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sabato 15 luglio 2017

All'altezza degli altoatesini: via Cipriani al Pilastro Bianco Sassolungo

Sembra che quest'anno non ci sia verso di andare a fare dell'alta quota, che palle. Weekend con bel meteo, accordi presi da settimane, ma il mio compagno di cordata è bloccato al lavoro. Quando tutto sembra perduto, arriva la chiamata di Riccardo "io e Lollo volevamo andare a fare una roba plaisir, la via Cipriani al PilastroBianco". 

Beh, compagnie giuste, giornata bella, via con un conto in sospeso, ci sono! Ok scomodo andare via in tre, ma ce la sbrigheremo. Scomoda anche la logistica, considerando il fatto che domani torno su, allora stasera non torno giù ma fino ad Affi per trovarmi con Emanuele. Weekend complicato, ma nemmeno troppo. 

Colazione a Canazei trovando Lorenzo, e su verso Passo Sella e a spendere i 5 di parcheggi, maledetto turismo. In cammino, la strad ala conosciamo, ma porca miseria che razza di freddo fa! Non eravamo preparati a questo.. Sapevamo di temperature in picchiata, ma una settimana fa grondavo di caldo, e ora tremo quasi di freddo?! Quattro chiacchiere, e ben presto appare la parete nordest del Sassolungo. 

Madonna che paretone. Non ho mai visto la sud della Marmolada, ma per me questo è già un gigante. Vicende alpinistiche scritte su questa parete, una via che vorrei tanto far eun giorno, quel bivacco lassu dove passare la notte (impossibile per me scendere in giornata). Guglie, torrioni, appena staccati dalla roccia madre, un labirinto di cimette. Che spettacolo e che paura allo stesso tempo. 

Vedendo arrivare in lontananza altre persone, accelero il passo per arrivare all'attacco per primo. Ci riesco, ci riusciamo per un soffio. Mentre iniziamo a prepararci uno di loro chiede "la conoscete gia la via?" e io che non voglio dire in parte sì "ma insomma" "beh allora andiamo avanti noi che la conosciamo", mi giro verso Riccardo che a bassa voce mi dice "sì sì, sciogli la corda che mi preparo e salgo". 

Non sono nemmeno le 9e30 quando Riccardo comincia a salire, veloce e rapido, d'altronde lui è bravo, e questa via è di certo al di sotto del suo limite. Ma di molto. Poco dopo parte uno degli altoatesini, ma che cazzo. Vabbeh, portiamo pazienza. I suoi rinvii non ci stanno nel buco della piastrina dello spit artigianale: rinvia nel nostro rinvio. L'altro capocordata lo vedo che inizia a salire sul pialstro dove c'è la sosta di partenza, mi giro "tre cordate intrecciate poi no eh", torna indietro. 

Io invece sono preoccupato per il mio di grado: il V di placca non è proprio il mio pane, e quest'anno mi sento piuttosto scarso. Regredisco invece che progredire. Sarà la consapevolezza dei rischi che si corrono, gli incidenti che si sentono in giro, o semplicemente non sono buono. Non lo so, ma oggi lo vedo come un banco di test: vediamo rispetto all'altra volta come la cavo. 

L1 salita quasi in scioltezza, bene dai. Riparte Ricky (in cordata da tre meglio non alternarsi ma spezzare la via in tre), veloce. Ricordo questo tiro, l'avevo salito io l'altra volta da primo: ci avevo sbuffato un bel po' sui metri di partenza, quella placca con poco e in alto quei tratti un po' fisici un po' tecnici. Tocca a me partire dopo Lorenzo: liscio come l'olio. Attacco pure dritto sopra la sosta, dove c'è pure meno. Non sono contento, di più. Il tiro me lo ricordavo bello, e lo è. Pure un pezzettino in dulfer. Sono gasato, infreddolito ma gasato. 

Ultimo tiro per Riccardo. A S2, mentre siamo sempre tampinati dalle due cordate di altoatesini, le tensioni si sciolgono, chiedo il perchè di quello strano cordino, e poi ci viene chiesto di dove siamo "provincia di Modena" "ben per essere dei forestieri andate bene, andate veloci, siete bravi. Non come altra gente che si trova" e queste sono soddisfazioni. Si sono risollevati dopo la brutta partenza. 

E a S3 ci scambiamo veloci, per non essere superati, ma ormai chi ci sta dietro ha capito che può e deve starci dietro che non ci perde nulla. Parte Lorenzo, per l'unico tiro che può presentare un attimino di sconforto sul dove andare: giunti a uno strapiombetto sembra più facile a destra, ma lo spit è li sopra a sinistra. 

Meno male c'è il sole, ancora per un po'. Le mani son freddine, il vento spazza già un po'. Situazioni che peggioreranno drasticamente salendo. L5, ultimo tiro conosciuto da me e Ricky: conosciuto, meglio dire salito, perchè io non mi ricordo cos'ho mangiato ieri sera, figurati se mi ricordo un tiro di due anni fa. S5 è la sosta da cui partii quella volta, qualche metro, poi quel tuono impressionante: uno sguardo al mio compagno (era sempre Riccardo) bastò a entrambi per intenderci, giù in doppia in mezzo al temporale. 

Ed eccoci a L6, tocca a me i due tiri finali, non certo i più difficili, ma quelli nuovi. Che poi, a breve mi aspetta un passaggio non banale: uno strapiombo inizialmente ben ammanigliato, ma dal quale, come spesso accadde, occorre uscire in equilibrio. Stringi addominali, stringi le chiappe, ed eccomi fuori: dopo è una passeggiata ala ricerca della sosta e di poche protezioni. Runout, l'immancabile amico dolomitico. 

Arrivano i miei amici, ultimo tiro per giungere in..beh non certo in cima. A cercare il passaggio in mezzo a queste esplosioni di roccia, paiono tumori iper cresciuti, le placche sono un lontano ricordo ma la roccia è sempre ottima. Ed eccola la sosta, la credevo più bellina. 

I miei amici ci mettono poco a raggiungermi e a spiaggiarsi sulla sommità del pilastro. Foto di vetta, cambio scarpe, il tutto con calma per aspettare che tutti e quattro gli altoatesini escano dalla via e non si lanci in testa le corde delle doppie: siamo signori noi. Da dire che tra quelli che ci seguono c'è un 75n che arrampica con le scarpe di Mariacher.. 

Il sole se ne è andato, il vento tira, fa un freddo bestia! Nuvoloni sparsi, ci manca solo il temporale. Ma i panorami sono sempre superlativi. Uno sguardo all'insu: quanti metri ci sarebbero ancora da arrampicare per superare la completezza di questa parete. Chissà, un giorno. Speriamo. 

Tutti usciti dalla via, possiamo andare giù. Ci sono in realtà altre due cordate, ma ben più sotto. 7 tiri, 7 doppie, 7 litigi con le corde per Riccardo che sarà sempre lui a lanciarle, e a scendere per primo a sbrogliarle e recuperarle: il vento le porta a Passo Sella! 

Sprazzi di sole scaldano l'anima, sol che siamo giù e la solfa cambia.. Tutti ben lieti all'ultima doppia,  superato chi arrampicava senza dargli fastidio, e l'attesa degli intervalli di vento calmo per far scendere le corde. Di nuovo alla base, è andata! Conti pareggiati col Pilastro Bianco. 

E ora? Beh, non resta che scendere verso l'auto chiacchierando, sognando altre mete, scalate, cime: l'appetito vien mangiando. E a proposito..che fame e che sete! Dai che dopo aver messo la roba in macchina andiamo a rifocillarci!

Qui altre foto.
Qui report.
Qui la guida di Bernardi.

domenica 9 luglio 2017

VD day5: Finiamo col botto (non a botte): Via Cipriani alla Torre Dellantonio

Ora posso anche bruciare Stefania. No dai scherzo, ormai l'obiettivo è vicino, mancano pochi tiri, e una via vale l'altra (o quasi). Anzi, propongo due cose corte, tranquille all'apparenza, lascio scegliere lei, e come con la Rossi Tomasi questa scelta sarà errata (beh in realtà non si può sapere se fossimo andati sull'altra se sarebbe andata meglio). Non devo bruciare Stefania, ma se lei è masochista.. 

Dopo il temporale di ieri sera il risveglio è fresco: eli già spera che tutte le pareti siano bagnate, e invece.. Solita doppia colazione bar più pasticceria, e via verso Passo Pordoi, così dopo il Gardena e il Sella li abbiamo fatti quasi tutti. Parcheggiamo e partiamo alle 8e45, che oggi hanno messo meteo instabile, meglio non rimanere fregati per un soffio. 

L'avvicinamento è per traccia, più selvaggio degli scorsi: anche la zona è poco frequentata, lo ricordo dalla TorreFosca: 1h di avvicinamento, da soli in via, lontano dal mondo (beh, maledetti rombi di tuono delle moto), l'arrampicata che ci piace. Tracce di sentiero che seguiamo quasi alla perfezioni, con sempr eil "dai dietro l'angolo ci sarà la via", dietro vari angoli.. 

Qualche passo di I per arrivare alla S0. Parto io, così testiamo questo IV di Cipriani: dato che la via è sua, confido anche che sia attrezzata con cordini in clessidre e magari qualche spit. Non che c'ho mi piaccia particolarmente, ma almeno metto più tranquilla la mia amica. E invece.. Il tratto duro del primo tiro non è proprio banale, a confermarlo è il friend 0,3 incastrato nella fessura.. 

A confermarlo è anche Stefania "se il IV è quello, col cazzo che io ne faccio oggi dopo che mi hai stancato coi quattro giorni scorsi!". Ma parte lei ora, fiduciosa di poter superare quel "-": sale guardinga a cercare la via, non che ci sia da perdersi su una parete uniforme, però.. Un bel tiro lungo e vario, che ci conclude con un "secondo me per oggi io ho finito di tirare da prima". 

Vado. I panorami sono stupendi, e il cielo seppur non sereno è comunque magnifico e invita a stare all'aria aperta, a vivere la natura e ciò che essa ti può offrire. Salgo L3, famelico, voglioso, fiducioso di me stesso a tal punto che quel diedro a metà tiro che sarebbe da aggirare a destra mi chiama, mi invoglia, finchè non penso a lei. E prima di poter pensare a lei, lei mi urla "non pensarci nemmeno". ok, sgroppata verso la sosta.. 

"Ste allora riparti tu? C'è del IV sul prossimo tiro" "vai vai, sfogati e divertiti" ok capessa! Simpatico il passaggio sul blocco di roccia che fa ponte, e una sosta intermedia che ignoro e proseguo. Bello lo spigolo, io amo gli spigoli.. Arrivo in sosta e già guardo il tiro successivo: grande esposizione! 

"Ste ci sarebbe da andare di la" "bene, vai", non avevo dubbi. Lo speravo anche.. Non sembra difficile da lontano, ma quando ci sei dentro ti rendi conto che c'è un pezzo dove tocca allungarsi molto e spingere parecchio per superare una sorta di salto. Ma quanto deve essere fotogenica una foto qui.. Miracolo dei miracoli, la mia amica tira fuori il telefono e qualche foto me la fa. Quanto mi diverto, inizio a fare il pirla, "senza mani!". 

Salgo a cercare la sosta, due chiodi nemmeno troppo belli. Sopra di me sembrano esserci molte possibilità di salita. A sinistra una bella punta isolata e a destra un bel paretone. Il prossimo pare pure essere un tiro interessante, il più duro della via, e come il resto della stessa, senza una protezione intermedia. E infatti, Stefania che non sa nemmeno lei come abbia fatto a superare il passaggio esposto da allungarsi (lei che avrà quasi mezzo metro in meno di estensione rispetto a me), mi lascia andare. 

E che tiro ragazzi. Parte tranquillo, ma poi non ci molla: meno male ho i friend con me, se no sarebbe dura arrivarci in cima, considerando anche la bontà della sosta sotto. Bellissimo diedro, leggermente strapiombante, ammanigliato ma non sempre e quindi tecnico. Quella prima deviazione presa a sx a cercare il facile, ma poi quella seconda che ignoro. 

Chiappe strette, un bel friendone dentro, e via che si va. Duretto sto tiro, ma bello bello bello, e tutto tradizionale senza nemmeno un cordino in giro. Arrampicata di soddisfazione, un tiro che vale la via. Già penso a quanta fatica farà la mia amica, ma in fondo è l'ultimo trio della vacanza, può spremere tutte le sue ultime forze. 

E le spreme. Arriva stremata, cotta fisicamente e psicologicamente. Un buffetto sul casco, un "brava Ste, non era mica facile, forse anche ben più di IV! Mi porti fuori te ora, mancano 18m" "aspetta un attimo che mi riprendo, c'ho la risata isterica vicina eh!". Parte lei, ovviamente la roccia non è di buona qualità e il suo stato psicofisico non può che risentirne. Arrivo in sosta che è davvero detonata. In crisi. 

Pausa. Sosta per rimettersi in sesto e riappacificarsi col mondo. La obbligo a mangiare e bere qualcosa. Ciò che la mette in crisi ora, è la discesa: non siamo su una cima, siamo a una forcella esile dalla quale occorre partire per andare a cercare un varco nei ripidi prati a est della via. 

Dopo un bel momento di ripresa, minuti che non bastano mai, riparto, legato in modo che anche lei si senta più tranquilla. Qualche protezione su questi traversi esposti (non è mica stata una brutta idea tenere le scarpette e le corde attaccate), il caratteristico passaggio nel buco e..ma sotto è tutto franato. Infatti la traccia prosegue verso est, e porta a una corda doppia. 

Sarà un sollievo per la mia amica! Mentre la recupero le formiche mi mangiano vivo, maledette, sarò vegetariano ma a voi vi schiaccio tutte: se devo scegliere tra me e voi, indovinate chi scelgo. Arriva Stefania, provata, giornata dura per lei, e non è finita. Vorrei portarla giù il prima possibile, una bella birra e cibo per dimenticare (quasi) tutto. 

Mi calo con entrambe le corde, ma non ricordo se poi scoprimmo che ne bastava una. Un'altra doppia laggiù, andiamo a prenderla. "Ste ci sei? dai resisti ancora un po'" Altra calata, con entrambe le corde, che magari arriviamo alla base della parete e siamo salvi, senza dover disarrampicare ci depositiamo sui ghiaioni erbosi.

Così è infatti, ma al recupero delle corde, incastro. Ziocca. Prova e riprova ma non viene. Sicuramente quel nodo maledetto passa per una V perfetta. Machard e salire, "Ste sta qua, vado a recuperarti le corde". Salita con qualche passo di II, ghiaia e zolle ripide, mado' se poi ci devo scendere. Arrivato a 20m dalla sosta di calata, ecco che scende tutto. Faccio scendere la blu, mi resta la gialla in mano, almeno qualche altro metro di calata posso rifarlo.

Cerca spuntone, clessidra, qualcosa da cui fare un'altra calata e correre meno rischi. Nulla. Mi rassegno, recupera la corda, falla su in un piccolo terrazzino, e scendi con calma, delicato, ripido. Eccomi di nuovo dalla mi amica, faccia scura ancora, non è finita. Basta roccia, ma ghiaie e prati ripidi ne abbiamo. Cotta fuori e cotta dentro, scendere sarà ancora più dura e lunga di ieri. ma che forza d'animo la mia amica, e che pazienza la mia.. 

Il cielo si è pure incupito, qualche goccia già scesa, il vento, il tutto a complicare una discesa già non banale, una discesa davvero dolomitica. Poi finalmente il sentiero, il sollievo, lei che torna a ridere, alleluja. Allora domani non mette tutta l'attrezzatura su ebay.. 

2h30 per arrivare alla macchina dall'ultima sosta della via. La mia amica che si sdraia sulla staccionata, stremata dall'esasperazione della via e della discesa, che si aspettava molto più abbordabile "Ste, ma le relazioni le leggi? Sopratutto quando sei tu a proporle o sceglierle tra una rosa di possibilità?". Qui ci vuole un bel pasto, una birra, una pausa alla Dolciaria Fassana, e un altra a mangiare delle patate da Michele. E chi c'ammazza? Adesso dico.. 

Finiamo col botto, e facendo quasi a botte! Si scherza suvvia..

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venerdì 14 agosto 2015

VD2015, day 9: Pilastro Bianco - Via Cipriani (ritirata temporale)

Ok basta. Oggi solo roccia solida e via chiara! Che fighette che siamo.. No va beh, in realtà si cerca anche una scusa per continuare ad andare al Sassolungo, non spendere i 14€ di cabinovia, e toccare la roccia del versante nord est. Quella di oggi è poi la via che si contendeva con ieri, ma oggi il meteo è più incerto (anche se dovrebbe reggere fino a metà pomeriggio), meglio tentarla oggi che ieri.
Stavolta arriviamo ancora prima di ieri, l'omino del parcheggio non c'è ancora, anche il suo scagnozzo non arriva, perciò riusciamo a incamminarci prima di sganciare questi maledetti 5€. Ma i parcheggiatori si sà, te la augurano. E ce la augura bene visto che ci caleremo a due tiri dalla fine e con pure varie peripezie! 
Il sole dietro il Ciavazes, la forestale con una strana luce rosa, e ci incamminiamo, senza troppa fretta verso il paretone nord est del Sassolungo (dopo la ricognizione di qualche giorno fa). Bello esser solo noi in giro, in questi luoghi che tra poche ore pulluleranno di gente più o meno alpinistica (più meno che più).
Sono un preoccupato dal grado della via di oggi e dalla sua caratteristica di essere piuttosto placcosa, ma a Ricky glielo devo, è una via che vuol fare e si rivelerà un'ottima scelta! E poi è davvero una ghiotta occasione per saggiare la roccia di questo paretone che chiama come le sirene di Ulisse.
Il mio amico, ma anche io di certo, è davvero piccolo sotto l'immensità di questa mastodontica montagna, che appare una fortezza inespugnabile e invece qualche debolezza ce l'ha. Intanto oggi la assaltiamo a metà, e un po' più comodamente visto che un po' di spit ci sono e le soste sono attrezzate. Troviamo abbastanza bene l'attacco, e ci emozioniamo come due bambini.
Ricky parte, il sole si alza dietro il Sella ma anche le nuvole non scherzano. Se anche non ci fossero gli spit (che sono poi delle placchette in 2D piegate con un foro, stile 1990, e sono anche distanti, insomma non siamo di certo in falesia) la traccia sarebbe chiara: su dritti in verticale. 
Lo vedo tentennare un po', delicato, ditine, manine, aderenzona, mamma mia, se va delicato lui, io muoio! Tutti tiri lunghi oggi, bella storia, l'emozione di fa grande! Quando tocca a me devo dire che mi godo l'odiata placca, tantochè non vedo l'ora di passare davanti.
Ecco, devo passare davanti. Sempre dritti, sempre spit, ma a distanza media di 6m uno dall'altro. Vacca che placca sugosa che ho sopra di me, che ho davanti, che ho sotto. Già sotto? Beh, già più o meno, però dai devo ammettere me la sono passata bene. E adesso il resto del tiro è divertentissimo, buone mani quando serve e qualche passaggio quasi in dulfer. Vacca che bello.
Arrivo ben presto in sosta a recuperare Ricky. Certo che queste soste un pochino andrebbero forse rinforzate: secondo me ci sono ancora i cordini di Cipriani quando l'ha aperta, e alcuni spit ballano la samba.. Riparte lui, adesso un po' meno verticale la via e con le difficoltà che scemano leggermente, infatti c'è da stare un po più attenti a dove si va.
E infatti un pochino sale e scende a cercare, mentre lo osservo e mentre osservo la parete alla mia destra, che sale verso il cielo, dove vorrei salire, prima o poi.. Ma se guardo in alto vedo anche un cielo che si offusca, ma dai, è presto, resisti ancora qualche ora! Poi in discesa possiamo anche bagnarci, tanto domani se è brutto non si fa una fava.
Raggiungo il mio amico in sosta, adesso proprio non c'è tempo da perdere, altrove mi sa che già piove, salgo con lo spirito dello speed climbing, qui la roccia è ottima e lo consente. Sguscio a destra dei tetti e devo cercare il passaggio per superare quello della nicchia, rinvio e olè, son sopra, dai svelto che si pedala.
Ecco Ricky, vai pedala su, il tiro più facile questo, con qualche cordino nelle clessidre pure. Si ferma sotto quel nicchione giallo scuro, cerco di raggiungerlo alla velocità della luce, ma ormai le gocce scendono già, verso il Sella tutto scuro e sopratutto si capisce che la piove ben di più. Dai solo due tiri..
Arrivo alla nicchia, che fare o non fare lo si discute già dai miei ultimi metri di salita, se la roccia è così lavorata questo bagnato non dovrebbe dar fastidio, si può andare. Arrivo in sosta e un bel tuono ci mette a tacere. Fai sù tutto e prepara le doppie a due corde, che qui si scende rapidi!
Forse la pioggia si è già sfogata, ma i tuoni no, e intorno non è che splenda il sole, Ricky arriva a un ancoraggio di doppia sotto di noi, non alla sosta di prima, ma poco male, sullo schizzo pareva di vedere una linea intuibile di doppie più a destra della via. E invece..
Col sole che un po' fa capolino, un temporale che va e viene, uno là e uno lì, qui tranquilli, ma per quanto? La doppia successiva Riccardo scende, scende, scende, "oh io non ci arrivo alla sosta però, mancano 5m abbondanti ed è tutta a sinistra" azz.. Cerca cerca ma non si sono altri ancoraggi, strano. "Attrezzane una te, c'è una bella clessidra o spuntone?" ecco la clessidra, mette giù tutto e mi calo anche io.
Mentre scendo noto una zona di terra e sassi smossi che mi sa che qui è crollato un ancoraggio. E adesso? Scendiamo e traversiamo verso sinistra a ritrovare la linea della via e buonanotte. Chiaramente se qualcosa può andare male.. La corda si incastra lassù. Ma come si incastra! Neanche io farei delle anse così precise!
Ho ancora le scarpette ai piedi, salgo io assicurato dalla sola rossa. Il grado sarà sul III salvo un paio di passi di IV, però è una certa emozione. Mi tocca salire almeno 20m fino alla corda per toglierla dal terrazzino e spuntoni annessi, mannaggia. Poi disarrampicare a scendere.. Speriamo non ricapiti!
Via a traversare alla sosta (la seconda sosta di salita) e poi veloce in discesa col rammarico di non aver finito la via e il dubbio "ma potevamo finirla?". No, i tuoni erano tanti, i temporali in giro pure, parete bagnata che si è asciugata in fretta, ma tra mezzora si bagna di nuovo.
Andiamo verso il Rifugio Comici a farci una birra e panino (13€ a testa), rifugio di lusso e da fighetti che se lo vedesse quel gran scalatore che era, si rivolterebbe nella tomba. Pioggia che va e viene, gente che entra e esce dal rifugio, il Dog Bar fuori ma i cani non possono entrare dentro. Ricky va in bagno e quando esce mi dice "oh, devi andarci anche te, sono i bagni del 2300!".
Un boccone di torrone friabile come certa roccia calcata questi giorni, e poi si riparte, al cospetto della nord est del Sassolungo, della ovest del Ciavazes, e giusto in tempo per prendersi un bell'acquazzone! Stasera si stende un po' tutto!
E stasera ci sono  tradizioni da rispettare: canederli in brodo (di wurster e cipolla)! Anche se oggi tutto il nostro dovere non l'abbiamo fatto: o sì? In fondo siamo tornati a casa sani e salvi.

Indicazioni serie a chi volesse ripetere la via:
- io non porterei solo rinvii con me..
- sul secondo tiro ci sarebbe un bel blocco da disgaggiare, credo basti poca forza..
- alcune soste sarebbero forse da rinforzare
- discesa, si parla di 7 calate da 50mo di 14 da 25, ma noi non abbiamo visto calate intermedie attrezzate
- a causa di un temporale noi ci siamo calati dalla quinta sosta, per noi il primo ancoraggio di calata. Abbiamo trovato il successivo ancoraggio (quindi per noi il secondo) su una linea più a dx faccia a monte della via e abbiamo usato questo invece che la sosta precedente (che rimaneva piu a sx, mentre questo era proprio sulla verticale!). Siccome sullo schizzo era indicata una doppia più a dx della salita, siamo scesi fiduciosi, trovando però l'amara sorpresa di nessun ancoraggio predisposto (ma forse di uno crollato visto che abbiamo notato sulla verticale dei sassi e terra smossi, oltre che pezzi di cordino piu in basso). Fortuna vuole che abbiamo trovato una clessidra a 45m e abbandonato fettuccia e maglia (per noi terzo ancoraggio di calata), poi con breve doppia pendolando verso sx (faccia a monte), raggiunto la seconda sosta. Da li abbiamo proseguito sulla via di salita. In tutto 5 doppie (la terza corta).

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