno da rendere questo III un po' più interessante. Ormai psicologicamente le poche protezioni non danno più da fare, vedere che l'ultima è a 6-7 m sotto di te non fa più tanta impressione, ma quando è un friend mal messo.. Placchettina sulla destra a superare il masso incastrato in strapiombo nel camino e poi delicato traverso verso sinistra alla sosta.
Ora tocca a Ricky, arrampicata plaisir oggi, o almeno per ora. Alla ricerca però della via, visto che anche qui di chiodi se ne vedono davvero pochi. Giusto i due della sosta per il tiro del mio amico, ma questo sole scalda gli animi!
Vado per il terzo, ma salire di qui? Alla faccia dello strapiombo! Sarà ben ammanigliato per essere un IV: insomma.. Sono i piedi che fluttuano nel vuoto a cercare un improbabile appoggio, anche minimo, giusto per sollevarsi un po' e modificare la mano da trazione a sostituzione.. Taac, passato, poi vago su una parete uniforma alla ricerca della sosta.. Quanto tempo si perde a cercare la via! Ma eccola, che bruttina..
Uno strano diedro attende Riccardo, indecisi se sia di li o di la, ma deve essere di li. Almeno qualche chiodo la relazione lo da, e anche se procede un po' circospetto, lo vedo salire: certo che il V di ieri lo vedevo meno impegnativo però. Bel tiro però, buone mani e qualche passo niente male, poi la sosta è davvero scomoda, ci si scavalla per proseguire. Inizia a far freschino, ci vestiamo.
Ma dove proseguire?! Lassù sembra vedersi qualcosa, ma non può essere la sosta cosi vicina, la relazione chiama 45m! Ma già ieri abbiamo visto che forse pecca un po' questa guida.. Mah, vado, che traverso delicato, i tutti i chiodi dove sono?! Ne trovo solo uno. Canale detritico friabile in traverso, ed eccomi alla sosta. Ma dai, allungo bene questo rinvio e provo a proseguire, tanto se il tiro dopo è 25 ce la faccio, e così è, la camminata sulla cengia erbosa facendo il tiro alla fune. Il cordone avvolto intorno a un bassissimo masso incastrato mi fa intuire sia la sosta.
Mentre faticosamente recupero Ricky, osservo l'ultimo tiro, la fessura camino, ecco un chiodo, bello verticale! E infatti il mio amico lo vedo leggermente in difficoltà: passaggio ostico un metro sopra la partenza, strapiombo senza mani a sinistra della fessura, poi va, sale, ma poche protezioni, e dopo un certo tempo lo sento che arriva.
“Parto!” ma porca vacca quanto è duro questo passaggio?! Altro che IV, se faccio un confronto con ieri è un V pieno! Oh insomma, provo a salire, niente mani, scendi, riprova, una manina alta, ma non mi regge, torna giù, finisco appeso un bel po di volte, mi cuocio le braccia e inizio a capire come mai forse quelli di ieri sera sono scesi con le frontali. Provo anche la fessura, ma liscia liscia.
Riesco alla fine, non so dopo quanto, a superare quei due tre passaggi duri, poi le difficoltà calano man mano, lasciando un tiro bello verticale e ben ammanigliato solo in alto. Per questo tiro finisce che in due ci mettiamo un'ora a salire.. Poi siamo fuori, una fame della madonna e ci sfoghiamo su un po' di roba che abbiamo. E intorno a noi le nuvole hanno preso possesso delle cime più alte, tra cui anche il Moiazza di cui scrutiamo gli anfratti col naso all'insu.
Discesa ripida, inizialmente comoda nell erba, poi con la possibilità di affidarsi alla stretta dei mughi, e infine su ghiaino bastardo, il caldo che torna ad attanagliarci. Alle 13e30 arriviamo al rifugio per riprendere le nostre cose, sperando ci siano ancora, e scambiamo due chiacchiere con tre signori in la con l'età che parlano delle loro arrampicate qui come bei ricordi..
La mascotte del rifugio è ancora in zona, ma adesso con la fame e sete che abbiamo vogliamo solo scendere, altro che capra, ma solo dopo aver dato un'altra visione a tutti i panorami che questo balcone sulle prealpi bellunesi offre.
Il parcheggio oggi è bello affollato, ma nulla ci leva lo spirito selvaggio di un cambio abito integrale e in successione birra e torta sulla panchina. Gran bel weekend, temo l'ultimo di arrampicata in dolomiti, ma qui ci sono due tre vie che devo tornare a fare.

Qui altre foto.
Qui report.

sabato 25 ottobre 2014

Sole autunnale dolomitico 1di2: Via Decima Scalet Mesenade

Siamo stati indecisi fino all'ultimo, ma alla fine.. Un weekend libero da tutto, previsioni con sole ma..temperature fresche. Poi giovedì sera alla cena del corso AR1 2014 del CAI di Carpi, Luca mi gela con un “ma hai visto quanto ha nevicato?”. Telefona di qua, webcam di la, previsioni, consigli, in poche ore cambiamo idea 3-4 volte, poi si decide per andare, proviamo. Mai scelta fu più azzeccata.
In zona c'ero già stato con Marco per salire la Ferrata Costantini, e poi con Nicola, Paolo e Ivan per la Via del Topo alla Torre Jolanda, e rimembravo un posto magnifico, ma così tanto?! Quanto ha da offrire il Moiazza all'arrampicata! E sotto consiglio di svariati personaggi, per il sabato l'obiettivo è la Via Decima allo Scalet delle Mesenade, un classicone.
Il Passo Duran è magico, offre un'ottima vista sul Pelmo all'alba, lo si raggiunge dalla valle di Zoldo e sbuca all'improvviso dopo aver terminato il bosco autunnale. E al di là, un mezzo tappeto di nubi nella valle agordina. Il cielo è sereno, il sole si sta alzando..ma fa un freddo bestia!
Dubbiosi ci incamminiamo verso il Rifugio Carestiato, con questo freddo si farà qualcosa? E la neve che si vede esser caduta altrove, ha davvero risparmiato il Moiazza? Intanto ci godiamo un paesaggio fiabesco, luci e ombre, sole e foschie basse sulla valle agordina.
Poi ci si ringalluzisce il cuore nel vedere come il sole illumina con prepotenza la Pala del Belia e le altre pareti a sud: sta a vedere che Nicola ci ha visto giusto, e anche noi. Adesso famelici ci incamminiamo verso il sentiero che conduce all'attacco della ferrata, e che poi scende per passare sotto tutta la bastionata sud del Moiazza.
Cerchiamo la nostra parete, ma è ancora presto per vederla, giriamo un angolo ed eccola, deve esser lei. Cercare tracce verso destra che conducono all'attacco..eccole! Saran queste? Mah, andiamo, e ci rendiamo conto che forse siamo saliti troppo presto, ma le tracce ci portano al posto giusto. Almeno non faremo come le altre due cordate che hanno proseguito dritto e si sono circumnavigati la parete!
Ci armiamo, adesso al sole si sta anche bene, speriamo la roccia si sia scaldata. La salita anche se all'ombra ci ha accaldato, e ora siamo senza maglia. Fotografiamo la relazione del libro e ci resto un po' così così. Lo schizzo della guida di Riccardo è davvero magro accidenti. Errore mio, che non ho ancora avviato la stampante a casa.
Poco prima delle 10 siamo pronti. Ricky parte sul traverso del primo tiro, difficile da proteggere ma non difficile, non fosse che trattandosi di un traverso fa cagare in mano sempre. Almeno siamo bene a vista e possiamo comunicare. Si sta bene, sole, poca gente in giro, pace e..dolomia, mica calcare delle falesie!
Tocca a me adesso, e il mio iniziale e doveroso timore si trasforma ben presto in gioia, felicità, divertimento. Metto giù un po' di friend e salgo allegramente, mano il più possibile incastrata nella fessura del diedro, ma tocca un po' stare in placca, mia odiata. Un masso incastrato per una sosta piuttosto scomoda!
Il bel diedro prosegue, affrontato da Riccardo che deve poi abbandonarlo perchè per continuare dritto c'è da essere proprio dei pro. Alla ricerca dei chiodi iniziamo a scherzare sul “ma dove sono tutte queste clessidre?! Avremo mica sbagliato via”. Il “passaggio difficile” indicato dalla guida ci lascia un po' sorpresi, nel senso che non ci pare così difficile..
Al quarto tiro mi complico la vita, ma qui si vede la poca esperienza. “salire verso destra, poi traversare a sinistra”, ma traverso troppo presto, prendo una cengetta stretta e strapiombante, mi sta che sto spostando il tiro chiave della via qui. Oppure sono riuscito a prendere la variante: ma no, quella è più a sinistra ancora e ci stanno per salire una coppia di bolzanini. Giro e rigiro, ma ormai son qui, tocca salire. Tiro tosto davvero, arrivare al cordone di sosta è un sollievo. Bello!
Forza Ricky, ora stiamo per entrare nel vero colatoio, ma le distanze della guida ci traggono un po' in inganno, questi tiri li combiniamo un po' male, troppo corti, troppo lunghi, chissà. Ma adesso è tutto divertente, ludico, soste da attrezzare ovunque, ora iniziano a vedersi queste benedette clessidre.
Lo raggiungo a una sosta improvvisata, non sembra l'ufficiale, ma poco importa. Poi riparto io e sosto presto su quella che invece sembra davvero ufficiale, perciò meglio non mancarla! L'arrampicata è verticale, ma le maniglie sono buone.
Il mio amico riparte ormai non c'è relazione che tenga, si va su e bona, e si va su bene anche! Sotto di noi la coppia di bolzanini prosegue seguendo invece le soste ufficiali, e alla nostra destra una cordata è impegnata su una via ben più dura, sulla quale han tolto da poco gli spit anche.
Ottavo tiro, goduria pura. Il colatoio bianco levigato. Ma quel “levigato” che tanto ci intimoriva, non è un levigato stallavenico. Numerose manette, piccoli strapiombi, tratti verticali, ma tutto ben ammanigliato, si sale da papa, vorrei durasse cento metri questo tiro! Arrivato a uan specie di vasca però, quella clessidra gigante mi invoglia a una sosta, anche perchè mi pare sopra di me ci sia l'ultimo tiro.
Giunge anche Riccardo, che sul nono tiro sotto quel torrione staccato patisce un po di freddo rispetto al tepore che avevamo al sole. Lo vedo un po' titubare a uscire, ma poi da scaltro che è, lo vedo scomparire in quella che credo sia la cengia di fine via. Scaltro lui, io arriverò a sbucare su con la mano che a tentoni cerca qualcosa senza trovare altro che saponette lisce e i piedi nel vuoto in strapiombo! L'uscita vera era più a destra, ma riesco anche di qua.
Spettacolo di via, spettacolo di roccia, spettacolo di giornata e spettacolo di tempo: 5h! Siamo proprio soddisfatti.
Pausa cibo e bere, ci godiamo il panorama e il caldo, tantochè per fare invidia a chi è rimasto ben più a sud scattiamo qualche foto a petto nudo da inviare per telefono, che al Passo Duran non prende, ma al Carestiato si.
Sopra di noi un paio di chiodi indicano la possibilità di proseguire, ma non si sa su cosa, perciò vai con la cengia che offre un' abbastanza comoda discesa, e panoramica. Ridendo e scherzando sul fatto che l'attuale sia il passaggio di III, e non quello precedente, arriviamo giù alla base della parete con calma, a osservarne i tetti e le placche lisce.
Alle 16e20 siamo di nuovo al Carestiato. Ancora il tempo di ammirare ciò che ci sta intorno e ciò che ci sovrasta, ma soprattutto di verificare l'integrità del locale invernale: l'idea è scendere all'auto al passo, cenare, preparare la roba per domani e andare a dormire all'invernale con la colazione. Tutto a posto, possiamo iniziare a scendere dopo aver salutato la mascotte del rifugio.
Mentre scendiamo il freddo ricomincia ad avvinghiarsi a noi e le nuvole al cielo: cielo coperto vuol dire più caldo di notte, ma più freddo di giorno. Intanto ci facciamo antipasto a formaggio che abbiamo una fame assassina, poi mentre tremiamo quasi per il freddo si cuoce la pasta, non vediamo l'ora di finire e salire a dormire che abbiamo pure sonno!
Il tutto però godendosi un bel tramonto..
Alle 20e15 siamo dentro i nostri sacchi a pelo nel rifugio, che spettacolo dormiremo comodi forse anche 10 ore: domattina ci svegliamo e guardiamo il cielo, e decidiamo se tornare a letto o provare ad arrampicare. Andiamo a letto che il cielo è nuvoloso, ciò non ci fa ben sperare. Poi a mezzanotte irrompono altri quattro arrampicatori che svegliandoci per il rumore ci comunicano anche che il cielo è sereno adesso..

Domani qui.

Qui altre foto.
Qui report.