Visualizzazione post con etichetta monte giovo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta monte giovo. Mostra tutti i post

venerdì 15 febbraio 2019

Venerdì universitario: Diretta alla Croce del Giovo, Jocondor e Traversata delle Vette

Il grande rialzo termico nei prossimi giorni è il probabile affollamento del weekend mi fanno temere che anche quest'anno mi possa sfuggire quella via che vorrei tanto fare. Forse vale la pena di giocarsi il bonus del infrasettimanale con un permesso dal lavoro. E allora giochiamolo.
La parete est del Giovo la vidi bene per la prima volta alla prima edizione dello Scanalando, la rividi anche nella speranza di tentarla quando feci la Via della Roccia Rossa, ma ancora continuava a sfuggire. E per forza con gli inverni che ormai ci sono una parete esposta completamente ad est o la fai di notte o non la fai. E poi e poi.

Sveglia alle 3:00 e ci incamminiamo dal parcheggio del Lago Santo alle 6:30. Forse potevamo essere anche più veloci, ma pace, speriamo di farcela lo stesso. Subito ramponi ai piedi per risalire la strada per il Rifugio Vittoria che è diventata una lastra di ghiaccio e pure piuttosto spessa. Queste sono buone prospettive per la giornata.
Non fosse però che visto il mio abbigliamento non fa molto freddo, anzi. Ma la neve si presenta subito piuttosto buona appena deviato dietro il rifugio, e anche la risalita del pendio sembra buona. Fino a che non troviamo un tratto sfondoso, e allora di nuovo i dubbi che mi attanagliano: sarà in forma? Perché date le pendenze, se la neve non è buona si rischia di infilarsi in un cul de sac.
Ben prima di mettere piede nella conca sotto la parete est del Giovo da frontale non serve già più, anche se il sole non è palesemente ancora sorto. Ed ecco che la parete appare ai nostri occhi: cazzo, la fascia rocciosa verso la fine della parete è tutta bella marrone. Guardo Federico: inizio a dubitare della salita che gli avevo proposto, deviando l'attenzione su quella che passa a destra vicino alle rocce e non esce sotto la croce ma più distante. Anche se forse quella strisciolina bianca in mezzo alla fascia rocciosa potrebbe essere un punto di debolezza da sfruttare..
No niente lascia stare, non mi sembra il caso di andare a rischiare di fare del misto a 65 gradi e senza possibilità di proteggersi e fare soste. Sgattaioliamo verso destra sull'altra via, anche se il nostro sguardo continua a essere rivolto a lei, alla diretta alla Croce del Giovo.
La neve è davvero buona, di quella che permette l'infissione solo delle punte dei ramponi, e le conseguenti fiamme nei polpacci tipica dei buoni e cari sforzi muscolari. Polpacci in fiamme e goduria mille!
Qualche affioramento roccioso in basso ci fa tastare il terreno degli spessori di neve esigui, che sembrano anche loro piuttosto buoni. Guardo Federico dicendogli che forse lassù su quella striscia si potrebbe passare e al massimo se vedessimo che non si riesce scartiamo attraversando tutto a sinistra e usciamo da un'altra parte. Quasi quasi ci potremmo provare.
E via, abbandoniamo la via di destra per tornare sotto la direttiva della diretta alla croce, pendenze costanti che fan cantare i muscoli posti sotto le ghette, e neve che quasi imprigiona le piccozze: modalità piolet traction e sforzi per l'estrazione degli attrezzi.
Intanto il sole sorge, è quel bel rosino di cui era dipinta la parete si trasforma ben presto in bianco, ma lasciando un azzurro e blu tenue su quei pendii nevosi ancora in ombra: luci davvero magiche per una salita davvero bella. Una salita non difficile, ma che per estetica mi aveva subito catturato.

Sembriamo due automobilisti in un continuo testa a testa, dove uno sorpassa l'altro a ogni curva, o meglio a ogni pausa per fare una foto. Ognuno prende una sua linea parallela, tanto la tracciatura qui è inutile visto che solo pochi centimetri di ferro entrano nella neve.
Ed eccoci sotto la fatidica linguetta di neve che sembra interrompere la fascia rocciosa che sbarra la strada alla nostra meta. Diciamo che da giù sembrava più grassa, invece da qua è veramente una strisciolina. Nel testa a testa Federico si trova avanti, e quindi affronta per primo questo tratto. Lo vedo delicato e guardingo, e capisco che non deve essere proprio banale.
Ma la supera e ne esce: se sopra lo scivolo di neve, seppur ripido, sarà della stessa bontà e qualità di quello sotto allora è fatta. Vado io ad affrontare questi passetti di misto croccante, e in effetti ci si ritrova in Appenninismo puro. Grande esposizione con zero protezione e passaggi delicati a cercare dove poter piantare gli attrezzi, a volte pure nella terra ghiacciata
La salita non molla le pendenze, ma questo lo immaginavo siccome avevo già visto parecchie volte questa parte dell'altro e mi è sempre sembrata piuttosto vertiginosa. Ma la quantità di neve è sufficiente per progredire con discreta serenità, fino a scavalcare la cresta finale a pochi metri dalla vetta. Nessuna cornice a sbarrare la strada. È fatta!
Non sono nemmeno le 8:00 e siamo già in cima al Giovo. Nelle mie più rosee previsioni non pensavo che avremmo fatto così presto, anche se speravo che saremmo arrivati in cima per l'alba o poco dopo come è stato (partendo ancora prima, chiaramente). Ci godiamo un po' il panorama, ma nemmeno troppo visto che un venticello fastidioso rischia di raffreddarci in men che non si dica.
Beh, è ora che facciamo? Non possiamo mica andarci a prendere la birra adesso! Visto che l'ora è buona, potremmo tentare un altro canale che prende un po' di sole, non un incassato. Andiamo allora verso i canali del triangolo per scendere da uno di essi e poi dopo risalire qualcos'altro.
Scendiamo il destro o il sinistro? Dovrebbero essere più o meno equivalenti, o forse il destro un po' più difficile, quindi andiamo giù per il sinistro. Ma la neve è talmente dura (o noi talmente scarsi) che ce lo facciamo tutto faccia a monte: c'è qualche scalino, ma spesso e volentieri le tracce sono interrotte da muri di neve cementata. Puro spettacolo e gioia dei polpacci.
Inizia già fare un discreto caldo al sole, e per fortuna che già da tempo mi sono messo gli occhiali perché l'irradiazione solare è davvero potente. Sol che regga ancora un po' la neve per fare un'altra salita.
Potevo sperare nel Canale della Serra, ma la strettoia in alto sembra piuttosto secca, e scorrendo e passando vicino alla strettoia iniziale anche questa sembra piuttosto secca. Oddio quelli bravi ce la farebbero, ma io non sono tra quelli bravi, quindi optiamo per quello più a destra, il canale Jocondor che comunque dovrebbe essere divertente anche lui.
Però si vede si sente che la neve al sole ci sta mollando, inizia a essere faticoso salire: ora entra metà del piede, e quando entra poi sprofonda. Altro che neve col Viagra di prima! Ma salendo  le cose migliorano, Federico mi lascia passare avanti per dargli il cambio a grandinare, e nella parte dove si incastra nella strozzatura torniamo ad avere neve ottima.
 È incredibile, ci si sposta di un metro a destra sulla neve al sole è tutto cambia rispetto a quella a sinistra all'ombra vicino alle rocce. Magie e stregonerie di questa effimera passione!
Non si esime qualche passo di misto appenninico, a spicozzare cespugli di mirtillo nascosti sotto un debole strato di neve e ramponare la terra, uscendo così da una pendenza che da sotto credevamo fosse la fine della via, e invece no, ce n'è ancora da salire!
Ma i tratti difficili sono stati superati, e adesso per puntare verso il cielo è sufficiente solo stringere i denti e spingere su gambe e braccia! Torniamo così nei pressi delle uscite dei canali del triangolo, e risalita la paretina che porta sulla cresta siamo di nuovo al punto di prima.
"Bene dai ora che facciamo?" "Ma come facciamo qualcos'altro?!" "Va bene dai capisco che fare altri canali non sia il caso, scendere per poi risalire anche no, e poi ormai o si va a fare qualcosa di molto incassato oppure meglio evitare robe al sole." Concludiamo la giornata per l'itinerario e il modo più elegante che ci possa essere: la Traversata delle Vette.
E via verso sud est puntando a quel ciccione del Monte Rondinaio. Neve che sul finale a tratti è uno specchio di ghiaccio, mentre in altri è un po' pappuccia rognosa che va a formare subito lo zoccolo sotto i ramponi maledetti! Ah ma oggi ho anche il paio di ramponi classici con me nello zaino: se butta male li cambio. Un altro paio nello zaino? Ma sei matto? Sì.
Il tratto attrezzato è completamente sgombro da neve, e per fortuna perché data l'esposizione ci mancava solo che ci fosse da fare del misto. La discesa che tanto mi fece penare quando affrontai questo itinerario per la prima volta, è  anche oggi un po' delicata ma tutto sommato per pochi metri.
Continuiamo a cavalcare la cresta che accarezza il cielo, qualche tratto di disarrampicata dove la neve ha piallato completamente quelle piccole tracce che ne scorrono i lati della cresta, e una volta giunti alla sella non resta che l'ultima salita verso la vetta del Rondinaio.
La fatica comincia a farsi sentire, ma ormai la mega croce di legno è raggiunta, e possiamo dire la nostra giornata quasi conclusa. Quasi però, perché ormai che siamo qui tanto vale che completiamo la traversata delle vette giungendo fino a quella del Rondinaio Lombardo, per poi scendere da esso verso Lago Baccio e poi Rifugio Vittoria.
Parecchi sguardi alla mitica parete est del Rondinaio, sogno proibito di ogni appenninista. Proibito, beh la parete è lì, basta avere la bravura per andarci a salire una delle sue vie!
Me la ricordavo più vicina la vita del Rondinaio Lombardo, e invece di cresta di discese e risalite con qualche tratto che merita più attenzione che una normale camminata, ce n'è. Proprio sull'ultima salita un'invitante paretina di pochi metri di misto mi invoglia a concludere così la parte tecnica della giornata. E in seguito è di nuovo vetta.
Vetta. Un bel cielo terso, azzurro, paesaggi bianchi (ma neanche troppo o comunque neanche come dovrebbero in questa stagione), la vista di Baldo, Adamello, e perfino delle montagne innevate della Corsica. Che giornata fantastica, meritava di giocarsi il bonus.
Ricordavo bene che il primo tratto di discesa è piuttosto ripido, mi pento subito di aver messo via le piccozze per prendere i bastoncini. Ma almeno la neve non è di quella che rischia di farmi perdere la vita perché scivolo sullo zoccolo che si forma sotto i ramponi. Arriviamo all'imbocco del bosco super accaldati togliendoci tutto ciò che abbiamo tranne la maglietta. Vabbè, tutto ciò che abbiamo dalla vita in sù ovviamente.
Ora non ci resta che trottare e chiacchierare tranquillamente nella spasmodica attesa di giungere finalmente al Rifugio Vittoria, dove li Tex ci accoglie come suo solito: goliardia e bicchiere di vino rosso pieno.
Giornata davvero spettacolare, con la salita a una linea estetica che puntavo da tempo, e neppure banale. E anche oggi la corda si è fatta un giretto nello zaino.

Qui altre foto.
Qui la guida.
Qui report.

domenica 21 gennaio 2018

Giornate ghiaccio-strane: Via della Roccia Rossa al Monte Giovo

Quando le cose partono storte.. Va beh dai, "storte" è esagerato: diciamo "strane". Arrivare alla base della parete sulla quale corrono diverse vie, ancora dubbiosi se salire quella o quell'altra, o magari quell'altra ancora. Aprire lo zaino, tirare fuori la guida (la guida, non le fotocopie della relazione, perchè a noi piace portarci dietro tutta la guida), e..scoprire di averci messo dentro quella sbagliata.. 

Le condizioni trovate ieri in Appennino non possono che spingerci a tornare da lui, e la zona del Lago Santo è la zona giusta: varietà, bellezza del posto, dislivelli contenuti (ieri ci ho dato, oggi posso risparmiare). Inoltre quella parete la sogno da quando la vidi l'anno scorso, e oggi dovrebbe esser buona. 

Ci incamminiamo da un parcheggio già affollato, ma io e Stefania abbiamo scelto una zona ben meno affollata dei classici canali del Monte Giovo. La salita al Rifugio Vittoria è insidiosissima, mettiamo i ramponi dopo pochi metri, e la frontale può già esser spenta: siamo in ritardo. Risalito il pendio dopo il rifugio, percorso un tratto di bosco, i primi raggi di sole infuocano la nostra meta. 

Davanti a noi tre alpinisti che poi continuano verso la parete nord, lasciando la NordEst tutta per noi: però, da vicino non sembra male, ma a Stefania avanzo un "magari riusciamo a salire anche senza legarci". Ma il casco sì, poso lo zaino, tiro fuori ciò che mi serve, la guida..la guida mi serve ma è quella sbagliata! Che facciamo ora? Oh, io le altre relazioni non le ricordo, ma quella della Roccia Rossa sì.. 

Attraversiamo il vallone per poi risalire il cono valanghivo, col cole che lascia già scollare un po' di ghiaccio dalle rocce e il sole che lo aiuta, facendo cadere pezzettini a valle. Stefania m'aveva mandato in avanscoperta per vedere da vicino se quello scivolo che pareva magro poteva esser salito. Bello ed estetico, col ghiaccio sulla placca rocciosa, dai si può fare! 

Si può fare..insomma. Ghiaccio sottile e all'uscita neve brutta: una volta che ci sei in mezzo non puoi fare altro che continuare a salire e sperare di uscirne presto, ma a lei le dico subito "ti lancio giù la corda dopo". Già, ma serve una sosta. 

Uscito dal budellino, le pendenze sono sui 55° e totalmente ghiacciate (tanto che provo a mettere giù una vite, che quasi tiene): impossibile fermarsi, togliersi lo zaino e allestire tutto, devo continuare a salire un po'. Dai che lì sopra spiana. No. Dai che lì sopra spiana. No. Cazzo ma non sarò salito troppo per far arrivare giù la corda alla Ste?

Ghiaccio, pendenze, mi tocca arrivare alle rocce e sperare in fessure per i friends e un pelino di addolcimento pendenza per esser meno impiccato sulle punte dei ramponi. La scalata me la son goduta forte, ma ora viene la parte dura.. 

Proprio fin sotto la roccia rossa per metter giù un paio di friends, perdere la frontale che rotola verso valle mentre apro lo zaino, allestire la sosta. La parete scarica un po' di roba (il forte vento aiuta questo processo) ma la nostra zona sembra più risparmiata di altre.

Lancio giù la corda, che scorre benissimo sullo scivolo ghiacciato. La vedo scomparire dentro il budellino (ci sono un po' di curve) e aspetto. Ma non succede nulla. Urlo, ma non ci sentiamo. Mi tocca scendere per vedere.. Machard e disarrampico "in sicurezza", per 25m, fino a vedere che la corda è ben al di sopra del tratto duro. Mo son cazzi: i 55m della corda non arrivano dove devono.

Recupero la corda, e comodamente in punta di ramponi (non posso manco appendermi, non sono sulla verticale della sosta) cerco di allungare "la cosa". Ah niente, tutti i cordini, moschettoni, friends che ho, li metto in serie per guadagnare quei metri che mancano, anche se temo ne manchino troppi. Cala la catenella, ma nulla.

Recupera di nuovo, ci aggiungo i due rinvii che mi legavano al machard, sostituiti col moschettone di un friends, ricala. Sento che Stefania mi dice che manca ancora un po'. Ultima chance, appendersi alla corda per sfruttarne l'elasticità. Problem solving alle stelle. Provo. Sento che deve aver afferrato il "capo della corda-catena", e infatti il mio machard è bloccato! 

Ma devo risalire per farle sicura con la piastrina (quella l'ho tenuta). Ma non riesco a salire, tira troppo, e ciccia, mi slego e via su veloce! Inizio a recuperare, finalmente dei segnali che preannunciano il ricongiungimento della cordata. La vedo sul pendio neve-ghiacciato, sale coi polpacci in fiamme, con la catenella a penzoloni.

Arrivata in sosta "io e te dobbiamo parlare", azz. Non mi dirà mai di cosa, ma il giorno dopo per messaggio mi confesserà "penso a come è andata ieri, e nonostante tutto ho la scimmia!". Però Stefania capisce che non sono serenissimo: nonostante lei rida io sono piuttosto serio, anche se adesso posso rilassarmi.. Che bell'inizio di via! E anche lei perde del materiale verso il basso: a questo punto è deciso, una volta sù torniamo giù per la normale a sperare di recuperare vite da ghiaccio e frontale.

Imbastita a dovere la zona della sosta, preso tutto il materiale (i cari buoni e vecchi fittoni all'imbraco che fanno effetto campanaccio delle mucche), riparto per il secondo tiro, sgusciando in traverso a sinistra della roccia rossa, per poi risalire il tratto più ripido del tiro, e con neve peggiore.. Calma e sangue freddo, riporto le mie propaggini metalliche a mordere con forza l'acqua solida. Madonna che specchio!

Il pendio spiana leggermente, mantenendo la pendenza giusta per ghisare i polpacci. Spero solo di riuscire ad arrivare in una zona comoda per fare sosta, ma ahime temo di no. Beh, i primi 5-6m di tiro sono in traverso comodo, posso guadagnare quelli muovendoci in conserva. 

Le pause forzate in cui la mia compagna di cordata disattrezza la sosta o compie altre manovre che non consentono alla corda di continuare a salire, e quindi mi obbligano a fermarmi, sono da maledizione: polpacci che implorano pietà, e io non posso fare nulla. 

Lassù vedo il pendio spianare, magari su neve più morbida. Mi rassegno al fatto che ci muoveremo in conserva protetta, anche se avrei sperato farle salire il tratto più duro sorretta da una sosta (che vuol pure dire, con me sorretto da una sosta). 

Spiana il terreno, pure bene, ma Stefania è ormai fuori dalle difficoltà. Una sosta con piccozza piantata e recupero a spalla è più che sufficiente. Eccola che arriva! Esausta per lo sforzo insolito degli arti inferiori, con le punte dei ramponi che mordendo bene, ma solo loro, obbligano a un gran lavoro muscolare. 

"Dai Ste, anche se ormai non restano più che 30°, portami fuori tu": parte e sale, dopo poco pure io, e infine siamo sulla cresta ovest del Monte Giovo. Ma non prima di essermi perso ad ammirare pendenze e cornici della parete posta proprio sotto la croce: uno scivolo che mi fa sognare, che mi fa sperare di tornare qui presto.. 

Il vento sferza, ma ormai siamo relativamente al sicuro. Impressionanti crepe sulla superficie, come nelle cascate di ghiaccio. Fatte su le cose, lei va verso la cima mentre io devio alla ricerca di qualche muro di neve dove sfogare gli ormoni che si sono caricati a dovere. Ne trovo uno misero, sopra il quale un bel pratone di giochi di neve e ghiaccio fa riflettere di quanto può esser divertente la natura. 

In vetta troviamo altre persone, dopo una pausa confermiamo di scendere per la normale: tocca andare a vedere se riusciamo a recuperare qualcosa di quello che abbiamo perso. Peccato, avrei chiuso con la classica traversata Giovo-Rondinaio ma amen. 

Che poi anche la discesa non è comoda: questo ghiaccio che impregna tutto rende ogni passo da dosare bene anche sui 30°. I ramponi vanno sferzati per piantarsi, le caviglie non godono di certo: primi metri a faccia a monte, e poi concentratissimi nello scendere. Sempre ammirando la parete dei sogni.. 

Traverso verso l'attacco della via, ma non vedo nulla. Perlustro io in alto, lei in basso, ma sto perdendo le speranze.. Lei trova la mia frontale, ma io non la sua vite.. Meglio che nulla. Che poi se fosse stato nulla mi darei pure incazzato perchè tanto valeva stare in giro di più!

Qui altre foto.
Qui report.
Qui la guida.

domenica 12 marzo 2017

Plaisir di tentazioni: Canale Destro del Triangolo

Dopo la giornata di ieri, oggi è opportuno stare rilassati. Parecchio rilassati. Con una rocambolesca sequenza di avvenimenti mi ritrovo con Alessia, Mattia e Roberta in destinazioni Monte Giovo. Colazione a Pavullo insieme a Stefania, Carlo e Cecilia, tutto molto con calma, ma molto.
L'alba la vediamo dalla macchina mentre ancora dobbiamo arrivare a Pievepelago; quando è ora di prendere l'attrezzatura, lascio tutta la ferramenta e cordame vario in auto. Cavolo, ho lo zaino vuoto, mi sento nudo. Va beh, relax, plaisir.
In cammino sul sentiero, si arriva sul Lago Baccio senza far caso all'orario: la cosa bella è che ci siamo solo noi. Ma come? Con le condizioni che ci sono, dove sono gli alpinisti? Denigratori dell'Appennino.. Attraversiamo il lago, mi raccomando di stare distanti: mi giro e i piccioncini sono uno di fianco all'altro.
Si scorre sotto le pareti, scruto che belle linee da esplorare ci sarebbero, ma oggi sono alla mercè dei miei amici, non decido nulla. Ma guarda quel caminetto, il primo tiro del Canale della Serra: mmm che tentazione! va beh, seguo gli altri, decidono per il Canale Destro. Però devono ancora prepararsi loro..aspetta che cedo alla tentazione..
Sgattaiolo verso destro, scompaio alla loro vista, appare alla mia vista il budellino di misto: dai ci provo! Divertente, tecnico, con qualche passo di arrampicata e di dry, uno scivolo di ghiaccio e neve che nella parte alta suona vuoto, e che alla fine si restringe a tal punto da non permettere di avere gli arti appaiati!
Esco, traversa verso sinistra per riportarmi dai miei amici, che stanno ultimando le operazioni di preparazione. Li lascio scorrere davanti a me mentre scaviglio sui lati del "tubo": oggi sto dietro. Sto dietro e mi osservo intorno, dietro, davanti, ai lati. Dall'infinito al finito. E nel finito, altre tentazioni.
La salita è facile, ma sul lato sinistro trovo un paio di occasioni per complicarmi la vita. Per renderla più frizzante. Due paretine di 15m ben più ripide, in piolet, con ghiaccio e neve dura, erbetta e roccette. Che figata! Non resisto a queste tentazioni, e mie amici scorrono su..
Ormai prossimi all'uscita loro: appagati chi dal loro primo (primo? o già forse no?) canale in autonomia, chi da una forma fisica "guarita". Mi guardo intorno, un bambino al parco giochi: un bambino che ha ancora dei sogni e della fantasia. Lassù, a sinistra, un'uscita più ripida, di misto, appenninica. Tentazioni..
E andiamo allora, nuovi metri spettacolari, a tratti delicati a tratti cementati. Ho tra le mani uno dei lecca lecca più gustosi che potevo sperare oggi! 20-30m e il lecca lecca è prosciugato: va beh, il gusto nel palato della memoria mi rimarrà! E speriamo anche in qualche foto scattata dagli amici..
Amici che raggiungo scendendo corricchiando. Si pasteggia all'uscita mentre aspettiamo Carlo e Cecilia, si esplora il pianoro su cui giaciamo, si mangia. Panorama, sole, cielo un po' velato ma piacevole. Arrivano anche i due scialpinisti, e pasteggiato un altro po', possiamo salire verso la cresta e poi in cima.
E di nuovo, schiavo delle tentazioni e dei peccati, mi sposto a salire più a sinistra, un pelo più ripido. In cresta pure io, contemplo la parete nord est del Giovo: la Direttissima, altri sogni. Ben presto in cima, altre chiacchiere: l'assenza di vento e le temperature gradevoli aiutano a far sì che sia più il tempo che siamo fermi che in movimento. Ma ci sta.
Carlo e Cecilia tornano indietro per sciare, noi proseguiamo sulla cresta in direzioni nord per scendere dal Lago Santo. Sempre bella una cresta: panoramica, spaziosa, aerea, e..in testa non può caderti nulla! Incrociamo qualche persona, ne vediamo altre uscire dai canali del Giovo, ma noi ormai abbiamo in mente una cosa sola: bere e mangiare.
Piccolo ostacolo su questa missione, un traverso ghiacciato sotto alcune rocce, passato il quale scopro una placca di ghiaccio che torna in cresta: tentato! Trafitto, dai che torno su, e a criceto sulla ruota salgo questa decina di metri, finisco dietro alle mie amiche e "cucu, son di nuovo qui!".
Grande ostacolo alla missione: la discesa in neve cotta verso il Lago Santo. Un'agonia per l'amica che ha ancora qualche postume di dolore al ginocchio, poverella. Stringiamo i denti con lei, e faticando più a scendere che salire, tra una madonna masticata e l'altra, siamo sul Lago Santo ghiacciato.
Lo si attraversa di corsa (oh, io c'ho paura), ma non senza fermarsi per suggellare una scommessa su dove si trovi un canale su questa parete: scommesse importanti con premi ghiotti. Arriviamo al Rifugio Vittoria. Io, Roberta e Stefania a cercare Alessia e Mattia che non ci sono: scopriremo esser già all'auto. Ma nemmeno Carlo e Cecilia: pure loro davanti a noi. 
Il tempo di una birra al sole, gli altri amici che tornano su, e poi via all'auto e a portare a termine la missione: strafogarci di cibo, bevande, e risate. una sana giornata di plaisir e..di tentazioni!

Qui altre foto.
Qui guida.