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domenica 1 luglio 2018

Da Pan di Stalle a Pan di Stelle: Punta Parrot e Ludwigshohe (Corso A1)

Stanchezza. Freddo. Cottura. Ustioni. Ma risveglio interiore. Tornare stanco ma non vedere l'ora di ripartire (magari non subito). Per dimenticare quanto stavo male domenica mattina ci vuole un po' più di tempo, ma ora che anche questo ricordo è svanito (abile il cervello a far dimenticare ciò che gli da fastidio, che gli mette i bastoni tra le ruote), ripartirei. Ora che ho risvegliato il mio impeto..
Mamma mia da quanto tempo manco all'alta quota, la mia prima passione in alpinismo: quel grande sogno che chissà se si realizzerà.. Che sia tra amici, o con un corso, o col Corso A1 2018 del CAI di Carpi (nel quale, come ci contraddistingue, le due cose si mischiano), ritornare a quota 4000 mi eccita. Mi invoglia, mi gasa, mi freme, mi prude.
Partenza al sabato mattina e subito sosta "Nicolata": uscire dall'autostrada per andare a cercare quella pasticceria dove è stato una volta sola perchè "ah quella pasta al pistacchio quant'era buona!". Una volta ricompattato il gruppo, siamo già belli carichi e allegri: le scenette in funivia si sprecano, compreso il mio "ehi ma guardate quello stambecco!" "wow" "bello" "ma pensa" "fico" finchè non gli svelo "è una statua".
Rieccoci all'uscita della funivia di Punta Indren: piano terra. L'ultima volta non fu una trasferta felice nonostante dovesse esserlo: chissà stavolta.. Divisi già in cordate, con Anna e Stefano mi dirigo su ciò che resta del ghiacciaio, che però è ancora bello innevato. Meglio. Io non sono mai passato per il Rifugio Mantova, perciò seguo la debole traccia alta che va verso i canaponi..
Già..sol che per di qua deve esserci passata una cordata sola e parecchi giorni fa! Ci ritroviamo ad aprire la via di accesso al plateau superiore, in mezzo a nevai e rocce bagnate: i canaponi sono una bella vista! Eccoci la primo piano. Piano piccolo ma ci fa già assaporare l'alta montagna, parecchie cose interessanti già si vedono.
Rampa nevosa verso il secondo piano: il Rifugio Gnifetti. Pausa cibo e ricompattamento, poi destinazione prime propaggini del Ghiacciaio del Lys, appena sotto di noi, per la fase di esercitazione. Er Director Nicola spiega il recupero da crepaccio, mentre il Presidente Marco lo redarguisce a ogni utilizzo di linguaggio scurrile. E dire che oggi è pure soft..
Il sole scalda bene, ma alcuni istruttori non sono proprio in forma: "beati" loro che si rintanano un po' a dormire e così saranno bene in forma per domani! Noi qui si resta a mostrare alle singole cordate le manovre del caso, finchè guigne ora di andarcene verso rifugio e cena. A domani, bella distesa di ghiaccio!
Cenone signorile dove me magno anche il tavolo: tre primi, il secondo vegetariano, il formaggio di Stefania, polenta, broccoli, il mio tiramisù e pure quello di Alice. Un ingordo, e la pagherò. Almeno non bevo vino, tanto per ridere e scherzare non serve.. Peccato le nuvole che arrivano a coprire quello che sarebbe stato un bellissimo tramonto!
Bruttissima notte. Mi sveglio 20 volte, fatico a riaddormentarmi, una sete esagerata. Ma come? Stavo bene oggi.. Suona la sveglia, la mia prima degli altri, e mi meraviglio nel vedere tanti allievi già indaffarati a prepararsi. Prude anche a voi la voglia eh.. Me ne esco a fare qualche foto al Ghiacciaio del Lys illuminato dalla luna: sarebbe stato bellissimo essere già a metà salita con questa luce, con questa poesia..
Mi riempio il mio piattino di pan di stelle, pane, fette biscottate, nutella, marmellata. Tazza di the. Ziobo ho il vomito, inappetenza, nausea. un cesso. io che a colazione mangio solo un pan di stelle e a fatica..sto proprio da culo. Altro che Pan di stelle..pan di stalle! Speriamo bene, ma la vedo grigia. Inutile sforzarmi a mangiare, farò con le energie che ho.

Piede su ghiacciaio e va un po' meglio. Un po', diciamo che la vista di tutto questo ben di Dio, di questo parco giochi che spero a breve mi faccia giocare, mi tira su il morale. Non mi abbassa il malessere. Ci si lega, e si avanza. Con me ho una maratoneta con dei tempi che non mi sogno neanche lontanamente, e il suo compagno che non se la cava male nemmeno lui. Meglio che stia davanti o questi mi tirano il collo. Messo così poi..

Piano ma costanti. Testa bassa, tanto c'è poca luce, poco da vedere intorno. E vedere grandi spazi mi aumenta la nausea. Calmo. Calmo ma senza frenare, se loro dietro reggono, io supero. Prendo la traccia che segue la linea di massima pendenza (20°? Poco più) per non avere le pause, i cambi di ritmo delle curve. Se perturbo l'equilibrio fisico raggiunto se lo perturbo, sto peggio.
Anna e Stefano li sento entusiasti. E come non esserlo? Si scorre sotto la Piramide Vincent e le sue serraccate, che paiono notevolmente ridote rispetto a due anni fa, ma sempre imponenti e pericolose. Albeggia. La frontale quasi non serviva più nemmeno dalla partenza, ma ora ci sono proprio i primi raggi di sole che illuminano..e chi se non lui? Il Monte Bianco.
Qualche pausa a scattar foto ora che non abbiamo la pressione di chi ci segue, ora che forse sto un pelino meglio. Ma ancora niente fame, e poca sete. Il sole che si alza sempre più, tante cime illuminate e l'ombra del Monte Rosa a fianco del Gran Paradiso. Che spettacolo.. Ma che freddo. Il vento ci frusta ancora, sempre. Ok che mi sono vestito poco, ma anche i miei due con la giacca soffrono. Moffole benedette, ma le mani non sono calde..
Il Balmenhorn mi ricorda la mia dormita ad alta quota, "l'sperimento per la scienza" e la veloce ritirata la mattina dopo. Poi ecco il Corno Nero e il Ludwigshohe: sì beh, non può essere la Parrot. Cazz, quanto è lontana la Parrot?! Un'occhiata alle spalle e vedo quante formichine salgono. Le 10 sono il tempo limite del capo, a quell'ora dove si è si torna indietro, ma direi dovremo farcela. Nonostante stia da bestia e non abbia ancora ne mangiato ne bevuto.
Tocca solcare il terzo piano, il Colle del Lys per essere finalmente al sole! Ma ancora sotto il vento, quindi niente caldo, giusto un pelo di tepore, sopratutto alle gambe grazie ai pantaloni scuri. Alla nostra sinistra si staglia la cresta del Lyskamm Orientale, una sinuosa linea bianca che sale vertiginosa verso l'alto, per poi continuare dove non vediamo, fino al fratello occidentale. Ma noi, puntiamo alla Parrot laggiù. E in mezzo a questi, smitragliate di 4000, e di 1000 sogni (la bestia nera Dufour!).
Avanti marche, e ben presto risiamo all'ombra, ma almeno senza vento. Ziocaro ma il giorno porterà del caldo no?! Si avanza verso la cresta sud ovest della Parrot, evito la traversata partendo da nord est per evitare il traffico a scendere: siamo quelli davanti, ma tanti seguono.
Si risale il pendio a destra del roccione caratteristico, anche se ricordo che la prima volta che la salii rimanemmo molto più vicino a esso. Che me frega, c'è la traccia, la si segue. Finita la "parete", sbam la cresta, sbam il sole, ma sbam anche il vento! Mi sa che la vetta ce la si gode poco oggi, sento anche che Anna ha una mano gelata..
Estetica cresta verso il cielo, con quel cambio di pendenza che inganna, che pare che il punto più alto sia lì, e invece è ancora più in la, ma per poco. Vetta, eccoci al quarto e ultimo piano (di oggi): 4400 e passa metri. Quanto mi mancava.. Non mi mancava di certo stare male.
Bella cima, bel panorama, vento di merda, freddo maledetto, una foto e si scende. Anna guarda l'orologio "2h20min": what?! E già un po' di traffico c'è e tocca aspettare il proprio turno agli incroci dei sensi unici alternati. Non contento dell'ingordigia di ieri, io già penso di proporre ai mie la salita al Ludwigshohe, naturale prosecuzione della "discesa", ma Stefano mi precede chiedendomelo lui.
Anna combatte col gelone alle mani mentre in una breve pausa riesco a mangiare un altro Pan di Stelle. Lusso.. Saliamo verso il secondo 4000 di oggi, incontrando la cordata di Alfredo Alice Simone che sbuca dall'altro versante: la loro meta è l'Alfredospitze, ribattezzato K35.
Seconda cima della giornata, e direi anche l'ultima. La pala del Corno Nero mi sa troppo ripida per i miei. Scendiamo nella folla di una sgangherata cordata di spagnoli. Sul Viale Ceccarini del Lys si vede di tutto, ma questi proprio..
Scorriamo vicini al Corno Nero, notando una cordata che scende dove tutto è tracciato, e una che sale tutto a sinistra, vicino alle rocce, su terreno vergine. Chi sarà mai.. Ma Nicola of course, che apre una nuova via insieme a Silvia! Guardo tutti e tre in affanno e mi rivolgo ai miei "Si poteva salire anche quello, ma mi sembra un po' troppo ripida e vedo quella gente in difficoltà" "No no ma vai tranquillo che nemmeno noi ci vogliamo andare!"
Scendiamo a cercare un posto bello al sole (beh, ora lo è quasi tutto) me senza vento (questo ancora è dura). Il meritato Mars va giù, segno che un po' di appetito mi sta tornando. Torniamo al rifugio allora, staremo meglio e mi riempio la pancia mentre aspettiamo gli altri. E magari dormo pure un po'..
I miei compagni di cordata sembrano belli felici. Entusiasti, appagati. E allora sono appagato pure io. Cime già salite, panorami già visti (che non stancano mai comunque), ma compagnie diverse portano a emozioni diverse. Anche stati fisici diversi però! Ziocagnone..
Mentre scendiamo tanti salgono. Scorrendo a fianco della cordata di Alfredo, Anna confessa ad Alice un parere, facendo scoppiare noi maschietti a ridere a crepapelle. Dai che di ore di riposo ne guadagniamo! Giunti al rifugio, siamo pure in anticipo sul tempo limite. E..sbam, spiaggiati!
Oh se sto meglio adesso. Anche se un po' di mal di testa c'è ancora. Cambio d'abito, torno in spiaggia con ciabatte e braghe corte, poi al sole al riparo dal vento, schiena sul muro del rifugio, il buon Stefano prende una birra per ogni componente della cordata, e man mano che gli altri arrivano le chiacchiere e le risate si sprecano.
Già finita.. Peccato. Lunghe ore ad aspettare il ritorno di tutti, e poi che la funivia apra. Discesa per il Rifugio Mantova, non di molto più agevole dell'altra e più lunga. Ultima uscita della Autrostrda del Lys, uscita indren, e siamo già tutti in coda. In coda per altri sogni, almeno io. Impeto sveglio, troppo.

Qui altre foto.
Qui e qui report.

mercoledì 15 agosto 2012

Alla conquista dei 4mila del monte Rosa, giorno 3/3, il cruciale

Puntata precedenti qui e qui.

Ci siamo, è il grande giorno. Tra tutti quelli programmati sul Rosa, questo è quello a cui tengo maggiormente visto che include la Traversata dei Lyskamm: aerea, sottile, lunga, esposta, panoramica, e in alto. La sera prima abbiamo fatto poche ma precise domande al gestore e alla guida (Simone Origone) che sedeva al tavolo con noi coi suoi clienti, ma adesso le chiacchiere stanno a zero, adesso è il nostro momento.
Come da nostra abitudine,chiediamo della possibilità di fare colazione prima, di lasciarci anche solo i thermos con acqua calda e qualcosa da mangiare sul tavolo: vogliamo partire per primi in modo da evitare traffico. 3e30 sveglia, alle 4 siamo in marcia ringalluzziti, ci sentiamo bene. Io dopo il malessere che mi ha accompagnato da lunedì pomeriggio a ieri mattina prima della cima del Castore, mi sento in forma: ne sono davvero contento.
Come avevamo temuto il giorno prima scendendoci, la prima parte di ghiacciaio ci disorienta un po', e per cercare la via vaghiamo un po' a destra e sinistra: ma la notte è limpida, nella valle italiana nubi, ma ad accompagnarci sul ghiacciaio del Felik ci sono le stelle. Poi inizia la salita alla Punta Felik, e la musica cambia, le gambe devono iniziare a macinare dislivello.
A un tratto ci fermiamo, noto qualcosa di strano dietro la cima del Lyskamm Orientale, non capisco cosa sia quella lama di luce dietro il pendio nevoso..un ufo? Poi in modo repentino sorge: è la luna. Adesso ci fa compagnia anche lei. E appena superiamo il pendio per mettere piede sul terrazzo del Felik, abbiamo la compagnia di tutti i 4000 del Monte Rosa: che spettacolo. Anche perché inizia ad albeggiare, e questa è la seconda alba a 4mila metri..in due giorni!
Sono li anche i due giganti, i Lyskamm, col loro profilo possente: ci aspettano? Ieri ho scoperto leggendo la guida del buon Buscaini (che ci portiamo dietro meglio della Bibbia) qual'è il loro nome svizzero: Menschenfresser che tradotto sarebbe “divoratore di uomini”. Quando inizi la cresta, e finchè non la finisci, sono centinaia di metri di vuoto da una parte e dall'altra. Se un componente della cordata dovesse scivolare, occorre buttarsi nel versante opposto per avere qualche possibilità di reggere la caduta. Non posso non dire che quello che ho letto e che mi hanno raccontato mi mette un certo timore. Ma ci vuole la paura, aiuta a rimanere attenti e coi piedi per terra. Beh, in più a cena ho detto a marco che in cresta ci sono i funghetti di Mario Bros che saltano da una parte all'altra per magniarti, e devi dargli un colpo di piccozza per ucciderli!
Inizia la cresta, una cordata davanti a noi, che presto supereremo. Intanto albeggia sempre più, intanto fa freddino e tira vento: stare sul filo del rasoio è sconsigliato in caso di vento. E la creta si rivela subito di parola, abbastanza affilata, ma la neve è buona, lo spirito di più: canto Celentano, “a mezzanotte sai..”, canto spesso in montagna, perché son felice, sono in pace con me stesso. Io sono tranquillo (la cresta del Monch, mio primo 4mila, me la ricordo più cazzuta, ma ero accompagnato da guida alpina, qui siamo nelle nostre mani..) chiedo se lo sono anche Riccardo e Marco. Bene, lo sono, allora andiamo. Laggiù il Bianco, il Gran Paradiso, il Castore che si fa sempre più basso: e pensare che per ora è la cima più alta che abbia salito, sempre insieme a Marco e Riccardo. Una cordata che spero duri per sempre.
Notiamo due sagome lontane sulla cima dell'Orientale, loro la traversata la fanno da est a ovest, quello che è il verso convenzionale, noi nell'altro verso. Ma no non siamo mica normali.. il fatto di consigliare di partire da est è per via della cresta est stessa del Lyskamm Orientale, da affrontare prima che il sole la maciulli. Ma per la traversata dei 4mila del Rosa che ho pensato, e per poterci garantire un graduale acclimatamento e un graduale aumento della fatica e dell'impegno tecnico, dobbiamo farla in questo verso. Intanto l'alba continua, giochi di luce e ombre: l'ombra del Monte Rosa cade a fianco del Monte Bianco.
Sali sali, e più sali più ai nostri lati la voragine di vuoto si apre, ma andiamo bene, non fosse per Riccardo che inebriato dalla quota continua a dire “dai andiamo che siamo in ritardo!”. E così, tra una pausa per prendere fiato e una foto, arriviamo in cima al Lyskamm Occidentale (4481m): siamo davvero contenti, ma adesso viene il bello, cioè il duro. Pausa breve e ripartiamo.
Sul misto siamo scarsi, ci manca l'esperienza, perciò normale che sul misto a 4400m ci sentiamo un po' cauti. Ma aggira questo spuntone di qua, sali questa roccia di la, scendi un po' per poi risalire, andiamo e andiamo che è uno spasso. Da capocordata devo essere un po' audace e astuto nel cercare le tracce dei precedessori, e nel valutarle ovviamente. Ma Marco e Riccardo devono essere sempre attenti non solo a loro stessi, ma anche a me nel caso di un mio passo falso. Essere in cordata è più che essere amici o soci o compagni, ci vuole un feeling e una fiducia che credo non si trovino in altre attività umane. Breve calata (niente doppia, ma calata stile falesia) e il tratto di roccia più infido finisce, ne resta un altro breve tratto, poi si torna su neve.
Alla fine la cresta ce la mangiamo senza troppe preoccupazioni e difficoltà: o siamo diventati un po' bravi, o dei totali incoscienti, o siamo solo fortunati, o tutte e tre le cose. In ogni caso stiamo bene, ci sentiamo bene. Riccardo ha già abbozzato l'idea di salire altri 4mila quando finiamo la cresta, la cosa mi piace, a Marco meno, ma vedremo dopo, peliamo una gatta alla volta.
Se ti guardi intorno solo cime, ghiaccio, neve, roccia, nuvole, vento, cielo terso, il sogno di un alpinista. È il terzo giorno in cui in pratica ci svegliamo e claziamo subito i ramponi, la cordata non ha pause, non si riposa tanto, è davvero un sogno. Immersi nella maestosità dei giganti del Gruppo del Monte Rosa, con la vista superba su altri 4mila del Bianco e sul Gran Paradiso. Siamo graziati da un meteo che ci concede giornate favolose, almeno fino al primo pomeriggio, ma va benissimo. Il punto cruciale del mio progetto era proprio il meteo, trovare tanti giorni consecutivi di bel tempo a questa quota non è facile!
Ultima salita su cresta nevosa, sempre guardandoci a destra e sinistra per ammirare e spaventarci del fascino del vuoto, ed è cima, Lyskamm Orientale, ben 4527m, cima più alta finora raggiunta dalla nostra cordata. Sono commosso, sono contento, sono felice. Video. Ce l'abbiamo fatta, e non lo davo per scontato. Mi guardo intorno, le altre cime, la traversata compiuta, quello che resta. Non sento la quota, il mio fisico adesso sta bene, posso assaporare il momento. È la realizzazione di uno dei progetti alpinistici più arditi che (finora) avevo in programma. Ne parlavo anni fa con Erica, con Roberto, con Nicola (“ragazzi, dei giorni che fate sul Rosa la traversata dei Lyskamm interessa anche a me, magari riuscissi a venire”), la sognavo coi video di youtube . Ma prima di poter dire che la traversata è nostra, occorre scendere al Colle del Lys.
Già perché la cresta est è anche lei un tratto chiave. E in discesa le difficoltà aumentano. Ma ce la facciamo senza troppi problemi, col giusto grado di attenzione e senza nessuna tensione inutile. È fatta, adesso possiamo dire che la Traversata dei Lyskamm è nostra. Onestamente, come detto, credevo fosse più aerea e più sottile. Il mio metro di paragone era la cresta finale al Monch dal Monchutte, ma si vede che li ero un pulcino alpinista, adesso posso quasi credere di essere un alpinista dilettante.
Finalmente ora di mangiucchiare qualcosa, bere e spogliarci. Al buio, all'alba, in quota, al vento, faceva freschino, adesso il sole è alto e si sente. Marco non si oppone troppo alla salita di altri 4mila per aumentare il bottino, finché siam qui sarebbe giusto approfittarne. Già..il programma dei prossimi giorni prevede stasera pernotto al Gnifetti, domani salita di tutti i 4mila minori per poi arrivare alla Capanna Margherita, li dormire (sperando ci sia posto, giorni fa mi dissero fossero pieni) e il giorno dopo Zumstein, Doufur e Nordend, per poi rientrare. Ma Roberto mi ha già annunciato meteo bruttino per domani, perciò inizia a farsi largo l'ipotesi di scendere già stasera..
Allora via verso il prossimo 4mila, Punta Parrot! Li chiamano 4mila minori, perciò non sarà così dura..e invece! Dal basso non sembra, ma dopo lo scivolo di neve da salire, dove trovaimo ghiaccio vivo, la cresta per arrivare alla cima è lunghetta, affilatina anche lei, e quindi più impegnativa di quello che pensavamo. Marco infatti inizia ad averne abbastanza, ma arriviamo in cima anche a Punta Parrot (4436m): 4436?! Pensavo fosse più bassa! Scendiamo subito per via del vento che ci sta martoriando il viso.
Riccardo ha preso il comando in discesa, e arrivato al bivio delle tracce prende verso sinistra: evvai, allora saliamo anche il prossimo 4mila! Ludwigshohe (4342m) e il bottino sale. Qui tira meno vento, allora ci corichiamo sulla neve (pur sapendo che quando ci solleveremo avremo il culo congelato) per assaporare la giornata, per respirare il profumo della soddisfazione. Uno sguardo ai Lyskamm, uno sguardo intorno. Poi via, siam qui, il prossimo è a un passo.
Corno Nero (4322m), nostro anche lui, nonostante un traffico infernale per salire, guide che portano su i clienti come mucche al pascolo. Ma ci sono passato anche io, devo e posso capire. Scendiamo anche da questa cima, e scambio due chiacchiere con una guida francese “se fossi al vostro posto e se al capanna margherita c'è posto, starei qui, domani salgo al margherita e venerdì finisco con le altre cime, han messo tempo buono per dopodomani, anche se domani temporali”.
Mettiamo così man mano piede sull'autostrada del Lys, con le nubi che incombono da valle mentre in quota tutto è ancora abbastanza sereno. Iniziamo a scendere nel regno dei seracchi e crepacci, che saltiamo mano mano “Marco occhio, ne salto uno”. La neve si fa molle, e quindi anche se in discesa si fa una certa fatica. Anche perché, a conti fatti, oggi arriviamo a quasi 1500m di dislivello a queste quote..ragguardevole.
E avvicinandoci al Rifugio Gnifetti le cose non migliorano.. Non posso nemmeno dire a Marco e Riccardo di stare attenti perchè sto attraversando un ponte, perchè nello stesso momento lo stanno facendo anche loro. Io e Marco prendiamo in giro Riccardo, che visto che il primo giorno è caduto in due crepi, lo farà anche oggi. Ma alla fine arriviamo al rifugio. Birra, panino e torta, e siamo tutti contenti. Accendo il cellulare per avvisare i cari e chi faceva il tifo per la nostra traversata.
Riccardo e Marco entrando a prendere le birre e la torta chiedono se ci sia posto a Capanna Margherita domani: no. Roberto per sms mi conferma le avverse previsioni per domani. In tre giorni abbiamo salito dieci 4mila:
Breithorn Occidentale 4165
Breithorn Centrale 4160
Roccia Nera 4075
Gemello del Breithorn 4106
Castore (ripetizione) 4228
Lyskamm Occidentale 4481
Lyskamm Orientale 4527
Punta Parrot 4436
Ludwugshohe 4342
Corno Nero 4322.
Il mio bottino personale sale (insieme a Monch, Jungfrau, Auguille de Rochefort, questi tre con guida alpina, Bishorn, Polluce) a 15 4mila, quello di Riccardo a 12 (con lui ho salito tutti i 4mila senza guida alpina) e quello di Marco a 11 (al quale a differenza di Riccardo manca il Bishorn). Siamo sazi. Come vezzo personale ho superato la quota 13 del nostro caro mentore, ho argomento di invidia da parte sua, e la cosa mi rende orgoglioso (spero anche a lui).
E così decidiamo di scendere a valle, di lasciare questo regno incantato in anticipo rispetto al programma, ma con la consapevolezza che il meteo e le condizioni ci hanno già regalato tre giornate di bel tempo, cosa non facile e invidiabile. Ma l'avventura inizia ora: tornare coi mezzi pubblici dal Rifugio Gnifetti a Cervinia. Senza considerare che sono tre giorni che non ci laviamo, che più o meno indossiamo gli stessi vestiti, e che ne abbiamo fatte di sudate..
Discesa verso Punta Indren, in mezzo a sfasciumi, canaponi, nebbia, e ciò che resta del ghiacciaio di Indren (una lastra di ghiaccio vivo sulla quale scendono sassi). Funivia verso il Passo dei Salati, poi verso il Rifugio del Lys e in seguito a Staffal. Adesso lo zaino pesa eccome.. Tutto il nostro materiale sta al suo interno, non più addosso: cambia per la schiena.. A Staffal autobus per Pont Saint Martin, dove alla stazione dei treni il nostro trasporto arriva in ritardo perché ha investito un mulo: il treno arriva con la testa della locomotiva bella imbrattata di schizzi di sangue. Povera bestia. Arrivo alla stazione di Chatillon, dove aspettiamo l'autobus per Cervinia. Studiare il rientro non è stato facile..
Dopo aver preso la prima funivia alle 15, arriviamo alla macchina alle 20e30.. Cosa desideriamo? Una doccia, una birra, una pizza: a caccia della prima pizzeria! E con una bella pizza, due medie, un dolce, finisce la nostra avventura sul Rosa. Cerchiamo un campeggio e alla fine ne troviamo uno che ha posto, ma così tardi nessuno ha voglia di far la doccia, e finiamo a letto tutti zozzi e puzzolenti.

Il giorno dopo la parola d'ordine è rilassarci. Una colazione in una bella pasticceria, un giretto per Cervinia, e poi.. rafting! E finalmente riusciremo a farci una doccia..
Come finale vorrei ringraziare Roberto, che da casa ci ha fornito l'evoluzione del meteo, cosa utilissima passanso tre giorni fuori dal mondo. E ci sentiamo di ringraziare anche Nicola, che nonostante ci avrà (sanamente) odiato pensandoci sulla neve mentre lui si cuoceva sotto il sole greco, capirà che tutto ciò è anche merito suo, dei suoi insegnamenti, del suo “tenerci sotto l'ala”, e allo stesso modo tutte le persone che ci hanno insegnato l'alpinismo e quelle che ce l'hanno fatto amare. Infine un grazie a noi tre, perchè gambe, polmoni, cuore, testa, alla fine li abbiamo messi noi, e nessun altro.
All'anno prossimo, per l'assalto al Gruppo del Monte Bianco!

Qui altre foto.
Qui video dalla vetta del Lyskamm Orientale.
qui relazione coi tempi.