giovedì 16 agosto 2018

Vacanza Vagabonda 6/9: via Dimai+Harrer a Punta Grohmann

La testardaggine. Quella profonda, quella dura. La determinazione. Quelle che rischiano di sfociare in stupidità a volte. Ma non oggi. La fuga di ieri dalla sud della Punta Grohmann è stata forse troppo rimandata, ma alla fine siamo fuggiti. Con l'idea però magari di riprovarci oggi..e infatti eccoci. 

Almeno abbiamo concordato che sia ben più opportuno di attaccare la Dimai e spostarci sulla Harrer dopo: ci sono due soste vicine, e ho letto di report che hanno fatto lo stesso. Le difficoltà delle due parti basse sono simili, ma almeno ci togliamo un po' di parete (e quindi di tempo), ci togliamo la parte data con roccia discreta, e ci togliamo la parte nella quale ci prendiamo tutti i sassi mossi da chi percorre la Dimai. Scelta azzeccatissima. 

Partiamo ancora più presto di ieri, e scorgiamo comunque gente davanti: speriamo vada altrove, anche ieri ne abbiamo viste di cordate scorrere verso il Dente e la Innerkofler. Godiamoci questo momento adesso: l'alba è sempre un momento magico, e data l'ora riusciamo ad apprezzare un sacco di montagne tingersi di rosso.. 

Raggiungiamo e superiamo i tre che avevamo visto, puntano anche loro alla Dimai. Si attacca lo zoccolo spigoloso, inizialmente al sole (tepore) poi all'ombra (frio). Saliamo svelti per passargli davanti, che altre pietre non le vogliamo. Ci fermiamo per una sosta a "scaricare del peso", e una volta ripartiti ci superano due ragazzi. Amen. 

Cerchiamo la strada, un po' si arrampica già, ma c'è troppo detrito e ghiaia ancora. Su una collinetta ghiaiosa si cerca la via che non faccia tornare indietro di mezzo passo a ogni passo che si avanza: toh che stelo d'erba dritto! In realtà è il fittone della relazione di Bernardi. Ci imbraghiamo, e intanto ci ripassa la cordata di tre. Che palle. 

I due ragazzi salgono i primi 3-4 tiri in slego. Noi saliamo il primo non trovando una sosta di partenza idonea, ma alla sosta con chiodo cementato arriviamo dopo il gruppo di tre austriaci: una guida e due clienti, e la guida ci invita ad aspettare e non incrociare le corde. Che palle. Arrivano tre italiani, che palle. Ma quanta gente sulla Dimai?!

Giorgio parte alla ricerca della via, ma gli fanno strada i tre austriaci. Si vede che ha smania, non mette giù quasi nulla. Tocca a me: ho notato che la guida è salita troppo rispetto ai due che ci stavano davanti, e ci mette del tempo. I tre italiani incalzano. Fanculo, io parto, e stando più basso seguo forse la linea corretta, arrivando a una sorta nicchiona gialla con due clessidre. 

Riparte Giorgio svelto: si vede che abbiamo fretta, nessuna foto in questi tiri. Ma il suo punto di riferimento è enorme, il canale, perciò arriva veloce a fare sosta e ci ricompattiamo tutti di nuovo. Ci aspetta l'ultimo tiro prima di deviare sulla Harrer. La guida è avanti, i clienti qui, ma vado avanti lo stesso senza incrociare le corde. Qualche metro verticale e poi si scorre su, me ne sto bene a sinistra delle sue corde per non avere problemi. 

E siamo sulla cengia dove 10m più a sinistra si può prendere la Harrer: io avrei qualche esitazione (la Dimai pare molto più percorsa, forse è più facile da trovare ed è ben attrezzata) ma Giorgio assolutamente no (tra l'altro troppa gente su questa via). Andiamo dai, al massimo scenderemo e torneremo sulla Dimai (ma a chi la vuoi raccontare?!). 

Il trasferimento lo fa il mio amico, ma poi mi pare corretto farlo ripartire visto che ha solo camminato 10m. In questo modo, non avendo studiato la via, mi toccheranno i tiri più facili, corti e brutti della via. Che cavolo, imparerò a studiare un giorno! Intanto mi accontenterei uscisse il sole a scaldarci.. 

Parte Giorgio con un bel diedrone che una volta finito chiama un traverso a sinistra su una placca esposta. E aspetto. Aspetto. Il mio amico cerca la via, la sosta, ma nulla. La corda è quasi finita e sento che gli si è bloccata, ma almeno una sosta l'ha trovata. E io come salgo ora? "Giorgio recupera, libera, cavolo!". 

Nulla da fare, non ce la fa. Devo salire. Dieci metri di bambola, machard sulla corda che sale, e parto. Ogni due passi tiro su il machard e aumento la bambola: una progressione comoda, sicura, da manuale. Che pallissime! Sol che non mi tocchi fare anche la placca esposta così! Ed esposta è esposta, ma almeno le corde sono state sistemate. 

Giorgio non è alla sosta corretta però. Il mio più grosso timore, perdermi in parete aperta: calma e gesso, sopra di noi c'è un bel diedro, magari è quello del tiro chiave. In lontananza si vedono cordini, ma mi sa che sono fuori via, magari altra gente che si è persa, o altre vie. Punto lì. Un chiodo, cazzo uno solo, la relaizone ne chiama due di sosta, ecco l'altro! Sìììì. 

Possiamo ripartire. E tocca a Giorgio gustarsi il bel diedro fessurato del tiro chiave. 30m e trova una clessidra, ma una, mentre lo schizzo ne chiama due di sosta e a 45m. E allora lui continua a salire, salire, fino a uscire dal diedro e sostare sulla cengia che sarebbe stata a metà del mio tiro.. 

Già il mio tiro sarebbe stato triste, pensa ora.. Ma giunto in sosta (un po' di sole!) continuiamo ad alternarci, che abbiamo già perso troppo tempo con la bambola, machard e corde bloccate per Dio. Vai Giorgio che dovrebbe essere più facile ora! Ma temo sempre di essere fuori via: sembra giusta ma anche no, e lo spuntone di sosta sarà questo scomodo?!

Vado io, mi proteggo a friends poi inizio a pensare che ne ho troppo pochi se poi devo fare una sosta improvvisata sfruttando loro perchè non trovo la clessidra.. E smetto di proteggermi. La clessidra infine la trovo, ma mii se è piccina! Un'altra, ma di nuovo piccina. Rinforzo va la.. 

Dai Giorgio, portami fuori, che poi è fatta! Sale il ragazzo, ormai siamo soli in parete, anche quelli della Dimai saranno fuori da un pezzo e già sulla via di discesa. Solitudine che schiaccia.. Raggiungo il mio amico, in sosta su un'interpretazione tutta sua de "lo spuntone", mi guardo intorno e..mah. 

Altro periplo. L'ometto di uscita della Dimai è netto. Lo schizzo sembra chiamare una docile passeggiata su sfasciumi o ghiaia con un paio di passaggi in roccia. Ma il naso all'insù mi mostra un tratto iniziale così, poi solo pareti nere o gialle e labirinti. E nessun ometto. Boh, traverso verso destra, magari il passaggio è la dietro. E così vago per nulla, a rischiare con le scarpette sul ghiaione, e per niente. Non si va in la, non c'è un passaggio ben visibile. 

C'era da salire dove eravamo. Inizialmente su ghiaia, ma poi si arrampica. Mi ricongiungo a Giorgio non senza fatica (era meglio slegarsi e mettere le scarpe normali): cambio scarpe e ci mettiamo a conserva corta. Qualche metro di arrampicata ed ecco il camino nascosto (avessi guardato altre relazioni, si capiva subito che non c'era da gironzolare..). Giorgio sosta, e io parto ad arrampicare: sì, arrampicare, altro che un paio di passi. 
Nuova sosta, tutta a friends e manco tanto affidabile a sensazione.. Dai Gio, vai avanti e portami in cima! AM ancora da arrampicare c'è, per poco però.. Lo raggiungo su un altopiano tutto particolare: tanti sassi e pietre, come fossero stati creati da una frana, ma il cielo non può franare.. Come si sono disgregati e rimasti qua?!

Almeno siamo in cima, con un cielo non limpido ma nemmeno bruttissimo. Sono le 15e30, non ci fossimo persi due volte porca miseria! Panorama spettacolare, veloce sosta a bere e mangiare e sistemare il materiale. Un sacco di foto e un messaggio a casa. 

Però meglio muoversi adesso, ed aspettare per le pacche sulle spalle: la discesa non deve esser semplice. Invece lo sarà più di quello che temevo! Ma trovare in cima un paio di bivacchi di pietra non è di buon auspicio. Figurarsi i pezzi di telo termico in discesa e alla forcella con le Cinque Dita. 

La relazione di Bernardi è fatta bene. Passo avanti a condurre la discesa. Dopo la prima doppia, si risale un po' e trovo metri di corda avvolti attorno a un masso-spuntone che permettono di evitare la seguente disarrampicata, calarsi in doppia e finire ai due chiodi cementati vicini (vicini insomma). Poco sotto una catena non raggiungibile con una sola mezza. 

Scendo di nuovo, le doppie vanno in verticale perciò mi calo con la gravità. Ma invece del cementato trovo uno spuntone con cordini e maglia rapida: devo comunque fermarmi qui. Guardo alla mia destra faccia a monte, e in quel troiaio si vedono altre calate artigianali, che suonano come "improvvisate", non ufficiali (e in una conca brutta..). 

Ma il cementato e di la, un po' sotto di noi, e dalla parte opposta di come è orientata questa doppia! Vado di la, approdo più facilmente del previsto sulla guglia. Da qui seguono altre facili e ben trovabili doppie fino alla cengia e forcella svalicata la quale c'è il tratto di I. Comunque il classico camino pensare che sia solo un IV..mah! 

Che labirinto questa montagna. Che ambiente cazzuto il Sassolungo. Guglie e guliette labirintiche, che nascondono passaggi o ti portano in vicoli ciechi: chi ha aperto le vie normali di queste montagne è stato davvero bravo. 

Un altro paio di doppie facilitano la discesa ed evitano disarrampicate, siamo quasi tranquilli non fosse il ricordo della sorpresa del canalone a scendere dalla Cima di Valbona: speriamo non ci sia neve nel nostro! E per fortuna non c'è, ma gli avanzi di telo termico ci rimettono sugli attenti. Scendere da questa normale col maltempo deve essere un incubo. 

Il canale non è un sentiero ma si va abbastanza bene. Pensare di fare tutto questo in salita e percorre la normale alla Grohmann in salita ci viene male: non credo torneremo su questa cima.. Mettiamo piede sul sentiero che verso sinistra faccia a valle si ricongiunge a quello del Demetz e bona, ora possiamo stringerci la mano! 

Stendiamo i nervi e riprendiamo a ridere e scherzare. Ma oggi non fantastichiamo molto sulle prossime salite, sulle prossime vie: non è stato uno scherzo, il Sassolungo ti lascia sempre con le orecchie basse. Lui poi ora va in ferie, poi ha impegni. Io allenamenti. Va beh, qualche sogno nel cassetto lo tiriamo fuori, ma bisbigliandolo..

Qui altre foto.
Qui report.
Qui nostra relazione sulla base del Bernardi.

mercoledì 15 agosto 2018

Vacanza Vagabonda 5/9: via Kasnapoff alla Seconda Torre del Sella


E dopo qualche giorno trascorso da solo o quasi, eccolo che arriva: Giorgio. Alla carica, voglioso di arrampicare, con ancora quella salita tanto agognata ma che temo e che vorrei tentare se e solo se tutte le altre condizioni fossero favorevoli. E non mi pare lo siano. E allora vada per fare qualcosa in zona Passo Sella

Solo che il ragazzo ne ha un'altra di salita coi controcoglioni: la via Harrer a Punta Grohmann. Già la salita non è uno scherzo, la discesa mi pare pure lei complicata. Ma va bene, andiamo a vedere com'è, il grado dovrebbe essere abbordabile, speriamo si trovi bene la via. Via lunga, si parte presto. E presto vuol dire che il sole deve ancora sorgere, il vento e freddo possono impossessarsi di noi. 

Si passa vicino al Rifugio Valentini e si continua, e intanto scorgiamo un'altra cordata più avanti di noi: ah però! Sulla cresta che si affaccia sulla Val di Fassa il panorama è grandioso, e ora che il sole illumina e colora tutto, la giornata inizia a sorridere di più. Saliamo verso lo spigolo est e poi scendiamo per andare a cercare l'attacco alla base della parete sud. 

Che parete ragazzi, alzi gli occhi e ne manca prima di intravedere la fine. Dopo un po' di titubanze su dove sia l'attacco, decidiamo sia questo con un chiodo. Ma, dall'alto, scendono già pietre: quei due che abbiamo visto stanno salendo la Dimai, e sono ben più in alto di noi e poco delicati pare. Schiantati contro la parete a cercare riparo. Inizio a esser poco convinto. Giorgio parte, sale svelto: la difficoltà dei primi tiri sono trovare la via giusta. Altri sassi. "Giorgio? Sei sicuro?", io sarei già scappato a gambe levate, me lo ricordo bene il Pizzo d'Uccello. Poi la situazione pare calmarsi, inizio a salire anche io, ma verso la fine del tiro si sentono dei bei fischioni, arrivo in sosta e la decisione e unanime: "Giù!". Abbandono di cordino e si scappa, pure allacciarsi le scarpe alla base della via è pericoloso. Ma che cavolo! 

Diventa una gioia tornare al sole sull'erba (la parete seppure a sud era ancora bella all'ombra, angusta, cupa). Un po' meno trovarsi nel bordello della gente che sale ovunque, urla, scalpita, dimostra di non capire un cavolo di dove si trovi, perchè e come. Vabbeh, misantropia portami via. 

Ma ora che fare? Su cosa ripieghiamo? La Kasnapoff alla Seconda Torre del Sella la guardiamo entrambi da tempo, solo che la sua recente notorietà l'ha resa piuttosto affollata in genere. Ma ormia che siamo qui, e con poche idee, andiamo a vedere che dice, se c'è coda o meno. In fondo, Giorgio ha pure già stampato le relazioni.. 

Gente ce ne è, che già sale avanti, e una cordata alla base. Ci lasciano passare perchè gli sembriamo più pronti di loro: se ne pentiranno. Dopo la metà ci raggiungono e gli tocca mettersi ad aspettare chi abbiamo davanti, e anche noi ovviamente. Prima è partito Giorgio, ora parto io. 

Da un'occhiata veloce mi pareva il primo tiro fosse tutto di III. E se così fosse sarebbe una batosta mica da ridere questa fessura e muro verticale che tanto mi impegna. Per fortuna quando arriva il mio amico mi dice che era IV, e che anche lui ha fatto fatica. 

Le cordate davanti a noi ci indicano la strada, anche se una delle lezioni base sarebbe quella di non seguire a gregge chi sta davanti ma metterci del proprio. Saliamo disinvolti, data l'asperità della parete precedente, qui ci si sente più tranquilli, e sbagliamo.. E intanto vola giù pure un friends a Giorgio, mentre mi maledice perchè io gli metto il moschettone mentre lui li infila nel porta materiali. Adieu BD blu del 3.. 

Fino alla quinta lunghezza (Bernardi), la rampa tutto fila piuttosto liscio. Sì, siamo leggermente in coda e aspettiamo la cordata davanti a noi, ma tutto va ancora piuttosto bene: ovvio vorrei essere fuori al più presto dato il cielo non proprio sereno. Siamo sempre all'ombra e abbiamo pure freddo.. 

Ma qui mi sa che stiamo iniziando a sbisciolare un po' per la parete.. Ormai a ogni sosta raggiungiamo Cecilia a Annalisa, mentre il loro capocordata è già avanti. E complice il fatto che non possiamo passargli sopra, ci "fidiamo" delle loro soste e le raggiungiamo ogni volta. 

Arrivo a sostare (la nostra settima sosta) probabilmente troppo avanti rispetto a quanto indicato dallo schizzo (Bernardi), finendo nella nicchia che starebbe a metà del tiro: ma oramai sono qui.. Meglio, così Giorgio ha il passo chiave di IV+ subito alla partenza. 

Studiando bene la situazione, e come si sono mosse le ragazze prima, il mio amico passa e sale..poi..il dramma: va troppo a destra. Col senno di poi, guardando lo schizzo è chiaro che abbiamo sbagliato: ma seguendo gli altri, e vedendo che la sosta è in mezzo a due spigoli, sembrava giusto. Peccato che uno spigolo lo avessimo già passato, e quindi non ci fosse da superare anche l'altro. 

Fatto sta che ci ritroviamo su una piazzola nemmeno troppo scomoda ma con una sosta non proprio bella. In quattro, visto che io ci arrivo quando il capocordata davanti è già andato e con Giorgio che mi dice "ora sono tutti cazzi tuoi": vedo un boulder. 

Prova a partire Annalisa, ma già vedo che il ragazzo davanti ha fatto un tirone lungo con la corda che gli tirava tantissimo. Prova ma non passa, "vola" un po' di volte su questa sosta non esemplare..no good. Cecilia le offre la schiena, ma Annalisa è entrata un po' nel panico: ci sta, questo passaggio non è di certo un IV (lo daremo di VI).

Chiedo e ottengo di passare avanti, così riusciamo a spostarsi su una sosta migliore, sovraccaricare meno questa, e magari riesco a dare una mano a parancare le due malcapitate. Sempre che io riesca a salire però.. Non ci provo nemmeno mezza volta: la combriccola è ilare, con le due ragazze abbiamo già scherzato parecchio nei tiri prima, e ora paventiamo l'alpinismo di una volta, quello delle scale umane.

"Cecilia ci conosciamo da nemmeno un paio d'ore, ma se mi offri la tua schiena, la uso volentieri". Detto fatto, anche se in tutta onestà la uso pure poco: partire non è facile, ma il piede la lo devo spostare se voglio salire. E salgo. Bene, il più è fatto. Ehnno! Proseguo seguendo la corda di chi mi sta davanti (ha urlato di esser tornato in via).

Traverso ascendente verso sinistra, rari chiodi e difficile possibilità di proteggersi: parecchia corda "fuori", cosa non positiva nemmeno per il mio amico padre di famiglia. Ma sono fiducioso di potercela fare, anche se sento le corde che iniziano a tirare. Chiamo il ragazzo per sentire dove sia, è vicino, devo solo salire un altro..cazzo non vengono le corde, e non sono su del III.

Tira come un matto, tienile in mano, cerca di salire, eccolo ed ecco la sosta! Ma da me a lui ci separano 4m di ghiaina su terreno appoggiato: io non riesco a salire con la corda così bloccata. Se scivolo m'ammazzo e tiro giù un fracco di pietre "Mi passi una corda che mi isso?", e così riesco a salire mezzo parancato. La sosta non è poi bellissima manco questa, lavorano quasi solo i friends..

Piazzola larga e comoda. Corda bloccata, fatica immane per recuperare, mi tocca fare il paranco. Manovre da CAI, risate a non finire, ma due braccia ghisate come non mai. Piano piano ci ricompattiamo tutti e tiriamo un sospiro di sollievo. Ora la cima pare vicina e le difficoltà blande. Poveretto il tedesco che ci ha fatto passare alla base e che ora attende a ogni sosta il suo turno vedendo quanto siamo brocchi.. 

Due tiri e siamo in cima. Due tiri spensierati dopo le fatiche precedenti e la paura del "dove diavolo siamo finiti?!". Meno male doveva essere un ripiego: non è stata mica banale! Almeno la discesa lo sarà, se mi ricordo bene

Di nuovo tutti insieme in cima, a ridere e scherzare e mangiare qualcosa. Mi pareva tutti avessimo comunque fretta visto il cielo, quindi dopo poco io e Giorgio ci avviamo per scendere verso la prima doppia, convinti che ci avrebbero seguito. E invece a malincuore i due toscani e la modenese restano indietro: niente birretta insieme ahime.. 

La discesa è un po' tortuosa, qualche doppia per evitare di disarrampicare del II grado esposto. Meno male siamo tra gli ultimi a scendere, così nessuno ci lancia pietre in testa, che io sono già abbastanza traumatizzato dai fischi gravitazionali. 

Impossibile arrivare all'auto in tempo per poter scendere a prenderci la colazione per domani, toccherà fare coi biscotti che mi sono portato di scorta da casa. Ed è meglio mettere a posto la roba adesso, che dopo cena non ne avremmo voglia mezza: alla fine non abbiamo scalato la Punta Grohmann ma abbiamo trottato parecchio oggi. Una bella pizza ci sta, poi a nanna al nostro "chalet fiat".

Qui altre foto.
Qui qui report.
Relazioni a bizzeffe su web e su guide (Bernardi, IV grado, ...), ma come detto..tante varianti e soste intermedie e chiodi e protezioni sparse...

martedì 14 agosto 2018

Vacanza Vagabonda 4/9: ogni tanto si riposa

La sveglia la punto, ma quanto si sta bene nel sacco a pelo.. Guarda fuori e mi pare che nel buio prima dell'alba, non si vedano stelle.. Dormiamo ancora un po' poi vediamo. Altra sveglia e vedo bene le nuvole. Gocce di pioggia. Meno male non sono partito! Poi ne verrà giù tanta..

E allora riposo! O meglio, nuovo trasferimento destinazione Val di Fassa. Dopo aver sentito Giorgio e concordato per mete arrampicatorie in quella valle, mi fiondo per strada per poter arrivare in tempo per concedermi anche un po' di relax in sauna: Dolaondes arrivo! E ci sta.

lunedì 13 agosto 2018

Vacanza Vagabonda 3/9: Monte Vioz da Peio

"Quando trovi un altro matto come te che..". In Val di Sole passo sempre volentieri: la conosco, ci trovo amici, so dove andare. E guarda caso c'è anche un mio omonimo che pure lui fa trail (lui li fa, io ci provo a farli), e anche se ci sono salito l'anno scorso, tornerei volentieri sul Monte Vioz a fare fiato e gamba. Un messaggio ad Andrea ed è fatta. 

Solo che lui è qua con la famiglia, e per non abbandonarli troppe ore, vuole fare una partenza un po' assassina. Si parte dal campo sportivo di Pejo con le frontali.. Questo ci permette anche di goderci una bell'alba: il Brenta che si delinea nel cielo, la Presanella che si illumina man mano.. 

Si chiacchiera e scherza, non è male essere in compagni dopo due giorni solitari. E da questo personaggio ho pure tanto da imparare, perciò ben venga! Arriviamo alla parte rocciosa che gli impianti sono lungi dall'essere aperti, e ciò ci consentirà di salire senza incrociare quasi nessuno ne farci superare da nessuno. La montagna tutta per noi. 

Ritmo non frenetico, ma nemmeno blando. Arrivare al sole da sollievo, anche se mi sa che durerà poco: le previsioni davano un peggioramento nella tarda mattinata, ma in tutte le valli è già presente il tappeto di nubi. Dopo poco più di 3h siamo al Rifugio Vioz Mantova a stringere amicizia con un coso peloso bianco, poi dritti in vetta. 

Spettacolare arrivare a 3645m in scarpe da trail (senza correre il rischio di morire su neve in crepacci) è spettacolare. E il paesaggio ancor di più. Non fosse la gran sofferenza dei ghiacciai.. Un po' di foto e giù al rifugio per una fetta di sacher. 

Il coprifuoco di Andrea sta per scadere, ci fiondiamo giù. E riusciamo a esser davvero svelti, in poco più di un'ora e mezza risiamo alle auto, così anche lui è in ritardo solo di 40minuti. Saluti e alla prossima! Io mi faccio un giretto alla Riserva faunistica di Pejo e poi..altra piscina, altra doccia.

Qui altre foto.

domenica 12 agosto 2018

Vacanza Vagabonda 2/9: Alta Via Adamello, dal Rifugio Città di Lissone al Prudenzini e poi fuga in autostop

Il gestore del  Rifugio Città di Lissone è gentilissimo, si sveglia anche lui a farmi la colazione. Non ho molta voglia, e infatti sono lento a prepararmi: finisce che non mi serve più nemmeno la frontale. Mi avvio con poche speranze di concludere l'Alta Via dell' Adamello, ma con la promesso di tornarci. Mi addentro nella Valle Adamè col classico vento sferzante.. 

E dopo poco mi raggiunge Giuseppe esordendo con un "data la tua età dovresti volare!", e già si presenta male. E invece è un altro esempio di vita. Stamattina è salito al Lissone, e ora prosegue un po': è sotto un (altro) ciclo di chemio, ma prima dei prossimi esami che lo terranno a digiuno per 4 giorni vuole continuare a fare ciò che gli piace. Solo che arrivato alla Baita Adamè dovrà tornare indietro perchè deve andare ad assistere sua madre anziana. Ah, dimenticavo, ha quasi 70 anni. Quando pensate che la vostra vita sia una merda, pensate a persone come questa. 

La lunga valle Adamè, acquitrinosa, e danzando sulle pietre un piede finisce in fallo e dentro nel fango fino alla caviglia. Partiamo bene. Cartello, bivio per la salita al Passo Poia. Salitona, tipico passo adamellico per passare da una valle all'altra, e ce ne sono tante di valli da passare. Pietroni, tratti attrezzati, esposti. Uno stambecco che mi guarda interrogativo: e che resta a guardarmi per minuti! 

Il sole arriva a scaldarmi, ma c'è poco da sedersi sugli allori. Discesa tecnica, col ginocchio che duole (in salita vado a gonfie vele invece) e la mente che si sta decidendo che sia meglio evitare di proseguire oltre: magari arrivo al Rifugio Gnutti, ma poi meglio scendere che tanto visto il meteo e il ginocchio il giro non riesco a chiuderlo tutto, e comunque ho ancora 7 giorni davanti, giorni che non vorrei passare a "letto" dolorante e stanco. 

Scendo svelto vero il Rifugio Prudenzini, dentro la Val Salarno: altra bella valle, erbosa e acquosa ma che poi si chiude su giganti di granito. Giganti solleticati dal sole ma anche da qualche nuvola. A valle invece la coltre è uniformemente grigia, e mentre divoro una fetta di torta al rifugio questa coltre si avvicina. 

Bon deciso, ciaone alta via, scendo. Sono al Rifugio Prudenzini, devo essere prudente. Zero voglia di rischiare un temporale o la pioggia a 2800-2900m, rocce scivolose, farmi male, bagnarmi, giocarmi i restanti giorni di ferie. Scendo cercando di spicciarmi il più possibile: sembra che corrò incontro al maltempo, che pirla. Gente che sale e mi chiede come mai scendo già: "guardati intorno..". 

All'Albergo Stella Alpina metto piede sull'asfalto senza aver preso una goccia d'acqua, ottimo. E ora? 17km mi separano dalla stazione di Cedegolo. 4 me li faccio a piedi, ma giunto a Saviore all'Adamello giunge il tempo del pollice alto: autostop! Trovo un primo passaggio fino a Cevo, poi ricomincio, e dopo un paio di km mi da un passaggio un ragazzo addirittura fino a Capo di Ponte.

Qui il sole splende, ma lassù molto meno. Ho fatto bene. Avviso chi di dovere, e mi preparo alla fase logistica di: prendere il treno, tornare all'auto, cambiarmi, andare in piscina a Edolo per nuotare un pochetto e far la doccia, lavanderia self service, acquisti vari, asciugatura vestiti lavati, e via verso la Val di Sole!

Qui altre foto.

sabato 11 agosto 2018

Vacanza Vagabonda 1/9: Alta Via Adamello, da Breno al Rifugio Città di Lissone

Ritrovandomi da solo senza possibilità di alta quota o di arrampicate, aprendo la cartella delle cose da fare se ne esce l'Alta Via dell' Adamello: gran bei posti e l'occasione per un bel allenamento. Pecco di presunzione a pensare che sia quasi una passeggiata però..

Parto da Breno, in modo da avere la macchina comoda per quando tornerò in treno. Sarò assonnato io e quindi in preda a una cecità spot, ma il sentiero di salita non è ben segnato e ben presto mi perdo (devo essermi perso un bivio). Pessimo inizio considerando quanta strada ho davanti, e che voglio finire l'alta via in due giorni (ovvero finchè il meteo regge). 

In assetto da trail vado svelto, ma mica volo. E percorrere gli spazi chiusi della salita a Bazena non aiuta: ma giunto lì, i prati verdi mi accolgono in modo caloroso. Colazione al Rifugio Tassara. Ora bisogna carburare e arrivare più in la possibile! Quanto? Lo scoprirò solo trottando, ma meno di quello che speravo: ho sottovalutato la difficoltà tecnica di certi tratti, salite difficili e discese non corribili.

Finchè passo su massi grossi posso adottare il passo che mi piace di più, il "dancing on the rocks". Concentrato sempre, una caduta sarebbe rovinosa siccome non finirei su dolci materassi. E intanto imparo una lezione che continuerà anche dopo: madonna quante curve, e la tua meta è sempre dietro la prossima curva o passo! 

Arrivo al Rifugio Tita Secchi con le nuvole che già volteggiano sulle cime intorno, vicine e lontane. Dal Passo di Blumone fuggo per l'incombenza di un bello scuro sulla cima omonima (Cornone del Blumone, spero ci rivedremo presto in sede invernale..). Sembra vicina la prossima meta..e invece no.

Tutto particolarmente stressante, un itinerario dove serve tanta testa (sopratutto se vuoi percorrere ciò che la gente fa in 7-8 giorni in..2): sali un passo, arrivi dentro una valle e dovrai salire a un altro passo. Traversi e valloni sterminati. Terreni infidi. Tratti esposti e alcuni attrezzati.

Come adesso. Raggiungere Bocchetta Brescia pare interminabile, non si capisce dove e quando il sentiero bucherà questa frastagliata cresta, quando e dove inizierà a salire. Almeno l'ambiente è da favola, anche se ti "schiaccia". Poi ecco la salita, si passerà la in mezzo! E invece no, cavi metallici portano altrove, nuvole sempre più minacciose intorno. 

A Bocchetta Brescia prendo un attimo di fiato, il Rifugio Maria e Franco è ormai a vista. Ma tra me e lui ci sono altre rocce e discesa da stare attenti: un panino e una coca cola però non me li toglie nessuno. Leggo la relazione, e scopro (io sì che studio a casa!) che per arrivare al Rifugio Città di Lissone mi aspetta il tratto più tecnico e impegnativo. Le nuvole.. Ok che sono solo le 13, ma già mi fan paura.

Titubante se chiedere qui un posto per la notte, chiedo info al gestore "Ma com'è il tratto per arrivare al Lissone?" "Il più bello di tutta l'alta via!" "Eh, ho capito, ma non vorrei prenderci un temporale in cresta.." "Tranquillo, io sono all'asciutto!". Simpatico il John Lennon di Passo Dernal.

Mi rimbocco le maniche e parto, ora però devo cercare di essere svelto e in discesa sfruttare la gravità: poche centinaia di metri e volo per terra a tuffo d'angelo. Ginocchio, gomito, e pure una bottarella alla testa (che per fortuna ritraggo d'istinto limitando i danni). Una leggera nausea, poi mi riprendo e cammino dolcemente dato il dolore. Che palle, ci mancava questa. 

Un po' di moto giova alla zampa, e riprendo il mio passo. Arrivare al Passo di Campo è una bazzecola, il bello viene dopo. Sentiero stretto, esposto, non si può correre. Poi risalita di rocce misto terra attrezzate e con annessa cascata a lato. Supero delle persone (vederle mi rincuora, mi schiaccia pure la solitudine). Ma dietro una pendenza, ce ne è un'altra. 

E sali ancora, per poi approdare sulla Cresta di Ignaga. E ben presto il mio pensiero vola a quanto fa schifo la guerra, a cosa i soldati hanno dovuto sopportare. La tratta è bella, panoramica, suggestiva, ma esposta. Molto esposta. Tanto esposta che ci sono km di tronchi piantati a fare da passerella. Non fosse per le nuvole e la paura, ci sarebbe da godersela a pieno. Non finisce mai.. 

Intravedo Malga Lincino, e intuisco quanto ripida deve essere la discesa. Fa caldo al sole, faceva freddo al vento. Mi sa che al rifugio mi fermo e ci passo la notte, non avrei il tempo per arrivare la prossimo e comunque meglio che riposo un po' il ginocchio. Con calma e attenzione scendo, ma non riesco a evitare una nuova caduta che va a impattare sugli stessi punti precedenti. 

No no, al rifugio mi fermo e mi bevo la mia birra! Ma non ci molla il sentiero, anche in piano delle sorprese ci sono: tratti franati ripristinati, catene, acqua. Eccomi al Rifugio Città di Lissone, dopo 11h, 46km e quasi 4000m di dislivello. E due cadute. Mi voglio fare pure una doccia, il cambio ce l'ho (anche se come asciugamano ho una salvietta di 100x20cm: comodissima e asciuga un sacco, eh). 

Stanco, malandato, e col meteo che non promette bene. Domani vediamo che fare, intanto chiedo la colazione presto. E mi godo un bel tramonto, anche sul Monte Foppa.

Qui altre foto.