sabato 6 aprile 2013

Ultima cartuccia su ghiaccio (forse): Ursprung

Aprile, si può ancora andare a salire cascate di ghiaccio senza trovarle già mezzi torrenti? Che ne so io, le salgo da un anno, e pure poche. Ma se l'esperto dice che si può andare, andiamo. Peccato che poi l'esperto si ricordi a metà settimana che è già impegnato (finirà a masticare della resina) e tutto si complica. Le riserve vengono sciolte venerdì sera alle 21e30: alle 2e30 si parte.
La giornata inizia pure bene: appena entrati a Campo Tures troviamo un bar con luci accese, la tizia fuori che pulisce, “scusi, è aperto” “no apre alle 6 (erano le 5e30) ma se volete entrate pure che vi serviamo”, il tutto detto con uno spiccato accento tetesco che avremmo ripetuto tutto il giorno. E la colazione, con paste al plutonio, inaspettata si fa. E non è una cosa ovvia, molte volte con questi orari, tranne in autogrill, non trovi nulla.
Ci incamminiamo che nevischia: beh, che ce frega, sabato scorso pioveva! Mi preoccupa solo che se le nubi si abbassano non troveremo la cascata a vista..ma sarà tracciata la neve! 'Ste palle! Siamo belli carichi, le cordate saranno io con RiccardoMirko con Roberto: io e Mirko dobbiamo fare gli esperti oggi, e questa è una parola grossa. Ma va bene, la cascata è data con possibilità di trovare sempre del facile, ce la facciamo! 'Ste ripalle! Andremo a cercare le varianti migliori..
Seguiamo gli sciatori, Rifugio Roma, un strada, ma dopo un po' di salita capiamo che stiamo andando dalla parte errata. E torna giù in mezzo al bosco. Dopo aver saggiato la neve al parcheggio e nella sicurezza che vista la classicità di questa cascata, ci sarà una trincea che ci porta alla sua base, abbiamo deciso di lasciare le ciaspole in macchina. 'Ste palle!
Finiamo su un sentiero che pare già migliore come direzione, continua a nevischiare, ma non ci preoccupiamo. Ci preoccupa il caldo che fa, ma la guida dice che è una cascata che si mantiene fino a stagione inoltrata. Stavolta niente “'Ste palle”, sarà così. E fino quasi alla malga Furth, basta non uscire dalla traccia e riesci a galleggiare: se esci di 5cm, brum giù. Ma dalla malga, dalla quale i bimbi che aspetto smaniosi il cioccolato vedono già la cascata (che pare pure grassa e di un bel colore, anche se un po' coperta di neve), niente tracce.
Va beh, se vedi la meta, non ti resta che fare tu strada! Cerco dopo la malga ma non vedo nulla, Roberto dice di girare a destra prima del ponte che abbiamo superato per arrivare alla malga. Parte per saggiare la neve, quattro passi con lo stesso esito: giù fino all'inguine. Poi va meglio e lo seguiamo. D'altronde che dobbiamo fare? La montagna da Maometto non ci va di sicuro, occorre sudarsela! E così sarà.
Ci scambiamo, passo davanti io. Come diremo alla fine “l'80% dei passi riesci a rimanere su e affondare poco (ma solo se adotti il passo dell'usignolo), il 20% delle volte giù fino a metà coscia”. Già, ma quel 20% pesa enormemente di più del 80! Dove sono le ciaspole..ah già, 'ste palle. Ma la vogliamo questa cascata, perciò avanti. Si fatica a tirare su il peso di tutto il corpo con un quadricipite solo che tra l'altro si trova in posizione leggermente scomoda (ovvero piede alla stessa altezza del culo, visto che l'altra gamba è affondata), ma c'est la vie, e l'abbiamo scelta noi.
Dopo un po' trovo una debole traccia nascosta dalla neve fresca fatta, la seguo: permette di galleggiare un po' di più, diciamo che ha permesso di arrivare alla media 20-80, altrimenti eravamo a 40-60. E solo grazie al passo dell'usignolo, ovvero lento e delicato. Usciamo dal bosco, finiamo l'argine del ruscello, e voilà, siamo alla base. Sì, alla base del conoide nevoso da risalire. Questa cascata è vicina, ma si allontana sempre..
E via su per il ripido su neve fresca, e qui non c'è debole traccia che tenga, occorre gattonare a volte. Ma sapete cosa vi dico? Alleluja! Finalmente una cascata con dell'ingaggio! Così si che mi sento davvero alpinista, altrimenti sabato scorso mi pareva di essere quasi un falesista. Nulla da togliere ai falesisti, ci vado anche io, ma oggi ho voglia di qualcosa di lungo e completo. E così sarà.
Con una certa fatica (avremo ancora forze per la bestia di ghiaccio?) arriviamo alla base. Nevischia ancora, ho lasciato il coprizaino a casa, perciò opto per recarmi verso la nicchia sotto la roccia per lasciare al riparo i nostri zaini. Ma questi ultimi metri di salita sono in realtà con già il ghiaccio sotto..delicati! Sotto sì, ma sotto un metro di neve da spostare! E tira calci, e scollina sulla cornice, arrivo sotto, oh leh! Arriviamo tutti, l'avvicinamento ci ha fatto spendere due ore e mezzo: un'ora fino alla malga, il resto nella neve da tracciare. E siamo solo noi. Cosa abbastanza abitudinaria, e che ogni volta mi lascia pensare.
Ci prepariamo con calma e attacchiamo. Parte Mirko, e in 4 pieno. Forse se invece che dalla nicchia avessimo attaccato ben più a sinistra, ma ormai siam qui. Il ghiaccio sembra buono, ma non è tutto buchi come a Sottoguda, qui la picca va lanciata e estratta! Dai Mirko, che poi tocca a me, fremo ma non so ancora cosa mi aspetta. Fatico non poco, ma supero il tiro e giungo alla sosta, attrezzata, altro motivo per il quale abbiamo scelto questa cascata.
E il secondo tiro sarebbe quello? Mah, ok che sembra che ci siano vari punti per riposarsi, ma ci sono dei bei tratti verticali pare. E tocca agli altri due tirare, ed è la prima volta che tirano da primi.. Vedremo. Roberto arriva maledicendo le sue dragonne, un po' provato, ma decide comunque di provare ad affrontare la lunghezza successiva. Riccardo anche. Bene, che Dio sia con voi.
Parte Roberto e sale dritto, Riccardo dopo un po' lo raggiunge e prende più a sinistra, “perchè non voglio intrecciare troppo le corde” “ok, ma guarda che li mi sembra più difficile” “beh vedo quando arrivo li sotto”. Roberto con qualche resting prosegue e sale e sale e arriva in sosta. Riccardo lo sento maledire la sua scelta, e guardo un po' sbigottito.. Poi tocca a me.. Intanto di fianco a noi, nella parte più a sinistra della cascata, vengono giù le prime scariche di neve..
Mirko parte, poi vado io. Accidenti a Riccardo, guarda te che cazzo di tiro è andato a fare! Ok, che stare molto più a sinistra era facile facile, però.. Verticale, alcune leggere pance, e pure un traverso (per tornare sulla linea di Roberto)! In sosta mi dirà “ti ho pensato mentre eri sul traverso, che mi tiravi degli accidenti”. Però, che pelo. O che incoscienza. In ogni modo, chapeau. Il ghiaccio almeno era buono per i piedi, anche se per le picche un po' esplosivo. Adrenalina.
Bene, siamo alla seconda sosta, quasi coperta dalla neve, fiuu. Mi conferma il fatto che la cascata è bella imbiancata dalla neve fresca! Mirko è già partito quando arrivo in sosta, lo vedo che va verso destra su ghiaccio un po' esile. Andiamo e vediamo se seguirlo o stare più a destra. Quando arrivo al bivio tentenno un po', ma poi opto per una strada diversa, per mantenere il trand dato dal secondo tiro.
Sembrava facile, e invece.. In traverso sbilenco, perchè io dovrei andare dritto, ma il ghiaccio sale e piega verso la mia sinistra ma storto, cioè alla mia sinistra va in basso. E col mezzo metro di neve fresca sopra..è tutto un'emozione! Arrivo vicino a una serie di candele alla mia destra, cerco per mettere un chiodo o fettuccia nella candela, quando sento la corda tirare verso il basso, strizza nei pantaloni, afferro la candela e mi tengo su. Era Roberto che è scivolato sulla parte più facile..che caga! Poi salirà senza troppi problemi.
Bene riparti, sali ancora un po su questa linea che spinge verso sinistra basso e poi su verso destra verso Mirko. Qualche altro passo e mi ritrovo a piantare la picca con estrema forza per trovare un po' di ghiaccio sotto il metro di neve. Poi non c'è più nemmeno quello, fidati dei piedi.. Pino, sosta, evviva! Finita, spetacol. Poco più di 3 ore e mezza per vederci tutti fuori. Il tempo è volato.
Aspettiamo con le congratulazioni, meglio calarsi prima, che di scariche se ne continuano a vedere, e non ti lascia tranquilla la cosa. Anche se tutto il nostro itinerario pare al riparo, vedere intorno cosa accade ha sempre il suo perchè. Prima doppia, poi alla seconda io e Riccardo finiamo fino alla nicchia, Roberto e Mirko faranno doppia anche dalla prima sosta. Non sto a spiegare i tecnicismi della cosa.
Una sete e una fame, che tutti e quattro la prima cosa che facciamo è rifocillarsi agli zaini. Poi con calma il resto, tra cui partire per tornare indietro. Il tempo è volato si, ma è comunque trascorso. Io la frontale non la vorrei usare.. Ok, se eravamo alla Funicolare, davo per certo il suo uso, ma qui no..
Scendiamo, e ora la neve fresca (su pendenza) di prima diventa divertente invece che una fatica. Oddio, si fatica anche ora, ma meno. Trovo un pezzo di ghiaccio, voglio fare un gioco.. Lo lancio giù sperando che raccolga neve, diventi una palla e rotoli fino al ruscello. Il pezzo di ghiaccio di partenza sarà stato 20 kg. Dopo qualche decina di metri si ferma, inciccionito. Farlo ripartire adesso è un bello sforzo.. Uh! Uh! (che imbecille che sono, quando sono nella neve fresca) Uh! E riparte! Stavolta fa più strada, cresce, fa una bella traccia che sfrutteremo a scendere, ma poi si ferma. Sarà un metro cubo adesso. Dai che voglio che riparta! Uh! Uh! Ma stavolta nulla da fare. Nemmeno con l'aiuto di Riccardo.
E tornando sui nostri passi, comunque qualcuno finisce col culo a contatto con la neve, e la gamba sempre distesa. Invece che le nostre tracce, a un certo punto seguo l'esile traccia che avevamo trovato dopo il totale ravanamento iniziale. Ci conduce dietro la malga: ma non l avevo vista prima?! Va beh, pace, ci siam divertiti uguale. Adesso poi il cielo si apre un po' e mostra sopra la nostra cascata una cima maestosa, triangolare, con un bel paretone. Acquolina in bocca.
Anche il rientro dalla malga, che sembrava sicuro, ci porta a vari dubbi sulla strada da prendere. All'andata abbiam fatto della strada in più, vogliamo capire dove abbiamo sbagliato. Ma ciò ci porta a sbagliare ancora! Ma poi riprenderci.. Speriamo che nessuno segua le nostre tracce o gli parrà di girare un po' in tondo. E intanto si riceve la telefonata dell'invidia..
Arriviamo alla macchina che sono le 17: che giornata piena! Mi ci voleva! Messa in ordine l'attrezzatura, cambiati e puliti (circa) ci infiliamo nel bar ristornate di fronte per una mezza pizza a testa e una birra. Questa è vita.

Qui altre foto.
Qui report su on ice.

sabato 30 marzo 2013

Un pelo tira, ma anche una cascata: Excalibur

“quattro coglioni che partono lo stesso”, questo l'appellativo col quale chiudiamo la consueta mail settimanale delle proposte per il weekend dedicato alla nostra passione. I quattro siamo io, Mirko, Nicola, Gianluca, e siamo coglioni perché le previsioni meteo sono inclementi anche questo weekend. C'è da spingersi a nord per trovare una possibile finestra di tempo non piovoso al mattino, ma ciò vuol dire quattro ore di macchina. E secondo i miei canoni, sarà dura far giornata iin questo modo!
Ritrovo alle 2 al parcheggio, riesco a dormire una mezz'oretta in macchina dopo l'uscita con gli amici. Carichi come delle pile dell' IKEA partiamo, nella speranza di riuscire a fare qualcosa. Alla sosta in autogrill ci appare la luna e il cielo stellato: miraggio. Poi avvicinandoci ai monti i primi cappelli sulle cime ci fan capire che le previsioni non devono aver cosi sbagliato. Passiamo di fianco al Pelmo e ne ammiriamo le prime luci che lo illuminano. Che lunga la salita al Pelmo.. Poi una foto da cartolina con la luna che si corica dietro delle cime.
Però non fa freddo, e di ghiaccio se ne vede poco. Le aspettative già basse, calano. Destinazione Sottoguda, li di roba ce ne è , dovremmo poter passare la giornata a fare i criceti, finchè non piove. Ma Gianluca pensa già solo a mangiare alla fine.. Si parcheggia, ci si cambia con calma col cielo ancora sereno. Zaini scarichi, non siamo proprio in ambiente, sembra più una falesia. E adesso entriamo nei Serrai di Sottoguda..
Bellissimo, un canyon bello scavato e stretto, più del Bletterbach, (qui e qui), e colate di ghiaccio a destra e a manca. Però un po' magre.. terrore, riusciremo a fare qualcosa? Passiamo di fianco a una bella colata, con partenza nel ruscello con salto per piantare le picche da una roccia dall'altra sponda. Passiamo di fianco a La Cattedrale, ma sul secondo tiro si vede una crepa della madonna, pronta a cadere questa! Poi arriviamo da Excalibur. È lei.
Ora torniamo carichi, anche se il muro iniziale è notevole.. Cordate io e Mirko, Nicola e Gianluca, in alternanza, ma Nicola e Mirko partono per primi, l'esperienza davanti! Ma tutti aspettiamo Nicola, e quando lo vediamo brasarsi e ghisarsi dopo pochi metri, ci viene da chiederci “ma quanto è dura?!”. Però bel posto, solo il rumore impetuoso del ruscello (che non fa sentire la comunicazione tra cordate) e le nostre minchiate sparate per sdrammatizzare. “ma dai, è pieno di buchi” dico io.
Nicola invece fatica la salita, ma poi arriva su. Mirko lo segue, anche lui fatica, ci sta, è un 4+, io non l'ho mai salito un 4+. Poi viene la volta di Gianluca, al quale dico “ma come mai ci siamo solo noi?”, è una domanda che mi faccio spesso alle nostre uscite.. E adesso, tocca a me, libidine!
Zaini lasciati alla base, siamo in versione leggera, fortuna che però la giacca l'ho già messa, se no tra un'oretta mi bagnerei come un pulcino nella lavatrice. Cerco di sfruttare tutti i buchi che trovo per le picche, inutile la fatica di piantare e poi di estrarre. Si si, fatica, ma non mi pare così arduo come dicevano. Beh, da secondo cambia tutto, in più non devo piantare le viti, anche se però devo estrarle.. Me gusta!
Verso metà tiro capisco che Gianluca è partito per il secondo, come? Mi arriva un blocco di ghiaccio sulla crapa, segno indistinguibile di triurator. Riesco pure a farmi qualche foto, ma molta salita tutta di braccia a sollevarsi sulle picche. Ed arrivo in sosta, dove non faccio in tempo a dire due cagate che già Mirko vuole farmi ripartire, ok.
Attacco io, tiro più facile, ma non banale. Però non so perché oggi mi sento in forma, non ho paura (non tanta almeno) e sono sciolto nell'arrampicata. Non sono certo tecnico, visto che della progressione a tre passi ne varò fatto solo mezzo metro, il resto a cercare le piazzole per i piedi, con passi sempre brevi (prrr): Nicola dice “un triangolo evoluto!”, ma mica tanto. Voglio strafare, pianto le viti io, non sfrutto quelle di Gianluca. E picca picca, rampone rampone, arrivo a vedere Gianluca, che sosta su tre chiodi e due picche, dicendomi “la mia sosta fa cagare, ma gli spit non li ho trovati”.
Pensa pensa, cerca sotto la neve gli spit ma nulla. Guarda gli alberi a sinistra, ma sono un po esili e per arrivarci c'è da rischiare la neve sulla roccia. Ok, vado a destra da quel bel pino, quindi un bel traverso scendendo e poi risalendo, le cose da cercare di evitare insomma! E nei pressi del pino scorgo anelli di calata, questo è buono.
Nicola e Mirko ci raggiungono, anche una pioggerella fine, due palle. Nicola parte e lo vediamo serio e concentrato, ma come, duro anche qui? Vai Mirko vai, anche se oggi non sei in forma te la cavi bene e sali concludendo il tiro. Resto solo a salire, Gianluca è già su, e devo attraversare prima di arrivare sotto la linea di salita, obbligata dalle protezioni in loco.
Mirko da bravo non mi tira lungo il traverso, e mi porto alla base del muretto tutto contento, si riparte. Eh, mica facile nemmeno qui, un po meno buchi, ma oggi ramponi e picche lavorano da dio, e anche i bicipiti stanno bene. Nicola è già li che cala in doppia, parte per farmi qualche foto, poi dall'alto per rendere le foto più estreme, iniziano a lanciarmi neve, maledetti, “fa più Monte Bianco” dice Gianluca (video). Te lo do io il Monte Bianco!
Esco, delicato, finita, spit, doppia. Scende la prima cordata, poi vado io, alla fine ci caliamo verso gli anelli che avevo visto dal pino, poi in diagonale verso la prima sosta, e sotto la pioggia alla base della cascata, mentre una cordata guida e cliente sale (e noi rigorosi ce ne stiamo con fatica a destra per non disturbarli!).
Che facciamo ora? Si va a mangiare. Ci starebbe un altro tiro da qualche parte, ma c'è chi auspica i piedi sotto il tavolo, chi non vuole più bagnarsi, chi è soddisfatto a pieno da una giornata che poteva concludersi con un dietrofront fin dal parcheggio. E così posso pure riuscire a fare qualche mio giro stasera!
Via coi piedi sotto il tavolo, un ristornate gelateria li vicino, vinello scelto dal sommelier Bertolani e tutti allegri mangiamo con quattro risate al seguito. Fuori piove, ma dentro splende una stellata di stronzate. In fondo di cosa si parla? Delle nostre due grandi passioni: montagna e donne, o donne e montagna, per non ledere la sensibilità dell'ordine..

Qui altre foto.
Qui le foto di Nicola
Qui e qui relazioni.
Qui video del terzo tiro, con i corvi che lanciano neve.

sabato 23 marzo 2013

Sognando le Orobie, ravanando in Carega

“Yes, finalmente ho convinto gli altri bischeri ad andare in Orobie per l'ultima uscita del corso, così finalmente gli potrò far conoscere questo angolo delle Alpi poco di moda.” Così giovo due settimane fa, poi venne la neve a rimpinzare quella già presente, poi venne la meteo a ghigliottinare i buoni propositi annunciando da sabato pomeriggio brutto ovunque. Orobie, un'altra volta.
 Partiamo dunque, impossibile rinviare quest'uscita, l'ultima del corso, ma d'altronde sappiamo bene che stiamo giocando una mano a poker con un bel bluff in mano. Alle 00e45 ritrovo al parcheggio, chi ha dormito e chi no, ma siamo comunque abbastanza carichi, nonostante tre corsisti siano assenti. Forza, all'arrembaggio, nella speranza di!
Ore 3e30, undici bipedi in marcia verso il Passo della Madonnetta sul Sentiero delle Mole. Mole non ne vedremo nemmeno una, per fortuna invece ci sono le tracce di qualche scialpinista a guidarci. Ma è già abbastanza chiaro come finirà. La neve presente non regge, ci alterniamo davanti a battere una traccia faticosa. Fintantoché, cosa vedo, Nicola davanti?! Senza peste fatte?! Domani nevica, e infatti. Beh, d'altronde pochi minuti e “no no, mettiamo le ciaspole!”
Continuiamo al buio, spirito gioioso in mezzo al bosco. Avanzando la neve non migliora, anzi, ce ne è sempre di più, e quella dell'ultimo tratto è pesante davvero. Mi affianco a Nicola, “ma, mica saliremo vero?” “No no, con questa neve no di certo”. Al Passo della Madonetta sono le 5e30, ma la traccia da qui va verso il rifugio, non verso l'attacco del nostro Vajo delle Frane. Siccome oggi sono i corsisti a guidare la gita, “dove andiamo?”, e parte l'indecisione.
Dopo aver preso un po' di sano freddo, esser partiti nella direzione opposta a quella giusta, ci mettiamo a cercare il sentiero nella direzione giusta. Sali un po, scendi un po', tira dritto tagliando il pendio, niente tracce e niente segni, ma dov'è il sentiero?! Gianluca sprona chi “fa la vecchia” a passare un po' davanti a batter traccia, un po' per uno! Intanto il Carega inizia a mostrarsi con le prime luci dell'alba, ma lassù a 2000m c'è già un cappello lattiginoso che non promette nulla di buono. Tagliamo decisi in mezzo al bosco verso la direzione giusta, fino a giungere nei pressi di un pendio bello inclinato, che a me e Gianluca non piace. Dietrofront.
Ok, la testa ormai è già indirizzata a un lauto pranzo di polenta e cinghiale, con un sano litro di birra davanti. Tutto il resto è lasciar passare il tempo, altrimenti finiremo a chiedere queste pietanze mentre gli altri a fianco a noi fanno colazione. Intestarditi dalla ricerca del sentiero, saliamo e scendiamo, finché non mi tocca passare davanti perché il diretur vuole vedere cosa c'è lassù, e via a ciaspolare in salita a 50° con neve inconsistente. Ma al passaggio dell'undicesimo ominide, ci sarà una bella autostrada.
Giungiamo sulla nostra cima, che spettacolo. Mah. Certo, il sole basso, le nuvole che lo nascondono, la neve, carino, ma niente a che vedere con un'uscita al sole dopo 400m di canale al freddo! Prossima volta. L'importante è che il morale dei corsisti sia alto, tutti scherzano e ridono. Ormai tutti d'accordo per i piedi sotto il tavolo. Cazzegiamo un po' quassù e poi giù, dove sostiamo di nuovo per un'oretta di didattica su soste su fittoni e corpo morto, manovra di arresto, e sosta su piccozze col recupero delle stesse. Con io e Roberto che dopo aver cercato di fare una tana di volpe per scaldarci, finiamo a creare il crepaccio alle spalle di Nicola.
Poi basta, scendiamo col sole che a tratti illumina le cime, a più tratti invece è tutto coperto. Quanta neve, che spettacolo, se non arriva lo scirocco potente e il sole del Sahara, il parco giochi potrebbe essere aperto a lungo.. Gianluca ormai con le sue ciaspole ha acquisito un feeling che secondo me se le porta anche a letto stanotte. Stanotte, il solo pensiero di una doccia calda e una dormita fotonica mi riempiono il cuore. Ma solo dopo polenta e cinghiale e birra!
Non si vede nessuna valanga, nessun pendio che abbia scaricato. Non si vede nemmeno tanta gente in giro, ci sarà un perché.. Una tizia ci incrocia e ci chiede se partiamo ora, eh?! Incrociamo uno scialpinista che tiene l'artva sopra la maglia e appeso come una borsetta. Scendiamo scendiamo, c'è da arrivare alla tavola! E scendendo osserviamo il gruppo Zevola Tre Croci, sognando i suoi vaji il prossimo weekend.
E come annunciato, finiamo al Rifugio la Guardia, con un antipasto di polenta e formaggio con funghi, tris di primi e dolci, innaffiato da pinot nero e da un rosso che non ricordo, essendomi sfogato sul pinot. A volte, anche questo è alpinismo. È alpinismo anche uscire dal rifugio, vedere una roccia, e farci del boulder sopra. Parte Federico, Nicola lo segue, e io non resisto.
Sperando che ai corsisti sia piaciuto, abbiano imparato qualcosa, gli sia rimasta la voglia di andar per monti anche d'inverno, e sopratutto abbiano la foga di camminare sulle proprie gambe, finiamo così il primo corso AG1 del CAI di Carpi. Beh, in realtà manca la cena di fine corso..

Qui altre foto.
Qui le foto di Nicola.

sabato 16 marzo 2013

All'insegna della rivincita: Vajo Battisti

Nessuna pretesa oggi. È dal weekend scorso, passato senza monti causa meteo (poi migliore del previsto..), che aspetto una giornata di solitudine (di me e i miei compagni) in mezzo alla potenza della natura. Ma, lunedì mattina febbre a 38, la sera a 39, e così fino a giovedì sera, osservando le previsioni che continuano a dare per sabato una giornata eccezionale. E venerdì, il caos, bruciore all'esofago che mi rende di cattivo umore perché non riesco a mangiare. No, niente cascata con Nicola and company, troppo rischioso riprendere la febbre e per di più chissà in che stato di forma pietosa sono. Ma la voglia è tanta, e come dicono? Sanità di spirito per avere sanità di corpo. Marco mi salva, si torna in Carega.
Partiamo con calma, solo alle 4e30, assonnati entrambi come maratoneti dopo un'ultra trail, entrambi abbiam dormito si e no due ore. Sarebbe ordinaria amministrazione, ma nel mio stato.. Io avrei anche sognato di salire il Vajo Stretto di San Paolo, ma non posso rischiare di morirci a metà li dentro, perciò optiamo per il Vajo Battisti, già tentato l'anno scorso, ma finito con troppe rischiose varianti. Stavolta invece la neve c'è, e speriamo tenga!
E partiamo male se non riesco a mangiare nemmeno una banana per il bruciore all'esofago. Finirà che non mangerò nulla tutto il giorno, e ieri sera solo mezza pizza. Uh uh, son pieno di energie! Almeno bevo..ma poco, perché oggi brucia anche quella. Ma partiamo, col sole già alto. Lasciando le ciaspole in macchina, inabitudine da parte mia, ma oggi è un giorno strano.
Con calma, ma non troppa arriviamo al Rifugio Battisti, dopo aver osservato invidioso tutti gli altri vaji ben più cazzuti presenti in lontananza. Ma oggi devo stare calmo. E sopratutto sperare di riuscire a salire già questo. Si vede una bella scaricata di neve nella parte iniziale, speriamo bene. La cosa che mi spaventa è la consistenza, sopratutto in alto dove è tutto al sole. Oggi fa freddo, ma il sole è alto.
Siamo veramente a passo rallentato per i nostri standard, ce ne rendiamo conto entrambi, ma l'importante è esserci. E di tempo davanti ne abbiamo. Ma come nostro standard, siamo soli nel vajo. Ormai non ci poniamo più nemmeno la domanda “ma come mai nessun altro viene a farlo?” e in questo caso “e nemmeno venuto a farlo?”, perché non si sono tracce..
Si sale, e entrati all'ombra del torrione che sovrasta il lato sinistro del vajo (Dente del Mago), tutto il freddo si fa sentire ora che non c'è più il sole a mitigarlo. E la neve è peggio di quello che si credeva essendo cono di valanga, ma saliamo bene, sempre meglio che due settimane fa. E tornati al sole riprendiamo anche temperatura.
Scorgiamo ora molto bene la variante presa l'altra volta, quando il budellino era scarico di neve e scaricava sassolini di continuo. Se ci ripenso mi viene un attimo la pelle d'oca a pensare di tornare su quelle roccette marce in CCCC. Oggi proprio no! Più o meno, visto che anche se siamo imbracati e la corda è nello zaino, li resterà. Ma è un PD+, che sarà mai..
E invece sto budellino.. Cerco (ora sono passato avanti, mi sento un po' ringalluzzito, anche se non meglio) di passare a sinistra nella parte centrale del budello, ma servono le pinne. Marco prova a destra, più duro anche se si capisce più delicato visto il marrone visibile sotto il bianco, ma li si va, e seguo. Ma già questa decina di metri è un po' più di grado, e c'è da stare all'occhio. Poi c'è da traversare per tornare nella parte centrale, e anche qui.. Ma siamo al limite. Poi il tratto più divertente, un muretto ghiacciato a 60°, dieci metri di salita..ma con una picca sola!
Superiamo il tratto da cardiopalma belli carichi (lo eravamo meno nel durante) ma adesso sappiamo che possiamo farcela, neve permettendo. In fondo il catino di uscita è lassù. E dopo pochi passi di salita, oltre che tornare al sole, salutiamo anche l'uscita della variante dello sperone MAG, che oggi sembra anche più tosta essendo più nevosa, ma non ci interessa indagare, ci interessa uscire. Il sole sta scaldando un casino il pendio e la neve che lo ricopre, non vorrei ravanare fino alla fine dei miei giorni.
Forza su, vado avanti io, convinto del traverso da fare (se ne convince anche Marco dopo aver letto la guida): qui meglio non scivolare, perché o ti fermi in tempo, o arrivi alla base del vajo tramite una scorciatoia che implica un salto nel vuoto di qualche centinaio di metri. Adesso sono determinato, sento una voglia di rivincita che mi assale, da come andò il vajo l'altra volta (che comunque, finché puoi raccontarlo in salute, va sempre bene), dalla settimana chiuso in casa, dalla fame che mi attanaglia e che non posso sfogare, dal piacere del cibo che mi devo far mancare, dal noioso (non parlo, non rido) che devo essere oggi, nervoso sul mio stato di salute non ancora ok.
La neve fa scendere la caviglia sotto il bianco, ma si va. Zoccoli come ferri da stiro sotto il rampone fanno paura, perché scivolano da matti, e per toglierli c'è da stare in equilibrio su una gamba sola. Ma la cima è vicina, se ne sente l'odore. Potrei andare a cercare la cresta oppure salire dritto verso quei mughi affioranti. Vai verso la cresta, e dopo poco, vai su dritto sui mughi. Fortuna la neve tiene anche qui, nonostante sotto ci saranno metri cubi di aria in mezzo a rami e rametti. E infatti verso la fine quando la pendenza si accentua per lasciare piano piano spazio alla rotondità della cima, sbam, giù fino all'anca con la sinistra, e la destra tutta a galla.
Ci siamo, sono in cima. Cazzo se son contento. Non è nulla in tutto, ma con le mie condizioni fisiche e mentali è tanto oggi. Marco arriva, mi vede con le braccia alzate a pugni chiusi verso il cielo, mi fa una foto che sarebbe per me l'emblema della giornata, ma foto che riceverò forse tra due settimane.
Spettacolo, ci siamo divertiti, per il passaggio centrale forse anche un AD ci stava tutto, siam contenti di non aver dovuto ravanare troppo, e di essere usciti tutto sommato in tempi decenti, 3h15 dal parcheggio. Qualche foto dalla Cima Tre Croci, e un pensiero a Roberto che con sua moglie dovrebbe esser dentro al Vajo dell'Acqua. Ma meglio andare giù al Passo Tre Croci, che qui c'è un po' di aria e Marco muore dalla voglia di tornare a casa per andare a letto e essere in uno stato decente per la serata.
È fantastico, la neve al sole è quella trasformata meglio, e anche a quest'ora ha una buona tenuta. Sarebbe da approfittarne, peccato domani nevichi e cambi tutte le carte in tavola. La stanchezza e la mancanza di forma si fanno sentire anche in discesa. I muscoli avrebbero voglia di lavorare, ma ho un malessere generale che frena tutto.
Al parcheggio troviamo un gruppetto che ha salito il Vajo Fratta Piccola e ci dice che il Vajo Stretto di San Paolo deve esser messo bene, peccato non esser messo bene io! Mi toccherà pure soffrire guardando marco bersi la birra, e io il mio bicchiere di acqua che fa male anche lui quando scende.. Ma tutto sommato, è andata bene!

Qui altre foto.
Qui report.
Qui la guida di Bellò, dalla quale attingere.