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sabato 16 dicembre 2017

Una giornata ricca di sorprese: Vajo dei Colori e Cima carega

Si vede che anche la ragazza ha voglia di spiccozzare, e nonostante le poche ore di sonno che si prevedono, non c'è da convincerla per farla saltare sul carro. E questa potrebbe essere la S0, la Sorpresa numero zero.. Non è invece una gran sorpresa che tutto il viaggio se lo dorma, ma è la sorpresa che vale come mille sorprese il fato che non scenda nemmeno per fare colazione! La giornata pare davvero iniziare all'insegna degli Ovetti Kinder.. 

La sgraditissima sorpresa uno, S1, è la patina bianca che dopo Merendaore copre la strada: e quest'anno ho deciso di NON montare le gomme da neve. Sì, ho le catene, ma per questo mezzo centimetro sarebbe un'agonia; d'altronde però nei tornanti non si sale, perciò parcheggiamo al tornante sotto il Rifugio La Guardia, aggiungendo così 350m di dislivello al nostro giro. Ed è già tardi. 

Ci issiamo sul Sentiero delle Mole che ormai la frontale non serve più. Ci godiamo la fredda alba mentre saliamo sul tratto ripido, cercando un sentiero non sempre ben visibile, e leggermente coperto da una scivolosa neve. Ma la vista sullo Zevola Tre Croci e tutte le sue rughe bianche ci fa ben sperare di sudare per qualcosa. 

Arriviamo al Passo delle Buse Scure, sosta e si riparte sul traversone che scorre sotto Giaron della Scala, Pra degli Angeli, Boale dei Fondi, Boale Mosca. Siamo al parco giochi del Carega, salite di Vaji a più a non posso, e in infatti di persone a zonzo ce ne sono parecchie.. Mare di nuvole sopra Recoaro Terme, e le Guglie del fumante che viste di profilo sono davvero..beh, sono. 

Riconosco il passo che occorre scollinare per raggiungere il Vajo dei Colori, con quel caratteristico torrione. "Ste tranquilla, l'attacco è lì dietro", ma ci aspetta S2: sorpresa, mi ricordo male, c'è da camminare ancora, e sopratutto perdere parecchia quota. Meno male la vista di un camoscio ci distrae. Solo che sto notando che siamo davvero pochi in giro.. 

L'ingresso del Vajo dei Colori, voilà! Ci armiamo e si parte! Solo che vedo già che la parte bassa non è proprio ben coperta. Le rocce circostanti invece sono spesso coperte da un bel strato di ghiaccio: bello da vedere, non da salire (troppo esile). Valangoni ovunque ci fanno capire che ha già ben scaricato. Seguiamo le tracce, che qui ogni volta c'è da sbagliarsi e prendere le varianti. 

Si sale tranquilli, picche in appoggio, poi però vedo una paretina sulla sinistra e..dai mettiamo un po' di pepe! "Ste, però non è obbligato questo eh, puoi aggirare di la e fare il percorso classico", d'altronde siamo partiti per fare una cosa facile. Come al solito mi porto dietro mille attrezzature, ma non penso di usarle. E invece.. 

Una facile crestina prosegue mentre lei è ancora giù nel "letto del vajo": davanti a me quasi tutte le tracce si infilano nel Vajo Valdagno, ma noi proseguiamo per il nostro facile Vajo dei Colori. Che finalmente si incassa un pochetto tra le rocce, riconsoco esserci per di la il pezzo di ferrata che anni fa mi fece sudare non poco. 

Tracce sì, una cordata lassù (Te lo do io il Ben Nevis), ma poi le tracce muoiono e del cavo nemmeno l'ombra. Mmmm, proseguiamo a sinistra e andiamo a vedere cosa c'è: le tracce salgono una cascatella di ghiaccio di 4-5m non proprio semplice. Ma son troppo carico! Soccia però che caga, e in effetti vedo che non gli ho fatto nemmeno una foto: si vede che la temevo.. è servita S3! 

In libera, con ramponi classici e con una picca tecnica e una classica, mi tiro su, ma bisogna che penso a assicurare la Ste: lei non sale in libera, e c'ha ragione. God bless fittoni, non trovo nulla di roccia, ma questi con codesta neve paiono tenere ottimamente! Giù la corda e la recupero: se ne esce con un gelone alle mani da lacrime. 

Ripartiamo, la parte dura è fatta, dopo non ricordo nulla di tragico nemmeno quando venimmo anni fa che non erain condizioni. Quella cordata a sinistra però mi fa dubitare: loro la ci sono, davanti a noi invece zero tracce. Ma il mio fiuto e ricordi mi dicono che si debba andare di qua: tracciamo noi!!! Cioè "noi" senza "n" e girando le lettere rimanenti. 

Un breve saltino, e poi si prosegue, ma ormai c' è sempre di più salire in trazione, non in appoggio. Ziobo S4, strapiombetto di neve, qualche metro a 65°-70° e un fittone da ferrata che affiora: il sentiero è giusto, ma le difficoltà insomma.. Neve dura e polpacci on fire, mi fermo per una sorta di sosta e per lanciarle una catena di cordini cui assicurarsi o issarsi. 

Con manovre da temere la perforazione metallica (ramponi) della carne (cosce), mi passa sopra e prosegue: ma la ripasso presto visto che si ferma a riposare. La maestosità dell'ambiente non è indifferente, mette in soggezione. Ma ormai vedo l'uscita, e non mi pare di vedere altre sorprese.. 

Davanti a cotanta scelta (sinistra, centro e destra) mi viene impartito di "Prendi l'uscita più facile!": faccio una media, e prendo la centrale. Neve fotonica per un nuovo tratto a 65°-70°, e finisco al sole. S5, uah! Ma lei è ancora giù, le lancio la corda va che è meglio: meno male l'ho portata! Spettacolare la scena di uscita dal Vajo, in cui Stefania lancia entrambe le picche per piantarle sul pari dell'uscita e poi si svacca su essa! 

Ho già capito che lei col cavolo che viene su Cima Carega: ma guardala com'è incrostata di Scozia! "Tu vai, t'aspetto qua, ma lascia il cibo e il bere", e senza zaino mi avvio verso le prossime sorprese.. Pensavo salire svelto, senza zaino, con due picche, ma la neve è marmo, oppure farina con sotto il ghiaccio. 

Tantochè, mega traversone sopra quello che d'estate sarebbe il 157, uno stradone: e invece oggi è un pendio di neve a volte a 50° da fare tutto sulle punte con faccia a monte ed entrambe le picche piantate (a volte da lanciare con forza per poterle conficcare), in traverso. Polpacci on fire e mutande sporche. S6. 

Tratto di riposo e di nuovo in traverso ascendente, fino a guadagnare il valico verso il Vallon della Teleferica. Camminata e salita alla vetta, con croce incrostata e panorama mozzafiato. Solo che ci ho messo mezzora per arrivare fino qui, a quest'ora speravo esser già di nuovo da lei.. S7. 

Scendo, ma cambio strada sperando trovare neve meno marmorea e pendenze più dolci. Mica tanto, ma va meglio. Raggiungo la ragazza che voleva dormire a Bocchetta Mosca, e ci avviamo verso la discesa da Bocchetta dei Fondi: nuovo traverso a volte della stessa difficoltà del precedente! Occhio alla penna, e vai di nuovo sulle punte! S8! 

Senza tracce davanti, arrivano pure non simpatiche nuvole a non farci vedere una fava. Sgraditissima S9. Per fortuna un po' la so, e per ancora più fortuna ecco delle tracce e addio nuvole! Con calma avanziamo, ammirando giochi di luce tra nuvole, neve e sole a volte pallido. 

Tocca di nuovo tracciare per salire alla Bocchetta dei Fondi, e di la vedere di nuovo l'ombra, il freddo e il marmo. Infatti i primi metri li scendiamo a gambero, faccia a monte e giù! Discesa lunga e dove di nuovo sbaglio la valutazione "si vai tra, laggiù si vede già la traccia!" e invece no, c'è da scendere e scender ancora, su valangoni e neve ghiacciata. 

Una volta rimesso piede sul 157, possiamo scattare la foto di vajo/vetta/discesa, visto che sapevo non essere banale manco lei.. è tardi, e ho lasciato la frontale in auto. Vediamo di non arrivare a S10 con le sorprese! Per fortuna no, ma ci manca poco. Agogniate discesa per il sentiero delle Mole, accidenti a S1! 

Ma col senno di poi, le sorprese sono sempre belle..

Qui altre foto.
Qui report.
Qui relazione di quando sta bene.
Qui la guida del guru dei Vaji.

domenica 21 dicembre 2014

Non il solito Vajo dei Colori

Bomba di freddo in arrivo! Controllando l'andamento dello zero termico sembra proprio che nella notte tra sabato e domenica questo scenda parecchio, la giornata è data come di sole terso, la voglia di sfoderare le armi di acciaio appuntito è tanta, di che stuzzicarsi l'appetito!
Unica pecca, la neve, non c'è.. O si va in alto ma ce ne è troppa, e io poi non vorrei fare tanta macchina, oppure.. Idea, Vajo dei Colori! Già fatto almeno due volte (qui), ma è a nord, ci sono tratti attrezzati, e poi d'estate è un sentiero, quindi mal che vada faremo sentiero. E invece..
Della partita, in bilico fino all'ultimo minuto, io, Cristian, Giorgio e Riccardo (un altro Riccardo, amico di Cristian): partenza alle 4 da Modena Sud, non per me che sarò qualche casello più a nord. Beh orario tardo, ma meglio non rompere i coconet se no mi danno il due di picche! Alla fine tra una torta che esplode sull'auto di Cristian e il mettere le scarpe, ci mettiamo in cammino alle 7e30 da Campogrosso..
Osservo gli imbraghi dei miei amici: ma quanto sono armati?! Io che venerdì sera non ho nemmeno caricato la seconda picca, ho dolo l'alpenstock classico (più una picca di riserva portata da Cristian. Ma ragazzi, è solo il Vajo dei Colori. Eh, solo una fava.
Solito sentiero, ma che desolazione di neve: solo chiazze all'inizo, bella dura per i ripetuti passaggi, ma che desolazione, anche guardandosi intorno. Partiamo che la frontale non serve più, e quando arriviamo di fronte alla Guglia GEI la troviamo infiammata da un sole che sta giusto sorgendo, infiammando anche le altre montagne. Proseguiamo il nostro cammino traversando verso ovest.
Giungiamo al sole alla Sella dei Cotorni, stiamo seguendo le orme di qualcuno che è già passato, quindi ci tranquillizziamo sulla fattibilità del Vajo, oltre che sul fatto che la strada sia giusta. Solo un po' titubanti sul fatto che ci sia da scendere così tanto, ma sì, è giusto così. Traversino da brivido per immetterci nel Vajo, ed eccoci.
Ma quanto è secco, non credevo così tanto. Ci vestiamo di imbrago e ramponi, ma cosa vedo.. Manca una punta! Cristian coi suoi ramponi super fighi ma in configurazione monopunta classica (classica, non quella da cascata) causa errato ordine via web: sarà lo sfotto' della giornata, e anche delle prossime giornate..
Alle 8e45 iniziano le danze, picche e ramponi, non li usavo da una vita, e in effetti anche oggi è un po' una voglia di cioccolato: il clima di quest'anno non permette di sfogarci come si dovrebbe, ma di accontentarci di briciole, a volte scadute o mal cucinate.. Chi si accontenta gode. Così così.
Si parte aggirando un nevaio di neve del passato inverno, duro come il marmo, e con Cristian che va subito a complicarsi la vita. Si sta sul nevaio, di cui è impossibile sapere quale sia il reale spessore per le sicure cavità che si sono formate sotto: camminiamo su ponti di neve, meglio stare distanti!
E dopo una breve camminata su sassi, altro vasto nevaio di cui invece la cavità sotto si vede bene. Meglio non vedere e spicciarsi a salire, anche se momenti di contemplazione su ciò che gira intorno a noi sono inevitabili. Il Carega ha sempre il suo fascino, sa essere dolce e aspro, antropizzato e selvaggio, facile e duro, ma sopratutto imprevedibile.
Ci si inerpica per strettoie, in effetti me lo ricordavo più ampio questo vajo, ma va bene, finora siamo saliti senza troppi problemi, ora invece qualche masso un po' più alto obbliga passagini di II grado ma sono davvero uno o due passi. Di certo è più divertente, anche se le punte che si consumano mi fanno pentire di aver preso il paio “buono”.
Ed eccoci in prossimità del primo tratto attezzato, strettoia con sperone in mezzo, che quando il vaio è bello carico si può superare a sinistra o a destra (più ripido), entrambi oggi piuttosto hard visto che sono salti di roccia strapiombante o cava di altezza circa 4m. Meglio stare in mezzo sul tratto attrezzato. Ma anche per raggiungere la catena un buon III grado c'è tutto.
Beh io una longina coi rinvii per la ferratina me la faccio, e verrò imitato quando vedranno come i piedi stanno su poco e quel poco è pure nascosto da un debole e inconsistente filo di neve! Oh issa, e son fuori, un traverso di neve riporta ben dentro il canale, giusto sopra il salto che stava a sinistra.
Mah, andiamo avanti, mi pare sia ben più ostica di quello che dovrebbe essere, ma siamo qui, proviamo, poi in alto ci sarà ben più neve! E arriviamo così, sempre con ramponi che spesso e volentieri fanno crrr sulla roccia, al passo più duro della giornata, un masso incastrato dentro una sorta di camino bello liscio e aperto.
Sono davanti, provo ad andare. Tirò su i piedi con diffidenza e circospezione, cerco per la picca ma non c'è una mazza, si vede che della gente è già passata, ha ripulito bene a modo quella poca neve dura che stava sulla roccia di destra e poteva dare qualche conforto al superamento! Eh, ci resto un pochino a ghisarmi il braccio che regge l'unica picca che ho,ma non posso tornare indietro ormai. Me ne faccio passare un'altra, fiducia nella roccia marcia del Carega, eh hop, sono fuori, urca!

“Ragazzi preparo la corda che un minimo di sicura ve la faccio”, Giorgio invece inizia a salire subito, e sale anche bene, lui opta per mani libere, e arriva sul pavimento di ghiaccio che ho trovato. Ci prepariamo per fare sicura agli altri due, mentre osserviamo la zona alla nostra destra, dove probabilmente si sta formando la Cascata Arcobaleno.
Mentre sistemiamo la corda, Cristian e Riccardo passano avanti, oh, speriamo che tratti simili siano finiti, o la giornata diventa lunga. Un traverso di neve verso destra, poi sinistra, si cerca il salibile, il dritto per dritto non si può con questa secchezza. Altro tratto attrezzato scoperto dalla neve che sfruttiamo completamente, e poi si inizia a vedere l'uscita.
Uscita sopra la quale sembra di scorgere qualcuno, ma d'altronde quello è il raccordo, la porta, tra il mondo dell'alpinismo nel vaio e dell'escursionismo sui sentieri innevati dall'altro versante. Raccordo che speriamo raggiungere presto, che inizio ad avere una fame..
 I tratti scoperti sono finiti, e possiamo salire su neve discreta verso il sole, verso la luce. Un ultimo crr sulle rocce sotto la neve ed eccoci fuori, eccoci al sole! Poco meno di 2h per salire, pensavo peggio viste le condizioni trovate..
Quanto mi mancava questa sensazione, uscire da un freddo budello del diavolo nel quale mi sono infilato consciamente, per poi ritrovarmi un paradiso di bianco, sole e tepore. Beh, di bianco poi non ce ne è molto.. Chi ci aspettava all'uscita erano altri due vajisti, che han salito il Vajo dei Camosci.
Mentre ci si rifocilla a dovere, valutiamo la salita a Cima Carega, c'è chi non c'è mai stato, la giornata tersa merita di godere d quel panorama, quindi forza con quei polpacci che si sale! Ora tecnicamente la salita è da pensionati, ma godereccia per i panorami che fornisce, lo scavallare da un altra valle, e poi gli ultimi 30m che si fanno un po' più ripidi.
 11e45 e siamo in cima, un altro piccolo spuntino per allungare il tempo per godersi il panorama a 360°. Ma non cincischiamo troppo, meglio tenersi del margine per una birra al sole al rifugio.
 Scendiamo per dove siamo saliti, o quasi visto che Cristian tira troppo dritto fino a quella che è la selletta da cui devono essere usciti i ragazzi del Vajo dei Camosci, poi ci si raccorda e scende alla Bocchetta Mosca. Prendiamo la traccia intermedia, quella che “sale poco”, ritrovandoci ben presto a traversi non difficili ma belli esposti, un altro po' di pepe a questa uscita che doveva essere più rilassante e che invece è diventata più divertente.
Dalla Bocchetta dei Fondi non resta che lasciarsi prendere dalla pendenza, ma la poca neve fa ogni tanto incontrare dei sassi sotto le punte che sono sempre d'invito al cappottamento, meglio scendere col freno a mano. Punte che verso la fine del boale iniziano a sentirsi troppo a contatto con la roccia, appena giungiamo al sentiero di stamattina caviamo subito gli arnesi.
Tra due chiacchiere sul perchè vai in montagna e come ti sia nata questa passione, alle 14 siamo all'auto, e ben presto davanti a una fresca birra al tepore del sole del Rifugio Campogrosso. Ora però freddo polare e neve siberiane, venite da noi!

Qui la guida del guru del Carega.
Qui la relazione della scorsa ripetizione.
Qui altre foto.
Qui report.

sabato 24 maggio 2014

Aspettative negate: Guglia GEI via diretta

Tre piccioni con una fava: prova delle possibile vie per la prossima uscita Corso A1 2014 del CAI diCarpi, aggiornamento istruttori sezionali della Scuola Montanari, giornata formativa per AiSA 2014. In cammino verso Campogrosso! Ma dopo una lauta colazione al bar, che Nicola consiglia (Nicola=viamichelin dei bar). 
La giornata è soleggiata ma freschina, oggi passeremo tutti gli stati di termoregolazione. Soleggiata verso la Guglia GEI, perché chi va verso il Baffelan invece avrà la compagnia di nuvolaglia per un po’: ci dividiamo in tre gruppi.
Ci si incammina sul 157, in breve troviamo qualche rimasuglio di neve.. Inverno nevoso questo, infatti nello zaino i ramponi me li sono presi, la picca l’ho lasciata in auto, gli scarponi ho optato per non prenderli perché averli a penzoloni dietro al culo sarebbe stato scomodo. Vedremo, la difficoltà per noi può essere la discesa, a nord e dentro un camino colatoio.
Il paesaggio è suggestivo, la neve bianca non vuole abbandonare la base delle rocce grigie, ma il verde inizia a fare da contrasto la dove non ci sono ghiaioni. Noi guardiamo e saliamo, nella speranza di patire poco questo contrasto. La Guglia GEI è visibile fin da subito, era visibile anche dalla salita in auto: un complesso di guglie propaggini nordiste del Gruppo del Fumante.
Una sosta mi obbliga ad abbandonare il gruppo, che prosegue. Finisco e mi rimetto in cammino, cercando di salire veloce per non perdere tempo. Finisco il bosco, le sterpaglie, sono in vista della base della guglia, ma non vedo ne il mio compagno di cordata Alfredo, ne l’altra cordata Ivan e Olivetta. Urla e urla, ma nulla. Mah. Esploro il Milite intanto, poi ecco finalmente che mi pare udire una risposta ai miei richiami e dopo un vederli arrivare.
Già pestiamo un po’ di neve, e ci portiamo alla base della Guglia GEI. Finalmente, intorno alle 10, attacchiamo la Via Diretta. Parto io, e mi ritrovo un po’ spaesato su questo III che mi pare tendente al IV. Abbastanza verticale, bei gradini sì, ma per le mani bisogna stare attenti a cosa afferri, queste montagne sono famose per non essere troppo solide. E infatti mentre salgo si ode una bella frana da est..lontana da noi comunque!
Più che altro, accidenti a me che uso tutti i chiodi che trovo, mi creano degli angoli che ben presto mi ritrovo a issare a fatica la corda che arriva dal basso! Uff! Mi sembra duri un’eternità questo tiro, non vedo l’ora di trovare la sosta. Eccola! E arriva ben presto anche Ivan, che cerca di sistemarsi alla bene e meglio, ma su questo terrazzino ci sono troppi detriti.
Arrivano i nostri compagni, e dopo una breve valutazione partono per il secondo tiro, facile che serve poi a un trasferimento sotto il terzo tiro. Anche se chissà che non si possa salire su dritti..mmm, prossima volta magari ci guardo dai. Noi arrampichiamo, e altri stanno ancora sciando.
Terzo tiro, meno ricco di chiodi ma qualche clessidra la si trova. Indecisioni se sia meglio proseguire dritti, leggermente di qua, di la, ma è abbastanza chiaro ci sia da salire verso quel balcone dove sembra finire tutto, con sotto quel camino stretto. La prendiamo a destra del camino, e quel balcone pittoresco è un po’ scomodo come sosta! Ma pittoresco, una forcellina aggettante verso nord e con una strettoia verso sud.
Sale Olivetta, che si vede tremare davanti un armadietto quando lo abbraccia.. Momenti di emozioni forti, poi ci raggiunge salendo nel camino. Occhio Alfredo, li giù non toccare quel pezzo.. Per il quarto tiro ci si infila tra la porta di roccia e si prosegue nascondendosi verso lo spigolo che non riesco a vedere. Tiro carino e suggestivo!
Eccoci all’ultimo, arrivo che Ivan sta già provando a salire dritto sulla variante di V, ma gli vedo i piedi scivolare come sul marmo. Ripiega verso sinistra, chi me lo fa fare di provare a salire dritto? Andiamo a sinistra; che tanto ricordo che Roberto mi ha riferito che non è solo III, qualcosa deve essere venuto giù e ha complicato il tutto. C’è una freccia anche verso destra, ma pare ardua.
Traverso esposto, e poi..sì sì, qui qualcosa deve essere franato. Non trovo piedi, mi tiro su di braccia con un piede alto alto, ma ce la si fa dai, la vetta è vicina, Ivan aspetta un attimo a recuperare o mi seghi un braccio sul passo chiave! Eccoci in cima a questa gulgia, un golfaro conficcato a mo di spada nella roccia in un masso di un metro cubo che pare solo appoggiato, a fare da sosta..
13e15, anche gli altri due ci raggiungono, io aspetterei alle strette di mano, c’è da trovare le doppie e sperare che la neve sia poca! Già stabilire la prima doppia non sarà facile. Impossibile che sia questo golfaro, concede di scendere solo a est o ovest, mentre noi dobbiamo andare alla forcella con la guglia che ci sta a sud. Ho ancora le scarpette, con una veloce sicura cerco e cerco, scendo alla ricerca del terrazzino col golfaro. Dopo parecchi minuti, eccolo. Mica evidente come discesa.
Attrezza la doppia e via giù alla forcella bella innevata, meglio fare un cambio pneumatici ora.. E mentre gli altri scendono tutti, cerchiamo la prossima calata: esploro sulla Guglia GEI con dei traversi tra roccia e neve (la neve, ancora abbondante, è staccata dalla roccia, e ci si appoggia quasi la schiena, a volte, ma se scivoli..è effetto crepaccio!). Trovo un cordino marcio tranciato, ma niente golfari.
Cerca guarda, la sotto sulla parete della Guglia Negrin un cordone con maglia rapida, c’è da andare la, ma per andarci c’è da scendere un pendio di neve dura. Torna alla forcella, spostati sulla Negrin col solito traverso roccia neve crepaccio, cerca qualcosa per attrezzare un’altra doppia, ecco una clessidra! Cordone e maglia rapida, e scendo alla sosta che vedevo, e sotto il golfaro. Ma a giudicare da quanto sono in alto ancora, mi sa che ce ne sarà un altro.
Mah, proviamo a scendere, e infatti eccone un altro, mentre osservo creste di neve dura al mio fianco che gocciolano inesorabili, ma che non vogliono mollare. Giù un’altra corda (le doppie per evitare spiacevoli incastri di nodi di giunzione, le facciamo con una mezza doppiata, portata giù dal secondo che si cala, per velocizzare), ma finisce nel “crepaccio” senza possibilità prima di finirci dentro di saltare sulla neve.
Vado giù, cerco come fare, tocca traversare stando sulla parete della Negrin, meglio non scivolare. Cerco un punto per poter andare sulla neve e quindi finalmente scendere, ma non è comodo. Finchè non arriva Alfredo che trova un’altra clessidra e propone, sono d’accordissimo, di abbandonare ancora qualcosa e fare un’altra doppia. Sarà tardi di sicuro, ma perché rischiare.
L’ultima doppia ci porta sulla neve, evitando anche il tratto più ripido, e depositandoci quasi su un’isola di ghiaia, la cui lingua scende quasi fino al sentiero consentendoci una discesa non più imbiancata (o poco). Si sono fatte quasi le 16 quando ci ricompattiamo tutti, che fame e che sete, e ci sono due cordate che stanno salendo l’ultimo tiro della via che abbiamo appena salito noi!
SMS a Nicola che si starà preoccupando e via giù, è tardissimo! Invece al Rifugio Campogrosso mancano ancora quattro all’appello. Intanto ci sediamo a fare due chiacchiere, due bevute e risate. Finalmente arrivano anche gli ultimi quattro, peripezie anche per loro. Un taglio di torta (compleanno di Nicola), una birra per i ritardatari e poi meglio andare verso casa che l’ora avanza!
Giornata istruttiva, la testa deve risettarsi ad arrampicare in ambiente, non sugli spit: anche se mi paiono un po’ sotto gradate come vie. Rocambolesca ma appassionante discesa, spero che i quattro che finivano la salita mentre noi finivamo la discesa abbaino apprezzato le due soste supplementari che gli abbiamo lasciato!

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