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sabato 4 maggio 2019

Minima spesa massima resa: Tessari climbing

Quando hai poco tempo d'orologio, quando il tempo meteo è incerto, quando hai comunque voglia di arrampicare fuori all'aperto, Tessari resta ancora il miglior compromesso. Scrutato il radar piogge prima di partire da casa, abbiamo lo stesso il timore di finire su resina al King rock, ma al casello di Verona nord ci armiamo di fiducia e continuiamo dritti.
L'azzardo ci dà ragione. A Tessari non piove anche se non splende certo il sole. Ci avviamo per il vigneto verso la parete rigata: questa maledetta lacrime di Madonna continua a sfuggirmi con quei primi metri davvero ardui, e ci spostiamo per qualcosa di molto più easy verso la via delle formiche.
Siccome le difficoltà sono concentrate nella parte centrale della via, concordiamo che sia meglio che parta la Ste. In realtà le difficoltà maggiori di questa via sono dovute alla poco raccomandabile consistenza della roccia: nulla a che vedere con la Tessari classica con le vie che corrono sul trapezio, dove la roccia sembra essere un tutt'uno con la montagna. Qui la roccia sembra sia stata appoggiata sulla montagna in vari blocchi blocchetti blocchetti.
Il secondo tiro è comunque carino, con un diedro che strapiomba pian piano e qualche altro bel passaggio. Ma mi muovo piuttosto lento e guardingo a mo' di bradipo, a tastare ogni singolo appoggio e ogni singolo appiglio. In questa maniacale ricerca della solidità, o meglio in questa costante maniacale voglia di evitare ciò che si muove, salto pure parecchi chiodi senza vederli.
Anche sul sul terzo tiro proseguo io per non rischiare che alla mia compagna di cordata passi la voglia di arrampicare per il resto dei suoi giorni sì. Nonostante gli 80 metri di corda singola (da casa eravamo sicuri che saremmo finiti in palestra) ci fermiamo a tutte le soste dichiarate, anche se c'è più corda da recuperare di quella che abbiamo issato da una sosta all'altra.
L'ultimo tiro dovrebbe essere un facile spigolo: ci alterniamo senza passarci il materiale. Prima di partire le ho ben chiesto se volesse qualcosa ma mi aveva risposto in modo negativo visto lunghezza del tiro e difficoltà. Poi però, dopo 10m, me la vedo tornare indietro e lanciarmi una catena di cordini annodati tra loro a bocca di lupo (ma come si fa il bocca di lupo?) sulla quale agganciare tutti friend e nut che ho.
Altro giro altro regalo: raggiunto il sentiero si scende più o meno rapidi per andare ad affrontare un'altra via. La zona oggi non sembra nemmeno essere particolarmente affollata, oppure la maggior parte della gente si è spostata verso altri settori. Dopo la roccia mediocre della via delle formiche, meglio rifarsi gli occhi con una via del trapezio. Indecisi su quale fare, o meglio visto che una vale l'altra, ci fermiamo su Noi ragazzi di ieri.
Ora invece sì che vista la linearità della progressione e la qualità della roccia possiamo sfruttare tutti gli 80 metri di corda e salire come se non ci fosse un domani. Parto io, e quel IV+ del primo tiro mi sembra un pochino avaro. Passi delicati e spostamenti a destra e sinistra per vincere la verticalità con non sempre ottime mani: ma almeno quando c'è da tirare puoi farlo senza patemi.
È tutto il giorno che ci guardiamo attorno osservando le nuvole come le sentinelle dei fortini controllano che il nemico non si presenti all'orizzonte, e siamo sempre lì lì per chiamare rinforzi, o meglio per affrontare la ritirata. E invece non ce n'è bisogno. Riparte Stefania per la seconda metà della via: dovrebbe farcela a uscire con tutta la corda che abbiamo..
Ah! Per quanto riguarda la lunghezza della corda non ci sono problemi, ma per la fatica che ne scaturisce nel portarsela su tutta e gli attriti che tutte le protezioni comportano.. quando finalmente la raggiungo in sosta ha una delle facce più stanche che io abbia mai visto: gli ultimi metri di arrampicata son stati vinti tirando su con le mani qualche metro di corda per poi fare qualche passo di arrampicata, e così per varie volte. Poi il mio recupero è stato eseguito.. va là lasciamo perdere che sarebbe da arresto!

Giornata incerta riempita certa, non ci si può lamentare!

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sabato 5 gennaio 2019

Plaisir a castel Presina: Evitando el Frio

Parlare di "plaisir" non deve trarre in inganno: c'è da cagare la romella. Ma è il modo con cui viene affrontata che è plaisir: quasi tutta da secondo, con dei bei resting, un compagno vecchi amico nonchè Maestro, e una giornata scialla e dal poco "impegno globale". Lo stato di forma e l'essenza del brocco vengono leggermente in secondo piano.
Dopo tanto che se ne sente parlare, mi ritrovo a Castel Presina: non esistono vie facili qui, ma esiste un microclima che consente di arrampicare anche oggi stando bene come temperatura (finchè c'è il sole). Bocciata, ahimè, la cascata, finiamo di nuovo su roccia: la mattina però inizia male con un freddo becco e un cielo velato. Fiduciosi giungiamo in vista della parete che si presenta al sole.
Col Maestro Nicola ci dirigiamo verso Evitando el Frio, mentre Giorgio e Ivan si fermano prima su "Scusate il Ritardo". Come era logico aspettarsi, troviamo già cordate sulla via e su quella a fianco. Ma tanto oggi è plaisir, non abbiamo fretta.
"Nico parti pure tu" e l'amico sale. Forse un po' fuori forma anche lui, non lo vedo salire in maniera fluida. Forse ne aveva di birra l'ultima volta che l'ha percorsa gradandola 5c sui primi tiri: oggi invece il mood sarà "ma chi è quel coglione che ha dato un 5c?!".
Raggiunto in sosta, lo lascio tranquillamente proseguire. Su roccia propio è un brutto periodo, non ho voglia di violentarmi con cose che non voglio fare e che non mi sento in grado di fare. Anche se poi il fatto che gli ultimi metri sono di traverso..è pure peggio per il secondo che per il primo!
"Vuoi farti il tiro più bello della via?" "Ma non ci penso nemmeno, forse forse faccio l'ultimo!". Nicola va a godersi il diedrone tecnico con uscita strapiombante dove..ecco un resting. Ah il pro che la sottogradava oggi se la sgugna bene! E in effetti, non è mica facile.. Con la corda dall'alto è comodo fare rrsting per rimettersi bene appeso.
Un tiro strano ora, che doveva finire lì, ma lì non ce nulla. E per fortuna che resisto agli inviti "vai tu che è facile" visto che vedo pure il maestro muoversi con una delicatezza non propria di un 5a.. Per poi vederlo spostarsi tutto a sinistra sulla sosta de La Regina del Bosco Nero.
Da qui riparte per l'ultimo tiro duro. Primi passi in modalità bradipo o mantide religiosa: a Nicola si confà di più il bradipo, teniamo il mammifero. Ecco la placca strapiombante ma con dei buchi, ai quali il ragazzo non arriva bene però. La ragazza di fianco a me mi conforta con un "Ma tranquillo, è facile, è il tuo amico che non vede mica tutti i buchi!".
Oh bene, ora sì che posso fare un tiro io! Il 5a dovrei ancora riuscirci! Peccato che sia tutto all'ombra.. Gelido, tetro, e su roccia un po' rotta. Una voglia matta di uscire per tornare al sole!
Si chiude la giornata con un classico terzo tempo al Platano. Nicola pare indemoniato, uno scassapalle così in un ristorante non l'ho mai visto: di certo le cameriere gli dan man forte, ma di certo non vorrei essere al posto loro!

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Qui e qui report.

lunedì 24 dicembre 2018

Le giornate decisamente no: trekking alpinistico a Brentino

Ci sono quelle giornate che sono completamente inverse. Diciamo pure che ci fosse già un buon mix di ingredienti: un'arrampicata arrampicata probabilmente oltre le mie possibilità, un ginocchio che mi fa male se cerco di caricarlo da piegato, freddo e giornate corte.

La giornata parte malissimo con una nebbia, che già mi ha sconvolto ieri, che non si dirada nemmeno arrivati a verona. Persiste. Ormai mancano 2 chilometri ad Affi e ancora siamo in mezzo alla nebbia: se è così finiamo in palestra. Al casello varchiamo la linea di confine tra le terre buie e le terre illuminate: almeno questa cosa sembra essersi aggiustata.
Brentino me lo ricordo bene, è un po' uno spauracchio: vie dure poco frequentate, sentieri di avvicinamento giunglosi e discese molto esposte. In un periodo in cui ho più paura del solito questo è già abbastanza per farmi tenere le orecchie dritte. Ci avviamo dal parcheggio con un freddo bestia ma vedendo che il boomerang lassù è al già al sole.
Io credo che chi abbia aperto queste vie e cercando questi sentieri d'accesso sia davvero uno bravo. L'avvicinamento parte su comoda carrareccia ma infestata dalle piante, per poi infilarsi su per pendii scivolosi saltando sassi, ghiaie, alberi caduti che non sempre è chiaro che siano caduti e che afferrati per trazionarli..poi ti restano in mano. Di certo ci scaldiamo.

Giunti all'attacco dopo pochi minuti di immobilità per prepararsi, il freddo si fa già sentire. Siamo al sole ma un po' coperto dagli arbusti intorno e tira vento. Accidenti. Sono pure già le 10:00, bisogna darsi una mossa per percorrere questa via o altrimenti facciamo notte. Giorgio ha già profetizzato che "Mal che vada ci facciamo un trekking a Brentino".

Come da tradizione parte il mio amico, E considerando che il primo tiro è anche il più duro, questa tradizione mi viene incontro. Tre spit a distanza molto ravvicinata fanno presagire che non siano per nulla banali quei metri, e infatti anche Giorgio ci impiega parecchio tempo a tentare riprovare partire scivolare mollare. Finché una volta ghisato non si decide ad azzerare: ma anche così la faccenda risulta parecchio complicata. Prosegue poi verso l'alto, ma non lo vedo correre fluido da far pensare che le difficoltà siano drasticamente calate, anzi. E mi sembra che vada pure oltre la sosta: accidenti a lui, io che già Inizio ad avere il sospetto che tocchi calarsi.

E ora tocca a me. Tutti quelli che fanno endurance dicono che sia la testa a comandare il corpo. Probabilmente è vero anche in arrampicata, e oggi la testa comanda in senso negativo. Azzero tutto l azzerabile perché se ha fatto fatica lui, io di certo non posso passare. E anche azzerando è molto difficile, anche perché dopo il terzo spit ne hanno tolto uno, quello che era fondamentale per azzerare facilmente.
Grido al mio amico che non ce la faccio, poi riprovo e riprovo finché non riesco a passare. Ma ormai la testa è andata, non posso farci nulla e sarebbe deleterio sforzarmi di negare l'evidenza. Di nuovo azzero l'azzerabile anche se alcuni passaggi mi tocca farli puliti. Il vento soffia, il freddo avanza, arrivo in sosta e verifico che ci abbiamo messo 2 ore per fare 40 m.

Espongo subito al mio amico la possibilità di calarci. Solo che non possiamo farlo da qui, siccome non ha visto la catena della prima sosta è avanzato fino a un clessidrona mettendoci un suo cordino, metà del secondo tiro ufficiale. Riparte quindi Giorgio per raggiungere la vera seconda sosta dalla quale dovrebbe essere possibile calarsi con una sosta intermedia che non abbiamo la più pallida di dove sia siccome il secondo tiro va completamente in traverso.
L'arrampicata mi scorre già meglio nelle vene, Sarà perché le difficoltà sono calate sarà perché so che tutto sta per finire senza continuare verso l'alto. L'orario proibitivo, la parete che non è già più al sole,le difficoltà che adesso riprendono ad aumentare. Anche se fossi in forma, probabilmente questa via oggi non s'ha da fare.

Con enorme dispiacere dico a Giorgio che penso sia meglio scendere. Il mio amico molto comprensivo, oppure convinto anche lui che sia impossibile finire la via senza la affrontare senza gelarci completamente, acconsente e predispone tutto per la discesa. La prima calata finisce in mezzo a delle sterpaglie ma dove troviamo una sosta di una via che corre a fianco di 31 agosto. Da lì un'altra doppia speriamo che ci depositi a terra.

E invece non sarà così, e l'altra profezia di Giorgio si avvera "Ma perché anche una via sportiva dobbiamo sempre farla finire in modo alpinistico?". Con una sola mezza corda si rimane a 8 m circa da terra, e ci tocca far sosta su un alberello in mezzo alla parete. Cordino abbandonato e via.

Di nuovo alla base, di nuovo sommerso di dispiacere per la mia titubanza, i miei timori, che anche se credo fondati mi dispiacciono comunque. Ma vedo che Giorgio ride e scherza: non se l'è presa, forse non ho compromesso la nostra cordata oggi! Come invece temevo in sosta..

La discesa si rivela più agile del previsto, forse perché il terreno non è particolarmente bagnato: in questo caso sarebbe da stare veramente attenti. Manco la birra finale riusciamo a berci bene visto che il bar della Gigia è chiuso e ci tocca ripiegare con una birra in bottiglia e un panzerotto al bar di Affi. Mamma mia che giornataccia!

Qui altre foto.

domenica 18 novembre 2018

Tessari dolce (ma non troppo) Tessari..Per Elisa e Pinamonti

Nonostante bistratto da molti, questo posto si conferma la scelta giusta per quei giorni corti, o incerti, o freddi. Insomma quando non so bene cosa fare, ma voglio fare, vengo qui: e Stefania mi segue volentieri, fiduciosa in avvicinamenti brevi e facili e vie non impegnative. Finchè..
Brighente e soci hanno aperto (o riscoperto) un sacco di vie, anche se su roccia meno buona delle classiche di Cipriani. Ma cerco di starmene ben lontano dalla polemica tra i due, che tra i due litiganti il terzo gode di più se se ne sta alla larga dal litigio. Andiamo a scoprirle, e andiamo nel settore più lontano, a vedere questa Per Elisa com'è, e se troppo dura ripiegare su quella a fianco.
L'accoglienza al parcheggio consiste in un bel vetro ghiacciato di un'auto. Mii che freddo, per fortuna la parete è esposta al sole e in via saremo sotto i suoi raggi. E invece mica tanto. Tanto è invece l'avvicinamento rispetto a quello che si pensava: una buona oretta di cui più della metà a vagare nel boschetto insidioso sotto le pareti.
Ed eccoci all'attacco: "sembra facile" dice lei, tanto sono io a partire. Il primo tiro di Per Elisa non è banale, sarà per il freddo a dita di mani e piedi, e quella clessidrina come la maglietta di Baglioni, fina. Il successivo scivolo merita ancora più attenzione per non far franare roba giù a Stefania.
Tiro chiave, e da vera galantdonna mi lascia andare a me. Non capisco bene dove sia la facile azzerabilità: i chiodi si raggiungono bene ma il passaggio non si può saltare. Dopo qualche pensamento riesco a passare e salire poi più agilmente verso una sosta che con mia sorpresa non è come mi aspettavo. Altro che belle clessidre, caccio giù dei friends come se piovesse.
"Ste vai tu? é IV", guarda la relazione e "No, è IV+, vai tu che quel + mi stizzisce". E in effetti non ha tutti i torti, bello ammanigliato ma verticale e con movimenti strani. E ancora all'ombra, maledetto. Un momento di smarrimento sul proseguo della via, e di nuovo con attenzione data la solidità del terreno, raggiungo un bel clessidrone.
Passa avanti lei ora, cuor di leone! E giù un friends appena sollevata da terra. Poi sparisce alla mia vista ma pedala per più di metà di corda, probabilmente concatenando. Ma va bene così, che con un altro tirello che presenta solo un paio di salti di roccia siamo fuori.
Un bellissimo spiazzo in mezzo al rado bosco e rigorosamente all'ombra. Ci si cambia veloci, si mangia e intanto io e solo io faccio su le corde: avrei la smania di fare un'altra via, devo esser rapido per non sentirmi dire "eh ma ormai sono le..". Trovato il sentiero si scende verso sud. L'idea era di andare alla parete rigata, ma visto il tempo meglio anticipare e stare sul classico trapezio.
Una cordata è sul Cappuccio del Fungo, allora vediamo di fare quella appena prima. La relazione parla di gradi abbordabili e allora saliamo su questa Pinamonti. La partenza mette già sull'attenti, non a caso una sfilarata di spit protegge. Un po' di piedi paiono saltati via di recente.. Superata la parte tosta, scheggio verso l'alto a cercare di far sosta più su possibile in modo da sbrigarci la via in pochi tiri e scappare verso la birra.
Cedo il passo a Stefania, tanto la relazione recita del II. I primi metri non paiono proprio II, però nemmeno V: è più su che la faccenda si fa ostica. Vedere la corda fermarsi, arretrare, risalire, e vedere questa sequenza più e più volte mi lascia intuire cosa stia accadendo. Paziento nel mio tugurio freddo, in sosta su un albero con una cordata che ci ha raggiunto e scalpita. Finalmente i segnali di corda mi fan capire che la sosta è stata raggiunta. E quando mi trovo a metà tiro..altro che II!
Io però credevo che saremmo finiti sulla parte sinistra del fungo, invece siamo metri e metri più a sinistra.. Va beh, andiamo su terreno sconosciuto (o che non ricordo io..) e vediamo com'è. Beh, anche qui c'è da guadagnarsi la pagnotta. Parecchi movimenti strani e combinazioni di diverse tecniche, poi una facile parte finale per uscire dalla via e sostare su quel classico masso con buco e clessidra.
Giornatina che ricorderemo frizzante, e con uno dei più selvaggi avicinamenti di Tessari, oltre che con le sorprese della Pinamonti. E adesso via, verso l'apreitivo godereccio.

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sabato 26 maggio 2018

Climbers alla brace: Fessura Kiki e Fiori di Maggio+Epanagoghe

Quando Claudio al bar ti dice "Quella via mi interessa anche a me" allora c'è da preoccuparsi.

La pigrizia e la Marcia dei Tori di domani ci suggerisce di evitare mete esotiche: la meteo conferma ciò, e quindi Tessari resta la meta prediletta per questi casi. Ci sono pure vie nuove, e la meteo non sembra male: nuvoloso, 26° e temporali dalle 15. Invece sarà sole, 48°, e temporali manco l'ombra. Climber alla brace! 
La giornata parte male. Al bar della colazione troviamo nostri conterranei e concaiannei, tra cui Nicola che mi sbeffeggia con un "Eh ma non ci credo, sono a far colazione prima di te? Stai invecchiando!". Guardo Stefania, trattenendo una lacrima. E c'è anche Claudio che quando sente che penso tentare la Fessura Kiki mi dice "deve esser bella, interessa anche a me!" mi fa preoccupare. Per fortuna Stefania è mezza addormentata, altrimenti sarebbe lei a guardarmi con una lacrimuccia.
Siamo al parcheggio, poche auto, pronti presto e via andare. Ben presto all'attacco, l'dea è di far partire la mia compagna di cordata, in modo da smazzarmi io i tiri duri (concatenando L2 e L3). Lei poco convinta ma fiduciosa, sale un pilastrino per ultimare l'ultima fase della preparazione: le scarpette. Non ha notato che oggi ho quelle da palestra e non quelle da via..
Parte. La spittatura è generosa, la roccia non è quell'eccellenza del Trapezio ma andiamo bene. Sale guardinga, dosando bene i movimenti. Arrivata però a un certo punto, "Blocca!": sa benissimo come muoversi, cosa fare, ma non è molto in bolla. La cena di ieri sera ha lasciato strascichi che il caldo amplifica. "Cala va la".
Metti la profezia di Claudio, metti lei che si cala, "Ste, cambiamo via? Recupero i rinvii, spero, e poi lasciamo?". Inizio a esser timoroso. Salgo in moulinette fino all'ultimo rinvio. Resta un traversino delicato con mani piccole, ma riesco a passare e a giungere in sosta. La recupero e decidiamo di provare a continuare. Riparto.
Beh, mi sento bene. Probabilmente il grado della guida è un po' generoso, ma voglio godermi questa performance (oh, non sono su un 7b comunque). Questa fessura storta verso destra che incide la parete, a volte crea un diedro aperto, a volte uno più chiuso con un accenno di camino in mezzo (ricco di "roccia" conglomerata, come una sassaiola tenuta insieme dal cemento). Spesso si passa anche in placca.
Salto la sosta e proseguo. Le mani ci sono, spesso piccole ma bastano per l'equilibrio. Qualche passo delicato, uno molto aperto, uno molto chiuso, tutti ben dosati. La magnesite diventa d'obbligo visto il caldo che fa sudare le mani come un forno. Dietro l'angolo una delle soste più scomode della storia, ma c'è. Attrezzo e chiamo: un occhiata giù e "ahpperò se è verticale!"
Nella progressione alternata toccherebbe a lei, ma vuoi per la scomodità della sosta che non permette un sorpasso a destra tranquillo, vuoi perchè non sembra così facile, riparto io. E in effetti non è proprio banale questo traverso e il successivo camino, sopratutto per la qualità della roccia.
Uscito e trovato la sosta, penso bene di saltare e concatenare L4 a L5 per uscire prima. Pessima idea. Il muretto successivo parte facile (beh, meglio dire più facile di prima, ma non certo banale), poi quando inizia ad apparire lo spit si capisce che la musica sta per cambiare. Strapiombo senza piedi e con una buona mano, poi il nulla. E la corda, i 30-35m di corda che gironzolano su un traverso e un cambio deciso di pendenza, tira.
Fuck, esco più a sinistra che sembra meglio. E lo è, non facile ma è meglio: con questa corda di certo è peggio però. Ecco la catena di sosta del monotiro annesso, ma non basta, devo continuare. Fortunatamente trovo la mano buona dentro un cespuglio e posso così uscire. Recupero Stefania ben contenta di avermi ceduto il camino delicato, ma ben scontenta del caldo che c'è! Ce la svacchiamo un po'.
Non la vedo in formissima: finchè si scherza ok, ma seriamente "che dici ne facciamo un'altra o basta?" "ne facciamo un'altra sì, se no mi rompi le palle fino al prossimo weekend!". Almeno ne scegliamo una facile, quel Fiori di Maggio a fianco di quella dell'altra volta. Ripassiamo sotto la parete della Roda del Canal cercando l'attacco "Ste cosa c'è scritto la in fondo sulla roccia?" "E che ne so, mica ci vedo fin la" "Ma allora a cosa ti servono gli occhiali?" "Perchè così quando li tolgo non ti vedo".
Eccoci all'attacco, e mentre leggo la relazione della via sulla guida di Cipriani, vado a leggere quella della fessura Kiki. "L1 V+ ..." "Cosa?!?!?!? Mi hai fatto partire da prima su un V+?! Ma io t'ammazzo!" "Oh bimba, il V+ è 5a, t'avevo detto era un 5a" "Ma mi mo t'ammazzo". Proseguo la lettura "L2 VII-... L3 VII- ..." "Cosa?! Ma io ti resuscito per riammazzarti!" "Ste, però dovresti sapere la correlazione tra la scala tra numeri romani e arabi.." "T'ammazzo e poi la studio!"
Parto io. Beh, III+ mi sembra ottimistico suvvia. Si sale abbastanza verticali anche se ben ammanigliati. Alcuni spit cavati.. Raggiungo la prima sosta con un caldo pauroso, proseguo perchè vogliamo finirla presto. Sulla roccia restano le impronte sudate dei miei avambracci. Ecco il fittone di S2, sosto che è meglio, se no poi tira troppo la corda.
Incurante del dramma che si consuma a terra, decido di rinforzare il fittone con l'albero a destra. Sento urlare ma non capisco. "Parto!" "No ma cosa parti, aspetta!" non l'ho ancora messa in sicura. Stefania  è in preda a un attacco di ofidiofobia dopo aver visto un rettile uscire dalla terra e venirle incontro. Salita senza assicurazione qualche metro per sfuggire all'attacco della temibile belva, si è salvata la vita dall'essere strisciante.
La via salirebbe a sinistra, Epanagoghe sta a destra. Ma dopo pochi metri Stefania decide che di la è troppo brutta la roccia, torna giù e decidiamo di uscire per Epanagoghe. "Vai Ste, finchè puoi vai avanti!" l'avessi mai detto.. Due tiri da concatenare li ha fatti anche l'altra volta, ma dopo che è passata noto che quel rinvio è rinviato corto.. Ahia, tiro alla fune in arrivo!
Lei sale, prosegue, la corda scorre fluida. Meno fluida. Sempre meno fluida. Mi sa che sta tirando dei cancheri.. a pochi metri dalla fine, con una corda che sale con agonia, decido di partire per forse alleviarle le sue sofferenze se tolgo quel rinvio. Dopo poco capisco che mi sta recuperando, a fatica. Oddio quando la trovo me ne dice quattro! La trovo, pronto a scattare una foto ilare..ma di ilare c'è poco. Stravolta, accaldata, e probabilmente con un attacco di sole in atto.
Calma e gesso, aspettiamo a ripartire. Bevi, mangia qualcosa, vieni all'ombra. Togli il casco. Riparto preoccupato, metto giù 4 protezioni in 50m per semplificarle i compiti (anche per tirarmi poco la corda e perchè 20m sono in piano). Ovviamente evito l'uscita da ZigZag e esco "facile". L'aspetto impaziente adesso, sotto questo sole estivo..
Bon eccola, sta meglio ma non benissimo. Buttati all'ombra che qui ci penso io: mentre sono a metà del compito di "mettere tutto a posto e nello zaino (il mio) per scendere" lei inizia a insultarmi, e da lì capisco che si sta riprendendo. È tornata Stefania! Meno male, sono più sereno adesso. Ma che abbrustolita di climber!

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