domenica 6 maggio 2018

Il Santo col manganello: Cengia Grassa (Rossa) e Caldo Inferno (Inverno)

L'incertezza meteo non consente ascensioni alpinistiche, e nemmeno vioni di roccia a valle. Ma tra un cosa e l'altra, maggio è praticamente già finito, e quindi la voglia di arrampicare è scalpitante. Dovevamo essere in 4, finiamo in 2: la meta resta la stessa, quella Arco che fino a qualche anno fa denigravo, e che ora invece frequento assiduamente, tanto che ormai la signora della pasticceria La Bologna ci riconosce alla colazione pre arrampicata.
E così eccoci qui, in una bella giornata che parte bene sulla Parete di San Paolo e poi finisce a bastonate. Beh bastonate, direi che il santo mi riempie di manganellate vista l'intensità, le ferocia, la frequenza delle botte. Una testa che ci molla ma che non ci vuole mollare e cerca il modo di sopravvivere fisicamente e spiritualmente. Mo' vediamo prossima uscita come va..
Parcheggio a La Lanterna, dove poi sarà doverosa una consumazione per rendere l'obolo del posto auto, e via di corsa verso.. verso.. Vie sportive o alpinistiche? Decidiamo messo piede sulla strada asfaltata con uno dei migliori metodi quando si è indecisi su cosa scegliere: il pari o dispari. Si va verso le sportive, sperando di riuscire a fare entrambe: maledetta ingordigia.
Si ruma nell'avvicinamento della Parete di San Paolo, ed eccoci arrivare giusto giusto alla Cengia Rossa: beh sulla carta è più dura di quel Caldo Inverno che mi cacciò mesi fa, quindi partiamo con questa. Solo noi al momento, ma ben presto formichine arrivano dietro di noi e quasi tutte se ne vanno su Sabina, che diventa cosi affollata da 10-12 persone: follia.
Parte Giorgio, che squadra che vince non si cambia, quando sono con lui, parte sempre lui. E direi sia evidente che oggi siamo la limite: sale con calma, si muove delicato, e quel traversino lassù vedo che lo lascia pensare bene prima di arrivare in sosta. Intanto che caldo che fa.. Però son contento, ci arrivo pulito in sosta.
Ok, vado io. Meno male nessuno sopra di noi e una cordata sotto di noi ma che resterà distante. Peccato il caldo che mi obbliga all'uso della magnesite: che mi vorrei spalmare anche in fronte, se servisse ad assorbire il sudore..
Riparte Giorgino per l'altro tiro duro della via. E anche qui non c'è male, ma con un po' di pazienza entrambi passiamo bene. Tiro lungo come da relazione per superare anche qui metri di trasferimento. Insomma dai, va ancora bene. bastoni nel senso che magari si sperava di esser messi anche meglio, ma va bene,
Riparto con l'ottica di unire i prossimi due tiri in modo da risparmiare tempo. Accidenti allo strampiombetto! Provo a passare a destra che sembra più facile, ma poi finisce su una pancia senza mani. Calma e gesso, torna giù e prendilo di petto: mani ce ne saranno vero.. Beh, non manone ma..uff, issato. Passaggi particolari per arrivare in sosta, ma anche questa è fatta.
Cordata alternata, e va il mio amico a districarsi in queste strani conformazioni rocciose che sembrano un caotico assemblaggio di mattoni giganti. Infatti ognuno dei due la leggerà in modo diverso, ma l'importante è il risultato.
Ultimo tiro, placca ne abbiamo?! Che cavolo se ne abbiamo! Peccato solo questo piede che mi si incastra in una fessura, con l'altro su un appoggino unto che se scivolo mi spacco quello incastrato. E vabbeh, A0 e buonanotte, preferisco portare a casa le articolazioni e ossa.
Foto di via ed eccoci, bastonati ma felici su questa caratteristica cengia davvero..rossa. Giù di corsa che magari resta tempo di farne un'altra. Scendendo troviamo parecchia gente, tra cui FurlaniGogna. Finiamo troppo avanti e tocca tornare indietro per trovare l'attacco di Caldo Inverno, che abbiamo lasciato per seconda in modo da salire la più dura da freschi e lasciare la più facile per eventuale seconda.
Più facile un corno! Dalle relazioni sulle guide dovrebbe essere così, ma dalla nostra esperienza decisamente no, e da altre relazioni trovate in rete..nemmeno. E poi è davvero unta. Luccica la maledetta. Madonna che bastonate, che legante, che manganellate! Ma veniamo con ordine.
Il primo tiro mi aveva lasciato perplesso già l'altra volta, perciò lascio partire Giorgio: così facendo mi toccano i due tiri chiave della via, ma tanto sono dei 5c, che ho fatto anche prima, quindi sono quasi sereno. Ma già sulla prima lunghezza siamo lenti, delicati, e io azzero tanto. C'ho paura evidentemente, non la sto prendendo bene, e tutto questo unto non mi piace per nulla. Un conto sono le difficoltà, un conto sono avere tutti i piedi saponati che scivolano anche sul pari.

Tocca a me partire per il diedro. Sembra più facile attaccare sulla destra e poi traversare a sinistra, rinvio nei cordoni marciotti, lo spit ancora su. Ma traversare è durissima, un piede sinistro su quasi nulla, il destro su un bel terrazzino ma scivoloso: se smetto di caricarlo totalmente, sento già il piede andare via. Appoggio il sinistro su qualcosa che sembra buono, ma scivola via. Le mani sono pessime. Provo a sbilanciarmii a sinistra, mollando il piede destro..

Ecco, sono in trappola. Non riesco a salire, mi ghiso le braccia per stare in posizione, non riesco a riportare il piede destro dov'ero prima. Non riesco ne a salire, ne a scendere. Inizia a fare buio.. La testa tramonta e la notte avanza dentro di me. Sempre più ghisato, le mani che scivolano, le braccia che non tengono, i piedi sull'unto. Qualche frase col mio amico per trovare una soluzione, ma avvisandolo che sto cedendo. "Gio, sto per volare, non ce la faccio più"

Volare. In realtà sono un metro e mezzo sopra di lui, rinviato su un cordone marciotto, ma tutto a sinistra. Volando ho paura di schiantarmi, o al suolo o addosso a lui. Ma non ce la faccio più. Mi lascio andare. Ziocanta la Baldo Groaz. Ma dura meno e senza conseguenze..fisiche. 
Calmo, pacato, è passata. Bon adesso direi fine. Ma il mio amico mi dice "Se vuoi provo io", ma non è una domanda, è un affermazione. Quasi quasi spero non ce la faccia, così ce ne andiamo da questa via saponata e buonanotte. E invece sale, bene, attaccando la partenza del tiro al centro, e non a sinistra. Ah ma allora era così, è "facile".
Facilissimo. Va beh, ho spento il cervello, ho preso paura, la via è partita male e sta proseguendo peggio. Azzero l'azzerabile, ma anche così fatico e non poco a partire. Una via in A0 con resting su rinvio all'imbraco. Ah ma son proprio in forma!

Dando un occhiata alla relazione dico al mio amico che riparto io, me la sento. E provo pure a concatenare due tiri, così facciamo prima che siamo già lenti e vogliamo tornare presto. Riprendo a fischiettare, parto sul facile e tranquillo. Lascio la vera terza sosta e proseguo. Una bella placca ma con delle debolezze da sfruttare. Debolezze, all'inizio, poi resta solo placca.

Porco cane, ma che è sta roba? Sulle placche ultimamente mi sento meglio, ma dei piedini devono esserci. Questa è verticale e liscia. Zio bomba, ma cosa sono queste sorprese?! Anche azzerando non si sale.. Va beh, cordino e staffa, A1 e vaffanculo. Primo spit così, rinvio sul secondo, mi ci appendo, ma non è finita. Amen, altra staffa.

Rinvio sull'altro spit, cerco di alzarmi e infilare il piede nella staffa sullo spit che ho all ombelico ma il cordino gira, non riesco, cazzo, son ghisato sulle braccia che non tengono il rinvio in A0. Rieccheggia per la valle un grido "Giorgiooooooo Bloccaaaaaaaa". Mamma mai che caga, con le ultime forze riesco a trovare la posizione, a staffare, a dire al mio amico di "liberarmi". Salire con le ultime forze nelle braccia. 
Arrivo in sosta, recupero Giorgio, che vedo anche lui in forte difficoltà su quella placca. Forse sfruttare la fessurina a sinistra. Qualche piede c'era, anche a destra, ma non per il mio 45 di piede.. Va bene, "Gio riparto io? Così concateno i due prossimi e lascio a te l'ultimo che è duro". Ghisato son ghisato, demoralizzato, non in forma ne fisicamente ne moralmente, ma..non mollo.
Porco cane se non mollo! Vado, e dopo poco trovo subito il passaggino delicato in diedro con strapiombo sopra e..piedi unti. Madonna se è unta 'sta via. Ma vado, e nel mentre parlotto pure col mio amico. Supero di petto il risalto successivo senza cercare il facile sulla sinistra, continuo a salire e sostare sotto lo strapiombo ad arco dell'ultimo tiro.
Forza Gio, portami fuori che ho sete, fame, e mi son rotto i maroni! Manganelli! Ma il passa per superare lo strapiombo sembra davvero ostico, tantochè vedo anche il mio amico azzerrare.. Mo vacca miseria, siamo spacciati. E anche dopo non sale proprio allegro.. Dai vai fuori che la finiamo.
Tocca a me,provo a cercare manette che non ci sono, e allora puppa, azzero pure io. Solo che anche dopo è dura.. Pochi piedi, zero mani.. Merda che tiro maledetto anche questo.. A saperlo fare sarebbe bello, con la seconda parte in traverso esposto sul niente, gocciole sui piedi che fan male, l'unica mano buona alla fine, e anche gli ultimi metri da guadagnare.
Siamo fuori, madonna santa! Andiamocene che voglio bermi una birra, dissentante e confortante come quelli che abbandonano nell'alcool le delusioni amorose. Che legnate.. Davanti alla birra ci conforterà sapere che molte relazioni su web danno Caldo Inverno ben più dura di Cengia Rossa. In ogni caso, ceh ridimensionata..

Qui altre foto.
Qui e qui report di Cengia Rossa.
Qui report di Caldo Inverno.
Qui e qui relazioni di Cengia Rossa.
Qui e qui relazioni di Caldo Inverno (vedi sassbaloss come gradi..).
Qui e qui guide.

martedì 1 maggio 2018

Un'insolita cresta del Gaino, ma altrettanto "equina"

Quante volte ho già salito questa cresta? Una da allievo, 3 da istruttore, un altro paio di volte, ma si sale sempre volentieri. E chissà coi corsi del CAI di Carpi quante altre volte la salirò! Oggi l'inusuale occasione di salirla fuori dai corsi, anche se in preparazione alla prossima uscita del corso A1 2018! Insomma, un corso in mezzo c'è sempre..

Logistica a cura di Stefania, Roberto che a mezzanotte ci avvisa "Ci sono anch'io!", colazione al solito bar di Toscolano Maderno, quello che non fa delle paste al pistacchio, ma delle bombe al pistacchio. Con mia sorpresa al parcheggio siamo quasi da soli, io che temevo la folla! 

Dal parcheggio la cresta è già evidente, la Maestra Stefania conduce me e Roberto verso l'attacco. Carichi come muli per una big wall, in modo da poter fare il più possibile in conserva. All'attacco si odono altre voci, arriva dopo poco un solitario che gentilmente chiede se può passare e gentilmente gli rispondo "aspetta almeno che Stefania arrivi in sosta.." 

Meteo clementemente nuvoloso: si temeva la pioggia e invece saremo tranquilli e sereni tutt'oggi. La ragazza sale tranquilla procedendo a tiri, io e Roberto seguiamo facendo gli asini. Altre cordate salgono, e allora le risate diventano contagiose, così come le prese in giro "ah ma vi fate portare su da una ragazza, vita comoda la vostra" "ma trattela bene quella ragazza". Il circo in via.. 

Superati da un paio di cordate, e dopo un po' di conserva, Stefania mi lascia passare davanti. Chissà, deve avermi visto scalpitare come un cavallo ai box di partenza dell'ippodromo.. Vado! Prendo tutto il materiale possibile, conserva lunga, e..eh accidenti a me e la golosità, prendo forse dei tratti un po' impegnativi del normale, ma almeno non mettendoci protezioni per lasciarli liberi di passare dove vogliono. 

Giunto nei pressi dell'anticima prima della possibile discesa prima di affrontare la seconda metà, tocca far sosta, la corda tira troppo. Discesa (e qui avrebbe tirato da matti), e si riprende la cresta verso quella che amo chiamare la "balena bianca". E qui, casca l'asino (quello che prima era un cavallo): ohi, io mi ricordo di esser sempre passato di qua, ma in effetti III non è. Nemmeno IV. Salgo la balena, ma poi sosto sotto la variante. 

Gli accidenti che non sento arrivare dai mie due compagni di cordata.. Frasi indicibili, sarei bannato da google. Meno male quando mi raggiungono il clima si smorza e stempera e si torna a ridere allegramente tutti insieme. Stefi, ripassa avanti! 

La cresta ora diventa meno continua, con parecchio tratti da camminare. Conserva lunga che frega, nuova sosta della ragazza e ripasso davanti, visto che non capiamo bene dove siamo. Fatta tante volte, ma ammetto che in questa "zona" deve esser cambiato qualcosa. Forse un po' di vegetazione in più che non ci ha fatto trovare la strada, chissà.

Mi faccio furbo, da asino torno cavallo. Accorcio la conserva facendomi addosso un buon 20-25m di corda (comodo!). Spengo il cervello e vado avanti a testa bassa. Questa infinita cresta del Gaino.. La paura della pioggia annunciata ma che non verrà, la voglia di tornare a casa presto, traino il gruppo mettendo poche protezioni nella speranza di arrivare in cima senza fare soste.

Praticamente divento un mulo da soma. Le corde tirano (mica han colpa i miei compagni, è abbastanza normale) e segano i..quelli. E fan male a..quello. La fatica non esiste, e devo andare avanti. Evito le varianti, ci manca solo quello, e qualche barlume di memoria "tra poco dovresti trovare quel passaggio, poi quello" mi assistono nella fatica.

Ecco la vetta, ed ecco ancora la cresta da percorrere. Piegato in pausa ad aspettare che le corde smettano di tirare (magari mentre io cammino, loro arrampicano..), sospiri, ohmmm, ripartire, con calma (qualche urlaccio lo sento adesso). Poche protezioni rimaste, me le farò bastare.

In vista dell'ultimo "muro" appoggiato, butto a terra la bambola per salire qualche metro in libertà: che goduria. Che finisce presto. Ziobono che sfacchinata! In realtà ci eravamo forse illusi che non lo sarebbe stato, la mente non se lo aspettava e..patatrac. 

Croce, vetta, sosta. Recupero i due, arrivano. Poca gioia, prima c'è da riprendersi. Bere e mangiare e sdraiarsi. Ci vuole un pochetto prima di ricominciare a parlare e quasi scherzare. Eh no, non ce l'aspettavamo così! 

Uno sguardo al panorama, qualche foto di gruppo forzata, e poi discesa. Cagnetti che ci seguono, e finalmente alla macchina. Una riga di testo, ma ben più minuti di cammino. Si scende verso valle, primo bar preso d'assalto per una birra e..una pizza: vista l'ora e la fame, ci sta! tanto il traffico..siamo al Lago di Garda, l'ultimo giorno festivo diun ponte di 4..è scontato il traffico. Tola dolsa.

Qui altre foto.
Qui report.

lunedì 30 aprile 2018

Ripieghi di lusso, di placche e diedri: Gran Diedro a Santa Massenza

Accidenti ai debiti. Oggi mi tocca sopportare le voglie del mio amico Giorgio e acconsentire a tornare al Dain. Oggi è il 30, come quel brutto 30 settembre: già sono in soggezione qui, figuriamoci nello stesso giorno di quella caduta. Ma pace, le cose si superano, vanno superate.

Partiamo presto per avere del tempo davanti, parcheggiamo e notiamo di esser soli, va beh. Ci si incammina allegri (ma io un po' teso lo sono), si passa frutteto, vigneto, la traccia a destra nel bosco e via su. Solo che sembra che ci allontaniamo dalla parete. Dopo poche decine di faticosi minuti, un'occhiata alla relazione: appena entrati nel bosco, dopo 20m c'era da prendere la traccia a destra. Torniamo giù. 

La prendiamo, ma dopo 50m cartelli di "proprietà privata" "trappole di caccia" "area videosorvegliata" ci fanno desistere. Torniamo a salire e sperare di traversare più su. Inizio a esser dubbioso, qui rischiamo di vagare in questa scoscesa sterpaglia a lungo, arrivare all'attacco tardi, oppure non arrivarci e non fare in tempo a fare qualcos'altro. 

A un certo punto traversiamo verso destra su una debole traccia che ben presto si perde. Ma guarda che bel quarzo gigante! No, è un granone di sale, una trappola di caccia. Ehi guarda, siamo giusto in uno spiazzo e sul raggio d'azione di quel capanno di caccia laggiù! Andiamo via! Riconosco la sassaia, e infatti ben presto arriviamo all'attacco della Baldo-Groaz

Scendi, traversa, rumina nel fogliame, vaghiamo con la speranza, non di fare beneficenza alle zecche, ma di trovare presto l'attacco. Ma nulla. Dei bolli gialli, ma che portano a salire uno zoccolo marcio, e non mi pare nella relazione parli di roccette marce di II grado. No no, dobbiamo andare ancora più in la. Si scende scoscesi, non risaliremo mai più di qua, traversa, troviamo corde abbandonate e penzolanti dalla parete, uh la la. Nulla. 

Niente, amen, torniamo indietro e scendiamo e speriamo avere il tempo di fare qualcos'altro. SI apre il bosco, cazzo, siamo troppo a nord! Ma ormai pace, se non abbiamo trovato prima, non lo troveremo manco se proviamo a tornare in su (se ci riusciamo). Si scende alla bruta, non si sa bene per dove: si scorre sotto al capanno, si salutano i contadini sperando non ci diano cazziate "cosa fate li?!" e si corre verso la macchina. 

"Andiamo a fare il Gran Diedro a Santa Massenza? Io lo rifaccio volentieri" "Io lo avevo in programma prima o poi, quindi ok!". La prima volta che misi piede e scarpetta a Santa Massenza fu proprio per un ripiego con Nicola, quando andammo a fare la via dei Due Spigoli. Speriamo oggi soffrire meno, perchè quelle cazzo di placche ancora me le ricordo! 

Svirgoliamo verso la piazzola d'attacco superando delle cordate che stanno salendo inspiegabilmente un masso: devono essersi confusi con l'avancorpo dello Spigolo Nascosto. Attacca Giorgio, e il primo tiro è già croccante. Non voglio sapere i gradi, un po' come sabato non voglio sapere km e D+. Saliamo e bona. 

E anche il secondo non è male, cacchiarola. Parto io quasi sereno, poi però sto cavolo di passaggio non è facile, scomodo. Protezioni alpinistiche, quella roccia che pare crepata. Uff, sospiro e andare, e va. Dai che tanto Gio diceva che i più duri sono i primi 4 tiri, poi diventa molto meglio ("molto" non è un numero, e frega). 

Terzo tiro, sicuramente il chiave. Duro, tecnico, continuo, da integrare, e con alcuni chiodi che non mi fiderei nemmeno ad appenderci lo zaino (va bene che i miei zaini pesano sempre tanto, però..). Tocca a Giorgio, e io già penso a come diavolo farò a salire di li: io forse in strapiombo me la cavo meglio di lui, ma su placca e diedri no. Io gorilla, lui libellula (oddio cos'ho scritto!). 

Ci impiega del tempo il ragazzo, ma va bene, ci sta. Pensa io quanto ce ne metterò. Però..tutto liscio. Piedini messi bene, opposizione, tecnica di diedro, di placca, son quasi commosso di cavarmela così bene. Ma non dire gatto finchè non ce l'hai nel sacco. Sta calmo e non emozionarti come all'Ultra Trail degli Dei.. 

Parto per il quarto tiro, con quella pianta secca da qui penzola un cordone vecchio, che pare l'unica protezione in loco. Ed è così! Peccato che la pianta sia secca in quanto non più unita al terreno: quando, a fatica, ci arrivo sotto la trovo in bilico. Non posso disgaggiarla se no finisce in testa a Gio, e Chiara non sarebbe contenta. La supero leggero, spero solo la corda non la faccia cadere, se cade sulle corde, tira giù pure me. 

Sosta che sembra scomoda, mi ricorda la S3 di Chiodi Rossi: invece spettacolo, mi metto a sedere e recupero il mio amico, che appena tocca la pianta gli resta in mano e scansa giù all'urlo "pianta!". Che però si ferma a lato della S3. Occhio a chi ci va, e tener presente che ora su L4..non c'è nulla di protezione in loco. 

Beh dai, 4 tiri fatti, ora tutto in discesa! E quel "molto" diventa un "appena più". Il tiro parte bene, poi torna a sfruttare il diedro, la fessura, la placca: arrampicata di certo elegante e piacevole, ma quei piedi sulle caccoline, o in aderenza con mezza dulfer, danno emozioni. 

Madonna che freddo patito alle soste di precedenti:  vedere il sole sul prossimo tiro mi riempie di gioia! In più sembra essere un comodo traverso di 15m, e dopo un tiro da 30m, "Giorgio io li unisco dai". Questa parte è in comune ai Due Spigoli, e ricordavo esserci un bel tratto in spigolo verso, aereo ma non difficile. Esposto, come piace a me. 

Dai mo Gio, vai per l'ultimo tiro, che parte pure bene con un mezzo strapiombo che pare comunque si possa salire bene sfruttando la forma a diedro. Belle foto estetiche prima che il mio amico scompaia alla mia vista. Spettacolo, da soli in via, senza patemi. 

Arrivo alla sosta e..ma, c'è un altro tiro?! Come mai me ne ricordavo 8? "Meno male ne ho concatenati due cane, se no tu te ne facevi uno più di me!" Stica, che placconata con di nuovo il diedrone fessurato a fianco: ma le difficoltà sono ben più blande che il terzo tiro, e scorro tranquillamente verso l'uscita della via. 

Arriva anche Gio, ho una fame e una sete che svuoto di variati chili il mio zaino. Stracontento, non ho azzerato nulla oggi! Evento raro per la mia non bravura (che suona meglio che dire "per la mia inabilità"). Cerchiamo di ottimizzare i tempi sistemando il materiale mentre beviamo e mangiamo, una dedica sul libro di via dove troviamo pure quella di Natalia e Andrea di ieri, e poi giù! 

Giù, in realtà su: prima si sale un po', poi si traversa, si vaga di nuovo, ma una bella traccia rende sicuri del percorso, e entrambi conosciamo già la strada.. Il maledetto si mette pure a corricchiare in discesa e..chi sono io per non assecondarlo: voglia di trail! Ecco come fanno i sassbaloss a dare dei tempi di discesa tanto brevi..

Qui altre foto.
Qui report.
Qui e qui relazione.

domenica 29 aprile 2018

Si torna col sorriso: Tessari Chiodi Rossi e Via del Porce


Dopo le traumatiche e rocambolesche avventure su Luna Argentea, vediamo se riusciamo a fare qualche salita un po' più tranquilla. Che in realtà come grado (massimo, non certo sostenuto) non ci siamo così distanti, ma "sentirsi a casa" in un certo luogo, abbassa il grado mentale. 

Stiamo vicino, andiamo a Tessari, e spulciando la guida abbiamo qualche via ancora mai salita. Il parcheggio si affolla velocemente, meglio partire. E sbagliamo pure la ricerca della traccia, sbagliando il primo vigneto, il secondo, ed ecco che il terzo è quello buono. "Ste quale facciamo tra le due che abbiamo in mente?" "La prima che troviamo", ed eccoci a Chiodi Rossi. 

Siccome l'idea è poi di scendere in doppia da Formiche Rosse e poi salire quella, lascio alla base una delle due bottiglie di acqua che mi sono preso. Eh già, oggi farà caldo e io non voglio morire di sete! 3l bastano allo scopo.. 

E sul primo tiro c'è già stare attenti. Si sa che la qualità della roccia di questa parete non è proprio ottima, quindi non ci si meraviglia di doversi muovere con circospezione e tastando bene tutto. Bellissima la prima sosta: un clessidrone sotto degli strapiombi lavorati lisci ma anche ricchi di bubboni, e il vento che allieta la calura.. 

Parte la Ste, traverso strambo sotto gli strapiomboni e poi rampa verso la sosta su due chiodi. La gente che avevamo alle calcagna in avvicinamento si è sparpagliata sulle altre vie, tra cui Formiche Rosse. Forse meglio scendere per sentiero via.. 

Il terzo tiro presenta un bel muretto con un bel frigorifero che pare in bilico su cui salire, e poi delle manette non così manette. Ci devo pensare un pochetto, anche perchè sosta e protezioni non sono mica da via sportiva.. Raggiungo la sosta ufficiale, ma questo leccio che cresce orizzontale sul verticale mi pare una cosa scomodissima! Salgo verso quegli alberelli. 

"Eh Ste scusa se ti ho rubato un pezzo di tiro, ma almeno qui siamo più comodi!" Riparte tranquilla, verso l'alto, verso l'uscita. Dove me la trovo comodamente spaparazzata a terra a farmi sicura da seduta. Comoda lei! 

Una vietta in un luogo dove ci sentiamo a nostro agio e dalla quale usciamo sereni. Ora però dai che è tardi e minimo un'altra via dobbiamo farla! Scendiamo parlottando di cose che prendiamo troppo sul serio, ma anche ridendo, un clima disteso. Giunti alla traccia che porta alla zona del trapezio "Ste, se no vuoi che ne facciamo una qui di via?" "si dai che facciamo prima, siamo gia qua". 

E la bottiglia d'acqua lasciata poche ora fa alla base dell'altra parete? Dai che magari ci scatta la terza via! E invece no, ci scatterà la corsa in solitaria per andarla a recuperare. Un po' di indecisione se attaccare subito qui o andare al Cappuccio del Fungo: dai attacchiamo qui, poi magari si riesce a traversare per uscire dallo scudo del Cappuccio del Fungo! 

Conoscendo la parete, sò che possiamo saltare le soste ufficiali e tirare finchè c'è corda. Parto sulla Via del Porce, che non ha un attacco proprio di III grado; e ora che noto che ci mancano pure delle prese..si parte carichi! Per me l'arrampicata a Tessari è sempre di soddisfazione: tranquilli, sereni, ci si può complicare la vita, si può salire finchè c'è corda. 

Poche protezioni per evitare che la corda tiri da matti. Grazie alla A2 che scorre poco distante, non ci si sente. Un po come a Passo Sella per via delle moto, argh. Capisco che la corda è finita visto che ne sto sfruttando l'elasticità per arrivare all'albero dove sostare. "Visto Ste, ti ho fatto pure la sosta all'ombra!". 

Riparte lei, sogni di uscita sul Cappuccio del Fungo addio, siamo già troppo a sinistra. Il cielo si annuvola, qualche goccia cade. Chissà se riusciamo a fare un'altra via.. La corda finisce, io parto, tanto se non è già in sosta le mancheranno pochi metri. La raggiungo, eccola! Un'altra via? "Ho fame e sete e non voglio tornare tardi" 

Mentre facciamo su le corde (faccio su le corde) inizia a piovere bene, e la scelta di desistere da altre vie diventa obbligata anche dal meteo. Che poi dai, è andata da Dio oggi, lasciamo così. Solo che giunti all'auto mi tocca correre per andare a recuperare la bottiglia d'acqua alla base della Parete Rigata.. Voglia di trail saltami addosso..

Qui altre foto.
Qui e qui report.