domenica 11 ottobre 2015

Una pacata autunnale domenica: Trekking ai Lagoni

Una bella giornata di sole, il bosco che dovrebbe colorarsi di autunno, l'assenza di vento, una dolce compagnia e un posto inesplorato, l'arrampicata già "sfogata" ieri: un cocktail perfetto per pianificare la giornata di oggi. 
In viaggio verso il Rifugio Lagoni, una passeggiata prima sul 711 verso Capanna Lagoscuro, nella faggeta e districandosi sul sentiero diventato un ruscelletto. Da lì ci si complica la vita su un ombroso e gradonato 713A, fino finalmente a sbucare sui pratoni sotto il crinale.
Salgo a passo svelto sul Monte Matto, per vedere il mondo dal punto più alto della zona, e poi ridiscendere di nuovo in compagnia di nuovo a Capanna Lagoscuro ma stavolta per il più tranquillo, soleggiato, e meno roccioso, 713.
Per chiudere l'anello, rientriamo si per il 711, ma che gira verso la destra orografica dei Lagoni, all'Indiana Jones nel guado del ruscello, e poi per la ben più lunga discesa (con tratti di salita) sul 711A. Una giornata tranquilla, senza pretese, per soddisfare lo spirito e i cinque sensi. 
La vista accecata dal sole riflesso sulle acque del lago che d'estate inciterebbe al costume da bagno.
I profumi e i colori dei suoi faggi filiformi verso il cielo o arricciati verso terra, ma tutti tinti di giallo e rosso.
Il tatto che si accontenta di accarezzare l'arenaria dei massi erratici lato sentiero, ma bramando quella più verticale delle vie di arrampicata.
Il silenzio dei prati sotto il crinale.
Il gusto della polenta al cinghiale o ai funghi, e della birra che la cameriera voleva portarmi non ancora finita!
E così questo weekend ho passato più ore sul seggiolino di un auto che sul materasso del letto.

Qui altre foto.

sabato 10 ottobre 2015

Poche aspettative e poi gran giornata: Torre Juac, Via Victoria

Il tepore autunnale mantiene alta la voglia di arrampicare in dolomiti, le previsioni meteo buone fino a pochi giorni prima alimentano questa voglia, le previsioni che man mano peggiorano avvicinandosi al sabato fanno calare la libido. Senza nessuna pretesa e aspettativa, consci di partire per la Val Gardena e poi magari tornare indietro a Brentino o Arco, alle 4 ci troviamo a casa di Nicola
Finalmente dopo tanto tempo riesco a tornare ad arrampicare con questo uccel di bosco che ormai per robe sotto al TD non punta manco la sveglia. Invece oggi incredibilmente la punta anche per vie di III/IV. Già, perchè oggi date le temperature basse e il sole che potrebbe fregarci e non comparire, arrischiare su vie di una certa difficoltà con le dita gelate, o discese complicate, o vie lunghe, non sa da fare. La combricola è completata da Fiorella e G.
Lunga colazione (in perfetto stile Nicoliano) e poi su verso la Val Gardena, la via decisa in auto (eh beh, tre dei quattro non han studiato ieri!) su una serie di proposte, e la Via Victoria alla Torre Juac. Saliamo verso il parcheggio, Nicola pesta una merda esplorando un papabile parcheggio non però ancora quello giusto, ed eccoci al fresco dell'alba dolomitica ottombrina. La neve ha dato una bella sploverata al Sella, e il Sassolungo resta nelle nubi.
Ci incamminiamo che sono le 8, cielo a tratti sereno a tratti nuvoloso, ma comunque non è sereno sulla linea che congiunge noi e il sole, ergo siamo al freddo. Partiamo male. Ma la vista del Sassolungo versione pandoro con una spruzzatina di zucchero a velo, è un bell incentivo all'arrampicata. I piacevoli prati che conducono al RIfugio Juac sono un momento di relax che smorza ogni tensione.
Tante foto e la convinzione che il sole arriverà, basta aspettare, ci fanno salire con calma e osservare il gran ambiente che ci circonda: gruppi dolomitici maestosi, la valle laggiu, i prati versi e gli alberi a tratti verdi a tratti gialli. Le Dolomiti: "sassi in mezzo ai prati", la definizione di qualcuno. La nostra meta spunta tra gli alberi.
Si segue il sentiero verso il Rifugio Stevia, e una volta usciti dal bosco ecco il ghiaione da risalire per l'attacco. La parete non è al sole, sembra più un ovest che un sud-ovest, ma proviamoci. La salita sui sassolini che una volta stavano lassu ci scalda, e una volta all'attacco vediamo che il sole inizia a illuminare i prati alla nostra sinistra. Arriverà.
In cordata con Nicola, questo è davvero un molestatore nel continuare a dire "dai sbrigati, fila la corda, prepara la roba" e mamma mia, manco fosse una via da 30 tiri! Alle 9 parte, iniziando a insultare la via dopo pochi metri, per finire di farlo..non credo abbia già finito. Eh ma lui, poverino, è abituato al VI. Parte lui per primo, G seguirà me in cordata con Fiorella. 
La via risulterà essere già attrezzata: spit qua e la, soste con anello cementato, cordini in clessidre più o meno naturali (alcune sono trapanate). Avevo visto gli spit sullo schizzo, visto che Bernardi come materiale dava "6 rinvii", ma non credevo che non avremmo giù nulla a parte robe che ci si porta anche in falesia.
La prima parte è di roccia buona alternata a qualche tratto in cui sembra sbriciolarsi ma non lo fa. Grado facile con qualche passo divertente, ma proprio qualche passo. Una via alla ricerca della roccia in mezzo ai pratini delle cengie, ma va dato atto di un bel lavoro di fiuto da parte dell'apritore. Finalmente al secondo tiro mi ritrovo al sole, e meno male, le dita sul primo iniziavano a ricordarmi il tiro del grappolo della Sorarù. 
Ci si gode il panorama, ci si gode il sole che adesso permette di stare in maglietta (evviva!), ci si godono le risate. Si cerca di complicarsi la vita nei tratti di roccia che lo permettono, si arriva al ceppo del trasferimento alla seconda parte nella speranza che quel bel paretone presenti novità strabilianti, orca che le temperature e il cielo sereno ci permetterebbero di osare di più. 
Una conserva corta su terreno friabilmente franoso ci porta all'attacco della seconda parte. Fiorella e Paolo ci raggiungeranno presto. Dal ceppo osservavo quella bella fessura che in alto finisce in un diedro giallo strapiombante lato sinistro, ma con possibilità anche a destra. Chissà se e quante vie possibili su quella parete. Chissà, chissà..
Non troviamo il chiodo alla base del quinto tiro, ma una clessidra in alto ci rende fiduciosi sulla correttezza del proseguo della via, riparte di Nicola che ha sbofonchiato sul fatto che sia toccata a lui la conserva. Sale e lo vedo divertirsi di più, vuol dire che la bellezza della via sta aumentando, ottimo! 
Anche il sesto tiro si rivela essere divertente, più continuo dei precedenti ma sempre ben ammanigliato, un'arrampicata tranquilla e senza patemi. Il settimo torna invece a essere più facile, ma almeno ciò ci permette di iniziare a intuire che il ritorno a casa sarà a un orario tale da consentire una piacevole sorpresa a mogli e morose.
All'ottavo tiro mi "tocca" il passo forse più duro della via, ma capiamoci, niente strisce marroni nelle mutande. Peccato solo che la sosta sia su un cordone in clessidra di dubbia identificazione di bontà, non è integrabile. Alla veloce aggiungo un friend, Fiorella aggiungerà anche lei qualcosa suscitando le ire del suo compagno di cordata che aspetta giù.
Nicola riparte per un esposto nono tiro, la via dopo aver regalato il tratto più interessante di arrampicata, passa a regalare il tratto più estetico visto che oltre proseguirà in spigolo. La corda sta finendo, lo urlo al mio amico che scoprirò non essersi fermato alla sosta ufficiale ma aver proseguito per risparmiare tempo.
Lo raggiungo sullo spigolo finale per la cima, paolo invece fa sosta sul piannacolo caratteristico che dall'alto è davvero..pisano. Veloce scambio di materiale: in realtà siamo super attrezzati rispetto a quello che era necessario in questa via. Nicola fa il brillante dicendomi di prendere tutto, anche i friend: la realtà è che vuole essere alleggerito.
Ah sì? Ok prendo tutto..e metto gìù tutto! Friend in posti inutili, il blu del 3 che non riesco a metter giù e quindi lascio appeso al rinvio nello spuntone: "ci sono proprio delle brutte persone su questa via". Alle 12e30 siamo entrambi in cima, abbiam fatto presto rispetto ai soliti canoni (almeno, ai miei..), ma il non dover cercar la via, il trovare già tutto pronto (soste e protezioni) facilita non poco sui tempi.
Il sole c'è ancora, ma le nuvole lo stanno mangiando: sono ancora stratificazioni alte, ma si vede che qualcosa di più cospicuo arriverà. D'altronde davano pioggia alle 15. Siamo stati fortunati, abbiamo beccato una delle poche zone che tutto il tempo è rimasta al sole, e ciò ci ha permesso di passare una bella giornata.
Proseguiamo verso un punto poco più alto sulla via di discesa, ci si rifocilla, ci si sistema il materiale aspettando gli altri due, Kitkat tarocco di vetta, ci si svacca a terra. Ci piazziamo tutti comodi sul pratino al sole. Si ride e si scherza ammirando l'ambiente che ci circonda, sognado vie sul Sella, Sassolungo, sulle Odle, maledetti e numerosi sogni! Immancabile un massaggio che poi evolve a massaggio "cinese", ovviamente il massaggiato è quell artritico di Nicola e il massaggiatore quel ninfomane di G. 
Scendiamo per pendio a tratti erboso a tratti ghiaioso (ma almeno con sotto qualcosa di non paragonabile a lastre di roccia compatta), alzando gli occhi alle pareti che ci sovrastano. Discesa ancor più comoda una volta sul sentiero che ci porta rapidi alla macchina.
Via senza lode e senza infamia, facile ma divertente, estetica a tratti, ben protetta, ottimo ambiente. Va data lode all'apritore. Oggi non si poteva osare di più, e nel nostro osare dal punto di vista metereologico,  andata di lusso!
All'auto immancabile terzo tempo con le birre di Nicola e i panini del bar da datare col C14. Ma questa sosta non basta, bisogna fermarsi anche prima di entrare in A22 per dare sfogo alla fame ma sopratutto alla gola. SI sa che le arrampicate con Nicola finiscono per essere una giornata di degustazione.

Qui altre foto.
Qui report.

sabato 26 settembre 2015

Si sperava meglio: Pala del Belia, Spigolo Sorarù

La voglia di un'altra bella via dolomitica è forte, il tempo c'è, la disponibilità pure, il compagno anche, il meteo sembra pure, quindi forza, sfruttiamo l'occasione che siamo agli sgoccioli! Ma la nevicata in mezzo alla settimana guasta un po' i piani, le papabili mete si sgretolano come neve..sulla neve. Ma il jolly Moiazza per queste giornate c'è!
Memore dell'anno scorso (qui e qui) so' che sulle quelle pareti si può star bene anche quando a valle c'è quasi freddo, purchè il sole le illumini. Si va, con un'altra via che ci gira da parecchio nella testa, Spigolo Sorarù alla Pala del Belia: Riccardo me la racconta un po' che lui l'ha salita a giugno, il gestore del Rifugio San Sebastiano mi dice che li di neve ne ha fatta poco e più in alto, Nicola e  Gianluca fanno i gufi, il gestore del Rifugio Carestiato mi dice che da metà estate non c'è più neve nel canalone, andiamo!
Sfruttando la libertà concessaci da morsa e moglie, io e Giorgio riusciamo pure a partire venerdì sera per esser già li al mattino: cosa vuoi di più dalla vita? Un bel panino formaggio e bresaola, con quel pecorino che mischiato al pane arabo impoma come cemento, ma sazia. A mezzanotte siamo al Passo Duran, Giorgio ripassa le relazioni e si corica nel mio sacco a pelo (fortuna prendo sempre roba in più..).
Suona la sveglia che fuori è ancora buio: abbiamo quasi un'ora di avvicinamento, da fare colazione, vestirci e gli ultimi ritocchi allo zaino. Ma voltiamo gallone altri 5 minuti.. Giorgino poi ha patito freddo stanotte.. Poi dai, è ora, abbiamo la speranza di una bella giornata davanti e magari senza tornare a ora tarda (troppo tarda). Spremuta e crostatine come se piovesse, e poi fuori non fa così freddo, daje!
Altre macchine arrivano, uffa. Ripartono, boh, vanno a funghi, mah. Ci incamminiamo con Pelmo e Antelao che se ne stanno sornioni in attesa del sole, e noi con le mani in tasca nella speranza di scaldarle. Conosco un po' questa zona, anni fa ci salimmo la Torre Jolanda, e l'anno scorso passai un bel weekend con Riccardo (qui qui), quindi sono parecchio fiducioso che il freddo di adesso, al sole sarà un tepore piacevole.
Senza farsi pregare troppo, la Pala del Belia appare nel suo splendore tra il verde del bosco che avvolge la forestale verso il rifugio. Il sole ancora non è riuscita ad abbracciarla, e la mancanza di ombre ci rende i suoi tetti meno vistosi. Ma per poco. Si prosegue verso il Rifugio Carestiato, evitiamo tagli improvvisati tra i mughi, e al ricovero troviamo anche le caprette.
Qualche foto verso valle, e ripartiamo famelici ora che il sole colora la roccia della nostra via. Però non sono troppo tranquillo: c'è sempre un certo timore revenrenziale quando inizia una giornata come questa, ma oggi c'è di più. Saranno le considerazioni di quei gufi di Nicola e Gianluca, non so, ma oggi non parte come vorrei. Il cielo è limpido.
Eccoci all'attacco, senza dubbio è lui, ancora non siamo al sole e per questo facciamo con molta calma. Relazioni in tasca, imbraco, ferraglia, .. Poi quando arriva la palla di fuoco l'eccitazione esplode: "Chi parte?" parte Giorgio.
Lo vedo guardingo, non ce lo siamo detti ma un po' entrambi siamo non al 100% di testa e morale. Ma siamo qui, con relativa calma, una discesa tranquilla (niente canalone di neve), senza orari e senza gente dietro che ci pressa. Solo che ci mettiamo 50min in tutto per il primo tiro.. Speriamo migliorare.
Parto per il secondo tiro, dubbioso su dove andare, credevo fosse molto meno da cercare questa via, e invece no! Sopratutto la parte iniziale, ricca di vegetazione, dove sovente occorre mettere la scarpetta (che fa grip sulla roccia, non certo sull'erba umida) su zolle verdi. Salgo, cerco, brigo, ma non trovo la sosta. Probabilmente sono troppo a sinistra, ma traversare non è possibile. E così salgo fino a un mugo, con Giorgio obbligato a fare qualche metro in conserva.
E così va via un'altra ora. Sono molto infastidito da questa scocciatura di non aver trovato la sosta, della constatazione che questa via va cercata. Giorgio riparte, almeno ora pare abbastanza chiaro dove ci sia da andare. Ma con tutti i metri del terzo tiro che mi sono mangiato, anche lui sale troppo lasciando indietro la sosta ufficiale (che si vede poco), e si piazza a metà del quarto tiro ufficiale.
Riparto, nella speranza che l'erba ci abbandoni: la relazione parla di "diedro con qualche zolla erbosa" a noi pare "diedro con qualche zolla rocciosa". Anche questi due chiodi si vedono poco, e infatti ci manca poco che salto la sosta: abbiam fatto pochi metri, ma non rischiamo, il secondo tiro ha lasciato il segno. Intanto si sentono e vedono altre persone salire..
Va Giorgio per il quinto tiro, le difficoltà iniziano a salire, e infatti lo vedo che un po' cerca, si sposta di qua, di la, mentre in sosta sono ormai in compagnia di un ragazzo di rovigo con cui scambio qualche parola. Più che altro anche per distrarlo dalla nostra lentezza. Quando toccherà a me, ammetto che capisco il perchè ci ha messo un po'! Almeno i tempi non sono come quelli dei primi tiri..
Ed eccoci al tiro del passo chiave, con però già l'irritazione dell'affollamento della via, di gente che ti arrampica a troppa poca distanza, non mi piace. Cerco di partire subito per mantenere la "testa della salita". Provo la rampetta a destra, ma poi è troppo duro il passo per alzarsi, riscendo e salgo, fin sotto allo strapiombetto, rinvio i due chiodi vicini, e dopo un paio di tentativi azzero brutalmente per la troppa pressione che mi arriva da chi sta dietro.
Vedo chiodo verso sinistra, ricordo dalla relazione che c'è da tornare quasi sopra la sosta e quindi traverso qualche metro per poi risalire, su bella roccia verticale ma ammanigliata, finalmente! Chi stava dietro invece è rimasto a destra, e lo vedo incasellare una bella serie di chiodi. Non ho ancora ben chiaro chi dei due sia finito fuori via. Forse nessuno.
Sosto dopo 30m nel timore di aver sbagliato qualcosa e di non trovare nulla su cui far sosta su (il secondo tiro insegna) mentre invece qui due chiodi ci sono. Recupero Giorgio e gli dico di andare verso l'alto, anche se lui mi dice che Carlo (un'altra cordata) gli ha detto che siamo sulla strada giusta, e infatti anche lui ci segue. Roccia ancora bella, le zolle erbose sono un lontano ricordo.
E sul nostro ottavo tiro le zolle erbose tornano alla ribalta! Vedo lassu il pilastrino, la cordata che ci ha sorpassato sulla destra me lo conferma, e salgo verso destra, ma dopo i gradoni di erba incappo in una paretina strapiombante che mi lascia perplesso. Provo a destra dove passano le corde dell'altro ma nulla; vado a sinistra, metto giu un friends ma mi pare poi di essere in palestra a fare del boulder. Torno a destra (tolto il friends) e sprotetto mi tocca fare un bel passo che direi che il V+ ci sta tutto: poi se c'era un modo più facile di passare,  non lo so. Salgo il diedro del pilastrino, e voilà.
Arriva Giorgio, ma nel mentre ci siamo popolati. Arrivo in sosta col ragazzo di Rovigo che recupera ben presto Valentina. Mentre recupero Giorgio arriva Stefano (in cordata con Carlo). La sosta viene lasciata dal ragazzo di Rovigo, a Giorgio dico di seguirlo di corsa che lui sa la strada (e il cielo si sta annuvolando..), ma Valentina è già partita (un loro moschettone incastrato nel chiodo dal mio, è stato rimpiazzato da un mio rosso, ce lo ridaremo dopo). Mentre io e Stefano prendiamo freddo in sosta, anche Carlo va.
Non ci sentiamo, meno male che c'è Stefano qui con me, se no patirei davvero solitudine. Il sole ci ha abbandonato, il freddo e l'umidità sono pungenti adesso, meglio vestirsi. Giorgio non sale, anche le corde dell'altra cordata sono ferme. Dopo un bel po' iniziamo a vedere movimenti strani, deduco che ci sono delle difficoltà: e infatti sta scattando un nuovo grappolo.
Partiamo anche noi secondi, e dopo il mugo (che offre una bella vista sul paretone giallo a destra) capisco il perchè di tanto patire: vacca che pezzo duro! Altro che V+! A giorni di distanza siamo ancora nel dubbio se eravamo nel posto giusto, ma mi sa che c'era da stare più a sinistra per fare il V da relazione. Con le mani ghiacciate poi, non è per nulla comodo. Coi denti arrivo in sosta che non mi sento le dita.
"Giorgio, anche noi giù per la ferrata?", mi sono rotto le balle di questa salita, partita male, continuato meglio, adesso però fa un freddo cane e non si vede una mazza, abbiamo trovato difficoltà maggiori delle aspettative (e la Decima alle Mesenade la ricordavo ben più fattibile!). Valentina col ragazzo mi sa che sono già scesi per la ferrata, adesso Carlo e Stefano optano per la stessa scelta:Giorgio mi guarda con quello sguardo che hanno solo i labrador dopo che ti hanno disfatto i cuscini in casa. "ok, andiamo in cima". (NB: non che sia stato un sacrificio e nemmeno una cosa rischiosa!)
Riparto per il tiro, che non è altro che un traverso in leggera salita per andare sotto al diedro aperto del prossimo. Le corde di Stefano e Carlo invece continuano a tagliare sulla cengia verso sinistra verso la Costantini. Recupero Giorgio in uno scenario spettrale.
Riparte Giorgio, lo guardo come per dire "diamoci una mossa però", ho il timore di quanto possa esser tari (invece tutto sommato nemmeno tanto). Lo vedo che armeggia, spacca, almeno qui è piuttosto chiaro dove ci sia da andare, di strada ce ne è una sola. Leggo la relazione del prossimo tiro, chi da del III e chi del V+, mah.
Raggiungo il mio amico passando sotto le sue gambe, oddio che brutta visione, mi sposto di lato su questa scomoda sosta, e preso un po' di materiale riparto alla svelta. Qualche metro di esposto traverso verso destra, e finalmente qualche metro di spigolo! Un clessidrone gigante alla mia destra, ma non credo sia questa la sosta, continuo e una volta uscito dalla via un cordino infilato in due clessidrine mi rivela la giusta fine di questa salita.
Recupero Giorgio e alleluja, è fatta. Guardo l'orologio, nemmeno le 16e15, dai non siamo stati nemmeno troppo lenti considerando quanto sono durati i primi due tiri e quello del grappolo. Fame e sete ma anche voglia di scendere visto che temo non sarà facile vista la non vista di cui possiamo godere Il cielo ci illude di aprirsi, ma appunto è un illusione. Un selfie per il gruppo di whattapp, non credevo che avremmo finito la via.
Si inizia con dell'erbetta ripida, una paretina di 2m di buon III, e poi a seguire deboli tracce e qualche ometto verso il basso, passeggiata su quell'infido ghiaino che copre lastre di roccia levigata, un passaggio in un colatoio d'acqua che in caso di neve e ghiaccio non voglio nemmeno pensare quanto sia pericoloso, e poi eccoci nel famoso traverso che per fortuna da qualche settimana ha esaurito la sua temibile coltre nevoso. Si risale, sempre nella nebbia, e siamo nei pressi della Pala del Bo.
Ricordo questa discesa come un pochino infida, ma almeno verso la metà usciamo dall'oscurità e dal grigiore dal quale si voleva fuggire ieri per fare le lucertole al sole. Il passaggio nel mugo che ci deflora lo ricordavo bene, e oggi il mugo si è pure depilato per essere più dolce! Scorriamo verso valle, ripassiamo sotto l'attacco, e filiamo verso il rifocillamento.
Eccoci al Rifugio Carestiato, dove eravamo d'accordo di incontrare Carlo e Stefano per pagargli la birra, e magari trovare Valentina per scambiarci i moschettoni che ci siamo prestati. Ordiniamo birra e panino, ma dei quattro manco l'ombra.. Forse abbiam fatto tardi, ma non mi sembrava così tanto.
La giornata arrampicatoria finisce. Ironia della sorte scendendo incrociamo un cacciatore con la sua canna scintillante a tracolla, e poche centinaia di metri dopo tre caprioli che pascolano allegramente sulla forestale. Il Gruppo del San Sebastiano tra luci e ombre ci invoglia ad altre salite, ma intanto c'è da digerire quella di oggi. Sì, alla fine è andata bene, ma mi ha beccato male, sono quelle cose che non si controllano.
E ormai alla macchina la Vale mi viene incontro, erano preoccupati, avevano chiamato anche il Carestiato poco fa. Gli altri tre sono ripartiti ma lei ci ha aspettato, meno male, cosi le ridò il loro moschettone e lei il mio. Senza vedere ne Pelmo ne Antelao, ce ne andiamo. Stagione dolomitica finita? Speriamo di no. Insomma oggi non si era in bolla, finire così non sarebbe "bello" e degno della stagione che è stata invece. E poi, gli devo due salite, sob.

Qui altre foto.
Qui e qui report.
Non linko relazioni perchè ci sono troppe (anche se piccole) varianti..a ognuno la sua!