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domenica 16 agosto 2015

VD2015, day 11: freedom Buffaure trail

In questi giorni sono riuscito ad andare a correre già due volte: il sabato che non si è arrampicato per brutto tempo (dovevo "meritarmi" la pizza della sera) provando a salire verso il Buffaure ma tornando indietro per mancanza di tempo. E ieri sera per sgambare un po' e far posto alla pizza dopo il pranzo inaspettato (non abbiamo pranzato, nel vero senso della parola, quasi mai) ma in semi piano. 
Stamani punto la sveglia con tutta la buona volontà, ma un'altra mezzora la dormo (e sarà fatale, mi farà prendere mezzora di pioggia in salita), poi vado. Oggi al Buffaure voglio arrivarci! Però sono davvero stanco stamattina, sarà il fatto che è mattina, che è uggioso, che ieri sera ho già corso più di quello che mi ero programmato.
Ma che libertà. Arrivare sui prati nei pressi delle malghe (sotto la pioggia adesso), abbandonare la forestale che prosegue e prendere il sentiero che porta verso la pista, risalire fino a cercare il riparo esile della funivia. Isolato dal resto del mondo che dorme sotto le nuvole di valle. L'essenza dello spirito trail? Non lo so, ma è la mia essenza.
Aprono gli impianti, quasi me lo accendono quando sono ancora li sotto a ripararmi, mi vesto e scendo, verso Pozza, poi perdo il sentiero, va beh scendo per la pista, ma quanto è ripida! Impossibile da correre, già da camminare si fa fatica, si scivola da matti, e infatti un'infangatina al lato destro me la do.
Arrivo giù, libertà finita, in mezzo al paese, volendo una doccia. E del cibo, mamma che fame. Al campeggio RIcky ha già iniziato a far su la roba, mi ci metto anche io prima di andare in doccia, sgranocchiando le gocciole. Ma poi una, anzi due, belle paste alla Dolciaria Fassana non ce le toglie nessuno!

Bye bye dolomia, spero a presto!

Qui altre foto.
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sabato 15 agosto 2015

VD2015, day 10: Cascata di val Gralba - Via Whitepools

La vacanza è ormai agli sgoccioli, le soddisfazioni ci sono state. Ieri c'è stato anche il temporale in parete, e oggi le previsioni meteo sarebbero pure peggiori, perciò meglio cercare qualcosa di breve, "facile" e poco alpinistico. Una foto sfogliando la guida mi aveva affascinato, quella dello spigolo levigato bianco di questa via, perciò andiamo a provare, oggi meglio di così non si può fare.
E salendo al Passo Sella, e sostandoci ad ammirare per l'ultima volta il paesaggio (magari al ritorno sarà tutto tra le nuvole), il Sassolungo è già pieno di nuvole, e anche sulla Marmolada la situazione è già cupa. Va beh, noi ci proviamo, al massimo ci si cala, e se oggi bagniamo tutto amen, domani non ci servono (il meteo previsto ancora peggiore, pioggia dal mattino).
La nostra via corre suggestiva di fianco a una cascata, ben visibile già dalla strada (esiguo parcheggio), c'è anche una falesia a fianco ma con gradi disumani per me. Di certo non si partirebbe da casa apposta per farla, perciò oggi ci casca a fagiulo questa vietta plaisir.
Parte Riccardo, primi passi tranquilli, ma poi lo vedo che si ferma a pensare. Si vede che ieri ha piovuto, la via è un po' sporca e non mancano i piedi sulla terra o sulle zolle erbose, ahimè. La placca diventa perciò infida, e me ne accorgerò bene visto che una volta sul passaggio ci penserò due o tre volte prima di salire e di riuscire a salire.
E anche io sul secondo tiro da primo avrò il mio bel da pensare su come superare certi passaggi resi più delicati dalla condizioni di appigli, appoggi, e fanghiglia sulle scarpette. Meno male ci sono gli spit (seppur distanti)  tranquillizzare la mente. E anche le clessidre hanno già il loro cordino dentro. E dalla seconda sosta si vede il caratteristico spigolo del terzo tiro.
Questa bella via corre a fianco di una cascata, prima sulla destra orografica, poi dalla seconda sosta si passa sull'altra "sponda". La roccia, tranne alcuni pezzi in alto, sono ben lisciati e levigati dall'acqua, color bianco. Costantemente si sente il piccolo scroscio d'acqua che scorre, si vedono le pocce di acqua chiara che invogliano il bagnetto. Si sogna l'inverno con picca e ramponi.
Ricky parte, attraversa la cascata con un piccolo salto, coi piedi vicini all'acqua rinvia, e poi? Salgo di qua, passo di la, torno indietro, che faccio? Incute timore questo pilastro appoggiato ma assolutamente liscio, un V pieno e davvero splamoso. Il mio amico però qui si trova nel suo regno, e sale meglio che sul primo tiro. Io invece che odio la placca, fatico da bestia, e volenteroso di non prendere l'acqua anche oggi, dopo un paio di tentativi vado di trazione sul rinvio e amen (che poi non si azzera così tanto, ma almeno un po').
Chiaramente io nella mia mente malata arrampico meglio da primo che da secondo, e infatti sul quarto tiro nonostante presenti del V-, passo agile: la strizza della pioggia e la voglia di finire la via sono un buon incentivo a esser sgaggi e risoluti. Lo spigolo poi continua in placca, ma ancora più appoggiata, perciò davvero quasi corricchiabile.
Dai che ce la facciamo, ora le difficoltà calano, la via diventa ancora più plaisir e anche più alpinistica, gli spit son più rari anche se le clessidre sono già provviste di cordino (in buono stato pure). Osserviamo la cordata di fianco a noi salire su vie ben più dure, mi sa che qui intorno ce ne sono parecchie.
Dalla quinta sosta si potrebbe anche scappare via verso la discesa, ma no dai, che ce la facciamo a chiuderla. Il Sassolungo dopo che si era ben coperta si è pure scoperto. Nonostante le previsioni, la giornata di oggi sembra migliore di quella di ieri: beh ieri è stato poi un temporale (vari..) a funestare la mattinata. 
Parto io a farmi il mio sesto e ultimo tiro, cercando anche di complicarmi la vita, perchè finché sò che è difficile, mi cago a dosso, quando sò che è (più) facile vado a cercare il difficile.
Riccardo si lancia sull'ultimo tiro, svelto ma cercando un po' la strada, indicata comunque da varie clessidre. La cascata scorre inesorabile alla mia sinistra, è un invito alla calma e alla rilassatezza, ma anche all'esser pronti a scatenarsi. Come diceva mia mamma "il fuoco lo spegni, ma l'acqua non la fermi".
Incredibilmente siamo fuori addirittura in meno tempo di quello che dava la guida, mentre invece finora la media era di metterci il 50% in più: si vede che quando la via non è da cercare, tutto cambia. Qualche foto, cambio scarpe e poi scendiamo che ok che finora il cielo pare aggiustarsi (alla partenza ero dubbioso del grigio sulle nostre teste), ma non sputiamo sulla buona sorte.
La prima serie di doppie che doveva essere di 19 e 20 m si risolve con una calata unica su una sola mezza. Si attraversa il pratino (fortuna abbiam visto l'altra cordata dove si è infilata, così sappiam già dove cercare) e anche li ci è sufficiente una sola calata su una sola corda. La discesa continua piuttosto comoda sul sentiero d'accesso ai settori della falesia.
E il brutto momento arrivò, dopo 10 giorni che di questa pratica facciamo a meno visto che si arrampica sempre insieme, e sempre si arrampica: spartizione, divisione, riconsegna del materiale. Ahimè la vacanza è finita. Abbiamo ancora formaggio e wurster di ieri da gustarci su una panchina vista Sassolungo.
Poi verrà l'ultima birra post arrampicata a Passo Sella, con le mucche che sfondata una recinzione fuggiranno dal versante bolzanino a quello trentino, facendosi beffa delle auto in strada. Ci resta una cena a base della famosa pizza di Riccardo della Briciola, che devo ammettere è davvero grossa, con Giorgio e Chiara che erano un paio di giorni in Val Gardena, e con un tavolo prenotato a nome di..tradizioni.

Indicazioni serie a chi volesse ripetere la via:
- la discesa indica 2 doppie, prato e altre due doppie. Le lunghezze delle doppie mi paiono eccessive, noi con una sola mezza da 60m (e credo pure scarsi visto che è piu corta di un altra corda che ho) le abbiamo unite, facendo quindi 1 doppia, prato, 1 doppia.

Qui altre foto.
Qui report.
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venerdì 14 agosto 2015

VD2015, day 9: Pilastro Bianco - Via Cipriani (ritirata temporale)

Ok basta. Oggi solo roccia solida e via chiara! Che fighette che siamo.. No va beh, in realtà si cerca anche una scusa per continuare ad andare al Sassolungo, non spendere i 14€ di cabinovia, e toccare la roccia del versante nord est. Quella di oggi è poi la via che si contendeva con ieri, ma oggi il meteo è più incerto (anche se dovrebbe reggere fino a metà pomeriggio), meglio tentarla oggi che ieri.
Stavolta arriviamo ancora prima di ieri, l'omino del parcheggio non c'è ancora, anche il suo scagnozzo non arriva, perciò riusciamo a incamminarci prima di sganciare questi maledetti 5€. Ma i parcheggiatori si sà, te la augurano. E ce la augura bene visto che ci caleremo a due tiri dalla fine e con pure varie peripezie! 
Il sole dietro il Ciavazes, la forestale con una strana luce rosa, e ci incamminiamo, senza troppa fretta verso il paretone nord est del Sassolungo (dopo la ricognizione di qualche giorno fa). Bello esser solo noi in giro, in questi luoghi che tra poche ore pulluleranno di gente più o meno alpinistica (più meno che più).
Sono un preoccupato dal grado della via di oggi e dalla sua caratteristica di essere piuttosto placcosa, ma a Ricky glielo devo, è una via che vuol fare e si rivelerà un'ottima scelta! E poi è davvero una ghiotta occasione per saggiare la roccia di questo paretone che chiama come le sirene di Ulisse.
Il mio amico, ma anche io di certo, è davvero piccolo sotto l'immensità di questa mastodontica montagna, che appare una fortezza inespugnabile e invece qualche debolezza ce l'ha. Intanto oggi la assaltiamo a metà, e un po' più comodamente visto che un po' di spit ci sono e le soste sono attrezzate. Troviamo abbastanza bene l'attacco, e ci emozioniamo come due bambini.
Ricky parte, il sole si alza dietro il Sella ma anche le nuvole non scherzano. Se anche non ci fossero gli spit (che sono poi delle placchette in 2D piegate con un foro, stile 1990, e sono anche distanti, insomma non siamo di certo in falesia) la traccia sarebbe chiara: su dritti in verticale. 
Lo vedo tentennare un po', delicato, ditine, manine, aderenzona, mamma mia, se va delicato lui, io muoio! Tutti tiri lunghi oggi, bella storia, l'emozione di fa grande! Quando tocca a me devo dire che mi godo l'odiata placca, tantochè non vedo l'ora di passare davanti.
Ecco, devo passare davanti. Sempre dritti, sempre spit, ma a distanza media di 6m uno dall'altro. Vacca che placca sugosa che ho sopra di me, che ho davanti, che ho sotto. Già sotto? Beh, già più o meno, però dai devo ammettere me la sono passata bene. E adesso il resto del tiro è divertentissimo, buone mani quando serve e qualche passaggio quasi in dulfer. Vacca che bello.
Arrivo ben presto in sosta a recuperare Ricky. Certo che queste soste un pochino andrebbero forse rinforzate: secondo me ci sono ancora i cordini di Cipriani quando l'ha aperta, e alcuni spit ballano la samba.. Riparte lui, adesso un po' meno verticale la via e con le difficoltà che scemano leggermente, infatti c'è da stare un po più attenti a dove si va.
E infatti un pochino sale e scende a cercare, mentre lo osservo e mentre osservo la parete alla mia destra, che sale verso il cielo, dove vorrei salire, prima o poi.. Ma se guardo in alto vedo anche un cielo che si offusca, ma dai, è presto, resisti ancora qualche ora! Poi in discesa possiamo anche bagnarci, tanto domani se è brutto non si fa una fava.
Raggiungo il mio amico in sosta, adesso proprio non c'è tempo da perdere, altrove mi sa che già piove, salgo con lo spirito dello speed climbing, qui la roccia è ottima e lo consente. Sguscio a destra dei tetti e devo cercare il passaggio per superare quello della nicchia, rinvio e olè, son sopra, dai svelto che si pedala.
Ecco Ricky, vai pedala su, il tiro più facile questo, con qualche cordino nelle clessidre pure. Si ferma sotto quel nicchione giallo scuro, cerco di raggiungerlo alla velocità della luce, ma ormai le gocce scendono già, verso il Sella tutto scuro e sopratutto si capisce che la piove ben di più. Dai solo due tiri..
Arrivo alla nicchia, che fare o non fare lo si discute già dai miei ultimi metri di salita, se la roccia è così lavorata questo bagnato non dovrebbe dar fastidio, si può andare. Arrivo in sosta e un bel tuono ci mette a tacere. Fai sù tutto e prepara le doppie a due corde, che qui si scende rapidi!
Forse la pioggia si è già sfogata, ma i tuoni no, e intorno non è che splenda il sole, Ricky arriva a un ancoraggio di doppia sotto di noi, non alla sosta di prima, ma poco male, sullo schizzo pareva di vedere una linea intuibile di doppie più a destra della via. E invece..
Col sole che un po' fa capolino, un temporale che va e viene, uno là e uno lì, qui tranquilli, ma per quanto? La doppia successiva Riccardo scende, scende, scende, "oh io non ci arrivo alla sosta però, mancano 5m abbondanti ed è tutta a sinistra" azz.. Cerca cerca ma non si sono altri ancoraggi, strano. "Attrezzane una te, c'è una bella clessidra o spuntone?" ecco la clessidra, mette giù tutto e mi calo anche io.
Mentre scendo noto una zona di terra e sassi smossi che mi sa che qui è crollato un ancoraggio. E adesso? Scendiamo e traversiamo verso sinistra a ritrovare la linea della via e buonanotte. Chiaramente se qualcosa può andare male.. La corda si incastra lassù. Ma come si incastra! Neanche io farei delle anse così precise!
Ho ancora le scarpette ai piedi, salgo io assicurato dalla sola rossa. Il grado sarà sul III salvo un paio di passi di IV, però è una certa emozione. Mi tocca salire almeno 20m fino alla corda per toglierla dal terrazzino e spuntoni annessi, mannaggia. Poi disarrampicare a scendere.. Speriamo non ricapiti!
Via a traversare alla sosta (la seconda sosta di salita) e poi veloce in discesa col rammarico di non aver finito la via e il dubbio "ma potevamo finirla?". No, i tuoni erano tanti, i temporali in giro pure, parete bagnata che si è asciugata in fretta, ma tra mezzora si bagna di nuovo.
Andiamo verso il Rifugio Comici a farci una birra e panino (13€ a testa), rifugio di lusso e da fighetti che se lo vedesse quel gran scalatore che era, si rivolterebbe nella tomba. Pioggia che va e viene, gente che entra e esce dal rifugio, il Dog Bar fuori ma i cani non possono entrare dentro. Ricky va in bagno e quando esce mi dice "oh, devi andarci anche te, sono i bagni del 2300!".
Un boccone di torrone friabile come certa roccia calcata questi giorni, e poi si riparte, al cospetto della nord est del Sassolungo, della ovest del Ciavazes, e giusto in tempo per prendersi un bell'acquazzone! Stasera si stende un po' tutto!
E stasera ci sono  tradizioni da rispettare: canederli in brodo (di wurster e cipolla)! Anche se oggi tutto il nostro dovere non l'abbiamo fatto: o sì? In fondo siamo tornati a casa sani e salvi.

Indicazioni serie a chi volesse ripetere la via:
- io non porterei solo rinvii con me..
- sul secondo tiro ci sarebbe un bel blocco da disgaggiare, credo basti poca forza..
- alcune soste sarebbero forse da rinforzare
- discesa, si parla di 7 calate da 50mo di 14 da 25, ma noi non abbiamo visto calate intermedie attrezzate
- a causa di un temporale noi ci siamo calati dalla quinta sosta, per noi il primo ancoraggio di calata. Abbiamo trovato il successivo ancoraggio (quindi per noi il secondo) su una linea più a dx faccia a monte della via e abbiamo usato questo invece che la sosta precedente (che rimaneva piu a sx, mentre questo era proprio sulla verticale!). Siccome sullo schizzo era indicata una doppia più a dx della salita, siamo scesi fiduciosi, trovando però l'amara sorpresa di nessun ancoraggio predisposto (ma forse di uno crollato visto che abbiamo notato sulla verticale dei sassi e terra smossi, oltre che pezzi di cordino piu in basso). Fortuna vuole che abbiamo trovato una clessidra a 45m e abbandonato fettuccia e maglia (per noi terzo ancoraggio di calata), poi con breve doppia pendolando verso sx (faccia a monte), raggiunto la seconda sosta. Da li abbiamo proseguito sulla via di salita. In tutto 5 doppie (la terza corta).

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giovedì 13 agosto 2015

VD2015, day 8: Torre Demetz - Spigolo Est

Ci risiamo, il Sassolungo ci ha stregato. Se l'anno scorso era l'annata del gruppo del Catinaccio, quest'anno la playmate dell'estate è senz'altro lui. Oggi eravamo indecisi tra questa e un'altra via, ma il meteo consiglia oggi questa, e l'altra domani. Di nuovo verso il parcheggio della cabinovia, al quale arriviamo talmente presto che il tizio che ci defrauda dei 5€ del parcheggio non c'è. Ma mentre ci cambiamo arriva il parcheggiatore che ci invita ad andare a pagare il conto. Arghh. 
Di nuovo in cabina, di nuovo lanciati, ma questa volta sono preparato, sò cosa mi aspetta. E mentre saliamo notiamo che sotto di noi passa un volpacchiotto che pare pure giovane, ma che mangia come un grande: in bocca avrà una marmotta anch'essa giovane, ma delle dimensioni di tutto rispetto. Lei sì che mangia bene oggi (la volpe). La nostra sfida odierna non è tanto quella di finire la via, quanto quella di prendere la funivia anche al ritorno!
Usciti dalla funivia (l'avevo notato anche l'altro giorno, ma il post era già corposo) dopo pochi passi ci si imbatte in due cartelloni che pubblicizzano questa zona come la "Sassolungo Climbing Arena". E si potrebbe aprire un dibattito infinito, dove la verità sta nel mezzo. Lodevole il lavoro di chi ha sistemato, attrezzato, relazionato le vie, però metterle in vetrina così, sembra una mercificazione della montagna un po' troppo spinta e che fa dimenticare che serve dell'esperienza e del sapere per fare certe cose (e a volte non basta nemmeno quella).
Cerchiamo di esser svelti anche nell'avvicinamento quindi, che oggi è minore dell'altra volta (e avvicinando ce la riguardiamo bene la Punta Rosmarie), così come la via che è poco più di metà, ma sopratutto ha tutta la discesa in corda doppia, che Riccardo ha già percorso. Sull'imbocco della Cengia dei Fassani si trova un sacchetto di biscotti che boh.
Ma noi andiamo dritti, non c'è tempo da perdere (inizio a fare due conti, 10 tiri 5h, 10 doppie 2h, 0.5+0.5 di cammino, 0.5 tempi morti, 8,5, +8:30=17, ma siamo a pelo funivia!), si risale un disagevole piano inclianto di I/II e siamo all'attacco pronti a vestirci.
Parte Riccardo, che come al solito si beve il passaggio di V+ (un passaggio strapiombante che mi impegnerà un po' fincheè non si trova la mano buona) e la placca che gli ruota intorno, e deve invece pensare a dove andare a cercare la sosta. Già perchè la via si chiama "Spigolo", ma per buona di spigolo non se ne vede. Prima sosta su anello cementato (di calata) e siamo sereni.
Vado io, un tiro che parte in traverso con pure della discesa (sempre un'emozione scendere del III in traverso) e poi sale per rocce quasi verticali ma piuttosto lavorate, non sempre affidabilissime, ma tanto il mio amico è ben lontano dalla linea di caduta di pietre. Sullo Spigolo del Pollice le solite formichine, e intorno a noi il solito rumore di caduta sassi.
Terzo tiro, potrebbe metterci in difficoltà su dove gira la via, ma oggi ci sono più chiodi e ogni tanto in qualche clessidra si trova già il cordino, segno che si tratta di una via più frequentata. E infatti districandosi in canali, diedri e pareti, eccolo che arriva alla sosta ufficiale. Sarò io invece che..
Bene, ritocca a me. Tiro facile, un tratto di IV- e basta. 40m. Nicchia gialla, fessura, due clessidre. Dai, ce la posso fare. Invece, porca vacca, sembra tutta uguale questa parete, dovrei salire circa dritto e cerco di farlo, spinto da chissà quale forza mi cerco difficoltà che non dovevo trovare (che divertimento però..), finchè non sento "metà!" e allora mi metto a cercare in lungo e in largo la sosta che non dovrebbe essere distante.
Niente. Saliamo un altro po', sempre verticale, spostati a dx a cercare ma nulla, a sx niente, guarda la foto della relazione ma niente. Va beh salgo ancora. Oh, niente, e nemmeno qualcosa di comodo per far sosta. "10m!" ok devo cercare qualcosa per sostare. Lassu delle specie di spuntoni, andiamo, sono vicini. Invece Riccardo poi mi confesserà di essere partito e aver fatto qualche metro prima che io sostassi.
"Ehm Ricky, io la sosta non l'ho trovata, però dai la via non deve essere lontana, secondo me siamo qui", infatti secondo me sono a metà del suo tiro. E lui è contentissimo, infatti gli tocca arrampicare della roba un po' schifosa, facile, marcia, detritica (beh forse ha sbagliato il canale da risalire), ma anche io mi sono tirato una mezza zappa sui piedi!
"Vai Pelle, grazie che mi hai fatto fare dei canali di merda e adesso ti becchi il diedro di IV e V", slurp! Ma non mi tiro indietro, son carico oggi! Una clessidra là sotto (segno che la nostra quinta sosta è la sesta ufficiale) permette di rinviare, ma tocca allungare a più non posso, se no chi sale dopo con quell'attrito. E già la paretina non è male.
Ma eccolo il diedrone in tutto il suo splendore, che parte con un pezzo di IV da farsi anche bene fino ad arrivare su un terrazzino dove il friendone giallo viene posizionato il più in alo possibile! And now..saliamo. Si parte con le pagine del libro ben lavorate, ma poi per i piedi si liscia tutto, e il diedro è ben aperto.. Mani solo a sinistra, allora mi sà che devo passare a placca, e hop sù! Un altro po' di sudore freddo ed è finito sto diedro.
Traverso a sinistra, più lungo ed esposto di quello che sembrava, ma la sosta la vedo, è la.. Passi brevi, passi lunghi, dita solo per equilibrio, e suono il campanaccio (l'anellone) come la campana della domenica!
Si riparte, e anche il nostro settimo tiro è entusiasmante, Riccardo nel suo regno, parete con bei buchi ma da cercare e con qualche passo atletico. E sopratutto la roccia che migliora nettamente, ora è davvero ottima, ti permette di concentrati sul gesto e non sul dove fare il gesto..
Una profonda fessura taglia tuta la parete alla nostra sinistra, e una clessidra invoglierebbe a salire di la, ma vedo già un pezzo che non rispecchia il limite del V grado della via. No no, vade retro! Verso di lei, ma poi lontano da lei. La linea è ben in piedi, ma non piegata al contrario almeno! Sono alla nostra ottava sosta, alla mia sinistra qualcuno salito per la via Sonia.
Arriva Ricky, fa andare in vetta solo me (lui c'è già stato), quindi traversino a sinistra delicato e poi ci si può inventare dove meglio salire, sopratutto perchè poi devi scendere disarrampicando! Padre e figlia sono su, scavallamento di persone, firma sul libro e poi si scende, brivido il III+/IV in discesa.
Una panoramica e una foto di via.
E ora vai di doppie a più non posso! Che sono già le 15! Alcune di queste doppie sono da cercare, mai più lunghe di 30m quindi scendiamo con una sola mezza, la rossa, nuova, che deve addolcirsi. E invece si incastra ben due volte! Alla seconda doppia e alla penultima! Meno male che sopra di noi l'altra cordata ce la sbroglia. E fortuna per loro che ci siamo noi, perchè a un ancoraggio mi vedo la loro corda scendere, senza nodini e..a 4m dalla sosta nel vuoto! Fortuna riesco ad avvisarli.
Via via, l'ultimo incastro non ci voleva, abbiamo dovuto pure aspettare che quelli sopra scendessero che erano un paio di doppie indietro. "Ricky te vai, io faccio su corda e cambio scarpe, almeno che te la prendi!" abbiamo solo mezzora per risalire.
Correndo e ansimando inizio la risalita, poi guardo l'orario, vedo persone intorno a me che se la polleggiano, vedo quasi il tetto del rifugio, ma allora vado con calma! Anche oggi niente birra al Demetz a vedere la bionda, ma almeno la discesa è comoda! Chissà se rivedremo la volpe con zampe e panza all'aria mentre si massaggia il pancino dopo l'abbuffata..

Indicazioni serie a chi volesse ripetere la via:
- la funivia fa lo sconto soci CAI
- quarta sosta non trovata, sono salito troppo, probabilmente fino a metà del quinto tiro (occhio però, tratto in conserva, non voluto), infatti abbiamo fatto un tiro in meno della relazione
- se si raggiunge la cima, tocca disarrampicarla per tornare all anello di calata
-  la discesa è in doppia, e ho notato che nelle guide di Bernardi l'NDA indica solo UNA corda da 50m, UNA non DUE. Questa, mi perdoni l'autore che comunque ringrazio per il lavoro svolto, mi pare un errore. Noi giriamo sempre con due da 60. Nelle doppie correttamente è segnalata una doppia da 28m, che dovrebbe mettere bene in guardia che una sola da 50 non è sufficiente. Ma sopra di noi avevamo padre e figlia dell'est che han buttato SOLO una mezza da 50 e SENZA nodini di sicurezza giù: fortuna che noi eravamo li e gli abbiamo urlato (con difficoltà linguistiche) di calarsi con due mezze.
- come indicato sulla guida, gli ancoraggi delle doppie sono un po' da cercare.
- a noi si è incastrata la seconda e l'ultima doppia, ma probabilmente perchè la nostra corda è posseduta dal demone dell'arricciarsi

Qui altre foto.
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Qui indice Vacanza Dolomitica 2015.