domenica 9 aprile 2017

Giornatone teorico d'urto: Prima Uscita A1 2017, Pietra di Bismantova

E ci siamo. Prima uscita del corso A1 2017 del CAI di Carpi. Prima uscita da direttore. No perchè, finchè sono “solo” preparazione, burocrazia, iscrizioni, pianificazioni e  lezioni teoriche, è una cosa: ma ora si fa sul serio. La classica uscita in Pietra chiama, e purtroppo per gli allievi è prevista pure una giornata di meteo stabile, a differenza di tutte le passate dizioni che io ricordi. Ci sarà da sgobbare! 

Partiamo seriamente mettendo in chiaro una cosa: ad arrampicare saremo scarsi, ma quando si parla di bere e mangiare possiamo dire il fatto nostro. Colazione in pasticceria, e solo dopo possiamo dirigerci verso un piazzale Dante con già un buon numero di auto parcheggiate. Sì ma sono qui dalla festa di ieri sera probabilmente (la ragazza stranita, nel baule trasformato in camera da letto, all'interno dell'auto alla quale parcheggia di fianco Gianluca, mi fa pensare che sia anche stata uan serata difficile..). 

Divisione in due gruppi per velocizzare le cose, evitare tappi, separare le attività:
Gruppo A: parte immediatamente per la ferrata, poi si sposta al Sirotti, e in seguito alla Palestra dei Reggiani. Capitanato da Davide, con l'ausilio di Alfredo, Fabio, Federico, Dario, Stefania.
Allievi: Alessandro, David, Ester, Francesca, Gioele, MarcoB, MarcoR, Steve.
Gruppo B: parte immediatamente per la Palestra dei Reggiani, poi si sposta alla ferrata e in seguito al Sirotti. Capitanato da Andrea (io), con l'ausilio di Fiorella, Gianluca, Luca, Marco.
Smistamento corde e materiale, e ognuno va per la sua strada. 

La nostra, è quella di arrampicare al sasso appena sotto al parcheggio. Ecco, sull'arrampicare non è che ci sia da spronarli molto i ragazzi: ci vedono salire agili a portare su le corde e prendono coraggio, poi quando tocca a loro..la musica un po' cambia ma è normale. Impegno se ne vede nel provare a salire, un po' meno bravura si vede nel fare i nodi..ma glielo si può perdonare. Alla prima uscita sì, alle prossime..niet. 

Monopolizzato il sasso con 4 diverse linee di salita, i criceti fanno girare la ruota dell'arenaria, più timorosi a scendere che a salire (tutto nella norma), chi più bravo chi meno a salire, chi più impacciato chi più disinvolta. Forza, su calcare sarà tutta un'altra cosa. Tiro su una quinta linea ("no ma passa pure dietro il sasso che c'è il sentiero", più che sentiero, sarà una salita di III), e posso gironzolare da una postazione all'altra, ognuna delle quali è ben assediata dai miei fidati colleghi. 

Finalmente arriva Stefania, la "regina magia" (occhio all'accento, intendo un re magio al femminile) che ci porta in dono set da ferrata e imbraghi alti. Ovviamente al parcheggio la conta o le alzate di mano sono state errate, e così manca un set: Gianluca sconsolatissimo e tristissimo deve così rinunciare alla sua ennesima ripetizione della Ferrata degli Alpini.
Tutti in cammino verso la Foresteria, ma calma, è presto per fermarsi. Il naso all'insù a guardare tutte quelle slackline sopra l'eremo, e noi a chiacchierare mentre in modo largo ci dirigiamo verso l'attacco della ferrata. Largo apposta per evitare quel primo tratto di cavo in semi discesa, unto, umido, schifido. Meglio questa bella sudata al sole, questo raddoppio dei tempi, questo test. 

Arriviamo all'attacco della ferrata senza colpo ferire (va beh dai, solo un pezzo di discesa faccia a valle ma culo a terra) pronti per quella che credevo essere la cosa più "facile" di oggi. O meglio, meno tecnica: prendi il cavo e tirati su! Smistate le corde, parte Fiorella, seguita da tre allievi, poi Marco, seguito da tre, Luca seguito da tre, e infine io a chiudere un gruppo che ben presto assomiglierà a un trenino. 

Un gruppo ci segue, o meglio ci aspetta. La salita non sarà molto "disinvolta", ma anche questo ci sta: non temete, è la prima e ultima ferrata del corso, per molti probabilmente è pure l'ultima della vita! L'ultimo vagone (io) si preoccupa di confortare a aiutare il penultimo: un vagone piccino e preoccupato, poco confidente nelle proprie capacità, ma che poi se la sbriga relativamente bene nel portare a termine la salita. 

Col tempo che ci vuole, arriviamo al libro di via, che firma solo Luca, meglio che non ci fermiamo tutti e continuiamo a salire, che la giornata vorrebbe essere ancora lunga. Daimo, che la scaletta finale si intravede, lo suggerisco a chi mi sta davanti che esulta: non diciamogli che spesso questa tattica la uso mentendo. Ma stavolta è davvero vicina! 

Piano piano usciamo tutti, uno alla volta, vittime ignare di foto più o meno a tradimento. Momento svacco prima di proseguire con la didattica: tutti sdraiati sul prato all'uscita, a mangiare (in tanti a offrire panini, ma tutti con salume, uehhhhh) e bere (la birra arriverà, non temete). 

Ora di ripartire, un agguerrito e armato fino ai denti corso che si divincola tra i cazzari che prendono il sole sulla sommità, chi ci guarda con occhi sgranati e ammirevoli di "oh ma quelli arrampicano, guarda quante corde!", e gli slackliner tranzolli che navigano sopra il vuoto, osservano questi ultimi, o fanno acro yoga (ecco, con questi ultimi, e ultime, mi fermerei volentieri..). 

Torrione Sirotti, dove il buon Gianluca ha già attrezzato un paio di discese (per poi dedicarsi alla sua attività preferita: l'ozio). Spiegati longe, Machard, corda doppia, è ora di scendere ragazzi! Chi in modo disinvolto, chi parecchio teso (tesa), chi "no ma io non ce la faccio" e poi ce la fa benissimo, chi si cappotta per fortuna non troppo rovinosamente. 

Fatto un giro sulle doppie corte e "solo" verticali, tocca fare quelle serie dal vero Torrione Sirotti. Ah, se torno a pensare quando ero allievo quanto mi cacavo sotto su queste cose.. Ora esser dall'altra parte ha un altro gusto. Ma non quello sadico di dire "ah ah, ora tocca a voi!", piuttosto quello giocoso e fiducioso di dire "tocca a voi, abbiate pur paura, che poi vi divertite!" 

In quattro sulla doppia meno "esposta", in cinque su quella davvero figa. L'allieva più tesa che prende un coraggio da leoni (pardon, da leonessa) e scende per prima! Ah, v'avevo detto che vi sarebbe piaciuto, no?! E invece ni, quando torna su mi dir "Andre, per me anche basta per oggi eh!" 

La gente scorre, scende, si cappotta, torna su sperando in un altro giro. Io che speravo fare anche la risalita della corda, invece mi comunicano che l'altro gruppo è già in Foresteria. Anche l'ora indica che bisogna lasciar lì, quindi su le canne e si scende. 

Al parcheggio il primo mini bilancio della giornata, con quel "Ehi, meno male che avevi detto che tra tutte le uscite era quella più teorica e meno pratica! Ci hai fregato", beh nella mia testa lo era, o forse ragionavo molto dal lato di istruttore: noi oggi non abbiamo fatto quasi nulla, sarà dalle prossime che anche noi faremo un po' di pratica! 

Foresteria, Gruppo A che ha spazzato tavolo, piatti, boccali, ma noi del Gruppo B non saremo da meno! Tra sonno, sete e fame, avrei voglia di fare tutte e tre le cose insieme, ma non si può: gustiamocele una alla volta, mentre risate e aneddoti si sprecano nella giovialità di un tavolo dove siam tutti allo stesso livello (beh, mica che prima fossimo poi così diversi veh!).

Quialtre foto.

sabato 8 aprile 2017

In qualche modo: Il Profondo Rispetto (reciproco) per l'Indria

Questa via era rimasta un po' lì: quella volta riuscii a trascinare Nicola ad arrampicare con me, lui che ormai viaggiava su un grado più alto del mio e con lui era quindi ormai impossibile andare fuori insieme, se non tirandosi il collo. Ora viaggia due gradi sopra il mio, quindi ciaone. Però quella parete, quel nome, quell'aspettativa stroncata da una parete fradicia, mi erano davvero rimaste lì.

Ritentai successivamente di coinvolgere qualcuno, ma con scarsi risultati. Anche perchè, visto il grado della via, serviva anche un compagno in grado di portarmi fuori da questo cavolo di VI! Nell'ultimo periodo, vuoi per un inverno finito prematuramente (è mai iniziato), vuoi per una voglia dolomitica che mi fa tornare voglia di allenarmi, Arco è diventata meta frequentata dei miei weekend.
Voglia di fare una via dalla media lunghezza, un bel meteo, nessun orario, tanta voglia di arrampicare e un pochino di mettersi in gioco, oggi è la volta che si ritenta “Il Profondo Rispetto per l'Indria”, con Giorgio, e da casa un Nicola profetico che ieri mi scrive (dopo aver suggerito altre vie, ovviamente al di fuori del nostro grado) “ma orami vedo che vi lanciate sul VI, e in qualche modo ne uscite”. “in qualche modo”, a volte in A0, a volte in A1, magari una volta ne uscissimo puliti.

Partiamo alla solita ora: un po' prestino per molti, ma le temperature sono già ok, la colazione si trova senza problemi, e la voglia di non trovare nessuno davanti a noi (e farci superare il pi tardi possibile). Peccato solo la cena semidistruttiva di ieri sera: non ero più abituato al Lambrusco, e si vede che ne avevo tanta carenza. Risveglio dopo poche ore di sonno piuttosto duretto, e in A22 collasso sul sedile.
Dopo la colazione, siamo al parcheggio, che cazz c'è già gente. Va beh, mica andranno tutti all'Indria! Zaino unico anche oggi, alla fine ammetto che arrampicare libero è bello, anche se la schiena me la sento poco protetta, e sento ancora di più di essere in un ambiente più falesista che alpino. Giungiamo all'attacco già accaldati, carichi al punto giusto, con un profondo rispetto.
Parte Giorgio (squadra che vince.), l'altra volta ero partito io L'altra volta era anche parecchio bagnata la parete, e ricordo bene essermi cacato sotto anche sul IV. Oggi  tutta un'altra storia, è pur vero che le difficoltà maggiori arrivano dopo.
“dopo” vuol dire poi subito per me. Placcossimo tiro da primo, che però mi scorre bene e rilassato: oddio, rilassato  una parola grossa, diciamo che sudo il giusto e la cosa mi fa prendere coraggio. Vuoi vedere che oggi la portiamo a casa? E pure discretamente bene? Un bel traversone delicato sotto strapiombo, ricco di prese rovesce, e arrivo ben presto in sosta. Carico e fiducioso.
Riparte il mio amico, che mi avverte che c'è gente sotto. Che palle! In realtà, se anche c'era qualcuno, poi se ne va, lasciando la via tutta per noi, cosa unica e rara ad Arco. Muretto un po' tosto, poi si scivola bene verso la sosta. Oh, che muro giallo sopra la sosta! Fortuna c'è da sgattaiolare a destra alla ricerca di un diedro nascosto.
Oggi tutti a me i diedri. Struttura che di solito mi garba assai: arrampicata con un po' di forza, bella esposta, col vuoto sotto i piedi. Andiamo a vedere, andiamo a sgugnare. Un primo tratto divertente, poi una sorta di bivio dove mi pare naturale andare a destra, troppo tosto a sinistra. Ma quell'anello lassù indica che occorre tornare con un traverso “eccitante” dentro al diedro a sinistra, per poi scartabellarsi e inventarsi un po per proseguire su queste pareti lisce. Uff, ecco la sosta.
Brillanti e simpatici quelli che hanno inciso frecce sulla roccia in varie direzioni, fortuna quella blu  una sola e non ci si può sbagliare. Sul quinto tiro Giorgio sparisce presto alla mia vista, per poi tornare sopra di me sullo spigolo. Quando tocca a me, ci scatta la prima azzerata della giornata: la placca non mi piace, provo a salire, ma non va bene, tornare gi non si può, tocca traversare sul nulla e...afferrare la fettuccia. Pace.
Vengo pure punito col tiro più brutto del momento, un semi traverso su roccia delicata e pure breve Definirlo “brutto”  come sputare nel piatto in cui si mangia: una piccola discontinuità su una via per ora davvero appagante. La preoccupazione per quella “sosta fragile” viene annientata alla vista di due spit. Ho conservato lo zaino su questo tiro, vista la sua facilità e per evitare tempi persi per due scambi: altruismo e risparmio.
Riparte il mio amico, mentre di nuovo un elicottero gira vicino a noi per soccorrere qualcuno: sta diventando un'attività troppo “numerosa” quella dell'alpinismo. Finito il traverso esposto, si salta dall'altra parte per arrampicarsi in verticale alla ricerca di buone mani che per fortuna non mancano.
Ottavo tiro, dai che siamo a più di metà, anche se il tiro chiave  poi alla fine. Altro diedro, però cavolo se strapiomba in alto! Questo sarà più duro, di certo più fisico: sospirone, e via andare, che non c'è da cincischiare quando il rischio ghisa is in the air. Vado, un friend a integrare, e poi verso l'alto, tra sostituzione e trazioni guadagno altezza.. pause di rflessione, lettura della roccia, cuore in agitazione, strapiombo e dai che son fuori!
Passerella di terra gradinata (mamma mia Grill, che impegno a mettere in “sicurezza” tutti questi tratti), e alberello con tronco secco pendulo. E qui, salgo troppo a sinistra, come al terzo tiro sbaglio e tornare giù non  comodo, ma possibile visto che sono da primo. Riparti per una bella placca che riesco a vincere fiero di me e delle mie mythos (in realtà, mo' vaca se son scarso).
Dubbioso se la sosta sia questa, ma credo di sì, allungo il barcaiolo di almeno 6m per poter vedere il mio amico salire e scambiarci due battute: ridevo meno quando ero al suo posto. Poi riparte, un salto su una lama traballante, e poi un bel traversone delicato ed espostissimo la cui bellezza  proporzionale al “cacchio che vuoto sotto i miei piedi!”, almeno per me che adoro ciò.
Ed ecco il tiro più brutto della via, il mio! Un trasferimento di I (e anche qui, dire I è tanto, si cammina per sentiero) dove la corda ha pure il coraggio di bloccarsi! La fame e la sete ci fermano per la seconda volta: in parete al sole fa già un caldo assassino, estate aspetta!
Giorgio mi rende il favore conservando lo zaino anche per il prossimo tiro, una facile ma pittoresca rampa sotto degli strapiombi a sfruttare una bella fessura di prese rovesce. Voglio la birra! Fortuna qualche sosta è all'ombra, perchè 1,5l in due oggi è davvero poco. E meno male che ci mettiamo un tempo dignitoso a finire la via.
Eccoci sotto il tiro chiave col passo chiave, la spaccata, banzai! Altro diedro, sempre a me: a fine giornata il mio amore per i diedri sarà in crisi.. Subito un resting, per poi scoprire la manetta salva vita: zioccan. Strapiomba pure un po' il maledetto, e dopo poco diventa davvero liscio sulla parte destra. Come prima, ma pi di prima, gioco di incastri alla Yosemite style, braccia e gambe nella fessura, ginocchia in sostituzione, ne uscirò con un polpaccio destro un po' graffiato.
Bello eh, ma che duro! Perchè non salire quella fessura a destra? Ah, ma tra poco ci vado. Cordino lassu, sotto quel masso incastrato che da superare in alto  impossibile, ma ci arrivo cotto e mi tocca trazionare anche su esso (Giorgio quando arriverà in sosta dopo mi dirà “ma c'era una manetta appena più in alto a sinistra”, noooo). Daje de spaccata adesso!
Oh, ok che faccio yoga (con scarsi risultati, ammetto), però.. Allunga il piede varie volte e tastare quel terrazino inclinato lontano, che tanto al cambiare del tentativo non si avvicina, non si allarga e non si pareggi. Resta uguale. Forza, una specie di Dulfer col fiato strozzato, e son di la. Dai che forse la portiamo a casa!! Ma il tiro non è finito, verticalità netta per risalire verso la sosta, la corda troppo angolata negli ultimi due rinvii mi sega..le balle.
E la pala placcosa che faceva cagare sotto fin dall'osservazione da valle, è di fianco a noi. Ma non abbastanza da esser lei il nostro ultimo tiro! Preoccupatissimo per di nuovo quel grado di placca che sotto mi ha fatto azzerare, infreddolito da una sosta all'ombra e al vento (pelle d'oca e quasi tremo), osservo Giorgio sul 13imo e ultimo tiro.
Sale la fessura, massi instabili, arriva sotto lo strapiombone diagonale. Da qui non si può vedere se ci sia una bella fessura solcata dal vuoto a indicare delle buone mani: non farci sorprese! Il mio amico scorre liscio, supera il tratto, arriva in sosta e lo sento gridare, yeah! In qualche modo ne uscirò anche io! E ne esco pure bene, niente A0, strana questa diversa gradazione rispetto a sotto: ma io son scarso, probabilmente anche nel leggere la roccia.
Ok, tre A0 (di cui uno da secondo) ma sono soddisfatto, e Giorgio (nessuno A0, maledetto) pure. Riusciamo a salire una via davvero bella, appagante, varia, e in totale solitudine. Al sole, col sole, in tempi anche dignitosissimi (almeno per i nostri standard, 6,5h), e con gli ultimi ruttini al Lambrusco. Ero quasi schifato dall'idea di bermi una birra e mangiarmi un panino, ma ora non vedo l'ora!

Qui altre foto.
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Relazioni a bizzeffe su web.

domenica 2 aprile 2017

Daje de spaccata scoiattolata: via Calliope

Ce la faccio. Convinco Stefania che questa via Calliope sarà meglio di quell'altra (sportiva ma per noi dura e probabilmente affollata) e di quell'altra (stesso grado ma friabile e più alpinistica): anche se di quest'ultima mi resta l'acquolina in bocca.. 

Dopo ieri, si riparte alla volta di Arco: l'anno scorso snobbavo il più possibile questa zona, e questa stagione mi ci ritrovo di nuovo. Colazione come si deve, e via a dare da mangiare ai dipendenti dell'A22: almeno la partenza presto (ma non troppo) ci consente di arrivare all'attacco per primi, nonostante che la quantità di auto nei paraggi mi abbia fatto temere il peggio. 

E siamo sotto al camino del primo tiro. Mo vacca che impressione! IV+, mica VII, ma ci si sente schiacciati da questa verticalità, da questo buio nel cunicolo dove si sosta e dalla luce prorompente dietro al masso incastrato sopra. Stefania non parla più, non scherza più, mica si vede che è tesa. Io confido che il grado sia corretto, se no son volatili per diabetici. 

Uno scoiattolo alla base dice "usa la spaccata, vedrai è facile!" Parto io, tic tic tac, mani in sostituzione, passi brevi, e si riesce a salire. Solo che mi sa che c'era da partire dando le spalle al buio, e non viceversa: mi ritrovo a fare il gambero e guardare all'indietro dove mettere mani e piedi, fino a zuccarmi contro il masso e doverne uscire a mo' di limbo.. Un'unica protezione, e in alto, e son fuori. 

Demordo dall'idea di concatenare, nonostante siamo già inseguiti da una cordata: sarei talmente in alto che se la mia amica scivolasse, per l'elasticità della corda finirebbe rovinosamente a terra. E poi, ziobel che camino sbilenco sopra la mia testa! Qui ci sarà da friggere. Arriva Stefania, un pelo già provata, e alla vista del caminone vedo già la risata apparire sul suo volto. 

Parto di nuovo, e porca vacca che mazza di camino. A parte che si allarga man mano costringendo alla scoiattolata estrema, poi le numerose ripetizioni non hanno lasciato molta ruvidità sulla roccia. C'è da dire che è parecchio protetto, ma anche che è parecchio faticoso anche per i piedi: le mani hanno poche speranze di trazionare. Passo dopo passo, ma dopo parecchio tempo, progredisco, salgo. 

Ma che fatica! Se penso quando toccherà alla mia amica..daje Ste! Ma intanto pensa a te che ne manca ancora. E manca il più duro tra l'altro, abbandonare il camino per andare in placca: o no? O sì? O boh? Quell'orecchietta non è abbastanza solida per mollare il piede destro, ma d'altronde sembra da fare così. Dopo un po' di tentativi la ghisata è dietro l'angolo. E vabbeh, aiutino per saltare di la, e poi si va di placca. 

E faccio meno fatica qui che nell'ultimo passo del camino, ma come in esso, ti guardi sotto i piedi e c'è solo il vuoto. Totale esposizione, ficata: qualche foto riesco a farla, sperando i piedi non ci mollino. Beh il tiro più duro è fatto, il resto dovrebbe essere più facile. Non facile, ma più facile. 

Ecco la mi amica, che ha lasciato passare avanti Vittorio, giovane cortinese che si è mangiato il camino ben più agilmente di me, ma uscendone come me (e il mio ego si risolleva). Cerco di ripartire subito, che anche sulla prossima lunghezza un po' di pepe c'è. 

Infatti, dopo un comodo traverso, una bella placca di per infilarsi dentro un bel diedro (tutto bello insomma) dove l'amico dulfer aiuta..e poi? Beh ma continuare a salire la vedo dura, non impossibile ma dura, fammi dare un'occhiata a sinistra, ecco un anello! Occorre abbracciare la montagna come se fosse la tua ragazza in un momento di affetto, fidandoti che con la mano sinistra tu riesca a trovare una sua buona "mano" da afferrare e con la quale passare di la. Fatta, abbraccio finito e via in sosta. 

La mia amica sta per partire ma..arriva l'elisoccorso. Ancora. Non sono bei momenti, e purtroppo sono sempre più numerosi. Di certo dispiace per il poveretto che si è fatto male, ma anche per noi non è facile psicologicamente continuare la salita dopo che sirene di ambulanza a e pale di elicottero ci hanno assordato le orecchie. 

Stefania arriva in sosta e mi dice che va lei: bene! Il tiro più facile è vero, ma c'è sempre un certo grado: magari la tecnica c'è, ma il fisico è ancora in ripresa, e la testa è parecchio in ripresa. Ma come un gatto (non il suo, la poire) ben presto arriva in sosta e mi recupera. 

Maguarda che bel tettone che mi aspetta, l'arrampicata che ormai mi garba di più! Lo scimmione invece che la farfalla.. Beh dai, i primi metri c'è da coordinarsi bene: poi per fortuna su questa lavagna per i piedi, si trova anche delle belle vasche per le mani, ci si abbassa a rana e si traversa, manona alta e via su! Avambracci di pietra e prime gocce che cadone, pork! 

La sosta è troppo lontana, mi allungo ben bene per allontanarmi e poter vedere la mia amica salire. Mannaggia la pioggia, sempre più forte, inizio a temere toccherà ritirarsi a due tiri dalla fine. Guardo la mia amica arrampicare, con fatica (a lei gli strapiombi di certo non piacciono, ricordo la sua esclamazione alle Torri della Vacchereccia, e credo la ricordi anche la cordata che era sull'altra torre). Piccolo aiutino a salire, ed eccola che arriva.

Ha smesso di piovere, non ha neppure bagnato molto, per la maggior parte il proseguo sembra dritto.. "Pelle vai e se riesci a concatenare e uscire, vai!", tra la pioggia e l'elisoccorso, e la fame, la voglia di finire è tanta. Parto, armato fino ai denti ma conscio che proteggerò davvero poco: meno metto giù e prima salgo, meno metto giù e meno tira la corda.

Arrampicata divertente, un po' di forza e un po' di equilibrio. Uno scoiattolo che girovaga sulla parete, senza spaccare, ma spalmandosi. Lui sì. Esce quasi il sole quando arrivo alla sosta, che salto per proseguire: in fondo me l'ha detto lei di fare così! Supero una sezione di placca ammanigliata, e ora? Veh che bel massone da salire! Ma si salirà? Beh dai ci provo!

Ah ci provo in maniera, fa parte della via ora che vedo lo spit e la freccina blu! Sembrava poi tanto duro, ma invece è fattibilissimo. In "vetta", scomodamente attrezzo sosta e inizio recupero. Non piove e non pioverà più, giusto una nuvola di Fantozzi che ci ha fatto cacare in mano. Vedo il casco della mia amica, le chiedo una foto e le dico "dai, visto che mi hai fatto la foto, ti svelo che c'è il sentiero, puoi aggirare quest'ultimo salto" 

"No, adesso lo strapiombo lo faccio!" e che donna, tic tic tac ed è già su! Una volta che arriva in sosta anche l'altra cordata, padre e figlio, il meno giovane dei due non farà altro che complimentarsi con la mia amica. Lei che si spiaggia sul sasso acuminato senza voler ripartire. E io, a sistemare tutto il materiale, che vitaccia.


Concludere la giornata, come? Spritz, strozzapreti e birra media! E poi discussione vivace sul film visto ieri sera: se Grill fosse ancora al tavolo a fianco, probabilmente interverrebbe a calmare gli animi. Ma ciò che non può il filiforme tedesco, può la bionda e schiumosa tedesca.. Gelatino per Arco, e poi per negozi a cercare le superoffertone. Manco fossi il suo ragazzo, mi tocca redarguirla spesso con un "ma ti serve? se non ti serve non comprarlo". Manco fossi il suo ragazzo, mi tocca pagargli un paio nuovo di pantaloni. Manco fosse la mia ragazza, le tocca cazziarmi per la mia mancanza di gusto nei vestiti.

Qui altre foto.
Qui report.

sabato 1 aprile 2017

Il pesce d'Aprile alla fine: Artemis a Padaro

Oggi è il primo aprile, la giornata degli scherzi, e accidenti a lui se non ci fa lo scherzo alla fine. Voglia di arrampicare tanta, di prendere sole pure, di divertirsi e appagarsi sempre: dopo una serie di proposte forse troppo esagerate, di opta per Padaro, col quale ho avuto un solo incontro nella mia vita, e piuttosto traumatico.


Partiamo presto che tanto viste le temperature si sta bene, e così minimizziamo il pericolo di avere gente sulla testa o presto attaccato al retro. Già dal "parcheggio" la vista su questa parete è angosciante: strapiombi e giallo in ogni dove, che intuizione e fortuna aver trovato delle linee salibili dagli umani. Alle 8:30 possiamo già attaccare. Oggi saliamo pure con uno zaino solo, e seppur ciò mi faccia sentire meno protetto (la schiena è scoperta), di certo ti fa sentire più libero! Altro che Lines..
Parte Giorgio ovviamente, ultimamente spetta a lui il primo tiro: oggi ancor di più siccome con una veloce occhiata alla relazione mi pare aver capito che i tiri più belli sono quelli pari, hihi. Piazza subito un confortante nut, siccome la partenza gli pare mica tanto easy: un bel V di simil placca, che a metà finisce al sole e..goduria.
Sostiamo, con sopra di noi dei maestosi tetti che ti fan sentire piccino piccino. Parto io, per una facile arrampicata, ma delicata dati i sassi smossi, che poi passa su una pancia placcosa che un po' sudare mi fa: ma è una placca parecchio lavorata dallo stilicidio dei mostri sopra, le scarpe fanno grip. Una bella sosta sotto un corridoio longitudinale scavato per metri, dal quale immagino debba ammirarsi una bell'alba.
Riparte il mio amico, intanto sentiamo voci sotto di gente alle calcagna. Un facile ma esposto traverso a scorrere questo corridoio, che però poi si chiude e obbliga a passi esposti e poco protetti in leggera discesa. Ma la sosta è poco lontana. Prima di ripartire ammiro i colori e verticalità che stanno alla mia destra.
Quarto tiro, forse il più bello. Dalla sosta ti guardi intorno e dici "mah, e dove si va?", ma si sa che c'è da salire dritto per dritto. Un bel passo atletico per infilarsi in un camino, ma non è finita, la "lotta" alla ricerca delle buone prese e dell'aderenza di piede non finisce presto. Ma finisce vittoriosa, per me e per la roccia, che non si squassa certo al mio passaggio (speriamo!).
Esco dal camino, ed ecco la lama: accidenti che lama! Uno scudo di metri, staccato dalla parete e piuttosto affilato nella parte sommitale, dove dovrò sostare. Discesa delicata, traversino, e si risale questo lamone che vorrei spigolare per centinaia di metri: che figata e che esposizione, altro che placche!
Giorgio mi raggiunge, anche il prossimo tiro non è per nulla male, peccato che il mio amico cincischi nell'andare troppo a sinistra, per poi tornare indietro per proteggersi su un laccio da scarpe infilato in una clessidrina "mi ricorda qualcosa dibrutto questo veh" "Gio taci va la, e vai su!". Un bel fessurone da prendere a due mani e che porta a muoversi in dulfer, arrampicata che mi piace (finchè riesco a salire..). Intanto mi raggiunge in sosta Flavio, ragazzo conosciuto alla Tour Ronde e rivisto al primo tentativo al Pisgana, e amico su Facebook.
Ritocca a me, per il secondo tiro più bello della via, champagne! Roccia delicata e verticale, nessuna presa netta quanto piuttosto delle canne rettangolari, segno che questo tratto di parete non gode di solidità estrema. Canticchio a sprazzi, quando non stringo le chiappe posso dare sfogo all'allegria tramite l'ugola. Un bel passo per traversare, e poi la roccia torna compatta, il che vuol dire aderenza e mani forti. Un'altra bella sosta esposta, e la vista di un bel tiro a seguire.
Infatti anche il mio amico si becca un bel traverso su placca, per fortuna ben ammanigliato, con quell'orecchia che si vede fin da basso e risulta preziosa per potersi muovere verso destra. Beh, con un passaggino al pepe.. Si torna a salire ben dritti, su terreno ben più facile, fino alla penultima sosta. E madonna che tetto.

E tocca a me. Mi ricorda la partenza di Lacrime di Madonna (nemmeno tentata in quanto Stefania domenica scorsa è stata piuttosto chiara sulla sua educata e poco volgare espressione nel comunicarmi che lei di lì non sarebbe salita). La relazione di Grill lo dà di VI: finora mi sono toccati solo dei VI- oggi, ma son salito bene, questa differenza non sarà abissale. E invece..
Flavio e Mauro ci seguono ormai a ruota, ma educatamente senza accavallarci sulle corde: dei signori sempre più rari in parete. Parto, salgo sul gradino naturale, e cerco con le mani della roba buona, siccome i piedi sono poi nel vuoto. Ma non trovo nulla. Una bella mano per la sinistra, ma un piede sx troppo aperto, e un destro molto basso. La mano destra? Bah: per andare vicino alla sx mi sbilancio e piego troppo, forse in presa rovescia (e infatti Flavio la fa così) ma boh.

Provo e riprovo, sali e scendi, con tutti e tre che mi incitano. Io che ero così contento di non aver fatto tutto pulito fino ad adesso, che potesse esser la giornata buona per la purezza, e invece.. Dopo vani tentativi, dopo aver provato pure ad azzerare, Mauro tira fuori una staffa e me la passa: oggi non solo A0, addirittura A1. Sigh.
Certo che oh, anche in A1, in strapiombo e col prossimo anello lontano, mica banale! Vorrei vedermi, prono in posizione angelo con la gamba all'indietro e spalmato col busto sulla roccia, a cercare delle buone mano che non trovo. Ma VI un cavalo, e anche in A0 e A1 non ti semplifichi molto la vita! Riesco a issarmi, scomodo, sbilanciato verso l'esterno "lasciala lì la staffa mi raccomando!".
Il traverso ascendente successivo è tutta un altra storia: non facile di certo, esposto e non poco, fisico (che cotta mi son dato sul primo passo, ma mi son ripreso), ma fattibile. Solo delicato verso l'uscita, dove anche la relazione avvisa di "attenzione al blocco!", io avrei usato il plurale. E arrivo in sosta, attrezzando un secondo punto. E in riserva di parolacce con tutte quelle che ho tirato la sotto.

Parte Giorgio, brillante, tiro la corda come un matto, metto pure su il paranchino veloce per aiutare. Supera le difficoltà anche lui con la staffa, poi il resto più agevole lo fa giungere da me. E ovviamente mi dice "Flavio l'ha superato in libera, e dice che il VI ci sta" e te pareva: son scarso, altra conferma. Flavio poi l'ha superato con la mano destra in presa rovescia, tirando poi su il piede oltre la mano: insomma un passo che non mi viene manco in palestra!
Aspettiamo i due bergamaschi che non tardano ad arrivare, il bello dell'andare in montagna e condividere la stessa passione è anche quello che in parete si fa amicizia presto. Si parla della via di oggi, di quella di ieri, di quella di domani: sognare non costa nulla ne in Emilia, ne in Lombardia. Mars di via comunque meritato.
Via per le calate in doppia, quelle spettacolari, Che Giorgio e Flavio conoscono, io e Mauro no, e ovviamente ci lasciano per ultimi a scendere. La prima di 20m poco nel vuoto. Una passeggiata in traverso e poi in discesa alpinistica (no place for falesisti), un altra doppia dove il pericolo è la roba che si muove, e poi la famosa doppia di Padaro.
Quasi 50m, di cui i primi verticali e poi i seguenti nel vuoto, con la parete distante non poche decine di centimetri, ma qualche metro. Si rotea, la sensazione di vomito, quel giro in più al Machard davvero prezioso, il freno rovente e..adrenalina che dopo la salita si è sfamata anche in discesa. Un salto per arrivare sull'avancorpo ( e con tutta questa corda fuori, serve davvero poca spinta), ed è fatta. Video. Solo tocca scappare presto vista la sassaiola che cade dall'alto, dalla discesa di altri arrampicatori.

La giornata termina come si deve: con un buon terzo tempo a mangiare e bere, in compagnia dei nuovi amici (ri)trovati in parete, ancora a parlare delle vie di oggi, ieri e domani, e a rendersi conto che per certe dinamiche tutto il mondo è paese. Peccato solo la giornata mi sia funestata dalla morte di un "professore di vita": ma d'altronde se c'è una cosa certa nella vita, quella è proprio la morte.

Qui altre foto.
Qui report.
Video della doppia.