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sabato 8 febbraio 2020

Un inconsueto Monte Prado: Canale a Z

Le rocambolesche avventure le venerdì pomeriggio a districarsi tra malati e cene, ci porta alla composizione del trio Andrea, Federico, Luca, e a finire in Appennino con ramponi e piccozza. L'inconsueto comincia già con l'avvicinamento: Luca vuole salire in macchia fino alla sbarra, quasi una bestemmia per le mie gambe. Solo una volta tentammo di farlo per questioni di corso, e tra l'altro, non finì neppure benissimo
L'altro aspetto inconsueto è l'orario di partenza: con Luca abbiamo contrattato di ritrovarci alle 6:30 a Gatta, il che vuol dire che la frontale posso pure lasciarla a casa. Con queste premesse, e dopo aver percorso l'interminabile strada ghiaiata è un po' sconnessa che porta alla sbarra di Rio Lama, ci incamminiamo con la proposta, sempre di Luca, di imitare i fungaioli che tagliano tutti i sentieri possibili per tirare dritto verso la Valle dei Porci senza passare per il passo di Lama Lite.
Inconsueta e anche la quantità di gente che c'è in giro con le nostre stesse mire: al parcheggio c'era già una macchina e ne è arrivata un'altra con quattro persone, e infine nella Conca dei Porci conteremo almeno altre 16 persone divise in varie cordate, che vista la (nn) quantità di canali in condizioni a disposizione porteranno ad avere la fila sia sul Canale a Z che sulla Clessidra. L'erboso avvicinamento ci costringe a tallonare e lavorare di punta sul paleo rinsecchito per raggiungere finalmente la zona delle nevi continue. Messi i ramponi ci dirigiamo verso d'attacco del Canale a Z: titubanti fino all'ultimo se salire questo o la clessidra alla fine optiamo per questo perché già altre cordate si dirigono verso la clessidra, col dubbio di un paio di tratti secchi che ci toccherà superare in qualche modo.
Parte Federico. Il primo tiro non presenta particolari difficoltà: uno scivolo di neve ghiacciata continua a 45-50 gradi, che si impenna un pochettino solo verso la fine raggiungendo la base del muretto chiave della via. Ma l'essersi legati alla base è stato provvidenziale perché nella zona della sosta non saremo stati sufficientemente comodi. E pensa se la picozza mi fosse caduta lì invece che all'attacco: non l'avrei ritrovata più. Cosa succede a dimenticare le longe a casa: tutt'oggi sarò "zoppo" a dover stare attento costantemente di non perderle.
E mentre in sosta ci scambiamo le corde in modo da far passare davanti Luca, un'altra cordata giunge alle nostre spalle. Luca parte per quello che potrebbe essere il tiro chiave, visto che dopo pochi metri incontra un muretto di neve deforme con un fronte che si sta staccando e scivolando giù (non certo oggi che la neve è tutta bella dura, ma se dovesse venire una bella botta di caldo qua si stacca tutto). Picca picca rampone rampone, picca picca rampone rampone e il parmigiano (o parmense?) sale, scomparendo ai nostri occhi quando la pendenza si abbatte. Speriamo solo che riesca a superare quel tratto di erba e mirtilli che si vedeva da basso, sennò rischia di toccare a me.
E invece no, 55 metri di tiro non bastano per superare il tratto di giardinaggio. E in effetti quel tratto mi ricorda qualcosa: io infatti questo canale devo averlo già percorso tempo fa senza sapere che fosse lui, e proprio quel tratto che oggi è completamente in erba, l'altra volta che era mezzo in erba mi aveva dato da fare. Nascondendomi tra l'altro la sorpresa una volta superatolo: pendio ripido con poca neve e tanti mirtilli su cui arrampicare. Beh, ma Luca sai cosa c'è? Fatti te anche questo tratto, poi fai sosta più su e io faccio l'ultimo tiro per portarci fuori dal canale. E Luca da vero iron-appenninista non si fa scappare l'occasione di andare a picozzare e ramponare terra ghiacciata, incastrarsi nelle mirtillaie, ma soprattutto piantare sto fenomenale warthdog (che per estrarlo durerò più fatica che ad arrampicare). 
Io e Federico osserviamo la fantasiosa sosta del nostro amico: fantasia che ha i giorni contati visto che anche lui sta per tuffarsi nella famiglia caiana. Io invece osservo lo scivolo nevoso che mi spetta di tirare. Nettamente migliori le condizioni rispetto all'altra volta, ma è già piuttosto chiaro che non riuscirò a mettere giù nemmeno una protezione: c'è solo neve, ma di certo non abbastanza per mettere giù un fittone, anche perché mi serviranno per fare sosta. E infatti va così, salita tutta d'un fiato con un momento di pausa verso la fine quando l'uscita si impenna per gli accumuli presenti, pregando che la qualità della neve non peggiori, come di solito fa a ogni uscita di un canale. Preghiere che vanno in porto, neve ottima in tutto il tratto, sbuco ed è sole. Pianto due fittoni che secondo me oggi potrebbero reggere anche una 500 (magari quella di una volta, non il modello nuovo).
Intanto Federico arriva e mi esclama "cavolo, non mi ricordavo che fosse così", frase che io interpreto come un "Beh, ma dai, è alpinismo, e oggi non c'è neanche da patire così tanto freddo" ma lui mi fredda con un "stavo parlando della andare in montagna". Ed eccoci tutti fuori, ci ritroviamo sui pendii finali che formano la cuspide del panettone Monte Prado, tra tintinni di materiale e vociferare di altre cordate. Si trotterella verso la cima dove ci adagiamo per una paciosa sosta culinaria. L'idea poteva essere di spostarsi al Sassofratto e fare un canale facile in slego, ma gli orari rischiano di essere troppo tirati.
Preso un po' di sole, scendiamo per il Vallone situato tra Monte Prado e Sassofratto osservandone rispettivamente il versante Est e il versante ovest, per poi proseguire a caso seguendo il ruscello e poi andare a incrociare il sentiero. Pensando di far prima giungiamo fino al Rifugio Segheria per poi risalire verso il parcheggio. Chissà se oggi 10 km li abbiamo fatti: ma 10 o non 10, la birra media (da 0,2?!) a Villa Minozzo ci aspetta.

Qui altre foto.
Qui report.
Qui guida.

sabato 16 marzo 2019

Onion attack, assedio al Monte Cipolla: Banana e Cipolla (AG1 2019)

A dispetto di quanto detto da Roberto due settimane fa "io per 10 anni qui non ci torno", siamo invece di nuovo diretti verso la conca del Bargetana per salire i canali nord e nord-ovest del Monte Cipolla, ma stavolta con gli allievi del Corso AG1 2019 del CAI di Carpi.
Stavolta l'avvicinamento dovrebbe essere nettamente più breve, visto che mi arrivano voci e informazioni sulla percorribilità della strada forestale che conduce al parcheggio cosiddetto "estivo" per il Passo di Lama lite. Fiducioso di ciò non stresso nemmeno la gente con orari di partenza che gli amici parmensi definirebbero "modenesi": l'accesso stradale e il conseguente avvicinamento sono l'ansia principale della giornata.
Evito alle ragazze e ragazzi la colazione a sacco, grazie alla Caffetteria Piccolo Paradiso nella quale svuotiamo la vetrina delle brioches. E ora via verso l'avventura stradale! "C'è solo qualche chiazza di neve" dicevano. "Con le gomme da neve o con le catene dovreste venire su" dicevano. (sto scherzando, è chiaro che chi molto gentilmente mi ha dato queste informazioni l'ha fatto in buona fede, e specificando che loro erano saliti con un fuoristrada 4x4 e con le catene) E invece già quella che doveva essere la prima chiazza di neve si rivela una striscia di centinaia di metri, dentro la quale ci piantiamo appena lo spessore del manto nevoso supera i 5 cm. Fine dell'avventura: si parcheggia qua e si parte a piedi. Inizio della fatica.
Quanto può essere noioso camminare su una forestale senza nessun panorama e senza nemmeno guadagnare quota, anzi perdendone! Ma ormai siamo qui, e possiamo considerarlo tutto allenamento fisico e psicologico! E soprattutto può essere sfruttato per fare due chiacchiere con i miei compagni di cordata di oggi: Francesco e Soana. Chiacchiere che dopo qualche decina di minuti raggiungono il culmine con io che in contropiede gli dico "Ma parliamo un po' di voi: cosa sapete fare in montagna con picozza e ramponi?"
La ciurma all'assedio del Monte Cipolla si è sparpagliata fin dall'inizio, con ogni cordata che fa avvicinamento coi propri tempi e proprio passo. Raggiunto finalmente il parcheggio dove avremmo sperato di arrivare, inizia la salita per sentiero dove (alleluja) si riesce a incontrare un po' di neve ogni tanto: non smetterò mai di dirlo, che inverno non inverno quello 2018-2019.
Dal bosco appare quasi soltanto all'ultimo minuto il Monte Cipolla: ai miei compagni di cordata lo indico come "Eccolo, quello è il Monte Cipolla, l'ambita cima che tenteremo di conquistare oggi, di cui tenteremo di varcare la vetta".
Al Passo di Lama lite, raggiunto all'invidiabile orario delle ore 9, è il momento di cambiare assetto da trekking invernale ad alpinismo invernale. Canzonata quanto basta Anna per i suoi bellissimi ramponi dove il tecnologico cordino ha sostituito la barretta metallica, e constato che pure il mio Francesco ha qualche problemuccio coi ramponi, per il resto siamo prontissimi
Scorrendo sotto i primi canali nord del Monte Cipolla troviamo FedericoP e AnnaM che stanno già salendo, così come FedericoR e FabioSe. Pure Roberto e Marco si fermano in questa zona mentre io proseguo verso il Lago Bargetana: l'altra volta avevo adocchiato un canalone non relazionato vicino a Gocce di Roccia che vorrei andare a esplorare. Anche Mirco con Luciano mi seguono, gli consiglio di andare a salire quello l'itinerario affrontato con Fabio due settimane fa. A proposito ma dov'è Fabio con Andrea ed Emanuela? Sta a vedere che hanno sbagliato strada in avvicinamento e sono rimasti indietro.. E invece no, eccoli che mi hanno fregato il canale che volevo salire io!
Vabbè ciccia, mi ci infilo anche io perché voglio vedere com'è. Tanto da sotto non sembra per nulla ripido, con un po' di roccia ai lati per potersi proteggere, e quindi perfetto per la prima uscita di Francesco e Soana che coi ramponi potrebbero non essere molto confidenti. Scorriamo avanti, per poi risalire dietro un dosso in modo da poter esclamare un bel "bu!" alla cordata FabioSca Emanuela Andrea e spaventarli a dovere.
Solo che siamo sbucati più alti rispetto a dove loro hanno fatto sosta e da una veloce ricognizione mi pare che quello fosse il posto più adeguato e probabilmente migliore per farla: sopra di noi ci sarebbero altre rocce ma sono esposte a cadute di pietre dalla parete, mentre l'anfratto dove stanno gli altri tre è ben più riparato. Colgo l'occasione per mostrare la discesa su pendio con ramponi
Sosta su picozza più fittone e mi preparo a partire. FabioSca ha fatto un tiro e poi sosta: per non incrociarci e visto che sembra che la parte iniziale sia quella più facile dico ai miei che inizialmente procederemo in conserva protetta sì. La parte bassa della Banana, dolce e che curva verso destra.
Tra l'essere partiti tardi e aver parcheggiato ben più lontano di dove si sperava, ormai si è fatta una certa ora, e la neve anche per questo non è certo come due settimane fa. Molto variabile con tratti buoni e tratti sufficienti, ma ben venga come prima uscita didattica così ci si rende conto di quanto sia importante trovare buone condizioni legate a meteo e orari.
La roccia sulla parte sinistra consente di proteggersi abbastanza bene: oddio questo vuol poi dire 2-3 protezioni in 55m, e col materiale che ho vuol dire anche poter salire 150-200 metri di corda prima di terminarlo. Temperatura e vento (molto meglio del previsto/temuto) consentono una salita fluida senza nè sudare né avere freddo La giornata è bella limpida, ma il sole ce lo potremmo godere solo all'uscita. Adesso tutta ombra, e meno male.
Su uno shanghai di roccia riesco ad approntare una sosta su un masso incastrato e fittone. Recupero i miei che salgono senza troppe difficoltà su un pendio sui 40 gradi. Posso pure permettermi di far scorrere le corde recuperate verso il basso, senza accumularle sotto i miei piedi, così quando ripartirò il loro scorrimento sarà più fluido: spettacolo.
Io me ne sono rimasto tutto a sinistra mentre Fabio è salito sulla destra. Chissà le altre cinque cordate come se la stanno passando.. Questo canale ha una forma di banana: dalla sua partenza sale piegando verso destra e poi lo scivolo nevoso prosegue verso sinistra. L'uscita è nascosta dallo shanghai di roccia, mentre vedo distintamente che dritto sopra di noi la parete presenta del misto appenninico con neve erba e sassi, mentre verso destra un altro scivolo nevoso più ripido è più bianco. Questo porta su una selletta che dovrebbe essere anche quella della cresta di uscita di Gocce di Roccia. Sembrerebbe pure bella come opzione per uscire, ma il colore troppo bianco della neve mi fa pensare che potrebbe essere del riporto poco trasformato, quindi meglio evitare.
Dalla nostra prima sosta direi che con un paio di tiri di corda siamo fuori, quindi tanto vale passare a questo tipo di progressione per mostrargli entrambe. Quello sprocco di roccia lassù potrebbe fare al caso mio per metter giù delle protezioni idonee sulle quali fermarsi. Riparto per scivolo nevoso mediamente più ripido del precedente, abbandonando ben presto la linea sinistra per passare su quella di destra.
Ecco però che vedo quello che non dovevo vedere. Dallo sprocco roccioso dove ho fatto sosta, c'è una lastrina di ghiaccio sulla destra: e come se un assetato vedesse un bel boccale di birra fresca, come se un affamato vedesse una bella pizza fumante, come se un arrapato vedesse.. ma lasciamo stare, ci siamo già capiti. Inizio a guardare la parete sopra di me: l'uscita logica della banana è sinistra, ma dritti (sulla cipolla) sembra esserci neve nettamente migliore che altrove, quella neve col viagra che tanto piace a ramponi e piccozza.
Sosta su due friend e pure su un chiodo, e chi se lo immaginava che oggi avrei piantato un chiodo da roccia? E soprattutto potevo immaginarmi che sul tiro successivo ne avrei piantati altri tre? Recupero Soana e Francesco che salgono senza problemi mentre continuo a dare qualche occhiata alla parete sopra di me, dicendomi però che forse è meglio non esagerare, o comunque chiedere parere ai miei compagni di cordata come è giusto che sia. Da qua non sembra neanche tanto ripida, cosa che invece risulterà quando ci sarò dentro.
Intanto vedo che a Fabio tocca scendere per recuperare un friend incastrato, cose che capitano. Sicuramente meglio qua che su una via di roccia! Arriva Soana che trova immediatamente quella classica sacca d'aria coperta scherzosamente di neve che si forma alla base degli affioramenti rocciosi, e ci sprofonda dentro. Arriva anche Francesco che mi fa notare quanto fosse bello lo scivolo nevoso sulla destra ma al quale spiego che rischiava di essere con neve non trasformata, oppure completamente trasformata chissà, ma non mi andava di rischiare.
Interrogo i miei sul loro stato di forma fisica e psicologica, e sentitomi rispondere che va tutto bene mi tranquillizzo'. Ancora indeciso se prendere la variante di uscita in parete appenninica o se proseguire sullo scivolo.. ci potrebbe anche stare di andare a prendere qualcosa di un po' più difficile così da fargli provare.
Riparto verso sinistra, verso quella che sarebbe l'uscita logica e abbattuta, mi sposto leggermente verso destra giusto per saggiare un po' la neve: trovata bella dura come piace a noi appenninisti, non resisto al richiamo. Guardo in su, sembra fattibile, prendo la linea diretta in parete. La cipolla: dal gusto inizialmente dolce, ma che poi pizzica, pizzica, pizzica sempre più.
A saperlo che era così, non ci sarei andato. Quella che pareva una pendenza accessibile risulta invece aumentare (pizzicare) man mano che si sale. Neve molto buona, spessa quanto basta per piantare con sicurezza e fermezza ramponi e piccozze, ma non per metter giù fittoni. E pure la roccia è avara di spunti (e spuntoni! Battuttaccia): mi tocca piantare un chiodo.. Ma ormai son qua, e non torno giù. Solo che arrivo a quella roccia fessurata che pare pure uno spuntone, ci faccio sosta, recupero i due e li faccio uscire che tanto mancano 2m.
Bello eh, ripido, neve buona, misto appenninico, piccozze in trazione. Ma quella roccia resta inaccessibile troppo a destra (e comunque è marciotta), punto quella sopra di me, ma mi dicono che la corda è quasi finita. Ohi ohi.. Raggiungo la roccia, inizio a piantar chiodi ma restano mezzi fuori, friends che lavorano con una parete d'appoggio mobile.. Toh, Mirco e Luciano! "Mirco, ma se esco da qua trovo il prato vero?! "Esatto! impossibile fare sosta" "Eh.. Mirco, vieni un po' qua sopra che mi lancia una corda e mi fate sicura a spalla!" finire in conserva qui, anche no.
La cipolla pizzica! Ma non ci fa piangere troppo. Messo in sicura da due energumeni, posso uscire con tranquillità mentre sotto smontano la sosta e partono. Smollo una corda a Mirco e l'altra la tengo io per recuperare Soana e FrancescoB a spalla, mentre Luciano mi tiene assicurato a spalla pure lui. Spalle al cubo! E anche i miei due si divertono sul tratto della cipolla, croccante.
Eccoci tutti fuori, foto di cordata ma anche di cordata allargata: l'unione fa la forza! I prati della sommità del Monte Cipolla diventano quindi luogo di svacco per gli indomiti corsisti: redistribuzione del materiale, cibo, bevande.
Intanto aspetto Fabio al quale ho detto "Veh, dove sono salito non è mica tanto tranquilla la cosa..", e così se ne esce più a sinistra, ma..con gli ultimi metri belli dritti pure lui! Gli vado incontro per dargli una mano a recuperare a spalla Emanuela e Andrea, restituisco il favore al mondo.
Arrivano anche Tommaso con AnnaT e FrancescoL. E così siamo quattro cordate quassù e..le altre? Un'occhiata all'orologio: ammazza se è tardi, saranno giù da un pezzo ad aspettarci! Essendo già mangiato e bevuto, faccio bere e mangiare gli altri e gli faccio su le corde per recuperare tempo prezioso.
Giù alla svelta, e Mirco si mette in formato "faccio scivolare il culo". Cielo terso e limpido, peccato sulle Alpi ci sia perturbazione, altrimenti avremmo visto anche il Monte Rosa oggi. Con una bella neve patocca e cotta dal sole, raggiungiamo gli altri, dove si è consumata la tragedia.
Serve la dottoressa AnnaT per rincuorare il malcapitato FabioSe. La volpacchiotta che si aggira a elemosinare il cibo dagli umani di passaggio, non ha resistito a un assaggio di carne vera e viva: una volta sportole la mano col cibo, lei si è azzannata il dito! (scena magnificamente immortalata dallo scatto di FedericoR)
Breve sondaggio "Ragazze e ragazzi, visto l'orario e il rientro che ci aspetta, che volete fare? Un po' di didattica o teliamo via?", veloce risposta "teliamo!". Ognuno si ferma a osservare compiaciuto la salita effettuata mentre rientriamo al Passo di Lama Lite. Onion attack!
Noiosissimo rientro sui nostri passi, sui 3,5km di forestale dove dietro ogni angolo speriamo trovare la macchina, fino a giungere alla conclusione che devono avercela rubata, impossibile non averla ancora raggiunta! E invece no, è ancora la, la troveremo..

Qui altre foto.
Qui la guida della zona.
Qui report e mini relazione (per quello che può contare: in questi luoghi e con queste condizioni, le linee sono effimere, ogni salita può considerarsi la "prima", ma senza poi aver ripetizioni in quanto scema in mezzo a più o meno neve).

sabato 23 febbraio 2019

Lo sapeva anche il cane del vicino: gironzolata al Passo di Lama Lite

Coprifuoco alle 12, vento forte previsto in Appennino, probabilmente domani levataccia e stasera cena tra amici: lo sapeva anche il cane del vicino che stamattina era meglio rimanere a letto invece che andare a girare.
Però il cane del vicino se l'è tenuto per sè non mi ha detto niente, e quindi sono partito. Cercando di sfruttare le forse l'ultima chance di fare qualcosa in Appennino con ramponi e piccozza, me ne parto destinazione Case di Civago, per salire poi al Passo di Lama Lite e vedere se andare a provare qualcosa sulla est del Prado o sulla nordovest del Cipolla. Giusto per fare qualcosa, giusto per allenarsi e dare un'occhiata alle condizioni di questa zona di appennino.
La situazione è disarmante, salendo lungo il sentiero che risale la Valle del Dolo solo al Rifugio Segheria si trova un bel tappeto di neve, che però si interrompe subito continuando la salita, e solo ben più sù diventa continua.
Decido di calzare i ramponi se non altro perché inizio a sentire gli alberi fischiare e ondeggiare sotto le possenti folate di vento, che ancora invece mi lascia stare essendo riparato nel bosco e nella valle. Ma una volta usciti dalla faggeta inizia a farsi sentire, le nuvole in alto corrono veloci e le montagne che vorrei tentare sono belle illuminate dalla luce dell'alba.
Solo che salendo verso il passo di Lama lite il cielo non è più azzurro, è diventato grigio. Nuvole dal Passone sconfinano prepotentemente e iniziano a offuscare la visuale. Dato il poco tempo a disposizione avevo già deciso che se facevo qualcosa avrei tentato un canale sulla Nord Ovest del Cipolla per poi scendere rapidamente da suo canalone Ovest e rientrare.
Ma provando a uscire fuori dalla traccia, vedo che la neve non è sempre portante, e adesso anche la cima inizia a fare la timida dentro le nuvole. Il vento inizia a farsi sentire molto meglio, E allora sai cosa c'è? Torno giù. Beh prima qualche passo per scorrere intorno alla montagna che fa piangere quando la tagli, e quando il vento diventa troppo fastidioso giro i tacchi e inizio la discesa.
Almeno così rientro in tempo per non prendere la cazziata.

Qui altre foto.
Qui la guida.

sabato 7 aprile 2018

Solleticando il Gigante: crestone dal Monte Ravino al Monte Cusna


Non in punta di piedi (magari in punta di ramponi!), ma quatto quatto oggi solletico la schiena del gigante: il crestone che da Case di Civago sale al Monte Ravino, prosegue verso l'Alpe di Vallestrina, scende al Passone, risale a La Piella e continua sul Monte Cusna. Tutta cresta, anche a tornare indietro al Passo di Lama Lite, visto che l'Appennino potrebbe essere nevosamente incazzato. E io non voglio far arrabbiare nessuno. 
Concerto a Bologna, e al ritorno dritto verso Case di Ciavgo, di nuovo: stavolta ben più addormentato (qualche pisolino durante il viaggio a smorzare i colpi di sonno) ma moralmente più sereno (non fosse per una certa ansia da prestazione). Tra una balla e l'altra non esco dall'auto prima delle 5:30. 

Molta neve si è sciolta, e la prima parte è molto più tranquilla grazie a ciò. Peccato che la bastarda bianca (sì, oggi non è dama, è bastarda!) compaia nel tratto sbagliato, quello dell'ostico attraversamento del ruscello, e prosegua nella ripida e scoscesa risalita del pendio.. Vabbeh, ho voluto la bici, e mo pedalo, e mo penso anche a Nico che sta portando a termine un'altra delle sue. 

Albeggia, il sole sorge dietro al Cimone, trovo ogni tanto della neve rigelata che è un sollievo per i muscoli, non più costretti a risollevare un piede affondato di più di una spanna. Uscito dal bosco constato che è primavera: i pendii non sono più innevati, chiazze qua e la, ma il sole ha ucciso i pupazzi di neve. Mannaggia, ora al vento fa fresco, io che mi sono equipaggiato in previsione della calura di mezzogiorno. 

Salgo verso il Ravino, sognando le pareti nord, canalini ecc, che però oggi non sono in condizioni e probabilmente sono pure belli pericolosi.. Pace, oggi gamba, fiato, e panorama! L'ultima di questa stagione in Appennino con la neve, i prossimi due weekend sono già blindati. 

La vista ora spazia su tutto il profilo del gigante: ne sto solleticando i piedi, in cima al Ravino mi trovero sul suo calcagno, sul Vallestrina sulla sua anca, al Passone sarà la volta dei fianchi, e poi sulla schiena e infine in testa, in cima, sul Cusna. Mi fumo roba buona eh.. 

La vista spazia anche sul crinale, ben più ricco di cornici rispetto alla volta scorsa. Sarebbe spettacolare chiudere l'anello così oggi, ma la neve non è molto amica nel farmi fare tutta questa fatica a tracciare. potrei mettere le ciaspole, invece metto i ramponi, timoroso di qualche episodio della volta scorsa.. 

Scendo per poi risalire, osservo le valanghe di fondo partite e quelle che sembrano pronte a partire, con quelle bocche aperte stile crepaccio. Invece forse queste non partiranno, la tensione accumulata si è scaricata con l'apertura di questi crepacci, e ora forse è tutto disteso. Chissà. Comunque ci sto alla larga per non rischiare. 

La cresta è ancora bella carica di neve, le piccole croci di queste cime sono ancora ben coperta, chissà quella grande del Cusna com'è! Nessuno in giro nonostante l'ora, e mi godo questi spazi in solitudine. Un po' di foschia sale dalle valli, ma tra qualche ora sarà tutto iperlimpido. Dal Passone si risale. 

E qui invece il vento e il sole hanno lavorato spelacchiando la Piella. Non mi dispiace troppo, così almeno la terra non mi fa affondare a differenza della neve, anche se i ramponi che stridono sui sassi e il piede che non si modella alla superficie, un po' dan fastidio. Appaiono le Apuane, sogni di ghiaccio salato. 

Bianco e blu la tornano a fare da padroni dopo La Piella. Due colori di assoluta serenità e pace che quando si toccano così, si accarezzano, danno un senso di tempo che si dilata, mente che si svuota, fame che avanza. 

Il Rifugio Emilia 2000 è bello colmo di neve, chissà se il tetto regge. La scala non serve, uno scivolo nevoso scende dal muro nord con inclinazione piacevole e porta sopra la staccionata. Uno sguardo intorno, un po' di fatica,  e via che si va a tracciare la salita verso il Cusna, tutto da tracciare oggi.. 

Buconi tra i massi, alcuni nascosti alcuni no, meglio stare alla larga e sperare che ciò che non si vede sotto non sia aria. Un po' di timore per la cresta est del Cusna ce l'ho, tutta al sole, rocciosa marciosa, chissà se la neve che c'è tiene. 

Tiene, anche se salgo sprofondando, un murettino tecnico che in discesa eviterò di la, ed ecco che la bolgia di scialpinisti ed escursionisti mi fa capire che la poesia della solitudine, della simbiosi me-montagna, è finita. Vetta, madonnina sepolta e croce semisepolta. Due foto e me ne torno sui passi per restare da solo, per rivedere solo natura. 

Discesa meno banale della salita sulla cresta est del Cusna, e si affonda come pochi. Meno male la risalita è all'ombra e un po' tiene. Proseguo svelto, perchè la prossima pausa cibo la voglio lunga, assolata, protetta dal vento. Incontro Luca e Federico, sci ai piedi a godersi questa neve: lo ro se la godono, io ben meno coi miei materiali. 

Mi tolgo la bandana una mezzora dalla fronte, per abbronzarmi bene e non a strisce: basterà questo tempo per ustionarmi! Gente che sale dal Passone alle 11e30: mah. Gente che poi prosegue verso il Bargetana, passando sotto la nord ovest del Cipolla, e che poi magari andrà in cima al Prado, e dovrà tornare indietro per gli stessi pendii. Io non lo avrei fatto. 

E dalla Passonegrat osservo un tizio che a mezzogiorno sale la cresta nord del Cipolla. A parte le condizioni che credo pessime, ma poi per dove scenderà? Per dei pendii potenzialmente pericolosi. In realtà proseguirà per la cresta nord del Prado, aumentando i pendii e l'orario di discesa. Non so, non voglio esser bacchettone, ma a volta credo si possa anche dire "va che bella giornata, ma meglio stare a casa che è troppo rischioso". E io che sono qui? Io ho scelto un itinerario di sola cresta, lungo ma di sola cresta.. 

Supero il Passo di Lama Lite di pochi metri, un cespuglio che affiora fuori dalla neve mi permette di sedermi (su foglie che assomigliano a spine) e mangiare con davanti la vista del CipollaGlatsher, o Onionglacier, o serraccata del Cipolla. La neve che scivola di fondo, si piega, modella, crea crepacci, dossi, massi, è uno spettacolo. 

Al sole si sta bene, anche a petto nudo, i pesci negli scarponi per via della neve bagnata entrata in ogni dove. Bisogna ripartire. Discesa ipernoiosa, faticosa ancora per i piedi che vanno giù di mezzo metro, a volte pure di più. Sonno. Un bel po' di sonno che non recupererò. ma ne è valsa la pena.

Qui altre foto.
Qui report.