martedì 14 agosto 2012

Alla conquista dei 4mila del monte Rosa, giorno 2/3

Puntata precedente qui .

Sveglia alle 2, mi alzo, guardo fuori, siamo in mezzo alle nubi. Sveglia alle 3, stessa storia. Sveglia 4e30. Oh finalmente, è ora di partire! Lasciamo nel Bivacco Rossi e Volante gli altri ospiti, mentre noi ci accingiamo al secondo giorno di traversata dei 4mila del Monte Rosa. Cielo limpido, stellato, cosa vuoi di più?
Essere in forma! Già, perché la giornata di ieri è stata una fatica più grossa del previsto, e io in particolare non sto bene. Domani è il giorno cruciale della traversata, ma iniziamo ad avere paura di non farcela. Ma andiamo, siamo qui, non ha senso non provarci.
La sveglia della salita alla Roccia Nera è davvero traumatica: che salita! Le nostre condizioni fisiche non sono al massimo, altrimenti ce la mangeremmo questa montagna. La traccia sale senza tanti tornanti.. Ma eccoci spuntare sulla cresta, ed è come nascere: che spettacolo al di là, sul versante svizzero. Il delineamento delle montagne verso il blu scuro del cielo che inizia a prendere luce. Un' alba a 4mila metri, un'esperienza indimenticabile.
Qualche passo verso est e siamo in cima alla Roccia Nera (4075m), e tre. Altre meringhe e cornici sul versante nord di queste montagne. Nonostante non stia ancora bene (non ho mangiato ieri sera e nemmeno stamattina) siamo arrivati su. Che sia colpa dell'acqua di fusione raccolta nella roccia a fianco del bivacco? Di certo abbiamo imparato che è meglio portarsi dei sali minerali o qualcosa per rendere l'acqua meno “pura”.
E adesso via verso il Gemello del Breithron, mentre albeggia intorno a noi, mentre le cime si scoprono, tolgono il loro velo notturno per mostrarsi ai nostri occhi nel loro splendore e maestosità. Riccardo conduce la salita, e dopo un po' di roccia arriviamo in cima al Gemello del Breithron (4106m). Che freddo alle mani, ho calzato le moffole poco fa, e adesso arriva il momento terribile: le dita si scaldano, e sono dolori! Solo chi ha provato la stessa cosa può capire il dolore delle dita quando dopo un freddo intenso si scaldano di colpo.
Ora il programma vorrebbe la salita al Breithorn Orientale. Ma visto che non ci sentiamo troppo in forma, puntiamo alla giornata di domani, abbiamo paura di fare tardi ad arrivare al Rifugio Quintino Sella, siamo dubbiosi sul da farsi. Vado avanti a buttare un occhio oltre il saltino roccioso che vediamo. Crestina nevosa e altro salto. Va beh, il Breithorn Orientale torneremo a farlo, la ciliegina sulla torta deve essere la traversata dei Lyskamm, teniamoci per quella.
Via giù allora, mentre scrutiamo le prime cordate che si apprestano a salire sul Ghiacciaio di Verra: dobbiamo salire il Castore, è un male necessario per poter arrivare al nostro posto tappa. Dico “male necessario” perché l'abbiamo già salito a giugno, e quindi lo potremmo anche evitare.. Tra l'altro vediamo già da lontano che la via di salita è cambiata, non è più diretta per sbucare fuori dalla cornice sulla cresta nord (dove poi in discesa ho messo le gambe nella crepaccia terminale), ma piega verso destra per andare a prendere la cresta sud-ovest.
Siamo ringalluzziti dalla discesa, dal meteo, dai quattro 4mila messi in saccoccia, e giungiamo così ai piedi della parete sud-ovest del Castore. Io inizio a stare meglio, che sia l'effetto "l'appettito vien mangiando"?! Iniziamo a salire pian piano, ma come è cambiato lo scenario rispetto a un mesetto fa! Più crepacci, più seracchi, meno neve.. Inizio a sentirmi meglio, ma cerchiamo di imporci di salire con calma: non c'è fretta e dobbiamo conservarci per domani. Nonostante ciò, siamo frenati da una cordata davanti a noi..
Sali e fermati perché quelli davanti van piano, non riusciamo a trovare spazio per superarli, sali e fermati, infine arriviamo in cima al Castore (4226m), dove cerchiamo un po' di posto per fermarci a fare sosta. Mamma mia che giornata anche questa, nubi basse, sole alto, montagne scoperte. Siamo in mezzo al regno dei ghiacci, dove l'uomo è un puntino nero nel bianco candore, candore che sa però mangiarti vivo se pecchi di superbia.
Osserviamo la discesa verso il Rifugio Quintino Sella, che vediamo mezzo avvolto tra le nubi: la cresta di discesa non sembra male, nel senso che sembra carina! E lungo tutta la cresta ammireremo i Lyskamm, alti, forti e possenti, che domani vogliamo vincere. Ma in montagna non si vince, si pareggia, è questo lo spirito!
Al Colle del Felik osserviamo la traccia di salita. Non sembra così difficile, aerea e esposta la traversata, chissà! Il morale è alto, sogniamo una birra, un pasto decente, acqua buona (costi quel che costi) dopo quella di fusione che probabilmente ha fatto stare male un po' tutti, chi più chi meno.. E tutto ciò sta per arrivare, dobbiamo solo arrivare laggiù, al Rifugio Quintino Sella. E come al solito sarà fato ridendo, scherzando, cantando.
La faccenda si fa crepacciata. Dopo la Barre des Ecrins i crepacci mi spaventano un po' meno siccome li ne abbiamo visti e attraversati di davvero grossi. Ma son quelli che non vedi che dovrebbero spaventarti di più! Osserviamo anche il primo tratto di salita del giorno dopo non sarà di facile orientamento: traccia sparsa, ghiacciaio piatto, ghiaccio duro che non permette una traccia marcata.. ma va bene, ce la faremo! Ci sentiamo forti!
Arriviamo così al rifugio, dove ci spogliamo, mangiamo il panino di domenica e ci beviamo una meritata birra. Siamo a cinque 4mila saliti in 2 giorni, di cui quattro nuovi, un'alba eccezionale a 4mila metri, due giornate di panorami fantastici, siamo stanchi ma stiamo tenendo botta. Siamo ringalluzziti da tutto ciò! Domani ce la faremo!

Qui altre foto.
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L'avventura continua qui.

lunedì 13 agosto 2012

Alla conquista dei 4mila del Monte Rosa, giorno 1/3

Prima di tre puntate per questo giro a dir poco eccezionale. Ma partiamo con ordine. Ore 00e30 di domenica, ringraziando mio padre, riusciamo a partire dalla bassa, destinazione Val d'Aosta, destinazione un sogno.
La pianifico da tanto tempo questa traversata (che per la verità non riusciremo a compiere tutta causa maltempo e mancanza di posti in rifugio), e quest'estate con Riccardo potrebbe essere la volta giusta. Si aggiunge anche Marco. Nel breafing qualche giorno prima però, siamo dubbiosi: il meteo non sembra buono, mi sa che ci frega. E invece..
Arriviamo al parcheggio delle funivie di Cervinia in anticipo, e quindi dormiamo scomodamente un po'. Molto scomodamente, perché la macchina è imballata di roba: io e Riccardo abbiamo 12 giorni da passare in vacanza per i monti (quali monti li decide il meteo) mentre Marco solo 6, ma nell'indecisione di cosa fare abbiamo preso tutto. Poi una bella fetta di torta e partiamo. Gli zaini pesano, ma il bello di questa traversata è che li useremo sempre mezzi vuoti, essendo sempre su ghiacciaio.
Mal di montagna: sconsigliabile salire troppo velocemente in alto. E invece in un attimo con gli impianti schizziamo a 3480 del Testa Grigia. Spintonandoci con un branco di marmocchi che vanno a fare sci estivo, mandria di maleducati.
Dal Plateau Rosà, peccato per gli impianti, uno spettacolo mozzafiato: Cervino, Dent Blanche, Zinalrothorn, Monte Bianco, Gran Paradiso. E la gobba di Rollin Rollin Rollin.
Via che si va, in meno di 10 minuti siamo passati dall'inferno di cemento al paradiso di ghiaccio (sempre impianti esclusi..), e abbiamo fame di paradiso.. Ci leghiamo e armiamo di tutto punto, csì la schiena è più leggera. Riccardo litiga come al solito col bulino che stringe la bambola. Ridiamo e scherziamo come dei bambini catapultati nella casa di dolciumi di Hansel e Gretel.
Il dislivello non è tanto, e all'inizio si va tranquilli. C'è solo da stare attenti a non farsi investire dagli sciatori. Scolliniamo sulla parte alta del Plateau Rosà, dove arrivano gli impianti svizzeri del piccolo Cervino, e apriti cielo, tutti i giganti davanti ai nostri occhi, tutti obiettivi dei prossimi giorni. Ma la fame è tanta, di 4mila ne abbiamo saliti pochi per ora, e in questi giorni vogliamo mangiarne da farne indigestione: via che andiamo!
Miliardi di persone sul Plateau Rosà, privo di crepacci, traccia autostradale e cime scoperte, nuvole sotto di noi. Arriviamo in cima al Breithorn Occidentale (4165m) con un po' di fatica, ma la carica è tanta da non farcela sentire troppo: e uno. Una bella (non aerea) cresta ci conduce in breve al Breithorn Centrale (4160m). E due. Spettacolo mozzafiato, non fosse per gli impianti. Faccio lo scemo con pose strane, abbozzo un'asana che a posteriori vedrò in foto venuta male, ma son troppo contento.
La cresta dei Breithorn presenta delle cornici davvero grosse, quasi meringhe, che belle. Proviamo a proseguire verso l'Orientale, sappiamo che c'è un tratto di roccia, ma magari è attrezzato per delle doppie. Una cordata che sbuca da li ci dice di no.. Ok, allora giù verso il bivacco. E inizia l'agonia.
La quota e la fatica si fanno sentire, la neve molle nella quale il piede affonda, il caldo al sole. Gironzoliamo come delle trottole cercando di tagliare, ma alla fine conviene quasi tornare indietro sulla traccia di salita per poi piegare verso est per il Bivacco Rossi e Volante. E infatti fatichiamo e fatichiamo. Finora nessuno, ma da adesso incontriamo un buon numero di crepacci, nei quali Riccardo cade per ben due volte, ma nulla di che, solo al secondo sentirà la gamba destra nel vuoto, mentre io gli scatto una foto.
Passiamo sotto gli obiettivi di domani, sperando dietro ogni colle di avvistare il Bivacco, che invece non arriva più.. Ah, maledetto acclimatamento mancato. Alla fine arriviamo allo sperone roccioso alla metà del quale si trova il bivacco, abbastanza confortevole. Me ne vado a letto dopo un panino, che proprio non stò bene. Spigozzerò tutto il pomeriggio, senza mangiare nulla, mi sa che sono salito troppo in fretta. Ma domani starò meglio, per fortuna.
Arrivano cinque polacchi, con zaini più grandi di loro, si cucinano due etti di pasta a testa, tirano fuori scatolette di tonno per almeno un kilo di roba da mangiare, e questo sia a pranzo che a cena: ma dove cazzo tengono tutta questa roba?! In realtà noi guardiamo un po' invidiosi pensando ai nostri panini..
Passa il pomeriggio, scendono le nuvole, niente tramonto su Castore e Polluce, peccato, ma l'importante è che sia bello domani. Il buon Roberto ci aggiorna sul meteo, che sembra dalla nostra parte.
Primo giorno della traversata concluso, con più fatica del previsto, e io che stò davvero poco bene: ce la faremo? Sveglia alle 2.

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L'avventura continua qui e qui.

domenica 5 agosto 2012

Appennino alla goccia: che sbronzata di crinale!

Tutto il crinale modenese e reggiano in un colpo solo, senza soste se non per mangiare, bere, …, al massimo dormire 15minuti. Tutto, ma proprio tutto eh! Ce la farò?
Chi mi conosce lo sa che non sono normale: a chiacchiere ne sparo tante, come dico sempre “sognare non costa nulla”. Chi mi conosce ancora di più, sa che però se alle chiacchiere faccio seguire un certo studio del progetto e continuo a parlarne..allora prima o poi ci proverò. È giunta l'ora di questo momento.
Dopo un primo tentativo andato male per il meteo stavolta potrei avere le buone carte: i trasporti pubblici sincronizzati, il sole, la luna piena, vento debole, Marco alla domenica a darmi supporto morale e automobilistico. Manca solo l'ultimo asso: la forma fisica e mentale, ma quella si scopre nel mentre!
E così parto. Sono tre settimane che lavoro 10-11-12 ore al giorno, che ne dormo 5-6, ma tutte le altre carte ci sono, è l'occasione buona. Certo avrei fatto meglio a stare a casa venerdì sera, ma un'uscita con gli amici non si nega: e così vado a letto che è l'1e20, per svegliarmi alle 3e30.. Su treni e bus riuscirò a dormire un oretta. Sarà dura stare svegli, ma finché cammino non dovrei addormentarmi..almeno spero.
La paura delle vesciche mi porta a cospargere i piedi di vaselina, come ogni maratoneta che si rispetti, e questo funzionerà, alla fine nemmeno una veschica piccina piccina! Nello zaino un po di magliette di ricambio, giacca impermeabile, giacca antivento, varie cosine di vestiario, barrette su barrette, 2,5l di acqua (ho contato che tra fonti e bar, farò fuori più di 12litri di liquidi..), scarpe da ginnastica che non si sa mai, accessori e elettronica, e il copri sacco a pelo per bivacco di emergenza. Non prendo i guanti, e me ne pentirò. Uno zaino che comunque i suoi 7-8kg li fa: sono maggiorato di almeno il 10% del mio peso corporeo.
La mia questione più grande è se reggerà la testa. 24H da soli, sotto la fatica, la paura del buio (perché il bosco al buio da soli fa paura, provare per credere), sperduto sull'appennino, che certo non è il deserto o la Patagonia, ma se ti perdi ti perdi, e il cellulare non prende. Niente leoni, ma lupi e cinghiali. Non mi interessa, voglio provarci.
Perché lo fai? Me lo chiederebbero in tanti. Cosa gli rispondo? Hillary quando gli chiesero perché voleva salire sull'Everest rispose semplicemente “perché è la”, e in effetti è così. Una prova di forza? Si, sono onesto, anche quello (ma per sfida contro me stesso, non contro gli altri), un mettermi alla prova fisicamente, ma sopratutto mentalmente. Fin dove posso spingermi?

Parto. Fa un caldo fottuto. Meno male sul crinale tira vento, più di quello previsto, ma non si vola via almeno. Che Appennino sarebbe senza vento.. Al Passo dei Tre Termini l'avventura inizia ufficialmente, è questo il confine tra modenese e bolognese. Fino al Libro Aperto conosco il tracciato, e comunque è giorno, quindi non mi preoccupo. Spero solo che quando il buio arriverà riuscirò ad esser in zone che ho già battuto. Per fortuna qualche weekend fa ho fatto un giretto intorno al Passo Radici, la zona che mi mancava e che rischia di cadere nell'oscurità.
Sono carico, penso di potercela fare. Scambio due chiacchiere con tre ragazzi armati di tenda che supero: fanno la traversata anche loro, da Cantagallo a Pradarena, ma in tre giorni. Non mi chiedono dove vado, tre persone in meno dalle quali sentirsi dire “ma te non sei normale”. Soste brevi e fugaci, mi fermo, bevo qualcosa, tiro fuori la barretta e riparto, mangiandola in cammino: non voglio perdere tempo, e son troppo gasato.
Non crediate che marcio a testa bassa: mi guardo intorno, apprezzo e mi inebrio dell'Appennino. Ma se dovessi raccontare tutti gli squarci di paesaggio, di questi 70 e passa km di paesaggio, non finirei più..
Abetone, prima tappa cruciale, prima possibilità di fuga con mezzi pubblici. Compro dell'acqua e riparto. Rifugio Selletta chiuso, sognavo già una birra cazzo! Ma al rifugio della funivia del gomito, una birra, una Redbull e una pasta me le faccio. Poi si riparte per il tratto più divertente, fino al Giovo: un po di I grado sparso. Un minimo di tecnica oltre che di fisico.
Alla Foce Giovo mi fermo a parlare con due ragazze mentre aspettiamo che la fonte riempia le nostre borracce e le nostre arse gole. A loro dico da dove son partito, ma non dove voglio arrivare e come, alla domanda “ma te dove dormi?” rispondo “sotto le stelle”: non sarebbe male. Da adesso diventa solitaria, non incontrerò più nessuno fino al Passo di Pradarena, più di 12 ore dopo.
Sul Giovo respiro odore di selvaggio, un odore strano in Appennino, insolito. Sento sempre più che posso farcela, assaporo già la vittoria, ma non devo, troppo presto. Secondo i calcoli forniti da materiale su web, il Passo Radici è a metà strada, con 50km percorsi e 50km da percorrere: il passo è li dietro l'angolo (circa..) ma ancora non raggiunto.
Un gregge di pecore, un maremmano che mi abbaia contro. Non gli sto simpatico..mica verrà giù ancora per cercare il sapore del mio sangue?! Mica potrà finire così quest'avventura?! Per fortuna no..proseguo. Il sentiero scende sul versante toscano, ciò mi fa sentire ancor più lontano da casa. Temo la solitudine, sopratutto di notte. Per questo ho pensato di portare l'auricolare per telefonare a qualcuno e approfittare per fare due chicchere e ascoltare la radio, ma alla fine non farò nulla di tutto ciò, il tempo passerà anche troppo veloce.
Il tramonto lo perdo perché nel bosco, peccato. Ancor più peccato pensare che mi toccherà fare da Passo Radici al Passo Forbici al buio, in quel tratto di bosco non facile come orientamento, e dove infatti molte volte tornerò sui miei passi alla ricerca del giusto sentiero. Ma eccoci al Passo Radici, cazzo, il rifugio chiude giusto quando arrivo, niente coca cola ne pasta di lamponi, uffa. Mi sento con Marco, concordiamo per il giorno dopo. Forse lui non lo sa, ma la sua presenza garantita è per me un grosso sollievo e quindi fonte di tranquillità. Gli dico per gli orari e altre questioni logistiche “Marco, fai quello e come vuoi, basta che non mi inculi!”.
Al Passo faccio una bella sosta. Il gps segna 43km, meno del previsto, e sono le 21e30: sono 12h scarse che sono in giro. È già buio fondo, ma la luna è sorta e illumina un sacco: beh, illumina le praterie, non certo il bosco, che a tratti è abbastanza buio anche di giorno.. Ma quando metto piede sulle forestali, mi giro per controllare che non arrivi un'auto talmente la luce della luna è forte. Arrivare al Passo Forbici per la mente e il fisico è uno scherzo, ma li commetto un errore. Mi fermo.
Mi cambio, sosto un attimo, mi accascio dentro il santuario. Oh che sonno. Il vento tira e senza sole fa freddo, qui sono al riparo, si sta bene.. Dai, dormo un po, punto la sveglia, mi concedo 15 minuti. Ci metto un'ora a schiodarmi da questa nicchia, finalmente riparto, ma dopo 100m torno indietro per mettermi le prolunghe ai pantaloni. La salita al Prado si rivela un'agonia. Non so cosa mi prende, c'è la luna, ci sono le stelle, cosa voglio di più?! Ma la fatica, forse più il sonno, mi fanno barcollare. Ho voglia di mandare un sms a Marco per dirgli di venire a prendermi a Febbio, non ce la farò mai ad arrivare al Cerreto. Mi pare di metterci ore e ore per arrivare in cima, e invece impiego 1h40. Ma allora ce la posso fare!
Le gambe iniziano a dolere, ma non nelle salite, no, in discesa. Il tibiale è alle stelle, la pianta dei piedi mi dice “aho!” a ogni appoggio. Non sembra, ma il crinale di dislivello ne fa con tutti i suoi saliscendi. Arrivi su una cima, scendi, e poi ti tocca risalire subito su un'altra: dietro l'angolo c'è sempre una nuova salita.
In cima al Prado scatto comunque una foto che rappresenta la mia sofferenza, ma per fortuna sarà l'unico momento “buio” dell'impresa. Scendo, e osservo delle frontali che partono dal battisti per dirigersi al Cusna, dal quale osserveranno l'alba: è un momento in cui mi sento un attimo un po' meno fuori dal mondo. Le pause si fanno più frequenti, sia gambe che schiena iniziano a essere stanche, ma la testa regge.
Dopo il passo di Romecchio mi aspetta una cresta verso il Sillano. Il vento tira, il sonno si sente, e così mentre cammino non so perché, ma all'improvviso decido che basta, mi fermo qui dove sono e dormo 15minuti: e così faccio, mi metto sulla cresta sottovento con lo zaino che mi ripari un po' e punto la sveglia. Che non suonerà, ma io per fortuna mi sveglio prima. Sono circa le 4. già da un po' ho deciso che mi fermerò al Cerreto, niente Lagastrello. Quel tratto presenta tratti un po' delicati, oltre a uno che non conosco ma che mi hanno sconsigliato se tira vento. Non sarebbe bello arrivare in tratti difficili non lucidi. Il Cerreto basterà, e avanzerà! Quindi decido anche di prendermela più con calma, oltra alla stanchezza non ho più quella frenesia che in un batti baleno mi ha portato dal Corno alle Scale al Giovo.
Riparto, e dopo una mezzora mi riaccascio. Sono in un punto panoramico sul Cusna, mi son perso il tramonto, non vorrei perdermi l'alba mentre giro sulla sud del Sillano. Ma non considero i tempi.. Sì, si vedono le prima luci, ma l'alba è lunga. Aspetterò un'ora, in cui spigozzerò un po', ma patirò anche freddo in quanto non riesco a ripararmi dal vento e mi tira il culo tirare fuori la giacca, e nonostante aspetti, poi mi rompo le palle e riparto senza aver visto il sole spuntare dietro al gigante. Lo vedrò più avanti.
La solitudine con la luce del sole si placa. Non ho acceso la radio, non ne ho sentito il bisogno, la marcia mi ha tenuto concentrato. Adesso col sole mi sembra quasi un'escursione normale: non fosse che ho 60km sulle gambe. Mi stupisco di non vedere nemmeno all'alba un animale: anche durante la notte nessun avvistamento, solo una lepre. Ciò mi ha dato un senso di desolazione. Ma con la luce de sole passa.
Dal Sillano, Pradarena è la prossima importante tappa, il passaggio obbligato attraverso l'umanità dopo il Passo delle Radici. Ma non arriva mai.. Praterie e forestale e poi finalmente eccolo. Intanto ho avvisato marco di venire al Cerreto, non al Lagastrello, e qui a Pradarena sono accolto dal trambusto..del mercato! Sosta al bar per una coca cola che sogno da ieri sera e una pasta, poi si riparte.
Ultimo tratto, ultima salita importante, ultima cima, La Nuda. Ormai è fatta, mi manca solo questa decina di km, poi ce l'ho fatta, e negli ultimi potrò scherzare e parlare con un volto amico. Arrivo al Passo Belfiore come pattuito, e aspetto come pattuito. Ma aspetto facendo cosa? Tanto vale che mi sdraio e dorma..detto fatto. Niente sveglia, perché tanto sono in mezzo al sentiero e quando marco arriverà non potrà fare altro che calpestarmi. Mi sveglio dopo un'ora e mezza..ma dove sei Marco?
Ha sbagliato la salita, mi dice che è già sotto la nuda, che mi viene incontro. Riparto e dopo un po' ci troviamo. In salita sono stanco, ma le mie gambe vanno ancora affamate di dislivello: è in discesa che implorano pietà. Chi dice che in discesa tutti i santi aiutano, in vita sua non deve aver sceso più di 100m. In discesa si fa fatica, a meno che tu non ti spacchi le articolazioni sbattendo i piedi senza testa.
La Nuda, eccola, ci siamo, poma. Inizio ad assaporare il sapore della vittoria sempre più vicina, nonché della birra. Da ieri sera sogno una media fresca e un panino con la salsiccia. Poche ore e saranno miei entrambi! Sosta sulla cima, due chiacchiere, un panino. Nel mio zaino ho messo solo dolci e barrette per un rapporto peso/energia al massimo, ma ho una voglia di salato..e Marco ha il salato. Poi giù, e in discesa come fanno i bimbi piccoli chiederò a Marco “quanto manca?”. Manca poco, ma è un'eternità. Poi il bosco finisce, sbuchiamo su una strada. Marco a destra verso Cerreto laghi dove ha messo l'auto, io a sinistra verso il Passo:è fatta.
Ore 12e53: arrivo al Passo del Cerreto, dopo esser partito dal parcheggio degli impianti del Corno alle Scale alle 9e38 del giorno prima, aver percorso 73km (dice il gps) per quasi 5000m di dislivello (conti con cartina alla mano, potrebbero essere di più, ma se uno sale tutte le cime diventano molti di più), aver dormito (spigozzato) un paio d'ore scarse. L'ultimo terzo l'ho preso molto con calma, si poteva tirare di più e metterci meno tempo, a spanne togliendo le pause lunghe (quelle da più di 15minuti) ho camminato poco meno di 24h. Mi sento forte, nella testa e nel fisico. Stanco, assonnato, affamato, assetato.
Sono arrivato, sono contento. E penso già alla prossima. Insaziabile. Sono sbronzo di Appennino, voglio sbronzarmi di Alpi.

In questa immagine i tempi.
Qui le foto.
Qui relazione.

Per chi volesse essere più normale di me, consiglio di spezzare in due tre giorni e godersi lo spettacolo, io alla fine tutti i posti o quasi già li conoscevo. Possibilità di rientro con mezzi pubblici (a seconda della stagione e dei giorni feriali e festivi) da Abetone, Passo Radici, Passo del Cerreto, Passo del Lagastrello (Rigoso-Parma).