sabato 14 aprile 2018

Errori che si pagano, ma la mente ha liquidità: Ultratrail degli Dei


A mente fredda, a gambe rinate, ma a vescica ancora lì, analizzo questa esperienza: il mio primo ultratrail. Affrontato all'ignoranza, senza una preparazione adeguata, come molte cose che faccio nella vita con la filosofia de "finchè la barca va".. Un infortunio a fine settembre con un mese di stop e poi la ripresa; a marzo solo due corse in pianura da 27km; qualche uscita di trekking a fare del dislivello. Ma nessun trail simile negli ultimi 6-8 mesi.

Ok, l'anno scorso avevo fatto la Via degli Dei (al contrario, da Firenze a Bologna, perchè a me le cose dritte non piacciono) da solo, in autonomia (quindi zaino grande, cibo e bere sempre con me ma sfruttando quei pochi paesi si incontrano), dormendo niente prima (e quindi quasi tirando dritto 47 ore dall'ultimo sonno importante), in 29,5h. Al trail il tempo limite è fissato in 32h, dovrei farcela se faccio uguale..

Ma non dire gatto finchè non ce l'hai nel sacco. Mi spaventa una sola cosa: tirarci troppo e bruciarmi presto. Beh anche un'altra: farmi male. Queste sono le due cose che possono fermarmi davvero. Il fisico di certo non è allenato, ma la testa ha dimostrato più volte di poter sopperire a ciò.

Una giornata di lavoro, l'auto già carica, esco dall'azienda e il mantra musicale inizia. L'emozione è palpabile, me la palpo da solo. Sì perchè queste che definisco "minchiate" (come lo 00 dal Passo del Cerreto al Corno alle Scale, la traversata del Baldo con rientroautonomo, ..) le faccio da solo: un po' per non perdere amicizie, un po' per viverle davvero da solo. Treno, arrivo a Bologna, sbrigo le pratiche nella palestra, rifaccio lo zaino, preparo la borsa (la busta) che mi porteranno a metà percorso, consegno lei e la borsa per Fiesole all'organizzazione, e me ne vado da quella buon anima della Francesca che abita qui vicino: grazie alla sua ospitalità riesco almeno a dormire un'oretta prima della partenza, dopo essermi mangiato una bella pizza però. 

Torno nella palestra. Gente che dorme, che parla con amici, che ascolta musica, ognuno la vive a modo suo. C'è una rassegna intera, uomini e donne, giovani e vecchi (Cristoph, mitico, categoria 70-75anni: ingobbito, basso, basettoni bianchi. Ci arriverà in fondo, in 31h55min completerà i suoi 125km), zaini giganti e zaini minimali. Che ci faccio qui? Mi sento come uno scolaretto appena uscito dalle medie che si infila in una lezione all'università.

Discorso degli organizzatori, e poi via in piazza XX agosto per la partenza. Calmo, sta calmo. Partire davanti è inutile, rubo posto ai bravi e vengo di certo schiacciato dagli stessi dopo pochi metri. In mezzo vengo schiacciato uguale. Infatti parto sempre nelle retrovie. Non fa freddo, per fortuna. Per fortuna finchè son fermo, ma quando ci sarà da correre sarà una sudata assicurata, e poi tanti km coi vestiti bagnati.

00:05: si parte. Vacca boia che emozione. Ora devo smettere di farmi domande sulla riuscita del trail, pensare meno alla pianificazione delle strategie e..divertirmi. Ho già salutato Paolo, e pure Andrea, uniche due persone che conosco e sono qui. Loro però vantano un'esperienza nei trail notevolmente maggiore della mia.

Si parte correndo, questi primi 20km quasi solo in piano sono una trappola stanca gambe. Si svirgola per la città, con la gente che guarda incredula questa mandria che non si capisce cosa, dove, perchè. Ma alcuni salutano e incitano, e tanti volontari aiutano a salvaguardare la nostra incolumità col traffico cittadino. Sulla salita a Sa Luca mi impongo di non correre, devo tenermi. Mi spoglio, e col mio passo di camminata veloce salgo agile. Discesa e poi nel fangoso letto del fiume. Madonna che fango! Una scivolata non riesco proprio a evitarla.

Io credo che il buio per certi versi aiuta in queste situazioni: non hai la percezione del tempo che passa, sempre buio è. Sarò veloce? Sarò lento? Lo scopro quando farà alba. Però è psicologicamente negativo non vedere nulla, non capire, non godersela. Finalmente arriva la salitella che porta al primo ristoro, guardo l'orologio sbigottito: credevo metterci molto di più. Sta calmo..

Si riparte, ancora in piena notte. Peccato salire il Monte Adone senza poter vedere nulla ma solo sentendo il rumore dell'autostrada.. Noto che il ragazzo davanti a me ha le mie stesse scarpe: qualche battuta la si scambia coi "colleghi" durante queste gare, e con questo cuneese saranno tante le occasioni per farlo. Fino a circa l'80imo km, quando lui se ne andrà avanti e lo rivedrò la domenica mattina a prendere la navetta per la stazione.

Questo ragazzo lo salvo anche da un errore di percorso: passando dentro una cava non nota le bandierine e sbaglia. In una discesa imito il pane che fa la scarpetta in un piatto pieno di sugo: scivolo in discesa e mi spalmo sul fango.. Per fortuna non mi faccio male! Mi sento bene, anche se non mi ritrovo nel percorso, lo hanno variato abbastanza rispetto alla Via degli Dei. Entro a Monzuno che albeggia, il secondo ristoro.

Mi cambio, che tra fango e sudore mettere qualcosa di asciutto e pulito fa piacere. Beh, per questo ristoro il tempo limite erano le 11e30 e sono le 6e30.. Stai calmo. Mangia, bevi, cambiati, ma stai calmo che non sei appena a un terzo! E invece no.

Riparto sentendo la vittoria in tasca. Sto già piangendo dalla commozione. Uno dei più gravi errori che si possa fare a un ultratrail: una gara lunga, varia, meteo che può cambiare, condizioni climatiche variegate, e sopratutto un fisico che non ha mai fatto nulla di simile (in gara). Fino a che non varchi la linea d'arrivo, NON è fatta.

Salgo felice, scendo allegro. Posti che mi ricordavo monotoni quando la feci l'anno scorso lo sono molto meno oggi: è un approccio diverso, l'altra volta la prendevo un po' come andava, oggi sapendo come ero andata non posso che pensare di fare meglio. Sono in competizione con me stesso.. Mi sono imposto già da un po' di non correre più tranne che in discesa, anche in piano cammino! Devo preservarmi.. margine ne ho, devo amministrare.

Il ristoro successivo arriva presto, e sono sempre più euforico e fiducioso, sbagliatissimo. Inizio pure a fare i conti! "Dai se finora ci ho messo questo tempo, magari alle 18 sono a Fiesole..cavolo ma magari rientro a casa già stasera! No dai, ci arriverò per le 20, una doccia, cena e poi a letto e domani riparto subito". Che pivello che sono..

Mi sono riempito la borraccia che porto sullo spallaccio dello zaino di coca cola: stupido, mi tocca sfiatarla spesso perchè non mi esploda dall'orecchio. E altro errore, quanto cibo mi sono preso dietro.. 25 barrette nello zaino, altre 20 nella borsa a Monte di Fo': ne mangerò 5, i ristori sono ben forniti..

Tappa lunga ed estenuante per arrivare a Monte di Fo. La testa inizia a innervosirsi, sopratutto quando l'omino nei pressi del cimitero germanico mi dice che manca 1,5km e c'è il ristoro. A me pare passare un'eternità. In più, ci arrivo coi quadricipiti che iniziano a esser duri.. Ristoro solo salato, mi tocca mangiare un piatto di riso col timore mi resti sullo stomaco. Per fortuna no, ma me la prendo comoda a questo posto tappa, cerco di riposare e ricaricare le forze: vorrei sciogliere i quadricipiti..

Riparto, con un allegra combricola che corricchia troppo per i miei gusti, per la mia strategia, per le mie gambe. E infatti resto indietro, anche se in salita li recupero sempre. Mentalmente cerco di ricordarmi che posti avevo attraversato con la Via degli Dei, e alcuni mi mancano all'appello ancora, facendomi temere manchi un'eternità all'arrivo. Ma i km parlano chiaro, dai che ce la faccio.

Ma gli errori vengono al pettine. Aver cantato vittoria troppo presto. Non essermi allenato a dovere per queste distanze. Aspettare troppo tempo a mettere il compeed: si sta formando una vescica esagerata sotto il piede sinistro. Mi si rompe pure il camelback proprio nel momento in cui vorrei usarlo, la borraccia è vuota. Fuck! Per fortuna qualche km dopo trovo un posto acqua, ma la testa vacilla..

Il fisico soffre. Gambe dure e quel piede.. Lo ricordo questo pezzo, che in questo verso si trasforma in un discesone piano di 7km di asfalto: ma le discese con questa vescichina sono deleterie. Variante, verso destra per una strada privata per poi passare in mezzo a dei campi. Meglio che metto il compeed ora. Ma è tardi. La bollicina c'è già..

Mi raggiunge Andrea mentre sto terminando il pit stop. Quasi insieme arriviamo al ristoro di San Pietro a Sieve: lui è provato, io pure. Ma cazzo, mancano 31km, anche a gattoni ci arrivo a Fiesole! Si riparte, poco decisi. In salita prendo un po' di distacco, la discesa verso Tagliaferro però mi fa ripiombare coi piedi per terra. Ma cosa dico, coi piedi per terra ero già precipitato, ora vengo sotterrato dalla mia inadeguatezza fisica. Una sofferenza scendere, non posso correre per le gambe dure, soffro a camminare per la vescica.

Al posto acqua, sulla statale, sotto la cabina del bus, mi raggiunge Andrea, e scopro aver fatto una cazzata a mettere il compeed sopra la vescica così: non respirando, si gonfia sempre più, andava almeno fatta scoppiare un pelino. Per fortuna ora si sale ancora un po', e posso dire la mia. Chiacchieriamo fino al prossimo e ultimo ristoro, Monte Senario.

Mancano solo 15km, ma con un'infinità di discesa dolorosa. Tolgo il compeed, oh mio Dio quanto si è ingrossata. La scoppio e ne metto un altro, sperando di riuscire a finire la gara così. Finire? Sono le 20, ho 12h davanti prima che scada il tempo limite! Io ci gattono fino a Fiesole!

Tramonta il sole. Rimango solo. Con queste pendenze nessuno è lento come me. Mi scoppia addosso la mia inadeguatezza fisica, ma scavo nella mia forza mentale per venirne a capo. Madonna che forza. Bando alle modestie, per finire, per stringer ei denti così, continuare, c'è da avere della testa. Non voglio guardare l'orologio: se lo guardo mi deprimo per l'enormità del tempo che ci sto mettendo. Non voglio fermarmi: le mie gambe urlerebbero alla ripartenza (anche una pausa di tre respiri è ardua).

Mi sembra che passi un'eternità. Fiesole che non arriva. Gente che mi supera. Pochi che mi chiedono se sto bene, a vedermi in discesa lento come una lumaca a fare passi corti. Un cinghiale mi grugnisce da dietro un cespuglio, ci manca solo questa. Dove cazzo è sto paese! Merda, arriverò alle 2, alle 3.. Amen, voglio arrivare.

Ecco delle case. Delle persone. Dai ziocanta. Ecco il tappeto del traguardo, che riceve il segnale del chip e mi fa ufficialmente arrivare. Ma no, non è finita, scendi questi gradini (che male!) e poi l'ingresso al teatro antico: 20 gradoni da scendere, tiro degli accidenti agli organizzatori, scenderli con queste gambe e vescica credo di morire. Mi mettono una medaglia al collo. Ce l'ho fatta, e sono solo le 23 (3h da Monte Senario, credevo ne fossero passate 7!). 

23h04min per coprire i 125km e 5100m D+. La sofferenza e il non spiccato deambulare mi avevano asciugate le lacrime di gioia su quel momento. Una scende ora.

Via al ristoro, dammi della birra. Mangio e torno arzillo, la mente può rilassarsi e sciogliersi, le gambe magari. Navetta per la palestra, e via in doccia, con calma. Posso dirlo? Mi spiace sia finita. è una sensazione strana, ma ora che sono arrivato..che faccio? 

Dopo la doccia mi reco zoppicando a cena, altri gradini. Poi a letto, un materassino portato da casa messo per terra, nel campo da basket della palestra adibito a dormitorio. Persone come me sdraiate a recuperare le forze: una piccola grande famiglia di persone simili. Il sito di trenitalia non va, e cosi solo domattina alle 7 scoprirò che ormai non potendo più prendere il treno delle 7e30, devo aspettare quello delle 10e30.

Posso dormire, addormentarmi a fatica (l'adrenalina!) sperando di riprendermi il prima possibile, perchè l'ho davvero pagata cara la mia inadeguatezza fisica, tra cosce di marmo e vescica. Errori che si pagano, ma la testa c'è, la testa ha la liquidità che serve a sopperire ai portafogli vuoti del fisico. 

Ce l'ho fatta cazzo!

PS: un grande grazie a tutti i volontari lungo il percorso, ai punti acqua, ai ristori. parole di conforto e di incitamento che sono acqua nel deserto. Gentilezza smisurata nel servirti mangiare e bere e nel portartelo dove sei seduto "no non ti alzare, te lo porto io!". Ragazzi, GRAZIE.

domenica 8 aprile 2018

Tutto fila liscio, tranne l'inceppo: Spigolo Bianco


Dopo i due Spigoli separati, dopo la giornata di ieri (che mi chiedo come mai non sono caduto a terra ne nel pomeriggio ne alla sera..), oggi andiamo a cercarci qualcosa di tranquillo e da non tornare tardi. Eccome no.. 

Questa via l'avevo già salita a ottobre 2015: ricordavo un avvicinamento e una prima parte di discesa un po' da cercare, ma credevo che col tempo si fosse fatta una bella traccia. E invece no, e poi ci mettiamo pure del nostro, perciò..avvicinamento selvaggio coi camosci, ma almeno uscita più tranquilla. 

Partiamo male, al parcheggio degli impianti non c'è posto, tocca arrangiarsi con una stradina laterale e un piccolo spiazzo (l'unico senza divieto di sosta). La prima parte, quella che segue il sentiero è "facile" e spesso in discesa, una pacchia. Prima della frana trovo questi due bei segni rossi su due alberi vicini, come a indicare una porta: beh facile, si va di qua! 

Si sale, ripidi, debole traccia, altri segni, sempre verticali. Si sbuca sulla frana, coi camosci che ci guardano come a dire "ma voi? Che fate qui?" eh ,manco noi lo sappiamo.. E tra massoni che si muovono e ghiaina che si muove, si continua a traversare verso sud, nella speranza che il terreno migliori. La frana termina, si rientra nel "bosco", e guarda chi c'è laggiù! Un bollo rosso! Siamo usciti troppo presto dal sentiero, dovevamo continuare e uscire coi bolli rossi, non coi quei segni verticali. 

Chissà la Ste quante me ne sta tirando. Ma quale chissà, le sento tutte, "no filter". Che poi non è finita, i bolli salgono una sorta di canalone con passi di I, ripido e scomodo. Scomodo, alpinistico. Avevo letto 1h40 di avvicinamento ma mi ricordavo molto meno e non ci avevo dato peso. Invece no, ci vuole quasi questo tempo. Ecco una sorta di spigolo, che sia qui che parte? Metto il naso dall'altra parte e..no, l'avvicinamento sullo zoccolo continua! 

Ma ecco una serie di bolli su una placca appoggiata, ora si parte. E parto io. Arrampicata tranquilla, serena, piacevole, solitaria. Soste che si fanno quando finisce la corda o quasi, ampia libertà. Si segue lo spigolo, impossibile perdersi, anche se dalla S1 non abbiamo le idee chiarissime e probabilmente qualche metro di deviazione lo compiamo. 

Cordoni in loco si trovano già, ma fidarsi..son belli marci. E poi con l'abbondanza di roccia lavorata è un gioco da ragazzi metter giù qualcosa. Tutto prosegue liscio, come doveva andare in fondo. Avvicinandosi al traverso famoso inizio a preoccuparmi di a chi dei due toccherà, che non vorrei capitasse alla mia compagna di cordata che magari si emoziona. 

Perfetto, eccolo, tocca a me, come l'altra volta con Gianluca. Da lontano vedo uno spit, piacevole vista per la roccia rotta sotto i piedi, una freccia inequivocabile e poi i passi felpati, calmi, a tastare bene tutto. E lo spit, non lo vedo più. Uno più lontano con cordone, ma intanto daje con calma a salire.. Che a dir la verità, non mi sembra una tragedia questa roccia. 

Un altro tiro per la Ste, e poi c'è da fare un mini ravanamento nel bosco per giungere agli ultimi due tiri di corda. Ecco due spit per la sosta, attrezzo e recupero. Bon ragazza, vai te ora.

Beh, come descrivere ciò che accade ora.. Diciamo che il liscio di prima lascia ampio spazio a un ruvido imprevedibile, delle asperità che bloccano neuroni, neuroni che bloccano il resto del corpo. Inceppamenti. Da superare. Che si superano. C'est la vie.


Scelta opportuna della sosta poco distante, altrimenti la corda tirerebbe troppo. Posso ripartire io, a godermi quello che ricordavo un bel tiro finale, esposto in quanto qualche metro sotto i piedi la placca che si risale lascia posto all'aria. Questa è anche la placca che si vede da lontano, proprio sopra la frana. Azz, ma ho finiti i rinvii e sono a metà tiro. E mi fa pure male il ginocchio a spingerci così tanto. Proprio tutto liscio. 

Il panorama sul Lago di Garda è ampio. Nessuna cordata sulla via, soli soletti, noi e la roccia, roccia non addomesticata e ancora ruvida. Il consumo dei polpastrelli che domani si percepirà lavandosi le mani con l'acqua calda, è una di quelle sensazioni che ti fanno dire "ma fanculo le vie unte!". 

Una pausa merenda una volta fuori dalle difficoltà arrampicatorie è doverosa. Intanto per calmare fame e sete, e poi anche per placare vendette che pare si siano paventate in zona.. Meglio che non pensare e non dire che ricordo un'uscita dalla via per andare incontro al sentiero piuttosto tritanervi. 

Sarà migliorata la mia vista? Stavolta riesco a vedere e trovare tutti i bolli rossi sbiaditi sugli alberi, troviamo il passaggio caratteristico nella roccia, e in men che non si dica siamo sul sentiero. Ma che cavolo abbiamo combinato l'altra volta?! Ora basta scendere per carraia e poi forestale, e sperare di riuscire a fare tutti i giri che volevamo fare. Ce la faremo!

Qui altre foto.
Qui relazione schematica.
Qui relazione con foto.
Qui report (e integrazione alle relazioni).

sabato 7 aprile 2018

Solleticando il Gigante: crestone dal Monte Ravino al Monte Cusna


Non in punta di piedi (magari in punta di ramponi!), ma quatto quatto oggi solletico la schiena del gigante: il crestone che da Case di Civago sale al Monte Ravino, prosegue verso l'Alpe di Vallestrina, scende al Passone, risale a La Piella e continua sul Monte Cusna. Tutta cresta, anche a tornare indietro al Passo di Lama Lite, visto che l'Appennino potrebbe essere nevosamente incazzato. E io non voglio far arrabbiare nessuno. 
Concerto a Bologna, e al ritorno dritto verso Case di Ciavgo, di nuovo: stavolta ben più addormentato (qualche pisolino durante il viaggio a smorzare i colpi di sonno) ma moralmente più sereno (non fosse per una certa ansia da prestazione). Tra una balla e l'altra non esco dall'auto prima delle 5:30. 

Molta neve si è sciolta, e la prima parte è molto più tranquilla grazie a ciò. Peccato che la bastarda bianca (sì, oggi non è dama, è bastarda!) compaia nel tratto sbagliato, quello dell'ostico attraversamento del ruscello, e prosegua nella ripida e scoscesa risalita del pendio.. Vabbeh, ho voluto la bici, e mo pedalo, e mo penso anche a Nico che sta portando a termine un'altra delle sue. 

Albeggia, il sole sorge dietro al Cimone, trovo ogni tanto della neve rigelata che è un sollievo per i muscoli, non più costretti a risollevare un piede affondato di più di una spanna. Uscito dal bosco constato che è primavera: i pendii non sono più innevati, chiazze qua e la, ma il sole ha ucciso i pupazzi di neve. Mannaggia, ora al vento fa fresco, io che mi sono equipaggiato in previsione della calura di mezzogiorno. 

Salgo verso il Ravino, sognando le pareti nord, canalini ecc, che però oggi non sono in condizioni e probabilmente sono pure belli pericolosi.. Pace, oggi gamba, fiato, e panorama! L'ultima di questa stagione in Appennino con la neve, i prossimi due weekend sono già blindati. 

La vista ora spazia su tutto il profilo del gigante: ne sto solleticando i piedi, in cima al Ravino mi trovero sul suo calcagno, sul Vallestrina sulla sua anca, al Passone sarà la volta dei fianchi, e poi sulla schiena e infine in testa, in cima, sul Cusna. Mi fumo roba buona eh.. 

La vista spazia anche sul crinale, ben più ricco di cornici rispetto alla volta scorsa. Sarebbe spettacolare chiudere l'anello così oggi, ma la neve non è molto amica nel farmi fare tutta questa fatica a tracciare. potrei mettere le ciaspole, invece metto i ramponi, timoroso di qualche episodio della volta scorsa.. 

Scendo per poi risalire, osservo le valanghe di fondo partite e quelle che sembrano pronte a partire, con quelle bocche aperte stile crepaccio. Invece forse queste non partiranno, la tensione accumulata si è scaricata con l'apertura di questi crepacci, e ora forse è tutto disteso. Chissà. Comunque ci sto alla larga per non rischiare. 

La cresta è ancora bella carica di neve, le piccole croci di queste cime sono ancora ben coperta, chissà quella grande del Cusna com'è! Nessuno in giro nonostante l'ora, e mi godo questi spazi in solitudine. Un po' di foschia sale dalle valli, ma tra qualche ora sarà tutto iperlimpido. Dal Passone si risale. 

E qui invece il vento e il sole hanno lavorato spelacchiando la Piella. Non mi dispiace troppo, così almeno la terra non mi fa affondare a differenza della neve, anche se i ramponi che stridono sui sassi e il piede che non si modella alla superficie, un po' dan fastidio. Appaiono le Apuane, sogni di ghiaccio salato. 

Bianco e blu la tornano a fare da padroni dopo La Piella. Due colori di assoluta serenità e pace che quando si toccano così, si accarezzano, danno un senso di tempo che si dilata, mente che si svuota, fame che avanza. 

Il Rifugio Emilia 2000 è bello colmo di neve, chissà se il tetto regge. La scala non serve, uno scivolo nevoso scende dal muro nord con inclinazione piacevole e porta sopra la staccionata. Uno sguardo intorno, un po' di fatica,  e via che si va a tracciare la salita verso il Cusna, tutto da tracciare oggi.. 

Buconi tra i massi, alcuni nascosti alcuni no, meglio stare alla larga e sperare che ciò che non si vede sotto non sia aria. Un po' di timore per la cresta est del Cusna ce l'ho, tutta al sole, rocciosa marciosa, chissà se la neve che c'è tiene. 

Tiene, anche se salgo sprofondando, un murettino tecnico che in discesa eviterò di la, ed ecco che la bolgia di scialpinisti ed escursionisti mi fa capire che la poesia della solitudine, della simbiosi me-montagna, è finita. Vetta, madonnina sepolta e croce semisepolta. Due foto e me ne torno sui passi per restare da solo, per rivedere solo natura. 

Discesa meno banale della salita sulla cresta est del Cusna, e si affonda come pochi. Meno male la risalita è all'ombra e un po' tiene. Proseguo svelto, perchè la prossima pausa cibo la voglio lunga, assolata, protetta dal vento. Incontro Luca e Federico, sci ai piedi a godersi questa neve: lo ro se la godono, io ben meno coi miei materiali. 

Mi tolgo la bandana una mezzora dalla fronte, per abbronzarmi bene e non a strisce: basterà questo tempo per ustionarmi! Gente che sale dal Passone alle 11e30: mah. Gente che poi prosegue verso il Bargetana, passando sotto la nord ovest del Cipolla, e che poi magari andrà in cima al Prado, e dovrà tornare indietro per gli stessi pendii. Io non lo avrei fatto. 

E dalla Passonegrat osservo un tizio che a mezzogiorno sale la cresta nord del Cipolla. A parte le condizioni che credo pessime, ma poi per dove scenderà? Per dei pendii potenzialmente pericolosi. In realtà proseguirà per la cresta nord del Prado, aumentando i pendii e l'orario di discesa. Non so, non voglio esser bacchettone, ma a volta credo si possa anche dire "va che bella giornata, ma meglio stare a casa che è troppo rischioso". E io che sono qui? Io ho scelto un itinerario di sola cresta, lungo ma di sola cresta.. 

Supero il Passo di Lama Lite di pochi metri, un cespuglio che affiora fuori dalla neve mi permette di sedermi (su foglie che assomigliano a spine) e mangiare con davanti la vista del CipollaGlatsher, o Onionglacier, o serraccata del Cipolla. La neve che scivola di fondo, si piega, modella, crea crepacci, dossi, massi, è uno spettacolo. 

Al sole si sta bene, anche a petto nudo, i pesci negli scarponi per via della neve bagnata entrata in ogni dove. Bisogna ripartire. Discesa ipernoiosa, faticosa ancora per i piedi che vanno giù di mezzo metro, a volte pure di più. Sonno. Un bel po' di sonno che non recupererò. ma ne è valsa la pena.

Qui altre foto.
Qui report.

lunedì 2 aprile 2018

Due Spigoli, ma separati: Spigolo del Vento e Spigolo Nascosto

Si cerca una giornata plaisir, si avrà una giornata..imprevista. Cosa certa è il voler evitare la bolgia che le vacanze di Pasqua avranno portato in zona Arco, perciò San Paolo assolutamente no! Santa Massenza è distante, ci sono quei due spigoli che io non ancora salito (Stefania quello nascosto sì), e allora andiamo. No la via "Due Spigoli" eh!

Freddino al parcheggio, ma migliorerà: suderemo di caldo, per poi tornare ad avere freddo. Intanto partiamo maluccio: chissà che ho mangiato ieri sera, che mi rende "difficoltosa" l'espulsione delle scorie. Difficoltosa nel senso "troppo facile". Una bella sudata in avvicinamento, un errore che ci porta troppo avanti, e dopo aver risalito la scalinata eccoci all'attacco. 

Bestia quanto fango per terra, non evitabile. Parto io, e i primi passi sono un po' da studiare: pensavo più facile! Superato il boulderino iniziale, il proseguo in placca è quasi tutto davanti a me. 

Dalla sosta osservo il secondo tiro: mo vacca che placca! E il primo chiodino è ad almeno 5m, senza possibilità di friends o altro in mezzo.. Stefania che aveva esordito con un "a me le placche non fanno paura" si rimangia tutto con un "ma vai pure te". Beh la capisco, non è proprio una via plaisir con queste difficoltà e protezioni (R2?). 

Il terzo tiro era già mio date le difficoltà previste. Però boh, entrambi lo troviamo più facile del secondo. Il sole ormai scalda bene, una goduria. Un po di vento che ti fa sentire in parete davvero, il Lago di Santa Massenza..dai bel posto! Peccato la quantità di gente che abbiamo sotto e di fianco.. 

Si riprende anche lei, e si mangia il quarto tiro: decisamente felice di esserci portati dietro un po' di friends (anche se per un'incomprensione il mitico rosso taglia 1 è rimasto in auto..). Che soddisfazione mettere dentro il blu numero 3! Una timida foto di via, e si scende per andare a fare anche lo Spigolo Nascosto. 

Si scende..si prova. Segui la traccia, trova mille tracce, scendi perchè sembra logico. Ometti sparsi.. Ometti che finiscono, di la sembra troppo ripido e non pestato, di la è la giungla. E torna su, tanto su, sudore in queste braghe lunghe che vorrebbero esser corte. Ecco un bel sentiero, lo seguiamo. Sì ma quanto ci allontaniamo, quanto stiamo puntando a nord?! Ma alla fine ecco il cavo, ecco la scala, è corretto. 

Assetati grazie al fatto che abbiamo solo una bottiglia in due (inutile dire chi ha lo zaino leggero) tocca scendere fino in paese, quasi fino all'auto, e poi risalire di nuovo dove siamo passati stamani. Almeno non si sbaglia.. All'attacco del pilastro nel bosco dello Spigolo Nascosto. 

Faccio partire Stefania che deve recuperare. Dopo un muretto non la vedo più, ma la corda scorre, scorre.. Beh ma che placcone dopo il muretto! Però voglio muovermi, esser svelto, che se no stasera per il traffico si arriva  a casa a mezzanotte. 

Trasferimento nel bosco, di nuovo alla base dello spigolo, e con questa bella scusa de "le tue corde ormai sono sopra, vai tu" la faccio ripartire. Patatrac. La smemorella (ok, non abbiamo la relazione a dirla tutta) sale troppo senza deviare a destra dall'altra parte dello spigolo quando serve e così si ritrova su del marciotto non disarrampicabile. Sosta su albero. 

Salgo verso di lei, ma prima di raggiugnerla vado sulla via giusta fino alla vera S2. Ricongiungersi non è semplicissimo ma siamo ganzi e ce la facciamo. Esser finita a cacarsi sotto su del marcio l'ha un po' destabilizzata, normale. Tocca spronarla abbondantemente per farla ripartire per il terzo tiro. E lei di vendetta, mi farà poi finire tutta la via a me. 

Ormai siamo all'ombra da un po' e si sente. Lassù varie cordate che paiono pure lente, ma forse abbiamo ancora una quantità di metri da salire tale per non intralciarci. I tiri successivi scorrono, sogno quel placcone esposto che vedo al sole, invidio chi ci sta arrampicando, io che qui ho freddo! 

Arrivo alla penultima sosta rattristato dal fatto che ormai il sole me lo scordo: anche il placcone è all'ombra.. Discreta esposizione in questi metri, e anche nei prossimi, fino a uscire comodamente sul bosco che si riprende la proprietà della parete. 

Soli soletti ce la polleggiamo in tranquillità, a bere quel poco che è rimasto e a sbranare la torta che mi ha dato la mia sorellina. Ora almeno la discesa è più chiara, oltre che conosciuta. Partiti per primi sullo Spigolo del Vento, e usciti per primi. Partiti per ultimi per lo Spigolo Nascosto e usciti per ultimi. Perfetti. Sosta al bar e si riparte per casa con un "beh quando troviamo traffico cerchiamo una piazzola, dormiamo un po' e aspettiamo passi". Ci fermeremo molto presto..

Qui altre foto.
Qui relazione dello Spigolo del Vento.
Qui report dello Spigolo del Vento.
Qui relazione dello Spigolo Nascosto.
Qui report dello Spigolo Nascosto.

domenica 25 marzo 2018

Tetti e placche: via Selene a San Paolo


È giunto il tempo di tornare ad arrampicare. Porco cane, ma fosse in condizione qualche salita su neve e ghiaccio, e non esposta a pericolo valanghe! E vabbeh, andiamo su roccia, andiamo all'ipermarket di Arco. Ma a fare cosa? Parliamoci chiaro, sono (siamo?) scarsi, dei brocchi, e ormai le vie fattibili iniziano a scarseggiare. Diventa dura trovare una via.. 
Selene: bellissimo nome (una "e" in meno e sarebbe ancor più gradito a Giorgio), nome delicato, non quanto la nostra arrampicata però. Colazione lunga, vestizione lunga: le previsioni sono mutate, e il sole promesso è in ritardo. Fa freddo, porco cane, non sono venuto a far roccia per patire freddo! Ma quando altre macchine iniziano ad arrivare alla Lanterna non si può più cincischiare, è tempo di andare.
In breve all'attacco: le membra si sono scaldate, le mani no. Parte Giorgio. Il grado scelto della via mi fa titubare alquanto, ma vedere da terra due bei anelloni ravvicinati nel tratto chiave del tiro, mi fa sperare che poi il grado obbligatorio sia ben minore: mica sempre. Va il mio amico, e sul traverso suda, ma suda di più dopo, quando non c'è nulla per azzerare: lui mica azzera, io vorrei!
Madonna se partiamo male.. Che fatica e che azzerate per superare questo tiro. Non voglio sapere cosa mi aspetta, ma la relazione devo guardarla per capirci qualcosa, e quel "VI" appare. va beh, al massimo mungerò. E invece, guarda te, cercando di pensare il meno possibile, supero di slancio (sbuffando eh) le varie difficoltà. Riacquisisco fiducia in me stesso, forse riusciamo a chiuderla la via! Anello fuori dal diedro, ma mi pare strana la sosta con un punto solo. Continuo, salgo, verso destra come indica la freccia, ma..boh, forse la sosta è davvero quella. Disarrampico, azz.
Finora eravamo solo noi (e te credo, con sto freddo!), ma ora un'altra cordata ci segue e un'altra sembra alla base. Parte Giorgio, non segue a destra ma va a sinistra come lo schizzo della guida. E invece Grill era meglio, dovevo proseguire dov'ero e avrei trovato la sosta poco più su. Il mio amico si complica la vita a voler percorrere un traverso su placca quando bastava stare più bassi mezzo metro. Poi quando non lo vedo più..non si muove più. Ma che fa? Sbuffa però.. Oh madonna, che cavolo c'è la dietro?! Un altro placcone duro, non azzerabile: bisognerebbe essere alti 2m oppure dare una spallata sx esagerata per uscirne senza "cagare la romella".
Madonna se abbiamo ripreso ad andare male.. Va beh, vediamo questo diedro come si comporta. Inizio a traversare e poi salire: non banale ma salgo disinvolto, dai che è fatta! Poi la sorpresa, non presenta sullo schizzo della guida (ma su Grill si): un bel placcone in traverso. Beh quel cordone servirà ad azzerare dai. No. Ti permette di mettere il rinvio, poi son cazzi tuoi. Mi metto in "longe", ci penso, ci provo, vacca se è dura. Provo basso, poi capisco c'è da stare alti. Metto due rinvii contrapposti che qui ci caccio il volo di sicuro.
Dico due stronzate al mio amico, per smorzare la tensione, poi una voce da sotto "Vai Andrea!!!" "Ma chi è?! "Natalia", ecco li, esco per lo scarso che sono "Tu non stai vedendo nulla!". Bon devo prendere coraggio e superare questo passaggio, o stiamo qui. Finalmente leggo bene dove andare con mani e piedi, caricando quello sputacchio di concrezione bene col piede. Due passi al cardiopalma, la mano va la, il piede sul terrazzino, fatta. Alè! "Giorgio! Ce l'hai il pannolone di ricambio, che mi son cacato sotto!"
Riparte Giorgio, prova la fessura direttamente, ma poi si dice "ma a destra è più facile, che sono scemo? vado di la!". Spettacolare il traverso successivo, sopra le nostre teste, bello esposto e di aderenza, ed infine la sosta, su una panda di roccia arancione che sembra solo appoggiata li: meno male i piedi sono su essa ma gli ancoraggi sulla parete. Poco bello quel manettone che è tutto crepato alla base..
E ora tre tette! Come in Atto diForza! Ma che tette, sono tetti. Dai, in strapiombo non me la cavo male, dai che ce la faccio. traversone esposto, senza protezioni, una breve risalita, e poi il boulder. Strapiombone inclinato, una bella fessura su cui tirarsi un po su, ma poi le mani dove vanno? C'è solo placca! Come tirare su i piedi fino all'altezza del mio petto mi resta un mistero. Tallonare? Se se, azzerare e via su. (C'era da passare tutto a destra..). Solo che non è finita. Seguono tetti e movimenti di aggiramento di uno spigolo tutti belli fisici, che mi fanno arrivare in sosta con le braccia che tremano..urca! E son scarso anche in strapiombo..uehhhhh!
Coi VI abbiamo finito però! Ormai si scambiano battute con Andrea, in cordata con Natalia, di quelle che si fanno solo tra maschi.. E Giorgio sale sul settimo tiro, un simil Tessari per tutti i buconi, fessure, orecchie della parete. Non che sia un III grado, ma è un divertimento questo. Distende la mente dopo le cacate sotto precedenti.
Ultimo tiro, tocca a me. Vacca boia quanto è in alto quel cordone e quanto penzola nel vuoto.. Tutta un'illusione. Sono appena 30m di tiro. Vado spedito, difficoltà blande ma roba mica troppo solida e poche protezioni. Ultimo strapiombo ed infine fuori.
Beh dai, come prima uscita nemmeno malissimo su. Da metà in poi è pure uscito il sole a scaldarci! Ora però scendo a cambiarmi il pannolone che ho sporcato per superare la placca finale del quarto tiro..

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