venerdì 9 settembre 2016

Vagando sul muro e la cengia cercando lo spigolo: Pisciadù, il Pilastro del Sibilo

Complici vicende personali che hanno afflitto entrambi, quest'anno io e Riccardo non riusciamo a farci la settimana dolomitica di agosto, rimandando a settembre la possibilità di fare qualche giorno ad arrampicare insieme. Finalmente giunge il momento, ma più di tre giorni non si riesce a fare: almeno saranno tre giorni in tre pareti rinomate ma comunque da soli! 

Partenza senza levatacce, l'idea del Massiccio  del Catinaccio viene presto abbandonata per l'esposizione e gli avvicinamenti: andiamo nel regno di Bernardi, che con le sue guide ci fornisce sempre ottimi spunti. E siccome dal tentativo a Federica quella parete m'è rimasta come un cruccio nella testa, propongo di andare a fare "il Pilastro del Sibilo": grado abbordabile, la prima via del visionario Iacopelli, esposizione che direi sia l'ultimo weekend che si possa sfidare, e Lago Pisciadu che Ricky non ha mai visto. 

Si parcheggia a Passo Gardena, molto meglio che al parcheggio della Ferrata tridentina 8anche se tocca pagare 5 euro..): è la terza volta che solco questo sentiero, e rapidamente in poco più di mezzora siamo alla base del Mur de Pisciadù Occidentale, timorosi di trovarlo bagnato. Ma quella umida non è la fessura da risalire, si sta più a destra dove è asciutto. Molto bene. 

Parte Ricky, mentre una cordata che saliva una via sportiva ancora più a destra, viene a ripiegare su Acquafun. Il primo tiro pareva il più duro, e quindi da buon compagno di cordata scarso l'ho lasciato a lui: mamma che fredda la roccia! Mamma che psico la sosta! 

E andiamo su L2, a vagare a caso, riuscnedo a metter giù tre protezioni in 50m. Roccia ultra compatta e non trovo nulla di già in sede: si credeva una vietta tranquilla, e invece col cavalo! Vago alla ricerca della sosta, che dovrebbe essere a destra di Acquafan secondo lo schizzo. Ma non c'è. Gira gira, fuck, la faccio su uno spit. 

Infatti viene più logico che la via prosegua a sinistra, e così è, Riccardo risale facilmente e trova il chiodo alla base del diedro umido che tocca a me: insomma il mio amico mi rende il favore di averlo fatto partire per primo! Lui che odia i diedri, se umidi poi. E in effetti mi da del filo da torcere. S4 poi non la trovo: la nicchia è questa per forza, ma nulla. Devo continuare a salire e sperare di trovare qualcosa. 

Col tiro alla fune sui maroni, raggiungo tirando su quello che sembra un tir con rimorchio, uno spuntone dove unisco tutti i cordini che ho per completare la sua circonferenza. E i prossimi tiri saranno tutti da cercare, con uno schizzo che non corrisponde molto all'ambiente (alquanto "monotono" a dirla tutta), ma puntiamo la direzione sperando di non sbagliare. 

La base del paretone giallo sotto la piramide ci rincuora, due clessidre di cui una con cordino: due tiri e siamo sullo spigolo, da li non si sbaglia più. Con un buon fiuto ci arriviamo bene, ma che caga metter giù così poche protezioni e su bei tratti in traverso! La vista dei due spit alla fine del mio L8 è come vedere la Madonna. 

I prossimi tiri saranno eccezionali: oddio, anche in basso non erano per nulla male, solo la parte mediana dove tocca vagare dove ti porta il cuore alla ricerca del passaggio per raggiungere la base dello spigolo. 

Riccardo parte e già gode: bei maniglioni lo portano verticalmente verso l'alto. Tocca a me: l'esposizione sullo spigolo, le difficoltà continue, il sapere che manca poco alla fine, o meglio al compimento della via, creano quel mix in cui la paura viene sovrastata dal divertimento. 

Arrivo in sosta, e scopro che ho fatto male i conti: azz, non è una passeggiata il prossimo e ultimo tiro! Parto cercando la quiete interiore: passaggino un po' così, poi più facile verso l'alto ma..non vedo lo spit. Proseguo, mi pare logico, ma non mi torna con lo schizzo di Bernardi: apro quello di Iacopelli e scopro che lui è uscito di qui, vedo anche i cordini, ma è VI-! Col cavolo! 

Torna giù ed ecco lo spit. Sì ma..si passa di lì?! Traverso sul niente con sotto lo strapiombo, un buco del culo che non ci passerebbe uno spillo. E non è finita. Grande esposizione sullo spigolo, una placca leggermente bucata, biditi l'unica speranza, sbuffi di concentrazione. E la corda che tira pure! Fatica e speranza, arrivo sul terrazziono dove due spit sono la visione della felicità. e la corda che tira mi ha duplicato i maroni. 

Guardo giù, altro che verticale, strapiomba. Arriva Riccardo, due passi e siamo sul pianoro lunare del mezzo Sella, ad ammirare il panorama e la pioggia laggiu in valle che non vorremmo prendere. Si viaggia veloci verso il Rifugio Pisciadu

Birra e panino vista dolomiti, what else? 

Il Lago Pisciadu è molto più secco di quando ci sono passato per l'Alta Via, che tristezza. Scappando da un temporale che non pare imminente, ma meglio non solleticarlo, scendiamo rapidi per l'unta ferrata della Val Setus, e in seguito veloci per il Passo Gardena. 

Spesa e cenone che abbiamo una fame della madonna. In pantaloni corti e sandali fa frescotto, il riso lo mangiamo poi in auto! Il tempo di montare la tenda e inizia a piovere: poesia e ninna nanna per il sonno..ma non esagerare che domani dobbiamo arrampicare!

Qui altre foto.
Qui report.
Qui la guida di Iacopelli (apritore) e qui di Bernardi: le due vie sono diverse. Nella parte bassa Bernardi sta molto più a sinistra. Sulla cengia..va dove ti porta il cuore in ogni caso. Do però merito a Bernardi di aver cambiato l'uscita addomesticandola a un grado più allineato al resto della via (V invece che VI-). Però..la via non è quella dell' apritore.

giovedì 8 settembre 2016

Chicca fuori dalle mode: Monte Castello (Burgstall), spigolo Nordest

Devo ammetterlo, se non fosse per Gianluca e Giorgio, questo posto manco lo conoscerei. Se lo guardi da una prospettiva, è solo un montarozzo arrotondato dove pascolano ovini e bovini e un po' di trekkers. Se lo guardi dal versante opposto, centinaia di metri di roccia da scalare. Selvaggia. Avvicinamenti lunghi. Pochissimo materiale in via. Una chicca. 

E le ciambelle vengono col miglior buco quando magari volevi fare un bombolone: ci troviamo io e Giorgio al mattino per questa meta, dopo una rocambolesca serie di eventi e di proposte. "Giorgio, mi fido di te, mi sembra lunga, ma il rientro è comodo, quindi ok". Già temevo di metterci 10 e passa ore a salire la via, rientrare a casa alle 2 di notte: e invece, poco più di 6h30min per la via, e alle 21 già con un altro zaino pronto per un'altra avventura. 

Colazione al sacco ai Bagni diRazzes, e ci mettiamo in cammino che le prime luci già ci mostrano la nostra meta, lassù. Il mio amico conosce abbastanza bene il posto in quanto frequentatore dal punto di vista delle escursioni, e partiamo decisi alla volta della Malghetta Sciliar che raggiungiamo abbastanza velocemente ma senza tirarci il collo, che oggi ne serviranno di energie. 

Cerchiamo di carpire qualche informazione aggiuntiva dai gestori, che ci scoraggiano un po': "è difficile trovare l'attacco, tanti tornano indietro". Ok, il luogo è selvaggio, questa è una salita classica ma solo per la gente del posto, altrimenti non se la fila nessuno. Però dai, addirittura così? Giorgio è in superestasi per questa salita, dai che andiamo. 

Cima Castello si mostra e si è mostrata spesso in mezzo al bosco, ma avancorpi rocciosi ed erbosi davanti alla sua parete ci hanno nascosto gran parte della salita. ma quanto è in alto la cima.. Il sentiero di accesso è piccino, un sentiero dei camosci, ma ben presto siamo al secondo canale che iniziamo a risalire tutti eccitati. Ma meglio stare concentrati su ciò che pestiamo, tutto si muove e..frana! 

Beh, il blocco che sbarra la strada è inconfondibile, siamo all'attacco! Freschino all'ombra, ma confidiamo un po' di sole prenderlo più in alto. Siamo soli. beh, Giorgio se l'aspettava. E invece mentre lui sale il primo tiro, arriva una guida con cliente: guida che devo dire è gentilissima, a differenza di altre spocchiose e che non ti aiutano per nulla. Ci da qualche dritta su dove cercare la via; peggio il suo cliente, che ci scarica addosso svariate sassaiole, sopratutto quando Giorgio sarà sul nostro nono tiro! 

Lo zoccolo basale, tutto all'ombra, è facilotto, ma in quanto tale è su una parete uniforme con pochi punti di riferimento, e infatti le prime soste sono fatte un po' dove capita. Anche mettere protezioni è impresa ardua. La nostra terza sosta è alla forcella dove si può dire che ora si inizi a seguire lo spigolo, sinonimo di un maggior riferimento..a tratti. 

L'arrampicata è molto discontinua, ma la ricerca dell'itinerario obbliga  a tenere le orecchie dritte. Bella la quinta sosta su un arco naturale di roccia, poi dal settimo tiro si inizia ad arrampicare un po' più seriamente: intanto evito di guardare l'orologio perchè ho paura di vedere il tempo che passa e noi che siamo lenti. 

Un settimo e un ottavo tiro che dei bei traversi che frizzantizzano la salita, poi siamo a scaldarci al sole finalmente, schivando i sassi dall'alto del cliente della guida. Un altro tirello per Giorgio, e poi eccomi su un bel tiro continuo di IV/IV+ dove le stelle alpine giacciono di fianco ai rinvii, connubio con la natura ottimo! 

Senza perdere tempo continuiamo la salita, ormai soli davvero, con alle spalle i pratoni dello Sciliar, mentre noi saliamo pareti roccioso che sembrano esser state trapiantate su delle colline. Ed eccoci al passaggio chiave della via, quel V di fianco al campanello. Tocca a Giorgio (il libro di via è già alla sosta prima del tiro, ma per scaramanzia NON si firma ora!), che sale svelto fino al passaggio, poi..beh passeranno un po' di minuti prima che riesca a risolverlo. 

Ma quando toccherà a me, capirò bene il perchè di quelle titubanze: dare quel passaggio di V mi sembra davvero sottogradato, a meno che sia venuto via qualcosa.. Soccia se è duro! Prova qui, prova la, ricordo V ben più facili! E il campanello, non suona nemmeno, che delusione! Tutta questa fatica su questo passo, mi cancella l'esultanza del V+ di Rabanser

Ormai possiamo dire che sia fatta, do' un occhiata all'orologio (in realtà lo guardavo anche mentre entrambi annaspavamo sul passo duro) e mi conforto abbastanza, quasi mi esalto. In realtà non è finita del tutto, altri 3 tiri prima di uscire, e col penultimo che non me l'aspettavo: un diedro appena accennato ma magnifico! 

Portarci in vetta tocca a me. Chissà se come dice quel visionario di Iacopelli "Già all'uscita vi trovate su dei prati piani ove non di raro si può attrezzare una sosta usufruendo di apatici bovini che si dedicano ad attività ruminanti. Dopo aver chiarito al vostro secondo di cordata il perchè sia stato sradicato dalla sosta e trascinato lungo l'ultimo tiro e per altri trecento metri sulla cima, liberate l'imbizzarrito bovino da tutti i vostri cordini di sosta e attraversate l'altipiano siano al sentiero..." 

Prima delle 15 siamo entrambi fuori dalla via: poco più di 6 ore e mezza per una via di 650m di sviluppo e pure da cercare! Mi si risolleva il morale, non siamo (sono) così scarsi. 

Ci godiamo il panorama a 360 gradi, focalizzati su Sassolungo e Catinaccio (bello coperto lui). Con estrema calma ci svacchiamo sui prati, a bere, mangiare e cambiarci le scarpe che i piedi non vedono l'ora, ma.. prima lasciamoli un po' all'aria.  Siamo sempre soli, spettacolo. 

La discesa parte blanda vagando per i prati sommitali, senza andare a toccare la cima vera e propria: adesso iniziamo ad intravedere della civiltà sotto forma di escursionisti. Poi appena prima di prendere il temibile Gamssteing, un gregge di capre ci sbarra la strada e dopo averlo superato inizia a seguirci forse attirato dal sudore.. 

Scorrendo sotto tutta la parete est (o nord?) del Monte Castello e limitrofi, sogniamo altre salite, galvanizzati dall'odierna, sopratutto uno spigolone che..bisogna tornarci qui. Tra una scivolata e l'altra sulle radici umide, arriviamo alla Malghetta Sciliar pronti a sfogare la nostra fame e sete su di lei. Luogo davvero piacevole, peccato solo sia all'ombra, ma come ho detto anche alla gestrice "no no, ma qui ci torniamo ad arrampicare, bellissimo posto, solitario, e grandiosi porzioni di torta!". 

Con lo stomaco pieno e lo spirito a mille, scendiamo verso l'auto, arrivando contro mia ogni più rosea previsione..senza usare la frontale! Ok, è ora di pensare ai prossimi tre giorni che passerò ad arrampicare con Riccardo. Temo già che mi tirerà il collo, lui che il grado ce l'ha ben più alto del mio! Meglio non pensarci e guidare un po': al primo autogrill Giorgio collassa sul sedile, entro a prendermi un caffè e..le smancerie del barista, come l'altra volta in Apuane. Se ci fosse Stefania, mamma mia quante risate si farebbe! 

Che giornata ragazzi. Lunga, intensa, da respirare a pieni polmoni. Un vione, non tanto per la difficoltà (discontinua e contenuta per la maggior parte, ma con un bel decimo tiro continuo e altri passaggi non banali), ma quanto per l'isolamento e il senso di esser davvero da soli e in "balia" dei voleri della montagna. Montagna che all'uscita si addomestica con comodi pratoni.

Grazie Giorgio della chicca.

Qui altre foto.
Qui report.
Qui guida con relazione (schizzo davvero buono!).

sabato 3 settembre 2016

Gipeto non avrai le nostre carcasse: Allalinhorn e Feechopf

Un compleanno ad alta quota, fico no? E magari anche il numero! No, quello no.. Ma il divertimento comunque assicurato! Dopo un attenta pianificazione, partiamo al venerdì pomeriggio alla volta di Domodossola, tappa per la cena. Peccato che a pochi km dal Sali e PistacchiStefania salta su con un "oh, ma io ho dimenticato la carta d'identità nell'altro portafoglio", e dire che glielo avevo ricordato..
In modalità ansia a mille, si cena in un bel centro (molto più bello delle nostre aspettative) e si riparte verso il confine con la svizzera, dove l'altra volta ci avevano pure controllato! Stefania in ansia, io e Cristian a sdramattizare..tutto fila liscio, nessun controllo attivo ne alla dogana italiana ne a quella svizzera. Possiamo continuare nel nostro viaggio alla volta di Saas Fee, dove trovato un parcheggino tattico, giù tenda e a letto (per chi dormirà..).
Sveglia presto, che si vuol prendere la prima funivia! Parcheggio a inizio paese (a Sass Fee le auto sono bandite, si gira solo a piedi, spettacolo: dai tempi del Nadelhorn rimanemmo felicemente impressionati di ciò) e iniziamo a vagare alla ricerca della stazione. Dopo qualche indicazione a voce in tedesco stretto, la si trova, e già un'orda di sciatori in fila: due palle, già che siamo stretti coi tempi col progetto che abbiamo!
75 CHF per passare da 1800mslm a 3500mslm: stic***i. Va beh dai, almeno non paghiamo i 77CHF del Britanniahutte, cercando di fare in giornata (anche perchè il meteo di domani non è propizio). Solo che, efficienza svizzera di sta fava, alla stazione intermedia rimaniamo fermi quasi 1h per problema tecnico al trenino della tratta finale. La giornata inizia male.
In realtà, tanti piccoli avvenimenti hanno intriso la giornata di nefasti presagi, ma nessuno grave. Certo che la somma di tanti numeri piccoli, risulta un numero grande.. Il trenino ci catapulta in men che non si dica (40° di salita in quanti minuti? 2 al massimo?) nel paesaggio glaciale sopra Sass Fee. Adoro questo bacino, che conta 13 4mila; e credo che dalla cima del Dom de Mishabel se ne possano vedere una 50ina di vette che superano la quota magica!
Insomma, solo alle 8e30 mettiamo piede..sulle piste da sci. Ci si prepara alla svelta che non abbiamo tempo da perdere, la nostra prima meta già svetta davanti a noi: l'Allalinhorn. L'ora di ritardo dei mezzi meccanici ci ha definitivamente fatto abbandonare l'idea della paretina nord, si va per la normale. Risaliamo le piste evitando gli sciatori che scendono e salgono, presto tutto questo caos sarà un lontano ricordo.
Chissà se lo sbalzo di quota così repentino ci darà fastidio. Partiamo con calma, la prima parte è molto tranquilla, e la temperatura gradevole. Il pistone marcato, e non c'è nemmeno troppa folla: quella verrà dopo, chi vuole salire solo questo 4mila se la può prendere con calma.
Viene poi la zona in cui occorre passare in mezzo a crepacci e seracchi: muri alti metri che ci sovrastano, passaggi su quella che ci sembra neve, ma guardandosi intorno si intuisce che si tratta di un gigantesco ponte. Siamo a due passi dalle piste da sci, e il paesaggio è..maestondicamente glaciale! Ci sentiamo a nostro agio.
Dal Feejoch il panorama si apre sul nostro paradiso: Strahlhorn, Rimpifishorn, tutto il Monte Rosa, Cervino, Monte Bianco, Dent Blanche, si aggiungo ai Dom che già vedevamo da giù. Mamma mia che acquolina in bocca, mantenetemi che vado a scalarle tutte!
Pausa beveraggio e si riparte. Qualche cordata davanti a noi si staglia verso il cielo. Il proseguo della salita si svolge sulla gobba ovest, dove qualche bel buco affiora insieme al ghiaccio al suo contorno, ma si passa bene. La pendenza aumenta un po' per la gioia delle gambe, ma il cuore vede ormai la croce e..andale andale!
Si obliqua sulla sud per andare a prendere una traccia in mezzo a sfasciume con ghiaccio, poi si torna su neve per salire gli ultimi metri su una bella crestina super estetica. Salire più in alto di così, ormai non si può più! Vetta! Super panoramica, stiamo bene tutti e tre nonostante la quota (un po' meno per via della fatica, ma fa parte del gioco) e possiamo apprezzare tutto ciò che ci sta intorno. Da commozione.
Ma la vera commozione arriva quando sfodero il Mars di vetta e Stefania e Crtistian..la candelina! Già, oggi è il mio compleanno, e i miei amici hanno avuto il bel pensiero di farmi questa piccola festa: buco il mars con la picca, infilo la candelina e cerco di accenderla e spegnerla. Grazie ragazzi!
Via giù, che il secondo obiettivo ci chiama: traversata all'Alphubel! Ma vista l'ora di ritardo..la vediamo già grigia e siamo poco fiduciosi: però avanzare un po' si può fare, ci si da un orario di ritorno e amen. Oppure si valuta di scendere a piedi fino a valle ma..vediamo dai.
In breve siamo di nuovo al Feejoch, passiamo a una conserva corta (e senza nodi a palla chiaramente) per la parte rocciosa che ho letto essere piuttosto sfasciumosa: in realtà sì, ma ci sono anche bei tratti in cui usare le mani e potersi issare su esse.
Parte blanda la cresta, poche mani e tanti piedi, ma esposta, aerea, bellissima. A filo del cielo. Io e Cristian ci divertiamo come dei pupi al parco giochi, Stefania invece un po' meno: ci sta, è inesperta, anche io le prime volte coi ramponi su roccia progredivo come sui bicchieri di cristallo.
Le mani cominciano a servire un po' di più: rispetto a foto che ho visto su web, la cresta è tutta nuda, e i piattini appoggiati a tratti ballano sotto i nostri piedi. A fianco dei nostri piedi, spesso corre il baratro del versante nord, o del versante sud, o di entrambi. Canticchio, anche se mi rendo conto che il tempo scorre, siamo lenti, e mi sa che l'Alphubel ce lo sogniamo.
L'ultima parte è più arrampicatoria, verticale, forse tratti quasi in strapiombo, ma le mani sono buone e non c'è nulla di eccessivo. Ancora, io e Cri come nel paese dei balocchi, Stefania che pensa "ora capisco perchè muoiono gli alpinisti!": quando tra un paio d'anni rileggerà questo post, si farà grasse risate.
Finiamo la cresta rocciosa, con entrambi i miei amici che mi dicono "io da qua non ci torno indietro!" e la cosa mi fa piacere, perchè così saliamo fino all'Alphubel e scendiamo verso Langflue: lunghissimo rientro fino a Sass Fee a piedi, ma almeno altro 4mila nel sacco!
Una bestia alata arriva da lontano verso di noi, ci passa sotto a pochi metri, corro per fotografarlo, è un Gipeto! Che bestia ragazzi! Solo che..lui..mangia carcasse..ci punta? Oggi non ci avrà!
Si scende su ghiacciaio, altri crepacci nascosti ma una bella traccia che va verso la nostra agognata prossima cima. Ma non vedo tracce di discesa verso Langflue, e ciò mi preoccupa: ho già idea che tra un po' si torna indietro.
Arrivati al Alphubeljoch Cristian dichiara che deve fermarsi per mettere i compeed che ha una vescica per ogni tallone. Siamo lenti. Non ci sono tracce di discesa. Incrociamo un solitario che ci riferisce che anche lui dall'alto non ha visto tracce e che andare giù per Langflue è "Bad bad route". "Ragazzi, secondo me torniamo indietro". E niente, anche oggi si tromba domani (vesciche al Cervino, Casco al Pisciadu, soppa che periodo di rinunce!).
Costantemente assistiti da panorami mozzafiato su una quantità di cime e ghiacciai che c'è da perderci mezzora a indicarli tutti.
Cresta rocciosa a ritroso, Stefania toglie i ramponi e come era prevedibile si sente più a suo agio. Passiamo a una conserva media da proteggere intorno agli spuntoni, poi tutto è opinabile e nessuna scelta è mai perfetta.
Tic tac, il tempo scorre, se siamo tornati indietro e non prendiamo la funivia, siamo però dei polli! Anche perchè da Mittlealpin non so se si riesca a scendere a Felskinn a piedi..e sarebbe un problema questo.
Si riprende la piccozza una volta tornati su neve, scendiamo per ultimi, da soli, a goderci il silenzio adesso: oltre che essere gli ultimi alpinisti, anche gli sciatori non ci sono più, restano però i gatti a preparare il loro terreno per domani. Poi un frastuono: frana dalla nord est del Leinzspitze. Sempre più caldo, sempre più crolli.
Come di consueto, una volta finite le fatiche, Stefania si riprende e ricomincia a parlare e prendere in giro tutti. Momento di pausa ad assaporare questo circo glaciale, la cima conquistata e quella mancata (ma la cresta rocciosa è stata davvero didattica e divertente), e poi giriamo le spalle al nostro paradiso, tocca tornare a valle.
Ma il Gipeto..non ci ha avuto nemmeno oggi!

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