La voglia di
un'altra bella via dolomitica è forte, il tempo c'è, la disponibilità pure, il
compagno anche, il meteo sembra pure, quindi forza, sfruttiamo l'occasione che
siamo agli sgoccioli! Ma la nevicata in mezzo alla settimana guasta un po' i
piani, le papabili mete si sgretolano come neve..sulla neve. Ma il jolly
Moiazza per queste giornate c'è!
Memore
dell'anno scorso (
qui e
qui) so' che sulle quelle pareti si può star bene anche quando a valle
c'è quasi freddo, purchè il sole le illumini. Si va, con un'altra via che ci
gira da parecchio nella testa, Spigolo Sorarù alla Pala del Belia:
Riccardo me la racconta un po' che
lui l'ha salita a giugno, il gestore del Rifugio San Sebastiano mi dice che li
di neve ne ha fatta poco e più in alto,
Nicola e
Gianluca fanno i gufi, il gestore del
Rifugio Carestiato mi
dice che da metà estate non c'è più neve nel canalone, andiamo!
Sfruttando
la libertà concessaci da morsa e moglie, io e
Giorgio riusciamo pure a partire venerdì sera per
esser già li al mattino: cosa vuoi di più dalla vita? Un bel panino formaggio e
bresaola, con quel pecorino che mischiato al pane arabo impoma come cemento, ma
sazia. A mezzanotte siamo al
Passo Duran, Giorgio ripassa le relazioni e si corica nel mio sacco a pelo
(fortuna prendo sempre roba in più..).
Suona la
sveglia che fuori è ancora buio: abbiamo quasi un'ora di avvicinamento, da fare
colazione, vestirci e gli ultimi ritocchi allo zaino. Ma voltiamo gallone altri
5 minuti.. Giorgino poi ha patito freddo stanotte.. Poi dai, è ora, abbiamo la
speranza di una bella giornata davanti e magari senza tornare a ora tarda
(troppo tarda). Spremuta e crostatine come se piovesse, e poi fuori non fa così
freddo, daje!
Altre macchine
arrivano, uffa. Ripartono, boh, vanno a funghi, mah. Ci incamminiamo con Pelmo
e Antelao che se ne stanno sornioni in attesa del sole, e noi con le mani in
tasca nella speranza di scaldarle. Conosco un po' questa zona, anni fa ci
salimmo la
Torre Jolanda,
e l'anno scorso passai un bel weekend con Riccardo (
qui e
qui), quindi sono
parecchio fiducioso che il freddo di adesso, al sole sarà un tepore piacevole.
Senza farsi
pregare troppo, la Pala del Belia appare nel suo splendore tra il verde del
bosco che avvolge la forestale verso il rifugio. Il sole ancora non è riuscita
ad abbracciarla, e la mancanza di ombre ci rende i suoi tetti meno vistosi. Ma
per poco. Si prosegue verso il Rifugio Carestiato, evitiamo tagli improvvisati
tra i mughi, e al ricovero troviamo anche le caprette.
Qualche foto
verso valle, e ripartiamo famelici ora che il sole colora la roccia della
nostra via. Però non sono troppo tranquillo: c'è sempre un certo timore
revenrenziale quando inizia una giornata come questa, ma oggi c'è di più. Saranno
le considerazioni di quei gufi di Nicola e Gianluca, non so, ma oggi non parte come vorrei. Il cielo è
limpido.
Eccoci
all'attacco, senza dubbio è lui, ancora non siamo al sole e per questo facciamo
con molta calma. Relazioni in tasca, imbraco, ferraglia, .. Poi quando arriva
la palla di fuoco l'eccitazione esplode: "Chi parte?" parte Giorgio.
Lo vedo
guardingo, non ce lo siamo detti ma un po' entrambi siamo non al 100% di testa
e morale. Ma siamo qui, con relativa calma, una discesa tranquilla (niente
canalone di neve), senza orari e senza gente dietro che ci pressa. Solo che ci
mettiamo 50min in tutto per il primo tiro.. Speriamo migliorare.
Parto per il
secondo tiro, dubbioso su dove andare, credevo fosse molto meno da cercare
questa via, e invece no! Sopratutto la parte iniziale, ricca di vegetazione,
dove sovente occorre mettere la scarpetta (che fa grip sulla roccia, non certo
sull'erba umida) su zolle verdi. Salgo, cerco, brigo, ma non trovo la sosta.
Probabilmente sono troppo a sinistra, ma traversare non è possibile. E così
salgo fino a un mugo, con Giorgio obbligato a fare qualche metro in conserva.
E così va
via un'altra ora. Sono molto infastidito da questa scocciatura di non aver
trovato la sosta, della constatazione che questa via va cercata. Giorgio
riparte, almeno ora pare abbastanza chiaro dove ci sia da andare. Ma con tutti
i metri del terzo tiro che mi sono mangiato, anche lui sale troppo lasciando
indietro la sosta ufficiale (che si vede poco), e si piazza a metà del quarto tiro
ufficiale.
Riparto,
nella speranza che l'erba ci abbandoni: la relazione parla di "diedro con
qualche zolla erbosa" a noi pare "diedro con qualche zolla
rocciosa". Anche questi due chiodi si vedono poco, e infatti ci manca poco
che salto la sosta: abbiam fatto pochi metri, ma non rischiamo, il secondo tiro
ha lasciato il segno. Intanto si sentono e vedono altre persone salire..
Va Giorgio
per il quinto tiro, le difficoltà iniziano a salire, e infatti lo vedo che un
po' cerca, si sposta di qua, di la, mentre in sosta sono ormai in compagnia di
un ragazzo di rovigo con cui scambio qualche parola. Più che altro anche per
distrarlo dalla nostra lentezza. Quando toccherà a me, ammetto che capisco il
perchè ci ha messo un po'! Almeno i tempi non sono come quelli dei primi tiri..
Ed eccoci al
tiro del passo chiave, con però già l'irritazione dell'affollamento della via,
di gente che ti arrampica a troppa poca distanza, non mi piace. Cerco di
partire subito per mantenere la "testa della salita". Provo la
rampetta a destra, ma poi è troppo duro il passo per alzarsi, riscendo e salgo,
fin sotto allo strapiombetto, rinvio i due chiodi vicini, e dopo un paio di
tentativi azzero brutalmente per la troppa pressione che mi arriva da chi sta
dietro.
Vedo chiodo
verso sinistra, ricordo dalla relazione che c'è da tornare quasi sopra la sosta
e quindi traverso qualche metro per poi risalire, su bella roccia verticale ma
ammanigliata, finalmente! Chi stava dietro invece è rimasto a destra, e lo vedo
incasellare una bella serie di chiodi. Non ho ancora ben chiaro chi dei due sia
finito fuori via. Forse nessuno.
Sosto dopo
30m nel timore di aver sbagliato qualcosa e di non trovare nulla su cui far
sosta su (il secondo tiro insegna) mentre invece qui due chiodi ci sono.
Recupero Giorgio e gli dico di andare verso l'alto, anche se lui mi dice che
Carlo (un'altra cordata) gli ha detto che siamo sulla strada giusta, e infatti
anche lui ci segue. Roccia ancora bella, le zolle erbose sono un lontano
ricordo.

E sul nostro
ottavo tiro le zolle erbose tornano alla ribalta! Vedo lassu il pilastrino, la
cordata che ci ha sorpassato sulla destra me lo conferma, e salgo verso destra,
ma dopo i gradoni di erba incappo in una paretina strapiombante che mi lascia
perplesso. Provo a destra dove passano le corde dell'altro ma nulla; vado a
sinistra, metto giu un friends ma mi pare poi di essere in palestra a fare del
boulder. Torno a destra (tolto il friends) e sprotetto mi tocca fare un bel
passo che direi che il V+ ci sta tutto: poi se c'era un modo più facile di
passare, non lo so. Salgo il diedro del
pilastrino, e voilà.
Arriva
Giorgio, ma nel mentre ci siamo popolati. Arrivo in sosta col ragazzo di Rovigo
che recupera ben presto
Valentina. Mentre recupero Giorgio arriva Stefano (in
cordata con Carlo). La sosta viene lasciata dal ragazzo di Rovigo, a Giorgio
dico di seguirlo di corsa che lui sa la strada (e il cielo si sta
annuvolando..), ma Valentina è già partita (un loro moschettone incastrato nel
chiodo dal mio, è stato rimpiazzato da un mio rosso, ce lo ridaremo dopo).
Mentre io e Stefano prendiamo freddo in sosta, anche Carlo va.
Non ci
sentiamo, meno male che c'è Stefano qui con me, se no patirei davvero
solitudine. Il sole ci ha abbandonato, il freddo e l'umidità sono pungenti
adesso, meglio vestirsi. Giorgio non sale, anche le corde dell'altra cordata
sono ferme. Dopo un bel po' iniziamo a vedere movimenti strani, deduco che ci
sono delle difficoltà: e infatti sta scattando un nuovo grappolo.
Partiamo anche
noi secondi, e dopo il mugo (che offre una bella vista sul paretone giallo a
destra) capisco il perchè di tanto patire: vacca che pezzo duro! Altro che V+!
A giorni di distanza siamo ancora nel dubbio se eravamo nel posto giusto, ma mi
sa che c'era da stare più a sinistra per fare il V da relazione. Con le mani
ghiacciate poi, non è per nulla comodo. Coi denti arrivo in sosta che non mi
sento le dita.
"Giorgio,
anche noi giù per la ferrata?", mi sono rotto le balle di questa salita,
partita male, continuato meglio, adesso però fa un freddo cane e non si vede
una mazza, abbiamo trovato difficoltà maggiori delle aspettative (e la
Decima alle Mesenade
la ricordavo ben più fattibile!). Valentina col ragazzo mi sa che sono già
scesi per la ferrata, adesso Carlo e Stefano optano per la stessa scelta:Giorgio
mi guarda con quello sguardo che hanno solo i labrador dopo che ti hanno
disfatto i cuscini in casa. "ok, andiamo in cima". (NB: non che sia
stato un sacrificio e nemmeno una cosa rischiosa!)
Riparto per
il tiro, che non è altro che un traverso in leggera salita per andare sotto al
diedro aperto del prossimo. Le corde di Stefano e Carlo invece continuano a
tagliare sulla cengia verso sinistra verso la
Costantini. Recupero Giorgio in uno scenario
spettrale.
Riparte
Giorgio, lo guardo come per dire "diamoci una mossa però", ho il
timore di quanto possa esser tari (invece tutto sommato nemmeno tanto). Lo vedo
che armeggia, spacca, almeno qui è piuttosto chiaro dove ci sia da andare, di
strada ce ne è una sola. Leggo la relazione del prossimo tiro, chi da del III e
chi del V+, mah.
Raggiungo il
mio amico passando sotto le sue gambe, oddio che brutta visione, mi sposto di
lato su questa scomoda sosta, e preso un po' di materiale riparto alla svelta.
Qualche metro di esposto traverso verso destra, e finalmente qualche metro di
spigolo! Un clessidrone gigante alla mia destra, ma non credo sia questa la
sosta, continuo e una volta uscito dalla via un cordino infilato in due
clessidrine mi rivela la giusta fine di questa salita.
Recupero
Giorgio e alleluja, è fatta. Guardo l'orologio, nemmeno le 16e15, dai non siamo
stati nemmeno troppo lenti considerando quanto sono durati i primi due tiri e
quello del grappolo. Fame e sete ma anche voglia di scendere visto che temo non
sarà facile vista la non vista di cui possiamo godere Il cielo ci illude di
aprirsi, ma appunto è un illusione. Un selfie per il gruppo di whattapp, non
credevo che avremmo finito la via.
Si inizia
con dell'erbetta ripida, una paretina di 2m di buon III, e poi a seguire deboli
tracce e qualche ometto verso il basso, passeggiata su quell'infido ghiaino che
copre lastre di roccia levigata, un passaggio in un colatoio d'acqua che in
caso di neve e ghiaccio non voglio nemmeno pensare quanto sia pericoloso, e poi
eccoci nel famoso traverso che per fortuna da qualche settimana ha esaurito la
sua temibile coltre nevoso. Si risale, sempre nella nebbia, e siamo nei pressi
della
Pala del Bo.
Ricordo
questa discesa come un pochino infida, ma almeno verso la metà usciamo
dall'oscurità e dal grigiore dal quale si voleva fuggire ieri per fare le
lucertole al sole. Il passaggio nel mugo che ci deflora lo ricordavo bene, e
oggi il mugo si è pure depilato per essere più dolce! Scorriamo verso valle,
ripassiamo sotto l'attacco, e filiamo verso il rifocillamento.
Eccoci al
Rifugio Carestiato, dove eravamo d'accordo di incontrare Carlo e Stefano per
pagargli la birra, e magari trovare Valentina per scambiarci i moschettoni che
ci siamo prestati. Ordiniamo birra e panino, ma dei quattro manco l'ombra..
Forse abbiam fatto tardi, ma non mi sembrava così tanto.
La giornata
arrampicatoria finisce. Ironia della sorte scendendo incrociamo un cacciatore
con la sua canna scintillante a tracolla, e poche centinaia di metri dopo tre
caprioli che pascolano allegramente sulla forestale. Il Gruppo del San
Sebastiano tra luci e ombre ci invoglia ad altre salite, ma intanto c'è da
digerire quella di oggi. Sì, alla fine è andata bene, ma mi ha beccato male,
sono quelle cose che non si controllano.
E ormai alla
macchina la Vale mi viene incontro, erano preoccupati, avevano chiamato anche
il Carestiato poco fa. Gli altri tre sono ripartiti ma lei ci ha aspettato,
meno male, cosi le ridò il loro moschettone e lei il mio. Senza vedere ne Pelmo
ne Antelao, ce ne andiamo. Stagione dolomitica finita? Speriamo di no. Insomma oggi non si era in bolla, finire così non sarebbe "bello" e degno della stagione che è stata invece. E poi, gli devo due salite, sob.
Non linko relazioni perchè ci sono troppe (anche se piccole) varianti..a ognuno la sua!