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sabato 9 settembre 2017

Benedetti alberi: Pietra di Bismantova

Figli del meteo, figli di questa madre che non ama molto i suoi figli, o almeno non quelli scarsi ad arrampicare sulle sue pareti. Grandi progetti di grandi concatenamenti, distrutti dai cartelli al nostro arrivo che dichiarano divieto d'accesso e di sosta su tutta la via dalle 14 alle 21. La giornata parte maluccio.
Siamo io e Giorgio, e lui mi propone  Italia 90 con uscita per il Diedro dei Bolognesi, unione che avevo già salito parecchi anni fa con Nicola e che ricordo dura. Vabbeh, di maglie rapide ne abbiamo. Svelti verso l'attacco della Pincelli, disturbati da questa notizia della riapertura dell'eremo che ci frega mezza giornata.
Parte il mio amico, ben visibile un pezzo bagnato proprio sul duro. Primi metri tranquilli, poi..eh, poi diventano lamette! Con calma e pazienza e qualche barbatrucco, supera le difficoltà e arriva in sosta. Tocca a me, che Dio me la mandi buona.. Plachetta iniziale croccante, e sul bagnato..tocca stare più a sinistra. Si sente che le dita e gli avambracci sono fuori allenamento, già belli duri e sodi!
Arrivo in sosta, pronto a ripartire e determinato a concatenare i prossimi due tiri per cavarci il dente il prima possibile. Che poi ricordo tutta una bella placconata a saponette, pancette, cengette, movimenti di equilibrio, spalmati. E mi ricordo benissimo!
Alla cengia sopra la sosta saltata, ecco lo strapiombetto: seguo la variante Iori, che dovrebbe essere la più facile (e invece la più facile era tutta a destra). Mo' vacca che passo boulderoso: prova di qua, prova di la, mani buone non ne trovo..ma c'è l'alberello! Sol che mi alzo un po', mano lì e tac, il tronchetto della felicità! Come dirà Giorgio "quell'alberello va innaffiato e concimato!", benedetto lui.
Dai ragazzo, portami fuori ora. Qualcuno sale sulla Pincelli classica, ma la verità è che in questa giornata di divieti la Pietra sarà piuttosto vuota. Occasione rara, ma di cui stupidamente non approfittiamo. Ricordo un diedro ostico, più che altro ricordo che a Nicola crollò un piede..cosa mica bella, e infatti ho fatto sosta più a sinistra, tiè.
Bon, tocca a me, con questo vento forte che raffredda e non mi fa sentire nulla. Ma li dentro sarò al riparo.. A noi che ci piace "stare a gambe aperte" ci piace anche "infilarci nella fessura": battute che vanno sempre a parare lì, siamo fuori e ci guardiamo in faccia: "e mo che famo?". Ecco, ora realizziamo che potevamo lasciare la macchina giù al bivio, salire a piedi, e avere il tempo che volevamo. Vabbeh.
Scendiamo verso la Oppio: "ma te ce li hai i firends per il primo tiro?" "Sì, in macchina" "vabbeh, facciamo senza, parto io". Speriamo non ci sia nessuno alla base, se no i tempi si allungano e temo non ce la facciamo.. Scorrendo sotto la parete appena salita, ci troviamo Ivan con MarcoBo e Dario con la Francesca alla prima sosta di Itali90: un saluto e si sguscia verso la nostra che..è libera.
Svelti svelti, vado io "Oh ma aspetta che ti metto in sicura!" "Ma tanto finchè non metto giù il primo rinvio, non serve", dov'è il primo resinato? Ah già, a 10m.. Contento della salita veloce che sto compiendo, mi sento in forma: più in forma del solito, ma son comunque uno scarso.. Qualche incertezza verso la fine, e poi quella scomodissima sosta nel camino.
Giorgio vai, e ovviamente concatena i prossimi due così facciamo prima (e così facciamo anche 3 tiri a testa e nessuno litiga!). Ma, come.. Io che questo tiro l'ho sempre salita in placca violenta, te me lo sali in diedro camino?! E in effetti è ben più facile.. Più facile, non facile e basta! Con questa roccia che suona vuota..
L'abbracciatona alla quercia è d'obbligo, santo albero che sei lì. Il resto del tiro è pure più pulito del solito, in genere è il wc di tanti uccelli.. Ma la via è un po' vegetata, e se non è il guano sono le spine a dare fastidio, a punzecchiare noi poveretti..
Riparto, una bella partenza che credo faccio ogni volta in modo diverso: e oggi la faccio nel peggiore dei modi, finendo incastrato e faticando a uscirne..uff, fatto. Bel tiro esposto nel vuoto, in piena parete: sembra quasi di essere in montagna, senza schiamazzi, senza casino al parcheggio e senza casino sulla sommità. Vorrei il machete ma non ce l'ho (da mettere nell'nda), stavolta mi ricordo di uscire a destra verso la sosta, e non a sx verso l'albero.
Una fame della madonna, il Mars, e..ah niente, andom a ca': io fino alle 21 non ci resto e la multa non la voglio. Noi che ci facciamo lo scrupolo di rispettare le regole, i cartelli, per poi scoprire che i vigili faranno altro. Vabbeh, amen. Un saluto a Ivan e MarcoBo, Nicola con Tommaso al tavolo del rifugio (il posto più classico dove trovare Nicola), e rientro.
Alberi benedetti, non ci foste voi la vita sarebbe meno ossigenata, e a volte l'arrampicata meno..possibile!

Qui altre foto.

sabato 6 settembre 2014

Bis Bismantova: Pincelli variane Mediana e uscita diretta più Oppio

Lasciamo pur perdere la voglia di rivincita sul bel meteo a nord, tanto non c’è scampo, andiamo in Pietra e buonanotte. E siccome in macchina abbiamo quelli bravi, Claudio, Mirko, Nicola, Paolo (in rigoroso ordine alfabetico onde evitare battibecchi), io e Giorgio che siamo quelli scarsi optiamo per la cara e vecchia Pincelli, ma con varianti.
Visto il meteo dei giorni passati, al nostro arrivo al parcheggio della Pietra, la macchina si svuota di sei persone e innumerevoli stronzate, e lo riempie, non c’è nessuno (o quasi). Ci incamminiamo, Mirko e Paolo verso il Diedro UISP, Claudio e Nicola verso la Via degli Amici, e io e Giorgio verso la Pincelli.
Parte il mio amico, questo tiro lascia sempre un po’ di perplessità, non è difficile, ma parte sempre con della sabbiolina sui primi appoggi, il primo chiodo è alto, e adesso ci sono pure quei sensori piazzati sulla roccia sopra di noi a destra, messi a monitorare eventuali spostamenti onde prevenire nuovi crolli. E con le piogge di quest’estate, è pure peggio, sporca di terra fino su. È sempre un tiro che ti drizza le orecchie.
Con la sosta un po’ spostata a sinistra, siamo sotto il placcone della variante mediana. In realtà ci sono tre varianti, la più difficile a sinistra, la media a destra, la più facile al centro: ovviamente saliamo al centro. E delicatamente e con circospezione (sempre d’obbligo su questa sabbia pressata) salgo seguendo a tratti la fessura che però non sempre è un buon aiuto per le mani. Ma il tiro è bello e lungo, ne vale la pena, potrei pensarci all’uscita del corso AR1 2014 del CAI di Carpi.
Alla sosta noto della pelle di serpente, e mi chiedo come abbia fatto ad arrivare fino qui a togliersela. Poi penso al fatto che questa montagna è tutta bucata.. Oddio, usciranno serpenti da tutti buchi! Altro animale che mi fa letteralmente cacare sotto è il corvo che si lancia in picchiata al mio fianco mentre arrampico: taglia l’aria con un sibilo che la sua apertura alare pare kilometrica! E sono bizzarre (e anche loro un po’ rumorose) le decine e decine di rondini che svolazzano su tutta la parete alta saltando da un settore all’altro.
Siamo carichi, perché non metterci dentro anche l’uscita diretta? Una delle ultime volte che sono venuto in pietra ho visto qualcuno uscirci, ha detto che non era facile, però dai, oggi c’ho voglia di mettermi in gioco. Parte quindi Giorgio per quella che sarebbe la variante alta, quella che per me è ormai un must a ogni corso AR1, ma dopo i due passi strapiombanti (IV+ e V) invece che salire la placca-diedro a sinistra, va dritto sotto l’uscita diretta.
Dritto è una parola grossa, sia lui che io (forse io di più) semplifichiamo il passaggio passando più a sinistra, ma è comunque una bel passaggio. Ed è strabiliante anche come possa trovare più difficile il passaggio della variante alta da secondo, che da primo. Ma questa è un’altra storia.
Eccomi qui, alla nostra terza sosta, sopra di me un diedro bello liscio e aperto, coi chiodi belli in fuori (nel senso verso l’esterno del diedro) e distanti: azz, speravo fossero più vicini, avevo ipotizzato una mungitura se mi trovavo in difficoltà, ma siamo in ballo, balliamo.
Parto deciso, primo chiodo, poi inizio a titubare: mi manca un passo, se prendessi coraggio poi sarebbe fatta. Sarebbe fatto questo passo, poi ce ne sarebbero altri. Intanto alla base della parete si è formato un gruppettino di spettatori: Mirko e Paolo appena tornati dalla loro via, e Riccardo con Lollo. Tutti a incitarmi..a modo loro.
Con sudore e A0 faticoso, riesco a salire pian piano, e finalmente sono fuori. Ad osare di più, bella variante, devo ripeterla, quando sarò più in forma. Vado a sostare sull’albero lontano per essere un minimo comodo a recuperare Giorgio.
Ecco anche lui, una foto, un po’ di rifoccilamento e poi che si fa? Dai, andiamo a fare la Oppio, che ho un conto in sospeso: fatta qualche mese fa con Paolo, non me la sentii di tirare l’ultimo tiro, e visto che il compagno di allora aveva concatenato secondo e terzo, io alla fine avevo tirato solo il primo. Oggi voglio fare secondo e quarto, che sono i più duri.
Ripassiamo sotto la base della Pincelli e notiamo Mirko e Palo impegnati sulla variante mediana, noi dritto. La linea della Oppio è davvero dritta, la roccia si è aperta, si è divisa, lasciando una fessura per vedere il cielo con un po’ di anticipo. Davvero estetica, e anche in via il cielo non manca visto che la maggior parte dell’arrampicata è tutta bella esposto col vuoto sotto il culo.
Anche qui parte Giorgio, così posso fare i tiri che mi han fatto paura la scorsa volto. Sale guardingo e ad un tratto gli cade pure un friend, “vai tranquillo, lo prendo io, ho visto dov’è”. Vado io adesso, e di nuovo questa sensazione di fare più fatica da secondo che da primo, uffa.
Nella parte stretta, struscio lo zaino a modo, finché non si sente qualcosa che inizia a cadere, e allora devo urlare “scarpe!”: già, scarpe, non sasso, sono le mie mythos che uscito dalla Pincelli ho staccato dallo zaino e non rifissate bene. Sto arrampicando con le scarpette nuove, ma nel dubbio del dolore ho portato anche loro, che adesso giacciono alla base della via. Dopo svariate fecondazioni di roccia, si arriva alla sosta bella scomoda, come la ricordavo.
Dopo aver filato e rifilato le corde (arrivando in sosta non si sa dove passi, poi le corde sono buttate su un terrazzino e poi spostate) riesco a partire. Poche mani, pochi piedi, chiodi alti e distanti. Sospiri e sospiri, e la mano che si alza verso la quercia, come un giocatore di basket che sta per schiacciare all’ultimo secondo per il punto della vittoria: ah, adesso resterei qui a penzolare come una scimmia, ma meglio proseguire.
Dopo qualche altro passaggio croccante, arrivo alla sosta in mezzo al guano, ben più comoda della precedente, ma più sporca. Siamo dentro la spaccatura nella roccia, la visione che abbiamo del mondo circostante si restringe a pochi gradi di apertura verso le colline.
Arriva Giorgio, che poi supera senza troppe difficoltà il terzo tiro, reso un po’ insidioso dalla cacca degli uccelli bella abbondante su questo tratto. L’anello cementato della sosta da però sicurezza, anche se pure questa è piuttosto scomoda, ma mai come la prima..
Ed eccoci, altra bestia nera. La partenza del quarto tiro è abbordabile, ma poi già si complica per un passaggio in strapiombo dove l’esposizione è davvero tanta. Ci penso, tentenno, ma qui voglio salire senza barare, e ci riesco. Ora è tutto in “discesa”. Eh no, c’è qualche altro passaggio ostico prima di riuscire a raggiungere la sosta sulla sommità.
Vedendo gli orizzonti aprirsi verso l’alto, non ci capsico più nulla, parto sparato a uscire verso sinistra, cerco la sosta, vedo un alberello, poi vedo la vera sosta, a destra: scendi e risali. Cerca di comunicare col mio compagno, ma non sente, vento. Passiamo alla comunicazione a strattoni di corda. Ah, che soddisfazione aver superato pulito la via!
Ci si reca al rifugio della pietra, dove arriviamo che Mirko e Paolo sono già li che bevono, e deridono per la figuraccia fatta sull’uscita diretta, ma pazienza. Prima scappo alla base della Oppio a riprendere le mie Mythos, poi evo. Nicola e Claudio? Oh mio dio, saranno incrodati. Quasi, dopo un po’ arrivano, ma la via è stata diversa.

Qui altre foto.
Qui report.

sabato 10 maggio 2014

Due passi nel vuoto: Via Oppio alla Pietra di Bismantova

Da tanto tempo volevo salire questa linea che in tanti decatano come molto bella. D’altronde una prolungata arrampicata in camino su una montagna nota per la placca a saponette, attira. E l’occasione viene colta questo sabato, in compagni di Paolo. 
Partiamo di buon ora per essere a casa presto, Riccardo venuto a sapere della meta, mi informa del contest Bismantova Rock che prende di assalto i boulder e..le vie! Nooooo, speriamo che partendo così presto anticipiamo tutti.
Fa caldo al parcheggio, per fortuna poche auto, ma inizia a popolarsi e quindi ci sgaggiamo a prepararci. Da lontano scorgiamo già una cordata su una via, più a destra della Oppio. Alle 8e40 siamo all’attacco, anche da sotto appare come una bella linea, una debolezza della montagna sfruttata anni fa dai primi salitori, che per superare il tratto chiave ricorsero al lancio della corda intorno al caratteristico albero sul secondo tiro. E il Cusna ancora innevato lì che mi guarda e sfida..
Parto io, in questo modo salendo in alternata, lascio a Paolo i tiri più duri: sono e mi sento scarso, e la Pietra di Bismantova incute sempre un certo timore, chi ci ha arrampicato può capire. E il primo tiro è comunque già croccante, chiodato lungo, verticale, e di diversi metri. Ci manca solo che a metà tiro si senta una caduta di pietre e l’urlo di una ragazza. Quelli che vedevamo al parcheggio: appoggi su cui stava sono crollati, la famosa sabbia compressa della Pietra non si smentisce mai.
Cercando di rimanere concentrato, sfruttando al massimo entrambe le pareti coi piedi, e a volte usando pure la schiena (ci sono passaggi davvero stretti!) riesco ad arrivare alla prima sosta. Scomodina anche, porca miseria! Bello sospeso nel vuoto, o meglio, coi piedi nel vuoto, ma poco sospeso perché non c’è lo spazio fisico per distendere le gambe. Sopra di me il caratteristico albero. “Paolo puoi partire”, e veloce come un gatto arriva: lui sì che è bravo.
Scambio zaino (ci sono certi passaggi quasi impossibili da salire con lo zaino, almeno che il primo ne sia sprovvisto..) e via su, camino strapiombante e piedi su scaglie che si vede essere ancora attaccate per un pelo di f.. Ah, la Pietra, le cui vie cambiano grado spesso, appena crolla quella tacchettina che permetteva di superare il passaggio. Paolo sale sale, capisco che ha concatenato secondo e terzo tiro, possibilità che sapevo essere possibile, ma così facendo..io non tiro l’ultimo!
Parto io, cautela sul tratto chiave, ma voglio sforzarmi di farlo pulito, per quanto da secondo.. Finalmente abbraccio l’albero, sotto di me solo aria, è veramente una via dove il contatto con la montagna è equiparabile al “contatto” con l’aria. Adrenalina divertente! Si passa per la toilette di uno stormo di uccelli e si inizia ad arrampicare in placca, ogni tanto aprendo il piedino destro verso l’altra parete.
Arrivo in sosta e..”no Paolo, tiri ancora tu”, prendo ovviamente delle offese, e a battere e ribattere mi dico “bon, se mi ripete di andare io, vado”, e invece si convince e parte lui. Ah ma non temere, la voglio ripetere tirandola io, un giorno.
Miii, parte con un passo davvero boulderoso, mi preoccupa tutto ciò. Poi fila liscio come l’olio, cerco di studiare dove passa finchè riesco. Poi non lo vedo più e arrivato in sosta, non lo sento nemmeno. Ma capisco sia in sosta, e attuo tutte le manovre del caso. Mi sento tirare e capisco di partire, ok.
Riesco a leggerlo meno fisico il passaggio forse (strano, non è da me), poi resto ammaliato da tutto lo spazio vuoto sotto le mie gambe, tese tra due versanti della montagna e sotto..nulla. Che figata. Verticalità. Peccato duri poco, mi fermo comunque per qualche foto perché merita, ma non rendono. Alle 11e15 raggiungo Paolo sulla sommità.
Beh dai, c’è ancora tempo per far qualcosa, ma che caldo.. Scendiamo per il sentiero, via verso Gare Vecchie, tutta al sole, ohi ohi. Va beh, siam qua, andiamo, Paolo inizia a tirare un 6a, una coppia dell’est arriva e prende una batosta nei denti dalla Pietra: al primo tiro lui arriva al primo spit con mille madonne e imprecazioni nella sua lingua, resting, prova e riprova ma non riesce a salire. Minuti di tentativi e giù in doppia (3m). Eh ma chi ha il primo impatto con la montagna di saponette di sabbia, ci resta male. Se ne vanno sconsolati.
Paolo anche lui fatica un po, arriva, lo calo, e provo. Coi suoi consigli, o con le sue “dai sposta bene quel peso” riesco a salire, ma quanto di dita? Tanto.. ne ho di crostini da mangiare.. Poi fa troppo caldo per continuare, andiamo al bar a prendere un caffè e meditare su posti all ombra. 
Pensa e ripensa, due chiacchiere con chi conosciamo, andiamo al Banana, tutto al sole, paolo scoraggiato, dai almeno provo Pronto Soccorso, di solito mi riusciva. Che sudata epica, che untezza, che distesa di magnesite sulla lama. Bella fisica, e sono in sosta, grondo. No no, troppo caldo, tornano i due dell’est, anche loro su Pronto Soccorso, impreca e fatica ma ci arriva. Meglio così.
Noi facciam su baracche e burattini e ci si dilegua. È già troppo caldo per queste cose. Neve, libera le dolomiti!

Qui altre foto.
Qui report.