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sabato 20 ottobre 2018

Magica Val Canali autunnale: Via del Pilastro alla Cima del Coro

Alla Val Canali sono particolarmente legato. Ci ho passato varie esperienze e in vari ambiti: dall'essere allievo all'essere istruttore, dal trekking all'arrampicata. o dato qui il mio esame da istruttore sezionale e pure una delle tappe dell'esame da regionale. Ho salito quello che probabilmente è stato il primo vione dolomitico, la Castiglioni Detassis alla Pala del Rifugio. Perciò tornare in questa valle equivale ogni volta sentirsi un pelino a casa.

Visto il meteo terribilmente clemente per la stagione e le temperature quasi di fine estate, con Giorgio decidiamo di sparare quella che forse sarà l'ultima cartuccia dolomitica. Ultima perchè si spera che il meteo volga a diventare veramente autunnale e sia per impegni che nelle prossime settimane spero mi assorbano completamente. La Franceschini è entrata nella mia todolist quando sali la Gadenz giusto a fianco, e siccome il mio amico mi aveva detto ce fosse anche nella sua di lista, perché non andarci?

Visto il nostro scarso livello arrampicatorio ci tocca partire presto in modo da sfruttare al massimo le ore di luce del periodo. La via non è lunga, ma noi di solito non siamo certo delle lepri sul verticale. Dopo una lauta colazione al sacco alle 6:45 ci incamminiamo dal parcheggio sotto Malga Canali.

La salita al Rifugio Treviso me la ricordavo molto ma molto più lunga: mi sembra addirittura che i tornanti siano drasticamente diminuiti in numero. Il giorno tarda ad avvolgerci, sembra pigro anche lui. La veste autunnale del bosco invece esplode nei suoi colori e nella quantità di foglie a terra.

Continuiamo per la nostra strada, puntando alla parte alta della Val canali, uscendo ben presto da un bosco pure poco umido ed entrando man mano nei prati brulli delle Dolomiti delle pale di San Martino.

Il sole è lento ad arrivare, Ma questo non è un male visto che siamo già belli sudati nonostante il poco abbigliamento. Il sentiero a tratti si inerpica, ma non sembra mai di salire più di tanto: inizio a chiedermi quanto tempo ci metteremo per arrivare all'attacco se non riusciamo a guadagnare quota come dovremmo

La Cima del Coro è ben visibile fin da valle col suo caratteristico buco da cui prende il nome (si narra che quando tira vento da quel foro esce un suono che sembra la voce di un coro). Man mano che ci si avvicina, la sua parete sud acquista in ampiezza, ma grazie ai dossi erbosi che ne stanno alla base continua sempre rimanere irraggiungibile.

Prendiamo il sentiero per la ferrata Fiamme Gialle chiedendoci quand'è che dovremmo tagliare per andare verso l'attacco della nostra via. Mi aspetterei di trovare una traccia piuttosto chiara e netta, degli ometti: e invece continuiamo a non trovare nulla finché non decidiamo che sia ora di tagliare verso sinistra.

Dopo un po' un ometto ci conferma che dovremmo essere nella direzione giusta, anche se non ne siamo mai sicuri. Data la frequentazione, mi aspettavo invece di trovare qualcosa di molto più marcato, e quindi titubo sull'esito della giornata che invece filerà tutta liscia o quasi.

Raggiunta la caratteristica forcellina dell'attacco (intuiamo che sia questa anche dal fatto che oltre c'è il baratro), siamo ahimé ancora all'ombra: e a star fermi ci si raffredda presto. Soprattutto le mani, che anche se Detassis e sosteneva il contrario, ci serviranno parecchio per arrampicare

Parte Giorgio come nostra consuetudine, e il primo tiro scorre più liscio di ogni più rosea aspettativa. Preludio a una giornata quasi senza problemi e intoppi. Solo le manine belle fredde e dalla sensibilità paragonabile a un tronco secco ci daranno "fastidio" (i ciccioni dolomitici coprono il sole senza farne arrivare i suoi caldi raggi sulla nostra zona di arrampicata.

Vado io e l'arrampicata banale del primo tiro si trasforma subito in qualcosina di un pelino più tecnico, ma proprio un pelino eh. Altro preludio a una giornata di arrampicata divertente e ludica Dalla sosta però osservo già il tiro chiave col suo cordone penzolante..

E niente, a Giorgia toccano i tiri dispari e quello chiave è..dispari. La partenza già non è banale con quella fessura in leggero strapiombo, ma il peggio deve ancora venire. E le mani devono ancora raffreddarsi bene a contatto con questa roccia che continua a rimanere nel congelatore ombreggiato. Il mio amico prova e riprova il passaggio coi due chiodi e cordino, scusandosi del fatto che ci stia mettendo molto tempo: scusa un cavolo, maledetto e io sono qui a congelare. Finché, rassegnato dalla certezza di un volo, lo vedo fare ciò che succede raramente a lui: azzerare. Anche quando toccherà a me un bel resting sarà necessario per cercare di scaldarsi le dita con un po' di fiato caldo punto

Bene dai ora dovrebbe essere quasi tutto in discesa. Mi preoccupa solo il fatto che adesso la via rischia di essere un pochino più di ricerca. E invece no, dopo il passeggino atletico alla partenza, sbuco al sole (orgasmo) e poi si svirgola sulla parete del Pilastro passando due soste intermedie e fermandomi alla mia, goduriosamente al sole

Molto bene, panorami stupendi, soltanto noi nella valle, finalmente un sole tiepido che ci coccola. Possiamo proseguire come in una delle più belle favole, con Giorgio che sale su roccia articolata per poi infilarsi in una sorta di diedro dietro quel naso roccioso.

Tocca a me adesso avventurarmi con entusiasmo su questa roccia articolata è ben proteggibile. E meno male che è ben proteggibile perché lungo tutta la via troveremo sì le soste, ma in mezzo soltanto un chiodo intermedio (e solo sull'ultimo tiro.

Sale ora mio amico il divertente camino appena a destra della sosta. Peccato solo che la sosta (quella dove sono io) è completamente esposta a qualsiasi detrito che possa cadere dall'altro, e nel proseguo dei metri di salita del mio compagno di cordata ne iniziano a cadere, magari non per colpa sua ma per colpa della corda: le mutande si sporcano un po'.

Ora che pensavamo che fosse andato tutto bene e che fosse tutto in discesa, realizziamo che gli ultimi tre tiri presentano tutti del IV+. E quello che ora tocca a me dice pure di avere il passeggino chiave su roccia non proprio ottima. Apriti cielo, la testa si chiude e salgo come se fossi sopra bicchieri di cristallo. Il traverso del passaggio chiave del tiro è veramente esposto ma la roccia non è poi così male fatto salvo per due o tre punti che si vorrebbe tirare o pestare con tutto il mio non leggiadro peso..

Anche il tiro di Giorgio però non scherza in fatto di esposizione: se ne esce dalla sosta con un bel po' di metri di vuoto sotto i piedi, per poi sparire alla mia vista dietro a uno sperone roccioso. Bellissima arrampicata, quella che piace a me, verticale ma appena ammanigliata e molto esposta. Unico tiro in cui a voce non riusciamo a sentirci, ma siamo affiatati a tal punto da riconoscere i movimenti delle corde come dei segnali e regolarsi di conseguenza.

Bene, Gheorghe ha finito e invece a me tocca l'ultimo tiro, che presenta tre possibilità di uscita e noi ovviamente cercheremo di prendere quella più bella..nonche più dura. Nonche sottogradata. Già che ti dicono che è difficilmente proteggibile, in più da sotto ti sembra ben più dura di quello che dovrebbe essere e quando ti trovi in mezzo ne hai la conferma: ghisa fiatone e sbuffi sono assicurati.

Salgo senza ben capire quale sia la migliore tecnica da adottarsi, sarebbe bello poter salire in spaccata ma la fessura è troppo stretta e una parete non è orientata nel modo giusto. Sarebbe bello poter salire issandosi sulle braccia, ma non ci sono prese nette. Tocca più spesso cercare di salire incastrandosi come un nut dentro la fessura appena si può. La fessura poi termina con un piccolo strapiombo anche questo da superare con decisione. Dei bei lunghi minuti interrotti soltanto dalla convinzione che o ci provo adesso o mi do una ghisata che volo di sicuro.

Beh, vedere che anche il mio amico non sale fluido ma tentenna parecchio mi rincuora un po' sul fatto che quest'ultimo tiro fosse veramente duro. Ora siamo su, e c da andare giù: la discesa me la ricordo non banale, perciò  presto per il Mars di vetta, la stretta di mano e le congratulazioni. Non  presto per ammirare il panorama intorno però.

Dubbiosi se calarci da qui o cercare altrove, Giorgio va in avanscoperta in cima e poi verso destra e trova una calata: lo raggiungo, sembra logico scendere da lì. Sempre che sia la stessa calata menzionata nella relazione, dovrebbe essercene una poco pi sotto per spezzare la doppia ed evitare difficili recuperi delle corde. ma non la troviamo, arriviamo fino giù e..le corde non vengono. Prova, tira, spostati, sento già le pale dell'elicottero che ci vengono a prendere. Invece dopo una mezz'ora di tentativi e i tricippiti ghisati, troviamo l'angolazione giusta per farla scendere.

Ora però una sosta nei pressi del buco del coro ce la concediamo Come tempi siamo andati pure bene, il meteo regge, perciò mangiamo e beviamo e con calma contemplando l'ambiente tutto per noi. Un messaggio a casa e poi giù, sbucando sul fresco gelido versante nord della montagna. Mi ricordavo pure una discesa pi lunga, e invece in poco cammino e con una doppia arriviamo alla forcella che riporta sul lato sud (sudest).

Lasciamo il lato nord, ma qui siamo completamente esposti al vento e all'ombra, sopra un budellino freezer e in mezzo a rocce che ti aspirano il calore. Scendere rapidi, che appena 3m sotto si sta già meglio! Due doppie per passare il tratto pi ripido del camino-canale, poi si può tranquillamente camminare e disarrampicare per tagliare a sinistra sulle verticali cenge.

Ora come camosci che cercano l'erba migliore (uh ma ce paragone da innumerevoli sensi), ci avventuriamo in piena parete dove non bisogna mettere il piedi in fallo. Ma di nuovo, mi ricordavo molto peggio: che non fosse per l'ansia e compagnia di quella volta? Ecco il cavo della ferrata, poche decine di metri di metallo e siamo sul sentiero.

Cavolo, e non abbiamo ancora acceso la frontale! Miracolo vero.. Non ci resta che scendere senza fretta godendoci questa giornata autunnale (ce assomiglia di più a una tardo estiva). I prati ce si tingono di luce fioca, il sole ce scompare dietro le cime più alte, le nebbie ce avvolgono la Cima del Coro. Magie della Val Canali che non descrivo a fondo perchè le parole non gli darebbero giustizia. Forse le foto un po' di più.

Belli arzilli e allegri arriviamo all'auto, 12h a zonzo. Fame e sete si risveglieranno al primo boccone, dopo di chè il sonno prenderà il sopravvento. Alternati alla guida, termino io il turno del viaggio mangiando tutto ciò che c nell'abitacolo, per poi sentirmi dire "hai tolto il pane di bocca a mia figlia".

Qui altre foto.
Qui relazioneguida.
Qui e qui report.

domenica 6 agosto 2017

Siam mica qui per passeggiare: Fessura Franceschini e Gendarme

Sono ancora piuttosto incredulo alla salita di ieri: solo 6 tiri e alle 10e30 via già finita. Ma il saggio insegna che !quando le cose vanno bene, non chiederti il perchè". Oggi però le previsioni non sono buone , fin dalla mattinata il meteo dovrebbe drasticamente cambiare, quindi per oggi meglio qualcosa di meno ingaggioso e più breve. E invece finiremo a fare più tiri di ieri!

Ieri sera trovare una pizza è stata dura. Anche trovare un posto tenda non è stato banale. Non parliamo dei due broke back mountain che si lavavano sotto la cascata gelida mentre noi si cercava di dormire: ma io a prendere sonno faccio sempre presto per fortuna. Solo che verso le 4 mi sveglio tutto infreddolito, vacca boia se è cambiata la temperatura rispetto a ieri! Suona la sveglia, la rimando che se c'è questo freddo possiamo aspettare 20min. Finisce che tardiamo di 1h..

Il sole ancora non c'è, ma la frontale non serve alle 5e30 quando ci incamminiamo dentro la Val Canali verso il Rifugio Treviso, zona inesplorata a Riccardo. Io invece tra corsi da allievo, corsi da istruttore, Pala del Rifugio, Sass d'Ortiga, Alta Via 2 delleDolomiti, un pochetto la conosco ma ci torno sempre ben volentieri. Destinazione Dente del Rifugio visto il meteo che dovrebbe peggiorare veloce, e magari anche la salita al Gendarme o Sentinella che dir si voglia.
La vista sulla Cima del Coro e sorelle, montagne davanti, a destra e a sinistra, i soliti tornanti per arrivare al Rifugio Treviso. la vista sulla Valle delle Lede. La verticale salita dietro il rifugio verso gli attacchi, ripida, scoscesa, calda: il mio amico già si lamenta. Il Dente del Rifugio appare alla nostra vista: oggi è un po' una prova del nove, su una parete dove ricordo aver arrampicato tempo fa, ma non ricordo su cosa e come. Ok, nessun nove.
Dopo aver cercato l'attacco, ecco che troviamo lo spiazzo e la scritta alla base "Fessura": vogliamo salire la Fessura Franceschini, quella che dovrebbe essere una delle più belle qui. 6e40, ancora nessuno in vista, ma mentre iniziamo a prepararci, ecco due tedeschi arrivare: e con tutte le vie che ci sono, proprio su questa. Ricky fai svelto a partire dai.. Arriva altra gente, ma almeno va altrove.
Parte il mio amico, a districarsi in mezzo agli amati mughi. Non sembra, ma in mezzo a tutta questa vegetazione e terra, ci sono pure dei passi di arrampicata oltre il II! E umidicci..
Lo raggiungo e riparto un tiro simile, che ci porta alla base della vera fessura. Una ferla e uno spit quasi mi ingannano, io invece punto alla fessura e trovo la vera clessidra di sosta. Il mio amico mi raggiunge con un "bon, finito l'avvicinamento?", spavaldo. E intanto si lamenta pure del meteo, troppo solare per quello che doveva essere: ma cambierà..
Ed eccoci alla fessura, al tiro duro. Duro e levigato.. Però davvero estetica: questo fessurone che sale dritto verso l'alto, lungo, costante, largo quel tanto che basta per entrarci dentro ogni tanto con metà corpo, quando serve. Vedere però Riccardo che ci pensa a come muoversi, mi fa un po' paura. E infatti quando poi tocca a me..vacca che dura e che costanza! Riesco a non azzerare, ma arrivo in sosta bello ghisato.

E ora mi aspetta un tirello più facile, ma non troppo. Calma e sangue freddo, respira, ohmm, e via! Un bel lamone che ci metto un attimo a capire come prenderlo in aderenza coi piedi, poi su sul sottile e poi in una struttura tutta articolata di doppio diedro, buco fessura con rocce sporgenti. Per poi sentirmi dire "ma te secondo me ti sei complicati la vita, stavi piu a sinistra e fuori ed era facile". Non sono convinto della relazione dei SassBaloss, e sosto sulla sinistra dopo un occhiata alla foto del libro del CAI-TCI.
Arriva il mio amico, gli dico che mi sembrava più logico, che poi mi sembra pure logico salire verso destra. E infatti va bene. Parte per un diedro fessurato strano, e in breve arriva a una sosta dalla quale si sentono i vicini su un'altra via. Troppa gente, una cordata infatti poi verrà sulla nostra via.
A me tocca un tiro che pare di trasferimento, ma che presenta un traversino iniziale "allegro", e poi della roccia delicata. Ma la sosta almeno è buona, un fix e una ferla! Dopo averla costruita, ecco che vedo i chiodi alla mia destra, la nostra vera sosta. Evabbeh. Il diedrone da qui fa paura..
Con la sosta che inizia ad affollarsi, il mio amico parte. Il diedro fa paura essendo grosso, irregolare, strapiombante: ma alla fine non è per nulla difficile e nemmeno faticoso se ci si muove bene. Diventa solo un problema tirare la corda dopo esserne uscito per gli attriti che fa!
Ed eccoci fuori! Pensare che abbiamo fatto più tiri di corda oggi che ieri.. Strano. Intanto il cielo sta un po cambiando, d'altronde sono le 10e30 e l'avevano detto. Almeno il mio amico mette di lamentarsi per la giornata forse sprecata.
Volevo provare il Gendarme..e proviamo! Se no quando mi ricapita? E da spavaldo, "faccio io il tiro da primo!", ripensando poi a quel V+.. Ma si dai proviamo! Primi metri facili, poi il chiodo e..la placca. Ma te possino placca maledetta! Solo piedi, quasi niente mani, e dopo un po' di tremolio..afferra il rinvio e aiutati. O salvati, a seconda dei punti di vista.
Poi lo strapiombo di V+ lo supero eh, ma la placca di IV+..gioie e dolori. Segue comunque un traverso e una salita croccanti, e nella parte finale il tutto è reso più frizzante da una corda che tira perchè gira dietro una specie di spuntone. Arrivato alla sommità, devo quasi parancare la corda per recuperarla!
Mi raggiunge il mio amico, rimpinziamo la calata con un nostro cordino e una maglia rapida, mentre un'altra cordata di tedeschi ci raggiunge. Appena possiamo ci caliamo sull'altro versante, e osservando il gendarme, la solita domanda: "ma come fa a stare su?!".
Cavolo se scotta il gigi! Pochi metri di camminamento e altre due calate, e la mano che si ustiona. Giunti alla base, fine dei pericoli. Ah no, spostati un po' va la che da sopra arrivano altri sassi di chi scende. Una bevuta, una mangiata, poi meglio andare prima che il cielo si scateni.
Discesa calda nel bosco, afosa, e poi corsetta per dribblare gli escursionisti che non temono il temporale. Arrivati all'auto, qualche tuono in lontananza avverte che qualcosa sta arrivando: e quando mezzora dopo arriva.. Vento forte, pioggia intensa, grandine! Ricky va la, che abbiam salvato la giornata!

Qui altre foto.
Qui report.

domenica 18 giugno 2017

Giornata da incorniciare: Spigolo Ovest al Sass d'Ortiga (Weissner-Kees)

Ci sono quelle giornate che vanno bene. Benissimo. Di quelle da incorniciare, di quelle che "fosse sempre così". Ok, trovarsi di fronte a certi ostacoli imprevisti e vincerli è un "andar bene" anche loro, ma prima ti si strizzano le chiappe, poi si allentano. Poter evitare questa "fisarmonica", almeno ogni tanto, è lusso. Oggi solo una piccolissima fisarmonica.
"Io ho pochi bonus adesso, quando me li gioco vorrei spararli grossi" questa è la frase da non dirmi. Un po' come il "beh ma ne faremo altre sei così oggi, vero?!" di Francesca all'uscita di A1 a Tessari. Io poi parto in quarta, non mi fermo, mi prosciugo. Non penso che Giorgio non lo sappia, anche lui sa su che tasti giocare: e famo sta cazzata! Che è da un po' che non se ne fanno.
La prima dolomitica dell'anno, e perchè non esordire con un bel vione dall'avvicinamento della madonna? Come al solito quando c'è da decidere cosa andare a fare (a tentare di fare) il cassetto dei sogni è talmente pieno che ne escono troppi. Brainstorming, ruota libera, mille nomi. Non è un cassetto, è un deposito dell'ikea! Ma alla fine, fatte le opportune valutazioni, vince lui: "dai me lo farò andar bene!".
Si parte per fare una via come se si dovesse andare a fare cascate: ritrovo da me alle 2. Alle 2, non alle 14. Moka di caffè, e il mio amico passa a prendermi: si vola in A22 destinazione Malga Canali, nel cuore delle Pale di San Martino. Teatro di già un'altra gran giornata, ma che non andò così liscia. Teatro di entrambi i miei esami. Passaggio della'Alta Via N 2 delle Dolomiti. Mii che posto impegnativo! E oggi ci impegniamo sul Sass d'Ortiga..
Al parcheggio alle 5. Colazione a base di Pandoro (scaduto) e caffè in thermos mentre ci cambiamo: però che freschino! Laggiù si vedono già i due giganti che sovrastano il Rifugio Treviso, Pala del Rifugio e Sass d'Ortiga. Il suo inconfondibile spigolo col massone incastrato, dopo il quale c'è il tiro chiave della via: ecco, già a pensare alle cose difficili. Pantaloni corti o lunghi? Dai, c'è caldo, metto i corti: accidenti a me!
Ci incamminiamo che sono le 5e20. Un altro ostacolo della giornata è che ci aspetta un discreto avvicinamento. Dai 1300 di Malga Canali ai 2244 della Forcella delle Mughe e ai 2314 dell'attacco: un po' più di 1000m che le guide danno in 3h30. Oggi tempo ne abbiamo poco, voglia di rimanere imbottigliati in mezzo ad altre cordate, nessuna. C'è da pedalare. Ma senza esagerare per non arrivare cotti all'attacco.
Si risale la valle principale al cospetto della Cima del Coro, delle due belle già citate, del Dente del Rifugio, della Valle delle Lede che lassù regalerebbe un parco giochi inestimabile..se si avesse voglia di smazzarsi tutta quella salita piena di viveri e acqua per una settimana! Sole ancora basso che lentamente illumina questo paradiso di Dolomia.
Si sale verso il Rifugio Treviso, quei tornanti che ci fanno prendere quota fino a giungere in prossimità dell'edificio e notare due ragazzi che ci sostano davanti: probabilmente gente che come noi è partita dal parcheggio, ma che non doveva aspettarsi qualcuno così presto. Ci restano malissimo nel vedere che sgusciamo verso il sentiero 720 e così gli "passiamo davanti". Ma siamo muli da soma: o asini sado?
Ripidi tratti di sentiero, passi di arrampicata su roccia e radici (unte anche loro): ritmo, ritmo, ma non esagerare a correre che se no arrivi su cotto come una pera. Si esce dal bosco, si esce dai mughi, e sopra il Dente del Rifugio svetta l'inconfondibile sagoma della Sentinella del Rifugio: tanto snella se vista da unlato, tanto tozza sevista dall'altro. E il vallone delle Lede che si scopre sempre più, si illumina sempre più, mentre noi per fortuna ancora all'ombra possiamo continuare la nostra salita.
I ragazzi li abbiamo ormai seminati: scopriremo al rientro al rifugio che non saremmo stati in competizione, loro han salito Pentagramma. Camosci pascolano nell'alta valle, provocando qualche sassaiola. Noi scorriamo sotto le pareti sud di Pala del Rifugio e Sass d'Ortiga: che bestie ragazzi. Che voglia di arrampicare, di arrampicare bene, sani, divertendosi.
Il sentiero lascia posto a un po di ghiaione, e nella parte finale alla risalita di placche gradonate dove comunque qualche passo di II crea l'acquolina in bocca alla parte successiva della giornata. E si sbuca alla Forcella delle Mughe: quasi 1000 saliti in meno di 1h40, ma quanto siamo carichi!!! E siamo i primi, sotto di noi nessuno sale, dai che forse ce la gustiamo senza pressia alle spalle. Pausa acqua e cibo veloce.
Abbandono bastoncini e via sulla cengia che ricordiamo da quando la scendemmo dopo la Castiglioni-Detassis: non era proprio una passeggiata turistica. La nostra meta sarà spesso a vista, ma una vista scoscesa ed esposta col dirupo sulla sinistra. Ben presto troviamo il cavo metallico, una sorta di ferrata del medioevo che però è d'oro per scendere e risalire un canalone sfasciumoso e con appigli e appoggi consumati dai passaggi.
Alle 7e40 siamo all'attacco: 2h15, spettacolo. Un masso appoggiato crea una finestra sulla sud della Marmolada: ecco, quella sì che non è nemmeno nel cassetto dei sogni, impossibile! Tempo di vestirsi e prepararsi, concentrarsi, e di spingere! Chi parte? Giorgio è a digiuno da un po' (oddio, non è che a me vada poi molto meglio), ma di solito parte sempre lui. Certo che il tiro chiave è un numero dispari: "Gio, se non te la senti poi ci scambiamo, chissene!".
Parte il mio amico. Le solite preoccupazioni da via in ambiente poco o per nulla "attrezzata": il percorso sarà  quello giusto? Il camino è questo? La sosta sarà la dietro o lassù? Siamo su uno spigolo, non abbiamo una parete aperta in cui cercare la via, dovrebbe essere più facile. Ed eccolo che infatti arriva in sosta, mentre saluto due ragazzi appena arrivati.
Minchia che freddo in braghe corte, fortuna ho messo una maglia (maglietta a maniche lunghe, meglio dire). E anche la roccia non è certo calda: quasi non sento più le dita. Fortuna che doveva esserci caldo! Ma è il vento che rompe le palle. Quando lui si placa, si sta quasi bene, quando soffia..paura! E il sole non esce su questo lato della montagna per un bel po' di ore ancora! Abbiamo voluto esser i primi..

Tocca a me, parto per L2. La relazione di Gianluca è ottima. Solo non so quanto spostarmi per salire: prova di qua, vai di la, torna indietro. Roccia ottima, non voglio dire eccezionale perchè qualcosa si muove (raramente), ma non è mica il Baffelan! Ecco un provvidenziale cordone infilato dentro un nascosto chiodo, è la sosta.
Riparte Giorgio, la parete si fa più verticale, o comunque più continua, ma sempre ottimamente lavorata: i cordini vanno a ruba come il pane tra spuntoni e clessidre! Continuo a vederlo bene il mio amico mentre sale, ma spesso sono rapito da tutto il panorama che ci sta intorno: un piccolo paradiso dell'arrampicata, montagne dagli accessi severi ma dalla roccia superlativa. 
Vado per il quarto tiro, la verticalità, la salita aerea, inizia a prendere piede. Il freddo però continua a farmi quasi tremare! Ottime mani, ottimi piedi, un tratto finale in camino coi piedi ghiacciati che si sentono poco: speriamo l'aderenza non sia compromessa e funzioni bene! Ecco un chiodo, nuovo, mezzo fuori. Leggo la relazione: chiodo sulla sommità del pilastro..ah eccolo! Ok, e poi? Ma guarda te quella clessidrina come si è nascosta bene! Ma io ti vedo, tie!
Recupero il mio amico, e la via inizia a farsi affollata. Meglio muoversi. Sosta scomoda, fare arrivare gente, far passare il mio amico, non è facile. E continuo quasi a tremare. Giorgio sale alle mie spalle, per come è fatta la sosta e per come l'ho attrezzata, non posso vederlo. ma sento che si complica la vita, doveva traversare più in basso. Dai eh, mica scherzi, passa! E Giorgio, passa.
Daje, tocca a me, un bel tirone lungo. Un tirone da goduria assoluta, di quelli in cui la mente non pensa più a nulla: prima si supera con un passaggio atletico di forza il primo metro, poi si prosegue verticali, esposti, con ottima roccia, maniglie, clessidre, spuntoni. Metri e metri e la testa diventa quella di un bambino al parco giochi, che non sente il senso del tempo che passa, i metri di corda che scorrono. Ma meglio che l'urlo "metà" lo senta, così come "10m!", e infatti ecco il clessidrone.
Sosta comoda, e se mi sposto qualche metro in la..al sole! Godooooo! Il coronamento del tiro forse più bello: scaldarsi fino nelle viscere al sole.. Ma tornare sulla terraferma e pensare che il il tiro chiave deve ancora venire.. Recupero il mio amico godendomi le montagne illuminate dal sole, ora che anche io lo sono..
Forza amico, portami sulla cima del primo pilastrone! Parte facile, ma poi la situazione si complica un pochetto lassù, dalla fessura. Ah che bella la fessura! Ma le mani si sono già raffreddate.. Intanto la folla che stava dietro di noi si è disgregata quel tanto che serve a farci salire più rilassati, che avere il fuoco al culo per chi ti pressa dietro, anche no.
Tocca a me scendere sul massone incastrato, che da qui non di capisce essere un blocco di n-mila tonnellate di roccia appoggiato tra due pezzi di montagna: da giù si vede bene invece. Cerca la clessidrina di Gianluca: vedo il tiro chiave dove passerà, ma alla sua base nulla. Una clessidrina mini qui, e forse dai che ci sta un friends: cazzo, il giallo ce l'ha Giorgio!  Ci sta anche il rosso per fortuna. E due camosci mi passano a 10m (10m!) di distanza! Loro sì, mica noi.
Accidenti, una sosta del genere per affrontare il tiro chiave. "Gio, vai tu allora, te la senti?" "Provo dai". Prova un paio di volte prima di desistere: Madonna Incoroneta, bloccarlo su questa sosta, su quei cordoni con rinvio, speriamo bene. "Calami e vai tu, se no facciam notte", e intanto ci han raggiunto i due ragazzi dietro di noi. Sto vedendo un film già visto, un passaggio che ci frega quasi alla fine della via. No eh.. Magari invece è un altro film, sempre già visto, e io riesco a passare.
Parto, salgo un po', cerco di capire come andare, intuisco che devo cercare di aprirmi a destra, spostare piede e cercare mano. Mattia "sali con la mano, apriti, vai ancora, ecco li. Sposta il destro, apriti di più e c'è quel terrazzino. Ok, ora tirati su, è andata". Lui che l'ha già salita, si ricorda esattamente tutto, e con un piccolo sbuffo son fuori dal passaggio chiave. Ma anche sopra c'è ancora da sudare. Carico per il superamento del grado maggiore della via, salgo godendomi anche questo tiro. Yeah!!!
Ora dovrebbe esser fatta, e intanto di nuovo al sole a goderselo. Il mio amico sale ormai senza difficoltà e riparte subito alla ricerca dell'uscita. Passaggio aereo e fotogenico, e poi su a cercare la via migliore (la roccia presenta ora detriti) per portami sull'antecima.
Lo raggiungo, tutto bello contento, oramai ci siamo. Undicesimo tiro che è poi una passeggiata in cresta intervallata da un saltino roccioso. Rimaniamo legati, tanto siamo i primi, non tiriamo in testa sassi a nessuno.
Ed eccomi sulla cima del Sass d'Ortiga (anche se non sembra più alta di dove eravamo prima..), il mio amico mi recupera, solo ora noto la bellezza di questo tratto finale di cresta: senza la sua presenza blu e rossa, sarebbe meglio però!
Zaino apriti, acqua esci, pane, formaggio, foto! Si brinda! E un occhiata all'orario ci rende ancor più soddisfatti: 13e05, 5h per salire la via. Si mangia, si ride, si scherza, si contempla. Si prende il sole ora che picchia bene, ora che sono fiero delle mie braghe corte! Una buona mezzora di sollazzo, da soli, poi meglio partire che la discesa non sembra proprio all'acqua di rose.
Gianluca dice " Dalla vetta seguire i bolli rossi e le tracce che scendono verso sud su terreno scosceso e franoso. Il sentiero diviene poi più marcato e stabile anche se a tratti piuttosto esposto. Occorre arrampicare in discesa lungo molte roccette che si alternano a tratti di sentiero scosceso. Lungo il percorso è possibile allestire 3 brevi calate in corda doppia (anelli in loco, consigliate), evitando così di percorrere di discesa e slegati tratti verticali, bagnati, friabili ed esposti. " oh qui c'è da morire! Sembro io con la relazione del Canale dei Bolognesi!
La parte iniziale è solo detritica, con Giorgio che ha mal di pancia per aver mangiato troppo "Gio, il formaggio era scaduto da un paio di giorni, ma non può esser quello dai!". Dopo i prati, la roccia si compatta (per fortuna) e verticalizza: vari fittoni sparsi fanno intuire che il grado si sta alzando, am riusciamo a scendere tutto disarrampicando.
Per nostra fortuna è tutto bello asciutto, anche la placca con mezzo passaggio del gatto nella quale ci immaginiamo i gemiti di Nicola. Sembra finita, e invece no, il camino, e poi gli ultimi due metri finali dove tocca incastrarsi nel camino e poi uscirne in basso con passo strapiombante in disarrampicata: moc fadiGa! Moc bel!

Di nuovo alla forcella delle mughe, col mio amico che sbadiglia un po' troppo "dai forza, resisti ben!". Ancora un po' di disarrampicata prima di poter rimettere piede sul ghiaione, e poter ammirare il paesaggio senza dover per forza guardare a terra per non cadere. Bello il Vallone delle Lede. Bello il Sass d'Ortiga.

Discesa affollata dal Dente del Rifugio, noi invece soli soletti. Il vento ancora per un po' ci sollazza e rinfresca, ma la scottina sul collo è in agguato. Il bagno turco nei mughi pure. Eccoli i mughi, ecco i pini, e finalmente ecco il Rifugio Treviso!
Una buona e meritata birra, ci sta.
Prima di addormentarci è meglio riprendere la discesa, io mi lascio andare di corsa, voglio spremermi a modo (ah già, domani ho una gara, pirla!). Qualche sguardo alle spalle, e finalmente la macchina. 16e40, spettacolo. Aspettando il mio amico, mi cambio, toeletta, e pandoro da finire: sporco di zucchero a velo come fosse cocaina..
Che giornata spettacolare. Bravi nei tempi, bravi nei modi, bravi nel reggere la fatica (ci siam pur sempre svegliati all 1:30 stanotte!). Partiti per primi, arrivati per primi, scesi per primi: raro finire così! Peccato solo per un po' di coda che ci farà arrivare a casa 30 minuti dopo il previsto. Come prima dolomitica della stagione, non si poteva chiedere di meglio: spariamole grosse le cartucce!

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