sabato 18 agosto 2012

Finché siam qui, Gran Paradiso sia

Scesi dal Rosa (qui, qui e qui) dopo dieci 4mila siamo insaziabili. Finché siamo in Valle d'Aosta, perché non salire il Gran Paradiso? Dai c'andom! Dopo la giornata di ieri passata a fare rafting nella Dora Baltea, Marco non è stato bene, ma oggi sta meglio, perciò confermiamo i nostri piani.
Arriviamo a Pont che fa davvero caldo. Non a caso tutti saliremo coi vestiti del giorno dopo nello zaino: io sfoggerò l'imbrago sopra i pantaloncini da maratona..nello zaino lui non ci sta! La salita è un via vai di alpinisti che salgono, che scendono, di gente che va solo su a prendere un po' di sole (per il nostro sbigottimento, ma vai al mare a prendere il sole!). Sale anche un asinello, che scopriremo il giorno dopo trasportava gli zaini di “famigerati” alpinisti, e non viveri per il rifugio come ci pareva logico..
Ma da metà salita Marco non sta bene, sale lento e stanco. Al rifugio non cenerà e il giorno dopo saliremo solo io e Riccardo, peccato davvero.. Arriviamo al rifugio Vittorio Emanuele io e Riccardo, e dopo un'abbeverata alla fontana fuori dallo stesso, via ad immergere i piedi nell'acqua del laghetto..fredda! Ma io vado giu fino al ginocchio, per il sollievo delle articolazioni, ma con un male ai piedi per la temperatura..
E ammiriamo Ciarforon e becca di Monciar, le loro nord. O quello che ne resta.. Ma si possono ancora salire d'inverno? Ghiacciaio non ce ne è quasi più, si sentono continue scariche di sassi, siam messi male. Qui il riscaldamento globale ha dato dimostrazione di se. Anche la via normale al gran Paradiso è cambiata, l'ho letto in un report su on-ice, devo sentire in rifugio.
La gente che popola il rifugio mi fa già presagire l'ignoranza alpinistica che regna, ma non mi fa immaginare cosa vedrò il giorno dopo su ghiacciaio. Ceniamo, prepariamo gli zaini alleggerendoli il più possibile (c'è pur sempre da passare da 2700 a 4061) e andiamo a letto, dopo aver chiesto al gestore di lasciarci la colazione sul tavolo. La sveglia suona, ma io volto gallone: cazzo, mi risveglio dopo un po, e finisce che partiamo più tardi del voluto, ma comunque per primi, così come arriveremo in cima per primi.
Lasciamo la vecchia traccia della via normale e ci avventuriamo sulla morena di sfasciumi che separa l'ormai morto Ghiacciaio del Gran Paradiso (ne constateremo il decesso in discesa) e il Ghiacciaio del Laveciau. Un districarsi tra massi fino a giungere su falso piano, ancora più complicato da interpretare. Scendiamo sul ghiacciaio che ormai albeggia, altra alba spettacolare, tutta sul massiccio del Bianco.
Alla faccia del F+, si attraversa una zona crepacciata e seraccata da brividi! E per fortuna è mezzo buio e non ci rendiamo conto di dove siamo..ma lo capiremo bene in discesa. Riccardo è in forma, io inizio ad accusare un lieve malessere (e nei giorni dopo andrà peggio, ma non mi negherò nulla!). Ma saliamo imperterriti, da soli, noi e il Gran Paradiso. Che bello.
Sbuchiamo sulla schiena dell'asino e chi vediamo? Lei, la sfuggita Barres des Ecrins. E ancora crepacci, urca! Non ci aspettavamo un simil percorso ad ostacoli. Ma proseguiamo, non solo vogliamo arrivare in cima per primi, ma scendere da quel tratto roccioso senza incrociare nessuno, se no è il caos, e Marco ci aspetta giù, vorremo spicciarci.
I pinnacoli rocciosi che si innalzano ai nostri lati sono simpatici, varrebbe la pena salirci sopra per una bella foto, non fosse per i buchi che si vedono.. L'altimetro segna 3900, ma Riccardo insiste, “guarda che quella è la cima”, e ha ragione, che sollievo! Gironzoliamo per capire dove si salga e dove si prosegua, e con una sicura a spalla e i rinvii negli spit giungiamo sotto la madonna. Panorama a 360 gradi, limpido limpido. Si distingue il Dente del Gigante, il Cervino, tutto.
Vediamo già cordate che avanzano sulla neve, dai che scendiamo, e riusciamo a finirà la parte rocciosa prima di trafficati incontri. Poi è il festival. Gente che sale in cordate da cinque, nessuno (ma davvero nessuno) coi nodi a palla, gente coi bastoncini senza picca (anche capocordata) e ciliegina sulla torta, gente slegata e alcuni solitari. Ora, io non sono un maestro di niente, ma non mi pare il modo da salire un ghiacciaio, sopratutto considerando come è sotto! E tutta questa marmaglia continuerà fino all'attacco del ghiacciaio! Al colle dove si esce sulla schiena dell'asino, cinque perone banchettano tranquille oltre un'evidente crepa nella neve: al di là c'è semplicemente un seracco, e loro sono oltre la linea di spaccatura. Una cordata inizia la salita su ghiacciaio alle 10. Non ho parole.
Ma noi ci godiamo il nostro undicesimo 4mila di questa settimana. Riccardo non vede l'ora di lasciare questo martoriato ghiacciaio, e ci credo, ma qualche foto a questi mostri va fatta: è il fascino dell'orrore. La discesa su roccia invece ci parrà infinita, scomoda, calda e polverosa. Ma questa è la vita dell'alpinista ormai: vuoi la gita su ghiacciaio? E beccati questo avvicinamento su sfasciume!
E come ogni discesa che si rispetti, sogniamo birra e torta. Ci vediamo già Marco giù al parcheggio con birre fresche, piatto di pasta fumante ad accoglierci. Se non fosse per la birra, però sarà così! Grazie Marco!

Qui altre foto.
Qui report coi tempi.

mercoledì 15 agosto 2012

Alla conquista dei 4mila del monte Rosa, giorno 3/3, il cruciale

Puntata precedenti quiqui.

Ci siamo, è il grande giorno. Tra tutti quelli programmati sul Rosa, questo è quello a cui tengo maggiormente visto che include la Traversata dei Lyskamm: aerea, sottile, lunga, esposta, panoramica, e in alto. La sera prima abbiamo fatto poche ma precise domande al gestore e alla guida (Simone Origone) che sedeva al tavolo con noi coi suoi clienti, ma adesso le chiacchiere stanno a zero, adesso è il nostro momento.
Come da nostra abitudine,chiediamo della possibilità di fare colazione prima, di lasciarci anche solo i thermos con acqua calda e qualcosa da mangiare sul tavolo: vogliamo partire per primi in modo da evitare traffico. 3e30 sveglia, alle 4 siamo in marcia ringalluzziti, ci sentiamo bene. Io dopo il malessere che mi ha accompagnato da lunedì pomeriggio a ieri mattina prima della cima del Castore, mi sento in forma: ne sono davvero contento.
Come avevamo temuto il giorno prima scendendoci, la prima parte di ghiacciaio ci disorienta un po', e per cercare la via vaghiamo un po' a destra e sinistra: ma la notte è limpida, nella valle italiana nubi, ma ad accompagnarci sul ghiacciaio del Felik ci sono le stelle. Poi inizia la salita alla Punta Felik, e la musica cambia, le gambe devono iniziare a macinare dislivello.
A un tratto ci fermiamo, noto qualcosa di strano dietro la cima del Lyskamm Orientale, non capisco cosa sia quella lama di luce dietro il pendio nevoso..un ufo? Poi in modo repentino sorge: è la luna. Adesso ci fa compagnia anche lei. E appena superiamo il pendio per mettere piede sul terrazzo del Felik, abbiamo la compagnia di tutti i 4000 del Monte Rosa: che spettacolo. Anche perché inizia ad albeggiare, e questa è la seconda alba a 4mila metri..in due giorni!
Sono li anche i due giganti, i Lyskamm, col loro profilo possente: ci aspettano? Ieri ho scoperto leggendo la guida del buon Buscaini (che ci portiamo dietro meglio della Bibbia) qual'è il loro nome svizzero: Menschenfresser che tradotto sarebbe “divoratore di uomini”. Quando inizi la cresta, e finchè non la finisci, sono centinaia di metri di vuoto da una parte e dall'altra. Se un componente della cordata dovesse scivolare, occorre buttarsi nel versante opposto per avere qualche possibilità di reggere la caduta. Non posso non dire che quello che ho letto e che mi hanno raccontato mi mette un certo timore. Ma ci vuole la paura, aiuta a rimanere attenti e coi piedi per terra. Beh, in più a cena ho detto a marco che in cresta ci sono i funghetti di Mario Bros che saltano da una parte all'altra per magniarti, e devi dargli un colpo di piccozza per ucciderli!
Inizia la cresta, una cordata davanti a noi, che presto supereremo. Intanto albeggia sempre più, intanto fa freddino e tira vento: stare sul filo del rasoio è sconsigliato in caso di vento. E la creta si rivela subito di parola, abbastanza affilata, ma la neve è buona, lo spirito di più: canto Celentano, “a mezzanotte sai..”, canto spesso in montagna, perché son felice, sono in pace con me stesso. Io sono tranquillo (la cresta del Monch, mio primo 4mila, me la ricordo più cazzuta, ma ero accompagnato da guida alpina, qui siamo nelle nostre mani..) chiedo se lo sono anche Riccardo e Marco. Bene, lo sono, allora andiamo. Laggiù il Bianco, il Gran Paradiso, il Castore che si fa sempre più basso: e pensare che per ora è la cima più alta che abbia salito, sempre insieme a Marco e Riccardo. Una cordata che spero duri per sempre.
Notiamo due sagome lontane sulla cima dell'Orientale, loro la traversata la fanno da est a ovest, quello che è il verso convenzionale, noi nell'altro verso. Ma no non siamo mica normali.. il fatto di consigliare di partire da est è per via della cresta est stessa del Lyskamm Orientale, da affrontare prima che il sole la maciulli. Ma per la traversata dei 4mila del Rosa che ho pensato, e per poterci garantire un graduale acclimatamento e un graduale aumento della fatica e dell'impegno tecnico, dobbiamo farla in questo verso. Intanto l'alba continua, giochi di luce e ombre: l'ombra del Monte Rosa cade a fianco del Monte Bianco.
Sali sali, e più sali più ai nostri lati la voragine di vuoto si apre, ma andiamo bene, non fosse per Riccardo che inebriato dalla quota continua a dire “dai andiamo che siamo in ritardo!”. E così, tra una pausa per prendere fiato e una foto, arriviamo in cima al Lyskamm Occidentale (4481m): siamo davvero contenti, ma adesso viene il bello, cioè il duro. Pausa breve e ripartiamo.
Sul misto siamo scarsi, ci manca l'esperienza, perciò normale che sul misto a 4400m ci sentiamo un po' cauti. Ma aggira questo spuntone di qua, sali questa roccia di la, scendi un po' per poi risalire, andiamo e andiamo che è uno spasso. Da capocordata devo essere un po' audace e astuto nel cercare le tracce dei precedessori, e nel valutarle ovviamente. Ma Marco e Riccardo devono essere sempre attenti non solo a loro stessi, ma anche a me nel caso di un mio passo falso. Essere in cordata è più che essere amici o soci o compagni, ci vuole un feeling e una fiducia che credo non si trovino in altre attività umane. Breve calata (niente doppia, ma calata stile falesia) e il tratto di roccia più infido finisce, ne resta un altro breve tratto, poi si torna su neve.
Alla fine la cresta ce la mangiamo senza troppe preoccupazioni e difficoltà: o siamo diventati un po' bravi, o dei totali incoscienti, o siamo solo fortunati, o tutte e tre le cose. In ogni caso stiamo bene, ci sentiamo bene. Riccardo ha già abbozzato l'idea di salire altri 4mila quando finiamo la cresta, la cosa mi piace, a Marco meno, ma vedremo dopo, peliamo una gatta alla volta.
Se ti guardi intorno solo cime, ghiaccio, neve, roccia, nuvole, vento, cielo terso, il sogno di un alpinista. È il terzo giorno in cui in pratica ci svegliamo e claziamo subito i ramponi, la cordata non ha pause, non si riposa tanto, è davvero un sogno. Immersi nella maestosità dei giganti del Gruppo del Monte Rosa, con la vista superba su altri 4mila del Bianco e sul Gran Paradiso. Siamo graziati da un meteo che ci concede giornate favolose, almeno fino al primo pomeriggio, ma va benissimo. Il punto cruciale del mio progetto era proprio il meteo, trovare tanti giorni consecutivi di bel tempo a questa quota non è facile!
Ultima salita su cresta nevosa, sempre guardandoci a destra e sinistra per ammirare e spaventarci del fascino del vuoto, ed è cima, Lyskamm Orientale, ben 4527m, cima più alta finora raggiunta dalla nostra cordata. Sono commosso, sono contento, sono felice. Video. Ce l'abbiamo fatta, e non lo davo per scontato. Mi guardo intorno, le altre cime, la traversata compiuta, quello che resta. Non sento la quota, il mio fisico adesso sta bene, posso assaporare il momento. È la realizzazione di uno dei progetti alpinistici più arditi che (finora) avevo in programma. Ne parlavo anni fa con Erica, con Roberto, con Nicola (“ragazzi, dei giorni che fate sul Rosa la traversata dei Lyskamm interessa anche a me, magari riuscissi a venire”), la sognavo coi video di youtube . Ma prima di poter dire che la traversata è nostra, occorre scendere al Colle del Lys.
Già perché la cresta est è anche lei un tratto chiave. E in discesa le difficoltà aumentano. Ma ce la facciamo senza troppi problemi, col giusto grado di attenzione e senza nessuna tensione inutile. È fatta, adesso possiamo dire che la Traversata dei Lyskamm è nostra. Onestamente, come detto, credevo fosse più aerea e più sottile. Il mio metro di paragone era la cresta finale al Monch dal Monchutte, ma si vede che li ero un pulcino alpinista, adesso posso quasi credere di essere un alpinista dilettante.
Finalmente ora di mangiucchiare qualcosa, bere e spogliarci. Al buio, all'alba, in quota, al vento, faceva freschino, adesso il sole è alto e si sente. Marco non si oppone troppo alla salita di altri 4mila per aumentare il bottino, finché siam qui sarebbe giusto approfittarne. Già..il programma dei prossimi giorni prevede stasera pernotto al Gnifetti, domani salita di tutti i 4mila minori per poi arrivare alla Capanna Margherita, li dormire (sperando ci sia posto, giorni fa mi dissero fossero pieni) e il giorno dopo Zumstein, Doufur e Nordend, per poi rientrare. Ma Roberto mi ha già annunciato meteo bruttino per domani, perciò inizia a farsi largo l'ipotesi di scendere già stasera..
Allora via verso il prossimo 4mila, Punta Parrot! Li chiamano 4mila minori, perciò non sarà così dura..e invece! Dal basso non sembra, ma dopo lo scivolo di neve da salire, dove trovaimo ghiaccio vivo, la cresta per arrivare alla cima è lunghetta, affilatina anche lei, e quindi più impegnativa di quello che pensavamo. Marco infatti inizia ad averne abbastanza, ma arriviamo in cima anche a Punta Parrot (4436m): 4436?! Pensavo fosse più bassa! Scendiamo subito per via del vento che ci sta martoriando il viso.
Riccardo ha preso il comando in discesa, e arrivato al bivio delle tracce prende verso sinistra: evvai, allora saliamo anche il prossimo 4mila! Ludwigshohe (4342m) e il bottino sale. Qui tira meno vento, allora ci corichiamo sulla neve (pur sapendo che quando ci solleveremo avremo il culo congelato) per assaporare la giornata, per respirare il profumo della soddisfazione. Uno sguardo ai Lyskamm, uno sguardo intorno. Poi via, siam qui, il prossimo è a un passo.
Corno Nero (4322m), nostro anche lui, nonostante un traffico infernale per salire, guide che portano su i clienti come mucche al pascolo. Ma ci sono passato anche io, devo e posso capire. Scendiamo anche da questa cima, e scambio due chiacchiere con una guida francese “se fossi al vostro posto e se al capanna margherita c'è posto, starei qui, domani salgo al margherita e venerdì finisco con le altre cime, han messo tempo buono per dopodomani, anche se domani temporali”.
Mettiamo così man mano piede sull'autostrada del Lys, con le nubi che incombono da valle mentre in quota tutto è ancora abbastanza sereno. Iniziamo a scendere nel regno dei seracchi e crepacci, che saltiamo mano mano “Marco occhio, ne salto uno”. La neve si fa molle, e quindi anche se in discesa si fa una certa fatica. Anche perché, a conti fatti, oggi arriviamo a quasi 1500m di dislivello a queste quote..ragguardevole.
E avvicinandoci al Rifugio Gnifetti le cose non migliorano.. Non posso nemmeno dire a Marco e Riccardo di stare attenti perchè sto attraversando un ponte, perchè nello stesso momento lo stanno facendo anche loro. Io e Marco prendiamo in giro Riccardo, che visto che il primo giorno è caduto in due crepi, lo farà anche oggi. Ma alla fine arriviamo al rifugio. Birra, panino e torta, e siamo tutti contenti. Accendo il cellulare per avvisare i cari e chi faceva il tifo per la nostra traversata.
Riccardo e Marco entrando a prendere le birre e la torta chiedono se ci sia posto a Capanna Margherita domani: no. Roberto per sms mi conferma le avverse previsioni per domani. In tre giorni abbiamo salito dieci 4mila:
Breithorn Occidentale 4165
Breithorn Centrale 4160
Roccia Nera 4075
Gemello del Breithorn 4106
Castore (ripetizione) 4228
Lyskamm Occidentale 4481
Lyskamm Orientale 4527
Punta Parrot 4436
Ludwugshohe 4342
Corno Nero 4322.
Il mio bottino personale sale (insieme a Monch, Jungfrau, Auguille de Rochefort, questi tre con guida alpina, Bishorn, Polluce) a 15 4mila, quello di Riccardo a 12 (con lui ho salito tutti i 4mila senza guida alpina) e quello di Marco a 11 (al quale a differenza di Riccardo manca il Bishorn). Siamo sazi. Come vezzo personale ho superato la quota 13 del nostro caro mentore, ho argomento di invidia da parte sua, e la cosa mi rende orgoglioso (spero anche a lui).
E così decidiamo di scendere a valle, di lasciare questo regno incantato in anticipo rispetto al programma, ma con la consapevolezza che il meteo e le condizioni ci hanno già regalato tre giornate di bel tempo, cosa non facile e invidiabile. Ma l'avventura inizia ora: tornare coi mezzi pubblici dal Rifugio Gnifetti a Cervinia. Senza considerare che sono tre giorni che non ci laviamo, che più o meno indossiamo gli stessi vestiti, e che ne abbiamo fatte di sudate..
Discesa verso Punta Indren, in mezzo a sfasciumi, canaponi, nebbia, e ciò che resta del ghiacciaio di Indren (una lastra di ghiaccio vivo sulla quale scendono sassi). Funivia verso il Passo dei Salati, poi verso il Rifugio del Lys e in seguito a Staffal. Adesso lo zaino pesa eccome.. Tutto il nostro materiale sta al suo interno, non più addosso: cambia per la schiena.. A Staffal autobus per Pont Saint Martin, dove alla stazione dei treni il nostro trasporto arriva in ritardo perché ha investito un mulo: il treno arriva con la testa della locomotiva bella imbrattata di schizzi di sangue. Povera bestia. Arrivo alla stazione di Chatillon, dove aspettiamo l'autobus per Cervinia. Studiare il rientro non è stato facile..
Dopo aver preso la prima funivia alle 15, arriviamo alla macchina alle 20e30.. Cosa desideriamo? Una doccia, una birra, una pizza: a caccia della prima pizzeria! E con una bella pizza, due medie, un dolce, finisce la nostra avventura sul Rosa. Cerchiamo un campeggio e alla fine ne troviamo uno che ha posto, ma così tardi nessuno ha voglia di far la doccia, e finiamo a letto tutti zozzi e puzzolenti.

Il giorno dopo la parola d'ordine è rilassarci. Una colazione in una bella pasticceria, un giretto per Cervinia, e poi.. rafting! E finalmente riusciremo a farci una doccia..
Come finale vorrei ringraziare Roberto, che da casa ci ha fornito l'evoluzione del meteo, cosa utilissima passanso tre giorni fuori dal mondo. E ci sentiamo di ringraziare anche Nicola, che nonostante ci avrà (sanamente) odiato pensandoci sulla neve mentre lui si cuoceva sotto il sole greco, capirà che tutto ciò è anche merito suo, dei suoi insegnamenti, del suo “tenerci sotto l'ala”, e allo stesso modo tutte le persone che ci hanno insegnato l'alpinismo e quelle che ce l'hanno fatto amare. Infine un grazie a noi tre, perchè gambe, polmoni, cuore, testa, alla fine li abbiamo messi noi, e nessun altro.
All'anno prossimo, per l'assalto al Gruppo del Monte Bianco!

Qui altre foto.
Qui video dalla vetta del Lyskamm Orientale.
qui relazione coi tempi.

martedì 14 agosto 2012

Alla conquista dei 4mila del monte Rosa, giorno 2/3

Puntata precedente qui .

Sveglia alle 2, mi alzo, guardo fuori, siamo in mezzo alle nubi. Sveglia alle 3, stessa storia. Sveglia 4e30. Oh finalmente, è ora di partire! Lasciamo nel Bivacco Rossi e Volante gli altri ospiti, mentre noi ci accingiamo al secondo giorno di traversata dei 4mila del Monte Rosa. Cielo limpido, stellato, cosa vuoi di più?
Essere in forma! Già, perché la giornata di ieri è stata una fatica più grossa del previsto, e io in particolare non sto bene. Domani è il giorno cruciale della traversata, ma iniziamo ad avere paura di non farcela. Ma andiamo, siamo qui, non ha senso non provarci.
La sveglia della salita alla Roccia Nera è davvero traumatica: che salita! Le nostre condizioni fisiche non sono al massimo, altrimenti ce la mangeremmo questa montagna. La traccia sale senza tanti tornanti.. Ma eccoci spuntare sulla cresta, ed è come nascere: che spettacolo al di là, sul versante svizzero. Il delineamento delle montagne verso il blu scuro del cielo che inizia a prendere luce. Un' alba a 4mila metri, un'esperienza indimenticabile.
Qualche passo verso est e siamo in cima alla Roccia Nera (4075m), e tre. Altre meringhe e cornici sul versante nord di queste montagne. Nonostante non stia ancora bene (non ho mangiato ieri sera e nemmeno stamattina) siamo arrivati su. Che sia colpa dell'acqua di fusione raccolta nella roccia a fianco del bivacco? Di certo abbiamo imparato che è meglio portarsi dei sali minerali o qualcosa per rendere l'acqua meno “pura”.
E adesso via verso il Gemello del Breithron, mentre albeggia intorno a noi, mentre le cime si scoprono, tolgono il loro velo notturno per mostrarsi ai nostri occhi nel loro splendore e maestosità. Riccardo conduce la salita, e dopo un po' di roccia arriviamo in cima al Gemello del Breithron (4106m). Che freddo alle mani, ho calzato le moffole poco fa, e adesso arriva il momento terribile: le dita si scaldano, e sono dolori! Solo chi ha provato la stessa cosa può capire il dolore delle dita quando dopo un freddo intenso si scaldano di colpo.
Ora il programma vorrebbe la salita al Breithorn Orientale. Ma visto che non ci sentiamo troppo in forma, puntiamo alla giornata di domani, abbiamo paura di fare tardi ad arrivare al Rifugio Quintino Sella, siamo dubbiosi sul da farsi. Vado avanti a buttare un occhio oltre il saltino roccioso che vediamo. Crestina nevosa e altro salto. Va beh, il Breithorn Orientale torneremo a farlo, la ciliegina sulla torta deve essere la traversata dei Lyskamm, teniamoci per quella.
Via giù allora, mentre scrutiamo le prime cordate che si apprestano a salire sul Ghiacciaio di Verra: dobbiamo salire il Castore, è un male necessario per poter arrivare al nostro posto tappa. Dico “male necessario” perché l'abbiamo già salito a giugno, e quindi lo potremmo anche evitare.. Tra l'altro vediamo già da lontano che la via di salita è cambiata, non è più diretta per sbucare fuori dalla cornice sulla cresta nord (dove poi in discesa ho messo le gambe nella crepaccia terminale), ma piega verso destra per andare a prendere la cresta sud-ovest.
Siamo ringalluzziti dalla discesa, dal meteo, dai quattro 4mila messi in saccoccia, e giungiamo così ai piedi della parete sud-ovest del Castore. Io inizio a stare meglio, che sia l'effetto "l'appettito vien mangiando"?! Iniziamo a salire pian piano, ma come è cambiato lo scenario rispetto a un mesetto fa! Più crepacci, più seracchi, meno neve.. Inizio a sentirmi meglio, ma cerchiamo di imporci di salire con calma: non c'è fretta e dobbiamo conservarci per domani. Nonostante ciò, siamo frenati da una cordata davanti a noi..
Sali e fermati perché quelli davanti van piano, non riusciamo a trovare spazio per superarli, sali e fermati, infine arriviamo in cima al Castore (4226m), dove cerchiamo un po' di posto per fermarci a fare sosta. Mamma mia che giornata anche questa, nubi basse, sole alto, montagne scoperte. Siamo in mezzo al regno dei ghiacci, dove l'uomo è un puntino nero nel bianco candore, candore che sa però mangiarti vivo se pecchi di superbia.
Osserviamo la discesa verso il Rifugio Quintino Sella, che vediamo mezzo avvolto tra le nubi: la cresta di discesa non sembra male, nel senso che sembra carina! E lungo tutta la cresta ammireremo i Lyskamm, alti, forti e possenti, che domani vogliamo vincere. Ma in montagna non si vince, si pareggia, è questo lo spirito!
Al Colle del Felik osserviamo la traccia di salita. Non sembra così difficile, aerea e esposta la traversata, chissà! Il morale è alto, sogniamo una birra, un pasto decente, acqua buona (costi quel che costi) dopo quella di fusione che probabilmente ha fatto stare male un po' tutti, chi più chi meno.. E tutto ciò sta per arrivare, dobbiamo solo arrivare laggiù, al Rifugio Quintino Sella. E come al solito sarà fato ridendo, scherzando, cantando.
La faccenda si fa crepacciata. Dopo la Barre des Ecrins i crepacci mi spaventano un po' meno siccome li ne abbiamo visti e attraversati di davvero grossi. Ma son quelli che non vedi che dovrebbero spaventarti di più! Osserviamo anche il primo tratto di salita del giorno dopo non sarà di facile orientamento: traccia sparsa, ghiacciaio piatto, ghiaccio duro che non permette una traccia marcata.. ma va bene, ce la faremo! Ci sentiamo forti!
Arriviamo così al rifugio, dove ci spogliamo, mangiamo il panino di domenica e ci beviamo una meritata birra. Siamo a cinque 4mila saliti in 2 giorni, di cui quattro nuovi, un'alba eccezionale a 4mila metri, due giornate di panorami fantastici, siamo stanchi ma stiamo tenendo botta. Siamo ringalluzziti da tutto ciò! Domani ce la faremo!

Qui altre foto.
qui relazione coi tempi.

L'avventura continua qui.

lunedì 13 agosto 2012

Alla conquista dei 4mila del Monte Rosa, giorno 1/3

Prima di tre puntate per questo giro a dir poco eccezionale. Ma partiamo con ordine. Ore 00e30 di domenica, ringraziando mio padre, riusciamo a partire dalla bassa, destinazione Val d'Aosta, destinazione un sogno.
La pianifico da tanto tempo questa traversata (che per la verità non riusciremo a compiere tutta causa maltempo e mancanza di posti in rifugio), e quest'estate con Riccardo potrebbe essere la volta giusta. Si aggiunge anche Marco. Nel breafing qualche giorno prima però, siamo dubbiosi: il meteo non sembra buono, mi sa che ci frega. E invece..
Arriviamo al parcheggio delle funivie di Cervinia in anticipo, e quindi dormiamo scomodamente un po'. Molto scomodamente, perché la macchina è imballata di roba: io e Riccardo abbiamo 12 giorni da passare in vacanza per i monti (quali monti li decide il meteo) mentre Marco solo 6, ma nell'indecisione di cosa fare abbiamo preso tutto. Poi una bella fetta di torta e partiamo. Gli zaini pesano, ma il bello di questa traversata è che li useremo sempre mezzi vuoti, essendo sempre su ghiacciaio.
Mal di montagna: sconsigliabile salire troppo velocemente in alto. E invece in un attimo con gli impianti schizziamo a 3480 del Testa Grigia. Spintonandoci con un branco di marmocchi che vanno a fare sci estivo, mandria di maleducati.
Dal Plateau Rosà, peccato per gli impianti, uno spettacolo mozzafiato: Cervino, Dent Blanche, Zinalrothorn, Monte Bianco, Gran Paradiso. E la gobba di Rollin Rollin Rollin.
Via che si va, in meno di 10 minuti siamo passati dall'inferno di cemento al paradiso di ghiaccio (sempre impianti esclusi..), e abbiamo fame di paradiso.. Ci leghiamo e armiamo di tutto punto, csì la schiena è più leggera. Riccardo litiga come al solito col bulino che stringe la bambola. Ridiamo e scherziamo come dei bambini catapultati nella casa di dolciumi di Hansel e Gretel.
Il dislivello non è tanto, e all'inizio si va tranquilli. C'è solo da stare attenti a non farsi investire dagli sciatori. Scolliniamo sulla parte alta del Plateau Rosà, dove arrivano gli impianti svizzeri del piccolo Cervino, e apriti cielo, tutti i giganti davanti ai nostri occhi, tutti obiettivi dei prossimi giorni. Ma la fame è tanta, di 4mila ne abbiamo saliti pochi per ora, e in questi giorni vogliamo mangiarne da farne indigestione: via che andiamo!
Miliardi di persone sul Plateau Rosà, privo di crepacci, traccia autostradale e cime scoperte, nuvole sotto di noi. Arriviamo in cima al Breithorn Occidentale (4165m) con un po' di fatica, ma la carica è tanta da non farcela sentire troppo: e uno. Una bella (non aerea) cresta ci conduce in breve al Breithorn Centrale (4160m). E due. Spettacolo mozzafiato, non fosse per gli impianti. Faccio lo scemo con pose strane, abbozzo un'asana che a posteriori vedrò in foto venuta male, ma son troppo contento.
La cresta dei Breithorn presenta delle cornici davvero grosse, quasi meringhe, che belle. Proviamo a proseguire verso l'Orientale, sappiamo che c'è un tratto di roccia, ma magari è attrezzato per delle doppie. Una cordata che sbuca da li ci dice di no.. Ok, allora giù verso il bivacco. E inizia l'agonia.
La quota e la fatica si fanno sentire, la neve molle nella quale il piede affonda, il caldo al sole. Gironzoliamo come delle trottole cercando di tagliare, ma alla fine conviene quasi tornare indietro sulla traccia di salita per poi piegare verso est per il Bivacco Rossi e Volante. E infatti fatichiamo e fatichiamo. Finora nessuno, ma da adesso incontriamo un buon numero di crepacci, nei quali Riccardo cade per ben due volte, ma nulla di che, solo al secondo sentirà la gamba destra nel vuoto, mentre io gli scatto una foto.
Passiamo sotto gli obiettivi di domani, sperando dietro ogni colle di avvistare il Bivacco, che invece non arriva più.. Ah, maledetto acclimatamento mancato. Alla fine arriviamo allo sperone roccioso alla metà del quale si trova il bivacco, abbastanza confortevole. Me ne vado a letto dopo un panino, che proprio non stò bene. Spigozzerò tutto il pomeriggio, senza mangiare nulla, mi sa che sono salito troppo in fretta. Ma domani starò meglio, per fortuna.
Arrivano cinque polacchi, con zaini più grandi di loro, si cucinano due etti di pasta a testa, tirano fuori scatolette di tonno per almeno un kilo di roba da mangiare, e questo sia a pranzo che a cena: ma dove cazzo tengono tutta questa roba?! In realtà noi guardiamo un po' invidiosi pensando ai nostri panini..
Passa il pomeriggio, scendono le nuvole, niente tramonto su Castore e Polluce, peccato, ma l'importante è che sia bello domani. Il buon Roberto ci aggiorna sul meteo, che sembra dalla nostra parte.
Primo giorno della traversata concluso, con più fatica del previsto, e io che stò davvero poco bene: ce la faremo? Sveglia alle 2.

Qui altre foto.
Qui relazione coi tempi.

L'avventura continua qui e qui.