sabato 16 marzo 2019

Onion attack, assedio al Monte Cipolla: Banana e Cipolla (AG1 2019)

A dispetto di quanto detto da Roberto due settimane fa "io per 10 anni qui non ci torno", siamo invece di nuovo diretti verso la conca del Bargetana per salire i canali nord e nord-ovest del Monte Cipolla, ma stavolta con gli allievi del Corso AG1 2019 del CAI di Carpi.
Stavolta l'avvicinamento dovrebbe essere nettamente più breve, visto che mi arrivano voci e informazioni sulla percorribilità della strada forestale che conduce al parcheggio cosiddetto "estivo" per il Passo di Lama lite. Fiducioso di ciò non stresso nemmeno la gente con orari di partenza che gli amici parmensi definirebbero "modenesi": l'accesso stradale e il conseguente avvicinamento sono l'ansia principale della giornata.
Evito alle ragazze e ragazzi la colazione a sacco, grazie alla Caffetteria Piccolo Paradiso nella quale svuotiamo la vetrina delle brioches. E ora via verso l'avventura stradale! "C'è solo qualche chiazza di neve" dicevano. "Con le gomme da neve o con le catene dovreste venire su" dicevano. (sto scherzando, è chiaro che chi molto gentilmente mi ha dato queste informazioni l'ha fatto in buona fede, e specificando che loro erano saliti con un fuoristrada 4x4 e con le catene) E invece già quella che doveva essere la prima chiazza di neve si rivela una striscia di centinaia di metri, dentro la quale ci piantiamo appena lo spessore del manto nevoso supera i 5 cm. Fine dell'avventura: si parcheggia qua e si parte a piedi. Inizio della fatica.
Quanto può essere noioso camminare su una forestale senza nessun panorama e senza nemmeno guadagnare quota, anzi perdendone! Ma ormai siamo qui, e possiamo considerarlo tutto allenamento fisico e psicologico! E soprattutto può essere sfruttato per fare due chiacchiere con i miei compagni di cordata di oggi: Francesco e Soana. Chiacchiere che dopo qualche decina di minuti raggiungono il culmine con io che in contropiede gli dico "Ma parliamo un po' di voi: cosa sapete fare in montagna con picozza e ramponi?"
La ciurma all'assedio del Monte Cipolla si è sparpagliata fin dall'inizio, con ogni cordata che fa avvicinamento coi propri tempi e proprio passo. Raggiunto finalmente il parcheggio dove avremmo sperato di arrivare, inizia la salita per sentiero dove (alleluja) si riesce a incontrare un po' di neve ogni tanto: non smetterò mai di dirlo, che inverno non inverno quello 2018-2019.
Dal bosco appare quasi soltanto all'ultimo minuto il Monte Cipolla: ai miei compagni di cordata lo indico come "Eccolo, quello è il Monte Cipolla, l'ambita cima che tenteremo di conquistare oggi, di cui tenteremo di varcare la vetta".
Al Passo di Lama lite, raggiunto all'invidiabile orario delle ore 9, è il momento di cambiare assetto da trekking invernale ad alpinismo invernale. Canzonata quanto basta Anna per i suoi bellissimi ramponi dove il tecnologico cordino ha sostituito la barretta metallica, e constato che pure il mio Francesco ha qualche problemuccio coi ramponi, per il resto siamo prontissimi
Scorrendo sotto i primi canali nord del Monte Cipolla troviamo FedericoP e AnnaM che stanno già salendo, così come FedericoR e FabioSe. Pure Roberto e Marco si fermano in questa zona mentre io proseguo verso il Lago Bargetana: l'altra volta avevo adocchiato un canalone non relazionato vicino a Gocce di Roccia che vorrei andare a esplorare. Anche Mirco con Luciano mi seguono, gli consiglio di andare a salire quello l'itinerario affrontato con Fabio due settimane fa. A proposito ma dov'è Fabio con Andrea ed Emanuela? Sta a vedere che hanno sbagliato strada in avvicinamento e sono rimasti indietro.. E invece no, eccoli che mi hanno fregato il canale che volevo salire io!
Vabbè ciccia, mi ci infilo anche io perché voglio vedere com'è. Tanto da sotto non sembra per nulla ripido, con un po' di roccia ai lati per potersi proteggere, e quindi perfetto per la prima uscita di Francesco e Soana che coi ramponi potrebbero non essere molto confidenti. Scorriamo avanti, per poi risalire dietro un dosso in modo da poter esclamare un bel "bu!" alla cordata FabioSca Emanuela Andrea e spaventarli a dovere.
Solo che siamo sbucati più alti rispetto a dove loro hanno fatto sosta e da una veloce ricognizione mi pare che quello fosse il posto più adeguato e probabilmente migliore per farla: sopra di noi ci sarebbero altre rocce ma sono esposte a cadute di pietre dalla parete, mentre l'anfratto dove stanno gli altri tre è ben più riparato. Colgo l'occasione per mostrare la discesa su pendio con ramponi
Sosta su picozza più fittone e mi preparo a partire. FabioSca ha fatto un tiro e poi sosta: per non incrociarci e visto che sembra che la parte iniziale sia quella più facile dico ai miei che inizialmente procederemo in conserva protetta sì. La parte bassa della Banana, dolce e che curva verso destra.
Tra l'essere partiti tardi e aver parcheggiato ben più lontano di dove si sperava, ormai si è fatta una certa ora, e la neve anche per questo non è certo come due settimane fa. Molto variabile con tratti buoni e tratti sufficienti, ma ben venga come prima uscita didattica così ci si rende conto di quanto sia importante trovare buone condizioni legate a meteo e orari.
La roccia sulla parte sinistra consente di proteggersi abbastanza bene: oddio questo vuol poi dire 2-3 protezioni in 55m, e col materiale che ho vuol dire anche poter salire 150-200 metri di corda prima di terminarlo. Temperatura e vento (molto meglio del previsto/temuto) consentono una salita fluida senza nè sudare né avere freddo La giornata è bella limpida, ma il sole ce lo potremmo godere solo all'uscita. Adesso tutta ombra, e meno male.
Su uno shanghai di roccia riesco ad approntare una sosta su un masso incastrato e fittone. Recupero i miei che salgono senza troppe difficoltà su un pendio sui 40 gradi. Posso pure permettermi di far scorrere le corde recuperate verso il basso, senza accumularle sotto i miei piedi, così quando ripartirò il loro scorrimento sarà più fluido: spettacolo.
Io me ne sono rimasto tutto a sinistra mentre Fabio è salito sulla destra. Chissà le altre cinque cordate come se la stanno passando.. Questo canale ha una forma di banana: dalla sua partenza sale piegando verso destra e poi lo scivolo nevoso prosegue verso sinistra. L'uscita è nascosta dallo shanghai di roccia, mentre vedo distintamente che dritto sopra di noi la parete presenta del misto appenninico con neve erba e sassi, mentre verso destra un altro scivolo nevoso più ripido è più bianco. Questo porta su una selletta che dovrebbe essere anche quella della cresta di uscita di Gocce di Roccia. Sembrerebbe pure bella come opzione per uscire, ma il colore troppo bianco della neve mi fa pensare che potrebbe essere del riporto poco trasformato, quindi meglio evitare.
Dalla nostra prima sosta direi che con un paio di tiri di corda siamo fuori, quindi tanto vale passare a questo tipo di progressione per mostrargli entrambe. Quello sprocco di roccia lassù potrebbe fare al caso mio per metter giù delle protezioni idonee sulle quali fermarsi. Riparto per scivolo nevoso mediamente più ripido del precedente, abbandonando ben presto la linea sinistra per passare su quella di destra.
Ecco però che vedo quello che non dovevo vedere. Dallo sprocco roccioso dove ho fatto sosta, c'è una lastrina di ghiaccio sulla destra: e come se un assetato vedesse un bel boccale di birra fresca, come se un affamato vedesse una bella pizza fumante, come se un arrapato vedesse.. ma lasciamo stare, ci siamo già capiti. Inizio a guardare la parete sopra di me: l'uscita logica della banana è sinistra, ma dritti (sulla cipolla) sembra esserci neve nettamente migliore che altrove, quella neve col viagra che tanto piace a ramponi e piccozza.
Sosta su due friend e pure su un chiodo, e chi se lo immaginava che oggi avrei piantato un chiodo da roccia? E soprattutto potevo immaginarmi che sul tiro successivo ne avrei piantati altri tre? Recupero Soana e Francesco che salgono senza problemi mentre continuo a dare qualche occhiata alla parete sopra di me, dicendomi però che forse è meglio non esagerare, o comunque chiedere parere ai miei compagni di cordata come è giusto che sia. Da qua non sembra neanche tanto ripida, cosa che invece risulterà quando ci sarò dentro.
Intanto vedo che a Fabio tocca scendere per recuperare un friend incastrato, cose che capitano. Sicuramente meglio qua che su una via di roccia! Arriva Soana che trova immediatamente quella classica sacca d'aria coperta scherzosamente di neve che si forma alla base degli affioramenti rocciosi, e ci sprofonda dentro. Arriva anche Francesco che mi fa notare quanto fosse bello lo scivolo nevoso sulla destra ma al quale spiego che rischiava di essere con neve non trasformata, oppure completamente trasformata chissà, ma non mi andava di rischiare.
Interrogo i miei sul loro stato di forma fisica e psicologica, e sentitomi rispondere che va tutto bene mi tranquillizzo'. Ancora indeciso se prendere la variante di uscita in parete appenninica o se proseguire sullo scivolo.. ci potrebbe anche stare di andare a prendere qualcosa di un po' più difficile così da fargli provare.
Riparto verso sinistra, verso quella che sarebbe l'uscita logica e abbattuta, mi sposto leggermente verso destra giusto per saggiare un po' la neve: trovata bella dura come piace a noi appenninisti, non resisto al richiamo. Guardo in su, sembra fattibile, prendo la linea diretta in parete. La cipolla: dal gusto inizialmente dolce, ma che poi pizzica, pizzica, pizzica sempre più.
A saperlo che era così, non ci sarei andato. Quella che pareva una pendenza accessibile risulta invece aumentare (pizzicare) man mano che si sale. Neve molto buona, spessa quanto basta per piantare con sicurezza e fermezza ramponi e piccozze, ma non per metter giù fittoni. E pure la roccia è avara di spunti (e spuntoni! Battuttaccia): mi tocca piantare un chiodo.. Ma ormai son qua, e non torno giù. Solo che arrivo a quella roccia fessurata che pare pure uno spuntone, ci faccio sosta, recupero i due e li faccio uscire che tanto mancano 2m.
Bello eh, ripido, neve buona, misto appenninico, piccozze in trazione. Ma quella roccia resta inaccessibile troppo a destra (e comunque è marciotta), punto quella sopra di me, ma mi dicono che la corda è quasi finita. Ohi ohi.. Raggiungo la roccia, inizio a piantar chiodi ma restano mezzi fuori, friends che lavorano con una parete d'appoggio mobile.. Toh, Mirco e Luciano! "Mirco, ma se esco da qua trovo il prato vero?! "Esatto! impossibile fare sosta" "Eh.. Mirco, vieni un po' qua sopra che mi lancia una corda e mi fate sicura a spalla!" finire in conserva qui, anche no.
La cipolla pizzica! Ma non ci fa piangere troppo. Messo in sicura da due energumeni, posso uscire con tranquillità mentre sotto smontano la sosta e partono. Smollo una corda a Mirco e l'altra la tengo io per recuperare Soana e FrancescoB a spalla, mentre Luciano mi tiene assicurato a spalla pure lui. Spalle al cubo! E anche i miei due si divertono sul tratto della cipolla, croccante.
Eccoci tutti fuori, foto di cordata ma anche di cordata allargata: l'unione fa la forza! I prati della sommità del Monte Cipolla diventano quindi luogo di svacco per gli indomiti corsisti: redistribuzione del materiale, cibo, bevande.
Intanto aspetto Fabio al quale ho detto "Veh, dove sono salito non è mica tanto tranquilla la cosa..", e così se ne esce più a sinistra, ma..con gli ultimi metri belli dritti pure lui! Gli vado incontro per dargli una mano a recuperare a spalla Emanuela e Andrea, restituisco il favore al mondo.
Arrivano anche Tommaso con AnnaT e FrancescoL. E così siamo quattro cordate quassù e..le altre? Un'occhiata all'orologio: ammazza se è tardi, saranno giù da un pezzo ad aspettarci! Essendo già mangiato e bevuto, faccio bere e mangiare gli altri e gli faccio su le corde per recuperare tempo prezioso.
Giù alla svelta, e Mirco si mette in formato "faccio scivolare il culo". Cielo terso e limpido, peccato sulle Alpi ci sia perturbazione, altrimenti avremmo visto anche il Monte Rosa oggi. Con una bella neve patocca e cotta dal sole, raggiungiamo gli altri, dove si è consumata la tragedia.
Serve la dottoressa AnnaT per rincuorare il malcapitato FabioSe. La volpacchiotta che si aggira a elemosinare il cibo dagli umani di passaggio, non ha resistito a un assaggio di carne vera e viva: una volta sportole la mano col cibo, lei si è azzannata il dito! (scena magnificamente immortalata dallo scatto di FedericoR)
Breve sondaggio "Ragazze e ragazzi, visto l'orario e il rientro che ci aspetta, che volete fare? Un po' di didattica o teliamo via?", veloce risposta "teliamo!". Ognuno si ferma a osservare compiaciuto la salita effettuata mentre rientriamo al Passo di Lama Lite. Onion attack!
Noiosissimo rientro sui nostri passi, sui 3,5km di forestale dove dietro ogni angolo speriamo trovare la macchina, fino a giungere alla conclusione che devono avercela rubata, impossibile non averla ancora raggiunta! E invece no, è ancora la, la troveremo..

Qui altre foto.
Qui la guida della zona.
Qui report e mini relazione (per quello che può contare: in questi luoghi e con queste condizioni, le linee sono effimere, ogni salita può considerarsi la "prima", ma senza poi aver ripetizioni in quanto scema in mezzo a più o meno neve).

sabato 9 marzo 2019

A spasso con la guida: via Archai

Che sarebbe stata dura lo sapevo fin dalla partenza, anzi fin da quando la giornata ha preso l'orientamento di andare su roccia. Che sarebbe stata così dura fisicamente, invece no. Ma nemmeno che psicologicamente sarebbe andata così fluida.
Purtroppo ormai di arrampicabile e che non già arrampicato ad Arco sta rimanendo veramente poco e Giorgio, la pseudo guida alpina che oggi mi porta a spasso, punta sempre in alto: il VI diventa d'obbligo. Rigettata la proposta di due vie che reputo temibili dalla notte dei tempi (altri tentativi o proposte o racconti di ripetitori), faccio l'errore di dirgli "Ma sì, Archai sembra l'unica abbordabile".
Dopo aver parcheggiato allo stadio ci dirigiamo verso le Coste dell'Anglone. Ne abbiamo un po' da camminare siccome abbiamo parcheggiato comodi per la discesa: speriamo che la discesa venga veramente da lì! Il ricordo della Piccola Piramide e della sua rocambolesca ritirata è ancora vivo nelle nostre menti. Ridendo e scherzando eccoci alla base della parete: deglutisco.
In controtendenza rispetto alle nostre abitudini parto io per il primo tiro essendo il più facile della via. Magari da primo riesco a farlo, forse anche il terzo e forse un altro più su: per tutto il resto lascio la palla a Giorgio perché io già so che non ce la potrei fare. Almeno che mi resti lo pseudo divertimento ti arrampicare con la corda dall'alto. Osare sì, ma in sicurezza.
Parto io quindi, e ok che sul primo tiro c'è solo un passaggio duretto, ma mi rincuoro nel vedere che me lo bevo abbastanza bene. Siamo partiti presto, ma inizia già il timore di avere cordate dietro che spingono e pressano. Invece tutto oggi saremo da soli sulla via, e anche questo mi pone certe domande a posteriori..
A Giorgio il tiro placcoso, su quella pancia di balena con giusto quelle poche asperità dove le scarpette possono fare attrito, e quelle ditine dove le mani possono dare un tocco in più di equilibrio, ma nulla più.
Ultima alternata per un po', vediamo se i due tratti da azzerare sono davvero fattibili. Intanto un bel traverso liscio ma per fortuna poco inclinato, e poi un passo e due azzeri belli fisici per issarsi in alto. Mi dirigo alla sosta, e mentre recupero il mio amico guardo perplesso il successivo tiro.
Tre lame. Metri e metri di tecnica e fisico che non ci molla mai. Tra l'altro molto da proteggere: oddio, quelle fessure sembrano fatte apposta per i friends, ma bisogna riuscire a mettercele! Son già ghisato.
L4 per Giorgio, L5 per Giorgio: il grado atteso non lascia dubbi. Bel traverso in esposizione, per poi dover salire per un altra fessura, e se anche la guida si ferma a riflettere sul senso della vita, allora vuol dire che è dura. Placca lassù, e qualche altro momento di riflessione è dovuto: la vita è un tema importante!
E che dire di L6? Uno zig zag dove lo zag è sul niente, piedi che cercano invani qualche asperità trovando solo vetro liscio. Un passo in azzero dove il ragazzo deve inventarsi un vai e vieni per poter passare, e anche girare l'angolo dello spigolo è una bella fatica. E io, da secondo, patisco pure di più.
Dai, L7 posso provare io da primo! Abbassa la cresta.. Parto, psicologica svolta dell'angolo, camminatina e poi muretto. Provo tranquillo, se ce l'ho fatta sul primo tiro, ce la dovrei fare anche qui. Troppo ottimista: un metro e mezzo sopra lo spit non trovo più nulla, sento che.."Giorgiooooo bloccaaaaaaa" e volo giù. Un volettino piccino, ma il mio primo in carriera. Provo pure a ripartire, ma nulla, Una staffa, ma l'alluce picchia contro la roccia. Fanculo, faccio sosta, recupero Gio, e che lo risolva lui l'ultimo problema di Arco.
E ora il tiro più bello, quello in cui sembra quasi di essere in montagna. Quello su cui sento Giorgio sbuffare un po' (di nuovo), ma anche quello dove inizierà a riecheggiare nella valle del Sarca "parancaaaaa", e dammelo questo aiutino che sono cotto brasato!
Sostone sotto il tettone, svoltone dell'angolone, traversone e fessurone. Un tiro tutto one insomma. Questa via non ci molla più, varia e tecnica, ma anche fisica. E sopratutto, con un bel po' di traversi perversi!
E sarà ben finita adesso! E invece no, anche l'ultimo tiro presente alcuni passaggi ostici. Articolati, con quella fessurina lassù dove Giorgio fa il suo ultimo resting e io la mia ultima parancata.. Però dai, almeno dopo il voletto non gli ho detto "caliamoci!" (anche perchè con tutti questi traversi non credo sia possibile).
Eccoci fuori dalla via, su un comodo pianoro dove posso lanciare via le scarpe che mi fanno male ai piedi, mangiare un panino mentre ottimizziamo i tempi sistemando il materiale e dividendo con il mio amico il Mars. Meglio però non cincischiare troppo perché il sole se n'è andato da mo', e qua è un attimo che viene fresco.
Ora ci vorrebbe la colonna sonora di Stanlio e Ollio. Ci avviamo per la discesa prendendo la traccia che va verso destra faccia monte, poi però per un'incomprensione per cose dette a voce troppo bassa o per la mia sordità: cominciamo a seguire una traccia sbagliata per poi tornare indietro e prendere la forestale per poi tornare indietro e prendere una traccia sbagliata per poi tornare indietro e sentirmi dire da Giò "ma prendiamo la traccia con gli ometti!". E io che gli dico "ma perché non me l'hai detto prima che c'erano gli ometti?" "Ma te l'ho detto!" "Ma non ti ho sentito!" "Ma mi hai risposto!" "Ma che c****!".
Discesa rapida verso la macchina, nella speranza di arrivare a un orario decente per poter essere a casa per cena dalle nostre belle. Un po' di corsetta con lo zaino e l'imbrago tintinnante ed eccoci alla macchina, dove la prima notizia che leggo sul cellulare è la sospensione delle ricerche di Tom e Nardi. E così mi spengo inesorabilmente.

Qui altre foto.
Qui la guida.
Qui e qui relazione.
Qui e qui report con relazione di Giorgio.

domenica 3 marzo 2019

D’istruttori di Alpinismo: assalto al Monte Cipolla e al Monte Prado

E chi l’avrebbe mai detto che saremmo riusciti a organizzare una giornata del genere? E con la partecipazione di ben 11 d’Istruttori?! Con partenza alle 4 di mattina e la previsione di quasi 1000m di dislivello?! E invece, eccoci qua.
Inverno (meglio chiamarla primavera) avaro, ma questa zona potrebbe essere ancora da piccozza e ramponi, e una foto su Facebook di sabato me lo conferma. Colazione pianificata e concordata alle 5e30 alla Caffetteria Piccolo Paradiso di Villa Minozzo: arriviamo alle 5e15, e tremiamo nel vedere che non ci sono luci accese. Ma alle 5e25 esce il titolare e il sospiro di sollievo soffia come lo scirocco.
En marche quando ormai non serve più la frontale. Il noioso sentiero di salita diventa occasione per scambiarsi quattro chiacchiere. Sosta alla solita fontana dove reidratarsi, e scrutando le montagne che appaiono fuori dal bosco continuiamo la salita senza neve verso il Passo di Lama Lite.
Al passo ci accoglie una volpacchiotta, che da stazza e pelo non sembra per nulla malaticcia, ma che dall'appetito sembra invece non mangiare da anni. Viene quasi a mangiarci in mano, mi sa che questa è stata notevolmente addomesticata dalle usanze del rifugio di dagli scarti di cibo. Al sole, ma al vento, ci cambiamo e passiamo dall'assetto da trekking a quello da alpinismo: destinazione canali e canalini del Monte Cipolla.
Scorriamo sotto il panettone nordovest del Monte Cipolla, FedericoP e FabioSa salgono subito verso uno dei primi canali, seguiti da Roberto e Tommaso, e anche da Davide con FedericoR e Stefania. Io e FabioSca continuiamo verso il lago, per poi prendere una linea a caso che sguscia verso sinistra per poi piegare verso destra e finire verso l'alto. Una linea che non dovrebbe essere nemmeno relazionata, ma che prendiamo fiduciosi di non incontrare difficoltà esagerate. Ivan Mirko proseguono oltre di noi, ma non si sa bene dove.
Legarsi è un po' una forzatura su queste pendenze, ma l'occasione è proprio quella si verificare che questi siano posti adatti a un corso. Approntata una sosta faccio partire Fabio per il primo tiro. Quelle pendenze maledette che non sai se usare la piccozza in appoggio, e quindi spaccarti i polpacci, o in trazione, e quindi spaccarti la schiena. Un bell'isolotto roccioso invita a fare una bella sosta per recuperarmi e da essa ripartire.
Non volendo consumare i fittoni che possono essere oro colato per approntare la prossima sosta, alla partenza vedo già che l'unica possibilità che ho di proteggermi potrebbe essere quella fessurina di roccia lassù ben oltre metà corda. In realtà quella fessura è brutta, e quindi le protezioni sono pure piuttosto vaghe. Non ci sono possibilità di fare una sosta decente e tocca partire in conserva protetta.
Si trova pure qualche passo delicato di misto appenninico e questo mi spinge a cercare al più presto un posto dove fa sosta a recuperare il mio compagno di cordata di oggi. Anche per dargli la possibilità di fare l'ultimo tiro che ci porti fuori dalla via sì. Eccolo fare al caso mio un bello spuntone di roccia con la possibilità di integrazione con un bel friends in basso. Meglio stare attento a cosa si tocca perché una pietra di dimensioni di un pallone da calcio è solo appoggiata, e io ho già cercato di usarla come presa per arrampicare.
Lascio passare avanti Fabio. La linea che abbiamo salito si è trasformata da un canale incassato a sbucare su un crestone poco accentuato: si potrebbe proseguire su questo che è però tappezzato di isolotti rocciosi e probabilmente con poca neve, oppure traversare verso sinistra per immettersi in un canalone dove si vedono tracce di salitori precedenti a noi. Fabio ha optato per questa scelta, anche perché questa dovrebbe darci più possibilità di mettere giù qualche protezione. Ben presto lo vedo arrivare verso l'uscita, al sole, per poi scomparire quando ormai la corda è finita.
Si vedono FedericoP e FabioSa uscire alla nostra sinistra e poi dileguarsi verso la cima del monte dal nome più brutto della storia (conteso con il Pasquale): il Cipolla. Raggiungiamo la cima anche noi per poi scendere la rapidamente visto che quassù non c'è nessuno e pare evidente che tutti gli altri sono già usciti. La vista sulla cresta nord del Prado e sugli altri suoi canali a destra e sinistra è l'acquolina in bocca per un affamato di alpinismo come me. Però oggi bisogna desistere.
Cominciando la discesa dal canalone Ovest vediamo distintamente laggiù sette di noi ma ne mancano due. Mentre Fabio scende, io risalgo a cercarli, a vedere se stanno uscendo da qualche altra via, ma non trovando ne vedendo nulla in giù, torno dal gruppo in cui mancano Ivan e Mirko. Siccome il luogo di ritrovo è il Lago Bargetana, continuiamo a scendere vedendo se per caso i due che mancano all'appello non siano già giù.
Cerca, scruta, vai a scorrere sotto Gocce di Roccia e simili per vedere che non siano ancora in parete. Torna al lago, guarda in su, aspetta, ma questi due non arrivano. Inizia la preoccupazione (solo mia): ma dove cavolo sono finiti?! Facciamo in tempo a banchettare ampiamente e concordare la decisione che se non sono qui saranno al Passo di Lama lite. E se anche non fossero lì, quando scenderanno e non ci troveranno qui, verranno là.
Ci prepariamo a partire ed ecco che si vedono due figure scendere dalla Cresta Nord del Monte Prado, e da lontano chi li conosce sembra distinguere proprio le figure di Mirko e Ivan. Sono loro, che hanno salito una linea sul Prado e poi sono scesi per la sua cresta nord.
Ora che ci siamo tutti può cominciare il momento didattico della giornata: soste su fittoni, sosta su piccozza, ancoraggi in genere su questo tipo di terreno e poi una volta tornati al Passo di Lama lite alla ricerca di neve più patocca, pure la calata in corda doppia su fungo di neve. Nel mentre la volpacchiotta è ancora lì che cerca cibo.
Discesa più noiosa che la salita, calda e affrontata con calma su questo terreno di sassi smossi che mettono a dura prova la stabilità di caviglie e ginocchia. Chi si ferma al Rifugio Segheria a banchettare e chi scende verso la macchina a cambiarsi per poi tornare alla Caffetteria Piccolo Paradiso per pizza e birra.

Qui altre foto.
Qui la guida.