sabato 21 maggio 2016

Coito interrotto con La Piccola Piramide

Oggi ci mettiamo alla prova. Andiamo a provare la via “La Piccola Piramide” alle Coste dell' Anglone: stavolta Giorgio decide la via. Una sbirciatina alla relazione mi mostra quella V seguita da una I: di solito è viceversa, prima la I poi la V. Ma va bene, proviamo, leggo anche V+ obbligatorio, picchiamoci il muso. 
Partenza presto, voglia di non trovare nessuno sulla via, o almeno non fare code all'attacco, e comunque le temperature rendono ormai arrampicabili le pareti anche all'alba. Mentre aspetto il mio amico al parcheggio, mi godo una bella luna piena che ormai ci saluta, pensando “cavolo, andava sfruttata questa palla luminosa, la prossima settimana sarà già a metà”.
Caffettino al barrettino che ce ne è bisogno, e solito parcheggio, che come logistica è comodo per la discesa: abbiamo già messo troppo le mani avanti. Zaino light per essere performanti, e via che si va, in mezzo agli olivi con pozzanghere non indifferenti. Ma rispetto a quando venni a tentare “Il Profondo rispetto dell' Indria", la parete non è un ruscello!
I segni sulle rocce, le scritte, ci conducono senza errori all'attacco, mentre poco fa abbiamo lasciato un trio di ragazzi che andava a “Le Scalette dell' Indria”. Alla base inizia il rito della vestizione e del “chi parte?”: tanto chiunque parta, le difficoltà sono poi quelle, non si scappa, è una via piuttosto costante. “dai Giorgio parti tu”, e lo dico senza aver fatto i conti che così facendo l'ultimo tiro (del quale abbiamo già letto che è sottogradato) tocca a me.
Primo tiro, quello che dovrebbe essere il più facile della via. Ma già si tentenna, mica troppo fluidi e già dei bei tratti di braccia. Teniamo alto il morale comunque, siamo solo all'inizio e con tante ore di luce davanti a noi: ci siamo detti che in qualche modo ne usciremo, è data V+ obbligatorio, azzereremo come se non ci fosse un domani se va male!
Parto per il secondo tiro, che dovrebbe già iniziare a croccare. Già guardando sopra di noi, sembra che l'ideatore delle placche abbia qui trovato una delle sue sculture migliori: porca vacca che lavagna! Ma si parte prima a destra, con buone prese, solo dopo si devia traversando verso sinistra con incroci di gambe (che farebbero impallidire Sharon Stone) sul niente. E poi lui, lo strapiombo senza piedi e con mani unte, di cui la prossima a casa di Dio. Prova e riprova, alla fine ci caccio la prima azzerata e buonanotte. Ok le ore di luce, ma teniamoci per gli ultimi tiri che sono quelli duri.
Riparte Giorgio, per due muretti niente male. Tra aderenza iniziale, lama intermedia e muro finale, questo tiro è davvero bello. Ma tutta la via è bella, varia, con la giusta dose di piedi e di braccia: da godersela! Se si ha il grado. Quando tocca a me, mi diverto davvero, certo con la corda dall'alto è più facile, ma mi stupisco di quanto riesca a salire quasi con classe. Dai che ce la facciamo.
Il quarto tiro è un sentiero di collegamento per giungere alla base del quinto tiro. "na caata" come si direbbe dai miei amici toscani, un guadagno di tempo sul resto della via. E anche un involontario trucco per modificare il proseguo della salita. Già perchè, giunto in sosta, Giorgio mi chiede "vuoi andare avanti tu visto che hai fatto questo tiro di passeggiata in parete?" ma no ma sì, alla fine riparto io: e così facendo, i tiri pari passano a Giorgio, tra cui..il 12imo, l'ultimo.
La partenza del quinto tiro è già problematica: "grazie mamma che mi hai fatto lungo" lo penserò spesso durante la giornata, ma ora vorrei 10cm in più. Un po' di unto, un bilanciamento non proprio facile, alla fine riesco con la mano ad arrivare lassù e salire. Poi di nuovo placca, dritta, mani a volte discrete, a volte bidito (e se non sei Tazio il Biondo, con due dita non stai su, da loro puoi chiedere solo equilibrio), a volte nulle. Si sale in leggero traverso sinistra: mi sto gasando, sudo e rantolo, ma sto superando tutto in libera. Vedo la sosta e tocco la sosta.
Siamo sotto il diedro, il "diedro bello", che però a guardalo da qui mi sa che si sale in parete, non in diedro. Parte Giorgio, e in effetti a vedere dove stanno le protezioni di spaccate se ne fanno poche, mentre di avambracci..se ne fanno di ghisa! Ci mette il suo tempo, provo a dargli qualche consiglio ("da sotto siamo tutti commissari tecnici"), e infine il mitico "molla tutto!".
Che bello, al momento siamo soli in parete, sta a vedere che quel rompiscatole di Nicola c'ha ragione "eh andate sulle vie di VI invece che a fare del IV, troverete mica traffico!". Tocca a me, e anche questo tiro me lo godo proprio, spacco il più possibile, movimenti atletici cercando di usare i piedi il più possibile. Colori della roccia fantastici, non il solito grigio calcare.
Mo vacca, eccoci al tiro strano, il camino obliquo. Che a vederlo da basso sembra già strano, a starci dentro sarà un mix tra una barzelletta e un incubo. Altra partenza boulderosa (oh ma tutte a me?!), sto cavolo di sperone non potevano aggirarlo in altro modo? Un laccio da scarpe in una clessidra, un cordone messo col nodo che fa nut, e finalmente di la. Ora passi delicati in placca liscia, un bel passettone per arrivare di là, e..e ora per dove cavolo si sale?
Si sale? No, non si sale, tocca fare il nut umano, un camino che più che obliquo pare orizzontale. Sotto di te lo strapiombo, sopra la pietra che Obelix ha abbandonato per prendere quella più piccola. cerca le mani ma la fessura è svasa, vai di schiena e gambe piegate. Tic tac, passettino passettino, arrivo al cordone, lo prendo o non lo prendo, dai forse, non prenderlo! Reggerà la lama? Chissene, ho solo quella, tira e prosegui, dai che l'uscita è vicina. Ma anche l'uscita, porca vacca. provo e riprovo ma non trovo la mano giusta, il piede destro come lo faccio salire? Sento che le braccia ci stanno mollando, l'ultima protezione è quel cordone su lama incastrata.. taac, altro azzero, e ora con calma mi giro e..ecco il terrazzino per il piede destro, douh! Poi è ormai fatta, sosta.
Un tiro di trasferimento per uno, non fa male a nessuno. Va il mio amico, che rispetto al mio di trasferimento, c'ha anche un po' di roccia da toccare almeno.
E ritocca a me, non c'è da scambiarsi. Un bel nut incastrato dopo pochi metri, non è un bel presagio: se quello di prima era un camino obliquo, anche questo potrebbe essere un dietro obliquo, ma troppo obliquo per pensare di farlo in diedro. Troppo obliquo per pensare di farlo in dulfer. Pace, saliamo, proviamo, ditine nella esile fessura e piedi in aderenza su lievi avvallamenti della parete, un po' consumati.
Il friend è esploso. Più su un chiodo con maglia rapida. Oh però, ha mietuto vittime questa fessura! E siccome non ho voglia di essere una nuova croce in questo cimitero, dopo prova e riprova, ma non trovo piedi, qualche resting, ma poi spengo la testa e inizio a mungere, e non so se così faccio più fatica che se l'avessi fatto pulito, ma tant'è. Anche perchè uno schizzo tratto da un libro parla di VI per il camino dopo. Invece è semplice, e nonostante un altro friend incastrato, arrivo agevole in sosta.
Inizio a illudermi che ne usciremo. I tiri duri sono iniziati, ma si dovrebbe poterli azzerare, il V+ lo abbiamo superato pulito, il VI..un'altra volta dai. Riparte Giorgio, che mi dice che abbiamo una cordata dietro, uffa. Parte, un bel passo di forza, e poi elegante traverso su placca a gocce (stile "Desiderio Sofferto", stile mi fan male i piedi), canne per le mani e roccia fantastica. Poi lo vedo affannarsi su quello che deve essere il passo di VI, e infine..piedino sul chiodo. Poi si sale agili fino in sosta.
Ultimo mio tiro, poi Giorgio..portami fuori te! Un traversone espostissimo, un'altra partenza di boulder che non capisco come diavolo affrontare, una volta che poi a sinistra non ci sono mani se non delle formazioni che paiono corallo, tanto aguzze quanto friabili. Sono troppo stanco, e se cado non torno più su, aiutino dal rinvio e poi mi faccio fare qualche foto su questo bel terrazzo esposto. Un fungo di roccia, unica possibilità per le mani, ma visto da qui sembra saldato alla roccia per un soffio, visto dalla prossima sosta è invece meglio di quello che pare.
 Anello e spit ci sono, ma sono davvero già in sosta? Proseguo? Quasi quasi.. Fammi dare un'occhiata, ma la relazione..no, mi fermo. Oddio che sosta scomoda, già si sta male da solo, figurati in due, e abbiamo due cordate alle calcagna che non mi rendono tranquillo. Ad aumentare l'ansia..sotto di me un bel tettone, i piedi su un mattone di roccia saldato alla parete ma crepato alla saldatura. Che caga.
Ecco Giorgio, con difficoltà mi passa dietro e si appresta a partire, già abbiamo detto agli altri che se possono aspettare sarebbe meglio, qui non ci si sta in tre. Giorgio parte, e azzera subito anche lui, troppo duro, stavolta anche il mio amico si becca partenza boulderosa, tie! Siamo cotti ormai. Faticando per arrivare all'altro anello, resting su resting, meno male sono passato al mezzo barcaiolo! Quarta protezione in longe, ma la quinta è troppo alta. Prova, riprova, tenta la staffa, ma non ci salta fuori.
Mi sa che siamo spacciati: Giorgio non riesce a salire, nemmeno in A0, nemmeno in un flebile A1. Io inutile che provo, inoltre l'ultima protezione è un laccio da scarpe in una clessidra trapanata, non si può nemmeno fare sosta lì e pensare di adottare la tecnica delle piramide umana per superare il passaggio (i 2m..). Non resta che riunirci in sosta e calarci.
Calo il mio amico, nella concitazione non pensiamo nemmeno che invece che il mio rinvio, lassù potevamo lasciarci una maglia rapida! Chiediamo agli altri se vogliono venire, che noi ci caliamo, ma dicono che aspettano che liberiamo la sosta. E in effetti fan bene. Gli chiediamo scusa per il tempo che li abbiamo fatto aspettare, ma penso faccia parte del gioco..
Ci caliamo a pochi metri dalla fine, decisione sofferta ma dovuta, non c'è altro da fare. Non si può volare su quel laccio da scarpe e nemmeno farci sosta. C'abbiam provato, ci siamo divertiti, ci siamo messi alla prova e comunque superato limiti che pensavamo di avere. A posteriori scopriremo che amici nostri hanno gradato "rognosetto" "placca in piedi" "VI+" quei 2m. Alla faccia del V+ obbl, arghh.
Anche le doppie non me le aspetto facili con tutti i traversi fatti. Da S11 ci caliamo a metà traverso di L10 (con entrambe le mezze), e da li, su anello, alla S9. Altra calata per tornare a S8 alla base della fessura di L9, poi disarrampicata verso S7. Vedo in alto il tedesco che supera il passaggio di L12, meglio per lui. Giù nel vuoto (mamma cara che strapiombo il camino!) a S6: esclusa la prima, le altre doppie sono state con solo una corda per evitare incastri, ma ora tocca riunirle per scendere il diedro.
Pendolo un po per arrivare a S5, pensando a come affrontare L5 che è parecchio traverso. Noto che questa calata è sui 23m, si potrebbe fare con una mezza sola, ma pace. Arriva Giorgio, tentiamo di recuperare le corde, e il nodo si incastra nella V lassù. Sudore freddo. Al quinto tentativo il nodo passa.
La sesta doppia la facciamo breve fino al primo anello che possiamo trovare su L5 (primo nel verso di discesa), che si raggiunge a fatica spostandosi su placca liscia e verticale: sosta scomoda e l'imbraco mi uccide. Altra doppia e camminata sul sentiero per tornare a S3, dalla quale con un unica doppia lunga si arriva a S1 e infine alla base.
Dopo 2h di discesa, 9 doppie, un tirello (L8) e una passeggiata (L4), di nuovo alla base per la foto di via..ma rifatta all'attacco! Beh pazienza, quel che potevamo fare l'abbiamo fatto, quel muro finale ci ha spiazzato ed evidentemente è sottogrdato, oppure è venuta via qualche buona mano, chissà. Siamo comunque belli soddisfatti!

Qui altre foto.
Qui e qui report.
Varie relazioni in rete: sassbaloss, ariadimontagna, ecc
Libri: Arco Pareti (il camino di L9 non è VI, sarà IV) Arrampicata NoBig, ArcoPlaisir.

domenica 15 maggio 2016

Terza uscita corso A1 2016: Gaino, parte bassa, poi il temporale

Il Gaino è il classicone per il nostro corso: una cresta lunghetta, facile, dove si può provare sia la progressione a tiri che quella in conserva lunga e media. In più, bei panorami e un agriturismo giusto al parcheggio. Idela come terza uscita del Corso A1 del CAI di Carpi. Il problema è che questo posto inizia a essere famoso, e quindi occorre partire presto per non rimanere imbottigliati in via. 

Del Gaino poi, riservo bei ricordi di quando lo percorsi da corsista: anno 2010. Ai tempi della vera Totem Climbing Family, io in cordata con Monica, e Riccardo con Dalila. Una giornata calda, ustionante, ne uscimmo cotti , e io e Monica sbagliammo discesa, allungando il percorso e scendendo in mezzo ai rovi, quasi fino alle sponde del lago. Nel 2014 invece, da istruttore, mi resi conto di cosa vuol dire fare conserva lunga con due neofiti, la pioggia a metà via che ci fece tentennare, ma infine raggiungemmo lo stesso la cima. 

Partiamo presto per evitare intoppi in via, ho già spulciato il web alla ricerca di altri corsi che potrebbero aver scelto la stessa meta, ma nulla. Poi in A22, troviamo l'incidente che la blocca (chiusa tra Mantova nord e Nogarole Rocca), che ci fa temere di vanificare il vantaggio sul resto del mondo: chi esce e prosegue verso nord ovest senza rientrare in A22, chi ci rientra, chi non ne esce e dopo poco passa. Al bar arriviamo per primi noi che abbiamo scelto la prima opzione, ma ben presto un po' tutti. E la pasta al pistacchio regala gioie. 

Al parcheggio già due auto, cerco Mattia e Riccardo per pianificare materiale e partire: cielo nuvoloso, ma ci aspettiamo temporali solo dopo le 17, quando punto a essere già a tavola da un po'! Nuvoloso ma umido da matti, infatti la sudata che non ci cacciamo in avvicinamento! Alla base della parete il traffico si fa già interessante: Fabio con Mirko e SimoneT mi fregano la partenza, Gianluca con Fiorella e Stefano a lato con Federico con Gabriele e Roberta subito dietro, seguiti a loro volta da Giorgio con Gianluca e Pietro. Per finire, Cristian con Roberto e Stefania

Verso la parte alta, per non essere in 33 alla bassa, si sono diretti Alberto con Licia e Lorenzo, Davide con Alessandro e Marcella, Alfredo con Dario e SimoneP, Nicola con AlessandraB e AlessandraB, e Roberto con Monica e Tommaso. Solo che queste ultime tre cordate sono rimaste troppo alte, sono salite fino quasi a vedere la croce: Alfredo è tornato giù, Nicola e Roberto, armati di machete, speranza e buona volontà (scherzo, il machete gli mancava) si sono inventati una salita. 

I primi metri con le pantofole (per l'occasione rispolvero le mythos ormai vecchie di anni e in cui navigo dentro. Ah, e bucate in punta) non mi fanno stare molto tranquillo, ma ben presto le cose cambiano e anche in seguito cercherò di rendere più frizzante la salita, ma senza mettere protezioni che obblighino anche i miei due allievi a "frizzarsi". 

Salto la prima sosta, continuiamo verso l'alto per evitare affollamenti, ma tanto non riesco ad evitare giri di corda nelle corde delle corde di quelle corde. Due clessidre di fianco a due spit fanno al caos mio. Il cielo resta nuvolo, sul Lago il sole, ma sul Pizzocollo il cappello. Un cappello grigio. 

Vediamo di fare dei bei tiri lunghi per minimizzare il tempo in parete, visto che sto cielo non mi piace e vorrei tanto arrivare fino in cima: ieri mi sono stancato, ma non abbastanza. Non è mai abbastanza la fatica che si fa! E cercando di non mettere giù troppe protezioni per non sentire tirare la corda, e allungando quelle che riesco, sguscio evitando le ghiaie e cercando la roccia, fino a quel comodo punto che mi ricorda anche il 2014: ridondante sosta su due alberi, ma almeno così ho due punti "didattici". 

La parete è sempre affollata, si scherza con le altre cordate e con gli altri istruttori. Cristian è ben lieto di sentire le mie capacità canore, lui che si è perso quelle sulla via Michele: gli sono mancato, deve recuperare. Riparto, e su questo tiro mi diverto parecchio a cercare le difficoltà (oddio, difficoltà, si parla al massimo di IV direi..o qualcosina di più..), si diverte di più però Roberta e altri che sentono i miei gemiti di sforzo nell'issare questa corda che non sale. Anche Giorgio prova ad aiutarmi, ma non c'è nulla da fare, solo faticare e gemere. 

Finalmente un buon punto per fare una sosta sicura, credo i miei siano già partiti comunque. Riposo i genitali che si stavano duplicando come si vede fare nei documentari, quando due cellule (palle) si dividono formando ognuna una nuova coppia. 

Un altro tiro di passione mi aspetta, ma imparata la lezione, le protezioni latitano, anche nell'ottica e nella speranza di partire per una bella conserva lunga e pedalare verso la cima. Un po' di divertente placca e strapiombetto, e poi lisci come l'olio verso un pianoro calcareo da cui si gode il panorama dell'acqua del lago e di quella delle nuvole che arrivano. Qualche goccia cade.. 

Mi fermo che tanto sento urla di traffico davanti a me, plurime cordate impegnate nella seconda parte che è a due passi. la fame m'attanaglia, e mentre recupero i buoni Riccardo e Mattia, mangio qualcosa. Eccoli, rimetto lo zaino in spassa, ma le gocce aumentano, aspetta che mi metto la giacca, ed è la fine, ora piove. Giacca, coprizaino, anche per i miei due compagni, e poi via verso la forcella dove si incrocia il sentiero che scende (l'attacco della seconda parte). 

Zero protezioni ma sguscio in mezzo a spuntoni e alberi come protezione veloce, voglioso di arrivare alla prossima sosta, fermarmi e valutare il da fare ora che tutto è bagnato: goccioloni e qualche chicco di grandine. Cristian con Roberto e Stefania han già deciso di scendere, mi spiace non proseguire, ma mi sa che non si può fare altrimenti. Gabriele e Roberta sono pochi metri avanti, ma come nei migliori cartoni animati, scivolano sulla roccia e non riescono a salire. 

"Ragazzi, mi sa che sia meglio scendere", sconsolati ma sapendo che sia la scelta giusta, ci si cambia scarpe e..un bel tuono ci fa capire che non è davvero una buona idea mettersi in testa di andare avanti: dopo è tutta cresta, esposta, la parte alta poi non parliamone, con una croce metallica e con chili di ferro all'imbraco. Per non parlare delle placche che ricordo più su: 50° ma lavagne, che bagnate non c'è aderenza che tenga! 

La discesa per la pietraia mista a foglie e terriccio è un vero dito in c...! Si scivola, ci si bagna, si fan ruzzolare a valle sassi e pietre. Man mano le cordate che scendono aumentano, arriva Alfredo, Federico, e i loro: la pietraia si muove sempre più!

Finalmente all'agriturismo, col cielo che continua a tuonare su Pizzoccolo e su Toscolano, mentre sopra il Gaino c'è sereno, ma la cosa non conforta: rivoli d'acqua scendevano dalle rocce. Spero solo gli altri stiano bene. Ma non c'è da temere, perchè in tanti sono scesi come potevano e piano piano ci ricompattiamo tutti al tavolo del cibo e del bere. Il vichingo trova il suo cappello, e tutti placano fame e sete, anche se io ci metto un po' di più..

Esce il sole, e usciamo anche noi, svaccati al sole, in chiacchiera a dare sfogo alla panza piena. Un terzo tempo sempre didattico anche questo!

Qui altre foto. 

sabato 14 maggio 2016

Sul percorso del Trail dell'Orsa

Ci provo a riempire anche questa giornata per metterci dentro un po' di allenamento in versione arrampicata: ma le previsioni meteo sono scoraggianti, in più domenica c'è la terza uscita del Corso A1 del CAI di Carpi che mi lascia pensare che nessuno dei coinvolti potrà esserci anche oggi. Così per combinazione mi sovviene di questo trail, mi documento su internet, e con le scarpe nuove prese giusto ieri sera, mi preparo per affrontarlo!

Fa un caldo della madonna in Val d'Adige, ma all'ombra dei boschi di Brentino si sta bene. La fontana e il vascone alla partenza mi lasciano già pensare al fresco che potrò prendermi all'arrivo, ma sapendo che potrei prendermi anche un temporale..chissà se ne avrò bisogno!

Parto male, sbagliando sentiero. Torno indietro e trovo la bestia: la scalinata per il Santuario Madonna della Corona è già un belriscaldamento! Camminata svelta, ripida e con tratti a stretto contatto con la roccia scavata, al bivio a destra decido però che finchè sono qui salgo a vedere anche il santuario, finchè sono qui! E vai con 200D+ in più.
Torno giù, attento a non scivolare sulle rocce umide, prendo il bivio per un bellissimo tratto in leggera discesa dove mi lancio una bella corsa su single trek dove meglio non scivolare. Arrivo al ruscello, bello limpido e fresco, si risale verso la Malga dell'Orsa, ma non si prende subito per Brentino, si segue per Ferrara di Monte Baldo.
Il cielo minaccia, ma non troppo. Sembra di essere in un altra dimensione quassù, isolati, vicini all'A22, ma non la si vede ne si sente. Nelle salite continuo a camminare che non voglio farmi del male e non essere uno straccio domani, metto piede sull'asfalto e risalgo verso Albarè, poi al Passo della Crocetta, dove dubbioso sulla strada, opto per la mia logica e non per il cartello, che evidentemente deve essere caduto e risollevato in modo errato.

Giù sparati per una nuova forestale e al bivio, di nuovo su sentiero verso Pian di festa, altra oasi fuori dal mondo. Poi il danno: la mia logica mi dice che non evo scendere per il sentiero a sinistra, ma il cartello del trail dell'Orsa mi dice di sì.. Stavolta non seguo il mio istinto, e dopo una folle discesa mi ritrovo a.. Rivalta!
Un caldo bestia e 1,5km in piano su asfalto verso l'auto, la fontana, il vascone, la birra e il panino. Davvero bel percorso, il Trail ell'Orsa da consigliare! Consiglio anche uno spray antisecche; la sera, prima di andare a letto, ne ho tolte..5!

Qui altre foto.

domenica 8 maggio 2016

212 MTB: Ultima avventura della mia bella (?)

Mi sono tenuto e ho cercato di non stancarmi troppo nella giornata di ieri, in Pietra col Corso A1 del CAI di Carpi: voglio essere in forma per oggi, che si va a fare una bella via cazzuta! Ma alle 20, uno dei peggiori sms che si possa ricevere quando si hanno queste aspettative: "mi sa che domani non riesco più, ti confermo dopo". A casa preparo fiducioso lo zaino, ma alle 21e30 la conferma "non ci sono". Devo reinventarmi la giornata.

Quel progetto in bici.. Si potrebbe.. Ma cacchio, voglio anche dormire! Rifaccio gli zaini, urca uno zaino da 8 kg (circa) per pedalare delle ore non è proprio il massimo, ma solo così posso attrezzarmi. Un'occhiata agli orari dei treni di ritorno, vacca boia se sono presto: chissà. A letto appena posso, la sveglia è vicina.

Giro che in parte avevo già fatto anni addietro. Stavolta però abito più lontano, ho studiato come arrivare al confine mantovano dell'argine del Secchia in modo da evitare ghiaia ed erba nei pochi km di argine rimasti tra Rovereto e Concordia: ma ne trovo comunque sulle "strade" tra Novi e Concordia! E poi, l'argine chiuso per lavori, e torna giù, e aggira, e aumenta i km.

Sull'asfalto dell'argine mantovano si corre lisci, ancora non so che il vento è in agguato. La ciclabile sinistra Secchia finisce per lasciare posto alla Destra Po, e qui il vento si fa sentire eccome! Vacca bestia che fatica, non si fa avanti, e nonostante la doppia patta mi fa male il culo sulla sella (era prevedibile). Testa china, qualche pausa e avanti.
Soste cibo e si passa nel Ferrarese, una fiera sotto di me e la gente che si diverte, io qui che sgobbo e sento il mio obiettivo allontanarsi: ma era logico, troppo ambizioso. Verde sterminato, nevicate di piumini e poca gente in giro. Un bel cielo sereno che mi cuoce ma non me ne accorgo grazie al vento che mi rinfresca.

Come aveva predetto il meccanico, i denti delle corone e la catena sono ormai molto consumati, e appena mi alzo sui pedali per dare un po' di spinta, saltano, e non è piacevole. Ma ormai sono qui, e le salite inizio a farle a piedi: un po' per riposare le chiappe e un po' per preservare una catena che deve riportarmi a casa in qualche modo.
Ormai ho deciso che il mio obiettivo è rimandato: replico il giro dell'altra volta, arrivo a Ferrara e trono indietro per strada normale (aiuto le auto!): così a Ponte Lagoscuro abbandono la Destra Po e fuggo verso il centro di Ferrara, voglioso di una birra. Ma accidenti a me, non trovo il castello: l'altra volta c'ho messo un attimo ad arrivarci davanti, stavolta circumnavigo TUTTO il centro prima di riuscire ad arrivarci sotto.

E per finire, faccio l'ingordo: birra piccola e piadina alla nutella, solo che mi portano anche noccioline e patatine, e faccio fuori tutto! Brutta cosa per poi riprendere a pedalare.
Via ora verso il Burana, ultimi km isolato dalle auto, dalla vita frenetica, immerso di nuovo nei piumini. E da Bondeno, non resta che la statale, le statali, i cavalcavia coi denti che saltano e la sete pressante ma lo stomaco pieno che da fastidio: che peccato che è l'ingordigia!
Arrivo a casa andando incontro a un temporale che si scatena per fortuna quando sono al coperto. Fuggo in casa, apro il frigo, lattina di Forst, riempio la vasca di acqua fredda, e trovo il paradiso: gambe immerse (brrr) a sbollire e birra in mano che finisce troppo presto. Dimentico di spegnere Runkeeper, che segna 212km in 10h30min. Mi sorprende quel numero però: 8300 cal. Va bene la distanza, il vento contro, lo zaino da 8kg, la MTB da 17kg, ma mi pare troppo troppo. Ma chissenefrega, io son stanco lo stesso!

Questa potrebbe essere l'ultima sgambata della mia mtb: regalo della laurea triennale, ormai ha più di 10anni, sdentata. E una dentiera nuova costerebbe troppo, e io sono contro l'accanimento terapeutico. Ma grazie per tutti i km fatti insieme!

Qui altre foto.

sabato 7 maggio 2016

Seconda Uscita corso A1 2016

Me ne sto sdraiato in balia di un tiepido sole, sulla panca di legno ma col cuscino comodo. Dopo la notte passata (o non passata), dormirei volentieri un pochino, ma ben presto il parcheggio della Pietra di Bismantova si popola: il Corso A1 del CAI di Carpi arriva!
Caricate le corde in spalla (insieme al resto del materiale), la scalinata della sveglia ci attende, per poi deviare verso il Torrione Sirotti, risalito per il sentiero breve senza colpo ferire. Ci divideremo inizialmente in quattro gruppi.
Io, coadiuvato da Cristian e Dario, risalgo il camino Sirotti: una corda legata e una in spalla insieme allo zaino. E con questi 20m di arrampicata, la mia giornata atletica finisce qui. Uno per uno, gli allievi con indomito coraggio risaliranno questa ruga nascosta della Pietra di Bismantova, concedendomi quasi 5h di tempo per stare appeso all'anello bovino di sosta.
Gianluca e Alberto si dedicano alle doppie, con Federico che stende le corde e poi soggiorna alla base a controllare la discesa altrui: le doppie sono sempre un'emozione, si vede e si ode.
Nicola e Fiorella in un altra postazione da doppia, poco distante dalla precedente.
Davide e Alfredo predispongono a una dozzina di metri dalla mia sosta la risalita della corda: chi si sente affaticato a salire il camino, sarà stremato a eseguire la risalita!
Il tempo scorre, il sole scalda e opto per godermelo tutto e fare un po' di fondo a un'abbronzatura che altrimenti so essere sempre in agguato di belle (brutte) scottature. E liberiamo anche i piedi finchè ci siamo! E finiamo la torta (quella sempre scaduta il 29/03/2016 iniziata meno di 12h fa) che la fame attanaglia, e la golosità di più!
Ma il cielo si carica, le doppie finiscono, alcuni iniziano a spostarsi verso la via Anna, mentre invece la base del camino pullula ancora di agguerriti contendenti a uscire verso la luce della sommità. Lentamente resto "solo", anche chi ha percorso la via ha finito, e il gruppone si sposta verso gare vecchie ad arrampicare un po': non è cosa buona lanciarsi sulla via Anna adesso che il cielo è così minaccioso.
Minaccioso, e infatti inizia a piovere, a grandinare, quando manca solo un'allieva a salire il Camino Sirotti: tentativo giustamente abortito data "l'umidità" dell'ambiente. Tocca vestirsi e calarsi per recuperare il materiale, mentre il gladiatore Alfredo esce dalla via Anna trionfante.
Si sguscia tutti verso il resto del gruppo, in polleggio a vederli arrampicare con le unghie e con i denti. Con i denti non vedo l'ora di mordere cibo e di accarezzare spuma birrosa: alle 16e30 arriva anche questo atteso momento, reso più pintoso da Roberta che offre un giro per festeggiare il suo compleanno: lunga vita a Roberta!

Qui altre foto.

Dal Tramonto all' Alba: Cusna e Pietra di Bismantova (via ferrata)

Certe cose non le fai se al contorno non si instaurano le giuste condizioni. Certe pazzie non le fai se non sono concomitanti con cose più normali. Quindi siccome la morosa è via, siccome sabato c'è la seconda uscita del Corso A1 del CAI di Carpi alla Pietra di Bismantova, siccome le previsioni sono decenti..perchè non fare la pazzia?

L'idea frulla da qualche giorno, ma la venerdì mattina gli zaini non sono ancora pronti, solo le cose sono sparse sul pavimento della stanza, pronte per essere ricontrollate e infilate in una serie di zaini: quello per il giro di stanotte, quello con la roba da mangiare, quello con la roba da dormire, quello per domani, quello col cambio, quello con gli scarponi, quello con le riserve. Due giri di scale per portare giù tutto. Finito lavoro, preparo i mille zaini, e si parte.

Alle 21 riesco a mettermi in cammino da Monte Orsaro, dopo che un capriolo mi ha fatto prendere uno spavento, e dopo che due maremmani incontrati lungo la strada asfaltata mi han fatto drizzare le orecchie: speriamo loro nel bosco non salgano.. "Il passo più difficile è uscire dalla tenda", e infatti dopo qualche minuto di titubanza se continuare a mettere un piede davanti all'altro, inizio a camminare svelto.

Tossire, battere le bacchette ogni tanto, far casino, tutto utile per spaventare le bestie prima che loro spaventino me. Qualche fruscio nel bosco, un capriolo che "abbaia" scappando e nulla più. beh, i rami che i miei piedi muovono, la cui altra estremità muove foglie distanti da me che mi fanno sobbalzare.. Ordinaria amministrazione, le notturne in solitaria sono all'ordine del giorno sul mio CV! (qui e qui, ad esempio)

Solita strada, solita salita, ho solo quasi la speranza di trovare della neve bella dura verso l'alto, come già successo qualche maggio fa, poter calzare i ramponi, armarmi di piccozze, e magari complicarmi (rallegrarmi) la vita con qualcosa di un po' più difficile che una mera camminata.

Il guado del ruscello stavolta si presenta meno ostico, ricordo ancora quella notte in cui faticai a superarlo, dopodichè il bosco finisce e mi sento più sereno: non posso più subire agguati da parte di predatori o prede spaventate, in campo aperto ho maggior visibilità. Anche se la luna mica c'è, è solo un'impressione la mia.

Niente neve, ma almeno niente vento, o meglio solo una leggera brezza e la salita non è ostacolata dalle avverse forze meteorologiche. Cielo velato ma le stelle ci sono. Spallone, e superato questo (dopo qualche zigzagata alla ricerca della traccia del sentiero), ecco che vedo la cima davanti a me. Pendii ancora innevati, ma evitabili fino quasi alla fine, tasto la dama bianca, ma oggi è in versione squaccherone. Niente cemento. niente ramponi. va beh, ho in mente un altro sistema per rallegrare questa "pazzia". 

Ultimi 100-150m di dislivello su neve, poca visto che spesso sento scivolare sulla roccia o erba sotto, buone pendenze, e dopo 1h24 dall'auto ecco la croce, avvolta nel buio della notte. Qualche scatto, gli unici della gita, e subito i guanti che ho le dita congelate! 

Contemplo questa solitudine, la tranquillità e la serenità, i naturali fari delle stelle. Il mio mondo calmo e fermo, mentre laggiù la pianura è caoticamente pervasa dalle luci artificiali, fari delle auto in cerca di chissà cosa: quello che mi serve è qui, non si può toccare, solo sentire. 

Solo che inizio a sentire anche la fame, il sonno, e la voglia di..domattina potrei anche.. Filo giù trottando sulla neve, poi corricchiando sull'erba, benedico i pezzi di risalita che mi consentono di far tirare fiato alle ginocchia e finalmente eccomi all'auto. Mi "lavo" per quel che posso, cambio, e col panino in bocca verso la prossima meta: l'hotel a cinque milioni di stelle! Intervallato da soste per mangiare la torta scaduta il 29/03/2016.

Il collaudato sistema di materassi del dondolo e il sacco a pelo, il mitico cuscino, e sono pronto per andare a letto, il parcheggio della Pietra è abitato da 5 camper stanotte, oltre che dalla mia auto. Porca vacca è già l'1:20, finisce che stanotte non dormo una fava. 


Già perchè, finchè sono qui, perchè non.. La sveglia suona alle 4e30, ma fuori è molto buio. Ogni 10 minuti mi risveglio, finchè alle 5 decido che è il momento di "uscire dalla tenda" di nuovo: lo zaino è pronto da ieri sera (preparato prima di andare a letto, come si confà), sulle spalle e via verso la Ferrata degli Alpini. 

La frontale è necessaria per i primi minuti, ma già dopo il primo tratto di cavo non serve più. Zero rumori, zero pensieri. Cerco solo di esser svelto per non perdermi l'alba che vorrei vedere dalla cima.  Potevo salire per sentiero, ma volevo metterci un po' di sale e pepe in questa gitarella, e almeno fare un po' di fatica dato che temo che poi oggi non si farà nulla per lasciare posto agli allievi. 

Mi prendo un minuto per lasciare una dedica nel libro, anche se non ricordo cosa abbia scritto, poi riparto per gli ultimi metri, e giunto alla scala finale, il sole mi frega e inizia a farsi vedere. Questa palla di fuoco a cui dobbiamo la nostra esistenza, fonte di vita da lontano quanto di morte da vicino (ti ci voglio vedere abitarci sopra!), come cambiano le cose a seconda della prospettiva.
Il cielo non è sereno, piuttosto velato, ma quel velato un po' sfigato che non si colora delle mille tonalità di rosa arancio rosso, è un'alba un po' fredda, ma sempre uno spettacolo. Dopo essermi goduto i primi minuti alla base della scaletta, vado in cima per vedere il resto. 

Poggio veloce lo zaino sul tavolo di pietra..della Pietra. Qualche foto, preparo l'autoscatto, mi sposto e con la coda dell'occhio vedo qualcosa muoversi. Che paura, è un'altro ragazzo venuto ad assistere allo show. Altre foto vengono intervallate con la consumazione della torta, sempre quella di ieri sera, ormai è da finire, non può tornare a casa. 

Inizio a scendere che le nevi del Cusna sono ancora buie, poi velocemente si tingono di rosa. Sbraghero al cantiere della messa in "sicurezza" della porzione di Pietra recentemente crollata, e per il sentiero del Sirotti che rivedrò tra poco, mi dirigo al Rifugio della Pietra sperando in un bel caffe. Ma alle 6e30 è chiuso, e non si sa quando apre.. Foresteria idem. Mi cambio, di nuovo, sistemo il letto, e scendo al paese per un caffe e cappuccino, e poi di nuovo su a aspettare che il corso arrivi. 

Intanto mi sdraio sulla panchina, al sole, col cuscino. Dal tramonto all'alba, non lo stesso livello adrenalinico di Rodriguez (assistito da Quentin), ma per me è sempre un piacere.


Qui altre (poche) foto.