sabato 9 dicembre 2017

EsplorSCALAndo in Val Baione: Canali Est al Cimone della Bagozza

Quel video mi aveva impressionato: quel canale incassato tra altissime pareti, un budellino innevato ma non a sufficienza per permettere a Mattia di passare. Ma Mattia, testardo come pochi, aveva ripromesso di tornarci, nei commenti mi ero dimostrato interessato e..eccomi qui. Grazie alla sua ospitalità, riesco a spezzare un viaggio che altrimenti da solo sarebbe stato.."lungo": ci troviamo con Vince, specialista del dry, e con Andrea e Mirko, che tenteranno la salita per la più conosciuta, ma non banale, via normale a Cima della Bacchetta. E con la scala.
Tappa colazione a un ottimo forno, e ancora a buio siamo al parcheggio di Sommaprada, con l'auto che balla per il vento. Orco can che vento, inizio a vederla grigia, ma sperando che il non corto avvicinamento dia il tempo al vento di spegnersi. Nell'auto a fianco dorme Angelo, che ritroveremo più tardi e diventerà parte della combricola.
Armati fino ai denti, determinati a superare quel salto di roccia repulsivo, saliamo fin troppo svelti la parte bassa della Val Baione. Il vento soffia davvero forte, e le temperatura non sono certo miti: resisto alla temperatura grazie al fatto che sudo, ma la mia povera macchina fotografica ne risentirà parecchio del clima. Pochissime foto perchè la batteria sarà sempre "debole di cuore"..
Le prime luci rivelano all'orizzonte verso est le nubi che ci hanno abbandonato prima del previsto, e il paesaggio brullo intorno a noi. Brullo ma ricco di rughe nei versanti della montagna che se un giorno si riempissero di neve.. Infreddoliti, eccoci in vista del canale che si vorrebbe tentare: ma con questo vento..che spindrift ci saranno?
Dopo aver ammirato i canali est del Cimon della Bagozza, ci separiamo da Andrea e Mirko per tagliare verso il conoide alla base del canale bramato. Ma anche intorno a lui ce ne sono una serie di davvero estetici e interessanti. E lunghi. Fame.. Incespicando su neve marmorea, ghiaccio, e pietrisco mobile, lo sconforto ci assale man mano sempre di più. Ma meglio trovare un posto al riparo per decidere il da farsi.
Non serve più di un minuto per trovarci d'accordo sul fatto che c'è troppo vento per infilarsi in questa galleria del vento. I canali est della Bagozza sembrano bellini, sconosciuti anche loro, quello a sinistra più bello (ma con un attacco verticale nel secco): ok andiamo la!
Tornando sui nostri passi incrociamo Angelo, che ben presto valuta anche lui non esser giornata per la nordovest della Bacchetta, e si aggrega alla combricola. Pausa al sole (ma sempre un freddo porco e vento) per metter giù la scala e calzare i ramponi e impugnare le piccozze: ma io aspetto visto che la parte iniziale è scoperta. E faccio male!
Mi avvio per il canale di destra, ma preso vengo richiamato all'appello "Andrea, proviamo quello di sinistra!". Alla base è meno verticale di quello che sembrava, ma non è certo appoggiato: i primi metri li salgo meglio con bastoncini e solo scarponi, ma poi vengo rapidamente superato dagli altri tre, armati di propaggini metalliche che invidio ma..che non posso mettere finché non trovo un posto un po' spazioso.
Passati alcuni metri al ritmo cardiaco accelerato, finalmente calzo ramponi e impugno le picche: certo, ancora dell'erba e terra di trafiggerà, ma ben presto anche della neve. Parecchi sguardi volgeranno alle mie e nostre spalle ad ammirare e sognare quel canale sulla Cima della Bacchetta, ma anche i suoi limitrofi: delle rughe bellissime!
I miei tre compagni han preso il largo, salgo e salgo ma non li vedo più. Che gioia tornare all'alpinismo che più amo, quello di esplorazione su neve e ghiaccio; e che oggi richiama parecchio l'Appennino siccome si scalfisce anche l'erba e la terra! Arrivo a una selletta, che da giù non si vedeva e sarebbe potuta pure essere un ostacolo insormontabile, e li ritrovo al sole che mi aspettano.
Si riparte per una seconda parte decisamente nevosa, a volte pure troppo: neve non trasformata dove si affonda fino al ginocchio e a volte di più. Io che tra i miei compagni di pianura sono uno dei più allenati, devo soccombere alla forza che hanno questi che in montagna ci abitano; e al mio ginocchio che oggi duole in maniera insolita.
La compagnia è spassosa, si ride e si scherza: il modo in cui mi piace affrontare le salite, sopratutto quelle dove non sai cosa aspettarti e che quindi richiedono sangue freddo, spensieratezza e "testa". Le pendenze non sono più quasi mai tali da richiedere una progressione sulle punte dei ramponi e con le piccozze in modalità piolet (cavolo, sull'erba iniziale invece sì!), ma la qualità della neve non rende la cosa una "passeggiata".
Vogliosi di sole puntiamo verso l'alto, con l'uscita sempre più vicina ma ancora non raggiungibile. Bei passaggi sotto roccia strapiombante alla ricerca della neve migliore, piccole pezzi di misto appoggiato (per Vince invece, vari pezzi alla ricerca della roccia per le X-Dream), e a pochi metri dall'uscita diretta la saggia decisione di deviare un po' a sinistra in cresta per non affogare in un ravanamento che stava iniziando a farsi..ascellare.
Alle 11e10 siamo finalmente al sole, nella speranza di scaldarci le membra.. Panorama grandioso anche se generalmente secco, una Cima della Bacchetta sempre più simile a una sirena (nel senso che lei canta e noi siamo Ulisse), e una fame della Madonna!
Pochi metri ci separano dalla cima, quindi continuiamo a salire per mangiare la: pochi, sono poi 100m di dislivello.. Intanto diamo un'occhiata a una possibile discesa,ovvero quello che da basso era il canale di destra, all'apparenza più dolce me meno innevato nella parte alta. Finalmente in cima a goderci il sole, ma con un po' di vento, e sopratutto una bella rifocillata! Peccato non poter bere quanto vorrei..l'acqua nella bottiglia è solida!
Mangerei tutto quello che ho e berrei tutto quello che ho, ma già il radicchio era piuttosto croccante, le uova sode sono di cemento. Mattia memore del capodanno sul Care Alto ha con se un'intera confezione di Mars da dividersi: gioie.
Scendiamo da dove siamo venuti, e poi Vince da gran esploratore scende a cercare una via per imboccare il canale a fianco di quello che abbiamo salito. Riesce a scendere: un tratto un po' ripido con poca neve ma discreta erba lo impegna il giusto per poterci annunciare "venite, ce la si fa!". Uno ad uno scendiamo, io per ultimo e resto così indietro: e il tratto ripido..sempre più ripulito da chi passa, alè!
Sento i ragazzi giù in modalità "bimbi al parco giochi": Vince si è messo culo a terra per scendere parte del pendio, non so gli altri ma io non ho voglia di rischiare un sasso nel culo e me ne scendo usando tutti i ramponi che ho!
La restante discesa scorre bene, qualche tratto di neve sfondosa, più giù un bel tratto di neve dura e molto estetico in una parte ristretta del canale, e poi il pietrame da muoversi con attenzione per evitare un'insana doccia a chi stà sotto di me.. La felicità di tornare al sole, nella zona di deposito della scala, la fame e la sete, e quattro chiacchiere serene ora che anche la discesa dal canale è stata fatta. Andrea e Mirko?
Togliamo l'assetto da salita alpinistica per ripristinare quello da avvicinamento, che diventa allontanamento in questo caso. Degli altri due nessuna traccia, ma chissà se son saliti, se han rinunciato, se sono a zonzo senza meta, se sono già alla macchina. Quando ormai siamo li pronti per tornare giù, eccoli in lontananza.
Io, Angelo e Vincenzo cominciamo con calma a scendere, Mattia Aspetta Andrea e Mirko. Ascolto le chiacchiere di due vecchi amici, storie non solo di montagna, ma anche di vita: quando però si lasciano andare al loro bergamasco stretto, per me non c'è speranza di capire cosa dicano. Altri scendendo, si fermano a scambiare due parole, sembra si conoscano tutti qui!
Abbandoniamo una valle tanto brulla e povera alle quote nasse, quanto ricca a quelle alte, dietro quell'impennata che non ti lascia immaginare cosa possa esserci dietro. Ora che lo so, credo tornerò appena possibile.
Ed eccoci all'auto: non vedevo l'ora. Non tanto per la fatica fatta oggi, quanto per il tepore (in confronto al freddo preso lassù, qui si sta benone) e per poter bere dell'acqua liquida! Oltre che sfoderare panini, pandore e birre per tutti "ragazzi scusate, in casa avevo solo queste che fanno 10° di media", quando quello che conta è il grado alcoolico..
Con uno scambio di messaggi e di commenti su Facebook, si scoprirà essere il Canale Arcobaleno quello salito e Canale delle Ortiche quello sceso.

Qui altre foto.
Qui report.

mercoledì 6 dicembre 2017

Serate in discoteca, quelle belle: vento e schiaffi al Corno alle Scale

"Ma perchè non organizziamo una notturna a vedere la Luna?" questa la proposta in chat di Roberta.
"Ma io ci vado stasera." questa la mia risposta.
"Beh, ci torni anche mercoledì!"
e chi sono io per dire di no? Quando poi la mitica chef prepara un banchetto coi fiocchi che occorre solo condire di birra e risate da parte nostra..

Partiamo molto più tardi del previsto, c'è chi riesce a perdersi impostando indirizzi che se sbagli una virgola..sbagli quasi un paese, e chi purtroppo deve rinunciare per cose ben più importanti che l'andar per monti a fare i pirla. Finalmente alle 21e30 siamo al parcheggio, con un vento che sposta l'auto e delle nuvole che coprono il cielo. Ma siamo perfetti!

Ormai siamo qui e partiamo, si sale su ottima traccia scaldandoci subito a modo. La neve non è trasformata, ma le mandrie di persone passate nei giorni scorsi l'hanno resa ben camminabile. Non fa freddo, ma il vento porta via il calore corporeo dalla pelle con efficienza di un treno dell'alta velocità svizzero. Ormai nei pressi del Passo della Porticciola, sotto un meringone di neve di riporto da vento, calziamo i ramponi prima di essere esposti alla furia di Eolo.

La Luna sempre ben nascosta dalle nuvole, oggi niente foto, ma vediamo se almeno in cima ci si arriva. Si svalica di la, e il vento è davvero possente: a raffiche sposta da terra, i bastoncini non sono sempre sufficienti per stare in piedi in modo saldo. Avanziamo alla luce della frontale, e ben presto siamo pure dentro le nuvole: per fortuna conosco il posto, il crinale, e così quando la traccia sparisce cancellata dal vento o resa invisibile dalla durezza della neve, so che andando di la non finiamo ne nell' abisso della nord ne in mezzo alle piste.

Solo quando siamo a pochi metri dalla croce possiamo esser sicuri di essere sotto Punta Sofia.. Cima raggiunta! Con schiaffi in faccia che nemmeno avessimo toccato il culo a una bella ragazza di nascosto. Io, Roberta, Mattia e Roberto. Un breve video, foto nulla che tra freddo e condizioni nivometeo..chi ce lo fa fare?!

Discesa rapida verso il "cibo!". Io voglio farmi adottare da Roberta: un simil impegno e bravura culinaria non possono esser sprecati. E almeno le terrei compagnia nel bere.. Beh, intanto ci "accontentiamo" di leccarci i baffi con queste leccornie.. Tutti tranne..il morto: uno di noi giace sul sedile, sbiancato, stremato, implorante zuccheri. Ziobo poerello..prossima volta andrà meglio, intanto ci pappiamo tutto noi!!!


Qui altre foto..ma anche no: troppo freddo e una fava da mostrare!
Qui video di vetta.

lunedì 4 dicembre 2017

No words: Luna Piena in Appennino Reggiano

Bisogna esser un po' folli nella vita per poterla apprezzare a pieno. Lanciarsi in qualche avventura, spingersi oltre per vedere cosa c'è di là. Esagerare. Sognare. 

L'idea nasceva sulla base della previsione meteo dell'abbondante nevicata tra venerdì e sabato, scemata invece in pochi cm. Ma la Luna Piena..la si prevede con anni di anticipo senza sbagliare. Confermato il cielo sereno il vento quasi (quasi! un cavolo!) assente, se non si fa la scialpinistica, si può almeno andare a "passeggiare" sotto la luce del nostro satellite. 

Nel dubbio fino alla fine, ma ormai ho imparato che "se riesci a uscire dalla tenda, allora hai già fatto il passo più difficile", alle 19 ormai passate mi incammino dagli impianti di Febbio, sotto gli occhi straniti di due scialpinisti: io con ciaspole e piccozze (che magari..). 

Salgo per il 615, come qualche tempofa, senza ciaspole: fatico ma non affondo troppo, sudo e devo rallentare. La luna nascosta dietro qualche velatura, sarà meglio che esci bimba mia! Una buona traccia fino a uscire dal bosco, poi più nulla.. O meglio, continua sul sentiero estivo, ma io volevo passare verso il Mangiadorna, un po' più tranquillo dal punto di vista valanghivo. 

Intanto lo spettacolo è qui. La luna illumina tutto con potenza, l'Alpe di Valestrina, la conca del Passone. La mia ombra, e il vento che sale man mano che salgo. Calzo i ramponi prima che sia tardi, e via sulla dorsale che dal Mangiadorna prosegue verso la schiena del gigante. 

Il vento mi schiaffeggia più che mia madre da piccolo quando la combinavo grossa: meno male era quasi assente, qui devo ripararmi e ogni tanto voltare la faccia dall'altra parte. Lo spettacolo è però tanto, rende tutto sopportabile. Giunto sul crinale, Cipolla e Prado sfoggiano il loro splendore a separare la valle del Dolo dalla valle dell'Ozola. 

La Luna Piena, le stelle. La neve, la cresta. La mia ombra, la frontale ormai spenta da ore. #nowords. 

Avevo pensato di dare un po' di pepe alla salita, ma meglio rimandare che se no arrivo a casa domattina. E con questo vento..ho voglia di scendere. Diretto verso gli impianti, a calcare questa cresta così diversa da poche settimane fa, con una luce spettacolare, con le stelle che luccicano, e la neve ghiacciata pure. 

Val la pena prendere un po' di freddo per qualche scatto, ma i migliori sono nella mia testa (finche l'Alzheimer me lo concede). Arrivo agli impianti, timoroso di non trovare una traccia chiara di discesa su questi pendii un po' ripidi per lo slittamento di masse nevoso poco piacevoli. 

Altri scatti, e via giù. Sarebbe bello rimanere qui ad ammirare, pensare, sognare, vagare con la mente. Ma non si può. 

Presto trovo la traccia del gatto delle nevi: porco cane che crosta, risale pendenze oltre i 45°! Scendo scendo, ma col naso sempre all'insù verso quella lanterna fredda ma possente: la Luna. Foto su foto per non lasciare questi luoghi.. 

Incontro tre scialpinisti che salgono, mi chiedono se su c'è neve: fa te che ce ne è! Continuo la mia discesa fotografica, ammirando le stelle, così chiare in cielo. Un cumulo di neve sparata mi fa assaporare pendenze più marcate da salire: come un bimbo al parco giochi prima lo risalgo, poi penso "ma ci sarà un lato meno ripido per scendere?!" 

Una lepre attraversa la pista all'improvviso, l'Orsa Maggiore mi segna la via. Arrivo all'auto: ora c'è da tornare giù, guidare fino a casa, stanco e affamato (ma due panini presi preventivamente mi sazieranno), dormire poche ore e andare a lavoro (ma prima lavatrice, colazione, preparazione pranzo). Ma chi me lo fa fare?! La Luna.

Qui altre foto.
Qui report condizioni neve.

domenica 3 dicembre 2017

Vendetta di Sole, col Sole, e più: Ledro bis

Ognuno con le proprie ragioni, ma entrambi con la voglia di vendetta di Sole dopo domenica scorsa. Io e Stefania partiamo vogliosi, agguerriti, affamati sulla solita A22 che in questo mese si tinge di sproloquio di anatemi al ritorno (mercatini di Natale maledetti). Ci smorza un po' vedere la neve per terra a Mori..a Riva del Garda.. E che poi ritroveremo all'uscita della via, dell'ultima via.
Nonostante l'idea di discesa, parcheggiamo dalla galleria, che porta male parcheggiare dove si spera di scendere. Un vecchietto passa mentre ci prepariamo (mentre mi preparo, visto che lei è sempre pronta prima, ...) e ci dice "fresco eh stamani?!", sticazzi, sol che esca il sole e il vento se ne stia a cuccia. Scorriamo sotto Caino e Abele ma la troviamo occupata: si cambia per Sol Minore (già salito anni eanni fa, ma chi se lo ricorda?!).
Vuol partire lei, ha già calcolato che così mi ciuccio il tiro duro. Mentre io congelo alla base, lei sale svelta, più che altro per arrivare il prima possibile al sole. Sempre bello arrampicare con le dita gelate: provo anche coi guanti, ma nulla..
Bene, eccoci, scaldate un po' le membra, diamoci sotto con questo secondo tiro. Oh la peppa che partenza! Prova così, prova colà, non c'è nulla da fare, l'unica è quella del quadricipite destro di forza: proprio quello in convalescenza. Fatta questa seguono comunque altri passi delicati, con uno spostamento verso destra lungo lungo lungo che..azzero per poi trovare la mano giusta.
Un'elegante Stefania chiude il terzo tiro. Fantastico sole, quasi tepore, quasi paradiso confrontato con l'inferno della partenza. Siamo già nel bosco però, ma come?! Non dovevano esser 4 tiri? Ste m'hai fregato! Una saggia occhiata alla guida risolve il mistero: traversa un po' a destra e sali, e troverai il proseguo.
Partenza delicata (forse mi complico la vita), e poi gradoni facili per arrivare giusto giusto sotto la falesia della Regina del Lago. La seconda via è già pronta, ma con la partenza all'ombra: dove starò io, vitaccia.
Zio Genio è la seconda via del concatenamento di oggi: parte lei, agilissima, sono disarmato da quanto sale svelta.. Eppure dovrebbe essere un 5c.. Vabbeh oh, meglio se è più facile del previsto ci godiamo di più dopo! Quando tocca a me salire però, mi faccio qualche metro più a sinistra che..ohperò. Ma anche qualche passo sopra mica scherza! Brava Ste.
Bello L2 di ZioGenio, che mentre scrivo non ricordo proprio benissimo, ma mi pare sgusci un po' a destra, strapiombetto, poi a riguadagnare la sinistra con traverso su placca facile ma esposto, e poi ohissa a issarsi su verso una comoda uscita. Niente concatenamento con L2, troppo dura la corda.
E quindi è lei a portarmi fuori dalla via, che mi pare pure sia la stessa uscita della Regina del Lago. Beh su, non stiamo a poltrire, che ne abbiamo un'altra da fare! Si cammina sempre con le scarpette ai piedi per risparmiare tempo, la corda fatta su a bambola (quasi tutta io).
Eccoci alla base, e ci troviamo un'altra cordata, proprio quella che era su Caino e Abele. "Ste parti te, così gli altri tiri li faccio io che so che non gradisci gli strapiombi". Si prepara, e parte. Coma cambia la vita passando da spittature S0,5 a cordini marci R2! Infatti giunta al passo bastardello alla seconda protezione.. "Vai tu va la, a me non piace".
Cambio corde, e salgo io, così intanto i due avanti hanno preso un po' di distanza e non facciamo tappi. Via che ho già salito settimana scorsa e quindi con la quale ho (troppa) confidenza: supero il passo, supero gli altri, arrivo alla prima sosta, ma decido di salire oltre in modo da concatenare e riguadagnare un po' di tempo.
Stefania sale come se nulla fosse, come cambia la testa eh.. Veloce e arzilla! Camminatina verso il proseguo della via, si incrocia il sentiero di discesa, salitina di I, ed ecco la corona sulla roccia. Il tiro all'apparenza sembra facile, ma le dico subito "guarda che lassù c'è un pezzo duretto..". Riparto io. L'altra volta salii da primo, e anche oggi: confermo il duretto!
Altro trasferimento, ma di poco conto: lei davanti, lei che esclama "no ma io questo no, no no no", ok, deve aver visto la partenza! Vado, dopo aver scattato la foto del pirla, e con mia sorpresa supero tutto il tiro meglio dell'altra volta che ero da secondo! Strapiombo iniziale e lama laterale traverso salita ma che strana roba è.
Dalla sosta, guardo giù per chiamare anche lei, e noto qualcosa che mi turba. Dov'è l'ultima protezione: un rapido conto e realizzo che se fossi caduto dalla sosta (magari mentre la attrezzavo) sarei arrivato alla base. La confidenza coi gradi bassi (l'ultimo tratto era facile) come può esser fatale..
Ultimo tiro duro, il tiro chiave. Ma ci tocca aspettare, i ragazzi di Ferrara sono impegnati su esso. Che bel tepore..preludio del gelo di quando il sole scomparirà! Posso partire, ho visto salire uno di loro, dove ha messo i piedi, ma quando tocca a me non mi fido e faccio come una settimana fa: taac il cordino sul chiodo! Che poi, se non sono passato pulito una settimana fa, vuoi che passo oggi?
Non che il resto sia poi facile. Me lo ricordavo, ma non così impegnativo: saltare in groppa allo spigolone e poi vari passi di placca a pinzare a mano aperta il pinzabile. Però davvero bello. Come bella la vista da qua, col Baldo debolmente innevato, il cielo azzurro e il Lago blu.
Mentre sono in sosta, il sole finisce dietro la montagna alle nostre spalle, e il gelo incombe. Forza Ste, muoviti a salire e a portarmi fuori dalla via! Le indico la strada, e una volta trovato il primo chiodo vede tutto bene. Ben presto in sosta, ben presto anche io che c'ho frio!!!
Dedica sul libro (l'ultima era la mia della settimana scorsa! Ma di certo sono passate altre cordate, sicuro) e dopo aver dato qualche dritta per la discesa ai due ragazzi, mangiamo (che fame!) e ci vestiamo (che freddo!).
L'idea era di chiudere la giornata con ferrata, cima e discesa ad anello, ma..ok che sono le 15, ma fa troppo freddo. Infatti c'è pure della neve qui! Meglio scendere, che ce ne andiamo a mangiare prima e al caldo! Discesa intelligente per sentiero verso Biacesa, e dal paese sulla statale verso il parcheggio. Niente doppie vamolà!
Alla macchina prendiamo d'assalto birra formaggio e pane, in questa precisa sequenza, per placare una fame e una sete che non si vedevano da secoli!! Vendetta compiuta, il Sole è tornato!

Qui altre foto.
Qui e quirelazione di Sol Minore.
Qui  relazione di Zio Genio
Qui relazione di Re del Lago.
Qui report.