venerdì 7 agosto 2015

VD2015, day 2: Mesules (Ciavazes Ovest) - Via della Ferrata

Grandi idee, meteo distruttivo. Lorenzo deve ripartire per lavoro, torniamo a essere cordata a tre, io RiccardoGiorgio che ci ha raggiunto ieri sera, e col quale dopo parecchio cercare abbiamo trovato una via per oggi. Siamo al Passo Sella, affollatisimo centro arrampicatorio dolomitico, e che per questo motivo evito. Ma oggi andiamo in una zona ben distante dallo specchio del Ciavazes sud o dalla ressa delle Torri del Sella.
L'avvicinamento ci fa comunque sognare le salite al gruppo del Sassolungo e alle torri (io ho salito solo la prima). Ci fa anche sorridere con un gruppo di ermellini che corrono vorticosi in mezzo alle gallerie sotto le rocce al fianco delle quali passiamo. Un po' di ferratisti ci fanno temere trovare una via con della gente in parete, invece saremo solo noi (fila invece su Doctor Scintilla).
Seguendo la guida di Giorgio giungiamo all'attacco errato: le prime stampe della guida di Bernardi infatti recano per la Via della Ferrata la stessa immagine della via Doctor Scintilla. alla cui base c'è quella corretta per chi invece voglia salire la Via della Ferrata. Sulle ristampe successive, l'immagine è giusta. Scendiamo e ricerchiamo l'attacco giusto.
Anche oggi Ricky esordisce con un "parto io, che se no voi vi perdete", e parti tu. Che poi un pochino il brillante si perde, cerca, ravana, sale, scende, inizia a chiedere indicazioni, tantochè Giorgio si sposta per andarlo a vedere meglio. Alla fine giunge in sosta.
Anche sul secondo tiro cerca la strada l'amico Riccardo, e così anche oggi si è fatto i tiri forse un po' più anonimi della via: tempo di rifarsi ne ha comunque, e forse ci ha davvero salvato dal perderci noi, chissà. E intanto il Sassolungo mette un cappello più vistoso..
Adesso la via si fa più tosta, e tocca a Giorgio, un bel mezzo diedro paretone fessurato che si vede che impegna il ragazzo. Ma di tempo dovremmo averne dai. La fila su Doctor Scintilla è impressionante, come anche le cazziate che Claudio da a Claudia.
Si sbuca su un balconcino dal quale alzando gli occhi si resta a bocca aperta davanti al tettone che ci sovrasta. Ma niente paura, Giorgio deve prima traversare facile verso sinistra e poi risalire fino a prendere un canale. Solo che i primi 20m sono difficilmente proteggibili, e proteggerli potrebbe portare a un bel po' di attrito della corda.
E venne così il tiro chiave, che spetta ancora a Giorgio e che prova a salire. Resting sul chiodo, mette giù il friendone giallone, resting anche su quello, un A0 e poi su! Non abbiamo troppo tempo da perdere visto come si sta caricando il cielo. Parto io prima di Ricky, visto che poi il resto della via mi spetta, parto anche già deciso ad azzerare se butta male, ma con un po' di impegno (fisico) supero il passaggio chiave e salgo verso Giorgio a pescare il materiale rimasto.
Il cielo si è fatto pesante, occorre sbrigarsi. Il tiro è piuttosto chiaro, diedrone che piega verso sinistra: parto svelto, l'ottima roccia favorisce la velocità, ma meglio metter giù qualcosa, anche perchè non siamo su del III, e qualche protezione fa comodo anche ai miei amici. E poi, che bel tiro (come anche i prossimi!).
Settimo tiro, ripreso un po' di fiato, ma qualche goccia fa tremare, e il Catinaccio è bello coperto: siamo ancora in un'isola apparentemente felice, ma non rischiamo. Salgo deciso, devo solo capire quando traversare verso sinistra, e infatti salgo forse un pelino troppo. Non ho ancora messo giù nulla, e prima di mettere le zampe dall'altra parte su quella grossa clessidra, voglio proteggermi (e Giorgio mi maledirà nel recuperare questo materiale). Passo esposto e sono dall'altra parte traversando verso una sosta che si fa desiderare.
L'ultimo tiro è un traversone (che però sale molto di più di quello che lo schizzo mostra) esposto ed estetico anche se facile, merita pure lui, e quante clessidre si incontrano! E che nero che sta venendo sulle Odle.. Recupero i miei amici senza tirare troppo o li tiro di sotto, anche se non è chiaro quanto sia la resistenza del loro peso o quella del giro di corda a pesare.
Scendiamo per la Ferrata delle Mesules, per sentiero, mangiamo, beviamo qualcosa, un fulmine e tuono ci spingono a spicciarci, carichiamo il materiale nello zaino al volo, metto il coprizaino, sulle Odle l'apocalisse, optiamo per la ferrata sperando riuscire a scenderla velocemente! La scenderemo in 1h, senza nemmeno correre troppo visto quanto è dannatamente unta!
Giù veloci, ci assicuriamo poco, faccio più fatica qui che sulla via, d'altronde scendere una ferrata invece che salirla non è comodo. Con temporale alle calcagna e i tuoni che ci fanno compagnia, speriamo solo non finire arrostiti, e finalmente raggiungiamo la base sani e salvi e ancora asciutti.
Qualche foto e via di corsa, letteralmente, vedo anche Riccardo correre, miracolo. Pisciatina perchè non ce la si fa più e via come delle saette (oddio no) verso la macchina! Arrivati alla quale inizia qualche goccia anche da noi (le pareti tutt'intorno sono già nere da un po'), ma a noi che ce frega, ora vogliamo solo la birra!

Indicazioni serie a chi volesse ripetere la via:
- le prima stampe della guida recano un'immagine errata, è la stessa della via successiva (Doctor Scintilla) alla cui base c'è l'immagine corretta per chi invece voglia salire la Via della Ferrata. Sulle ristampe successive, l'immagine è corretta.
- In corrispondenza della quarta sosta c'è un grosso spuntone che andrebbe disgaggiato. Davvero instabile e ghiotto per mani e piedi, induce in tentazione.

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giovedì 6 agosto 2015

VD2015, day 1: Punta Kafmann - Via del Libro

Parto super carico il mercoledì finito lavoro, raggiungendo Riccardo e Lorenzo al Camping Soal. Mi smorzano subito sull'imprevedibilità del meteo, e complice anche il fatto di arrampicare in tre, optiamo per una via tranquilla e non lunga. Optiamo anche per salire in funivia, non mi oppongo, anche se un po' di MdA c'è..
Il sole spinge dietro le Coronelle, il cielo sereno, la funivia (sconto CAI) che sale freschina con delle mucche sotto di noi che incredibilmente corrono, il Latemar che man mano fa sfoggio di se: si parte bene! Scendiamo e ci avviamo a costeggiare il Rifugio Fronza, qualche tratto di cavo e di roccia davvero consumata, e siamo sopra la costola rocciosa dal quale appare la nostra parete.
Già, la parete appare, ma l'attacco non è chiarissimo, e lo sbagliamo. Saliamo troppo verso il Passo delle Coronelle, saliamo del I e II, fino a capire che siamo troppo in alto e dovevamo stare più a sx. Disarrampichiamo e torniamo indietro verso l'attacco che ci pare più corretto. Risaliamo (in pratica percorriamo il primo tiro ufficiale), poi Riccardo è perentorio "parto io che se no voi vi perdete", che autoritario oggi!
Autoritario, e così si sceglie anche i due tiri (in realtà per la relazione sarebbero i primi tre, ma noi il primo lo abbiamo parzialmente salito a piedi) più bruttini e anonimi. Ma di certo ci salva dal labirinto.
E durante il secondo tiro notiamo le prime nuvole arrivare sopra il Latemar a contaminare il cielo. La seconda sosta è pittoresca, appena spostata rispetto alla verticale del diedro del tiro chiave, che tocca a Lorenzo.
Lorenzo parte, lui il grado ce l'ha (beh, anche Riccardo ce l'ha, solo io non ce l'ho, sigh) e sale abbastanza svelto su questo ostico diedro che presenta un paio di passi mica banali. Poi gli appigli tornano e tutto si fa più semplice. Sosta appena sopra il diedro, inutile complicarsi la vita a continuare.
Riccardo parte in pose mica tanto plastiche, inizio a preoccuparmi, ma alla fine riesco a superare con qualche sbuffo il passaggio e a soffermarmi alla vista del cuneo di legno (che pare anche recente) nel diedro, ne quale se no servirebbero dei friends grossini.. Uno sguardo al tiro appena salito.
Riparte Lorenzo, per un bel tiro estetico su una rampetta verso il cielo che poi piega su placche lavorate.
Ultimo tiro per Lorenzo, bello continuo in piena parete a cercare lo zigzag più agevole. Raggiungiamo il libro di via, ci scambiamo le corde (cordata a tre presenta operazioni un po' più lunghe), e tocca a me, alè.
Salgo allegro e spensierato, ho fatto rompere il ghiaccio agli altri due e ora mi sento più "pronto" alla salita. Ma forse non abbastanza, alla ricerca della via trovo quella che mi pare una sosta e la uso. Recupero gli altri con un cielo sempre più minaccioso che inizia a incutermi una certa fretta.
Altro tiro, verticale come prima ma ben lavorato, mi consente di esser svelto sotto le due gocce di pioggia che mi scalfiscono, e alla vista della cengiona realizzo che probabilmente prima ho fatto sosta troppa presto (ma temo che sulla relazione sia errata la lunghezza del tiro..). Mentre recupero gli altri guardo su, per capire se sia troppo duro o meno.
Riccardo e Lorenzo mi raggiungono uscendo su un avancorpo panoramico, ma sovrastato da un bel nuvolone cupo. Si potrebbe "scappare" per il cengione di sinistra, ma no, arrampichiamo, che così mi faccio un terzo tiro, e pure bello, e vado pure a cercare di complicarmi la vita cercando non sempre il più facile: c'ho voglia e fame. Raggiungo la cresta per terreno delicato, e nell'indecisione su cosa sia meno marcio, sosto appena in cresta su uno spunto un po' crepato..
Crestone panoramico, che mi rivela come il Catinaccio che appare così massiccio sul suo versante est, sia esile sul sud. Esile e col cappello al momento, mannaggia alle previsioni, qui rischiamo l'acqua! Un'occhiata alla spelacchiata Marmolada..
Foto di via, beviamo e mangiamo qualcosa, e ristudiamo la discesa. Iacopelli sconsiglia verso nord, anche Bernardi e Bernard fanno andare a est, proviamo, sembra tanto scosceso.. Iniziamo subito complicandoci la vita, puntare alla cresta nord i primi metri sarebbe stato meglio, poi iniziamo a traversare e scendere seguendo deboli ometti, fino a scendere abbastanza per vedere che..scende parecchio.
Noto un ometto ben più in alto, ma uno c'è anche qui, convinco gli altri due a risalire. A mezza costa la presenza di ometti è più marcata, seguiamo loro, tra cengette esposte e passi di II/II+ dove meglio tastare due volte a quale roccia affidi la tua vita. Riccardo e Lorenzo sembrano muoversi sulle uova, li capisco! Sol che traversa traversa, e scendi poco, inizio ad avere il dubbio che possa essere l'uscita di un'altra via e che abbiamo sbagliato.
Faccio però bene a fidarmi del mio istinto: la traversata finisce, siamo quasi sopra il Passo delle Coronelle, ma troppo verticale per scendere a piedi. Esploro verso est e trovo l'ancoraggio di una doppia, evvai, così si fa presto. Con 50m siamo sul sentiero che porta al Passo delle Coronelle.
Per comodo sentiero e poi per roccia consumata e cavetto, siamo al Rifugio Fronza dove la sete si porta a una birra media e la fame a un dolce, che per me si rivelerà troppo peso: Ricky finisci tu. Ormai giù all'auto, il cielo sopra le Coronelle si fa davvero plumbeo..
La sera ci raggiunge anche Giorgio (tra treno e bus fino al Passo Costalunga, dove lo aspettiamo con un bel tramonto sulla Roda di Vael): l'idea era domani fare un vione, ma il meteo capriccioso non lo consente, e ha ragione!

Indicazioni serie a chi volesse ripetere la via:
- la funivia fa lo sconto soci CAI
- abbiamo attaccato più in alto, e per questo la nostra prima sosta sarebbe la seconda ufficiale
- Il penultimo tiro è più lungo del dichiarato, ecco perchè ho fatto sosta intermedia.
- La discesa da noi effettuata (seguendo degli ometti) è diversa da quella delle guide: dalla sosta sulla cresta scendere 10m verso nord, poi girare a dx seguendo degli ometti, inizialmente scendendo poi risalendo e in seguito rimanendo in quota traversare tutto il versante con vari sali scendi (esposto, tratti di II), fino a giungere quasi sopra il Passo delle Coronelle (non visibile ma intuibile). Scendere verso il versante fassano fino a trovare una doppia su chiodo e spuntone un po spostata a sinistra. Da questa o doppia da 50m o due da 25 (anche la seconda doppia attrezzata) fino al sentiero ben marcato che poi risalendo in pochi minuti porta al Passo delle Coronelle.

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mercoledì 5 agosto 2015

Vacanza Dolomitica 2015, VD2015: prologo ed epilogo

L'anno scorso rinunciammo amaramente ai sogni di gloria sopra la linea dei 4000mslm: il meteo era di traverso, e ogni giorno i meteorologi annunciavano che "tra due giorni arriva l'alta pressione", ma quei due giorni scivolavano sempre nel futuro. Pace, riuscimmo a salire 6 vie dolomitiche tra Val di Fassa e Ampezzano, ma sempre col pepe al culo per l'incombenza del temporale o della pioggia pomeridiana (presa pure neve il 16/08 a 2400m). Non arrivammo a salire 50 tiri di corda, e passammo 5 giorni di assoluta lontananza dalla roccia (viaggi, rafting, giretti vari).
Quest'anno viste le difficoltà (forse meglio chiamarle tragedie) climatiche, non ci pensiamo nemmeno ai ghiacciai: troppo caldo, troppi pericoli oggettivi alti, e quel "devo far roccia" che pende come spada di Damocle sulla capoccia. D'altronde anche Riccardo è perentorio con un "andiamo ad arrampicare". Non mi dispiace, o meglio, mi dispiace, la mia prima scelta sarebbe sempre alta quota e/o neve e ghiaccio, ma la roccia gradisco. E poi quante risate si faranno..
Il meteo quest'anno è meglio dello scorso, anche se fin da subito ci fa disperare: annunciamo belle giornate, e poi alle 10 di mattina le nuvole fanno già capolino in cielo. Vie lunghe e ingaggiose vanno tenute in considerazioni poche volte, altre meglio mettersi su qualcosa che conceda ritirata sicura o comunque corta.
Secondo i calcoli, tenendo conto della discesa anticipata dalla Torre Fosca, della ritirata dalla Cipriani, dei dei tiri fatti un po' diversi da certe relazioni, riusciamo a salire 9 vie, oltre 2000m di dislivello, quasi 2500 di sviluppo, 74 tiri, quasi 45 ore di arrampicata (solo salita). Insomma non male alla fine. Per non considerare il non affollamento! Solo una cordata sulla stessa via (Torre Fosca) e una cordata sulla stessa discesa (Torre Demetz, e per fortuna).
Camping Soal base d'appoggio per tutta la vacanza (camping dove fa base anche il mitico Tom Ballard). Eletta Playmate della vacanza, il Sassolungo, nel cui massiccio abbiamo salito (quasi) tre vie, e alla cui base abbiamo sognato la nordest. Montagna che abbiamo visto quasi tutti i giorni, e che avevo visitato solo di rado (Spigolo del Pollice, Mistica), ma che scopro meritare davvero.

Segnalo l'applicazione dello sconto CAI alle funivie del Fronza e del Demetz.

Nero in settimana: Pincelli con variante mediana

Dopo l'annunciato infruttuoso tentativo del 23/07/2015 finito a gnocco fritto e birra (un temporale, annunciato, alle porte di Castelnuvo ne Monti ci aveva smorzato definitivamente), e dopo che quei maledetti si erano ripetuti una settimana dopo senza di me, oggi ci risiamo. Pietra di Bismantova in notturna (scorsa volta). 

Notturna mica tanto, in realtà usciamo fin troppo presto, a settembre poi ci rifaremo a lume di frontale dall'inizio alla fine.  Ma oggi un'allegra scampagnata ci sta, con le valigie pronte per la partenza di domani sera verso l'ambita dolomia! Oggi sabbia pressata. 

Svelti all'attacco, parte Gianluca che non ricordava una "montagna" così sporca, e che mi sbaglia pure la sosta per proseguire sulla variante mediana: si vede che non la vuol fare. Ma lo raggiungo e frego dirigendomi verso Simone che invece ha sostato correttamente. Stefania insegue. 

Parto per la variante mediana, 40m di placca che non ricordavo così sugoso, da zigzagare alla ricerca dei piccoli e deboli appigli, listelle, lamette, un bel nasone unto che quando crollerà cambierà il grado della via. Sembra che piove, invece è il mio sudore che dalla faccia mi cade sui piedi.. 

Eccomi verso la sosta per terreno più delicato, che quando annuncerò a Stefania mi maledirà. Guardo in alto la variante alta, e la sogno: la sognerò per un po' di tempo, perché quando Gianluca arriva è abbastanza perentorio, come un po' tutti. 

Via fuori per la classica, incastrandosi nella strettoia come dei pesci nella rete, e uscendo con la luce che scarseggia e io che, senza frontale (ce l'ho, ma nello zaino con le birre che berremo in cima), tasto a caso coi piedi. 

Al rifugio, con birra e razzolando tutto quello che gli è rimasto.

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sabato 1 agosto 2015

Cercando l'isola felice: Rocca Pendice, Via Carugati

Dovevano iniziare le vacanze dolomititche, ma il meteo dice "NO!" e me le fa posticipare. Partiamo allora alla volta dei Colli Euganei, unica zona dove pare la pioggia possa comparire solo nel pomeriggio (e grazie al gentilissimo Ezio vengo informato del fatto che nei giorni passati piogge importanti non ce ne sono state, altrimenti la trachite sarebbe ostica.. Compagnia inusuale ma simpatica, io, Stefania, Simone e Marco

Viaggio con poco traffico (bollino nero, indi per cui alcuni si sono rifugiati in Pietra di Bismantova), colazione e arrivo in zona con gara di Longboard che per fortuna passiamo prima che chiudano la strada, ma ci tocca parcheggiare altrove rispetto all'altra volta

Fiducioso di chi ha fatto i compiti a casa e ha studiato avvicinamento e via, ci si incammina, ma gli studenti Stefania e Simone devono ben fermarsi a valutare i bivi.. Studiato poco in realtà! Un cartello ci avvisa di non spaventarci se troviamo dei finti militari in zona.. Ci sparano nel culo, alè. Traversino esposto ed eccoci all'attacco della Carugati. 

Il primo tiro incute già una certa soggezione: un camino umido, muschiato, su una roccia su cui non siamo abituati ad arrampicare. Si rivela delicato, col cacchio che è un III, non credo sia nemmeno un IV, sì è vero che generalmente ha buoni appigli, ma qualche passaggio non banale c'è. Quando poi uno ci mette del suo.. 

Arrivo al termine del camino, ci deve essere la sosta in giro, ma io che ormai ho la testa alle dolomiti e vie poco chiodate, guardo in alto, cerco di salire, un buchetto, mi alzo, ma mancano le mani. Ravano un buon 7-8 minuti, quando finalmente si accende la lampadina "ehi, ma è una via praticamente sportiva, devono esserci chiodi: se non li vedo vuol dire che non c'è da salire". Guardo qualche metro a sinistra: ecco la sosta. 

Dico a Stefania di partire, Simone la segue quasi a ruota (distanza di sicurezza). Anche loro hanno di che pensare su questo tiro (con Simone che farà il funambolo sulla parte finale, ingannato anche lui dal salire su dritto invece che traversare molto prima a sinistra). 

Stefania si avvia sul secondo tiro, che parte facile poi presenta una placca muschiata di aderenza sul "verde": vacca che schifo. Ma tocca farla per salire.. 

Terzo tiro senza particolari difficoltà, chiaro anche qui mi complico un pochino la vita, ma la via è piacevole e gli "spigoli" accennati li cerco sempre. Marco invece tira parecchio dritto il suo secondo tiro e sosta molto più alto di come aveva fatto Stefania: ci sono molte soste su questa via. Azz, qualche goccia scende, laggiù che nero, ma torna il sole, continuiamo. 

Stefania riparte per quello che dovrebbe essere un altro entusiasmante tiro. Si parte subito con un bel passetto di aderenza, poi appoggiati, e in seguito il diedro si impenna un pochino e obbliga a spaccate e aderenza. Stefania orgogliosa della sua salita richiede un applauso. Giunta al tettino ahimè, molla la spugna. Da sotto mi chiedo se ci sia da andare per di li o più a sinistra, fatto sta che la mia compagna di oggi si inventa una sosta sull'albero sotto lo strapiombetto e mi fa salire. 

Andiamo a vedere, che sono già gasato per il passo di "forza". Arrivo da lei, lo studio, si vedono chiodi anche sopra, dai proviamo. Mi metto bene, riprovo a mettermi bene, dai issiamoci, e tac, salito! Ma non è finita: qualche altro passo delicato riporta su terreno più agevole, e si giunge alla base di un bel diedro che obbliga grandi spaccate con appigli scarsi (e quando ci sono, sono vaschette coi pesci rossi). 

Raggiungo una sosta, valuto se continuare, salgo un po' ma poi ridiscendo: inutile concatenare, e poi voglio fare arrampicare anche lei e magari fare uscire lei in "vetta". Sale, e anche lei si diverte sulla spaccata ampia, mi raggiunge e ben presto parte arzilla per l'uscita. 

Aspetto Marco prima di ripartire, poi raggiungo Stefania con le scarpe da ginnastica (finché ero in attesa, mi sono cambiato) su del II un po' delicato e poi trazionando sul muro di contenimento della "cima". Che fame e sete! Il mio panino non me lo toglie nessuno. 

Arrivano anche Simone e Marco, che litigano con le corde nel farle su. Scendiamo, un'occhiata all'orario (ce la siamo presa molto con calma oggi) e optiamo per non arrampicare ancora visto il coprifuoco di qualcuno e la voglia di birra di qualcun altro. Sbagliamo pure sentiero a scendere, ma non sbagliamo il luogo di ristoro: birra e dolce da Ezio!

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