sabato 11 luglio 2015

Lezioni di artificiale a Bismantova: via Donato Zeni

Mi tocca anche questa, provare l'A1. Non quella d'emergenza, una staffa con cordino su uno spit di una via sportiva troppo dura per me, ma quella quasi seria con staffe vere, e tutto un tiro vero. Andiamo, Nicola è disponibile, devo approfittarne. 

Dopo qualche minuto di spiegazione e passo alla placca di fianco al parcheggio, partiamo carichi per la Donato Zeni. Ma carichi davvero! Alle 9e20 attacco il primo tiro, in breve arrivo alla prima sosta, ma faccio sosta? 

Le relazioni parlano di 7 tiri (quanti?!) ma gli alpinisti del lambrusco l'han fatta in 4: voglio essere a casa presto, ho sonno, fame e voglia di birra. "Nicola provo a concatenare!" e così mi ingoio il passaggio duretto che supero con un resting, ma meglio che azzerare suvvia. Sopra questo tratto la Pietra si rivela in tutta la sua sanità, divergendo poi verso un canalone detritico sotto la Madonna. 

Arriva Nicola, che ora deve tirare quella lama svasa sprotetta, bella eh, ma non da primo. Supera il tratto duro, arriva su, qualche foto a vicenda e ora parte la sinfonia di gemiti di "uh" "ah" "oh" mentre sguscia dentro il Passo del Serpente. Peccato non poterlo vedere dal vivo.. 

Salgo io ora, e arrivato al passo caratteristico mi chiedo che fantasia e sfrontatezza avessero i nostri antenati: ma come fai a immaginarti che qui possa esserci questo stretto e buio e orizzontale cunicolo attraverso cui passare?! Roba da matti, ma divertente. 

Breve camminata in una trincea di "roccia" e adesso siamo sotto ai chiodini del tiro di A1. Sono le 11 quando Nicola si tira sul primo piolo. Saranno le 13e30 quando lo raggiungerò in sosta! Che caldo, che duro, e che caga! quelle scalette che volteggiano in aria, non riuscire a trovare l'equilibrio corretto. E fortuna che Nicola una volta in sosta mi tira giu il suo fiffi (da prendere al lazzo) altrimenti non so se sarei salito. 

Ma tant'è, terapia d'urto Nicola style e anche sta cxxxo di A1 è fatta. Avrei voglia di tirare io l'ultimo tiro, ma non vorrei togliere il divertimento a Nicola nel caso volesse farlo lui. Siccome è lui a propormelo però, accetto subito! 

Breve traverso e poi ultimo tiro della Zuffa, roba conosciuta che supero più agevolmente dell'ultima volta. Bene, allora sto migliorando almeno un pochino.. Dai Nicola sali che voglio cambiarmi e denudarmi, e bere! E la giornata finì in una bevuta e abbuffata.

Qui altre foto.
Qui report.

giovedì 9 luglio 2015

Islanda, una vacanza naturale

Zero montagne salite, ma tanta natura vista, esplorata, assaporata, invidiata. Un breve post lo merita questa vacanza, visionare le foto per sognare un pochino (mamma mia quante, e ho pure fatto una selezione della selezione!), pubblicizzare questa bellissima meta, e iniziare a pianificare il prossimo giro (in realtà, già pianificato!). 
Il racconto sarà super sintetico, impossibile raccontare tutto, e comunque stavolta non voglio condividere le nostre emozioni perchè è giusto che ognuno si faccia le proprie, che vedendo le foto sogni e gli nasca la voglia di partire.

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Day 1 (tutte le foto): 
Partenza da Milano Malpensa alle 23e40, volo diretto, arrivo a Keflavik all' 1e40, diretti al noleggio del Kangoo Maxi che sarà la nostra casa per 6 notti (dormire e mangiare). Subito disavventura, ci fermiamo qualche ora in un parcehggio a 300m a dormire e ci svegliamo con la ruota a terra. Litigata per gestire la faccenda col noleggiatore, iniziamo la vacanza col gommista di keflavik. Alle 12e00 possiamo andare per i fatti nostri.
Tentiamo invano l'ingresso alla Blue Lagoon, pieno, prenotiamo per mercoledì prossimo. Direzione Grindavik, poi sulla 427, lago di Graenavatn, poi a Krisuvik per le bolle zolfose di Fulipollur e la Terra viva a Seltun. Geologia non noiosa.
Di nuovo sulla 427 verso est a costeggiare la costa, puntatina in spiaggia e poi sulla Ring Road per le cascate di Urridafoss.
Ora piove, si torna indietro per fare un po' di spesa e poi cena a Keiflavik (con scorciatoia avventurosa), e poi concerto dell ATP Festival: quella faina della mia morosa cosa ti trova fuori. Public Enemy, Iggy Pop (che forza della natura) e Belle e Sebastian. 
Cottissimi alla ricerca di un posto per dormire, finalmente si trova. Non fa buio..

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Day 2 (tutte le foto): 
Obiettivo Vik per i Pulcinella e Jokulsarlon per gli "iceberg", ma ci fermeremo mille volte per vedere uno spettacolo della natura ogni volta. Primo le cascate di Seljalandsfoss, dove ci bagniamo come pulcini, e di fianco Gljufrabui.
Poi Skogafoss, ma nel mezzo tante foto ai paesaggi che si vedono guidando. 
Eccoci a Vik (i faraglioni di Reynisfjall), ma i Pulcinella si vedono di mattina presto o sera tardi, pranzetto in spiaggia e poi via verso est: sto già vedendo ghiacciai in ogni direzione, neve, ma ciccia, non in questa vacanza.
Si attraversa di tutto, prati verdi, paesaggio lavico, montagne (non per la quota ma per la formazione), fiumi, mare, deserto, sole, pioggia, nebbia.
Sosta a Skaftafellsjokull a sognare, ed eccoci a Fjallsarlon, lago dove il ghiacciaio molla i suoi figli mentre la montagna li osserva. Antipasto (che riempie già la pancia!) di Jokulsarlon, dove pezzi di ghiacciaio si muovono, arenano, nuotano, imbottigliano verso il mare. La giornata soleggiata e il luogo rendono difficile andare via.
Si torna verso Vik per vedere i Pulcinella domattina, ripassiamo per mille paesaggi e condizioni meteo diverse, con una sosta bagno a Lufskalavarda che sembra una perfetta ambientazione per un film horror. Si cena e dorme sulle scogliere a ovest di Reynisfjara.

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Day 3 (tutte le foto): 
Notte ventosa, Kangoo scosso, e i Pulcinella sono li fuori, belli e e goffi, paffuti, ho sempre sognato vederli dal vivo, e qui li abbiamo a pochi metri. Mare impetuoso e ventoso, ma una passeggiata sulla spiaggia e 3m di II me li faccio.
Si riparte sulla Ring Road verso ovest, sosta a Solheimajokull dove il ghiacciaio si può toccare. Imbocchiamo poi la 30 e la 32, con paesaggi variegati e cime lontane: la meta sarebbe il Landmannalaugur, se ci arriviamo. Pranzo nel verde, moscerini invadenti, il vetro dell'auto fa impressione, verde, viola, acqua, poi deserto, stiamo entrando nell'entroterra.
Imbocchiamo la F26, azz è una F, poi la F208, finchè un cartello e un fondo stradale ci sconsigliano di proseguire. Due palle, ma sapevamo che rischiavamo. Tornando indietro proviamo a sentire per noleggiare un 4x4, ma 250 euro per 12 ore (e dovendo aspettare domattina vista l'ora) anche no. Comunque un bel viaggione e panorami!
A Fluoir almeno troviamo la Secret Lagoon (eravamo a caccia di un posto dove rilassarci e..lavarci!), a più antica piscina termale islandese. Un piccolo Geyser qui ci fa indirizzare verso la cittadina Geyser, dove giace appunto il più famoso.
Peccato che il famoso Geyser non erutti più a causa del tappo creato dai sassi lanciatagli dentro dai turisti; c'è però Stokkur.
Dall'acqua che sale a quella che scende, Gullfoss.
Qui ceniamo e ci godiamo un super tramonto, seppur dobbiamo rifugiarci in auto a mangiare a causa dei moscerini.

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Day 4 (tutte le foto): 
La guidata più lunga ed estenuante. Da cartelli che si trovano qui la F35 dovremmo poterla percorrere col nostro mezzo, solo dopo ci accorgiamo dell'avviso sul cruscotto che la vieta. Paesaggi mozzafiato, desertici, rossi, grigi, marroni, bianchi, acqua, ghiaccio, salite. Dopo due ore un inaspettato guado (parecchie neve qui quest'anno) ci fa tornare indietro. 
Tentiamo la F347 per Kerlingarfoll, ma anche qui un guado inaspettato (ponti crollati) smorza i sogni di poter fare dei bei trekking. Prossima volta 4x4 d'obbligo. è in corrispondenza della Ygarfoss che ci fermiamo, almeno, mentre lottiamo coi moscerini, qualcosa da vedere e sentire c'è. 
Dietrofront fino a Gullfoss, incrociamo parecchi ciclisti che incitiamo. Breve sosta a Laugarvatn e poi verso Pingvellir dove passeggiamo dentro la faglia di Almannagja. Il meteo era migliore nell'entroterra, ma pazienza: il posto merita, si pensi che gli islandesi in mezzo a questa natura hanno fondato la costituzione. Passeggiata sotto l'acqua e si riparte.
Ring Road verso nord, tunnel sottomarino, destinazione fiordi. Si fatica a trovare un posto dove cenare e dormire, finalmente eccolo. Senza saperlo siamo ai crateri di Grabrok: lo scopriremo la sera passeggiando su essi dopo cena.

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Day 5 (tutte le foto): 
Anche oggi si guida, perciò al risveglio mi faccio una passeggiata su tutti i crateri. Chissà se arriviamo a poma, ci sono dei tratti di strada sterrati, memori dei giorni scorsi siamo titubanti, ma dovremmo farcela e faremo di più. Intanto ci godiamo il fresco e freddo mentre da casa ci dicono che boccheggiano.
Si parte verso nord sulla Ring Road, poi nelle nebbia sulla 68: raggiunto il mare la nebbia se ne va, vento e nuvole no. Luoghi selvaggi, natura, tutto un po' rude. Fino a Holvamik, spesa, giretto e si riparte per la più ambiziosa Isafjorour, sulla 61.
Guidare divincolandosi tra i fiordi è estenuante, km e km e poi ti ritrovi a 500m in linea d'aria da dove eri prima. Ma che posti, che paesaggi, verde, mare, bianco lontano, cascate, ruscelli, ponti. Poi esce anche il sole. Pausa pranzo al tepore di esso.
Si riparte, su una punta c'è un luogo di avvistamento foche, e sul tavolino li hanno lasciato una cassetta di plastica con dentro marmellate con prezzo scritto sopra e binocoli, e la cassa. Cioè, te prendi e lasci onestamente i soldi qui. Sogno.
Altre cascate, verde, natura ed infine a Isafjorour, cittadina di porto. Purtroppo i trekking sono scarsi, mi faccio su e giu 3 volte a Naustahvilft. La prima sognano di salire su una cima ma il terreno ripido e friabile sconsigliano. La seconda un vertical di corsa, la terza si cerca di fare come la prima.
Altra avventura sulla 60: cerchiamo di arrivare a Flokalundur, dove la morosa ha saputo esserci una piscina calda naturale sul mare, attraversando tutti i fiordi! Che trip. Salite ripide, discese pure, su sterrato, muri di neve ai lati, precipizi, verde, marrone, roccia, cascate enormi, mare, un rosso accecante. 2h30 di viaggio, pause comprese.
Poi la caccia a sta benedetta piscina che infine troviamo, magica. E con delle cime ghiacciate all'orizzonte. Mangiamo nel parcheggio ma un ranger viene a redarguirci: in modo gentilissimo, ci lascia finire di mangiare, ma poi ci tocca guidare ancora per km sulla 60 in direzione Ring Road.

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Day 6 (tutte le foto): 
Notte ventosa, e ci svegliamo che siamo in un cantiere.. Vestiti al volo e si riparte sognando un bagno e un bar, ma per un bel po le forme di vita sono poche, si passa per un bivacco pure. Il paesaggio è bellissimo, ma quello visto ieri nettamente superiore lo sminuisce.
Eccoci sulla Ring Road di nuovo, andiamo verso deildartunguhver ad ammirare altra geologia e un altro banchetto di onestà: sacchetti di pomodori, cassetta per pagare, nessun commesso. 
Cascate di Hraunfossar e di Barnafoss, che potenza, che paesaggio piatto ma ricco di "insenature". Passeggio un po' mentre la morosa prende il sole al riparo da un vento gelido. 
Saliamo a Husafell, ma anche qui i trekking sono "da inventare". Si sale un po verso il monte Ok, pranzo e poi giù. Ormai la vacanza volge al termine, domani è prenotata la Blue Lagoon, si riparte in quella direzione, ma lungo il percorso devo assolutamente fermarmi a dormire un po'.
Questi giorni ho guidato un casino, abbiamo visto un sacco di posti. Figata il fatto che non faccia mai notte, resta sempre un po' di luce, ma diventa estenuante per il fisico.
Tappa ad Akranes dove scopro l'amore folle della morosa verso gli autolavaggi: con in mano uno scopettone dal quale esce acqua, impazzisce.
Via verso Reikjavik per la spiaggia con acqua calda di Nautholsvik: che ciofeca. calda non è calda, bella insomma (vicino a un porto..). Giretto per il centro sperando in una bella cena ma le cucine sono chiuse. Un panino dell'"autogrill" mi salva. 
Infuocato tramonto uscendo dalla capitale.

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Day 7 (tutte le foto): 
Dormiamo tra la Blue Lagoon e Grindavik, avevo adocchiato un montarozzo da salire. Sveglia presto per correrci introno e poi salirci sopra, un po' di disarrampicata e arrampicata per rendere più frizzante la cosa. Qui corro a meno di 10°C, domani sera a 35°C.
La Blue Lagoon è bella, merita una visita se si va in Islanda, ma non è sta cosa esagerata. Poi 45 euro di ingresso.. Insomma, forse non il modo migliore per finire la vacanza, ma e ripenso ai giorni prima! Doccia e via in aereoporto per il volo di ritorno. Alla prossima.
PS: rivedere il buio, non ha prezzo.

sabato 13 giugno 2015

MOLH: MOdena Lowest to Highest

Perchè lo fai?

Pensavo a questa domanda mentre salivo gli ultimi km verso Fanano, domanda di un'ipotetica “intervista” di un amico o di un conoscente. Domanda filosofica. Che rispondere.. Perchè metto a prova me stesso, perchè mi piace, perchè mi diverto. Ma sono risposte che hanno senso? (lasciamo perdere i “perchè devo fare il figo” e surrogati visto che proprio non mi si addicono).

In realtà la miglior risposta potrebbe essere che “non tutte le domande devono avere una risposta. È giusto che restino domande”. Ecco, questa suona bene, mi rispecchia anche forse. Troppe domande nella vita, domande che portano a pensare troppo, a volte meglio fare, agire, anche senza che alle spalle ci siano motivazioni; o senza cercare di capirle, ci sono, sono li, non riesco a leggerle, ma va bene.
Un progetto che avevo in mente da un annetto (no, anche meno), una modenasizzazione di altre che avevo letto (quello che aveva salito la Presanella partendo da Riva del Garda, dal punto più basso al più alto del Trentino), una roba simile che posso fare, senza tanti soldi, tempo, organizzazione, aiuti (circa). Mi metto allora a cercare quale sia il punto più basso della provincia di Modena. Dai sarà Concordia!

No. Paolo e Luca mi dicono entrambi sia la campagna a sud di San Martino Spino, 9 mslm, uno dei paesi più lontani.. Va beh, hai voluto la bici.. Il punto più alto di certo il Monte Cimone, 2165mslm. Lo metti su google maps e il percorso risulta essere 126km. Sì ma passando per provinciali e strade trafficate. No, io voglio evitarle.

Mezzo. Bici da corsa? No, non ce l'ho. E poi nell'ottica di fare argine o ciclabili sterrate, serve una mtb. Ce l'ho! Ha quasi 10 anni, scassatina, 17kg di metallo. Ma quante ne ho passate con lei (una tra tante). Prendo te, pazienza se il cambio va male, un pedale è storto. Non cerco la performance.

Questo sembra essere il weekend giusto per tentare. Pochi o nessun amico alpinista disponibile per la montagna (escluso Nicola che però va solo sul 6b), la morosa via, la sorella che mi aiuta a casa. Meteo: fa caldo, urca se fa caldo, ma spero essere in collina presto. E spero non scoppino temporali. I prossimi weekend fino a metà luglio sono pieni, quindi o è questo o è l'anno prossimo.

Da martedì questo pensiero, questa idea mi gira per la testa. Quatto quatto compro freni di ricambio per la discesa, al giovedì sera apparecchio il tappetto di materiale. Faccio due conti speranzosi, partendo alle 5 essere in cima per le 16? E poi? Torno giù? Sto su? Beh prendo con me un po di materiale da bivacco (dove capita capita), ma sento anche un paio di amici con domande vaghe "ma se avessi bisogno di un passaggio..".

Zaino minimale. Certo, nel mio stile. Tra liquidi, cibo, cambi, officina, vestiti e roba da bivacco, mi serve il 30l. Peso? Spero non più di 10kg, ma non lo misuro, meglio. Macchina fotografica anche se già so che le foto saranno poche o nulla, GPS, batterie di scorta ecc.

Riposo. Dai vado a letto presto. Ma no, c'è la serata con Luca Montanari, doveroso partecipare. E tra due chiacchiere, una birra, gli amici, vado a letto all'1 per avere una sveglia alle 3:15. Come la volta del crinale, non mi smentisco. Ma anche col Baldo. Che disastro che sono.

Sveglia, in piedi, dormito poco ma mi carico subito quando mi rimembro del perchè mi sveglio. Caffe veloce e zero cibo perchè o sono ancora pieno da ieri sera (ma non credo) oppure l'aver dormito poco non piace nemmeno al mio apparato digerente. Carico la bici e parto alla volta di San Martino Spino.
Un'afa e un'umidità senza paragoni, mangio controvoglia il cibo del buon augurio e guido per le campagne della bassa verso il basso. Dopo un buon 45minuti varco le porte del paese, cerco di trovare la via giusta che avevo cercato su google maps, eccola! C'è anche l'indicazione "Barchessone". Parcheggio.
Sono già in ritardo. Parto che sono le 5e30. Attraverso una zona naturale piacevole, ricca di lepri e fagiani, silenziosa, cupa per l'umidità che copre il sole già sorto, bagnata. Era questa la zona che mi spaventava di più per quanto riguarda l'orientamento e trovare la strada giusta invece tutto fila liscio.
Cerco di cogliere qualche bella sfumatura in cielo, ma il grigio umido non lascia scampo. Mi defilo sull'asfalto verso Massa Finalese. Qui invece sbaglio, in centro prendo per San Felice sul Panaro invece che per il Polo Industriale! Non ci voleva, pochi km di troppo, ma per la testa non fa bene sbagliare.
Torno sulla retta via, fermarsi è una tragedia, il vento che ti scorre in faccia mentre vai a 22 km/h rinfresca, ma se ti fermi il sudore la fa da padroni. Al Polo Industriale ancora un po di indecisione, ma poi intuisco la strada corretta e vedo l'argine, dai che si sale sopra e diventa più piacevole!
Ecco, altro errore. Salgo sul lato sinistro orografico ma non è battuto. No eh! Forature e dimezzamento della velocità di crociera no! Scioccamente non guardo la cartina (quella della provincia) dove potrei vedere dove sia il prossimo ponte per saltare sull'altra sponda. Già, mi pare di vedere che dall'altra parte sia battuto.
Vado verso nord, ovvero allungo, ma immagino e spero che Finale Emilia sia vicino e ci sia un ponte. Vicino relativamente, allungo di km e mi innervosisco, male. Finalmente vedo il ponte, dai che si passa di la.

Passo, un km e sono punto e a capo. Argine non battuto. Ormai sono qui.. Fortuna che poi la ghiaia c'è, anche se non è scorrevole come mi aspettavo (come mi avevano detto). Ora bando alle cancie, sono palesemente in ritardo devo pedalare. Mi ero imposto di partire senza tirarmi il collo, ma ora. Ogni tanto verifico sull orologio di mantenere un buon passo.

Un altro ponte, vediamo se di la c'è la ciclabile superveloce di cui mi han parlato. Non c'è. Mangio qualcosa che è meglio. Continuo lato destro. Il sole riesce a uscire dall'afa, così ne ho due di forze contro, ma sapevo ci sarebbero state. Meglio il sole che il vento contro: quello più avanti.
Verso Camposanto (scoprirò a casa che era Camposanto) sull argine torna l'erba, ovvero fatica, un passaggio sotto il ponte del treno ed ecco un nuovo ponte e la possibilità di passare dall'altra parte. Ciclabile asfaltata! Velocità! E siamo già a 42km (direi 10 più del previsto visto il passaggio per Finale Emilia).

Anche qui l'asfalto dura poco. La scorrevolezza che credevo avere in tutto il primo tratto non c'è. Brutto colpo per la mente che si ritrova a dover affrontare difficoltà non insormontabile, ma che non si aspettava. Ostacoli.
Testa china e avanti, il tempo ce l'ho, vie di fuga anche. Tiro dritto fino a Bomporto, dove abbandono il Panaro e seguo il Navicello. Mi avevano detto che da qui la ciclabile sul Panaro non c'è più, su web ho visto che si poteva prendere la Modena-Ferrara, la cerco.
Non ci metto molto a trovarla, ma l'attesa e la paura di non farcela sono ancora cazzotti per la testa. Testa accaldata, sono sudato da matti, bevo ma ho sete. Poi a Bastiglia trovo un bel cartello che mi indica la ciclabile per Modena, manna dal cielo, asfaltata. Daje, e inizio a vedere la Ghirlandina in lontananza.
Senza accorgermene entro a Modena, passo sotto la tangenziale per dei cancelli che di notte sono chiusi, ma ora come andare a rendere il percorso natura per Vignola? Il mio naso correttamente mi fa seguire la ciclabile finchè c'è, mi aiuto con la cartina, via Divisione Acqui verso est e poi un cartello mal messo mi indica di svoltare.
E sono sul percorso Natura, 72km nelle gambe, 30 mi aspettano per Marano. Almeno sono piacevoli, in mezzo alla natura, poca gente, ma caldo e caldo. qualche strappettino che stupidamente faccio in sella e che mi sega un po' i quadricipiti. Una tartaruga che mi attraversa la strada: un sorriso che rinfresca la mente.
Il passaggio lato fiume è traumatico, avrei voglia di buttarmi dentro. "Al ritorno" mi dico, conscio che sto mentendo a me stesso. Altri sali scendi nello sterrato, un caldo che non se ne va, la mia maglietta deve essere inaffrontabile come odore. Il senso dello spazio se ne va, poi vedo una rocca, sarò a Vignola. Passo a lato della piscina: mi fermo come fa un affamato davanti a una pasticceria chiusa.
Ponte di Marano e ora è asfalto. Fino a sotto il Cimone. Sono stanco, ma so bene di non essere nemmeno a metà. Arrivo a Casona e mi fermo in sosta al bar, devo rifocillarmi. Coca media, brioche, qualche cosa dallo zaino, un altro gatorade (il mio finito), un altro litro e mezzo di acqua, torno a fare il pieno con 3l di liquidi.
106km in poco meno di 6h, mi valuto in ritardo su una tabella di marcia che ho solo abbozzato senza pensarci più di tanto. E so bene di non essere nemmeno a metà. Metà solo della salita eh, perchè se conto anche di scendere, quanto ce ne è ancora! Avviso gli amici che ora viene il mio di 6b.
Riparto, al sole, a breve anche al vento che spesso mi soffia contro. La fatica si fa sentire, sotto la coscia destra tira tutto, bevo e bevo per combattere il rischio crampi. Numerose pause accompagneranno questa che sarà la tratta più dura: l'inizio delle salite, blande anche, ma che spesso sono seguite da discese e quindi salite.
Cerco di farmi forza. Vedo il Cimone dietro una curva, vacca se è lontano. Se riesco ad arrivare a Fanano poi è fatta, a costo di salire tutto a piedi, tanto sono sui 13km (eh no, sono 20 invece!) a piedi li faccio in 3h. Se anche arrivo in cima alle 21 non me ne frega un cazzo, ormai la porto a termine sta giornata.

Ma perchè sono qui? Perchè lo faccio? Non perdere tempo a cercare risposte a domande che non le meritano e non le necessitano.

Basta, scendo dalla bici e proseguo a piedi, stanchezza tanta, paura di crampi e di spomparmi quando la meta è ancora lontana, meglio tenersi un po' di energie. Energie..quali?? L'orologio si ricarica nello zaino, quindi non seguo l'orario, ma ho paura che si dilati tremendamente. Questa strada l'ho fatta spesso, ma in auto hai una concezione diversa dello spazio, molto più "compressa".
I temibili tornanti di Fanano, che annunciano almeno che il paese è vicino. Fatti quelli decido che magari potrei mettere il rapporto più piccolo: cambio manuale, nel senso del con le dita devo andare sulla catena e cambiare. Ultime pedalate, la fontana sacra.
Fermo, pausa. Mi abbevero alla fontana e mi siedo al bar. Fetta di torta, coca cola, pane e dolci che ho nello zaino (ma anche prima mi fermavo a mangiare!). 32.5km da Casona a qui, 2h12min. Riposo. Vento, quanto vento. Messaggino agli amici, e goloso prendo un'altra fetta di torta. quanto si sta bene qui, ma quanto è vicina la meta. Non mollo, fuori le unghie e i denti, che servono.

Riparto in direzione Fellicarolo e poi risalgo per andare sulla strada che porta a Canevare. Parecchio a piedi a spingere la bici, son cotto. La fetta di torta aggiuntiva fa sentire il suo peso specifico alla digestione. Il cielo si carica, accidenti, ma non mi importa, salo anche con l'uragano! Ma sono solo due gocce, un albero è sufficiente a ripararmi, nuvola presa di striscio.

A un bivio mi fermo, cartina alla mano. A sinistra per Canevare, ma il Lago della Ninfa me lo indica a destra: so che a sinistra è piu corta, andrei di li, ma un ragazzo si ferma a darmi indicazioni e mi consiglia a destra. Nel parlare mi chiede "ma dove hai la macchina" "lascia stare, non vuoi saperlo davvero" "ah vieni da lontano allora". Mi convince, vado a destra, magari riesco a pedalare qualche tratto.

E dei bei pezzi riesco a pedalarli. La solitudine si fa sentire, ma ancora mi sono ritrovato in poche occasioni a parlare da solo. Poche, non nessuna. In salita il ragazzo di prima mi viene di fianco, due battute e gli dico "cmq vengo da San Martino Spino, se vuoi vedere su google dov'è" "ma lo so dov'è! Dai ci vediamo al Lago", ma lo vedrò scendere che io non sarò ancora a Cervarola.
Il tempo adesso non mi interessa, so che è dalla mia, anche a piedi faccio in tempo. Già quando spunto a Cervarola, dove la vista sul Cimone è in primo piano, i primi segni di commozione: ma calmati, non è ancora il momento. Una rapida discesa, che maledico perchè al ritorno so già sarà salita, mi porta al caotico Lago della Ninfa, non me curo e vado avanti alla sbarra della strada che porta a Pian Cavallaro. Intermedio 13,5km in 2h20min.
Me la fischietto ormai, ce la farò. Fontana Bedini è sempre un bel vedere, ma quante zanzare! Mi allontano dopo aver fatto il pieno, pedalando quanto possibile sui tornanti che portano a Pian Cavallaro. Sembrano in falso piano ma salgono. Si sente, e dall'alto si vede. Ultimi metri per poi posare la bici e continuare a piedi.18.10km in 3h10 da Fanano.
Avrei voluto portare la mia bici in cima, ma l'ho già fatto una volta anni fa, una fatica allucinante. No oggi no. Son già qui che bramo un panino con salsiccia e birra. Lego la bici al gatto delle nevi e parto per salire: gambe stanche. Con questo zaino questa salita me la farei volando in una giornata normale, invece oggi è dura. Mi fermo qualche volta a gustarmi il raggiungimento prossimo della meta.
Alla fin fine questo 1 km di cresta con 300m di dislivello me lo mangio in mezzora: allora ne ho ancora! Tutta testa. E sono in cima. Sono le 18, 2600m D+ (circa, forse piu), 157km, e la provincia di Modena è sotto i miei piedi. In cima sono da solo, come lo sono stato per tutte le 12h30 di fatica fin qui trascorse. Vacca che soddisfazione.
Non mi godo tanto la cima perchè tira un vento che fa davvero freddo, ma mangio e bevo quel che posso e inizio a scrivere qualche messaggio. Messaggi vocali su whatapp a Nicola e Gianluca per avvisarli che ce l'ho fatta, e se per caso han voglia di venirmi incontro a prendere. Tralascio tutte le cazzate, risate, prese in giro a vicenda che ci saranno da qui fino a quando Nicola mi prenderà in macchina: parecchie soste ad ascoltare e registrare.

Ci sta anche un messaggio a Cristian (anche ad altri amici), che poi evolve con un suo "vuoi del bravo?" e io che gli rispondo "no, vorrei una birra fresca, un panino con la salsiccia, la morosa, e un letto" e lui stronzissimo "io ce li ho tutti, tie!".

E così, senza quasi accorgermene, dalla toscana si caricano nuvoloni. Scendo di corsa, ma queste scarpe da ginnastica versione slick richiedono attenzione: no eh, scivolare e cadere adesso no! Alle 18:45 sono in sella, pronto a lanciarmi in discesa folle verso Fanano: ora mollo le briglie, che la fatica dell'andata sia ripagata! Ma il vento e qualche goccia mi fa paura, preferisco non fermarmi e telare giu!
Le marmotte ai lati ella strada mi fanno sorridere, cercano di scappare nella tana appena mi vedono, ma ora sono ben piu veloce di loro. Certo che però con questo mezzo dalla ruota posteriore traballante è da nervi saldi e sangue freddo scendere ai 50 km/h: mia bella resisti ancora oggi, che poi posso mandarti in pensione!
Sosta ancora a Fontana Bedini per altra acqua, finchè c'è meglio prenderla, poi giù di nuovo con occhiali anti zanzara nell'occhio e guanti, un po' per il freddo e un po' per protezione in caso di eventuale caduta. L'euforia dell'obiettivo raggiunto si mischia con l'adrenalina della velocità, un mix folle! Non penso ad altro, concentrazione.
Quella maledetta risalita dolo il Lago della Ninfa, poi di nuovo giù, a uovo aerodinamico quando la pendenza non è sufficiente, poi qualche pedalata anche, ma il tratto che all'andata mi impiegò 3h10 adesso lo faccio in un 1h10 (soste messaggi compresi).. Ho comunque il tempo di gustarmi una bella luce sul verde del Corno alle Scale.
Fanano, ho fatto presto, dai direi che a Casona prima di buio ci arrivo, avviso Nicola che sta prendendo accordi con Federica, all'andata non ridevo, ma ora posso farlo e ho occasione per farlo. Mi lancio giù di nuovo, ma adesso so che non è tutta discesa, anzi! Mettersi a uovo per cercare di sfruttare la pendenza il più possibile inizia a essere faticoso per i muscoli delle gambe.
Riesco ad arrivare a Casona proprio alle ultime luci, 21:30, faccio in tempo a fermarmi che ecco il mio amico (salvatore) con sua moglie che arriva. Ho ancora sufficienti forze per smontare il mezzo, caricarlo (il signorino è vestito bene e non vuole sporcarsi, io andrò a cena puzzolente ma con maglietta di ricambio).
A cena stranamente ho poca fame, si vede che lo sforzo mi ha chiuso un po' lo stomaco. Ma maccheroni al cinghiale, tortelloni all'ortica, filetto e grasparossa vanno giù con gusto! Poi a nanna, domani è un altro di giorno, ma di riposo.
E adesso la domanda, perchè lo "pubblicizzi"?! Devi vantarti? Chi ti credi di essere?

Nessuno, c'è chi è più forte di me, chi è più debole, chi è più furbo e chi è più scemo. Siamo 6 miliardi e oltre, ci sarà sempre di meglio e di peggio. Io non devo fare il ganzo con nessuno tranne che con me stesso: le soddisfazioni le prendo da me, non dagli altri. Però come capita a me di emozionarmi con le (vere) imprese degli altri, magari qualcuno può sorridere nel leggere le (mediocri) mie. Se posso regalare un sorriso, perchè non farlo? E se magari qualcuno stava pensando di fare una cosa simile, può prendere spunto!

Un po' di numeri (più per mia memoria che vostra):
- mezzo: schockblaze yosemite, ferro di 10 anni, 17kg di metallo pieno, cambio manuale nel senso che spesso è a mano
- zaino per ogni evenienza, materiale da bivacco, officina, cambio, cibo e bere: crca 10kg (ma ho sempre paura a pesare i miei zaini)
- partenza ore 5:30
- San Martino Spino - Casona : 106 km, poco meno di 6h, 200m D+
- Casona - Fanano: 32,5 km, 2:15, 700m D+
- Fanano - Cimone: 19,2 km, 3h40, 1677m D+ (di cui 1km, 30min, 300m D+ a piedi)
- ore 18 cima
- Cimone - Fanano: 19,2 km, 1h20, 150m D+
- Fanano - Casona; 32,5 km, 1h45, 200m D+
- ore 21:30 Nicola
- Totale: 209 km, 16h (pause comprese), quasi 3000m D+
- NB: non tutta pedalata
- 2 banane, 3 fette di pane primus, 2 fette di torta, una pasta, 3-4 barrette, 3-4 pacchettini piccoli di biscotti (cena esclusa)
- circa 10 e passa litri di liquidi ingurgitati (a seguito della loro espulsione sudata), tra cui 2 coca cole medie, 2 gatorade, resto acqua (cena esclusa)

Qui altre foto, ma sono poche. Oggi era concentrazione.