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domenica 1 luglio 2018

Da Pan di Stalle a Pan di Stelle: Punta Parrot e Ludwigshohe (Corso A1)

Stanchezza. Freddo. Cottura. Ustioni. Ma risveglio interiore. Tornare stanco ma non vedere l'ora di ripartire (magari non subito). Per dimenticare quanto stavo male domenica mattina ci vuole un po' più di tempo, ma ora che anche questo ricordo è svanito (abile il cervello a far dimenticare ciò che gli da fastidio, che gli mette i bastoni tra le ruote), ripartirei. Ora che ho risvegliato il mio impeto..
Mamma mia da quanto tempo manco all'alta quota, la mia prima passione in alpinismo: quel grande sogno che chissà se si realizzerà.. Che sia tra amici, o con un corso, o col Corso A1 2018 del CAI di Carpi (nel quale, come ci contraddistingue, le due cose si mischiano), ritornare a quota 4000 mi eccita. Mi invoglia, mi gasa, mi freme, mi prude.
Partenza al sabato mattina e subito sosta "Nicolata": uscire dall'autostrada per andare a cercare quella pasticceria dove è stato una volta sola perchè "ah quella pasta al pistacchio quant'era buona!". Una volta ricompattato il gruppo, siamo già belli carichi e allegri: le scenette in funivia si sprecano, compreso il mio "ehi ma guardate quello stambecco!" "wow" "bello" "ma pensa" "fico" finchè non gli svelo "è una statua".
Rieccoci all'uscita della funivia di Punta Indren: piano terra. L'ultima volta non fu una trasferta felice nonostante dovesse esserlo: chissà stavolta.. Divisi già in cordate, con Anna e Stefano mi dirigo su ciò che resta del ghiacciaio, che però è ancora bello innevato. Meglio. Io non sono mai passato per il Rifugio Mantova, perciò seguo la debole traccia alta che va verso i canaponi..
Già..sol che per di qua deve esserci passata una cordata sola e parecchi giorni fa! Ci ritroviamo ad aprire la via di accesso al plateau superiore, in mezzo a nevai e rocce bagnate: i canaponi sono una bella vista! Eccoci la primo piano. Piano piccolo ma ci fa già assaporare l'alta montagna, parecchie cose interessanti già si vedono.
Rampa nevosa verso il secondo piano: il Rifugio Gnifetti. Pausa cibo e ricompattamento, poi destinazione prime propaggini del Ghiacciaio del Lys, appena sotto di noi, per la fase di esercitazione. Er Director Nicola spiega il recupero da crepaccio, mentre il Presidente Marco lo redarguisce a ogni utilizzo di linguaggio scurrile. E dire che oggi è pure soft..
Il sole scalda bene, ma alcuni istruttori non sono proprio in forma: "beati" loro che si rintanano un po' a dormire e così saranno bene in forma per domani! Noi qui si resta a mostrare alle singole cordate le manovre del caso, finchè guigne ora di andarcene verso rifugio e cena. A domani, bella distesa di ghiaccio!
Cenone signorile dove me magno anche il tavolo: tre primi, il secondo vegetariano, il formaggio di Stefania, polenta, broccoli, il mio tiramisù e pure quello di Alice. Un ingordo, e la pagherò. Almeno non bevo vino, tanto per ridere e scherzare non serve.. Peccato le nuvole che arrivano a coprire quello che sarebbe stato un bellissimo tramonto!
Bruttissima notte. Mi sveglio 20 volte, fatico a riaddormentarmi, una sete esagerata. Ma come? Stavo bene oggi.. Suona la sveglia, la mia prima degli altri, e mi meraviglio nel vedere tanti allievi già indaffarati a prepararsi. Prude anche a voi la voglia eh.. Me ne esco a fare qualche foto al Ghiacciaio del Lys illuminato dalla luna: sarebbe stato bellissimo essere già a metà salita con questa luce, con questa poesia..
Mi riempio il mio piattino di pan di stelle, pane, fette biscottate, nutella, marmellata. Tazza di the. Ziobo ho il vomito, inappetenza, nausea. un cesso. io che a colazione mangio solo un pan di stelle e a fatica..sto proprio da culo. Altro che Pan di stelle..pan di stalle! Speriamo bene, ma la vedo grigia. Inutile sforzarmi a mangiare, farò con le energie che ho.

Piede su ghiacciaio e va un po' meglio. Un po', diciamo che la vista di tutto questo ben di Dio, di questo parco giochi che spero a breve mi faccia giocare, mi tira su il morale. Non mi abbassa il malessere. Ci si lega, e si avanza. Con me ho una maratoneta con dei tempi che non mi sogno neanche lontanamente, e il suo compagno che non se la cava male nemmeno lui. Meglio che stia davanti o questi mi tirano il collo. Messo così poi..

Piano ma costanti. Testa bassa, tanto c'è poca luce, poco da vedere intorno. E vedere grandi spazi mi aumenta la nausea. Calmo. Calmo ma senza frenare, se loro dietro reggono, io supero. Prendo la traccia che segue la linea di massima pendenza (20°? Poco più) per non avere le pause, i cambi di ritmo delle curve. Se perturbo l'equilibrio fisico raggiunto se lo perturbo, sto peggio.
Anna e Stefano li sento entusiasti. E come non esserlo? Si scorre sotto la Piramide Vincent e le sue serraccate, che paiono notevolmente ridote rispetto a due anni fa, ma sempre imponenti e pericolose. Albeggia. La frontale quasi non serviva più nemmeno dalla partenza, ma ora ci sono proprio i primi raggi di sole che illuminano..e chi se non lui? Il Monte Bianco.
Qualche pausa a scattar foto ora che non abbiamo la pressione di chi ci segue, ora che forse sto un pelino meglio. Ma ancora niente fame, e poca sete. Il sole che si alza sempre più, tante cime illuminate e l'ombra del Monte Rosa a fianco del Gran Paradiso. Che spettacolo.. Ma che freddo. Il vento ci frusta ancora, sempre. Ok che mi sono vestito poco, ma anche i miei due con la giacca soffrono. Moffole benedette, ma le mani non sono calde..
Il Balmenhorn mi ricorda la mia dormita ad alta quota, "l'sperimento per la scienza" e la veloce ritirata la mattina dopo. Poi ecco il Corno Nero e il Ludwigshohe: sì beh, non può essere la Parrot. Cazz, quanto è lontana la Parrot?! Un'occhiata alle spalle e vedo quante formichine salgono. Le 10 sono il tempo limite del capo, a quell'ora dove si è si torna indietro, ma direi dovremo farcela. Nonostante stia da bestia e non abbia ancora ne mangiato ne bevuto.
Tocca solcare il terzo piano, il Colle del Lys per essere finalmente al sole! Ma ancora sotto il vento, quindi niente caldo, giusto un pelo di tepore, sopratutto alle gambe grazie ai pantaloni scuri. Alla nostra sinistra si staglia la cresta del Lyskamm Orientale, una sinuosa linea bianca che sale vertiginosa verso l'alto, per poi continuare dove non vediamo, fino al fratello occidentale. Ma noi, puntiamo alla Parrot laggiù. E in mezzo a questi, smitragliate di 4000, e di 1000 sogni (la bestia nera Dufour!).
Avanti marche, e ben presto risiamo all'ombra, ma almeno senza vento. Ziocaro ma il giorno porterà del caldo no?! Si avanza verso la cresta sud ovest della Parrot, evito la traversata partendo da nord est per evitare il traffico a scendere: siamo quelli davanti, ma tanti seguono.
Si risale il pendio a destra del roccione caratteristico, anche se ricordo che la prima volta che la salii rimanemmo molto più vicino a esso. Che me frega, c'è la traccia, la si segue. Finita la "parete", sbam la cresta, sbam il sole, ma sbam anche il vento! Mi sa che la vetta ce la si gode poco oggi, sento anche che Anna ha una mano gelata..
Estetica cresta verso il cielo, con quel cambio di pendenza che inganna, che pare che il punto più alto sia lì, e invece è ancora più in la, ma per poco. Vetta, eccoci al quarto e ultimo piano (di oggi): 4400 e passa metri. Quanto mi mancava.. Non mi mancava di certo stare male.
Bella cima, bel panorama, vento di merda, freddo maledetto, una foto e si scende. Anna guarda l'orologio "2h20min": what?! E già un po' di traffico c'è e tocca aspettare il proprio turno agli incroci dei sensi unici alternati. Non contento dell'ingordigia di ieri, io già penso di proporre ai mie la salita al Ludwigshohe, naturale prosecuzione della "discesa", ma Stefano mi precede chiedendomelo lui.
Anna combatte col gelone alle mani mentre in una breve pausa riesco a mangiare un altro Pan di Stelle. Lusso.. Saliamo verso il secondo 4000 di oggi, incontrando la cordata di Alfredo Alice Simone che sbuca dall'altro versante: la loro meta è l'Alfredospitze, ribattezzato K35.
Seconda cima della giornata, e direi anche l'ultima. La pala del Corno Nero mi sa troppo ripida per i miei. Scendiamo nella folla di una sgangherata cordata di spagnoli. Sul Viale Ceccarini del Lys si vede di tutto, ma questi proprio..
Scorriamo vicini al Corno Nero, notando una cordata che scende dove tutto è tracciato, e una che sale tutto a sinistra, vicino alle rocce, su terreno vergine. Chi sarà mai.. Ma Nicola of course, che apre una nuova via insieme a Silvia! Guardo tutti e tre in affanno e mi rivolgo ai miei "Si poteva salire anche quello, ma mi sembra un po' troppo ripida e vedo quella gente in difficoltà" "No no ma vai tranquillo che nemmeno noi ci vogliamo andare!"
Scendiamo a cercare un posto bello al sole (beh, ora lo è quasi tutto) me senza vento (questo ancora è dura). Il meritato Mars va giù, segno che un po' di appetito mi sta tornando. Torniamo al rifugio allora, staremo meglio e mi riempio la pancia mentre aspettiamo gli altri. E magari dormo pure un po'..
I miei compagni di cordata sembrano belli felici. Entusiasti, appagati. E allora sono appagato pure io. Cime già salite, panorami già visti (che non stancano mai comunque), ma compagnie diverse portano a emozioni diverse. Anche stati fisici diversi però! Ziocagnone..
Mentre scendiamo tanti salgono. Scorrendo a fianco della cordata di Alfredo, Anna confessa ad Alice un parere, facendo scoppiare noi maschietti a ridere a crepapelle. Dai che di ore di riposo ne guadagniamo! Giunti al rifugio, siamo pure in anticipo sul tempo limite. E..sbam, spiaggiati!
Oh se sto meglio adesso. Anche se un po' di mal di testa c'è ancora. Cambio d'abito, torno in spiaggia con ciabatte e braghe corte, poi al sole al riparo dal vento, schiena sul muro del rifugio, il buon Stefano prende una birra per ogni componente della cordata, e man mano che gli altri arrivano le chiacchiere e le risate si sprecano.
Già finita.. Peccato. Lunghe ore ad aspettare il ritorno di tutti, e poi che la funivia apra. Discesa per il Rifugio Mantova, non di molto più agevole dell'altra e più lunga. Ultima uscita della Autrostrda del Lys, uscita indren, e siamo già tutti in coda. In coda per altri sogni, almeno io. Impeto sveglio, troppo.

Qui altre foto.
Qui e qui report.

domenica 6 luglio 2014

Da 0 a 4000: Piramide Vincent, da non fare così

Mia mamma diceva sempre “fate quel che dico, non fate quel che faccio”. E noi, dopo tutti i proseliti sull’acclimatamento, sul mal di montagna ecc, che facciamo?! No beh, in realtà siamo semi costretti a farlo, col senno di poi (ma anche di pre) era la scelta la giusta, e tutti ce ne siamo resi conto, chi prima e chi dopo. Di certo l’importante è non fare come l’anno scorso io!
L’ultima uscita del  corso A1 2014 del CAI di Carpi prevede il pernotto al Rifugio Gniffetti e la salita a Punta Parrot: bella cima, e anche altina, già salita Ma il meteo si mette di traverso, come accade ormai spesso nell’instabilità di questa estate (ma anche prima): domenica il peggioramento si preannuncia sempre più in anticipo ogni giorno che passa, e sarebbe un peccato non riuscire a far raggiungere una cima agli allievi. Già ci sfava la rinuncia al nostro lunedì, almeno il corso va salvato.
Entriamo in autostrada nemmeno presto, e già questo bastona un po’. Sosta per una bellissima colazione in autogrill e uscita a Quincinetto per cercare di regalare meno soldi possibile alle autostrade della vda. Poi un’irrefrenabile voglia di gnocco alla cipolla mia, e di altro degli altri tre, ci spinge a una sosta veloce a Gressoney, ora si che siamo pronti. Al parcheggio di Staffal ci prepariamo a essere sparati a 3200m di Punta Indren.
Il meteo non pare già dei migliori, la corsa della funivia sfiora e finisce in mezzo alle nubi, ok aspettative basse, ma almeno oggi doveva essere buono! Arrivati alla massima quota meccanizzata, un po’ rischiara, fa un caldo notevole, e la voglia di salire aumenta. Saliamo.
Il tormentato Ghiacciaio Indren è oggi una distesa nevosa abbastanza uniforme, incontreremo parecchi sci alpinisti, beati loro che si godono un spanna di neve morbida su fondo duro. Il gruppo si spezza, ora ognuno fa riferimento al proprio istruttore, e così proseguiamo fino al Rifugio Gniffetti, dopo la risalita delle roccette ben attrezzate a canaponi.
Al rifugio tocca prendere l’ardua decisione: ci si prova o no? In fretta e furia si diventa tutti indipendenti, le cordate pronte possono partire, si tenta la Piramide Vincent, unica meta proponibile oggi: le altre troppo lontane, la Giordani lasciata alle spalle prevedeva una risalita finale per arrivare al rifugio, oltre che la risalita di un pendio esposto al sole.
Raduno Dario e Cristian e ci spostiamo in alto per passare alla modalità ghiacciaio. Il discorso è chiaro: a me non interessa arrivare in cima per gusto personale, ci sono già stato, ma capisco che un allievo vede il raggiungimento della cima (che oggi è anche il suo primo 4mila) come il coronamento dell’uscita, e forse del corso. Perciò, io non costringo e tiro nessuno, se volete andiamo, se siete stanchi poi torniamo indietro, ecc ecc. E secondo te cosa rispondono?!
La prima parte del ghiacciaio è un falso piano al cospetto del roccioso versante sud ovest della Piramide Vincent. Altre cordate in giro, ma tutte in discesa. Solo noi saliamo. La regola direbbe che non è sano mettere piede su terreno nevoso alle 13e30, ma onestamente pericoli particolari oggi non si pongono: crepi belli tappati dalla neve, percorso arci noto e super tracciato (anche con nebbia ci vuole dell’impegno a perdersi).
Siamo davanti noi, e iniziamo così a filare a lato dei seracchi che ci lasciamo sulla destra, mentre risaliamo un pendio che si fa più ripido. Gianluca, con Cristian, Alessandro e Stefano, ci seguono, poi ci supereranno, con cristian che da capocordata mi confesserà “cavolo, con questo vento fa più wild, è una figata”. Già, il vento, inizia ad alzarsi, e in cima sarà una mitraglietta di neve.
Il mio Cristian non è in formissima, ma è normale, fisicamente oggi è un endurance, in meno di 12 ore da 0 a 4000 non è sano, però di certo assicurerà un miglior acclimatamento per la notte visto che dormiremo 600m più in basso della massima quota raggiunta. Ma le pause per riprendere fiato giovano a tutti, è innegabile!
Tra una nuvola e l’altra spunta il Lyskamm Orientale e il Naso del Lyskamm, un alpinismo un po’ più di grado! Questo ambiente, che a un alpinista navigato fa venire un po’ di orticaria (mi riferisco all’affollamento) deve essere per un corsista mai salito in simili posti come il giardino dell’eden, e un po’ queste emozioni ce le passano anche a noi istruttori, rendendo la giornata più piacevole.
Svolta a destra per iniziare la risalita verso il Colle Vincent, che poi si abbandonerà per salire dritti alla cima. Pausa biscotti, un sorso d’acqua, e ripartiamo. Il vento sferza sempre più, ma è maggiormente alle nostre spalle, quindi per ora non troppo fastidioso, almeno finché siamo in movimento.
La parte finale aumenta di pendenza, e ciò rende le ultime fatiche..più faticose, ma ormai ci siamo. Gianluca e i suoi stanno già scendendo, non si sono goduti la cima che si è tutta coperta, e hanno optato per una discesa rapida. Varco il collettino e aspetto i miei filmandoli. È a questo punto la forza del vento si fa impetuosa, mi becco una raffica di proiettili di neve e ghiaccio in faccia che mi fanno subito girare.
Vetta, ci spostiamo un po’ più a sinistra su quella che pare essere la vera cima (30cm di più), ma più che altro lì c’è meno vento. Dario e Cristian sono contenti, questo è importante. Riusciamo a goderci un pochino la cima, il vento cala, un po’ di panorama si apre, anche se poco. Facciamo in tempo a veder arrivare Ivan e Fiorella (doc’è il terzo?) e Giorgio con Marco e Elena (dov’è l’istruttore?).
Di certo ci sarà qualcuno che non è stato bene o che troppo stanco ha chiesto di tornare giù. Incrociamo la cordata di marco che sale, e ne vediamo una verso il Balmehron: chi sarà mai? Quella faina di Nicola, in cordata con due ragazze e bam, si spara la vetta (4mila non ufficiale però) solitaria e con bivacco annesso.. Eh eh!
Io faccio andare avanti Cristian, così vedono un po’ anche loro cosa voglia dire stare davanti e provano qualche emozione in più. La strada da seguire non lascia scampo. Scendiamo col meteo che peggiora man mano, sempre più nuvole, più alte o più basse di noi, ci accompagnano e accarezzano, meno male non ci schiaffeggiano.
Passato il tratto di cambio pendenza, tento il colpaccio, come fece sul San Matteo l’allora mio istruttore Nicola quando ero corsista: all’improvviso mi butto per terra a simulare la caduta in un crepo, Dario si gira e sbambana un po’ senza capire, mezzo colto in fallo! E Cristian esclama “sapevo che l’avresti fatto”.
Faccio passare davanti Dario, per l’odio intrinseco nei due allievi che devono fermarsi e manovrare con nodi e cordini. Dai su, un po per uno! Nella parte finale, quando il ghiacciaio spiana, siamo in mezzo alle nuvole, Dario davanti è già una sfumatura di grigio: senza questa autostrada sulla neve sarebbe un casino trovare il rifugio. La risalita finale, 10m forse, mette a dura prova le ultime energie dei miei due, arrivati al colle, sdraiati per terra a fare due chiacchiere per riprendere energie.
Al rifugio trovo Gianluca che ha due notizie per me: 1, c’è uno zaino in un crepaccio, e che crepaccio; 2, Mirko sta da bestia. Mirko la quota l’ha patita parecchio, ecco perché Giorgio (aspirante istruttore) era da solo con due corsisti. Poi si riprenderà grazie alla bomba energetica che gli han dato in rifugio, ma che spavento.
Deciso che l’attività di domani sarà divisa in chi va a cercare di recuperare lo zaino (che bello, finalmente mi calo in un crepaccio) e chi va a fare manovre e ARTVA, posso darmi alla pazza gioia, bere a mangiare. È una soddisfazione stare bene fisicamente, avere fame e sete, dopo quello che era stato il malessere provato al V Alpini e Suldengrat.
Cena allegra, spensierata, bussolotti di vino, tanto mangiare, piccola riunione finale per decidere bene per domani, grappino e torta, e poi le barzellette di Alfredo. Poi l’incazzo. Vado e prendere i mie scarponi per portarli al caldo in camera, e non ci sono. Ci avevo messo pure sopra i mie ramponi perché nessuno li scambiasse, e invece. Io sono una persona pacifica, posso pensare alla buona fede di uno scambio, ma mi sale un nervoso..
Cerca, chiedi (ai gestori, perché tutti sono a letto, ottima disponibilità dei ragazzi gestori a cercare), esci 3-4 volte in maniche corte a vedere se qualcuno li ha messi fuori (e queste uscite mi fregheranno), niente. Cerca nella stanza, un paio simile c’è, ma manca un segno di usura che mi fa dire non sono i miei. A mezzanotte passata vado aletto con quelli in ostaggio, se domattina qualcuno si sveglia che gli mancano, gli ho lasciato un biglietto per dire dove dormo.
Alle 3 mi sveglio con un mal di pancia che faccio appena in tempo ad arrivare in bagno per vomitare, ecco, ho bevuto troppo mi dico, bravo coglione. Invece col senno di poi capisco che è stato il freddo preso a cercare gli scarponi: non mi sentivo brillo, la mattina dopo stavo bene (altro che post sbronza), e la non solidità dei miei escrementi mi fa capire che laggiù ho preso freddo.
Il risveglio non è piacevole, non sfrutto la colazione e mi prendo una coca cola per sistemare la pancia. No no, io non esco fuori a prendere altro freddo, scendo poi con Mirko che ancora non sta bene. Breafing, chi sale verso il crepo (invano, crepo a campana, troppo rischioso per uno zaino), chi verso il primo metro quadro di ghiacciaio per fare teoria, e noi due giù verso il benessere, e scappando da un meteo che ci ha svegliato con un cielo terso, ma che ora è già nuvolo.
Oh, sto già meglio, mi viene una fame che giù a Staffal ci spariamo una bella colazione, un giretto e poi a Gressoney a passare il tempo e comprare un crema dopo solo: che pirla che sono, ieri mi sono protetto collo e orecchie, e non la faccia: sono un panda, fronte e guance ustionate. Mentre ci prendiamo il prnazo, Gianluca chiama che sono giù, via a recuperarli!
Ben presto scendono tutti, e ci dirigiamo verso la Pineta di Gaby per camminare un po’ (contenti tutti, eh!) e poi bere e mangiare. Cin cin finale a una chiusura di corso A1 all’insegna del “così non si fa” ma “flessibilità in montagna, valutare e capire dove finisce la teoria e inizia la pratica”.

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