sabato 22 settembre 2012

Gorilli nella nebbia e in parete: via Fedele alla Punta Emma

Weekend di aggiornamento Istruttori Scuola Montanari: programmata da tempo, ma il freddo previsto scombussola tutti i piani. Noi cinque ci giravamo mail da una settimana fantasticando della est del gigante Catinaccio, come bimbi davanti al lecca lecca, con io che speravo di riuscire a partecipare (grazie sorella), ma il giovedì alla riunione, tutto scende un po’..
Ma ci siamo, sono le 4 al parcheggio e ioMirkoGianluca Nicola, Roberto, riusciamo a partire: la frase emblema dell’altra sera è stata “se fossimo bravi quanto siam carichi, avremmo già scalato l’Everest”, quanta verità e saggezza in questa perla di Gianluca. Un’altra macchina partirà un’ora più tardi con Luca e socioEnrico e Fabio, l’altra macchina ha deciso che c’è troppo freddo e se ne andrà a Ledro domani: un aggiornamento strano, che finirà più come un weekend di arrampicata, ma anche questo è aggiornamento!
All'arrivo al parcheggio degli impianti però, il morale è un po’ sceso: c’è nuvolo. Ma per Dio, salendo col servizio taxi scopriremo che si tratta di nubi di valle (come più volte ho detto per caricare la ciurma, visto che l’avevo letto sulle previsioni meteo) e arrivati al Gardeccia intravediamo le pareti gialle dolomitiche, dai c’andom! In realtà ce la prendiamo comoda, inutile correre per poi soffrire il freddo, ma io scalpito.
Saliamo più veloci delle nubi, e questo ci permette di ammirare una foto da cartolina: le cime dolomitiche sopra un tappeto di nubi, con il sole che ancora non è piena potenza e quindi da un effetto di luce soffusa. Già questo merita il viaggio. Beh, più o meno.. Scorgiamo la nostra meta, Punta Emma, bel torrione roccioso che appare piccino a fianco della bestia catinaccio, ma si tratta in realtà di pur sempre di 400m di arrampicata.
Al Vajolet, dove pernotteremo, lasciamo i secondi zaini, e intanto le nubi ci raggiungono: siamo gorilli nella nebbia ormai. E ci siamo. Stavolta non ci mettiamo molto a trovare l’attacco della via, o meglio a essere d’accordo che sia questo. Io e Mirko siamo in cordata insieme, poi glia altri tre ne formano un’altra: noi partiamo per primi, e io per primo: la vista del chiodo mi conforterà notevolmente sul fatto che la via sia davvero questa!
Ma la roccia, freschina.. Urca! Dopo pochi metri di contatto con la dolomia le mie dita sono già insensibili: gustoso afferrare la roccia senza esser sicuro di averlo fatto bene, ma più si indugia peggio è. Agli altri grido “oggi c’è da fidarsi delle mani, non dei piedi, perché non si sentono più!”. E concludo il primo tiro, che parte già alla grande con un IV e qualche passo di IV+: ma oggi siam troppo frenetici, niente può fermarci!
Pian piano le nubi si alzano, lasciano il posto al sole che inizia a scaldarci bene a modo, tantochè io resto quasi in maglietta e temo la scottatina al coppetto. Alla faccia di chi temeva il freddo! Anche la roccia si scalda, e tutti gli altri tiri saranno ”sensibili”; solo nel camino finale, dove il sole non arriva, e in cima, dove il vento arriva eccome, ci sarà un po’ di fresco. Ma nel complesso dal punto di vista meteo e temperature, fantastico.
Mi inizio già a divertire un sacco. Come al solito non si prende troppo sul serio l’arrampicata (e forse per questo siamo lenti, o comunque meglio crederlo) e si scherza, si ride, si fa gli asini in parete. Ridiamo nel pensare agli escursionisti che passano sul sentiero sotto di noi che congiunge Gardeccia e Vajolet e sente queste bestie dire porcate e sparare cazzate. Poi presto arriva Luca e socio (che verso metà parete sarà al pari di me e Mirko), e le cazzate aumentano. Ma senza questa componente di ilarità, non sarebbe la stessa cosa..
Il terzo tiro mi preoccupa alquanto (ci alterniamo, quindi a me toccano i tiri dispari, a Mirko i pari), girà un po’, sono 40m con solo un chiodo alla fine, perciò ho ben paura di perdermi. Intanto mi proteggo su una clessidra di vendetta su quella del tiro precedente di Mirko: almeno la sua era verticale, la mia è addirittura orizzontale.. Ecco il chiodo, che conforto, ed ecco la sosta, fiuuuu. Che spettacolo, tutto verticale sotto di me, tutto esposto, tutto bello. Bel posto, bella compagnia, bella via.
Alla terza sosta iniziamo ad affollarci, Mirko mi raggiunge e parte, poi arriva Luca e infine Roberto: tutte e tre le cordate. Osservo Mirko sudare sul quarto tiro, e la cosa inizia a preoccuparmi: lui è molto più bravo di me, perciò se fa fatica lui.. Ma alla fine ce la farò! Riesco ad abbandonare la terza sosta prima dell’arrivo de “mi presento son l’orsetto ricchione, e come avrai intuito adesso ti..”, l’uomo a cui non voltare mai le spalle.
L’orologio scorre, ma il divertimento insito in me non me ne fa accorgere: siamo nei tempi per finire la via senza le frontali, ma ben più lenti della relazione. D’altronde è la mia terza via in Dolomiti, la sesta in ambiente, spero in miglioramenti futuri!
La quinta sosta è da brividi: la relazione parla di chiodo e cuneo, quando arrivo vedo solo un chiodo e poco sopra altri due..ma senza occhiello, spezzato. Oh ma che bello! Poi scorgo un bel metro più su un altri due chiodi: uno che esce due cm, e si muove un pochino, un altro che pare essere più fuori che dentro e che balla l’hip pop. E dopo c’è il tiro col V-. Ah, e il terrazzino su cui si sta è piccolo, scomodo ed esposto. Non vedo l’ora di abbandonare questa sosta.
Starci in tre è da contorsionisti, Mirko per fortuna supera agile il sesto tiro, così che posso abbandonare questa brutta sosta! La parte finale del tiro, dove c’è il passaggio chiave, è da leggersi come un traverso, non come una salita dritta, e detto fatto si giunge a una bella sosta con anelli di calata, ora si che son tranquillo!
E adesso tocca a me, il camino finale. Camini e diedri mi piacciono assai, ben più della placca: non essendo buono ad arrampicare infatti, prediligo l’uso delle mani, coi piedi non sono bravo.. Poi cazzo, il camino è sempre emozionante: chiuso in tre lati dalla roccia, ma dietro, sopra, e soprattutto sotto, solo aria, vuoto, da vertigine. Ma questo camino va salito delicato, è un po’ sporco, e porca vacca mi viene un tuffo al cuore quando faccio cadere qualcosa.
La guida del Bernanrdi prevede un tiro di 50m con uscita dal camino, ma verso la fine dello stesso trovo due anelli di calata: non posso certo dire di no a questa bella e comoda sosta, che tra l’altro mi concede delle belle foto panoramiche. E poi non voglio rischiare di smuovere troppa roba con tanti metri di corda fuori: qui servirebbe lo spazzacamin. Così mi fermo qui, e chiamo il mio compagno della giornata, che ben presto mi raggiunge e prosegue verso l’uscita.
Dietro di me Luca, che una decina di metri sotto di me deve aggrapparsi a uno spuntone per permettere alla cordata da tre di superare il passaggio ostico: Luca si accoppia con Punta Emma. Mirko trova il modo di far sosta da qualche parte nel colatoio, e così posso partire anche io scavalcando Luca e socio (sosta comoda, ma mica un salotto). Ah peccato, ormai siamo fuori, la giornata volge al termine, e io sono insaziabile.
Eccoci fuori, ma ci aspettano ancora un centinaio di metri di colatoio per uscire in cima. Saluto Mirko e salgo per tutta la lunghezza della corda, tanto qui è I e II: il problema sono i detriti che si muovono. Cerco di esser delicato delicato, di cercare di stare sempre e solo sulla roccia, anche se ciò comporta passaggi più difficili (beh mica del V!). Accidenti, riesco a mettere giù più protezioni adesso che in via!
Recuperato Mirko a spalla, optiamo per una salita in conserva lunga e buonanotte, se no ci mettiamo una vita a fare dei tiri, e lo stomaco reclama cibo, oltre che la gola acqua. E così si arriva in cima, con un bel panorama, un bel venticello e un bel fresco visto che il sole ormai è sparito dietro al Catinaccio. Ecco le Torri del Vajolet (dove scorgiamo delle cordate, tra cui probabilmente quella composta da fabio e Enrico), il Catinaccio d’Antermonia, le pope, la Marmolada, i Dirupi di Larsech, l’Agner, le Pale di San Martino, il Lagorai, Cima d’Asta, il colosso del Catinaccio (che sulla colata nera presente sulla nord, ha dei bei grappoli di ghiaccio!).
Arrivano anche Luca e socio mentre noi ci rifocilliamo e vestiamo, e adesso sparare due cazzate è ancor più semplice. Gli altri tre ci metteranno un po’ ad uscire, ma la nostra preoccupazione (nel colatoio è volato giù un bel masso) si placa quando li vediamo uscire.
Le insidie non sono finite, per andare a cercare la doppia di discesa c’è da scendere ripidi e poi fare un traverso esposto proteggibile solo da un capo. Luca si stufa di aspettare (è il primo sceso) e quando io e Nicola arriviamo all’anello di calata (siamo i due ultimi), sfila le sue corde: simpatico! Attrezziamo di nuovo e la doppia e via giù come il vento.
Ed eccoci giungere a uno dei momenti più ilari della giornata. Nicola chiede a Mirko di infilare la corda nello zaino, Nicola si abbassa un po’ per facilitare il compito a Mirko, “no Nico, ce la faccio stai così” “ma no dai, mi abbasso un po’” si china e “ahhhh la mia schiena”!
E via verso il Rifugio Vajolet, ripartizione del materiale tra le cordate, una veloce cambiata e poi la cena è servita. E si parla già di cosa fare domani, sconvolgendo più e più volte i programmi maturati in dieci minuti di discussione.
Via Fedele alla punta Emma nel sacco, avanti un'altra!

Qui altre foto.
Qui relazione coi tempi.
Qui foto di Nicola (anche in vendita).
Qui la nostra relazione.
Qui  video di vetta.

domenica 16 settembre 2012

Free (quasi) solo sulla Pincelli: giornata lunga!

Prima di tutto, che nessun allievo se la prenda per il titolo: è un’espressione che usiamo per scherzare tra di noi, per prenderci in giro e fare due risate. Detto ciò, è andata anche meglio di quello che temevo!
Oggi corso AR1 del CAI di Carpi, per carenza di istruttori sono stato precettato. Ricky il giorno prima mi avverte che fa caldo in Pietra, e non gli darò certo torto! Giornata strepitosa, temperatura ottima per starsene a petto nudo in sosta mentre recupero Daniela, ritorno a casa con la schiena e il coppetto quasi scottati, ma veniamo con ordine.
Al parcheggio Davide espone le cordate e le vie che si andranno a fare. Io sono con Daniela, l’altro secondo all’ultimo momento non è venuto, destinazione Pincelli-Brianti, la via più facile della Pietra di Bismantova, ma ricca di varianti nella seconda parte. Sulla stessa via avremo la compagni di Nicola, Gully e Luca, e di Roberto, Simona e Federico. Più tutte le altre cordate che saliranno a parte.
Dopo una bella ripassata alla base, mille imprecazioni alla macchina fotografica che non va più (non mette a fuoco), parte Nicola, poi i suoi secondi e infine io. Ricordavo più infimi i primi metri, invece li supero abbastanza agevolmente. Ciò mi rincuora, vuol dire che nonostante l’abbuffata fotonica di ieri sera, sono in forma, e considerando che oggi è tutto da primo e non si deve assolutamente cadere (e forse toccherà tirare la corda) è molto meglio così!
La sosta comoda del primo tiro è già occupata dalla cordata di Nicola, mi tocca mettermi su quella altrettanto comoda ma esposta: si può stare solo appesi, cengetta per i piedi, tutto verticale e sotto lo strapiombo che non permette di vedere la base della parete: Daniela sarà molto contenta della sosta scelta, talmente contenta che ci metterà un po’ prima di staccare le braccia dalla catena e appendersi come si deve!
Ma, che succede, Nicola ostia sul secondo tiro?! “Deve essere venuto giù qualcosa, non me lo ricordo così duro questo passaggio”. Io non mi ricordo nemmeno cosa ho mangiato tre giorni fa, figurati se mi posso ricordare il passaggio: ma effettivamente non mi pare proprio un III+. Le cordate iniziano già a mischiarsi, io salgo prima dei secondi di Nicola, così obblighiamo i nostri allievi a districarsi tra i giri di corda: tutto fa scuola! Capitano spesso situazioni del genere.
A dalla seconda sosta (leggermente più alta dell’ufficiale per lasciare posto a Nicola) guardo su, e ricordo quel tiro prima del Diedro dei Bolognesi..ma oggi lasciamo stare che è meglio. Però, qui appeso come un salame, con questa arietta e questo sole, non posso far altro che cavarmi la maglietta nell’attesa che i nostri tre allievi salgano tutti: si sta da re!
La giornata sta andando abbastanza bene, sono sorpreso dalla mia allieva in modo positivo, non dico che mi sento sicuro, ma non mi cago certo a dosso! E si vede, perché il terzo tiro lo affronto fischiettando e cantando. Peccato che sta cazzo di macchina fotografica non vada, che palle! E dalla terza sosta mi scatta il solletico, Nicola dice che vuole salire per la variante alta, un IV+, ma in Pietra ogni grado regala sorprese.
“Daniela, cha famo? Nicola va di qui, io di qui la conosco, la classica non l’ho mai fatta e la temo sporca”: si fida di me, anche se nei suoi occhi leggo un “maledetto, che cazzo mi fai fare” acconsente. Quando Roberto arriva e dice che comunque anche nella classica c’è un passagino scomodo, la maledizione si attenua. Quindi su! Ma Nicola, ostia anche qui.. Inizio a temere di aver scelto male. Quando tocca a me mi ritrovo su un terrazzino a sinistra con sopra uno strapiombo che mi obbliga a stare rannicchiato, allungo la zampa per passare a destra, mannaggia, questo tiro mi riserva due passaggini che io gli darei un V pieno, e poi la placchetta delicata con la colata di calcare. Ma tutto bene!
Io sosto in mezzo al Cocoa, il che mi permette di fare l’asino con degli autoscatti, e di prendere altro tanto sole. Dal bosco in alto sbuca una vocina fastidiosa..è l’innominabile! Partono i secondi, ma uno della cordata di Nicola trova difficoltà e Daniela dietro deve aspettare: un po’ di carne cattiva all’avambraccio il giorno dopo mi farà notare quanto tempo son stato in tiro..
Dopo un po’, un bel po’, ci siam tutti e cinque. Roberto e i suoi scelgono la classica e ci superano. Poi all’uscita succede il caos, non capendo perché i nostri secondi (complice forse un sorpasso) si trovano avvinghiati e incastrati tra le corde uno dell’altro. Alla fine ne usciamo, quasi cinque ore per finire la via..una Pincelli molto lunga!
Essendo un corso, le ore successive son dedicate alla didattica, una doppia (azzo, nel vuoto, e mi accorgo tardi di aver fatto un giro in meno al Machard: invece che mungerlo mi tocca stringerlo!) e poi risalita della corda. Accidenti a me che mi faccio volontario per andare a recuperare il materiale di Davide lasciato sullo spit!

Qui altre foto.

sabato 15 settembre 2012

Cercando l’Apostolo giusto: Spigolo Faccio al Primo Apostolo

Siamo solo in due a ballare l’Alligalli, ma la voglia di arrampicare e sfruttare la bella giornate ci spinge a partire ugualmente. Le Piccole dolomiti son la che ci aspettano, un piccolo paradiso dolomitico non troppo lontano: Nicola lo conosce bene, io ne ho ancora di crostini da mangiare..
Alla partenza scattano già le invidie: chi è in maniche e braghe lunghe invidia l’altro coi pantaloni a ¾ e lo smanicato. Fa caldo e la parete è al sole, ma gli 8° del mezzogiorno del giorno prima ci facevano temere il freddo.. Scorriamo sotto al Baffelan, al Primo Apostolo, il Secondo resta nascosto, poi ecco il Terzo! Lo aggiriamo ed ecco la scritta Cumbre alla base della parete.
Io ero dubbioso fin dalla vista della relazione di ieri, un VI, anzi ma che uno, tre tiri di VI non penso proprio siano alla mia portata, ma a Nicola glielo devo, quindi andiamo a provare. Ma già lui sul primo tiro è costretto a qualche arresto, io da secondo faccio la ferrata alla Gianluca su un paio di passaggi. Dopo il ritorno in notturna dalla Roda di Vael il mio compagno di cordata deve essere tassativamente a casa per le 18, e se continuiamo così mi sa che non ce la facciamo. Non voglio averlo sulla coscienza, giù in doppia!
E così la giornata parte davvero male.. Ci dirigiamo, dopo una discesa surfata su ghiaione, verso il Primo Apostolo per salire lo Spigolo Faccio, ben più abbordabile, ma dove toccherà a me tirare i tiri più duri, come penalità per l’abbandono della via precedente.. E già l’avvicinamento ci fa penare, nella speranza incosciente di fare prima tagliamo per un ghiaino, che poi si rivela in realtà essere un canale di scolo dell’acqua, che ben presto si infittisce di rami e frasche, e dove i sassi instabili rendono delicato lo scavalcamento delle saltuarie cascate (e infatti mi tiro un lavandino di roccia addosso, fortuna che con la mano riesco a frenarlo e scansarmi in tempo!).
Alla base dello spigolo troviamo due secondi, il loro primo sale dietro un’altra cordata da tre, dove però una ragazza fatica molto, primo tiro davvero trafficato. La via a fianco, Arcobaleno, pure. Porca vacca, la giornata inizia a prendere una brutta piega! Sta a vedere che non riusciamo nemmeno a salire di qui, questo traffico rallenta un casino!
Dopo un po’ che aspettiamo decidiamo che sia meglio partire e superare queste cordate, chiedendo permesso ovviamente. Parto io, e per non gravare sulla precaria situazione della tipa in difficoltà, evito la salita normale e aggiro sulla sinistra: un po' marciotto, un po' delicato, ma arrivo in sosta. Bon, siam riusciti a partire, sono in sosta e inizio a recuperare Nicola, per poi finire in cinque in sosta. Noi si prosegue, le altre due cordate del CAI di Vicenza decidono il da farsi. L'istruttore di questo CAI si dispiace con me per il rallentamento dovuto alla sua seconda, ma “Non c'è problema, siamo in montagna e succede. E poi domani tocca a me!”, pensando all' uscita del corso AR1.
E così possiam partire a goderci questo spigolo, che ben presto si annuvola: meteo tipicamente da Piccole Dolomiti, altrove sole, qui nebbia su nebbia. E l'invidia cambia propietario..adesso sono io, che avendo freddino, invidio la vestita lunga di Nicola! Ma conto sull'effetto scaldante dell'adrenalina, che presto arriverà.
Infatti il mio buon compagno di cordata invece di continuare ad alternarsi, giunto anche lui sotto il naso mi dice “adesso vai tu” “ma dove?!” e qui conosciamo due arzilli settantenni: ben più forti di me, in forma di fisico e mente, scherzano, si prendono in giro e parlano di tutto. Arrivarci alla loro età così.. Ma anche essere così adesso! E così mi si spiega che adesso c'è un bel traverso esposto e poi un leggero strapiombo da risalire con sotto il vuoto. Ecco l'adrenalina per scaldarmi!
Bello bello, che emozione! Ben presto siam fuori, su un'area cresta inizia l'uscita per finire poi in mezzo ai mughi. Mughi nella nebbia, non si vede a dieci metri.. Bella e divertente via, riusciamo a dare un certo decoro a una giornata che ci ha visto partire male. Due chiacchiere e due barzellette con Jean Pierre e Roberto al parcheggio, gli arzilli settantenni, e siam pronti per la birra.

Qui altre foto.
Qui descrizione della via.

domenica 9 settembre 2012

Circumnavigando il catino: anello alto del Carega

È da un po ' di tempo che volevo fare un trekking per toccare tutte (più o meno) le cime oltre 2mila metri del Carega, un obiettivo un po' così, tanto per averne uno in una zona di cui ho consumato sentieri e cime. Così combino questo obiettivo al voler salire il sentiero delle creste (fatto in invernale due anni fa, spettacolare) in estivo, gustandomi tutta l'alba su esso. E aggiungiamoci anche il voler scendere dal Passo della Lora. Così salta fuori un giro niente male: unico problema, essere a casa a pranzo.
Dopo il matrimonio dei due sinceri e reali piccioncini Ste e Chiara, son certo che domani può essere la giornata giusta: stanco morto e pieno come un uovo vado a letto presto, e alle 2e15, driin! Parcheggio al Rifugio Boschetto che è notte fonda, la luna non illumina abbastanza, e camminare al buio nel bosco da soli è sempre un'emozione. Sarà per questo che in men che non si dica raggiungo il Pertica. Accidenti, sono in ritardo, verso il Passo Pelagatta i primi storti raggi del sole infuocano l'atmosfera.
E sbaglio sentiero. O meglio, preso dalla foga della salita, prendo le solite scorciatoie, dimenticando che il 109 parte proprio da uno dei tornanti che così ho saltato.. Va beh, amen, continuo, per poi spararmi su dritto appena vedo la possibilità di farlo su sassi e prati. Così sbuco nella parte alta del sentiero delle creste, proprio al passo dove due anni fa ci calammo perché la neve verticale non sembrava tenere bene.
Ma ormai è tardi, l'alba c'è già stata, qualche foto son riuscito a farla, ma non quello che volevo.. Ma ho già visto due camosci e quattro caprioli. Tira un bel venticello, meglio coprirsi, siamo in estate ma adesso di notte pela.
Arrivato al Fraccaroli decido di deviare subito verso ovest verso Cima Posta e Cima delle Grolle, visto che su Cima Carega c'è gente. Sì, l'alba vera e propria l'ho persa, ma mi gusto il colorarsi pian piano della neve e delle cime di Adamello, Brenta e Cevedale. Le Dolomiti galleggiano sopra un letto di nebbia di valli, la Pianura Padana affonda nello smog che tutti i giorni respiriamo. Belle cose.
Cima Posta, tac, Cima delle Grolle, tac, e da questo lato è fatta. Una marmotta sul ritorno cerca di tramortirmi col suo fischio, ma è troppo lontana, nulla a che vedere con quella del Ciavazes! E ora verso Cima carega, salita sul versante (marcio) ovest. Pausa a rifocillarsi, banana e confetti di ieri, davvero buoni! Apprezzo il continuo colorarsi e prendere forma dei propri delineamenti delle cime e catene montuose, poi giù verso Bocchetta Mosca.
Passo sopra le uscite del Vajo Bianco, del Vajo dei Colori, e sogno che tutto qui si riempia di neve, che venga freddo, che il pericolo valanghe passi, e poi..si aprano le danze, vaji a tutta randa! Invece per ora devo accontentarmi di essere armato di bastoncini invece che di piccozza.. Verranno tempi migliori.
Camosci qui ce ne sono in ogni dove, anche su Cima Mosca ne scorgo, gli arrivo in bocca, poi si perdono nel cielo. Da Cima Mosca si gode un panorama centrale sul catino, ma ho già paura di essere in ritardo, scheggio giù. Ah quanti vaji.. Ed eccomi, qui parte un tratto nuovo di sentiero, per arrivare in cima al Monte Obante. Non proprio un EE, e ciò mi fa sol piacere! Ultima cima cercata della giornata, sacco pieno.
E adesso, per dove scendo? Finisco il giro prefissato o mi lancio giù per il Pertica? O per il 185? Bah, tanto alla fine se vado verso i Plische e faccio il rientro ad anello ampio, penso la differenza sia poca o nulla. Allora vai, saluto altri due camosci e mi dirigo per varie scorciatoie allo Scalorbi, e poi si risale verso il Passo Campobrun. Mi obbligo a non salire i Plische, non posso perdere tempo.
Ah questi Plische, anche loro belli bianchi e ghiacciati..come li vorrei! Provo a prendere il sentiero per il Forcellino del Plische per vedere come sia: mai più, sentiero sassoso, franoso, per nulla comodo ne in salita ne in discesa, uno spacca ginocchia. Ma eccomi al Passo Lora. Azz, son le 10e00, a quest'ora volevo essere quasi alla macchina!
Il cartello indica 1h30 per il Revolto, il Boschetto è ancora più basso.. Bevo qualcosa e riparto dopo essermi cambiato. La fretta mi porta a fare quasi tutto il sentiero di corsa (ok, è discesa, ma se ne spendono di forze e energie a frenarsi!) e così in mezzora arrivo all'auto.
Sarò onesto, questo era un giro più per la gamba (1500 di salita in circa 20-23 km in 5h) che per godersi il panorama. Ma di panorami da qui ne ho visti una miriade, e i migliori sono quando tutto è candido.. Comunque la compagnia dei camosci è stata ben apprezzata!

Qui altre foto.
Qui report dettagliato.

domenica 2 settembre 2012

Roccia sul mare, e noi sulla roccia e nel mare: Spigolo dei Chiavaresi

Tutta settimana che ci scambiamo mail speranzose ma già col sentore del “non facciamo un cazzo questo weekend”, e invece sabato sera dal ritorno dal giro in MTB una mail mi rivela che in quattro si tenta la Liguria o la Toscana, oh bene, questo sì che chiama fare i kamikaze! Visto il meteo.. Già, perché se prendi l’acqua in MTB, puoi anche continuare e finire tutto il giro, ma se sei in parete, due gocce ed è meglio filar via!

Ma non c’è niente da fare, quando Nicola organizza, qualche sorpresa c’è sempre. Siamo dopo Sestri Levante, vogliamo salire lo Spigolo dei Chiavaresi e falesie annesse, caratteristico e bello spigolo a picco sul mare, tantoché i primi spit son tali da fare avvicinamento in barca volendo. Ma noi la barca non l’abbiamo, perciò seguiamo la guida che parla di avvicinamento dagli scogli lato “Ligure”.
Curiosità alle stelle (io mi son già messo addosso il costume, spero riuscire a fare anche il bagno oggi!), e appena siamo vicini alle onde con la corda sulle spalle e l’imbraco in vita, non vediamo l’ora di attaccare. Ma questo avvicinamento non è una camminata tra gli scogli, un po’ di facile ma pur sempre esposta arrampicata in traverso, un tratto attrezzato con una corda che ha solo i trefoli, e poi..ma dove si passa adesso? E anche se superiamo questo, la dove si va? Sembra un po’ franato.. lo sconforto ci abbatte, che mezze seghe, torniamo indietro con le pive nel sacco..
Da notare un passaggino infido. Infido per via delle onde, perché se becchi quela sbagliata, il suo infrangersi sugli scogli come minimo ti bagna con gli schizzi fino al ginocchio. Tutti a studiare le onde, aspettando quella giusta, che a differenza dei surfisti è quella più bassa! Solo uno di noi si bagna, indovinare chi..
Beh, proviamo a vedere se ci si arriva dall’alto, superiamo la seconda galleria e vediamo di la. Toh, dei bolli blu, magari è la volta buona, magari di qui si va. Cammina saltellando tra gli scogli, ma lo spigolo da questo lato è bello lontano. Finiscono i bolli, scaliamo un po questo canale, ma adesso? Qui è peggio che di la.. Ma vaffa. “Ragazzi, ma voi volevate arrampicare oggi? Io ho portato il costume”.
Altre pive nel sacco, allora continuiamo con queste gallerie (che ci fan perdere mezzora ogni volta) e andiamo alla ricerca delle falesie di Moneglia. L’idea è: proviamo quei 5b corti, per capire come è gradata la falesia, poi se sono umani questi gradi ci caliamo sul Paretone di Moneglia e facciamo quella via di tre tiri. Il tutto per non rischiare di calarsi e poi scoprire che quel 5c dell’uscita è un 6c di Stallavena, allora sì che avremmo solo il ritorno a nuoto come possibile..
La mezzora di avvicinamento è prima una salita poi una repentina discesa verso il mare, dove le pareti danno a picco. Cerchiamo in giro, e ben presto capiamo che il solo modo per accedere ai settori della falesia è la calata in doppia, e di conseguenza l’unico modo per uscire dalla falesia è farsi la via che finisce col 5c. Azzo! Ma ormai siam qui, abbiamo già troppe pive, quindi attrezziamo una sosta di calata dove siamo, due cordate indipendenti per fare almeno da secondi il tiro che sta sotto. “Speriamo che quella sosta sia su una roccia, non su un sasso nella terra”.
Arenaria spettacolare, continuamente erosa dai venti e dal sale, perciò bella grippante, altro che Pietra! Tiro carino, 5c ben abbordabile direi, spittato bene. Si potrebbe scendere e farla tutta, ma se poi piove siamo fregati. Allora, dopo esserci fatti a turno questo tiro e quello a fianco, si ritorno all’attacco dello Spigolo dello Chiavaresi, “l’acceso deve per forza essere il primo che abbiamo provato, bisogna solo avere più coraggio!”
Riparcheggiamo, adesso siamo determinati, agguerriti, con una corda in più per attrezzare una fissa nel caso in quel traverso che non abbiamo provato prima, al ritorno ci trovassimo in difficoltà. Daimo su! La prima parte ormai la conosciamo, ma esser così vicini all’acqua del mare per praticare uno sport che ho sempre e solo vissuto (beh, escluso “chi vuol esser lieto” sia al Muzzerone) ben lontano dalla salsedine, è un’emozione. E giungiamo al punto dell’abbandono di poche ore fa. Bah, si poteva superare qui agilmente. Evvai, ci si avvicina.
Arriviamo al traverso.. finito il traverso adesso notiamo una cengia che dovrebbe condurre agevolmente alla parete. Su questa parete invece notiamo un po’ di spit. Nicola parte indomito, inizia a metter giù rinvii e farci scorrere la corda che sarà la nostra fissa. E adesso iniziamo a temere di non avere abbastanza rinvii! Sarebbe la beffa! Il tratto è divertente, facile ma sempre esposto, e i traversi in arrampicata anche se facili sono sempre ostici.
Nicola sta la, dove voltando l’angolo dovrebbe stare la parete dello spigolo. Ci arriviamo tutti, e invece per arrivare alla parete dello spigolo c’è da traversare ancora un po’ disarrampicando, poi saltare sulla lama dove giace la parete dello spigolo (che è letteralmente staccata dal resto!). Vado io, galvanizzato e ringalluzzito dal profumo di vittoria. Per passare da questa parete all’altra devo usare delle posizioni che nemmeno in palestra ho mai visto, ma si va. Ed eccomi, che figata.
Il colpo d’occhio è spettacolare, guardo alla mia destra e oltre allo scivolo di roccia c’è solo il mare, che con le sue onde si infrange sotto i miei piedi. Che acqua pulita! Potrei lanciarmi giù.. Gianluca, da capocordata con Roberto, mi raggiunge e supera per andare al vero attacco dello spigolo (c’è da traversare ancora); arriva Nicola, legato con me che va avanti. Arriva all’attacco, lo supera, inizia a salire. Si ferma verso metà e mi chiede “vuoi che faccio sosta, vuoi finire te il tiro?” “Nicola, vai tranquillo, ho fatto i Lyskamm io!”, traversata che lui mi invidia un sacco, perciò mi manda a cagare e prosegue.
In cima il mio compagno di cordata si prende un caffè, fa qualche foto, ordina una pizza e si legge un libro. Poi finalmente mi da l’ok per partire, io che sono strepitante, che dopo i due spigoli (qui e qui) di quest’estate nutro un amore sconfinato verso questo tipo di itinerari di arrampicata.
Che bello, che strano. Ci siamo smazzolati tutta questa strada per un tiro da secondi a Moneglia, un avvicinamento alpinisticamente marino e un monotiro di spigolo a picco sul mare. Forse un po’ pochino come quantità, ma come qualità no!
Tutti in cima, foto e via giù in doppia a riprendere la corda fissa, ritraversare, risaltare sugli scogli, ritraversare la corda senza calza, risaltare sugli scogli sperando che le onde non ci faccino il bagno, e infine arrivare all’auto. Bella li, stretta di mano generale, l’abbiam messo nel sacco lo Spigolo dei Chiavaresi!
E come speravo la giornata finisce con un bagnetto (non di pioggia, di quella solo qualche goccia dopo la doppia), primo e ultimo dell’anno per me, giunto ormai insperato. Acqua calda e fuori nuvoloso, si sta da re! Ci guardiamo in faccia: da tornarci in questa zona, da ripetere l’arrampicata sull’acqua! (in realtà, la giornata finisce con la birrozza made in casa Roberto..)

Qui altre foto.
Qui le foto di Nicola.
Qui report.

sabato 1 settembre 2012

Un’ormai insperato giro in MTB, e asciutto: Carpineti

In zona Cesarini c’è chi riesce a organizzare il giro oggi. Ormai rassegnato a farmi qualche decina di km di bitume piatto intorno a casa, mi sveglio senza troppa voglia, e inizio a sistemare casa. Poi arriva un sms, mollo tutto ciò che stavo facendo e preparo la mia Kona! Pronti via!
Destinazione Carpineti, giro collinare ma che riesce a raggiungere i 1100m di dislivello grazie a continue salite intervallate da discese. E alcune, che salite! E alcune che discese! “oggi è il giro cross country per eccellenza” dice la guida Gianluca, ma è un XC alla loro maniera..
Tutto intorno a noi nubi minacciose, sopra di noi invece un timido sole, e sarà così quasi fino alla fine, che botta di culo. In alcuni momenti c’è quasi in maglietta, ma se dopo gli strappi che ti fan sudare come a luglio ti fermi e ti fai avvolgere dal vento fresco…brrr, meglio ripartire di volata!
Poi quando ormai ci apprestiamo alla discesa finale, Anny prende la mano, “conosco una variante” dai andiamo, e il cross country è un lontano ricordo.. “Lo conoscete e glielo permettete ancora di abbindolarvi con le sue varianti” dice Samantha, riferito all’uomo con la bici dell’elefantino blu. Mah, io non lo conosco molto ancora, ma tanto vedo che finisce sempre così..
E con saliscendi e discese inattese, concludiamo questo giro di 28km, sotto una leggere pioggia negli ultimi 2km (che essendo discesa, durano davvero poco), chi l’avrebbe detto?! Io ero già pronto a lavare la bici!

Qui altre foto.
Qui il giro.
Qui il report su on-ice.