domenica 11 maggio 2014

Seconda Uscita Corso A1: Cresta del Monte Castello di Gaino

Dopo ben tre due ore e mezza di comoda dormita sui sedili posteriori (ma stanotte non potevo resistere a questo), è giunta l’ora: 5e30, si parte per una giornata potenzialmente davvero lunga, la cresta integrale del Monte castello di Gaino, col corso A1 2014 del CAI di Carpi.. 
Toccò anche a me percorrerla nel lontano 2010 come corsista, in cordata con Monica (amica di altre arrampicate e boulder, perciò un primo di cordata con cui c’era già un po’ di feeling): e la ricordo come lunga, estenuante, facile, e..calda. Quanto caldo patimmo quella volta. Non voglio farmi fregare, oggi con me ho 2litri di acqua! Berrò il primo sorso in cima..
In realtà oggi c’è il rischio di prendere l’acqua, altro che sole: bisognerà correre a un certo punto col temporale che incombe e le prime gocce d’acqua sul calcare. Ma ottimo calcare, da tagliarsi! Comunque l’orario di partenza presto è stato volto anche a questo, e dopo una colazione alla pasticceria (che fame) arriviamo al parcheggio, e lo troviamo pieno.
Nooo, ma come! Tasto i motori delle auto, sono ancora caldi. Speriamo siano in falesia, ci illudiamo di questa speranza, e dopo aver raccolto le corde e i corsisti arriviamo a scoprire che davanti a noi c’è un corso di 13 cordate. Giornata lunga si prospetta. Questo affollamento combinato alle previsioni di pioggia nel pomeriggio ci cambiano i piani, e spingono il gruppo B a salire già alla metà superiore per sentiero.
Un po’ di ripasso lo sbrigo già in avvicinamento, al resto pensa Gianluca alla base della parete, mentre filo le corde e mi preparo, che non voglio rimanere imbottigliato nel traffico. Anche noi siamo 12 cordate.. Pronti via, 8e30, a destra della partenza originale, per dividerci un po’ e, lo ammetto, provare un po’ di brio (da sotto sembrava comunque più facile). Tempo nuvoloso, Pizzoccolo con già il cappello, ma non sembra minaccioso.
Primo tiro tutto spittato, infatti finiamo sulla catena di una via, almeno siamo una bella e salda cengia: ci siamo già io e Mirko, tra un po’ arrivano i nostri quattro secondi (Dario e Fiorella con Mirko e Federico e Laura con me), e poi Gianluca con Enrico eCristian. Adesso viene la parte più didattica, bisogna proteggersi con quel che si trova, e la roccia qui è talmente lavorata che si trova parecchio, non c’è da temere: clessidre, spuntoni, alberi, fessure.
Intanto alla nostra sinistra scorrono Ivan con Annalisa e Alessandro, e Davide con Anna e Stefano. Venire a rifare questa cresta mi faceva molto piacere, è didattica anche per me e soprattutto ripeterla con un’ottica diversa mi interessava. Poi è lunga. Anche a dire il vero, mi è rimasta la voglia di salirla di nuovo, ma stavolta con “pari” e percorrendo tutte le varianti che ci sono (V). Chissà quando riuscirò, anche perché ormai si va verso la stagione in cui su questo itinerario fai la fine dell’uovo alla piastra..
Seconda sosta, forse ora si potrebbe iniziare con la conserva, ma chissà se i tiri della relazione sono stati davvero rispettati.. Non rischiamo, un tiro in più e poi vedremo. Le corde tra le varie cordate iniziano ad attorcigliarsi, sposta quel rinvio, rimetti la corda, cala un po’, inizia a essere il caos, ma è normale, siamo a un corso ed è il loro primo impatto con questo tipo di tracciati.
Terza sosta, volevo salire un altro po’, ma temo non arrivarci con le corde. E ora possiamo anche partire con della conserva, che le difficoltà calano drasticamente, finchè non si prendono varianti. Qualche difficoltà a ricordarsi come si fa la bambola, e..urca quanto pesa la bambola di due mezze corde sul groppone.
Si parte, giù qualche cordino ogni tanto, e osservo chi sta alla nostra sinistra, chi sta sopra e sotto di noi, e un po’ di Lago di Garda. A volte questa cresta regala la possibilità di vedere i propri secondi li sotto all’improvviso, con la linea di salita che si snoda tra le rocce, in basso e in alto, tra un po di bosco adesso e il calcare. Tutto ciò crea anche la possibilità di belle foto.
Superata la sella del non ritorno (il capo disse “ se non ci arrivate entro le 13, tornate giù”) possiamo procedere per la cresta integrale, il tempo dovrebbe esserci. Quello dell’orologio almeno, perché il meteo volge sempre più al peggio e fa dubitare. Ma la roccia qui non è estrema, anche se piove si dovrebbe salire senza scivolare.
Qualche passettino cerco di non toglieremo, insomma un po’ di divertimento anche per noi, e poi Laura e Federico mi pare se la cavino ad arrampicare: basta che non mi portino giù! Anche per questo mi tengo le scarpette, meglio non rischiare a un corso. Ad esempio una bella placca superappogiata ma che per la sua lisciosità la rende temibile, oppure più su un tratto verticale ma molto molto lavorato, e pure protetto. Altrove, si aggira per il bosco.
Toh, ecco il gruppo B, o almeno una parte, Nicola con Mirco e Stefano, Alfredo con Marco e Stefano, e Marco con Elena e Stefano. Roberto con Lorenzo e Davide, e Fabio con Luca e Marco sono già più avanti. Qualche goccia rende titubante la progressione, ma da dove ormai siamo valuto che la discesa potrebbe essere difficoltosa (già salendo si smuove il mondo di sassi e pietrisco), poi ormai manca poco e roba facile, la corda potrebbe aggrovigliarsi in mezzo agli alberi in fase di recupero.. Proviamo ad andare avanti. 
Ma Nicola, dai, con l’impermeabile giallo?! Ma allora vuoi che tiri fuori l’ombrello? Intanto il Pizzocollo oltre al cappello ha messo anche la sciarpa, ma noi continuiamo a vagare in mezzo a torrioni di calcare grigio e tagliente.
Si scollina ed ecco la croce! Bene, ormai ci siamo..circa. La parte “orizzontale” è comunque lunghina, e ancora con qualche passo, ma tanto le mie fedeli Mythos sono comode. Anche questo tratto concede delle foto, sia a chi ci sta davanti, che ai miei secondi. E alla croce vediamo un po’ di gente che ci aspetta.
Ultimi passi di arrampicata, ed eccoci! Ehi, non è neppure tanto tardi, “appena” le 15, insomma per un corso è un bel tempo! Contando 1h di discesa, 1h di rifocillo, arrivo a casa in tempi perfetti, anzi in anticipo! Ce la prendiamo comunque con calma, finalmente bevo e mangio qualcosa, altro che due litri di acqua. Aspettiamo Davide che dovrebbe essere l’ultima cordata (Marco e Alfredo mi han detto che scendevano) poi possiamo andare. Anche perché inizia a piovere!
Per fortuna le gocce durano poco, ma abbastanza da farci vestire. E come al solito la discesa è da perdersi, anche io ricordo ai miei tempi con Monica, mille peripezie a scendere e un giro in tonda della madonna. Partiamo già sbagliando, poi la imbrocchiamo bene, ma proseguendo occorre gestire una smarrita nei boschi del Garda! Tutto bene quel che finisce bene, lei per fortuna è avvezza alle passeggiate nel bosco e per nulla spaventata.
Meglio stare belli compatti adesso, non disgreghiamo il gruppo. E così eccoci al parcheggio, l’altra metà del corso sarà già a sorseggiare birra e mangiare. Di sicuro, perché arriviamo all’auto e io e Nicola troviamo il baule in uno stato che rende benissimo l’idea di cosa sia accaduto quando Gianluca, Roberto e Mirko sono arrivati: buttato tutto dentro alla rinfusa e corsi verso l’agriturismo.
Ci arriviamo anche noi e scopriamo al sorpresa di tre torte preparate dalle ragazze, ottime, ma non basta, ho una fame.. Alfredo e Marco non ci sono, scopriremo essere poi tornati a salire, li aspettiamo, e il lasco di tempo che avevo si assottiglia sempre più. Arrivano e allora possiamo partire, ma non prima di un gentile brindisi organizzato dai corsisti. Piacevole.
Non facciamo in tempo ad arrivare alla macchina che tira un vento che piega gli alberi, gocce grosse come pugni. Per strada troveremo grandine, pioggia, vento, arcobaleni fino a Verona! Che nube temporalesca gigante! Ma io ben prima di entrare in autostrada, crollo con Morfeo.

Qui altre foto (a quantità di foto raccolte è esorbitante, perciò ho inserito solo le mie.
Qui video di Nicola.

sabato 10 maggio 2014

Solitaria notturna sul Cusna

Quest’inverno il mio Appennino l’ho proprio trascurato, almeno per quel che riguarda le mie sgroppate. La voglia è tanta, durante la settimana elaboro l’idea che sabato potrei concatenare sia una discreta attività arrampicatoria che una camminatoria, mi sento fuori forma su entrambe le attività. Poi domenica c’è il corso, il weekend ce l’ho tutto libero, insomma l’allineamento egli astri sembra poter condurre a questa via. Ma finchè resta un progetto, meglio non accennarne a nessuno.
La giornata di arrampicata in Pietra di Bismantova finisce presto, alle 16e15 sono a casa, l’allineamento continua. E il Cusna l’ho visto da lontano, mi ha invitato. Controllo le webcam, il meteo, la luna (in realtà ricontrollo, è da qualche giorno che studio e affino). Direi che sono spacciato, sono costretto a dare sfogo alla mia malattia. Preparo la roba, ripreparo, visto che già da ieri sera il baule della mia auto è equipaggiato per tutte e tre le sessioni montane del weekend.

Dopo aver salutato un po’ di caprioli per la strada, vedo il crinale, cazzo è coperto, poi il Cusna, è scoperto! Via via verso Monteorsaro, la via più semplice e veloce di accesso alla più alta cima reggiana. Ammetto che il dislivello è basso per i miei canoni, ma domani non vorrei essere uno straccio, mi accontento di toccare la croce da questa salita, che tra l’altro non ho mai intrapreso: speriamo il sentiero si veda al lume della frontale.
Ore 20e40, il sole già basso ma ancora un po’ di luce illumina la mia meta, ben visibile dal Rifugio Monteorsaro. Parto veloce, per sfruttare al massimo i pochi minuti di luce naturale rimasti. Taglio quando possibile la strada per salire più in fretta. Volevo salire per il 619, ma mi ritrovo sul 623 a partire. Eccomi però a un cartello che mi dice che posso ricongiungermi al 619, ma pare che così allungherei..va beh, andiamo.

Ormai è quasi buio, e nel fitto bosco la strizza avanza. La frontale si accende. Cammino come un caterpillar, spezzo, pesto, e qualche volta inciampo, su ogni sasso, rametto, frasca, tronco che sbarra la mia avanzata, fretta, voglia di faticare, e paura. Già, paura, chi non l’avrebbe in un bosco al buio da solo? Ecco.
Altro cartello, ora sono sul 619, taac devio, dovrei pure arrivare a un bivacco, che però sembra lontanissimo. Son qui che calcolo il possibile orario di ritorno alla macchina, per poi decidere se andare a casa a dormire oppure piazzarmi nel mio sacco a pelo in macchina ad aspettare le 5e20, orario di ritrovo per la partenza dell’uscita del corso A1. Beh in realtà penso anche a cosa e dove mangiare una volta sceso, chi c’è di aperto a tarda notte? Scazza! Oh evvai, un bel panino cipolla e salsiccia.

Eccomi al bivacco, che brutto e scarno, ma tanto non mi devo fermare qui, apro la finestra timoroso di quello che potrei trovare..nulla, vuoto. Ma senti fin da qui che casino che fa il torrente, quanta acqua che ci deve essere. E infatti, seguo il sentiero ma il torrente è bello vivace, coi bastoncino sondo la profondità.
Non si passa. Cerco avanti e indietro un possibile posto per guadare il torrente, che due maroni, sta a vedere che mi torna tornare indietro e seguire il 623! Anche perché saltare sulle rocce scivolose.. Cerco sassi da lanciare in acqua per farmi da ponte. Nulla. Va beh, provo a passare di qui, un passo, un altro passo lungo, saltino e sono di la, schizzato un po’ ma ci sono. Vedremo come fare la ritorno, ora si avanza.

Il bosco sta per finire, e..il sentiero non è più chiaro adesso che lo spazio si è aperto. Mmm, la strizza di perdersi. E poi chi lo sente Nicola domani se non mi vede al parcheggio con gli istruttori contati?! Un’occhiata alla cartina, deve essere di qui, oh, sono su una dorsale che va seguita, seguiamola. Ma diamo spesso uno sguardo all’indietro per memorizzare dove sono passato: cespugli, alberelli, sassi, e tra poco qualche lingua di neve.
Confortante trovare un segno un sasso, il sentiero. Magari lo riperderò, ma almeno sono sulla strada giusta, non sono disperso. Meno confortante il vento, caldo (per ora) e impetuoso, pensa lassù. Vediamo se ci arrivo intanto. Le lingue di neve si fanno sempre maggiori, le evito il più possibile, ma ogni tanto una pestatina gliela do come traccia del mio passaggio. Non ho le briciole di pane, anche perché se le avessi me le mangerei, ma qualche segno cerco di lasciarlo.

La salita continua, alla mia destra la dorsale dove corre il 623, sopra di me una bella luna, alle spalle le luci della pianura, e alla mente la frase topica “chissà in quanti stanno trombando laggiù”, frase frutto del racconto di una salita al Monte Bianco. Ormai la neve non è più evitabile, qualche macchia va attraversata, e non è che sia propria tranquilla. La pendenza sostenuta e la consistenza della neve provoca qualche sblisgo, che in discesa necessiterà di attenzione.
Ma il sentiero dov’è? Ah ok, ecco un segno, guarda indietro, ok, quella lingua di neve me la tengo alla destra a scendere, avanti. Cambio di pendenza ed ecco il gigante, e quanta neve alla sua base. All’incrocio col 617 la neve diventa continua fino in cima, meglio mettere i ramponi. I ramponi in Appennino a quasi metà maggio, magia. Magia necessaria, testa china e linea della massima pendenza, direttissima alla croce, e i ramponi servono eccome. Un leggero venticello complica la tenuta dell’equilibrio.

Ore 22e15, ecco la croce e la madonnina, non più coperta di neve. Confortante sapere di averci messo appena più di 1h30, la mia forma non è così scadente! E il panino di scazza si avvicina.. E per digerirlo servirà una birra. Dove dormo? Ma no dai, me ne sto in macchina e amen, ci guadagno mezzora di sonno. Ma meglio dormire 3 ore scomodo o 2e30 comodo? Beh adesso vediamo.
And now..treppiede e vai di foto! Almeno ci provo. E direi che ci riesco. Mangio qualcosa o no? No dai. Però, visto che le foto le faccio coi tempi lunghi, il tempo non mi manca. Mars di vetta. E mi godo la luna piena. Aspetta che mi vesto e metto i guanti anche, c’è un freddo vigliacco grazie a questo vento che ora è freddo (si vede prima era caldo per effetto Fohn).

Scatta e riscatta, però ora basta, andiamo giù. Sparato sulla pendenza di neve, continuo coi bastoncini e ramponi, la picca la evito. Tolgo i ramponi dove li avevo messi, e faccio qualche altra foto. 22e45, ora si scende senza soste!
Trovo il sentiero meglio di prima, utile il piccolo ometto che mi ero fatto salendo, fato come indicazione “questa macchia di neve aggirala a ovest”. Appena ricomincio a udire il frastuono dell’acqua, mi torna alla mente il guado difficoltoso, ma se ora mi bagno non è più così problematico. E invece, meno schizzi di prima.

Un rumore nell’erba vicina al sentiero mi fa sobbalzare. Un topolino che si muove fa paura come un mammut. A scendere non taglio la strada del Passo della Cisa, è andata bene fino qui, evitiamo rischio di perdersi e soprattutto una pendenza minore dovrebbe sollecitare meno il ginocchio. Versi di caprioli nel bosco, uno che scappa vicino a me, un infarto smorzato per un pelo. Alle 23e50 sono alla macchina.
Vorrei fare il cambio abiti con calma e sistemare la roba di stanotte e per domani, ma i versi dei caprioli (chi ha sentito il loro verso sa che è tutt’altro che dolce, sembra un ruggito col mal di gola) e il conoscere una fontana di strada dove potersi dare una lavatina, mi fanno sbrigare a cambiarmi sol le scarpe e fare tutto da lei.

Eccola, mi abbevero, poi mi cambio dandomi una sciacquata, sistemo l’attrezzatura per domani, la roba di stasera, e via giù verso la pianura. Si è fatta una certa ora, mi pare il caso dormire in auto al parcheggio. Senza nemmeno troppo sonno riesco a guidare fino alla bassa modenese, sarà la voglia del panino che mi trascina giù. Oh, un bel panino e una birra, ci vuole!
Arrivo da Scazza e la cocente delusione: è pieno imballato! Vaffanculo, io non ci sto 45minuti in fila, preferisco dormire. Con la coda tra le gambe cerco un nido dove parcheggiare, mi bevo una lattina di birra che bazzicava nella borsa per sbaglio, mi cambio per domani e mi infilo nel sacco a pelo. Domani è un altro giorno, pardon, tra 2h30 è un’altra avventura.
La nostra passione è una brutta bestia, ti spinge a far cose che durante tutto il tragitto ti dici “ma chi me lo fa fare”, spesso durante l’ascensione ti dici “ma non me l ha mica ordinato il dottore”. Ma quando arrivi in cima ringrazi la tua follia.

Qui altre foto (poche, viste le condizioni di luminosità, tutte quelle postate sono dalla cima).
Qui report.

Due passi nel vuoto: Via Oppio alla Pietra di Bismantova

Da tanto tempo volevo salire questa linea che in tanti decatano come molto bella. D’altronde una prolungata arrampicata in camino su una montagna nota per la placca a saponette, attira. E l’occasione viene colta questo sabato, in compagni di Paolo
Partiamo di buon ora per essere a casa presto, Riccardo venuto a sapere della meta, mi informa del contest Bismantova Rock che prende di assalto i boulder e..le vie! Nooooo, speriamo che partendo così presto anticipiamo tutti.
Fa caldo al parcheggio, per fortuna poche auto, ma inizia a popolarsi e quindi ci sgaggiamo a prepararci. Da lontano scorgiamo già una cordata su una via, più a destra della Oppio. Alle 8e40 siamo all’attacco, anche da sotto appare come una bella linea, una debolezza della montagna sfruttata anni fa dai primi salitori, che per superare il tratto chiave ricorsero al lancio della corda intorno al caratteristico albero sul secondo tiro. E il Cusna ancora innevato lì che mi guarda e sfida..
Parto io, in questo modo salendo in alternata, lascio a Paolo i tiri più duri: sono e mi sento scarso, e la Pietra di Bismantova incute sempre un certo timore, chi ci ha arrampicato può capire. E il primo tiro è comunque già croccante, chiodato lungo, verticale, e di diversi metri. Ci manca solo che a metà tiro si senta una caduta di pietre e l’urlo di una ragazza. Quelli che vedevamo al parcheggio: appoggi su cui stava sono crollati, la famosa sabbia compressa della Pietra non si smentisce mai.
Cercando di rimanere concentrato, sfruttando al massimo entrambe le pareti coi piedi, e a volte usando pure la schiena (ci sono passaggi davvero stretti!) riesco ad arrivare alla prima sosta. Scomodina anche, porca miseria! Bello sospeso nel vuoto, o meglio, coi piedi nel vuoto, ma poco sospeso perché non c’è lo spazio fisico per distendere le gambe. Sopra di me il caratteristico albero. “Paolo puoi partire”, e veloce come un gatto arriva: lui sì che è bravo.
Scambio zaino (ci sono certi passaggi quasi impossibili da salire con lo zaino, almeno che il primo ne sia sprovvisto..) e via su, camino strapiombante e piedi su scaglie che si vede essere ancora attaccate per un pelo di f.. Ah, la Pietra, le cui vie cambiano grado spesso, appena crolla quella tacchettina che permetteva di superare il passaggio. Paolo sale sale, capisco che ha concatenato secondo e terzo tiro, possibilità che sapevo essere possibile, ma così facendo..io non tiro l’ultimo!
Parto io, cautela sul tratto chiave, ma voglio sforzarmi di farlo pulito, per quanto da secondo.. Finalmente abbraccio l’albero, sotto di me solo aria, è veramente una via dove il contatto con la montagna è equiparabile al “contatto” con l’aria. Adrenalina divertente! Si passa per la toilette di uno stormo di uccelli e si inizia ad arrampicare in placca, ogni tanto aprendo il piedino destro verso l’altra parete.
Arrivo in sosta e..”no Paolo, tiri ancora tu”, prendo ovviamente delle offese, e a battere e ribattere mi dico “bon, se mi ripete di andare io, vado”, e invece si convince e parte lui. Ah ma non temere, la voglio ripetere tirandola io, un giorno.
Miii, parte con un passo davvero boulderoso, mi preoccupa tutto ciò. Poi fila liscio come l’olio, cerco di studiare dove passa finchè riesco. Poi non lo vedo più e arrivato in sosta, non lo sento nemmeno. Ma capisco sia in sosta, e attuo tutte le manovre del caso. Mi sento tirare e capisco di partire, ok.
Riesco a leggerlo meno fisico il passaggio forse (strano, non è da me), poi resto ammaliato da tutto lo spazio vuoto sotto le mie gambe, tese tra due versanti della montagna e sotto..nulla. Che figata. Verticalità. Peccato duri poco, mi fermo comunque per qualche foto perché merita, ma non rendono. Alle 11e15 raggiungo Paolo sulla sommità.
Beh dai, c’è ancora tempo per far qualcosa, ma che caldo.. Scendiamo per il sentiero, via verso Gare Vecchie, tutta al sole, ohi ohi. Va beh, siam qua, andiamo, Paolo inizia a tirare un 6a, una coppia dell’est arriva e prende una batosta nei denti dalla Pietra: al primo tiro lui arriva al primo spit con mille madonne e imprecazioni nella sua lingua, resting, prova e riprova ma non riesce a salire. Minuti di tentativi e giù in doppia (3m). Eh ma chi ha il primo impatto con la montagna di saponette di sabbia, ci resta male. Se ne vanno sconsolati.
Paolo anche lui fatica un po, arriva, lo calo, e provo. Coi suoi consigli, o con le sue “dai sposta bene quel peso” riesco a salire, ma quanto di dita? Tanto.. ne ho di crostini da mangiare.. Poi fa troppo caldo per continuare, andiamo al bar a prendere un caffè e meditare su posti all ombra. 
Pensa e ripensa, due chiacchiere con chi conosciamo, andiamo al Banana, tutto al sole, paolo scoraggiato, dai almeno provo Pronto Soccorso, di solito mi riusciva. Che sudata epica, che untezza, che distesa di magnesite sulla lama. Bella fisica, e sono in sosta, grondo. No no, troppo caldo, tornano i due dell’est, anche loro su Pronto Soccorso, impreca e fatica ma ci arriva. Meglio così.
Noi facciam su baracche e burattini e ci si dilegua. È già troppo caldo per queste cose. Neve, libera le dolomiti!

Qui altre foto.
Qui report.

domenica 4 maggio 2014

Birthday with The Queen: skialp sulla Marmolada

Sì lo sò, avevo detto che la scialpinistica alla Clava sarebbe stata l’ultima. Ma come si fa.. Meteo ottimo, visibilità prevista spaziale, neve fresca caduta nei giorni scorsi, il fascino della regina delle dolomiti: devo convincere Riccardo, e nonostante se la tiri un po’, non mi pare che gli dispiaccia. E poi è il suo compleanno, si può preparare una sorpresa! 
Ore 2e30, si parte da casa, pausa a Trento a prendere nella comitiva Lorenzo, presente anche sullo scivolo nord della Presanella. È la terza volta che torno sulla Marmolada. 16-07-2011, con MarcoIvan, saliti per la ferrata ovest e scesi per la normale: bella sgambata, considerando anche l’orario di partenza (mezzanotte da casa). 17-03-2012, con Marco sulla nord, altra giornata spaziale e col brivido. Entrambe le volte Punta Penia fu la meta, entrambe le volte ottime giornate e bei ricordi: oggi è Punta Rocca, un paio di centinaio di metri in linea d’aria di differenza.
Una breve e scarna colazione al sacco al parcheggio della diga, alcune macchine già presenti, altre arrivano, non siamo soli, ma me lo immaginavo. Anche per questo ho voluto partir presto, e a posteriori ne siamo ben contenti: alle 12 non ci sarà un fazzoletto di neve non arato.. Le prima luci che fanno capolino, ma i monti coprono il nostro nido a quattro ruote.
6e15, è ora di partire, sci ai piedi fin da subito, siamo sulla pista, e sole che illumina il Sasso delle Dodici. Il fresco/freddo percepito al parcheggio si conferma sulla consistenza della neve: uno sciatore mette subito i rampant, noi aspettiamo, ma fino al Pian dei Fiacconi sarà una ricerca della neve meno ghiacciata per non scivolare. Alcune volte ahimè, scivoleremo!
Ci avviciniamo al sole e il sole si avvicina a noi. Ho ben scolpito nella mia mente il panorama che potei apprezzare le scorse volte, e so chi vedrò a breve spuntare, man mano che ci alziamo gli amici montuosi saranno sempre di più. Tra i primi a comparire, l’Antelao e il Pelmo, uno agoniato, l’altro salito agonizzando.
Riccardo e Lorenzo salgono, o mi fermo spesso a buttare un occhio a quello scorcio in mezzo al passo Fedaia, dove le dolomiti di Cortina compaiono man mano. Ma anche davanti a noi lo spettacolo è grandioso: Punta Rocca e Punta Penia sono da subito visibili, così come i pendii che risaliremo e soprattutto scenderemo. Tutto bianco.
La luce del sole non è ancora accecante, giochi di luci e ombre sulla neve. Sul ghiaccio, che continuiamo a cercare di evitare, a volte invani. Poca gente ancora, la montagna più inflazionata delle dolomiti conserva ancora un po’ di sapore selvaggio, termine che ormai poco si addice a luoghi sempre più addomesticati. Ma anche se addomesticati, affascinanti.
Quella pala che non capivo chi fosse, ora si svela chiaramente grazie alla vicinanza delle sue sorelle, che rende i tre profili inconfondibili: le Tofane. E a fianco il Cristallo e il Sorapiss. Mi volto dall’altra parte, ed ecco il Sassolungo, teatro della più bella salita alpinistica della stagione, couloir Mistica alla Torre Innerkofler. Presto comparirà per intero anche il Sella. Siamo nel cuore delle dolomiti, e il nostro di cuore batte forte, non solo per la fatica.
Il naufragar m’è dolce in questo mare..di neve.
Giunti al Pian dei Fiacconi, si abbandona ulteriormente la civiltà, la pista finisce, la montagna inizia. Montagna che svanirà quasi nell’ultimo tratto, alla vista del mostro di risalita di Punta Rocca. Ora che siamo per intero al sole, inizia a far caldo. Sì Ricky, siamo a nord, ma l’inclinazione del pendio e del sole di maggio fanno sì che l’ombra sia un lontano ricordo.
Si fatica a dire che ci “addentriamo” nella Marmolada: i pendii presentano gobbe e gobbette, ma mai canali ben scavati o vallette infossate. La salita è tutta verso l’alto, verso un alto che è più alto di tutti quelli che ci stanno intorno, verso un cielo blu limpido, verso altre emozioni. E verso una sorpresa che ahimè presto svelerò, colto con l’inganno da quell’astuto del mio amico.
Nello zaino porto tre birre e una torta (va beh, torta, un rollino confezionato), e accennando al festeggiato di avere una sorpresa in cima, mi stupisce con “avrai mica delle birre? Ce le ho anche io” “ah però, sì, allora si beve doppio!” ma era un bluff. La sorpresa è svelata. Che non si azzardino a dire che oggi il io zaino è pesante eh?!
Dolci inversioni, la neve si è fatta più..polverosa. Già eccitati per la discesa che ci aspetterà, confermiamo uno all’altro di avere le mutande bagnate (concedetemi questi sproloqui!). Ora che siamo ancora più in alto, vediamo ciò che prima si vedeva a pezzi: vista mitica dolomitica, dal Sassolungo  al Civetta passando per le Tofane. Nonostante sappia che dalla cima si vedrà ancora di più, non resisto a non fare foto.
Il ritmo di salita è calato, accusiamo un po’ di stanchezza, oppure è solo questione di sapere di essere in pace, e di poterci godere questa pace perché non ci sono tempi che ci rincorrono, perturbazioni che arrivano, appuntamenti a casa (siam partiti presto apposta). Ci si gode la giornata! Lasciamo pure che ci sorpassino.
Pronti ormai a scollinare nel vallone delle piste di passo Fedaia, varchiamo questo ritorno alla civiltà: ritorno fantasma, gli impianti sono chiusi, altrimenti questa gita non sarebbe così bella. Di gente ce ne è sempre di più, ma ancora nulla in confronto a quello che si vedrà più tardi.
Da buon diesel, o da ragazzino tutto eccitato, ora passo decisamente avanti, la sete di panorama è tanta. Ma un fastidioso venticello inizia ad alzarsi. Eccoci alla base del mostro d’acciaio, i guanti che avevo tolto li rimetto al volo, porca miseria che sblisga di freddo! Dai ragazzi muovetevi, saliamo alla cima , che credo sia quella, due foto e poi torniamo qui a festeggiare.
Non sono nemmeno le 9e30 e siamo in cima, osserviamo qualcuno su Punta Penia, foto, video, ma non vediamo l’ora di scednere almeno un po’, che freddo birichino! Ma che panorama mozzafiato. Le Pale di San Martino sono spuntate lentamente, ma ora si vedono per intere. Il Lagorai, continuazione del sorelle maggiori di prima. In fondo l’Adamello, e si vede anche il Baldo, toh che strano. Questi erano i 180° che ci mancavano per completare i 360°.
Un po’ più al riparo (altro video), ma il vento sferza ancora, estraggo dallo zaino il nettare del malto, la torta rollino porcata, e..no, la candelina nisba. Auguri Ricky, veh che giornata, e te che te la tiravi tanto! Ma dopo questa bisogna che si mettano gli sci in un angolo e si riprendano le scarpette seriamente.
Per colpa del vento la cima non ce la godiamo molto, ma la rimpinzata (non ho mangiato nulla per tutta la salita, ho una fame) non ci fa iniziare la discesa prima delle 10e20. Ora sì che l’assalto alla regina delle dolomiti è iniziato davvero.
La neve è ottima, uno strato di fresca su un fondo duro, e oggi abbiamo con noi un valido (beh, se è valido sarà il futuro a dirlo)e generoso maestro, che ci fa scendere un centinaio di metri per poi fermarci e dirci di provare così o colà: preziosi consigli, che mi ripeterà all’inizio della prossima stagione, perché io capra che non sono altro, mi scorderò presto tutto.
Presi dalla foga della sciata dolce, morbida e assolata, scendiamo troppo per il vallone che sale da Passo Fedaia, e dobbiamo compiere un traverso per tornare sulla nostra salita. Non che ci sia un percorso obbligato al metro, ma insomma la valle giusta è meglio imbroccarla!
Uno sguardo alle spalle per vedere le nostre firme nella neve, tre diversi livelli di bravura (indovina chi è il più scarso), diverse prove di postura e di discese per ognuno, con Lorenzo che continua a insegnarci qualcosa. Grazie. E qualche sguardo anche agli giganti di roccia che ci stanno intorno, che man mano che scendiamo salutiamo uno ad uno.
Riccardo ci delizia con qualche caduta (video), ma sapendo che più scendiamo e prima questa cosa meravigliosa finisce, mi prende già un po’ di tristezza e la voglia di..ancora! Ma adesso la montagna è davvero assaltato, orde di scialpinsiti spuntano da tutti i cantoni, in effetti in queste condizioni un po’ di fascino si perde, ma non ci si può far nulla. D’altronde anche noi siamo qui perché è un gita conosciuta.
E divertendoci come bimbi, siamo di ritorno al Pian dei Fiacconi, dove scopriamo essere in funzione l’impianto (ma come?!) e quindi ancora più affollata la situazione. Cercando di evitare il più possibile la pista e i suoi discepoli, proseguiamo verso un lago rosso Sahara.
La neve è diventata bella trasformata ora, niente farina, anzi spesso ghiaccio. Si zigzaga a più non posso, forse non tanto per cercare la neve buona, quanto per prolungare la giornata. Ma ahimè, anche questa deve finire. Ore 12, siamo senza sci.
Sistemato con calma il materiale, cambiati d’abito, sfodero un’altra sorpresa: altre tre birre (stavolta da 66, in cima erano da 33) da gustarci al sole, a 2000m, su un balcone vista Marmolada, a ridere e scherzare e..pensare già alle gite della prossima stagione!

Qui altre foto.
Qui video di vetta verso sud.
Qui video di vetta verso nord.
Qui video di una caduta di Riccardo.
Qui report.